giovedì 31 ottobre 2019

Recensione; "Doctor sleep" di Stephen King

Buongiorno a tutti cari amici lettori e sopratutto buon 31 Ottobre!
Oggi il mese di Ottobre si conclude e, come ben sappiamo, si celebra la festa di Halloween. Per festeggiare come si deve ho quindi pensato di parlarvi della mia ultimissima lettura, scelta proprio per restare in tema; lo scorso anno proprio in questo periodo usciva la mia recensione di "Shining" celebre horror di Stephen King ed in essa io annunciavo che avrei pensato di leggere il suo seguito ossia "Doctor sleep". Ebbene, mi ci è voluto un po' di tempo ma ce l'ho fatta, e del resto non esiste periodo più adatto di questo per leggere il Re del Terrore! Detto questo, qui sotto, se vi interessa, trovate il mio personale commento.




Titolo: Doctor sleep
Autore: Stephen King
Paese: Stati Uniti
Titolo originale: Doctor sleep
Genere: Horror/Fantasy
Pagine: 567
Anno di pubblicazione: 2014
Casa editrice italiana: Sperling&Kupfer
Prezzo di copertina: 19.90 euro copertina rigida, 7.67 euro copertina flessibile con cover del film
Ebook: 5.49 euro
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Certe esperienze sono difficili da dimenticare, e per Dan Torrance scordare quello che successo all'Overlook Hotel è praticamente impossibile così come scappare dai fantasmi del passato, sia quelli "reali" sia quelli radicati nella sua mente, ben più ostici dall'estirpare. Dopo anni di eccessi, alcool e sregolatezza Dan finisce però per toccare il fondo quando ruba dei soldi da una ragazza madre tossica, colei che, poco dopo finirà per morire insieme al suo bambino di pochi anni e a tormentarlo con la sua oscura presenza. Il percorso per rinsavire e lungo e difficile ma Dan, consapevole della fine che ha fatto suo padre e aiutato da cari amici riuscirà a ristabilirsi e ha trovare il proprio posto all'interno di una casa di riposo in cui aiuterà, con i suo poteri, gli ospiti giunti alla fine della loro vita a passare dall'altra parte. Presto però sarà tempo per lui di comprendere che ad essere dotato della luccicanza non è solo lui ma molti altri, alcuni buoni, come la giovane Abra, dotata di un potere immenso, alcuni decisamente malvagi come il Vero Nodo, un gruppo di persone dotate di poteri soprannaturali capeggiate dalla terrificante Rose Cilindro. Mentre una vera e propria lotta di poteri si avvicina per Dan giungerà anche il momento del giudizio, quello in cui dovrà fare finalmente i conti con il suo vero io e con il suo passato.


Come sempre quando mi trovo a dover scrivere una recensione non so mai dove partire; questa volta penso lo farò affermando che non avrei mai immaginato che questo libro mi sarebbe piaciuto così tanto, un po' perchè il genere a cui appartiene non è il mio, un po' perchè ancora non conosco bene Stephen King e trovo un po' di difficoltà ad approcciarmi alle sue opere. In realtà questa opera tutto è tranne difficile da leggere ed è stata per me una vera emozione ritrovare il personaggio di Dan Torrance, quel bambino dotato di un potere ben più grande di lui, che era un po' inquietante, non c'è che dire, ma alla quale ho finito per affezionarmi durante la lettura del capitolo precedente. Durante la creazione di "Doctor sleep" King ha puntato buona parte delle sue carte proprio su questo, sull'affezione, sulla memoria, sul ricordo di un personaggio e di una storia che ben o male, tutti portiamo all'interno di noi, che sia grazie al libro o al celebre film da esso ispirato. E non posso nascondervi che proprio questi fattori sono stati quelli che mi sono piaciuti di più e che, a tratti, sono riusciti addirittura a commuovermi, cosa stranissima per un libro che dovrebbe appartenere al genere horror. Ecco, se devo dirlo, anche questa volta non posso dire di aver trovato una storia particolarmente spaventosa; i temi trattati sono sicuramente inquietanti e alcune scene sono da far passare un brivido lungo la schiena ma terrore se ne respira ben poco e questo, per me che sono una lettrice decisamente impressionabile, è a dir poco un bene. Nei suoi quasi 600 capitoli "Doctor sleep" percorre un lasso di tempo molto lungo; partiamo infatti quasi subito dopo la fine di "Shining" fino a giungere agli anni 2000 inoltrati e durante questo periodo ci troviamo a percepire due storie principali; nella prima il percorso interiore di crescita e di redenzione di Dan, caduto come il padre prima di lui nel tunnel della dipendenza, tema anche in questo caso molto importante, ma capace, a differenza di esso, di fare qualcosa per salvare la propria esistenza e la sua "trasformazione" nel "Dottor Sonno", e la seconda che lo vede tornare nelle vesti di Daniel Torrance per aiutare una ragazzina a sconfiggere un gruppo di spietati assassini. Ed è proprio qui che giungono le cosiddette note dolenti perchè se ho apprezzato molto la crescita del rapporto tra Dan e Abra, che richiama in qualche modo quello tra lui e Dick Hallorann, ci sono state alcune caratteristiche soprattutto riguardanti il Vero Nodo che mi hanno fatto storcere un po' il naso; in alcune parti infatti ho avuto l'impressione di essere stata improvvisamente catapultata in una romanzo fantasy young adult in cui una giovane eroina si trova a lottare contro un gruppo di vampiri da film di serie B e questo fa perdere tantissimo alla storia. Partendo dal nome con cui si fanno chiamare i membri del Nodo, fino ad arrivare ai dialoghi, tutta questa parte del libro è decisamente troppo adolescenziale e avrebbe dovuto essere strutturata in maniera diversa. Quello che però ho apprezzato più di tutto è il fatto che finalmente si sono visti dei personaggi femminili di uno certo spessore; la cara Wendy non me ne voglia, saranno forse cambiati i tempi, sarà forse cambiata la mentalità dell'autore ma in quanto a forza femminile qui davvero non ne manca, sia nel personaggio di Abra, sia in quello dell'antagonista Rose. Detto questo, "Doctor sleep" è stato un romanzo che mi ha fatto provare tante emozioni e che mi ha tenuto piacevolmente compagnia, per questo posso dire che sicuramente continuerò con la scoperta di Stephen King, un autore che si è rivelato essere degno dell'attenzione anche dei lettori che non sono tanto a loro agio con il suo genere. Ora tocca solo capire quale opera scegliere l'anno prossimo ma è anche vero che c'è l'imbarazzo della scelta.

Voto: 8

Frase: "No, bello mio. Puoi chiudere le apparizioni del'Overlook dentro le cassette di sicurezza, ma non i tuoi ricordi. Mai e poi mai. Sono loro i veri fantasmi"


Stephen Edwin King è nato il 21 settembre 1947 a Portland da una famiglia di origini scozzesi-irlandesi. Scrittore incredibilmente prolifico, nella sua carriera letteraria, inizia nel 1977 con la pubblicazione di "Carrie", ha pubblicato oltre ottanta opere, scritte anche sotto lo pseudonimo di Richard Bachman, tra romanzi, antologie e racconti di genere fantascientifico ed horror di cui è considerato il più importante esponente nel XX e XXI secolo. Molti dei suoi libri hanno ottenuto importanti trasposizioni cinematografiche e da diversi anni l'autore fa parte anche di un gruppo musicale composto da soli scrittori chiamato Rock Bottom Remainders. Tra la sua grande produzione si ricordano "Le notti di Salem", "Shining", "It", "Misery", "La bambina che amava Tom Gordon", "Il miglio verde", "22/11/63", "Doctor Sleep" e "Sleeping Beauties" scritto con il figlio Owen.

venerdì 25 ottobre 2019

Recensione: "Abbiamo sempre vissuto nel castello" di Shirley Jackson

Buongiorno amici lettori!
Anche questa settimana sta finendo, la fine di Ottobre si avvicina ma io sono tranquilla perchè, strano ma vero, almeno questo mese sono riuscita a stare nei tempi (almeno fino ad adesso). Anche oggi sono pronta a condividere con voi la mia ultima lettura che è stata "Abbiamo sempre vissuto nel castello" di Shirley Jackson, un autrice e un opera che è stata quasi osannata l'anno scorso. Qui sotto, se vi interessa, potete trovare il mio parere.




Titolo: Abbiamo sempre vissuto nel castello
Autore: Shriley Jackson
Paese: Stati Uniti
Titolo originale: We Have Always Lived in the Castle
Genere: Romanzo
Pagine: 182
Prima pubblicazione: 1962
Casa editrice italiana: Adelphi
Anno edizione: 2009
Prezzo di copertina: 18 euro copertina flessibile
Ebook: 8.99 euro
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Mary Katherine e Costance sono due sorelle, incredibilmente legate. Vivono insieme, della grande casa della loro famiglia, vegliano sullo zio Julian, malato fisicamente e mentalmente, e mantengono il più stretto isolamento nei confronti del resto del Paese, composto da persone che le odiano sopra ogni misura. Questo si ripete da ormai sei anni, da quando il resto della famiglia è stata uccisa, avvelenata da una grande dose d'arsenico nascosta nello zucchero, e da quando le accuse si sono concentrate su Costance, colei che ogni giorno preparava la cena , in seguito però prosciolta per mancanza di prove. La solitudine e la rabbia malamente repressa nei confronti dei compaesani, vengono continuamente alimentate dallo zio Julian, la cui mente continua a tornare a quel giorno che si è rivelato essere l'ultimo, deciso a fare della loro storia un libro. Che cosa è successo realmente quella sera? Chi è stato il vero responsabile? E, soprattutto, come reagiranno le due sorelle quando nella loro quotidianità farà la sua improvvisa comparsa un uomo giovane ed ambizioso come il cugino Charles?


Inizio con il dire che è stata senza dubbio una lettura piacevole, molto scorrevole e adatta per essere letta in poco più di un giorno. La narratrice della vicenda è Mary Katherine, la sorella più piccola, che al momento del delitto aveva solo dodici anni e che adesso è una ragazza appena maggiorenne. Come è logico pensare Shirley Jackson si concentra quasi esclusivamente sulla sua caratterizzazione, perchè infondo essa è il personaggio più interessante, quello in cui si riversa tutto l'odio e l'oppressione alimentati da anni di isolamento, chiacchiere e maldicenze. Marricat è una ragazza oppressa, incapace di interagire con gli altri e capace di provare affetto solo per i membri della propria famiglia, in primo luogo per Costance, la sorella di dieci anni più grande, per la quale lei prova una vera e propria venerazione. è lei l'unica ad andare in Paese, due volte a settimana per fare la spesa e per recuperare dei libri della biblioteca, che poi finiranno per stare per sempre sullo stesso scaffale, senza nemmeno essere aperti, è lei che vive sulla propria pelle l'avversione degli altri abitanti ed è per questo che risulta essere il personaggio più adatto per raccontare questa storia; una storia di odio, di repressione e di sofferenza che troverà il suo apice quando in famiglia giungerà il cugino Charles, figlio di uno zio paterno allontanato dalla famiglia molti anni prima, ma determinato a prendere posto fisso al fianco delle cugine. Per tutta la durata del libro si respira una aria malsana, rabbiosa e malata, proprio come la mente dei personaggi principali, che proprio non possono risultare simpatici. Pur essendo chiaro il messaggio che l'autrice vuole mandare ai suoi lettori, ho trovato però l'intera narrazione un po' piatta e senza particolari colpi di scena. Questo libro si legge senza particolari problemi ma a mio avviso alla fine risulta decisamente tiepido e l'impressione generale è che la Jackson abbia voluto creare due personaggi, le due sorelle rinchiuse per sempre nella loro dimora, che potranno popolare una leggenda del terrore. A mio personale avviso trovo si sia parlato di questa opera molto più di quanto si sarebbe meritata e che infondo non rispecchia tutto il clamore che ha suscitato. Probabilmente presto leggero qualcos'altro dell'autrice, sperando di trovare tra le sue opera un vero capolavoro.

Voto: 6,5


Shirley Jackson nacque a San Francisco il 14 dicembre 1916 e morì l'8 agosto 1965, nel sonno,  a soli 48 anni per un insufficienza cardiaca. Giornalista e scrittrice molto apprezzata, è divenuta celebre grazie al racconto gotico "La lotteria" e a "L'incubo di Hill House", considerato uno dei più celebri racconti di fantasmi del ventesimo secolo. Di sua pubblicazione anche "Lizzie", "La casa degli invasati" e "Abbiamo sempre vissuto nel castello".

mercoledì 23 ottobre 2019

Recensione; "Red Dragon" di Thomas Harris

Buon pomeriggio cari amici lettori!
Sono pronta per palarvi di una nuova lettura che ho finito giusto stamattina e che fa parti di quei libri un po' "oscuri" che ho deciso di leggere per celebrare Halloween. L'idea che riguarda questo libro nasce del desiderio di iniziare a conoscere finalmente una delle menti più diaboliche e geniali della letteratura moderna ossia il dottor Hannibal Lecter, creato dalla penna di Thomas Harris e divenuto celebre al mondo interno sul maxi schermo grazie all'indimenticabile interpretazione di Anthony Hopkins. Devo iniziare con il dire di conoscere questa intrigante e complessa figura solo di fama perché non ho mai visto i tre film che lo vedono protagonista ed è proprio per questo che ho preso la decisione di leggere prima di tutto i libri. Il primo in ordine cronologico è "Red Dragon" (pubblicato anche come "Il delitto della terza luna" e "Drago Rosso") ed è proprio di esso che vi voglio parlare. Qui sotto trovate la mia recensione completa.





Titolo: Red Dragon
Autore: Thomas Harris
Paese: Stati Uniti
Titolo originale: Red Dragon
Genere: Thriller psicologico
Pagine: 358
Prima pubblicazione: 1981
Casa editrice italiana: Mondadori
Anno edizione: 2002
Prezzo di copertina: 17.20 euro copertina rigida, 10 euro copertina flessibile
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Sono passati tra anni da quando Will Graham ha arrestato Hannibal Lecter, tra anni da quando quest'ultimo per un pelo non è riuscito ad ucciderlo, tre anni da quando l'investigatore ha deciso di mollare tutto e di ritirarsi lontano insieme alla moglie Molly e al figlio adottivo. Certi mestiere però sono destinati a rimanerti incollati addosso specialmente se hai capacità che nessuno ha; Graham infatti non è un poliziotto normale. Lui i serial killer li segue, li studia ed infine, in qualche modo, riesce sempre a capirlo. Questo lo sa bene Jack Crawford ed è per questo che decide di volare fino a lui ed andargli a parlare per convincerlo a collaborare nel terribile nuovo caso che si sono ritrovati a trattare; due famiglie sono state brutalmente uccise nelle proprie case da un killer spietato che agisce solo nelle notti di luna piena e tutto fa pensare che quando essa di mostrerà di nuovo egli sarà pronto a colpire ancora. Combattuto tra la paura di mettersi nuovamente in pericolo e l'impossibilità di starsene indifferente sapendo che un pericoloso omicida è in circolazione, Graham deciderà infine di tornare in azione ma ben presto dovrà arrendersi ad una terribile realtà; per trovare Drago Rosso dovrà chiedere aiuto al suo più spietato nemico.


La prima cosa che mi ha colpito di questa lettura è stata l'intensità della prosa di Harris, capace fin dalle prime pagine di lanciare il lettore nel pieno della terribile vicenda che vuole raccontare, quella di un pluriomicida senza scrupoli che entra di notte nella casa delle sue vittime per trucidarle nei propri letti. Per creare un clima di alta tensione l'autore punta su due fattori fondamentali, ossia un indagine dai dettagli spietati e terrificanti e dei personaggi davvero molto interessati. Partiamo con la conoscenza dell'ispettore Graham, colui che dotato di caratteristiche uniche che lo rendono un arma a doppio taglio all'interno delle forze investigative. La sua capacità di comprendere e "leggere nella mente" dei killer permette si di avvicinarsi sempre di più ad essi ma comporta anche dei grandi pericoli che egli non può non rischiare di compiere. La sua reputazione però, infondo, lo precede, lui è colui che è riuscito ad incastrare il terribile Hannibal Lecter, colpevole di aver ucciso nove persone e di aver fatto alle sue vittime... qualcosa che in realtà no viene specificato ma che, ci conosce almeno un po' questo personaggio, può conoscere da solo. Questa è una caratteristica molto importante e io credo che valga specificarlo bene a tutti coloro che vogliono leggere questo libro; "Red Dragon" non parla di Hannibal Lecter. Lui non è il protagonista di questa storia, anzi, in fin dei conti è poco più di una comparsa, una comparsa di grande spessore ed intensità ma comunque una comparsa. In questo libro Lecter si presenta ai lettori ma per conoscerlo veramente bisognerà arrivare a "Il silenzio degli innocenti"; qui ricopre il ruolo di ombra, colui che rimane in disparte ma che, pur non essendo il responsabile dei crimini commessi sembra rimanerne continuamente informato  e che, soprattutto, segue il proprio antagonista, ossia Will Graham nella sua indagine, come una sorta di sapiente burattinaio. La presenza di Lecter si concentra soprattutto nella prima parte ma la sua essenza si respira per tutto il libro, come una nube che segue il percorso di un altro omicida, il vero protagonista della storia ossia Drago Rosso, alias Francis Dolarhyde. La caratteristica della prosa di Harris che forse mi è piaciuta più di tutti è il fatto che abbia voluto concentrasi con grande attenzione sulla figura del suo cattivo, un uomo malato, torturato dalla vita, che trova improvvisamente un modo per emergere e mostrarsi al mondo. Thomas Harris non si limita solo a parlare di lui ma scende nei meandri del suo essere, analizzando il suo passato e portando il lettore a comprendere le sue folli azioni. Se il romanzo risulta piacevole per tutta la sua durata è proprio nell'ultima parte che fa un vero salto di qualità e lo fa proprio attraverso il cattivo che si ritroverà, grazie all'arrivo di un personaggio inatteso, a compiere una vera e propria guerra all'interno di sè, tra quelle che sono le sue due personalità, fino ad un finale da adrenalina alle stelle. Da quello che ho potuto scoprire in questo libro, le opere di Harris non sono certo adatti ai deboli di cuore ma se il livello narrativo è quello mostrato allora meritano davvero di essere scoperti. In più nei due libri seguenti, Hannibal Lecter sarà il vero protagonista e questo farà portare tutto nel baratro della follia.

Voto: 8

Frase: "Sai come hai fatto a prendermi? Il motivo per cui mi hai preso è che noi due siamo uguali"




Thomas Harris è nato a Jackson, Tenesse, l'11 aprile 1940. Scrittore poco prolifico, in trent'anni di carriera ha scritto solo cinque romanzi, non rilascia interviste dal 1976 e di lui si hanno pochi dettagli, spesso riferiti da illustri conoscenti, come Stephen King. Dal 1968 al 1974 lavora come report specializzandosi nel mondo del crimine, esperienza che gli si rivelerà molto utile nella creazione nel suo primo romanzo "Black Sunday" ispirato alla strage degli israeliani alle Olimpiadi del '72. Nel 1982 pubblica "Red Dragon" dalla quale vengono tratti due film e nel quale per la prima volta appare la figura del dottor Hannibal "il cannibile" Lecter che l'autore approfondirà nei celebri tre romanzi seguenti "Il silenzio degli innocenti", "Hannibal" e "Hannibal Lecter; le origini del male". Nel 2019 pubblica infine il nuovo attesissimo thriller "Cari Mora".

lunedì 21 ottobre 2019

Recensione; "Il buio oltre la siepe" di Harper Lee

Oggi non poteva proprio mancare una bella recensione, e quindi eccomi qui per parlarvi della mia ultima lettura "Il buio oltre la siepe", celebre romanzo di Harper Lee, che mi attendeva da tantissimo tempo. Si tratta di uno di quei libri che tutti conoscono, anche solo di fama, e che tanti hanno letto quindi non mi concentrerò tanto sulla trama ma sulle emozioni che è stato in grado di regalarmi, che sono state veramente tante. Se siete interessati a conoscere la mia opinione qui sotto trovare la recensione completa.




Titolo: Il buio oltre la siepe
Autore: Harper Lee
Paese: Stati Uniti
Titolo originale: To Kill a Mockingbird 
Genere: Romanzo/Romanzo per ragazzi
Pagine: 3024
Prima pubblicazione: 1960
Casa editrice italiana: Feltrinelli
Anno edizione: 2013
Prezzo di copertina: 9.50 euro copertina flessibile, disponibile in molteplici edizioni
Ebook: 12.90 euro 
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A Maycomb, cittadina del sud Alabama, si conoscono tutti. Succede da generazioni e basta solo appartenere ad una determinata famiglia perchè i concittadini sappiano già quale sarà la tua indole, il tuo futuro, le tue possibili aspirazioni. Nello specifico, tutti sanno chi è Atticus Finch, l'onesto avvocato che si troverà in una scomoda situazione quando gli verrà assegnata la difesa di un ragazzo nero, accusato di violenza carnale su una ragazza bianca. Questa sarà la vicenda base di tutta la storia ma non sarà l'unica che si troverà a raccontare la piccola Sout, sua figlia, che tra scorribande ed avventure si ritroverà, a soli otto anni, a conoscere la parte più corrotta e violenta dall'animo umano.


Inizio con il dire che mi sono accinta a leggere questo libro con una manciata di anni di ritardo. Se mi fossi lanciata alla scoperta delle sue pagine dieci anni fa, ad esempio, avrei potuto farne di esse un vero e proprio tesoro nel mio percorso di crescita. Questo perchè si tratta a tutti gli effetti di un romanzo per ragazzi, non solo perchè la sua narratrice è una bambina ma anche perchè Harper Lee ha fatto di tutto per adattare la sua bella prosa ai pensieri e alle azioni di un pubblico più giovane che si trova a vivere situazioni che non può del tutto capire. Questo però non vuol dire che il libro non sia riuscito a colpire anche me, che gli anni della giovinezza li ho passati da un po', e sta proprio in questo la potenza di questo romanzo; il fatto che riesca a parlare a tutti e che a tutti sappia insegnare qualcosa. La cosa che colpisce di più sono senza dubbio i personaggi, ognuno di esso dotato di mille sfaccettature; non si può non provare simpatia per Scout, la bimba senza peli sulla lingua, tutta coraggio e voglia di avventura che insieme al fratto Jem e al "fidanzato" Dill, passerà un estate dietro l'altra ad inseguire il fantasma di Boo Radley, lo strano vicino rinchiuso in casa da decenni; non si potrà non essere dalla parte di Atticus, il silente e paziente avvocato, che non avrà paura di aizzare la rabbia della gente per essere a posto con la sua coscienza così come, allo stesso modo, non si potrà rimanere basiti di fronte all'esito del processo, che fa crollare ogni senso di giustizia e di umanità. "Il buio oltre la siepe" racconta la vita in una cittadina come tante ma racconta anche una storia di razzismo, una lotta violenta tra ignoranza e conoscenza, un viaggio che porta alla presa di coscienza della società e soprattutto, di sè stessi. La cosa che più colpisce però è il fatto che Harper Lee ci racconta una realtà degli anni '30 che infondo non è molto diversa da quella che ci riguarda oggi, dove forse ancora non è chiaro il vero concetto di giustizia e dove i pregiudizi valgono molto di più della scoperta della realtà. In tutto questo però non dobbiamo dimenticarci che stiamo parlando della storia di tre ragazzi ed infatti il finale conserva proprio quella spensieratezza che, nonostante tutto, non può che lasciarsi scappare un sorriso sulle labbra. "Il buio oltre la siepe" è uno di quei romanzi che dovrebbero far leggere nelle scuole e che ogni adulto, se ancora non l'ha fatto, dovrebbe conoscere per imparare qualcosa di più sul mondo e su sè stessi. Non è mai troppo tardi per un libro così.

Voto: 8

Frase: "Il vero coraggio, tu che credi che sia rappresentato da un uomo col fucile in mano. Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda. È raro vincere, in questi casi, ma qualche volta succede."




Nelle Harper Lee, nacque a Monroeville in Alabama, il 28 aprile 1926. Figlia di un avvocato, ha tre fratelli. Fu amica di Truman Capote, che già nella prima infanzia le consigliò di scrivere racconti e proprio grazie a lui decise di lasciare il lavoro e scrivere il suo libro “Il buio oltre la siepe” pubblicato nel 1960 e con il quale vinse il premio Pulitzer. Moltissimi anni dopo, nel 2015, è stato pubblicato il suo secondo romanzo “Va’, metti una sentinella” sequel del primo, ambientato venti anni dopo.

Blogtour "Bestie d'Italia 2"; "Il caso del basilisco"


Buongiorno a tutti cari amici lettori!
Oggi è tempo di Blogtour e questa mattina sono pronta a parlarvi di "Beste d'Italia 2" la nuovissima uscita curata dall'Associazione Culturale Nati per Scrivere. Dopo il primo volume, uscito ad aprile di quest'anno di cui già ho avuto occasione di parlarvi, NPS Edizioni torna a farci compiere un viaggio nel folclore italiano grazie a questa seconda antologia che si concentra sui miti e le leggende del Nord Italia ed in particolare di quelli giunti dalle Alpi e dalle Dolomiti, arricchite ulteriormente dagli splendidi schizzi di Marco Pennacchietti. La raccolta prevede dieci racconti di altrettanti giovani e talentuosi autori e io oggi ho il compito di parlarvi di "Il caso del basilisco", ottavo nella raccolta, scritto da Debora Parisi! Qui sotto potete trovare un breve estratto dell'opera e una splendida intervista che l'autrice mi ha gentilmente concesso

Il sole sorse, dipingendo di rosso le vallate delle Dolomiti. Le antiche montagne parevano sanguinare, colpite dalla luce dell’alba, mentre l’ombra della notte cedeva il posto al nuovo giorno.
Beatrice e Zefir erano dirette nella cittadina nanica di MuntRü, a nord di Belluno. Secondo le informazioni ricevute, qualcosa si aggirava nelle fogne del paese e aveva già ucciso tre persone, spingendo il governatore a chiedere all’Ordine dei Cacciatori di indagare sull’origine degli omicidi.
Zefir e Beatrice oltrepassarono il torrente, ritrovandosi davanti a un’enorme grotta che serviva da ingresso principale a MuntRü, edificata nella profondità della terra. Un gruppo di nani le fermarono per un controllo, Zefir mostrò il sigillo dei Cacciatori e questi impallidirono, guardandole con timore.
«Regninsaòri, quale onore!» disse una delle guardie. Beatrice sentiva che aveva paura, ma la nascondeva sotto una maschera di cortesia. «Il governatore vi sta aspettando. Prego, procedete pure. Troverete la sua casa vicino alla statua di Laurino, non potete sbagliarvi: è un enorme edificio in marmo».

«Vi ringraziamo» rispose Beatrice con un sorriso. A testa china, si inoltrarono nel cuore della caverna, seguendo il sentiero illuminato dal bagliore fluorescente di numerosi funghi delle profondità.


Intervista: Debora Parisi, benvenuta sul mio blog! Cos’è per te il fantastico? Cosa rappresenta?

Il fantastico è la base dell’immaginazione umana da cui derivano i vari generi horror, fantascientifico e fantasy. Da sempre accompagna la nostra civiltà, pensate che perfino la scienza presenta forzi influenze culturali e mitologiche, basta vedere i nomi delle stelle o dei pianeti, tutti riferenti a divinità o creature fantastiche. Il fantastico è diventato così indissolubile con la nostra Storia che noi non sempre riusciamo a distinguerlo. È una metafora del Mondo e della realtà, ma non per questo è qualcosa che dobbiamo dimenticare.

Com’è nato il tuo racconto?

Si basa su un mio romanzo in progettazione, ma è un racconto autoconsclusivo che potrebbe essere letto anche da una persona estranea. Il romanzo è un fantasy basato quasi interamente sulla mitologia della zona mediterranea e alpina e questo racconto ne amplifica la “lore” della storia.

Quali creature fantastiche conosceremo leggendolo?

C’è un’adorabile coppia di Regninsaòri, ovvero i redivivi secondo il folklore veneto, a volte rappresentati come fantasmi altre volte come veri e propri non morti. Poi c’è un cucciolo di Tatzelwurm, il famoso drago delle alpi, e un Basilisco albino. Ci sono anche i nani, in particolare viene citato spesso Re Laurino, signore delle Dolomiti e figura chiave della mitologia ladina ( sì, si scrive così, proprio con la D).

Dove è ambientato il racconto? Perché questa scelta?

Il racconto è ambientato in una cittadina nanica vicino alle Dolomiti di Belluno. Il perché della mia scelta è dovuto a due fattori: primo, le alpi orientali sono la dimora dei nani secondo il folklore ladino, secondo perché Belluno è tra le zone venete con più folklore in tutta la regione.

Infine, quale canzone abbineresti alla lettura del racconto?

Lords of Iron di Antti Martikainen Music:  https://www.youtube.com/watch?v=U5u9glfqDsc


Biografia autrice: Studentessa universitaria di giorno e cacciatrice di leggende e mitologie di notte, ha pubblicato diversi racconti per Fanucci e Historica Edizioni. Gestisce un blog chiamato "El micio racconta"  e un canale youtube intitolato "L’Antro del Drago". Collabora anche con la rivista letteraria "Upside Down Magazine", le riviste "Porto Intergalattico", "Sci-Fi Pop Culture" e "Spazio Penultima Frontiera". https://elmicioracconta.blogspot.com/


Se siete interessati a saperne di più su "Beste d'Italia 2" potete raggiungere il sito NPS Edizioni al link https://www.npsedizioni.it/p/bestie-ditalia-volume-2

venerdì 18 ottobre 2019

Recensione; "Seta" di Alessandro Baricco

Una buona giornata a voi cari amici lettori!
Oggi è venerdì e per concludere la settimana nel modo migliore eccomi pronta a parlarvi della mia ultimissima lettura. Una delle categorie della challenge annuale a cui sto partecipando prevedeva di leggere un libro di un autore o di un autrice della mia stessa regione di appartenenza e, dopo alcuni ragionamenti, ho deciso di optare per Alessandro Baricco, piemontese come me, di cui avevo già letto "Tre volte l'alba",  "Oceano mare" e "Novecento". Ed è così che mi sono imbattuta in "Seta", un romanzo molto breve ma decisamente molto intenso che racconta la storia di un uomo che per via del suo mestiere di commerciante di seta dovrà spingersi fino alla vera fine del mondo per scoprire il vero senso dell'amore. Qui sotto trovate la mia recensione completa!




Titolo: Seta
Autore: Alessandro Baricco
Paese: Italia
Genere: Romanzo
Pagine: 108
Prima pubblicazione: 1996
Casa editrice: Feltrinelli
Anno edizione: 2013
Prezzo di copertina: 7.50 euro copertina flessibile
Ebook: 2.99 euro
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Francia meridionale, paese di Lavilledieu, 1861. Hervé Joncour ha 32 anni, una splendida moglie di nome Héléne e nella vita è un commerciante di bachi da seta, un mestiere difficile e dal destino incerto in quanto, queste piccole larve, sembrano decidere loro in quali condizioni schiudersi, se farlo o meno, e di quale qualità sia la seta che produrranno. Dopo un duro periodo di crisi, spinto da Baldabiou, colui che per primo gli ha insegnato il mestiere, Hervé decide di lanciarsi in una grande avventura e partire alle volte del Giappone, quel lontanissimo paese alla fine del mondo, dove si produce la seta più pregiata, la stessa che avvolge le splendide forme della misteriosa ragazza che finirà per stregarlo.


Io e Baricco abbiamo un rapporto un po' conflittuale, questo bisogna dirlo. La sua classe e la sua fama di scrittore ispirato ed ispirante lo precedono e quindi già alcune volte mi sono ritrovata nella condizione di voler scoprire qualcosa di suo e, a parte "Novecento" sul quale non ho assolutamente nulla da dire, devo ammettere che nelle altre occasioni ho provato la seria difficoltà nel comprendere tutto ciò che lui mi avrebbe voluto dire. Mi è successo con "Oceano, mare", un po' meno ma anche con "Tre volte l'alba" e ora mi è capitato anche con "Seta", un romanzo breve estremamente piacevole che ho letto con tanto interesse ma che è riuscito solamente a sfiorarmi, e non a scalfirmi come avrei voluto. La sensazione che ho provato appena voltata l'ultima pagina è che della storia di Hervé, Helene e della ragazza giapponese, mi rimarrà ben poco nel corso del tempo e questo, a mio avviso, è la cosa più dispiacevole della lettura. Se ciò che un autore scrive non riesce a rimanere impresso nella mente e nel cuore di chi legge allora cosa servono parole ricercate e scene ispirate? è questo che mi chiedo quando mi trovo a leggere Baricco che è un autore di grande talento e rispetto ma che, a mio personale avviso, sembra sempre parlare un lingua che io riesco a comprendere solo a tratti. Non posso bocciare totalmente quest'opera perchè non sarebbe giusto, ciò che non ho compreso io magari ad un altro risulterà assolutamente chiaro, ma ciò che mi è rimasto da questa lettura è la sensazione che forse non dovrei fissarmi sull'obbiettivo di farmi piacere un autore che forse, al momento, non ho le basi per comprendere. Per questo, caro Alessandro, al momento mi fermo qui, magari ci ritroveremo un giorno, quando io avrò la mentalità e l'esperienza adatta per fare dono di ciò che mi vuoi regalare.

Voto: 6.5

Frase: "- E dove sarebbe, di preciso, questo Giappone? - - Sempre dritto di là. Fino alla fine del mondo"


Alessandro Baricco nasce a Torino il 25 gennaio 1958. Si laurea in Filosofia con una tesi in Estetica e studia contemporaneamente al Conservatorio dove si diploma in pianoforte.
L'amore per la musica e per la letteratura ispireranno sin dagli inizi la sua attività di saggista e narratore. Come saggista esordisce nel 1988 con "Il genio in fuga, Due saggi sul teatro musicale di Gioacchino Rossini" e come narratone nel 1991 con "Castelli di rabbia" che si afferma da subito come vera rivelazione nel panorama della letteratura italiana. Al grandioso esordio seguono numerosi romanzi di successo come "Oceano mare", "Novecento" (da cui è stato tratto il meraviglioso film "La leggenda del pianista sull'oceano"), "Seta" (anch'esso portato sul grande schermo), "City", "Senza sangue" e molti altri.




giovedì 17 ottobre 2019

Recensione: "Il domatore di leoni" di Camilla Lackberg

Buon giovedì a tutti voi cari amici lettori!
Nonostante i vari impegni e contrattempi, le mie letture mensili procedono bene quindi sono pronta per parlarvi del libri appena finito, ossia "Il domatore di leoni" di Camilla Lackberg, nono giallo della serie "I delitti di Fjallbacka"! Qui sotto trovate la mia recensione completa.




Titolo: Il domatore di leoni
Autore: Camilla Lackberg
Paese: Svezia
Titolo originale: Lejontämjaren

Genere: Giallo
Pagine: 464
Anno di pubblicazione: 2014
Casa editrice italiana: Marsilio
Prezzo di copertina: 19 euro copertina flessibile, 12 euro edizione economica
Ebook: 7.99 euro
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Un altro rigido inverno è arrivato a Fjallbacka ma non c'è tempo per riposarsi di fronte al camino bevendo cioccolata calda. Da qualche mese infatti, in varie zone della regione, sono scomparse cinque ragazze e tutto diventa ancora più terrificante quando una di esse, Victoria, la ragazza rapita proprio sotto la giurisdizione di Patrik e colleghi, viene ritrovata e pochi giorni dopo decede in ospedale. Sul suo corpo, magro e mal nutrito, vengono ritrovati dei segni di terrificanti torture e dopo questa scoperta risulta ancor più importante ritrovare le altre ragazze e cercare di salvare loro la vita. Mentre Patrik, Martin, Gosta, Annika e il solito pasticcione Mellberg uniscono le forze con gli agenti delle altre zone per trovare una pista da seguire, Erica, impiegata a pieno in un nuovo libro, cerca di creare un rapporto di fiducia con Laila Kowalska, una donna richiusa nel carcere femminile da molti anni per aver brutalmente ucciso il marito, colpevole di gravi violenze sulla figlia di sette anni.


Questo nono capitolo della serie è un vero e proprio viaggio nel male. Fin dai primissimi capitoli Camilla Lackberg ci porta infatti in un clima di grande adrenalina dove, nel pieno dei un gelido inverno, si snodano varie vicende del terrore; da una parte la paura per la sorte delle ragazze scomparse e la presa di coscienza, al ritrovamento di una di loro, della cose che hanno dovuto subire o stanno ancora subendo, dall'altra il mistero che avvolge la storia di una famiglia e ciò che era nascosto nella loro cantina. Posso dire che questa lettura si adatta perfettamente al periodo in cui siamo, in cui noi lettori siamo tentati a ricercare storie da brivido. La cosa che più sconvolge in questo romanzo però è l'importanza che ha la quotidianità nelle vicende che racconta ed il fatto che appaia così chiaro il pensiero che il male possa davvero nascondersi nella vita di tutti i giorni. Come già detto, l'inizio incalzante mi ha permesso di entrare subito nel vivo dell'opera, e di apprezzare la lettura da subito, a differenza del capitolo precedente per la quale, se vi ricordate, avevo avuto qualche difficoltà iniziale; la struttura narrativa è sempre la stessa, ormai ci dobbiamo mettere il cuore in pace ma è la prima volta che l'opera inizia ad indagine già avviata e questo aiuto incredibilmente la creazione del pathos. Un altra cosa che ho molto apprezzato in questo romanzo è il fatto che finalmente Erica ha ritrovato il suo ruolo di coprotagonista; con i bambini ormai grandicelli ha infatti potuto ritornare al suo lavoro di scrittrice noir e soprattutto ad usare il suo fine intuito per dare una mano concreta alle indagini del marito. In questa occasione inoltre la sua curiosità e la sua tendenza a ficcare il naso nelle faccende che non le competono non solo metteranno in crisi il povero Patrik ma la metteranno anche in serio pericolo. La prosa della Lackberg è sempre eccezionale così come la potenza dei suoi personaggi, l'affezione nei loro confronti è il motivo principale che spinge a continuare la serie e questo non si può nascondere. Appare impossibile non commuoversi seguendo la storia di Martin, rimasto vedovo dopo la morte di Pia, oppure sentirsi coinvolti nel conflittuale rapporto tra Anna e Dan, incrinato dopo il tradimento di lei. Tutti questi piccoli dettagli, uniti ad una storia adrenalinica mi hanno portato a divorare letteralmente questo nono capitolo ma devo comunque ammettere che ci siano state delle piccole cose non proprio all'altezza della aspettative; la soluzione dell'indagine appare infatti non così tanto imprevedibile e quindi manca il così detto fattore sorpresa. Se prima dicevo che insolito era l'inizio, posso ripetere lo stesso anche per il finale vero e proprio, dove un bel colpo di scena permette di dare un impressione nel complesso molto positiva e l'apertura che lo caratteristica spinge a pensare che magari la vicenda possa essere ripresa nel capitolo seguente, l'ultimo (almeno al momento) della serie. Cosa succederà ne "La strega" io non posso saperlo ma non vedo l'ora di scoprire qual momentanea fine, Camilla Lackberg vorrà dare alla sua celebre serie.

Voto: 7.5

Frase: "Laila non aveva mai creduto all'esistenza del male, ma le cose erano cambiate: lo fissava negli occhi ogni giorno, e il male la fissava a sua volta"


Camilla Lackberg (nome completo Jean Edith Camilla Lackberg Erikson) nasce a Fjallbacka il 30 agosto 1974. Dopo gli studi in economia a Goteborg si trasferisce nella capitale Stoccolma dove lavora nel marketing, attività che abbandona per dedicarsi a tempo pieno alla scrittura, da sempre suo grande hobby. Oltre alla celebre serie poliziesca, ha scritto anche libri di cucina e, ispirandosi ad uno dei suoi figli, libri per bambini. Attualmente vive con i quattro figli e il terzo compagno. Il suo esordio è avvenuto nel 2010 con "La principessa si ghiaccio", diventato poi bestseller mondiale e vincitore in Francia del Grand Prix de Littérature Policière. Ne fanno seguito "Il predicatore", "Lo scalpellino", "L'uccello del malaugurio", "Il bambino segreto", "La sirena", "Il guardiano del faro", "Il segreto degli angeli", "Il domatore di leoni" "La strega". Di sua pubblicazione anche la raccolta di racconti "Tempesta di neve e profumo di mandorle" e "Donne che non perdonano" "La gabbia d'orata" i primi romanzi non appartenenti alla serie.

lunedì 14 ottobre 2019

Recensione; "Scrivere è un mestiere pericoloso" di Alice Basso

Buongiorno amici lettori!
Una nuova settimana ha inizio e stare dietro a tutto non è mai semplice ma per fortuna questa mattina posso ritagliarmi un po' di tempo per venire da voi e raccontarvi la mia ultima lettura "Scrivere è un mestiere pericoloso" di Alice Basso, il secondo capitolo della serie gialla con protagonista la ghostwriter Vani Sarca. Come sempre quando vi parlo di serie (cosa che succede molto spesso) di avviso di stare attenti agli eventuali (anche se piccoli) spoiler che potrete trovare se non avete ancora letto il primo capitolo. Per il resto, buona lettura!




Titolo: Scrivere è un mestiere pericoloso
Autore: Alice Basso
Paese: Italia
Genere: Giallo
Pagine: 341
Anno di pubblicazione: 2016
Casa editrice: Garzanti
Prezzo di copertina: 18 euro copertina rigida, 9.90 euro copertina flessibili
Ebook: 8.99 euro
Link per l’acquisto Amazon e ibs






Avere due lavori ha i suoi aspetti positivi, ma anche e soprattutto i suoi aspetti negativi. Lo sa bene Vani Sarca che, da quando è riuscita a sventare l'assassinio della "celeste" truffatrice, oltre al suo lavoro come ghostwriter presso l'Edizione Erica si vede impiegata come collaboratrice di giustizia. Non che la cosa le pesi, anzi, sfruttare la sua speciale empatia e la sua incredibile capacità di capire le persone dai dettagli più piccoli per aiutare la Polizia nelle sue indagini è una cosa che la riempe d'orgoglio, soprattutto se la Polizia è incarnata nella figura del Commissario Romeo Berganza, da lei definito "una delle poche persone al mondo che riesce a sopportare". In realtà, anche se Vani farebbe di tutto pur di nasconderlo, i sentimenti che prova per il Commissario vanno già ben oltre la simpatia e con questa realtà finirà a farci i conti quando il suo primo capo, Erico, le commissionerà un nuovo lavoro a stretto contatto con l'irresistibile Irma, memorabile cuoca di una delle famiglie più celebri di Torino. Il fine delle sue interviste sarebbe quello di raccogliere il maggior numero di informazioni possibili per creare un ricettario che unirà le ricette della cuoca agli aneddoti dell'intimità della famiglia ma tutto improvvisamente ti complica quando la stessa Irma darà sfogo ad un insolito desiderio; prendersi finalmente la colpa dell'uccisione di Adriano, il figlio maggiore dell'altolocata famiglia, ucciso cinque anni prima, per la cui morte era stato invece accusato il fratello minore Aldo, dal processo recluso nel carcere di Torino. Scoprire che sta dicendo la verità e cosa sia realmente successo la notte dell'omicidio sarà compito di Vani e del Commissario Berganza, che tra segreti, indagini personali, e complesse ricette avranno modo di capire quanto sia complesso dare voce alla parte più segreta di sè.


Inizio con il dire che non è stato facile per me entrare nel vivo di questa storia, questo perchè il flusso di coscienza di una narratrice come Vani Sarca non è sempre facile da seguire e comprendere, sopratutto se da un capitolo all'altro della serie è passato molto tempo, come nel mio caso. Superato lo scoglio iniziale però sono rimasta letteralmente folgorata da una storia e da dei personaggi che già erano stati capaci di colpirmi piacevolmente durante "L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome". Sono passati alcuni mesi dalla fine della prima indagine e Vani è ufficialmente una collaboratrice di giustizia e questo vuol dire che il Commissario Berganza può chiamarla quando vuole per usufruire delle sue speciali capacità intuitive. Inizialmente si tratta per lo più di semplici interrogatori ma ben presto la coppia investigativa più insolita d'Italia dovrà trovarsi di fronte ad un vero e proprio cold case che sonda nei segreti di una famiglia altolocata. Non posso trattenermi dal dire che Vani Sarca è una protagonista eccezionale, bisbetica, egoista, antisociale e completamente disinteressata al mondo e alle persone che la circondano è la vera punta di diamante di tutto il libro. è impossibile non provare per lei simpatia e godere nel vero senso della parola quando riesce a togliersi i sassolini dalla scarpa nel modo indico che solo lei sa usare. Ciò interessa soprattutto Riccardo, l'ex fidanzato che l'ha usata per raggiungere i suoi scopi per poi venir ripagato con la sua stessa moneta e che nonostante tutto sembra destinato a finire costantemente sulla sua strada, ma anche Enrico, l'editore costantemente terrorizzato dall'idea che il mondo possa scoprire che la sua casa editrice si usa di una ghostwriter invece di far scrivere le opere che pubblica alle persone che poi le firmano, e vari altri personaggi che ha modo di incrociare sul suo cammino come la "fato" Cinzia, la food blogger tutto rosa e caramello. Vani rappresenta la rivincita degli invisibili, coloro che sono destinati a rimanere in un angolo ma che riescono, con sagacia ed intelligenza, la farsi beffe dei più furbi, almeno qualche volta. Già così la storia sarebbe già piacevolissima ma se in più si aggiunge alla sua eccentrica figura, un misterioso Commissario che sembra uscito da un libro anni '50 e se tra i due inizia a figurarsi un qualsivoglia legame sentimentale allora si ha davvero dei grandi assi nella manica. Alice Basso è stata davvero eccezionale in questo perché ha capito che sono i personaggi a fare un grande libro e se si arricchisce il tutto con una prosa estremamente scorrevole, con una misteriosa indagine che risveglia i fantasmi del passato e con sapienti colpi di scena allora a quel punto si costringe davvero il lettore a non mollare la propria storia fino all'ultima pagine. E questo, va da sè, vuol dire fare centro.  La caratteristica che rende ancor più piacevole questo secondo capitolo è quello di poter ritrovare i personaggi che già abbiamo avuto modo di conoscere e alla quale già un po' ci stiamo affezionando; ritroveremo Morgana, la giovane alter ego di Vani, sempre più presa dal suo amore adolescenziale, come già detto avremmo modo di ritrovare Riccardo, che porterà il consueto scompiglio e condurrà Vani su un terreno accidentato, ma in questo capitolo incontreremo anche nuovi personaggi che, chi lo sa, potremmo ritrovare nei capitoli seguenti come Ivano, il tredicenne nipote di Berganza, o la stessa Irma, colei che da vita all'indagine e che sembra essere una Vani un bel po' più in là con l'età. In tutte queste caratteristiche positive però ce n'è una che mi ha colpito ancora di più ed è stata il fatto che Vani, pur rimanendo richiusa nella sua corazza di oscurità, abbia iniziato a mostrare una sorta di "umanità", dei sentimenti profondi e soprattutto la grande paura di farli uscire fuori. Ed questo che la rende così cara a noi lettori, il fatto che per certi versi molti di noi possano identificarsi in lei. In conclusione un romanzo eccezionale che mischia il giallo con il romanzo sentimentale e permette quindi a vari gruppi di lettori di gustarlo nella sua interezza. Non vedo l'ora di poter ritrovare questi personaggi nel capitolo seguente.

Voto: 8

Frase:  "Entri in polizia e il massimo che ti capita è di interrogare un cretino che ha rifilato un pugno a un tizio per un furgone. Lavori in editoria, e prima incappi in una truffatrice sequestrata e minacciata di morte, poi a distanza di nemmeno un mese in un fratricidio che forse fratricidio non è. A quanto parte è proprio vero, quando si dice che scrivere è un mestiere tutt'altro che sicuro"




Alice Basso è nata nel 1979 a Milano e ora vive in un ridente borgo medievale fuori Torino. Lavora per diverse case editrici come redattrice, traduttrice, valutatrice di proposte editoriali. Il suo esordio letterario è avvenuto nel 2015 con la pubblicazione di "L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome" primo libro della serie con protagonista la ghostwriter Vani Sarca, di cui fanno parte "Scrivere è un mestiere pericoloso", "Non ditelo allo scrittore", "La scrittrice del mistero", "Un caso speciale per la ghostwriter" il racconto "Nascita di una ghostwriter" e lo speciale natalizio "La ghostwriter di Babbo Natale".