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giovedì 21 giugno 2018

Parole in musica; Speciale "Wonder" parte 9


Ma buongiorno amici lettori!
Oggi è "già" giovedì e come ogni giovedì (salvo alcuni cambi di programma) parliamo di musica continuando il percorso iniziato diverse settimane fa che ci sta portando alla scoperta delle canzoni del libro "Wonder".
Siamo quasi giunti alla conclusione, mancano infatti solo tre canzoni, e dopo aver riscoperto due celebri brani tratti dal musical "Tutti insieme appassionatamente" torniamo al pop con la proposta seguente di R.J. Palacio; "The Magnetic Fields" e il loro brano "The Luckiest Guy on the Lower East Side"! Dopo questo nome che è tutto un programma mi verrebbe naturale esplodere in un bel "yeah" ma voglio fare la persona seria quindi lascio stare.
In realtà prima di ora non avevo mai sentito parlare di questo gruppo, quindi ne vengo alla scoperta insieme a voi.
"The Magnetic Fields" è un gruppo musicale statunitense guidato dal cantautore Stephin Marritt e composta da Claudia Gonson,Sam Davol e John Woo.
Il gruppo nacque nel 1990 grazie ad un progetto di Merritt, che aveva precedentemente dato via ad una carriera come solista con il nome d'arte di "Buffalo Rome", e alla sua collaborazione con la Gonson, musicista e cantante, conosciuta fin dai tempi del Liceo.
Una volta trasferiti a Boston e acquisiti altri strumentisti, la band pubblicò il suo album debutto "Distant Plastic Trees" a cui seguirono ben unici album, tre dei quali facenti parti di un opera unitaria intitolata "69 Love Songs".
Di stampo indie e chamber pop, i "Magnetic Fields" si caratterizzano per uno stile musicale cupo ed eclettico con l'idea di riassumere i decenni di storia della musica dall'operetta di Schubert fino al sunth-pop degli anni 80'. Ciò che ne esce è uno stile senza alcun dubbio unico e irripetibile che sembra essere influenzata da generi completamenti diversi, dal country, al valzer, fino al folk rock.
Un altra particolarità di questo eccentrico gruppo è che per la realizzazione dei brani ha spesso collaborato con lo scrittore Lemony Snicket, autore dei celebri romanzi per ragazzi "Una serie di sfortunati eventi".
"The Luckiest Guy on the Lower East Side" fa parte proprio della loro compilation più celebre, essendo l'ottava canzone del primo disco di "69 Love Songs" e come la maggior parte delle canzoni del gruppo presenta un testo umoristico e minimalista ma incentrato sull'amore.
Una bella scoperta, quella di oggi, che vi invito ad approfondire ascoltandola cliccando sul link qui sotto.
L'appuntato con questa rubrica è per la prossima settimana, con la penultima canzone tratta da "Wonder".

The Magnetic Fields "The Luckiest Guy on the Lower East Side"

sabato 16 giugno 2018

Parole in musica, Speciale "Wonder" parte 8


Ma buon sabato a tutti cari amici lettori!
Mi trovate oggi straordinariamente attiva perchè nei giorni scorsi i turni di lavoro non mi hanno lasciato il tempo per attuare i miei compiti, quindi devo sfruttare questo sabato mattina per recuperare le rubriche andate perse, tra cui, ovviamente quella dedicata alla musica e allo speciale su "Wonder".
Anche questa settimana parliamo di "Tutti insieme appassionatamente" che, come ho detto nello scorso appuntamento, è il musical visto durante la gita scolastica nella versione originale della storia.
Se la scorsa settimana abbiamo parlato di una canzone (Quindi anni, quasi sedici", senza dubbio apprezzabile, ma non propriamente famosa, oggi analizziamo una delle più celebri ossia "Le cose che piacciono a me". Composta da Richard Rodgers ed Oscar Hammerstein, la canzone ha avuto due diverse interpretazioni; nella versione musical venne infatti cantata da Maria e dalla Madre Badessa, mentre nel film è interpreta da Maria per intrattenere i sette bambini durante un terribile temporale.
Il brano divenne popolarissimo, soprattutto in tema natalizio (anche se non venne creata a questo scopo), e venne interpretato da moltissimi artisti, tra cui il sassofonista John Coltrane, che ne vece un vero cavallo di battaglia.
Una canzone davvero indimenticabile, da canticchiare una volta, e poi altra, e un altra ancora.
Qui sotto vi lascio il link dove poterla ascoltare

Tutti insieme appassionatamente "Le cose che piacciono a me"

giovedì 7 giugno 2018

Parole in musica; Speciale "Wonder" Parte 7


Buon giovedì a tutti cari amici lettori!
Eccoci ritrovati con un nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle canzoni di "Wonder".
Ormai siamo giunti al settimo brano che è tratto da uno dei musical più famosi al mondo "Tutti insieme appassionatamente" che, nella versione cartacea (nel film viene scelto "Il meraviglioso mago di Oz") viene proiettata durante la piccola gita in cui il povero Auggie passerà un brutto guaio.
Per chi non lo conoscesse, il film musicale (tratto dal musical teatrale "The Sound of Music" e ancora prima dal romanzo autobiografico "La famiglia Trapp") racconta la storia di vera storia di Maria; una giovane orfana austriaca appena entrata in convento come novizia che, per essere messa alla prova dalla madre superiora, viene mandata come governante ed istitutrice dei sette figli del Comandante della Marina Imperiale Austriaca Georg Ritter von Trapp, con il quale Maria sarà destinata a scontrarsi ferocemente, in un rapporto conflittuale che nasconde però qualcosa di decisamente più tenero.
"Tutti insieme appassionatamente" è veramente un classico intramontabile e la prima delle due canzoni scelte da R.J. Palacio è "Quindi anni, quasi sedici", terza canzone del film cantata dalla figlia maggiore Liesl e da Rolf Gruber, il giovane fattorino incaricato di portare i telegrammi al Comandante, di cui la giovane si è profondamente invaghita, ma che in seguito tradirà la famiglia e il suo Paese. La scena del film è stata girata in un gazebo sito nei dintorni di Salisburgo, ancora oggi meta di centinaia di turisti.
Qui sotto potete trovare il link dove riascoltare e rivedere la scena di questo intramontabile film.

Tutti insieme appassionatamente "Quindici anni, quasi sedici"

venerdì 1 giugno 2018

Parole in musica; Speciale "Wonder" Parte 6


Buon venerdì a tutti amici lettori e, soprattutto, buon Primo Giugno!
L'estate sta ufficialmente iniziando e per festeggiare l'arrivo di questo nuovo mese mi è sembrato più che giusto continuare la rubrica speciale di "Parole in musica" a tema "Wonder".
Questa settimana siamo giunti al sesto appuntamento e abbiamo superato la metà delle canzoni che R.J. Palacio ha scelto per accompagnare la lettura della sua celebre opera.
In questa occasione ritroviamo gli Eurithmics, duo synth pop britannico degli anni '80, di cui ci ho già parlato in un'altro articolo di questa rubrica (se vi interessa leggerlo potete trovarlo qui)
Formato dalla bellissima Annie Lennox e il compagno David A. Stewart, si sciolse nel 1990 in seguito ad una crisi personale della coppia, ma la loro carriera fu caratterizzata da un grande successo che gli permise di incidere ben tredici album e conquistare numerosi e prestigiosi premi in tutto il mondo.
La canzone che compare in "Wonder" è "Beautiful Child", quarto singolo dell'album "Peace" uscito il 19 ottobre 1999. Si tratta anche questa di una canzone dal significato molto importante e dal forte impatto sociale ed emotivo, come tutte quelle incontrate fin ora, soprattutto per quanto riguarda il testo creato per diffondere i valori fondamentali dell'amore e della vita.
Un'altra bellissima canzone di un gruppo che più conosco e più riesce a farmi emozionare, da ascoltare ad occhi chiusi.

Eurithmics "Beautiful Child"

giovedì 24 maggio 2018

Parole in musica; Speciale "Wonder" Parte 5



Buon giovedì a tutti amici lettori!
Eccoci ritrovati con il sesto appuntamento con la rubrica "Parole in musica" speciale "Wonder"!
Per chi non lo sapesse questa rubrica è dedicata alla musica e in queste settimane ci stiamo concentrando sulla colonna sonora di "Wonder" che l'autrice R.J. Palacio ha voluto creare per accompagnare i lettori durante la lettura del suo bellissimo libro.
La sesta canzone proposta è "Beautiful things" del bravissimo duo americano Andain! Siete pronti a scoprirla insieme?
Gruppo musicale elettronico, fu fondato nel 2001 a San Francisco dal chitarrista David Penner e la cantautrice Mavie Marcos. L'esordio avvenne nel 2002 con il singolo "Summer Calling" ma il successo avvenne proprio con l'uscita di "Beautiful things", promossa inizialmente come remix di un altro gurppo musicale, i "Gabriel e Dresden" ma poi diventata il mezzo per far avviare la produzione del loro primo album. Nonostante i buoni propositi e le aspettative, il gruppo subì un improvviso calo e nel 2006 il progetto venne improvvisamente sospeso. "Andain" tornò solo qualche anno dopo ma con un piccolo cambiamento; David Penner aveva infatti abbandonato lasciando il posto a Josh Gabriel (componente dei "Gabriel e Dresden") che iniziò ad affiancare Mavis Marcos nel ripristino della loro carriera. Nel 2012 uscì finalmente il loro primo album "You Once Told Me" in cui si riuniscono i vecchi successi con brami inediti.
Al link qua sotto potete ascoltare la bellissima "Beatiful things" e farvi trasportare dall'irresistibile richiamo del ritmo!
Alla prossima settimana per proseguire insieme questa bellissima avventura.

Andain "Beautiful thing"


giovedì 17 maggio 2018

Parole in musica; Speciale Wonder, Parte 4


Buongiorno a tutti cari amici lettori!
Siamo già giunti al quarto appuntamento con la rubrica speciale di "Parole in musica" dedicata alle canzoni di "Wonder" e quella di cui vi parlo oggi è una canzone davvero meravigliosa, una delle mie preferite in assoluto; sto parlando di "Beautiful" di Christina Aguilera!
Christina Maria Aguilera nasce il 18 dicembre 1980 a Staten Island, New York, da una pianista e violinista di origine irlandese e un militare di origine ecuadoriana. Insieme alla sorella minore Rachel, durante la sua infanzia è costretta a continui spostamenti per via del lavoro dei padre che lo vedono prima in Texas, poi in New Jersey fino ad arrivare addirittura in Giappone. Oltre ai continui spostamenti, l'infanzia di Christina è segnata da abusi fisici e psicologici da parte del padre, che dopo svariati maltrattamenti alla moglie, arriva addirittura a nuocere alle sue stesse figlie. Dopo l'ennesima violenza, la madre Shelly, decide di lasciare il marito e trasferirsi con le figlie a Rochester, in Pennsylvania, presso la residenza della nonna, dove si sistemeranno e dove qualche anno dopo Shelly sposerà James Kearns da cui nasce Michael James.
Christina cresce quindi in una grande famiglia allargata, composta anche dai due figli avuti da James Kearns dal precedente matrimonio, e già a nove anni partecipa a diversi concorsi locali e show, tra cui Star Search, nella quale arriva seconda. Nel 1993, all'età di dodici anni partecipa al Mickey Mouse Club show Disney che sancisce ufficialmente l'inizio della sua carriera e quella di altre due future star, Britney Spears e Justin Timberlake. Dopo la firma con la RCA, la carriera di Christina arriva davvero alle stelle e, con un attivo di otto dischi, è arrivata addirittura ad essere inserita nella lista del 100 migliori cantanti secondo Rolling Stone, segnando il primato per la cantante più giovane a farne parte. Christina Aguilera è anche attrice; è apparsa infatti in diversi film e serie tv e ha recitato in due film "Zoe" e Burlesque", di cui ha curato anche la colonna sonora.
La meravigliosa "Beautiful" è senza dubbio una delle sue canzoni più celebri. Fa parte dell'album "Stripped" pubblicato nel 2002 ed è stata scritta da Linda Perry.
Il significato della canzone è davvero molto importante perché parla dell'importanza della bellezza interiore e del sapersi accettare nonostante tutte le nostre differenze ed imperfezioni.
Considerata la canzone più memorabile di Christina, ha vinto un Grammy Award ed è stato candidato a Miglior Brano dell'Anno.
"Beautiful" è stato anche accompagnato da un meraviglioso videoclip diretto da Jonas Akerlund, di grande impatto sociale perché basato su tematiche molto importanti come l'anoressia, la bulimia e l'omosessualità.
Potete vedere questo bellissimo video ed ascoltare questa fantastica canzone cliccando il link qui sotto

Beautiful - Christina Aguilera

giovedì 10 maggio 2018

Parole in musica; Speciale Wonder. Parte 3


Buongiorno amici lettori!!
Eccoci ritrovati con un nuovo appuntamento con la rubrica "Parole in musica" che in queste settimane assume una veste speciale ossia quella dedicata a quel piccolo capolavoro di "Wonder".
La terza canzone che R.J. Palacio vuole farci ascoltare fa parte della discografia di uno dei artisti che più ho amato nella mia vita; sto parlando del Duca Bianco, il solo e inimitabile, David Bowie e la sua "Space Oddity", una delle canzone più importanti nella comprensione del libro.
Inanzi tutto iniziamo a parlare dell'autore; David Robert Jones (in arte David Bowie) nacque a Londra l'8 gennaio 1947. La madre, Margaret Mary Burns, detta "Peggy" faceva la cassiera presso un cinema, mentre il padre, Haywoos Stenton Jones era un ex soldato diventato direttore del carcere di Bromley. All'età di sei anni, il piccolo David si trasferì con la sua famiglia a Bromlei, sobborgo a sud di Londra, dove cominciò da subito a mostrare interesse per la musica americana. Influenzato dal fratellastro Terry Burns, avuto dalla madre da una precedente relazione, David iniziò ad ascoltare i dischi di Fats Domino e Little Richars e a coltivare un crescente interesse per il rhythm and blues, lo skiffle e il rock 'n' roll. Da adolescente si unì ad alcuni piccoli gruppi di coetanei con il quale iniziò ufficialmente la sua carriera che quasi subito però prese la strada di quella da solista.
Nella sua immensa carriera attraversò cinque decenni in cui continuò ad impressionare il pubblico e i colleghi grazie alla sua natura poliedrica ed eccentrica e alla sua capacità di reinventarsi musicalmente e come icona, creando tra le altre cose numerosi alter ego come Ziggy Stardust, Aladdin Sane, Halloween Jack, The Thin White Duke e Nathan Adler.
La sua discografia vanta ben quaranta pubblicazioni tra album in studio, live, dal vivo e colonne sonore. David Bowie si è spento il 10 gennaio 2016 a New York, all'età di sessantanove anni.
"Space Oddity" è il singolo più importante del suo secondo album omonimo, pubblicato nel 1969.
Oltre ad aver raggiunto i primi posti della classifica inglese due volte in sei anni, detiene il primato di 45 giri di Bowie più venduto nel Regno Unito e rimane una delle sue canzoni più note.
Il testo racconta la storia del viaggio spaziale del Major Tom e affronta i temi della solitudine e dell'alienazione. Nonostante questo, la canzone non risulta cupa o disperata ma bensì, soprattutto nella parte iniziale, quasi come vista dal punto di vista di due bambini che attraverso la loro immaginazione danno vita a questo fantastico astronauta quasi come fosse un vero supereroe.
Nel 1970 venne pubblicata una versione cantata in italiano ad titolo "Ragazzo solo, ragazza sola", dal testo in realtà poco inerente all'originale,  e nel 1971 ne uscì anche una versione francese "Un homme a disparu dans le ciel" eseguita da Gerard Palaprat.
Qui sotto potete trovare il link per riascoltare e lasciarvi trasportare dalla voce e dalle note del più immenso artista che mai potremmo dimenticare.

"Space Oddity" di David Bowie

venerdì 4 maggio 2018

Parole in musica; Speciale Wonder. Parte 2


Buongiorno amici lettori!
Dopo la battuta d'arresto della scorsa settimana, riprendo il progetto speciale della rubrica "Parole in musica" dedicato a "Wonder" con la seconda bellissima canzone della sua colonna sonora.
Sto parlando dei Green Day e la loro famosissima "Wake me up when September ends"!
Gruppo punk rock statunitense formato a Berkeley nel 1986 con il nome di "Sweet Children" era inizialmente composto da tre membri; il chitarrista e vocalist Billy Joe Armstrong, il bassista e voce secondaria Mike Dirrit e il batterista Al Sobrante, poi sostituito da Tré Cool nel 1990; a cui si unirà nel 2012 un quarto elemento, il sideman Jason White.
Il loro album d'esordio fu "39/Smooth" pubblicato nel 1990 a cui seguì, sempre nello stesso anno "Slappy" entrambi di discreto successo. La fama giunse però tre anni dopo con la firma con la Warner Bros e da allora ebbe inizio una strabiliante carriera in cui incisero dodici album, vinsero sei Grammy Awards e vendettero più di 85 milioni di dischi, guadagnandosi un posto tra i gruppi con più vendite al mondo.
"Wake me up when September ends" fa parte del loro settimo album "American idiot", pubblicato il 21 settembre 2004. Il brano è stato scritto dal cantante del gruppo per il padre, deceduto nel settembre 1982 a causa si un cancro e il titolo stesso è stato pronunciato da Armstrong alla madre, il giorno del funerale. Il forte simbolismo intimo e sentimentale è chiaramente rappresentato nel videoclip, che rappresenta una riflessione sul dolore provocato dalla conseguenze della guerra in Iraq. Il video è stato diretto da Samuel Bayer ed è interpretato da Jamie Bell e Evan Rachel Wood, due innamorati la cui vita viene sconvolta quando lui decide di arruolarsi nel Corpo dei Marines.
Potete vedere il video, e ascoltare ancora una volta questa bellissima canzone al link qui sotto

Green Day - Wake me up when September ends

L'appuntamento è per la prossima settimana con il terzo appuntamento!

giovedì 19 aprile 2018

Parole in musica; Speciale "Wonder". Parte 1


Ma buongiorno amici lettori! Buon giovedì a tutti e ben ritrovati con un articolo speciale del blog che nasce da un idea nata durante la letture di "Wonder" uno dei libri che mi ha più fatto emozionare nel corso del mese.
Come vi avevo già anticipato nella recensione (che potete trovare qui) questo splendido libro per ragazzi scritto da R.J. Palacio nasconde tra le sue pagine una vera e propria colonna sonora, una serie di bellissime canzoni che, se ascoltate durante la lettura, permettono di entrare direttamente all'interno della storia.
Se mi conoscete almeno un po' saprete sicuramente quanto mi piaccia quando i libri riportano canzoni e quindi ho voluto creare questa rubrica speciale, totalmente dedicata a questo libro, in cui analizzeremo una volta a settimana le undici canzoni che lo arricchiscono.
La prima canzone di cui vi parlo è proprio "Wonder" di Nathalie Merchant, da cui il romanzo prende il nome.
Natalie Anne O'Shea Merchant è nata a Jamestown, Stati Uniti, il 26 ottobre 1963, la famiglia materna era di origini irlandese (O'Shea) mentre quella paterna siciliana (il suo cognome era "Mercante" prima di essere trasformato di "Merchant").
Ha iniziato la sua carriera musicale come prima voce dei "10.000 Maniacs", ai quali si è unita giovanissima e che ha poi abbandonato nel 1993 per iniziare la carriera da solista.
Da allora ha pubblicato ben dieci album, tutti di enorme successo e ha collaborato con grandi nomi della musica come Michael Stipe, Susan McKeown, David Byne, Tracy Chapman e Peter Gabriel.

"Wonder" fa parte dell'album "Tigerlily", pubblicato nel 1995 e ha raggiunto il numero venti della classifica americana Hotboard 100 e il numero 10 nella classifica canadese RPM Tom Singles, superando il precedente successo dall'autrice "Carnival".
Con il suo testo profondo, arricchito dalla bellissima voce della cantante, la canzone ha subito suscitato interesse e in un intervista la Merchant ha dichiarato di essersi ispirata alla vita di due gemelli affetti da una malattia congenita che lei aveva conosciuto per voler esperire che nonostante le disabilità si possono raggiungere tutti i proprio obbiettivi. Forse proprio per questo motivo R.J. Palacio l'ha scelta come punto saldo del suo libro, e ha fatto proprio bene perché è una canzone davvero meravigliosa che vi invito ad ascoltare. Qui sotto trovate il link


martedì 23 gennaio 2018

Parole in musica; Van Morrison "Tore Down a la Rimbaud"



Buon martedì a tutti voi, cari amici lettori!
Torna oggi un nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alla musica.
Oggi prendo spunto da un libro che ho avuto modo di leggere qualche mese fa "La casa alla fine del mondo" di Michael Cunningham, la cui recensione se volete potete leggere qui.
Sono tante le belle canzoni, molte dei quali vari pilastri della storia del rock americano, ma quella di cui ho scelto di parlarvi oggi ha particolare importanza perchè è quella che viene ascoltata quando Bobby si trasferisce a New York per iniziare a vivere con Jonathan e Clare.
L'artista in questione è Sir George Ivan Morrison, conosciuto in tutto il mondo semplicemente come Van Morrison. Nato a Belfast il 31 agosto 1945, cresce in una famiglia protestante e, influenzato dalla madre e dal padre, cantante lei e collezionista di dischi jazz e blues lui, inizia ad ascoltare musica fin dalla più tenera età e in seguito affermò di essere stato ispirato proprio dagli artisti preferiti dei suoi genitori tra cui Ray Charles e Solomon Burke.
Inizia prestissimo a suona diversi strumenti, dalla chitarra all'armonica a bocca, dalle tastiere al sassofono, e all'età di quindici anni, Morrison se ne va improvvisamente di casa per intraprendere la sua carriera musicale, Suona in diversi locali primi di entrare a far parte del gruppo dei Manarchs, con i quali partecipa ad una tournée in Europa.
Nel 1964 fonda il proprio gruppo, i "Them" con i quali raccoglie diversi successi e indice "Gloria" canzone destinata a diventare un classico del rock ed essere rifatta da numerosi altri artisti.
Dopo quella felice parentesi, intraprende una carriera solista, in bilico tra l'amore di gioventù per la musica nera e lo stretto legame con la musica tradizionale della sua terra d'origine, connubio che renderà il suo stile unico e dotato di una vocalità intensa ed incredibilmente espressiva.
Nella sua immensa carriera, Morrison ha pubblicato più di quaranta album, sette raccolte e a vinto la bellezza di quattro Grammy Awards.
"Tore Down a la Rimbaud" fa parte dell'album "A Sense of Wonder" pubblicato nel 1985 e prende punto dal poeta francese Arthur Rimbaud, divenuto famoso a soli quindi anni.
Morrison dichiarò di aver iniziato a scrivere questa canzone nel 1975, durante il triennio professionale inattivo dopo aver pubblicato l'album "Veedon Fleece" e di essere stato particolarmente colpito dal fatto che Rimbaud avesse deciso di smettere di scrivere a ventisei anni e che in seguito divenne un trafficante di armi.
Qui sotto potete trovare il link dove poterla ascoltare.
Noi ci risentiamo domani con una nuova recensione ed un bellissimo speciale!

Van Morrison "Tore Down a la Rimbaud"





lunedì 8 gennaio 2018

Parole in musica. Aerosmith "Janie's got a gun"


Buongiorno amici lettori!
In attesa della conclusione della mia lettura corrente, ossia "Il labirinto degli spiriti" di Carlos Ruiz Zafòn, ho deciso di iniziare questa settimana alla grandissima, anche considerato che si tratta della prima settimana ufficiale dopo le feste e quindi un po' di carica serve a tutti.
Cosa può infonderla più di una bella canzone?! Una canzone scritta e suonata da una delle più grandi band mai esistiti?!
Signore e signori, gli Aerosmith! E nello specifico la loro bellissima canzone "Janie's got a gun".
In "Una perfetta sconosciuta", intrigante thriller di Alafair Burke, la protagonista, Alice, si prende gioco dello sprovveduto fidanzato Jeff raccontandogli di essere apparsa nel video di questa canzone, e ovviamente si diverte moltissimo quando lui lo rivede decine di volte cercando di vederla.
La formazione di questo celebre gruppo avvenne con l'incontro tra il chitarrista Joe Perry, il bassista Tom Hamilton e il cantante Steven Tyler, a cui si aggiunsero successivamente gli altri due componenti, il batterista Joey Kramer e il chitarrista Ray Tabano (ideatore anche del logo della band) che andarono a completare, nel 1970, la prima formazione del gruppo. Nel 1971, in seguito al primo concerto tenutasi in una High School in una cittadina del Massachusetts, avviene il primo cambio interno, Bard Whitford subentra a Ray Tabano, che rimarrà comunque sempre vicino alla band.
L'album di debutto, chiamato semplicemente Aerosmith, uscì il 13 gennaio 1973 e anche se non ottenne un grande successo commerciale, fu molto rivalutato negli anni seguenti, venendo considerato come un ottimo esordio per la band nonchè uno tra i primi esempi di hard rock negli Stati Uniti.
Fu nel 1975 che gli Aerosmith esplosero, con l'uscita di "Toys in the Attic", che ad oggi ha venduto otto milioni di copie, la band fu lanciata ufficialmente verso il successo. In seguito alla pubblicazione del sesto album "Night in the Ruts", la band viene stravolta da un altra sostituzione; uno dei principali membri, non che secondo front-men Joe Perry che insieme a Steve Tyler si era guadagnato il nome di "The Toxic Twins", lascia il gruppo a seguito di un litigio e viene sostituito da Jimmy Crespo.  Con l'arrivo della fama arrivarono anche i problemi con la droga, che per anni colpirono i membri del gruppo. Ad oggi gli Aerosmith hanno pubblicato ben quindi album di enorme soggetto in cui compaiono ventisette singoli piazzati ai primi quaranta posti di numerose classifiche mondiali, nove al numero uno della Mainstream Rock Tracks. Vincitori di quattro Grammy Awards e dieci MTV Video Music Awards, nel 2001 sono stati inseriti nella Rock and Roll Hall of Fame. Ancora oggi continuano a suonare dal vivo per la gioia del loro affezionatissimi fans, i "Blue Army".
"Janie's got a gun" fa parte dell'album "Pump", uscito nel 1989. Scritta da Steve Tyler  e da Tom Hamilton, doveva essere intitolata "Danny's got a Gun" in riferimento ad un amico di Tyler, ma è stato successivamente modificato, come anche l'idea iniziale di ispirarsi ad un articolo di giornale sulle vittime di colpi di pistola, poi associato al tema degli abusi sui minori; la protagonista della canzone, Janie, è infatti una ragazza che si vendica delle molestie sessuali subite dal padre.
Il video musicale a cui si riferisce Alice in "Una perfetta sconosciuta", è stato diretto dal noto regista David Fischer e contiene riferimenti espliciti all'incesto e alla pedofilia. Proprio per alcune scene a dir poco raccapriccianti, soprattutto quelle che riguardano Janie (interpreta da Kristin Dattilo) in seguito alle violenze, non venne trasmesso da diverse emittenti, tra i quali la celebre MTV.
Al link qui sotto potete vedere il video e ascoltare la bellissima canzone.

Aerosmith "Janie's got a gun"

mercoledì 6 dicembre 2017

Parole in musica; Joe Jackson "The Verdict"


Buongiorno amici lettori!
Siamo a metà settimana e quindi è tempo di distarci un po' dai problemi quotidiani attraverso qualche bella canzone.
Quella di cui vi voglio parlare oggi in questa mia rubrica dedicata alla musica arriva dalle pagine di "La fabbrica dei cattivi", libro di Diego Agostini che ho letto durante lo scorso mese (qui potete trovare la recensione)
Tante le bellissime canzoni che l'autore ci fa conoscere attraverso quella che il suo protagonista definisce come una personale colonna sonora ma una appare particolarmente importante; quella che risuona nella testa di Alex mentre attende nella cella americana nel quale è stato rinchiuso dopo essere stato accusato di aver abbandonato i suoi due figli.
A suo avviso "The Verdict" si adatta perfettamente alla sua drammatica situazione ed è impossibile dargli torto. Ascoltando le note gravi e intense di questa canzone, accompagnata da tamburi e trombe, appare davvero verosimile l'impressione di trovarci noi stessi della sfibrante attesa di un giudizio.
L'autore è Joe Jackson (nome completo David Ian Jackson, iniziò a chiamarsi Joe dopo la scioglimento del suo primo gruppo, ispirandosi al pupazzo Joe 90), cantautore, polistrumentista e compositore nato a Burton upon Trent (Inghilterra) l'11 agosto 1955.
Jackson cominciò a suonare il violino durante la sua infanzia avvenuta a Portsmounth, ma ben presto decise di passare al pianoforte.
All'età di sedici anni iniziò a suonare nei bar e vinse una borsa di studio in composizione musicale alla London's Royal Academy of Music. La sua prima band furono gli Edward Bear, gruppo poi rinominatasi Arms and Legs e sciolto nel 1976.
Due anni dopo un produttore discografico ascoltò un suo nastro e decise di scritturarlo.
Il suo primo album "Look Sharp!" venne pubblicano nel 1979 e seguito l'anno dopo da "I'm the Man" e "Brat Crazy", album che lo vedono accompagnato alla Joe Jackson Band, prima che iniziasse a suonare da solista.
Considerato uno tra i principali esponenti della New Wave, al pari di Elvis Costello e Grahm Parker, nella sua quasi quarantennale carriera ha spaziato tra numerosi generi, dal pop al jazz, dalla musica classica al punk rock, donando alle sue opere una caratteristica unica nel suo genere.
Inoltre Jackson è anche scrittore; nel 1999 ha pubblicato "A Cure for Gravity", un autobiografia che descrive la musica dei suoi esordi, dall'adolescenza al ventiquattresimo compleanno.
Su "The Verdict", canzone contenuta nell'album "Body and Soul" del 1984, proprio Agostini nel suo libro ci spiega che l'autore ha girato mezza New York prima di trovare un posto adatto per registrarla, scelta infine ricaduta su una chiesa perché le sue pareti in legno e marmo assorbivano e insieme facendo rimbalzare i suoni, garantendo così un effetto unico.
Non conoscevo questa bellissima canzone e sono stata molto contenta di questa scoperta, che vi invito a gustare ascoltando l'audio che vi lascio al link qui sotto.
Spero che questo articolo vi sia piaciuto e vi rimando al prossimo appuntamento con una nuova imperdibile canzone.

Joe Jackson - The Verdict

martedì 28 novembre 2017

"Parole in musica"; The Police "Every Breath You Take"


Buon martedì a tutti cari amici lettori!
La canzone di cui vi voglio parlare oggi nella mia rubrica "Parole in musica" deriva da "Terapia di coppia per amanti", famoso romanzo di Diego De Silva che ho letto la scorsa settimana (qui potete trovare la recensione) ed è una delle mie canzone preferite in assoluto.
Nel libro è il pretesto che fa incontrare i due protagonisti, Modesto e Viviana, entrambi per caso nello stesso bar nel momento in cui viene trasmessa alla radio, lei mima le parole con le labbra, lui annuisce compiaciuto, si scambiano due parole e da lì nasce la loro storia; nella mia vita invece è la dedica che ho fatto ormai diversi anni fa ad una delle persone più importanti della mia vita.
In entrambi è fondamentale, tanto che nel romanzo viene scritto un vero e proprio capitolo sull'analisi del testo (in cui emerge la realtà che non si tratti di una canzone d'amore ma della descrizione di un rapporto ossessivo) e che ancora oggi io mi ricordo la promessa; ovunque sarà, qualunque cosa deciderà di fare, io sarò sempre al suo fianco.
Al bando i sentimentalismi, parliamo di "Every Breath You Take"  e del meraviglioso gruppo che l'ha creata, uno delle più celebri band rock al mondo.
I The Police nacquero a Londra nel 1976 e nella loro carriera che durò fino al 1986 vendettero più di 75 milioni di dischi.
Tutto iniziò con il batterista Stewart Copeland, figlio di un ex agente della CIA divenuto consulente diplomatico indipendente, dopo aver studiato per anni percussioni, giunse a Londra e iniziò a far parte della vivace scena musicale londinese suonando in diverse band.
Fu proprio a Londra che tra la fine del 1976 e l'inizio del 1977 conobbe Gordon Matthew Thomas Sumner, alias Sting, che aveva visto cantare e suonare il basso a Newcastle con il gruppo Last Exit.
In seguito Sting si trasferì lì e Coperland arruolò il chitarrista Henry Padovani per formare la loro band The Police.
Il primo singolo che registrarono fu "Fall Out/Nothing Achieving" con un budget di soli 400 sterline.
Nel corso dell'anno al gruppo si unì l'altro chitarrista Andy Summers ma la formazione a due chitarre durò solo per due concerti, fino a quando Padovani non abbandonò la band.
Ora definitivamente formati ma ancora con un budget estremamente ridotto, i Police decisero di autofinanziarsi il primo album "Outlandos d'Amour" in cui compariva "Roxane" la celebre canzone che narra di un ragazzo disperatamente innamorato di una prostituta. Fu proprio con questo splendido singolo che la band raggiunse fama mondiale.
Nel corso della loro bellissima carriera publicarono la bellezza di dodici album tra cui comparvero alcune delle più belle canzone mai scritte. In seguito ad alcuni dissapori nel 1984 il gruppo si prese un periodo di paura ma la separazione non fu mai ufficializzata. Tornarono infatti a suonare negli anni seguenti, fino al 7 agosto 2008 quando durante l'ultimo concerto al Madison Square Garden di New York vene dichiarato l'effettivo scioglimento.
"Every Braeth You Take" fa parte del quinto album della band "Synchronicity", pubblicato il 17 giugno 1983, e Sting grazie a questo brano vinse il Grammy Award per la canzone dell'anno.
Il testo della canzone è stato fortemente influenzato dal divorzio del cantante, avvenuto proprio in quel periodo ma si ipotizza che possa anche riferirsi alle lotte sindacali dell'epoca che ribadivano il fatto che i lavoratori "controlleranno" tutti i passi dei datori di lavoro per la tutela dei loro interessi.
Per quanto mi riguarda, gelosia e possessività che si voglia, rimarrà per sempre un degli inni d'affetto più belli e profondi del mondo, e su questo non mi smuovo!
Penso che molti di voi la conoscano ma in ogni caso vi lascio qui sotto il link dove ascoltarla e perdervi ancora una volta nella sua bellezza.

The Police - Every Breath You Take

giovedì 23 novembre 2017

"Parole in musica"; The Fray "When The Story Ends"



Buongiorno amici lettori!
Oggi è giovedì e mi voglio dare alla musica, caposaldo di tutta la mia intera vita.
In questo nuovo appuntamento con la mia speciale rubrica "Parole in musica" torno a citare una delle mie scorse letture "Dove la storia finisce" di Alessandro Piperno (qui potete trovare la recensione).
Tra le sue pagine, infatti, ho trovato una bellissima canzone di uno dei gruppi che personalmente più apprezzo  nel panorama internazionale; "When The Story End" dei The Fray.
Ad ascoltarla sono Benedetta e Martina, le due ragazze legate da un rapporto che per alcuni versi va oltre l'amicizia. Questa canzone le accompagna durante il weekend per l'addio al nubilato di quest'ultima e,in seguito, le due l'ascolteranno insieme quando si ritroveranno anni dopo alla festa per l'anniversario dei genitori di Benedetta.
Oltre alla similitudine tra il titolo della canzone e il titolo del libro, appare una scelta decisamente azzeccata per esprimere il clima che lega i due personaggi e tutta la storia in generale.
Ma parliamo un po' di questo gruppo! I The Fray sono un gruppo musicale statunitense nato a Denver in Colorado all'incirca nella primavera del 2002 quando due dei futuri membri, Isaac Slade (cantante) e Joe King (chitarrista), ancora studenti, s'incontrarono per la prima volta in un negozio di chitarre locale e da lì iniziarono ad incontrarsi regolarmente, cominciando a scrivere canzoni.
Inizialmente il gruppo fu composto dal batterista Zach Johnson (poi trasferito per frequentare una scuola d'arte a New York), a cui subentrerà Ben Wysocki, e dal fratello di Isaac, Caleb Slade, che abbandonerà la band per far posto a Dave Welsh.
Il nome The Fray venne scelto durante la festa di diploma di Caleb Slade associando il nome "fray", "disputa" al fatto che i membri discutessero sempre durante la creazione delle canzoni.
Il successo arrivò nel 2006 con l'uscita del loro album d'esordio "How To Save a Life" da cui venne estratto l'omonimo singolo che li portò a livelli di fama mondiale, anche grazie al fatto che venne scelto come colonna sonora per diverse serie di successo. (è stata inoltre una delle canzone più significative di quegli anni della mia vita, ma questo, ovviamente, non interessa a nessuno..)
"When The Story Ends" fa parte del loro secondo album chiamato semplicemente "The Fray"  (a cui seguirono "Scars & Stories" del 2012 e "Helios" del 2014) e nel deluxe è presente anche in una particolare versione suonata da Isaac al piano.
Vi invito caldamente ad ascoltarla perchè molto emozionante.
Qui sotto trovate i link per ascoltare le due versioni

The Fray "When The Story Ends"
The Fray "When The Story Ends" Piano Version Live

Spero che anche questo articolo vi sia piaciuto
Io vi aspetto domani per l'ultima recensione della settimana e il consueto appuntamento con il "Consiglio per il weekend"
Un abbraccio e buona lettura!

martedì 14 novembre 2017

"Parole in musica"; Eurythmics "Here Comes to Rain Again"


Finalmente torno a parlare di musica e lo faccio collegandomi al romanzo che ho assolutamente sfruttato di più in queste settimane! Si, avete capito bene.. parlo per l'ennesima volta di "Follia Profonda" che dopo la recensione (qui)  "Spunti tra le righe" (qui) e "Catena di carta" (qui) si piazza di diritto anche in questa speciale rubrica, donandomi una canzone davvero molto interessante di cui assolutamente non potevo non parlare!
Siamo proprio nelle primissime pagine e Jan Forstner (ormai non c'è bisogno che ve lo presenti) mentre si reca con la sua auto alla Waldklinik ascolta la canzone trasmessa alla radio; "Here Comes to Rain Again" degli Eurythmics, gruppo synth pop britannico degli anni 80 formato dalla bellissima Annie Lennox e del compagno David A. Stewart, sciolto nel 1990 a causa della crisi personale dei due componenti che tutt'ora continuano la loro attività musicale separatamente, sebbene con un profilo più basso rispetto a quegli anni di grande successo.
Gli Eurythmics, infatti, furono un gruppo veramente molto amato, con tredici album di successo mondiale, tra cui uno Live e ben quattro raccolte.
"Here comes to Rain Again" fa parte di "Touch" album alternative/indie uscito nel 1983, è stata scritta in seguito ad una discussione tra Annie e David mentre stavano scritturando canzoni nel Columbus Hotel di New York e con il suo testo malinconico crea un paragone tra i doloranti e tragici sentimenti dell'amore non corrisposto con la pioggia che cade.
Il video (che potete apprezzare qui) vede i due protagonisti in una casa sulla spiaggia delle Isole Orkney, con lei che cammina lungo la spiaggia rocciosa e in cima alla scogliera con la camicia da notte ed una lanterna in mano, alla ricerca di qualcosa.
Da amante sfegatata della musica anni 80 sono corsa a caricarla nell'IPod!
Voi, cosa aspettate a farlo?!

giovedì 26 ottobre 2017

Nuova rubrica! "Parole in musica"; "Every Time We Say Goodbey" di Chet Baker

Buongiorno cari amici lettori!
Oggi iniziamo subito con le sorprese; ecco finalmente la seconda nuova rubrica del blog!!
Dovete sapere che la musica è una delle più grandi passioni e mi emoziono sempre quando, all'interno di un libro, trovo il rimando a qualche canzone che, se ascoltata, permette di sentirsi ancora più parte della storia che stiamo leggendo.
In "Parole in musica" parleremo proprio di questo, le canzoni scelte dagli autori come colonna sonora di una particolare scena della loro storia e ovviamente del libro a cui appartiene.
La canzone di cui vi parlo oggi si intitola "Every Time We Say Goodbey" di Chet Baker presa da "Parlami d'amore" libro di Silvio Muccino e Carla Vangelista di cui vi ho parlato qualche settimana fa(recensione qui).
Nella scena precisa, Sasha e Nicole, i protagonisti della storia, ballano sulle note di questa canzone una notte nei cortile di un condominio e per la prima volta entrambi si ritrovano a chiedersi se la loro sia solo una profonda amicizia oppure si tratti di qualcosa di più.


Chesney Henry "Chet" Baker nasce a Yale il 23 dicembre 1929 e muore ad Amsterdam il 13 maggio 1988.
Figlio del chitarrista Chesney Henry Baker Sr, si avvicina alla musica da bambino proprio grazie al padre che gli regala un trombone, poi sostituito con una tromba perchè per lui decisamente troppo grande.
Trasferitosi nella California meridionale, Chet Baker inizia a fare carriera suonando nella band di numerosi artisti jazz e nei primi anni '60 forma sua sua band, nella quale oltre a suonare la tromba, ricopre anche il ruolo di cantante.
La sua sfavillante carriera fu caratterizzata anche dai suoi problemi con la droga; la dipendenza da eroina gli causò numerosi problemi legali inclusa una detenzione di più di un anno proprio qui in Italia nel carcere di Lucca.
1966 il trombettista sparì della scena e ricomparve qualche anno dopo a New York dove, parzialmente disintossicato, registrò diversi brani collaborando con alcuni grandi artisti dell'epoca, tra i quali il grandissimo Elvis Costello.
Chet Baker morì il circostante oscure cadendo da una finestra del Prins Hendrik Hotel di Amsterdam, probabilmente sotto l'effetto di droghe. Passò alla storia per il suo stile lirico e intimista e per essere stato tra i principali esponenti del genere conosciuto come cool jazz.
"Every Time We Say Goodbey" fa parte dell'album "Let's get Lost" datato 1988 ed è una delle migliori rappresentazioni del suo immenso talento.
Vi invito ad ascoltarla qui e lasciarvi trasportare dalla magia


Allora, cosa ne pensate di questa nuova rubrica?
Vi piace? Vi sembra interessante? Fatemi sapere le vostre opinioni, mi raccomando!

Noi ci sentiamo più tardi con una nuova imperdibile recensione!!