venerdì 29 dicembre 2017

Recensione; "Vampire Trinity, Skarlet" di Thomas Emson

Buon venerdì carissimi amici lettori!
Questa ultima settimana prima della fine dell'anno sta giungendo al termine, domenica diremo infatti addio a questo 2017 e ci appresteremo ad iniziare un nuovo anno.
Per concludere questa settimana vi voglio assolutamente parlare dell'ultimo libro che ho letto proprio in questi giorni di festa, anticipandovi però che non sarà l'ultimo post dell'anno.
In questo weekend, infatti, straordinariamente usciranno due articoli speciali, la consueta classifica delle migliori letture del mese di Dicembre e uno speciale in cui vi parlerò dei migliori libri letti durante questo anno.
Inoltre, attualmente sono alle prese con l'ultimo libro della "mastodontica montagna" di libri che avrei voluto leggere prima della fine dell'anno che vi ho presentato qualche mese fa e spero con tutto il cuore di riuscire nei mio intento e potervene parlare prima di domenica.
Torniamo però all'argomento di oggi, ossia la recensione del romanzo fantasy "Skarlet" il primo capitolo della trilogia "Vampire Trinity" scritto da Thomas Emson.


Titolo: Vampire Trinity. Skarlet
Autore: Thomas Emson
Paese: Inghilterra
Titolo originale: Vampire Trinity. Skarlet
Genere: Fantasy/Vampiri/Horror
Pagine: 517
Casa editrice: Newton Compton
Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo di copertina: 14.90 euro copertina flessibile

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È una notte come tante a Londra e Jake Lawton, ex soldato, si appresta a prendere posto di fronte alle porte del Religion, la celebre discoteca per cui lavora. È la serata dei dark, molti dei quali si fanno chiamare "vampiri", vestono di nero, mostrano i canini fatti affilare e bevono sangue tra loro e Jake li vede entrare uno dopo l'altro scuotendo la testa, anche perché tra loro c'è anche Jenny, la sua ex ragazza. Tutto sembra filare liscio, i "vampiri" non sono persone violente, fino a quando davanti al buttafuori si presenta una faccia conosciuta; Fraser Lightow un piccolo spacciatore senza scrupoli bandito tempo addietro dal locale ma che quella sera ha straordinariamente il permesso di entrare, nonostante gli sforzi di Jake, convinto che la sua presenta all'interno della discoteca non porterà a niente di buono. Tra le sue scorte quella sera, infatti, si cela qualcosa di molto particolare; viene chiamata "Skarlet", è una pastiglia rossa con una K impressa sopra e chi l'ha creata ha un intento che porterà tutta la città un eterno e terribile incubo. Tutti coloro che la ingoiano muoiono tra atroci sofferenze per poi risvegliarsi due giorni dopo trasformati in vampiri che iniziano ad infestare le strade della città alla ricerca di cibo e di vittime da rapire e condurre al cospetto di una terribile istituzione decisa a riportare alla luce le tre creature che per secoli hanno comandato il mondo, prima di venire sconfitti da il più grande tra i conquistatori; Alessandro Il Grande.
Jake si ritrova nuovamente sull'orlo dell'abisso e, arricchito di una nuova guerra da combattere, dovrà tornare in azione collaborando proprio con l'odiato Lightow, ignara pedina nella mani dei cattivi, la dottoressa Melissa Rea, specializzata in storia, e la giornalista Christine Murray, colei che proprio qualche anno prima è stata responsabile della sua terribile fine.


C'è un ricordo ben preciso che mi lega a questo libro che corrisponde esattamente al momento in cui l'ho comprato. Era l'agosto  2010 e io, di ritorno dalle vacanze in montagna, lo avevo trovato su uno degli scaffali dell'immensa libreria al centro di Domodossola. All'epoca il genere fantasy e le storie di vampiri erano il mio pane quotidiano e quindi ero elettrizzata all'idea di poter leggere qualcosa di così particolare.
In realtà, prima di farlo, sono dovuti passare sette anni, sette anni in cui l'avrò preso in mano e iniziato almeno una decina di volta, senza però riuscire, per un motivo o per un altro, a concluderlo.
Faceva assolutamente parte dei miei buoni propositi per la fine di quest'anno e devo ammette di essere stata contenta di aver conquistato finalmente l'ultima pagine.
Particolare è senza dubbio il termine migliore per descrivere questo primo capitolo della trilogia "Vampire Trinity" scritto da Thomas Emson di cui fanno parte altri due libri intitolati "Krimson" e "Kardinal" per ora disponibili solo in lingua originale.
La storia è senza dubbio scritta bene, con uno stile fluido e, a parte qualche piccola ripetizione nella descrizione degli attacchi da parte delle creature alle povera anime londinesi, capace di creare un buon pathos. Tantissimi i personaggi presi in visione tra i quali spicca senza dubbio il protagonista Jake Lawton, il militare figo (non c'è altro modo per descriverlo), l'uomo un po' misterioso capace di cavarsela sempre e salvarci tutti. Forse un po' banale come figura, però io personalmente l'ho apprezzata, sarà che per i soldati ho un netto debole, sarà che il grande eroe non guasta mai.
Altre figure che senza dubbio spiccano solo quelle dei cattivi, in particolare Nadia Radu, colei che priva di qualsiasi scrupoli porta avanti in prima linea la sua inquietante missione. Insieme al fratello Ion è il personaggio più complesso e mi chiedo veramente cosa potrebbe essersi inventato Emson per il seguito, visto l'epilogo che li ha colpiti (eh no, non svelo di più!)
Primo capitolo interessante che apre le porte al seguito ma che forse non regala così tante emozioni.
Una lettura che consiglio agli amanti del genere per leggere una storia di vampiri un po' diverse dal normale.

Voto: 7


Thomas Emson nasce a Bangor, Galles, nel 1966 e attualmente vive nel Kent insieme alla compagna, un gatto anziano, un cane adottato e due coniglio domestici.
Dopo essersi diplomato al college ha iniziato a lavorare come reporter e il suo primo romanzo, una storia horror in lingua gallese, è stato pubblicato nel 1996 a cui fecero seguito tre romanzi e due raccolte di racconti. "Maneater" il suo primo romanzo in lingua inglese fu pubblicato nel 2008.


giovedì 28 dicembre 2017

Dal libro al film; Babylon Berlin. Parte Prima


Buon giovedì amici lettori!
Come penso sappiate, ad inizio mese, in collaborazione con Thrillernord, ho avuto modo di leggere "Babylon Berlin" il nuovissimo thriller tedesco scritto da Volker Kutscher da cui, come forse sapete, è stata creata una serie televisiva di successo divisa (per il momento) in due stagioni da otto episodi ciascuna che negli scorsi mesi ha colpito e conquistato migliaia di telespettatori.
Da grande estimatrice di alcuni produzioni moderne teutoniche quale sono, sono stata molto felice che almeno questo nuovo progetto abbia ottenuto il giusto merito, e dopo aver concluso la lettura del libro (la cui recensione potete trovarla qui) non ho potuto non buttarmi alla scoperta della prima stagione.
Premetto dicendo che, se il libri iniziava alla grandissima per poi perdersi un po' strada facendo diventando confuso e poco definito, la serie è decisamente migliore per questo verso; le scelte fatte dal regista Tom Tykwer (ideatore dell'altra celebre serie Sense8) permettono alla storia di apparire più chiara e per certi versi sviluppata in modo migliore rispetto al romanzo.
Chiare le differenze tra libro e serie a partire dai due personaggi principali Gereon Rath e Charlotte Ritter; interpretati da Volker Bruch e Liv Lisa Fries, il poliziotto e la stenografa appaiono decisamente diversi rispetto a come vengono descritti da Kutscher, cosa che sinceramente mi ha inizialmente scombussolato ma che permette di dare a tutta la serie quel clima sordido e oscuro che la caratterizza. Se nel libro Charlotte (chiamata Charly invece che Lotte, come invece avviene nella serie) condivide il suo appartamento con un amica, nella serie vive nella quasi totale povertà insieme alla sua famiglia, composta dai genitori, una sorella maggiore con marito e una figlia e una sorella minore che la venera completamente. Il suo ruolo in polizia non è istantaneo ma bensì assai difficoltoso; inizia ad ottenere un ruolo come organizzatrice di un archivio fotografico per la sezioni omicidi grazie all'intervento di Stephan Janicke (interpretato da Anton von Lucke) e, dopo aver incontrato Rath, inizia ad affiancarlo (contro il suo volere) nelle indagini che lui porta avanti, fingendo di essere una poliziotta e collaborando contemporaneamente contro di lui per diventarlo davvero. Dipinta in questo modo, la giovane ci appare come un personaggio decisamente più sordido e complesso rispetto a quanto traspariva nella lettura.
Passando al protagonista, anche in lui le differenze tra libro e serie sono molteplici; inanzi tutto nella trasposizione televisiva viene approfondito il suo trascorso in guerra, nel libro solo accennato, e il suo amore per la sorella del fratello maggiore Anno, misteriosamente scomparso. Se nell'opera di Kutscher, Rath giunge a Berlino perché costretto a farlo, nella serie lo fa perché mandato dal padre, futuro capo della polizia di Colonia, ad indagare su un video hard che potrebbe compromettere la sua carriera ed infine è proprio lui stesso a decidere di rimanere.
A parte i due protagonisti anche gli altri personaggi appaiono un po' diversi e alcuni di essi nel libro proprio non appaiono come la giovane Greta (Leonie Benesch) amica di Charlotte a corto di denaro e dal passato doloroso (nella prima seria non del tutto svelato) che grazie alla ragazza inizierà a lavorare come cameriera a casa del capo della polizia di Berlino, oppure il giovane medico legale con cui Charlotte inizia una relazione e il famoso proprietario ferroviario che Swetlana, la contessa Sokorina (interpreta egregiamente da Severjia Janusauskaite) sfrutta per portare in Germania i suoi preziosi vagoni. Personaggi che completano l'insieme e che aprono strade interessanti nello svolgimento delle vicende.
Un altro personaggio che mi sento di citare perché mi ha veramente compito moltissimo è quello del povero Alexej Kardakov (Ivan Shveroff) il principale compagno di Swetalana, che dopo essere stato orrendamente tradito cercherà di distruggerla ma che dovrà veramente passarne di ogni fin dal primissimo episodio, sfuggendo alla morte ogni volta per un soffio. Personalmente mi sono ritrovata a tifare per lui!
Splendida anche l'atmosfera descritta nella serie, divisa da traffici illeciti, malavita russa (mantenuta in lingua originale) e splendidi spettacoli serali nel tipico stile degli anni 30.
Detto questo la storia di fondo rimane essenzialmente quella ideata da Volker Kutscher, anche se decisamente modificata. Come sapete le modifiche ai romanzi, soprattutto se così profonde, mi urtano moltissimo ma in questo caso devo ammettere che sono state necessarie per la creazione una trasposizione che io ho apprezzato molto più del libro.
To be continued prossimamente con la seconda stagione...



mercoledì 27 dicembre 2017

Recensione; "Omicidio a Berlino" di Joseph Kanon

Buongiorno cari amici lettori!!
Ben ritrovati dopo la pausa per il Natale.
Come avete passato questa prima parte delle feste? L'avete trascorsa in famiglia, con amici o entrambi? E sopratutto, avete mangiato abbastanza? Io decisamente sì!
Quest'anno, a parte il cibo che nella mia famiglia non manca mia, sono stata molto contenta perché ho ricevuto tanti bellissimi regali, tra cui anche cinque bellissimi libri! E voi, cosa avete ricevuto? Anche a voi sono stati regali dei libri? Se sì, quali? Fatemelo sapete! Sapete quanto sono curiosa!
Detto questo, in questi giorni di stop ho avuto ovviamente modo di leggere molto e oggi vi voglio parlare proprio di una delle mie ultime letture.
"Omicidio a Berlino" è un thriller con profondi elementi storici scritto da Joseph Kanon.
Ormai dovreste essere a conoscenza della mia passione per la Germania e la sua storia, specialmente di quella immediatamente dopo la fine della Guerra. Questo libro l'ho adocchiato in una libreria all'incirca un anno fa e, dopo aver letto di cosa parlava, non ho potuto non acquistarlo.
Purtroppo ci è voluto un po' di tempo prima che trovassi il tempo giusto da dedicargli ma ne è valsa assolutamente la pena, in quanto si è rivelato essere, al momento, la migliore lettura del mese! Ecco la recensione.


Titolo: Omicidio a Berlino
Autore: Joseph Kanon
Paese: Stati Uniti/Germania
Titolo originale: Leaving Berlin
Genere: Thriller/Thriller storico
Pagine: 321
Casa editrice: Newton Compton
Anno di pubblicazione: 2016
Prezzo di copertina: 10 euro, disponibile anche in versione economica
Ebook: 4.99 euro
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Berlino, 1949. Alex Meier, scrittore ebreo fuggito dal campo di Concentramento ed emigrato negli Stati Uniti, dopo aver passato quindici anni in terra americana ed essere diventato famoso grazie ai suoi libri inchiesta sulla tragedia dell'Olocausto, finisce nel mirino dei vertici più alti che lo mettano di fronte ad una missione decisamente pericolosa. Usando come minaccia il fatto di non farlo più tornare in America, impedendogli così di vedere la moglie e il figlio, costringono lo scrittore a tornare in Germania, nella sua Berlino, ed infiltrarsi tra le file sovietiche per carpire quante più informazioni possibile a proposito di alcuni traffici ai confini orientali dello Stato.
A quattro anni dalla fine della Guerra, Berlino è assai diversa da come Alex se la ricordava, Le ferite sono ancora pienamente visibili nei palazzi sventrati e nei quartieri ripieni di macerie e se questo già non fosse abbastanza per colpire l'anima dello scrittore lo farà l'incontro con Irene, il suo amore di gioventù, la figlia dell'uomo che gli ha permesso di salvarsi, colei che si rivelerà essere ben più importante di quanto mai avrebbe immaginato. Dopo la morte del marito durante la guerra la giovane ha infatti iniziato una relazione con uno dei più alti ufficiali dell'esercito sovietico e sarà proprio attraverso di lei che Alex dovrà portare avanti la sua indagine.


Sono tante le cose che mi hanno colpito nella lettura di questo libro, che presentava già dalla quarta di copertina tutte le caratteristiche per conquistarmi e che non ha deluso le aspettative, ma se c'è una cosa che le sovrasta tutte è senza dubbio la capacità di Kanon di dare una visione d'insieme della storia tedesca di quel particolare periodo più ampia possibile; a partire dalle descrizioni dei quartieri della Capitale, distrutti e degradati, e soprattutto dalle conseguenze che la sconfitta ha avuto sulla popolazione, berlinese nello specifico, e su chi ha vissuto in primo piano ciò che la storia ci ha insegnato. C'è chi come Alex, l'emigrato che ha dovuto lasciare la città per salvarsi la vita, chi come Irene, la donna che dopo aver subito terribili abusi ha dovuto creare un rapporto con una persona che in fin dei conti si tratta semplicemente del nemico ma che le permette di essere protetta e avere un trattamento di favore, chi come Elsbeth e il marito, un tempo parte delle file naziste che si sono macchiati di terribili crimini ma che grazie ad alcune conoscenze sono riusciti a metterci sopra un velo e mantenere una posizione rispettabile, c'è chi come Erich, il giovane soldato prigioniero di guerra deportato nelle miniere di Uranio, e infine c'è chi come Markus, il bambino cresciuto in mezzo agli invasori che lo hanno modellato a loro immagine e somiglianza.
Ognuna delle loro storie mi ha colpito profondamente, lasciandomi dentro qualcosa perché ognuno di loro rappresenta un pezzo della Berlino del 1949 e probabilmente esistevano realmente persone che hanno vissuto le stesse cose che hanno vissuto loro.
Splendida anche il clima che si respira addentrandosi nell'atmosfera di questo libro, un clima di sconfitta e rassegnazione, tramandata dagli anni del potere nazista e consolidata dopo l'invasione sovietica che invece di curare le ferite per molti versi le ha aperte ancora di più, ma anche di speranza per il futuro, in una città che pian piano cercava di risollevarsi, portando via le macerie e rinascendo in una veste totalmente nuova.
C'è solo una cosa che devo ammettere, l'inizio è un po' lento e l'alternanza tra passato e presente porta un po' di confusione. Superato questo ostacolo però la storia prende il volo, in un crescendo di pathos ed adrenalina fino a giungere ad un finale aperto, che forse potrebbe rivelarci la sorpresa di un seguito.
Lettura coinvolgente, unica e ricca di emozioni. Assolutamente consigliata!

Voto: 8

Frase: "Vede, stanno costruendo una montagna. Sulla torre contraerea. Quello che ne resta. L'hanno fatta saltare in aria.. ma in ogni caso, adesso è coperta. Una montagna sempre più alta. E poi un po' di erba, alberi, e tra qualche anno sarà sparita, sepolta. La guerra? Nessuna traccia. Tutti i peccati nascosti. è così che facciamo"


Joseph Kanon nasce in Pennsylvania nel 1946. Studia ad Harvard e al Trinity College di Cambrige e diventa caporedattore e amministrazione delegato di Houghton Mifflin and E.P. Duttin di New York prima di iniziare a scrivere nel 1995. Attualmente vive a New York con la moglie e i due figli. Conosciuto per i suoi thriller ambientati nel periodo immediatamente successivo alla Seconda Guerra Mondiale, ha pubblicato diversi bestseller tra cui "Intrigo a Berlino" da cui è stato tratto l'omonimo film, "Omicidio a Istanbul" e Omicidio a Berlino".



venerdì 22 dicembre 2017

Speciale feste; I (miei) migliori racconti di Natale


Eccomi qui cari amici lettori con la rubrica speciale che vi avevo promesso.
Come già vi ho detto il periodo natalizio è quello che amo di più in tutto l'anno e dall'inizio del mese ho voluto buttarmi alla scoperta di alcuni libri a tema, alcuni celebri, altri un po' meno.
Ciò che n'è venuto fuori è stata una piccola personale classifica che volevo condividere con voi e che completa le recensioni che avete avuto modo di leggere in queste ultime settimane.
Le letture sono state in totale sei, la maggior parte sono racconti che possono essere gustati anche in una serata sola, altri invece sono dei brevi romanzi, ma ognuno di loro a modo suo è stato capace di regalarmi tante emozioni.
Volete sapere quali sono, come si sono posizionati e quale è il mio personale voto? Allora, bando alle ciance! Qui sotto la classifica dal sesto al primo posto, accompagnati da due parole di presentazione, il voto e il link per leggere la recensione!



Sesto posto; "Il ladro di Natale" Mary e Carol Higgins Clark

Iniziamo con il romanzo che mi è piaciuto di meno, a metà tra il racconto di Natale e il Giallo, non brilla in nessuno dei due generi.
Una sufficienza, ma perchè è Natale.

Voto: 6                                      Recensione qui






Quinto posto; "A casa per Natale" di David Baldacci

Intrigante romanzo su uno strabiliante viaggio in treno da una costa all'altra degli Stati Uniti alle soglie del Natale.
Bellissimo per tutta la durata della lettura fino.. al deludente finale.

Voto: 6.5                                   Recensione qui






Quarto posto; "I fratelli Kristmas" di Giacomo Papi

Uno dei racconti di fantasia più a tema di questa classifica, in cui si respira uno dei principi fondamentali dello spirito del Natale; quello dell'uguaglianza.

Voto: 7              Recensione qui






Terzo posto; "Fuga dal Natale" di John Grisham

Eccoci sul podio! Al terzo posto non può che posizionarsi questo divertentissimo libro di Grisham da cui è stato tratto il celebre film.

Voto: 7                     Recensione qui







Secondo posto; "Canto di Natale" di Charles Dickens

Sicuramente il più celebre racconto di Natale, nella mia classifica non poteva mancare. Ma, sorprendentemente, non è stata questa la mia lettura preferita

Voto: 7                                         Recensione qui






Primo posto; "Ricordo di Natale" Truman Capote

Ebbene sì, è stata proprio questa la mia lettura natalizia più bella.
Una tenerissima storia vera scritta egregiamente e arricchita da bellissime illustrazioni. L'unica ad essere stata capace di commuovermi.
Senza dubbio mi rimarrà nel cuore.

Voto: 7                                    Recensione qui



Cosa ne pensate di questa mia particolare classifica?
Probabilmente vi avrà sorpreso, e sarò andata un po' contro corrente, ma come sempre qui sul blog l'unico cosa da cui mi lascio condizionare è ciò che mi dice la mia pancia e il mio cuore.
Ognuna di queste storie a modo suo mi ha lasciato qualcosa e ciò che gli dico ora è solo un arrivederci, in attesa del prossimo anno.
Con questa ultima rubrica vi auguro i migliori auguri di un felice e splendido Natale, da passare con le persone che amate e, ovviamente, anche in compagnia di qualche bel libro!
Noi ci ritroviamo la prossima settimana per aspettare insieme la fine di questo anno che ci ha fatto incontrare.


Recensione "Canto di Natale" di Charles Dickens

Buongiorno cari amici lettori!
Siamo quindi giunti al venerdì prima dell'inizio delle feste, un venerdì assolutamente speciale in cui si conclude la mia speciale avventura avvenuta nelle scorse settimane alla scoperta dei più belli racconti di Natale, percorso di cui vi parlerò più tardi nello specifico grazie ad una rubrica speciale.
Quando, ad inizio mese, ho espresso la volontà di intraprendere questo progetto e ho chiesto quali fossero i romanzi natalizi che proprio non potevano mancare, mi sono sentita urlare all'unanimità "Il canto di Natale"!!! E io, da brava succube, ho dovuto per forza di cose darvi ascolto.
Quindi ecco a voi la mia personale recensione del racconto di Natale più famoso di sempre.


Titolo: Il canto di Natale
Autore: Charles Dickens
Paese: Inghilterra
Titolo originale: A Christmas Carol
Genere: Racconto di Natale
Pagine: 70
Casa editrice: Feltrinelli
Anno di pubblicazione: 1843
Prezzo di copertina: 7 euro copertina flessibile
Ebook: 0.49 euro 

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Siamo alle soglie del Natale e il vecchio Scrooge un uomo d'affari avido ed egoista, torna a casa più adirato del solito.
Il cuore freddo non è infatti capace di apprezzare le piccole cose come il calore del Natale e lui vede tutto come un immensa sciocchezza e scocciatura.
Quella sera però, qualcosa di molto strano sta capitando e poco prima di andare a dormire Scrooge si ritrova davanti il vecchio Marley, suo amico e socio in affare, morto ormai da sette anni che gli annuncia che nelle tre notti successive riceverà la visita di tre fantasmi di Natale; quello del passato, quello del presente e infine quello del futuro, per cercare di impedirgli di finire come lui ed essere tormentato dai suoi errori per il resto dell'eternità.
Così il vecchio Scrooge, stupefatto da quello che gli sta succedendo ma impossibilitato e fare qualcosa per evitarlo, verrà messo di fronte dai tre spiriti a tutte le sue malefatte che riusciranno finalmente ad aprirgli gli occhi e a farlo diventare una persona migliore.

La storia scritta da Charles Dickens la conoscevo già perfettamente, soprattutto grazie alla trasposizione cinematografica per ragazzi "A Christmas Carol" del 2009, e poterla scoprire alle sue origini è stata per me una grande emozione.
Nata inizialmente come favola di Natale e trasformata negli anni nei modi più disparati, l'opera dell'immenso scrittore inglese è in realtà non adatta esclusivamente a bambini e ragazzi, ma anche, se non proprio solamente, agli adulti. Sono loro infatti che, ancora oggi, come Scrooge, spesso si lasciano condizionare dal lavoro, dai soldi e dall'egoismo, perdendo così le cose che valgono davvero, non solo a Natale ma anche nell'intera vita.
Non si può discutere che questo sia il vero racconto di Natale, quello da leggere di fronte all'albero addobbato tutti insieme la sera della Vigilia, l'unica cosa, è che non si può definirla certo una lettura semplice. 
Essendo un classico scritto a metà del 1800 e quindi quasi duecento anni fa presenta uno stile di scrittura in qualche modo un po' datato, arricchito e pomposo, come si usava a quel tempo e non proprio accessibile a tutti.
Detto questo, il mio voto non può che essere decisamente buono.

Voto: 7
 Charles John Huffam Dickens nacque a Portsmounth il 7 febbraio 1821 e morì ad Higham il 9 giungo 1970. Celebre per le sue prove umoristiche tanto che per il suoi romanzi sociali, è considerato uno dei romanzieri più importanti, non che più celebri, di sempre.
Moltissime le sue pubblicazioni tra cui spiccano dei grandi capolavori "Il circolo Pickwick", "Le avventure di Oliver Twist", "David Copperfield", "Grandi speranze" e "Il canto di Natale".


giovedì 21 dicembre 2017

Recensione: "A casa per Natale" di David Baldacci

Per quanto riguarda invece la lettura natalizia vi parlo dell'ultimo libro che ho concluso, ossia "A casa per Natale" dello scrittore italo-americano David Baldacci.
Un libro che mi è piaciuto veramente molto e che mi ha colpito soprattutto per la sua originalità.. fino agli ultimi capitoli, che non mi hanno propriamente convinto.


Titolo: A casa per Natale
Autore: David Baldacci
Paese: Stati Uniti
Titolo originale: A Christmas Train
Genere: Romanzo/Racconto di Natale
Pagine: 200
Casa editrice: Mondadori
Anno di pubblicazione: 2002
Prezzo di copertina: 17 euro copertina rigida, 8 euro copertina flessibile

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Tom Langdon ha viaggiato in ogni parte del mondo nel suo lavoro di corrispondente nelle zone di guerra ma una volta tornato negli Stati Uniti ed essersi convertito ad un lavoro un po' più sicuro (e noioso) per via di uno scatto di nervi all'aeroporto non gli è più permesso di salire su un aereo, per cui, per raggiungere per le vacanze di Natale la fidanzata, la bellissima ed esigente Lelia, doppiatrice di una famose serie di cartoni animati, sarà costretto ad attraversare il Paese su due meravigliosi treni.
Prospettiva che in fin dei conti si rivela essere una benedizione, in questo modo infatti Tom potrà sfruttare l'occasione di scrivere un pezzo sulla traversata, esaudendo così l'ultimo desiderio del padre che in punto di morte gli aveva chiesto di terminare ciò che il suo lontano e celebre parente Mark Twain aveva iniziato, e soprattutto far chiarezza su alcuni aspetti della sua vita.
Ora che le missione a rischio della vita sono solo un lontano ricordo e la somma degli anni inizia a farsi importante, Tom inizia a pensare a quello che è riuscito ad ottenere e soprattutto quello che ha perso, concentrato nel suo unico amore Eleanor, donna di cui è ancora perdutamente innamorato, anche se non vede da molto tempo.
Il viaggio ha inizio a Woshinghton e appena mette piede sul treno il giornalista capisce che quello non sarà un viaggio come gli altri, a partire dai primi pittoreschi compagni di viaggio che incontra, come l'irresistibile veterana Agnes Joe, il prete in pensione padre Kelly e due giovani innamorati decisi a sposarsi proprio su quel treno. Ciò che però ignora totalmente è che proprio su quel treno è salita anche Eleanor e soprattutto che una terribile tempesta di neve li travolgerà mettendoli tutti in grande pericolo.

In un mondo controllato dalla fretta, in cui tutti siamo sempre di corsa e non abbiamo nemmeno il tempo di guardarci intorno, cosa c'è di meglio di riacquistare la calma con un bel viaggio in treno attraverso le sperdute praterie del cuore degli Stati Uniti d'America?
"A casa per Natale" è un romanzo all'insegna dell'amore per i viaggi e soprattutto per i treni, questi enormi mostri di metallo che sembrano destinati sempre più a venire dimenticati ma che sono capaci di regalare moltissimi emozioni.
David Baldacci ci porta alla scoperta di questi strabilianti e antichi mezzi di trasporto ed in special modo delle persone che su essi si possono trovare.
Da una vecchia circense in sovrappeso ad un burbero avvocato, da un regista premio Oscar ad un misterioso ladro che si aggira per le cuccette alla ricerca di preziosi, i personaggi sono il vero punto forte di questo libro.
Ce n'è un po' per tutti i generi e l'accostamento permette al lettore di non annoiarsi e di chiedersi "chi incontrerò ancora quando volterò la pagina?".
Ho apprezzato moltissimo ognuno di loro, unico e inimitabile com'è, e anche il modo in cui Baldacci è stato capace di dargli forma attraverso gli occhi del protagonista Tom che proprio grazie a questo viaggio finirà finalmente per capire quali sono le cose veramente importanti nella vita e che non bisogna mai aspettare se si vuole davvero qualcosa.
Irriverente, divertente e ironico, la lettura di questo libro è stato un vero piacere. L'unica cosa che mi ha lasciata un po' confusa è stato proprio il finale, a sorpresa certamente, ma che lascia un po' di amaro in bocca. Essendo questo anche una storia d'amore, oltre che d'avventura e di spionaggio, il fatto che si scopra che tutto ciò non sia opera del destino ma ben sì di un burattinaio in incognito a mio avviso toglie un po' di quella magia che un romanzo che si spaccia per natalizio dovrebbe avere.
In realtà del racconto di Natale ha ben poco, a parte la descrizione della festa e dello scambio di regali avvenuta nella situazione più critica che si possa immaginare e un ladro assai particolare che decidere di fare un regalo a tutti riconsegnando ciò che aveva rubato, ed è per questo che il mio voto non è dei più alti.
Se non dovessi valutare in base alla ricorrenza e, soprattutto, se non esistessero quelle due paginette finali, il mio voto saprebbe stato decisamente più alto.
Una lettura che consiglio a chi non ama pienamente le storie di Natale ma vuole distarsi un po' attraverso una lettura piacevole e poco impegnativa ricca di diverse emozioni.

Voto: 6.5

Frase: "Lo spirito del Natale doveva aver sprigionato la sua magia perchè i sani assistevano i malati e ci si aiutava fra sconosciuti. Nessuno protestava o si spazientiva per il posto che occupava nella fila o per i compiti assegnatigli"


David Baldacci nasce nel 1960 a Richmond da una famiglia originaria della provincia di Lucca. Attualmente risiede a Vienna, in Virginia, con la moglie e i loro due figli.
Ha esercitato la professione di avvocato per molti anni prima di iniziare a scrivere romanzi; il suo esordio avviene nel 1996 con "Il potere assoluto" a cui seguirono molti altri, alcuni raccolti in serie, di grande successo di pubblico e critica.

Recensione; "Contagio" di Scott Sigler

Buongiorno amici lettori!
Oggi qui sul blog escono ben due recensione; una a tema natalizio e l'altra, quella di cui sto per parlarvi, che tratta uno di quelle letture che mi sono prefissata di concludere prima della fine dell'anno.
Come sapete, i libri fantascientifici non sono propriamente di mio gusto e nella mia libreria è difficile trovare opere di questo genere, a meno che, come in questo caso, mi vengano regalati.
"Contagio", primo thriller di Scott Sigler, mi è stata regalato dai miei zii lo scorso Natale e quando ho iniziato a leggerlo, non senza pochi pregiudizi, non mi sarei mai aspettata che mi avrebbe coinvolto così tanto! Una piccola sorpresa.



Titolo: Contagio
Autore: Scott Sigler
Paese: Stati Uniti
Titolo originale: Infected
Genere: Fantascienza/Thriller/Horror 
Pagine: 457
Casa editrice: Fanucci
Anno di pubblicazione: 2011
Prezzo di copertina: 17.00 euro copertina rigida
Ebook: 9.99 euro
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Qualcosa di veramente molto strano sta accadendo tra le strade americane, qualcosa che è capace di fare drizzare le antenne ai vertici più alti del potere; apparentemente sembrerebbe un morbo come tanti ma quello che nasconde è qualcosa di ben più terrificanti.
Degli strani parassiti a forma di triangolo si nascono all'interno dei corpi di alcune persone e giorno dopo giorno crescono di dimensione fino a prenderne pieno possesso e spingere le vittime a compiere terribili omicidi prima di morire tra atroci sofferenze.
Per cercare di fermare l'epidemia, la CIA ingaggia l'epidemiologa Margaret Montoya, che insieme al parassitologo Amos Braum dovranno correre contro il tempo per cercare di capire cosa provoca questa terribile invasione, mentre l'agente Drew Phillips, che ha visto una delle vittime uccidere il suo fidato compagno, dovrà basarsi solamente sulle sue capacità per sconfiggere sul campo quest'oscuro nemico.
Nel frattempo, Perry Dowsey, una ex stella dello sport, inizia a percepire i primi sintomi di quello che sarà il più grande incubo mai vissuto nella sua vita.


Come vi ho già detto questo libro mi ha davvero sorpreso; lo ha fatto grazie ad uno stile di scrittura scorrevole e la capacità di attrarre la mia attenzione fin dalle primissime pagine.
La storia è interessante, fino all'ultimo capitolo infatti non ci rendiamo conto di cosa veramente sia il pericolo di cui siamo di fronte; quelle strane cose che crescono all'interno dei corpi umani sono parassiti naturali? organismi geneticamente modificati? armi terroristiche? oppure alieni pronti ad invaderci? Il fatto che la cosa non appaia chiara per tutta la lettura fa sì che il lettore sia spinto a voltare una pagina dietro l'altra.
Grande merito va all'autore che in questo suo prima romanzo è stato capace di mostrare una grossa conoscenza medica e biologica mica da nulla; impressionanti risultano i capitoli che descrivano la nascita e la crescita di questi strani esseri che si fondano con le molecole umane diventando a far parte di esse.
Come spesso viene ripetuto nel libro, avere qualcosa "under your skin" (sì, proprio come la canzone del grande Sinatra), qualcosa che cresce, che si muove, che si nutre, e che addirittura pensa e parla, è una delle prospettive più terrificanti che si possa immaginare e già partendo da questo Sigler aveva in pugno un romanzo thriller/horror di grandissimo rispetto.
In più lui è stato capace di creare una storia complessa e piena di particolari e fatti, alle volte veramente orribili, da lasciare senza parole.
Mi ha colpito moltissimo la scelta di cambiare front per le parole degli "esseri", scegliendone uno veramente mostruoso e molto realistico. Se devo trovare una pecca però, rimanendo nei front, avrei evitato tutte quelle parole sottolineate attraverso il corsivo; in alcuni passi davvero esagerate.
Interessanti anche i protagonisti, soprattutto Perry, la "vittima" da cui veniamo a conoscenza del processo con cui i triangoli crescono e prendono possesso del corpo e soprattutto quale sia il loro obbiettivo finale. Quando parlavo di aspetti terrificanti mi riferivo soprattutto ai capitoli che lo riguardano; è impossibile non sentire un brivido passare lungo la schiena o stringere gli occhi leggendo della sua terribile lotta contro il suo stesso corpo e ciò che si nasconde al suo interno.
In fin dei conti è lui il vero protagonista della storia, colui che si ribella ad un destino già segnato e, grande anche ad una ferrea educazione inculcata dal padre, sarà l'unico veramente capace di non perdere (almeno completamente) il controllo.
In conclusione si tratta di un buon thriller fantascientifico che io mi sento di consigliare agli amanti del genere, soprattutto se sono amanti delle emozioni forti e se sono uomini, lettori a cui è più affine per via proprio delle scene cruenti e tutto il resto (leggere per credere).
Per quanto mi riguarda, mi compiaccio di questa interessante scoperta e lancio un occhiata al seguito "La porta sull'abisso". Chissà.. magari potrei anche comprarlo!

Voto: 7

Frase: "Immaginate un Paese in cui non si può sapere se gli amici, i vicini o i colleghi siano sul punto di scattare all'improvviso e di cercare di uccidere chiunque si trovi nei paraggi. La gente non si recherebbe al lavoro e non uscirebbe di casa senza una pistola. Si sospetterebbe che chiunque sia un possibile assassino. Accidenti, se i genitori uccidevano i loro stessi figli, nessuno era più al sicuro"



Scott Sigler nasce il 30 novembre 1969 a Cheboygan nel Michigan e attualmente risiede a San Francisco con la moglie e due cani. Dopo diversi tentativi falliti nel 2008 pubblica finalmente il suo primo romanzo a metà tra fantascienza e horror, In Italia giunge nel 2011 dove per Fanucci sta pubblicando la sua prima serie "Contagio". 

mercoledì 20 dicembre 2017

Segnalazione; "Babylon Berlin" di Volker Kutscher

Questa mattina su Thrillernord è stata pubblicata la mia recensione di "Babylon Berlin", nuovissimo thriller di spionaggio scritto dall'autore tedesco Volker Kutscher, da cui è stata creata la famosa serie tv che proprio in questo periodo sta gustando e di cui vi parlerò nelle prossime settimane.
Qui sotto come al solito vi lascio la scheda, la trama e il link Thrillernord per leggere la recensione completa


Titolo: Babylon Berlin
Autore: Volker Kutscher
Paese: Germania
Titolo originale: Der Nasse Fisch
Genere: Thriller/Noir
Pagine: 477
Casa editrice: Feltrinelli 
Anno di pubblicazione: 2017
Prezzo di copertina: 19 euro copertina flessibile
Link per l’acquisto Amazon e ibs







Trama:
Berlino, 1929. La capitale tedesca è una città sull'orlo dell'abisso, dove covano tutte le tensioni, tutte le angosce e tutte le deliranti ambizioni di un paese uscito a pezzi dalla guerra. Rivendicazioni operaie, complotti ultrareazionari, lotte politiche creano un cocktail micidiale in quella che è la più americana delle metropoli europee. Il giovane commissario Gereon Rath, appena arrivato da Colonia, oltre che con la frenesia della città deve vedersela con la propria insofferenza per essere stato confinato alla Buoncostume. Mettere in gabbia prostitute che sui set pornografici si accoppiano con i sosia della defunta grandezza prussiana - dall'ex imperatore Guglielmo II a Federico il Grande al generale Hindenburg - non è esattamente la sua aspirazione. Mentre Gereon e la sua squadra si immergono nella vita notturna popolata di night clandestini per ogni gusto, di coca e traffici illeciti, scoppia qualcosa di simile a una guerra civile. Il primo maggio i comunisti infrangono il divieto di manifestare e su interi quartieri popolari cala uno stato d'assedio, alla fine del quale i morti si contano a decine, quasi tutti vittime di pallottole partite da armi della polizia. I giornali parlano con sdegno di "Maggio di sangue". Il prefetto cerca di sviare l'attenzione sul caso di un misterioso omicidio: da un canale è stata ripescata un'auto di lusso con al volante un uomo in abiti elegantissimi, le mani maciullate in seguito a torture. Segni d'identità: nessuno. Testimoni: zero.


Recensione; "Il ladro di Natale" di Mary Higgins Clark e Carol Higgins Clark

Buongiorno amici lettori!
Nella mia scoperta dei più bei racconti di Natale un giallo sicuramente non poteva mancare, e la mia scelta è ricaduta su un grandissimo nome di questo genere; Mary Higgins Clark che, insieme alla figlia Carol, da qualche anno ha dato vita ad un'interessante serie con protagoniste l'investigatrice Regan Reilly e la detective dilettante Alvirah Meehan, di cui fa parte appunto anche uno speciale natalizio "Il ladro di Natale".
Ecco qui la mia recensione.


Titolo: Il ladro di Natale
Autore: Mary Higgins Clark e Carol Higgins Clark
Paese: Stati Uniti
Titolo originale: The Christmas Thief
Genere: Racconto di Natale/Giallo
Pagine: 203
Casa editrice: Sperling & Kupfer
Anno di pubblicazione: 2004
Prezzo di copertina: 9.50 euro copertina flessibile

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Il grande giorno per Packy Noonan si sta finalmente avvicinando. Il 12 dicembre, dopo quasi tredici anni di reclusione per truffa, sarà nuovamente libero e potrà ricongiungersi con la sua vecchia squadra, composta da Jojo e Benny, due gemelli un po' stupidi, e ritornare in possesso del bottino nascosto tanti anni prima, tra le fronte di un albero in una fattoria del Vermont. 
I due compagni si rivelano però fin da subito non la migliore scelta per la riuscita delle sue malefatte e già qualche ora dopo tutto il mondo e soprattutto le autorità sanno della sua fuga e si mettono sulle sue tracce. Packy non si lascia scoraggiare e una volta raggiunta la piccola città di Showe, si rifugia nella fattoria presa in affitta dai gemelli grazie all'aiuto dello sprovveduto Milo, un poeta a corto di soldi, dove metterà a punto sul piano. 
Nello stesso momento, in città giunge anche uno strano gruppo di compagni, decisi a passare un weekend sulla neve; l'investigatrice Regan Rielly insieme al futuro marito, il poliziotto Jack Rielly, e i genitori Nora e Luke, e la sua fedele compagna Alvirah Meehan con il marito Will. Insieme a loro anche la cara Opal, simpatica donna che tempo prima aveva perso tutti i soldi vinti alla lotteria proprio per colpa dell'astuto Noonan.
Gli amici non stanno più nella pelle, perché oltre a passare un tranquillo weekend immersi nella natura, avranno anche la possibilità di assistere ad un bellissimo evento; il taglio di un meraviglioso abete che dopo qualche settimana risplendere delle mille luci del meraviglioso Rockefeller Center.

Conosciuto anche come "Furto al Rockefeller Center", "Il ladro di Natale" si è rivelata una lettura a tema natalizio un po' diversa da quelle che ho potuto apprezzare fino a questo momento.
Inanzi tutto per via dell'ambientazione; non ci troviamo propriamente nel periodo di Natale ma bensì qualche settimana prima, periodo in cui viene tagliato il meraviglioso albero che ogni anno abbellisce il Rockefeller Center di New York, punto da cui è partita proprio l'idea di questo libro.
Madre e figlia Higgins Clark ci svelano infatti che tutto è iniziato da una domanda "Cosa succederebbe che qualcuno rubasse il bellissimo abete?". Così è nata la vicenda che si troviamo a conoscere nelle pagine di questo simpatico giallo, formato da personaggi ironici e unici, in cui si snodano in sottofondo intriganti vicende legate ai furti e alle truffe.
Particolare importanza ha il cattivo della situazione, Patrick "Packy" Noonan, praticamente l'unico personaggio a cui viene data abbastanza luce, seguito poi dalla tenera Opal, donna truffata che cerca in tutti i modi di vendicarsi di chi l'ha presa in giro, impossessandosi di tutti i suoi soldi.
Sinceramente questa storia mi ha lasciato un po' confusa; si tratta sicuramente di una lettura piacevole ma che presenta ben poco degli aspetti fondamentali di un giallo, L'intrigo c'è, ma debole, come il ruolo dei buoni, Regan Rielly e Jack Rielly, in pratica poco più che controfigure.
L'unica che presenta un po' di spirito d'iniziativa è la vulcanica Alvirah, ma anche non mi ha completamente convinto.
Conoscevo Mary Higgins Clark per la sua fama ed ero molto curiosa di leggere una delle sue opere scritte con la figlia Carol, i libri a quattro mani mi hanno sempre interessato molto, ma devo ammettere di essere rimasta un po' delusa. Non si tratta certo di un brutto libro ma mi aspettavo molto di più, cosa che forse troverò un uno degli altri libri della serie.
Per il momento il mio giudizio è una sufficienza, ma solo perchè è Natale.

Voto: 6

Frase: "L'espressione di Viddy quando vide il suo amato abete azzurro ricordò ad Alvirah quella che aveva scorto poco prima sul viso di Opal e, proprio come la sua amica, anche la signora Pickens scoppiò a piangere di gioia"


Mary Theresa Eleanor Higgins Clark nasce il 24 dicembre 1927 a New York da una famiglia di origine irlandese. Di umili origini, ha da sempre coltivano l'amore per la scrittura, iniziando a comporre poesie a sei anni e a tenere un diario a sette. A sedici anni decise di intraprendere il suo sogno inviando alle case editrici il suo primo lavoro "Tre confessione", che però fu respinto. Solo a metà degli anni 70, dopo aver essersi sposata e aver dato alla luce cinque figli tra cui Carol con cui da qualche anno scrive a quattro mani, qualcuno si accorge finalmente del suo immenso talento e pubblica il suo primo best seller "Dove sono i bambini?", Da quel momento è un successo dietro l'altro e ad oggi la scrittrice vanta ben quarantuno libri pubblicati, tutti ancora in stampa.

Carol Higgins Clark nasce il 28 luglio 1956 a New York da Mary Higging Clark e Warren Clark, cresce a Washington Township, nel New Jersey, ed è l'unica di quattro fratelli a diventare scrittrice
Come la madre, anche lei sceglie di scrivere gialli e thriller ma il suo stile di scrittura risulta velato di un leggero e originale umorismo. A partire dal 2000 inizia a lavorare insieme alla madre, dando vita ad una serie di gialli con protagonista la detective privata Regan Rielly di cui fanno parte "L'appuntamento mancato", "Ti ho guardato dormire", "Il ladro di Natale", "Una crociera pericolosa" e "Il biglietto vincente".

martedì 19 dicembre 2017

Dal libro al film; "Fuga dal Natale"


Buongiorno cari amici lettori!
In questa settimana dal clima natalizio anche la rubrica dei film si veste di rosso e oro!
Oggi, infatti, vi voglio parlare del famoso adattamento cinematografico di uno dei racconti di Natale che ho letto in questi giorni; sto parlando ovviamente di "Fuga dal Natale", libro scritto da John Grisham pubblicato nel 2001, film uscito nel 2004 diretto da Joe Roth e con due grandissimi interpreti; Tim Allen e Jamie Lee Curtis.
Dovete sapere che Tim Allen è uno degli attori a cui sono più affezionata, soprattutto in questo periodo. Per me il suo è uno dei veri volti del Natale, a partire da "Santa Clause", il mio film natalizio preferito da sempre.
In questa pellicola è lui senza dubbio il più grande pregio, eccellente nell'interpretazione di Luther Krank, il tipico padre di famiglia americano, contabile, che improvvisamente decide di fare una pazzia e fuggire dal Natale su una favolosa nave da crociera.
Ad affiancarlo nel ruolo della moglie Nora, la bravissima Jamie Lee Curtis, attrice di tantissimi film tra cui "Una poltrona per due", altro grande classico di Natale, e vincitrice di un Golde Globe come miglior attrice in "True Lies". Anche lei assolutamente unica.
Se il libro è assolutamente divertente, il film (uscito in America con il titolo "Christmas with the Kranks") risulta esilarante! Indimenticabili alche scene, sia quelle prese direttamente dal libro che quelle modificati (Luther che si bagna completamente andando al supermercato e Nora che incontra il sacerdote al centro commerciale) o presenti solo nella trasposizione, come ad esempio la divertentissima scena del lifting!
Ho apprezzato moltissimo il lavoro dello sceneggiatore Chris Columbus a cui va il merito di aver mantenuto molte battute del libro e di essere stato capace di adattare innovazioni senza alterare l'idea iniziare dell'autore, Aspetti che io reputo sempre degni di stima.
Un 'altra cosa che ho apprezzato moltissimo e il personaggio di Martin, soggetto che già avevo adorato nel libro, e che nel film viene finalmente del tutto svelato. Pensandoci bene anche Grisham aveva dato tutti gli spunti per raggiungere la verità.. c'è solo una persona che conosce tutti ma non viene riconosciuto da nessuno.. una persona che ognuno di noi ben conosciamo
Appare visibile il duro lavoro di tutti i componenti, basti solo pensare alla scelta degli interpreti dei personaggi meno importanti, come ad esempio Dan Aykroyd nel ruolo di Vic Frohmeyer e un giovanissimo Erik Per Sullivan nel ruolo del figlio Spyke, attore che la mia generazione ben conosce per aver interpretato Dewey, il fratello maggiore della serie "Malcolm".
In conclusione, ciò che ne esce è un film imperdibile, per tutta la famiglia e assolutamente perfetto per infondere il valore del Natale.