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venerdì 25 ottobre 2019

Recensione: "Abbiamo sempre vissuto nel castello" di Shirley Jackson

Buongiorno amici lettori!
Anche questa settimana sta finendo, la fine di Ottobre si avvicina ma io sono tranquilla perchè, strano ma vero, almeno questo mese sono riuscita a stare nei tempi (almeno fino ad adesso). Anche oggi sono pronta a condividere con voi la mia ultima lettura che è stata "Abbiamo sempre vissuto nel castello" di Shirley Jackson, un autrice e un opera che è stata quasi osannata l'anno scorso. Qui sotto, se vi interessa, potete trovare il mio parere.




Titolo: Abbiamo sempre vissuto nel castello
Autore: Shriley Jackson
Paese: Stati Uniti
Titolo originale: We Have Always Lived in the Castle
Genere: Romanzo
Pagine: 182
Prima pubblicazione: 1962
Casa editrice italiana: Adelphi
Anno edizione: 2009
Prezzo di copertina: 18 euro copertina flessibile
Ebook: 8.99 euro
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Mary Katherine e Costance sono due sorelle, incredibilmente legate. Vivono insieme, della grande casa della loro famiglia, vegliano sullo zio Julian, malato fisicamente e mentalmente, e mantengono il più stretto isolamento nei confronti del resto del Paese, composto da persone che le odiano sopra ogni misura. Questo si ripete da ormai sei anni, da quando il resto della famiglia è stata uccisa, avvelenata da una grande dose d'arsenico nascosta nello zucchero, e da quando le accuse si sono concentrate su Costance, colei che ogni giorno preparava la cena , in seguito però prosciolta per mancanza di prove. La solitudine e la rabbia malamente repressa nei confronti dei compaesani, vengono continuamente alimentate dallo zio Julian, la cui mente continua a tornare a quel giorno che si è rivelato essere l'ultimo, deciso a fare della loro storia un libro. Che cosa è successo realmente quella sera? Chi è stato il vero responsabile? E, soprattutto, come reagiranno le due sorelle quando nella loro quotidianità farà la sua improvvisa comparsa un uomo giovane ed ambizioso come il cugino Charles?


Inizio con il dire che è stata senza dubbio una lettura piacevole, molto scorrevole e adatta per essere letta in poco più di un giorno. La narratrice della vicenda è Mary Katherine, la sorella più piccola, che al momento del delitto aveva solo dodici anni e che adesso è una ragazza appena maggiorenne. Come è logico pensare Shirley Jackson si concentra quasi esclusivamente sulla sua caratterizzazione, perchè infondo essa è il personaggio più interessante, quello in cui si riversa tutto l'odio e l'oppressione alimentati da anni di isolamento, chiacchiere e maldicenze. Marricat è una ragazza oppressa, incapace di interagire con gli altri e capace di provare affetto solo per i membri della propria famiglia, in primo luogo per Costance, la sorella di dieci anni più grande, per la quale lei prova una vera e propria venerazione. è lei l'unica ad andare in Paese, due volte a settimana per fare la spesa e per recuperare dei libri della biblioteca, che poi finiranno per stare per sempre sullo stesso scaffale, senza nemmeno essere aperti, è lei che vive sulla propria pelle l'avversione degli altri abitanti ed è per questo che risulta essere il personaggio più adatto per raccontare questa storia; una storia di odio, di repressione e di sofferenza che troverà il suo apice quando in famiglia giungerà il cugino Charles, figlio di uno zio paterno allontanato dalla famiglia molti anni prima, ma determinato a prendere posto fisso al fianco delle cugine. Per tutta la durata del libro si respira una aria malsana, rabbiosa e malata, proprio come la mente dei personaggi principali, che proprio non possono risultare simpatici. Pur essendo chiaro il messaggio che l'autrice vuole mandare ai suoi lettori, ho trovato però l'intera narrazione un po' piatta e senza particolari colpi di scena. Questo libro si legge senza particolari problemi ma a mio avviso alla fine risulta decisamente tiepido e l'impressione generale è che la Jackson abbia voluto creare due personaggi, le due sorelle rinchiuse per sempre nella loro dimora, che potranno popolare una leggenda del terrore. A mio personale avviso trovo si sia parlato di questa opera molto più di quanto si sarebbe meritata e che infondo non rispecchia tutto il clamore che ha suscitato. Probabilmente presto leggero qualcos'altro dell'autrice, sperando di trovare tra le sue opera un vero capolavoro.

Voto: 6,5


Shirley Jackson nacque a San Francisco il 14 dicembre 1916 e morì l'8 agosto 1965, nel sonno,  a soli 48 anni per un insufficienza cardiaca. Giornalista e scrittrice molto apprezzata, è divenuta celebre grazie al racconto gotico "La lotteria" e a "L'incubo di Hill House", considerato uno dei più celebri racconti di fantasmi del ventesimo secolo. Di sua pubblicazione anche "Lizzie", "La casa degli invasati" e "Abbiamo sempre vissuto nel castello".

giovedì 3 ottobre 2019

Recensione; "Intorno al mondo con Zia Mame" di Patrick Dennis

Buongiorno amici lettori!
Eccomi pronta a parlare di libri e a recuperare le letture di Settembre che ancora mancano all'appello; tra queste figura "Intorno al mondo con Zia Mame" di Patrick Dennis, seguito del celebre "Zia Mame". Qui sotto potete trovare la mia recensione completa!





Titolo: Intorno al mondo con Zia Mame
Autore: Patrick Dennis
Paese: Stati Uniti
Titolo originale: Around the World with Auntie Mame
Genere: Romanzo
Pagine: 349
Prima pubblicazione: 1958
Casa editrice italiana: Adelphi
Anno edizione: 2011
Prezzo di copertina: 19.50 euro copertina flessibile
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Gli accordi erano chiari; Zia Mame avrebbe avuto il permesso di portare il piccolo Michael nella sua avventura ai confini del mondo, a patto di riportarlo a casa entro l'inizio della scuola. Peccato che siano passati quasi due anni e che nè il bambino nè la fantastica zia si siano ancora fatti vivi. Preoccupata per la mancanza di notizie che si protrae da diversi mesi, Pegeen sta iniziando a perdere la speranza di poter rivedere un giorno il suo bambino ma Patrick, che conosce meglio tutti le stranezze di Zia Mame, persevera nel tranquillizzarla iniziando a raccontarle dello strabiliante viaggio intorno al mondo che lui stesso aveva fatto con la zia quando era solo un ragazzo. Da Londra a Parigi, dal Medio Oriente alle montagne austriache tra episodi assurdi e soprattutto tante risate.


Come tanti lettori anche io a mio tempo sono stata piacevolmente colpita dal personaggio di Zia Mame, una donna decisamente fuori dal comune che porta i suoi famigliari (nel particolare i suoi due nipoti, prima Patrick e poi il di lui figlio Michael) in pittoresche e fantasmagoriche avventure. Quindi non ho potuto resistere alla tentazione di leggere anche questo libro in cui tutti i personaggi amati ritornano per raccontare una nuova strabiliante vicenda. Edward Everett Tanner III, l'autore che si nascondere dietro lo pseudonimo di Patrick Dennis, ancora una volta narratore del romanzo, presenta anche in questo caso una scrittura decisamente molto scorrevole e divertente; caratteristica fondamentale dei suoi romanzi è proprio l'ironia e un personaggio così particolare come Zia Mame poteva inventarlo solo una persona con una mente come quella di quest'autore. Anche in questo secondo capitolo si ride moltissimo e lo si faccia viaggiando con la fantasia ed immaginando i personaggi immersi nelle tantissime assurde situazioni nei quali solo loro sanno cacciarsi. La cosa che però non mi ha permesso di apprezzare questo libro come avrei voluto è che forse tutto questo bisogno di avere un vero e proprio seguito di "Zia Mame" non si sentiva un granché. O per meglio dire, magari ci sarebbero potuti stare dei racconti o un romanzo breve ma quasi quattrocento pagine risultano un po' troppe e a lungo andare le situazioni, seppur divertenti, finiscono per diventare un po' banali e ripetitive. Non si può non apprezzare la freschezza di questa opera, non che un finale come ciliegina sulla torta ed è per questo che il mio giudizio finale non è del tutto negativo. Cara Zia Mame, è stato davvero bello conoscerti, porterò sempre un po' della tua follia in viaggio con me.

Voto: 6


Patrick Dennis è il più celebre pseudonimo di Edward Everett Tanner III nato ad Evenston il 18 maggio 1921 e deceduto a New York il 6 novembre 1976. Nella sua carriera ha pubblicato sotto vari pseudonimo ben sedici romanzi, alcuni dei quali diventati best seller e ritenuti ancora oggi dei piccoli capolavori della letteratura umoristica americana. Come Patrick Dennis ha pubblicato uno dei suoi romanzi più famosi "Zia Mame", a cui ha fatto seguito "Intorno al mondo con Zia Mame".

mercoledì 23 gennaio 2019

Recensione; "La camera azzurra" di Georges Simenon

Buon mercoledì a tutti amici lettori!
Oggi vi parlo della mia ultimissima lettura che consiste nel mio primo approccio con un autore apprezzatissimo che io da tempo volevo iniziare a conoscere; sto parlando di Georges Simenon, il celebre autore dell'Ispettore Maigret, che io ho deciso di iniziare ad approcciare grazie ad uno dei suoi romanzi auto conclusivi e non appartenenti alla saga del famoso investigatore, "La camera azzurra". Non voglio dilungarmi troppo nella presentazione, anche perché con quest'opera quasi non ce n'è nemmeno bisogno, ma vi riporto direttamente alla mia recensione completa.




Titolo: La camera azzurra
Autore: Georges Simenon
Paese: Belgio/Francia
Titolo originale: Le Chambre Bleue
Genere: Giallo
Pagine: 153
Prima pubblicazione: 1963
Casa editrice italiana: Adelphi
Anno edizione: 2003 (disponibile anche un'edizione più recente)
Prezzo di copertina: 13.50 euro copertina flessibile
Ebook: 5.99 euro
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Tony ed Andrèe si conoscono dai tempi della scuola ma per la maggior parte della loro esistenza non avrebbero mai immaginato che le loro vite si sarebbero così tanto intrecciate l'una all'altra. Tutto è iniziato una sera, sul limitare del bosco che da Triant porta a Saint-Justin dove entrambi abitano con le loro rispettive famiglie, quando lei gli ha confessato il suo amore eterno trascinando il un passione sfrenata e senza alcun limite. Per diversi mesi ogni giovedì i due amanti si sono incontrati nella camera azzurra dell'Hotel de Voyageurs, gestito dal fratello minore di Tony, quella camera li ha visti sfogare i tutti i loro istinti più sopiti, li ha sentiti lasciarsi andare in personali confidenze.. almeno fino a quando qualcosa è successo, qualcosa di terribile e di segretamente celato ma che ha portato Tony a ripensare a tutto quanto davanti ad un giudice giunto per giudicarlo colpevole oppure innocente. Starà a lui e alla sua buona fede riuscire a dimostrare la verità.


L'imprinting con questa lettura avviene istantaneamente appena si leggono le prime righe e si assaggia la splendida prosa di Simenon non che la spinta narrativa su cui questa sua celebre opera scorre. La narrazione ha inizio l 2 agosto, quando Tony ed Andrèe si trovano per l'ultima volta insieme nella camera azzurra e la vista di Nicolas, il marito di Andrèe, che cammina in prossimità dell'albergo spinge Tony a scappare e soccombere alla paura che lo farà tornare in sè, alla sua famiglia, la docile moglie Giséle e la figlia Marianne, e lo allontanerà dalla splendida donna che è stato capace di stregarlo e anche, forse, di rubargli il cuore. Proprio mentre si sta cercando di seguire questa storia d'amore extraconiugale, ecco che la scena cambia e ci troviamo nell'ufficio del giudice Diem dove Tony è costretto a raccontare tutta la storia dall'inizio alla fine e a rispondere alla sue serrate domande. è chiaro che sia successo qualcosa ma quando esso sia accaduto e soprattutto di cosa si tratta è totalmente ignoto, e lo rimarrà fino alla fine del libro quando verrà svelato con un grande colpo di scena. Questa scelta narrativa, assolutamente insolita ed originale, fa si che il lettore non abbia nemmeno un attimo di respiro e che venga catapultato da un evento all'altro, in una corsa continua tra passato e presente, per cercare di capire cosa sia successo e quali sono le cause che l'anno scatenato. La buona riuscita di questo romanzo è senza dubbio da darsi al genio di Simenon, un autore che ha fatto del Giallo il suo pane quotidiano, che sa come compire e coinvolgere il lettore e lo fa alla grande senza nemmeno sbagliare una virgola. L'aspetto che più mi ha colpito è la fluidità della prosa che sembra ben più moderna degli anni a cui appartiene così come l'attenzione con cui vengono caratterizzati i personaggi; la finezza con cui Georges Simenon racconta il rapporto tra Tony ed Andrèe è quasi commovente. Da ad ognuno di loro un ruolo apparentemente preciso all'interno della vicenda per voi complicarlo sempre di più con lo scorrere della pagine; Andrèe è davvero la donna pericolosa e tentatrice che ha rapito il cuore e la mente del povero Tony quella sera sul limitare del bosco, e Tony è veramente la vittima che sembra apparire? Per scoprirlo bisognerà arrivare alla fine e forse non sarà nemmeno così chiaro. Per essere il primo approccio devo ammettere che è andato alla grande. Penso di non aver potuto scegliere libro migliore per assaggiare la penna di Simenon.

Voto: 8

Frase: "Davvero potresti vivere tutta la vita con me?" "Certo" "Sul serio? Non avresti un po' paura?" "Paura di che?" "Riesci ad immaginare come passeremmo le giornate? Finiremmo per abituarci" "A che cosa?" "A noi due" 


Georges Joseph Christian Simenon è nato a Liegi il 13 febbraio 1903 ed è deceduto a Losanna il 4 settembre 1989. Autore di numerosissimi romanzi, è noto principalmente per aver creato il personaggi di Jules Maigret, commissario della polizia francese. Tra i suoi romanzi più celebri si ricordano "La camera azzurra", "Lettera al mio giudice", "Tre camere a Manhattan", "L'uomo che guardava i treni passare", "L'uomo di Londra" e "La morte di Belle".

martedì 4 settembre 2018

Recensione; "Lolita" di Vladimir Nabokov

Buon martedì a tutti amici lettori!
Sono finalmente giunta all'ultima recensione di Agosto da recuperare e fato vuole che sia quella decisamente più impegnativa perché riguarda un libro che per tanto tempo ho guardato con curiosità e che, una volta conclusa la lettura, mi ha davvero destabilizzato, lasciandomi stupita e a tratti veramente sconvolta.
Sto parlando di "Lolita" celebre libro scritto da Vladimir Nabokov che fin dalla primissima pubblicazione è stato capace di aizzare un mare di scalpore, sentimento che ancora oggi rimane immutato in chi (ora posso dirlo) ha il coraggio di addentrarsi tra le sue pagine.
In questo caso devo ammettere che è stato un bene avere un po' di tempo per pensare alla recensione perché negli esatti momenti dopo la lettura ero talmente scombussolata da non riuscire nemmeno a dare una mia opinione, cosa che sinceramente ancora adesso a fatica riesco a fare.
Come potete capire, questo libro mi mette seriamente in difficoltà ma cercherò di mostrarvi il mio pensiero più chiaramente possibile. Siete pronti ad accompagnarmi in questo percorso? E magari anche confrontarvi con me? In questo caso sarebbe ancora più necessario. Se la risposta è affermativa, bene, allora cominciamo




Titolo: Lolita
Autore: Vladimir Nabokov
Paese: Russo/Stati Uniti
Titolo originale in lingua inglese: Lolita
Genere: Romanzo
Pagine: 395
Prima pubblicazione: 1955
Anno edizione: 1996
Casa editrice italiana: Adelphi 
Prezzo di copertina: 11 euro copertina flessibile, 
Ebook: 4.99 euro 
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Humbert Humbert deve essere stato un uomo "normale", in un lontano passato della sua vita. Professore di ricca famiglia nato e cresciuto della Parigi dei primi Novecento, incontra la bella Annabelle quando entrambi non sono nemmeno adolescenti e si invaghisce di lei così tanto da desiderarla più di qualsiasi cosa al mondo. Fato infausto e crudele vuole però che la giovane si ammali terribilmente e muoia, prima che il loro amore si possa coronare. Da quel momento in poi qualcosa nella mente dell'uomo si rompe e lo porta ad essere visceralmente attratto, anche una volta passati molti anni, dalle ragazzine come quella che le è stata crudelmente sottratta, "passione" che lo porta a soggiornare in diverse cliniche psichiatriche di mezza europa e soprattutto a covare dentro di sé un sentimento destinato ad esplodere. Dopo un matrimonio disastroso, Humbert decise di cambiare vita e si trasferisce in America dove inizia a soggiornarne a della vedova Charlotte Haze, una donna insipida e fredda, ma dotata di un grande pregio; una splendida figlia di appena dodici anni, Dolores, da lui rinominata quasi immediatamente Lolita, che le ricorda così tanto Annabelle da farlo cadere in un profondo tunnel di follia che lo condurrà a sposare Charlotte ed, in seguito alla sua morte, a condurre la piccola Dolly in un viaggio di prigionia e soprusi in giro per il Paese.


"Lolita" è una storia che ha sempre fatto parlare, fin dalla primissima pubblicazione che Vladimir Nabokov temeva addirittura di firmare, coraggio che ha acquisito solo in seguito, forte del desiderio di rivelare al mondo la sua personale denuncia ad uno dei maltrattamenti più ignobili dell'animo umano; abuso di minore.
Attraverso la narrazione di Humbert Humbert, protagonista ed unico narratore, il lettore si ritrova ad addentrarsi nelle parti più oscure dell'animo umano; esperienza che si rivela fin da subito angosciante, destabilizzante ed infine davvero orribile. A prescindere da tutte le opinioni personali che si possano fare su questa opera, per me è assolutamente inoppugnabile che Humbert sia un mostro; è un mostro causato da uno shock infantile ma comunque un mostro; una bestia che decide di sfogare ogni suo istinto su quella che è di fatto ancora una bambina, distruggendo tutto ciò che di puro e indifeso rimaneva di lei, rapendola e privandola della più piccola libertà e facendole vivere anni d'Inferno. Se su questo, a mio avviso, non ci possono essere obiezioni c'è una cosa che mi ha davvero stranito in tutta le lettura e contrariamente da quanto si possa credere non è nella figura di Humbert (che l'autore rende fin troppo chiaro nei suo intenti e nei suoi folli ragionamenti) ma bensì in quella della sua povera vittima. Avendo la possibilità di conoscere la storia solo dal punto di vista del professore, il personaggio di Lolita viene mostrato solamente come a lui appare; una "ninfetta" provocatrice, causa stessa delle proprie sventure. E se da una parte rimane chiaro che questo pensiero sia totalmente errato e Lolita sia solo ed esclusivamente una vittima, ci sono alcuni particolare nel suo comportamento che non appaiano per nulla trasparenti, anzi alle volte sono addirittura incomprensibili. Non voglio assolutamente scendere troppo nei dettagli, per non rovinare la lettura a chi tra di voi ancora deve leggere questo libro, ma se ci fosse la possibilità mi piacerebbe poter leggere questa storia dalla versione di Lolita, in modo di chiarirmi tutti quei particolari che dopo la lettura mi rimangono totalmente oscuri.
Non posso dire che il libro più celebre di Nabokov non mi sia rimasto impresso, penso che dalle mie parole questo sia chiaro, e anche lo stile di scrittura dell'autore è stato di grande rispetto, nonostante sia (ragionevolmente, visto gli anni in cui è stato creato) alle volte troppo complesso e arzigogolato per i miei gusti, che sapete bene più propensi verso le opere moderne.
Detto questo, penso che "Lolita" sia uno di quei libri destinati a rimanermi impressi per un bel po' e a far parte di quei, ben pochi, scritti in cui non ho ben capito se mi siano piaciuti o meno. 

Voto: 7.5

Frase: "Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia"

Vladimir Vladimirovič Nabokov nacque a Pietroburgo il 23 aprile 1899 da una famiglia della vecchia nobiltà russa che, dopo la rivoluzione del 1917, emigrò in Occidente e morì Montreux, in Svizzera, il 2 luglio 1977. Completati gli studi a Cambridge, visse in Inghilterra, Francia e Germania, acquistando, con i suoi primi scritti in russo, sotto lo pseudonimo di «Sirin», vasta notorietà nell’ambiente dei suoi compatrioti emigrati. Nel 1940 si trasferì negli Stati Uniti, dei quali cinque anni dopo prese la cittadinanza. Da allora scrisse in inglese e tradusse in questa lingua alcune delle sue opere precedenti, tra cui "Lolita" il suo romanzo più celebre e discusso. La sua bibliografia vanta più di trenta opere tra saggi, romanzi e opere teatrali tra cui si ricordano "Maria", "Disperazione", "Il dono", "L'incantatore", "La vera vita di Sebastian Knight" e "Fuoco pallido".

mercoledì 6 giugno 2018

Recensione; "Il più grande uomo scimmia del Pleistocene" di Roy Lewis

Buon mercoledì pomeriggio a tutti voi, cari miei amici lettori!
Vi devo chiedere scusa per l'assenza di questi giorni ma tra il lavoro e un trasloco in arrivo non ho avuto un attimo di tempo.
Tante sono le cose che devo recuperare quindi non perdo altro tempo ed inizio a parlarvi subito della mia ultimissima lettura di Maggio "Il più grande uomo scimmia del Pleistocene", romanzo ironico scritto da Roy Lewis nel 1960 e pubblicato da Adelphi.
Ho scoperto questo libro grande ad uno dei miei profili di Instagram librosi preferiti e devo ammettere di esserne rimasta davvero entusiasta, tanto da farlo rientrare di diritto tra le prime posizioni della mia classifica mensile.
Ecco qui la mia recensione



Titolo: Il più grande uomo scimmia del Pleistocene
Autore: Roy Lewis
Paese: Inghilterra
Titolo originale: The evolution man, Once upon an Ice Age, What we did to father
Genere: Romanzo umoristico
Pagine: 178
Prima pubblicazione: 1960
Casa editrice italiana: Adelphi
Anno edizione: 2001
Prezzo di copertina: 10 euro copertina flessibile
Ebook: 4.99 euro 
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Ci fu un tempo in cui l'uomo non era ancora Uomo, in cui i primi ominidi iniziavano a fare i primi passi sulla terra, in cui il più forte sopravviveva e lui, spesso così indifeso e sprovveduto, era destinato a perire, ci fu un tempo in cui l'uomo non troneggiava sulla terra ma era solo uno dei suoi più piccoli abitanti. È proprio in questo mondo che vive la famiglia di Ernest, giovane uomo scimmia, che attraverso la sua voce racconta la propria quotidianità; la caccia, la lotta per difendersi dai nemici, la creazioni delle selci, il cibo difficile da procurarsi e da masticare, i ruoli all'interno della comunità e i rapporti famigliari, alle volte affettuosi, alle volte conflittuali, al cui centro si staglia la figura del padre, che ha fatto della corsa all'evoluzione la sua unica ragione di vita.


"Il più grande uomo scimmia del Pleistocene" viene presentato come il romanzo più divertente degli ultimi cinquantanni, e dopo aver letto non posso fare altro che dargli ragione.
La prima cosa che colpisce e coinvolge il lettore è senza dubbio l'originalità della storia; non capita spesso, infatti, di essere catapultati nelle primissime vasi della Preistoria ed assistere, attraverso gli occhi di chi la sta vivendo di persona, allo svolgersi della vita in quel periodo così difficile ma fondamentale nella storia dell'evoluzione. Attraverso il racconto di Ernest e le vicende della sua famiglia, il lettore potrà vivere sulla propria pelle l'emozione delle scoperte che hanno segnato le sorti dell'uomo, in particolare quella del fuoco, che gli ha permesso di trasformarsi da facile preda a temibile predatore, abbandonando gli alberi e trasferendosi nelle più sicure caverne e proclamandosi come più forte mammifero del mondo. Tutto ciò appare oltremodo interessante e dimostra quanto l'autore sia stato attendo a mantenersi fedele alla realtà del periodo, ma questo non è romanzo storico ma ben sì un romanzo umoristico e, in quanto tale, è capace di mischiare realtà con finzione, in special modo per ironizzare sugli atteggiamenti e le abitudine dell'uomo moderno; risulta impossibile non scoppiare a ridere assistendo alle discussioni tra Edward, il padre di Ernest, ossessionato dall'evoluzione e dalle scoperte che permettono di perseguirla, e zio Vania, suo fratello, ben più radicato alle vecchie abitudini, oppure intenerirsi venendo a conoscenza dei fallimenti del piccolo William, deciso a dare vita ad un primordiale addestramento di animali.
Particolare importanza all'interno del libro è il rapporto tra genitori e figli; Ernest e i suoi fratelli crescono all'ombra di Edward, un padre geniale e rivoluzionarlo che li spinge continuamente verso nuovi orizzonti, allontanandoli delle convinzioni antiche (come ad esempio l'abolizione dell'incesto), ma che, in fin dei conti risulta essere decisamente impegnativo, tanto da minare, con le sue idee e prese di posizione, l'intera esistenza della specie e tanto da spingere i giovani figli ad un gesto imprevedibile... se uno dei titoli con cui è stata pubblicata la storia è "What we did to father" "Cosa abbiamo fatto a papà" non è certo un caso..
In conclusione, un libro che consiglio spassionatamente, perchè mi ha sorpreso e mi conquistato, entrando di diritto tra le piccole perle che solo gli Adelphi sanno regalare.

Voto: 8

Frase: "Potevamo essere gli ultimi arrivati; la specie non troppo diffusa; la lotta per la vita durissima e l'era paleolitica ancora lunghissima davanti a noi; ma noi stavamo danzando" 

Roy Lewis è nato a Felixstowe il 6 novembre 1916 ed è cresciuto a Birmingham. Dopo essersi laureato ad Oxford nel 1934, inizia a lavorare come economista, lavoro che porta avanti per poco, infatti presto capisce che la sua vera passione è il giornalismo e diventa direttore della rivista "Statist". Dopo essersi sposato, essere diventato padre di due figlie e aver viaggiato in tutto il mondo, sia per passione che per lavoro, si stabilisce ufficialmente in Inghilterra dove viene assunto per il "Times" e fonda il "Keepsake Press" con cui inizia a stampare libricini per famiglie. Il suo decesso è avvenuto nel 1996. "Il più grande uomo scimmia del Pleistocene" è il suo romanzo più celebre e apprezzato, ma a scritto anche altri due libretti in cui reinterpreta ironicamente l'epoca Vittoriana, "La vera storia dell'ultimo re socialista" e "Una passeggiata con Mr Gladstone".