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venerdì 18 gennaio 2019

Un caffè con.. Debora Porfiri!


Buona sera a tutti voi, cari amici lettori!
Dopo qualche giorno di assenza (giustificato perché sto lavorando ad una sorpresa che spero io possa rivelarvi presto) eccomi pronta per ritornare da voi con un nuovo appuntamento della mia rubrica preferita, la pausa caffè letteraria in compagnia di un autore. In questa inedita veste serale, vi annuncio con estremo piacere che ho avuto modo di scambiare due chiacchiere con Debora Porfiri, autrice del romanzo "L'istinto materne nuoce gravemente alla salute. Cronache estemporanee di una M.A.M.M.A. in divenire", ironico racconto di una neo mamma alle prese con la sua prima gravidanza. Se vi siete persi la recensione dell'opera potere ritrovarla a questo link. Se invece siete curiosi di saperne di più su di essa e sulla sua autrice allora non vi resta che accomodarvi.. il caffè letterario è servito!


  •  Innanzi tutto vorrei ringraziarti per aver accettato di fare due chiacchiere con me in questa mia “pausa caffè letteraria”. Il tuo romanzo “L’istinto materno nuoce gravemente alla salute. Cronache estemporanee di una M.A.M.M.A. in divenire” è un opera ironica ed irriverente ma decisamente anche molto intima. Com’è nata l’idea dalla quale ha preso vita?


Ciao Simona, grazie a te per l’invito: è un piacere chiacchierare con te e i tuoi lettori e le tue lettrici! La genesi del libro risale a quando mia figlia aveva poco più di un anno. Durante il primo anno di maternità mi ero accorta che molto spesso le rappresentazioni delle mamme ruotavano attorno a due assi. Il primo era quello della maternità tutta rosa e fiori, mentre il secondo – agli antipodi – era quello della maternità percepita come tragedia, un’esperienza da rinnegare. Ovviamente queste due situazioni esistono, ma non sono che delle opzioni in un campo di possibili molto più ampio. Per questa ragione ho voluto creare la figura della M.A.M.M.A., un personaggio multivalente che libera la mamma facendo esplodere gli stereotipi.

  •  Nel tuo romanzo, che si presenta quasi sottoforma di piccolo manuale, sveli tutti quelli che sono i piccoli segreti sulla maternità che nessuno ha mai voluto affrontare. Come hai affrontato la loro stesura? Ci sono state cose che hai avuto un po’ timore a rivelare oppure hai affrontato tutto con spensieratezza?



Dal momento in cui ho deciso di scrivere, i timori si sono dissolti. La prima cronaca che ho redatto è anche la prima del libro, cioè quella del giorno del parto. Poi la stesura si è fatta via via più ‘caotica’. Cercavo di alternare cronache divertenti e leggere a cronache più emotive, per assicurarmi di mantenere un certo equilibrio. Solo una volta terminata la scrittura dei 52 testi mi sono occupata dell’organizzazione testuale finale. Volevo chiaramente restituire lo svolgimento del primo anno da M.A.M.M.A. e allo stesso tempo garantire un ritmo scorrevole per la lettura.


  •  Nel tuo libro racconti le esperienze che hai vissuto durante la nascita della tua prima bambina, ma adesso sappiamo che sei diventata mamma per la seconda volta. Com’è stato rivivere tutto da capo? Hai notato delle differenze avendo già avuto un po’ di esperienza oppure è risultato tutto uguale?


Il libro è in effetti basato su delle esperienze personali, ma non solo. Per quanto scritto in prima persona, il testo si è nutrito anche di esperienze per così dire di seconda mano, senza dimenticare una spruzzatina di invenzione. Tanti mi chiedono se si tratta di un’autobiografia; il termine auto-fiction mi sembra più appropriato. Questo implica una forte rimediazione dell’esperienza, per esempio attraverso strutture e architetture testuali esplicite, quasi artificiose. Mi piace molto l’immagine che la studiosa Isabelle Grell utilizza a questo proposito: “nell'autofiction, l'autore estrae un filo dal tessuto che è la sua vita e, più che tagliarlo, lo segue, lo taglia, lo riattacca, lo sfilaccia, lo riannoda.” 

(N.B. per saperne di più sull'autofiction Debora ci riporta questa interessante intervista a Isabelle Grell che vi invito a leggere a questo link)

Per quanto riguarda la mia seconda maternità, la grande differenza è stata che M.A.M.M.A. già lo ero. Quindi lo tsunami identitario che mi ha investita la prima volta mi ha risparmiata alla nascita di mio figlio. Poi è chiaro che ogni neonato ti rivela altre sfaccettature del tuo essere genitore. Nel mio caso, con la sua dolcezza Elia mi ha aiutata ad abbattere quelle barriere che ancora sussistevano. Grazie a lui ho accettato più facilmente la mia vulnerabilità. 

  •  Tutte noi donne scrittrici sappiamo quanto sia difficile congiungere la scrittura alla nostra routine, specialmente se si ha dei figli. Tu come te la cavi in tal proposito, riesci a ritagliarti del tempo per coltivare la tua passione o devi fare i salti mortali per riuscire a fare tutto?


Salti mortali, per forza! A volte non scrivo per settimane o mesi. Per fortuna poi ci sono momenti in cui scrivo ogni sera, come è stato per L’istinto materno. Diciamo che tra il lavoro e la famiglia, la scrittura ha un posto privilegiato la sera. In questo momento ho in cantiere un romanzo, ma la sua stesura è un po’ in standby: L’istinto materno ha ancora bisogno di me, di essere accompagnato.

  •  Ogni capitolo del libro si conclude con l’originale acronimo M.A.M.M.A. che assume diversi significati a seconda delle tematiche trattate. Se dovessi definirne uno nella tua vita di adesso a cosa corrisponderebbe?


È una bella domanda! Mi sono divertita a concepire 51 acronimi, vediamo se ce la faccio per la 52esima volta….
Direi Madre e Autrice Multivalente Moderatamente Affaticata.

  •  Fin’ora abbiamo parlato di Debora scrittrice ma noi vogliamo anche sapere com’è la Debora lettrice. Sei una divoratrice di libri oppure un libro ti tiene compagnia per mesi? E soprattutto quali sono i tuoi generi o autori preferiti?


La lettura in questi ultimi anni ha subito un netto ridimensionamento. Ero tentata di rispondere che con la maternità leggo molto meno, a volte addirittura niente per lunghi periodi. In realtà, ho letto pochissima narrativa, mentre mi sono buttata a capofitto in saggi sulla genitorialità e l’educazione dei figli. Ho vissuto il diventare mamma come una materia di studio, un’attività che richiedeva approfondimenti e riferimenti. Solo da poco la mia mente si è riaperta alla narrativa. Riguardo alle mie preferenze, rimango fedele ai miei amori dei tempi dell’università in Lettere: scrittura femminile, prima su tutte Virginia Woolf ma anche Alice Rivaz, una scrittrice che sento vicina anche geograficamente visto che abito a Ginevra. Tra le italiane spiccano la Aleramo e la Ginzburg. New entry internazionale: Chimamanda Ngozi Adichie che mi ha conquistata con la sua franchezza e la sua brillante ironia. Leggo anche scrittori, per esempio Paolo Cognetti e Stefano Benni. Quest’ultimo porta sempre una boccata d’aria fresca, un illustre esempio di sperimentazione linguistica, mentre di Cognetti amo tutto ciò che ha scritto, specialmente i racconti: piccoli gioielli.

  •  La domanda che non può mai mancare, quali sono i tuoi obbiettivi per il futuro? Hai in programma qualche nuova pubblicazione?


Come dicevo prima, c’è un progetto già ben avviato, un romanzo che gravita attorno a tre donne della stessa famiglia. Inoltre continuo a scrivere racconti. L’ultima pubblicazione è ‘Fleur de vie’ nella raccolta Socialnarrando che raggruppa i racconti vincitori del concorso “Raccontare in breve”. E continua la promozione de L’istinto materno. Per esempio, sabato 19 gennaio sarò a Brescia per una presentazione/discussione. 

  •  In conclusione; una citazione, tua o di altri, che pensi ti possa descrivere.

Una volta qualcuno ha associato la famosa citazione di Calvino tratta dalle sue Lezioni Americane al mio libro: Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore” Ovviamente ne sono stata molto onorata. Di macigni ce ne sono ancora tanti, ma di certo con L’istinto materno me ne sono liberata di alcuni! 




Ringrazio ancora una volta di cuore Debora Porfiri per la sua gentilezza e disponibilità e vi invito, se doveste essere in zona, ad andarla a conoscere di persona domani a Brescia. Spero, come sempre, che questo speciale vi sia piaciuto. Non vedo l'ora di potermi sedere ancora al mio fittizio caffè per parlare di libri con un nuovo autore. A presto!




mercoledì 9 gennaio 2019

Dal libro al film: La ragazza che sapeva troppo


Buongiorno amici lettori!
Dopo la ripresa della scorsa settimana anche oggi torniamo a parlare di cinema, con mie enorme gioia perché, come ormai saprete, parlare delle trasposizioni cinematografiche tratte dai libro è una delle cose che più amo fare. Di quale film tratto da un libro parliamo oggi? Se siete stati attenti e avete letto il titolo lo saprete già. Oggi voglio farvi conoscere il mio personale confronto tra "La ragazza che sapeva troppo" libro di M.R. Carey, uno dei più belli e più sorprendenti di Dicembre, e l'omonimo film uscito nel 2016 e diretto da Colm MacCarthy. Inizio subito con il dirvi che ho trovato questa trasposizione davvero ben riuscita, nonostante io non sia propriamente un amante del genere horror, sia libresco che cinematografico. Apprezzo però totalmente quando un film rispecchia a pieno il libro da cui è tratto e sono rimasta molto colpita e compiaciuta che in questo caso sia stata fatta una scelta fondamentale, ossia a dare allo stesso autore dell'opera (in questo caso già esperto del mestiere) il compito di creare la sceneggiatura, cosa che, a mio avviso, bisognerebbe fare sempre, salvo piccolissime eccezioni. M.R. Carey sceneggiatore rimane quindi estremamente fedele al M.R. Carey scrittore e crea una trama che si differenzia da quella originale solo per piccolissimi particolari, ad esempio il cambio di etnia della piccola protagonista, nel libro descritta come di razza bianca e nel film invece interpretata dalla giovane e bravissima Sennia Nanua, qualche omissione sul passato della signorina Justineau (Gemma Arterton) e del suo rapporto con il Sergente Eddie Parks (Paddy Considine) o alcuni cambiamenti nel finale. Piccoli cambiamenti ma del tutto trascurabili in quanto tutto il resto risulta immutato, comprese le scene più raccapriccianti. Se posso darvi un consiglio, eviterei di vederlo la sera tardi, soprattutto se si è casa da soli.. come del resto ho fatto io. La pellicola vanta inoltre di un interprete d'eccezione; Glenn Close nei panni della dottoressa Caroline Caldwell. Un volto conosciuto e un talento indiscusso, che si adatta bene al personaggio ma a mio avviso non da al film quel valore in più che i sarei aspettata. Forse è lei che non riesce a splendere, per via anche di un personaggio importante ma dotato di ben poca empatia, o forse sono Gemma Arterton e Paddy Considine che nonostante la loro minore popolarità riescono più che degnamente a sostare al suo stesso livello. In conclusione un film di stampo horror che così ben fatti e toccanti è davvero difficile trovarne.


giovedì 3 gennaio 2019

Dal libro al film: Un piccolo favore


Buon 3 gennaio a tutti amici lettori!
Questo 2019 è appena iniziato ma si sta rivelando davvero ricchissimo di letture e progetti e quindi è con grande gioia che celebro il ritorno di una delle mie rubriche preferite; quella dedicata al film e alle serie tv tratti, più o meno liberamente, dai libri. Sono diverse le trasposizioni lasciate sospeso che aspettano di essere commentate (cosa che farò, lo giuro, ammesso che io riesca a mantenere questa costanza anche quando riprenderò a lavorare) ma quella di cui vi voglio parlare è senza dubbio la più recente e quella che ultimamente ha suscitato più interesse. Parlo ovviamente di "Un piccolo favore" film diretto da Paul Feig che proprio in queste settimane potete ancora trovare nelle sale, tratto dall'omonimo romanzo scritto da Darcey Bell, la cui recensione potete trovare qui Ho avuto occasione di leggere il libro all'inizio di dicembre, proprio in occasione dell'uscita del film e quindi il confronto non poteva essere più fresco e chiaro. Come sempre parlo dalle scelte attoriali, che fin da subito si sono rivelate decisamente azzeccate, non che il maggior punto di forza; Anna Kendrick e Black Lively risultano una coppia ben assortita e assolutamente credibili nel ruolo di Stephanie, la mamma super indaffarata e giovane vedova, e di Emily, la donna in carriera dal passato misterioso. Ciò che colpisce e che un po' frastorna è la decisione di enfatizzare al massimo i lati peggiori dei loro due personaggi tramutando Stephanie in un vero zerbino senza la minima spina dorsale ed Emily in una donna spietata, antipatica e in continua lotta contro il mondo. Da questa scelta nascono quelle che sono tutte le molteplici differenze che separano il libro dal film, a partire da quelle più piccole, come il fatto che Stephanie gestisca un vlog e non un blog oppure la nazionalità asiatica o il lavoro di Sean, interpretato da Henry Golding, non più uomo d'affari ma ben sì scrittore, fino ad arrivare a quelle ben più importanti della quale vi parlerò adesso. Se nella prima parte tutto procede bene, seguendo quella che è la storia creata dalla Bell, ad un certo punto la trasposizione cambia bruscamente rotta prendendo tutta un'altra strada. Da scrittrice e da lettrice quale sono rimango sempre molto amareggiata quando dei produttori, un regista, uno sceneggiatore o chiunque prenda certe decisione, decide di trarre un film da un libro ma cambia totalmente la vicenda da lui raccontata. Come trovo allo stesso modo incredibile che un autrice scelga di dare il benestare ad una sceneggiatura che non tiene assolutamente conto della sua idea ma si appropria della propria creazione e decide di stravolgerla completamente. A questo punto non posso proprio nascondere che questo è proprio uno di quei casi e che la sua visione mi abbia lasciato quasi del tutto senza parole. Per essere corretta devo anche specificare però che la mia reazione sia stata suscitata quasi unicamente dal fatto di aver letto prima il libro; se io lo avessi visto senza sapere nulla sulla sua versione originale, probabilmente non mi sarebbe sembrato così poco credibile. Ma io qui vi sto parlando di film confrontati al libro, quindi fare i confronti è parte dalla cosa. Tornando ai personaggi, e in particolar modo alle due donne protagoniste (in quanto Henry Golding rimane un po' in disparte proprio come il suo personaggi) risultato da subito troppo estremizzate soprattutto per quanto riguarda Emily della quale si capisce subito e chiaramente che potrebbe fare di tutto, cosa che nel libro si percepisce solo in seguito e risulta maggiormente come un colpo di scena. Sono proprio i colpi di scena a mancare nella pellicola che risulta dì di effetto ma nel complesso poco verosimile, sfociando in un finale che non posso non definire terribile perché oltre a rovinare quella che la parte migliore del libro, trasforma tutto il film da un thriller a una commedia all'americana. Mi dispiace sempre quando succede perchè ogni volta che mi appresto a vede un film tratto da libro, specialmente se mi è piaciuto, spero sempre di veder trasformata in realtà la mia fantasia. Non so questo film non lo ha fatto ma, a mio avviso, è stata davvero una delusione.

martedì 4 dicembre 2018

Le migliori letture del mese; Novembre!


Buona sera amici lettori!
Eccomi finalmente tornata da voi, dopo un mese decisamente altalenante, e (anche se mostruosamente in ritardo con le recensioni) pronta per mostrarvi il riepilogo delle mie letture di Novembre con la consueta classifica.
L'obbiettivo di questo mese, che sarà anche quello di Dicembre, è stato quello di "liberare" un po' di posto leggendo quei libri che giacevano nella mia libreria da diverso tempo e che davvero meritavano finalmente di essere letti. Per questo motivo ho avuto la possibilità di confrontarmi con letture regalatomi negli scorsi anni, libri scelti personalmente ma per qualche ragione mai iniziati e libri giunti in mio possesso grazie a scambi avvenuti a scatola chiusa. Devo ammettere che sono state tante le sorprese, ma anche qualche piccola delusione; di alcuni di loro vi ho già parlato nel corso del mese, altri invece devo ancora approfondirli cosa che (tempo ed impegni permettendo) avverrà nei prossimi giorni. Detto questo, le letture di questo mese sono state dieci, traguardo che mi rende ancor più soddisfatta perché due di essi derivano dai bellissimi Gruppi di Lettura, un esperienza che volevo da tempo fare e che certamente ripeterò. Ed ora, bando alle ciance, tutto è proprio per la classifica! Pronti, partenza..via!

Decimo posto: "La lettera scarlatta" di Nathaniel Hawthorne

Uno dei più celebri romanzi storici della letteratura americana che si è rivelato interessante nell'ambientazione, la Boston puritana del 1600, ma ben poco capace di cattura l'attenzione del lettore soprattutto per via di un stile di scrittura troppo pomposo. Da preferire assolutamente il film, di cui vi parlerò il prima possibile.

Voto: 5                       Recensione completa qui


Nono posto: "Vita dopo vita" di Kate Atkinson

Romanzo insolito e particolare che analizza attraverso la vita di Ursola il delicato ed interessante tema della reincarnazione. Prime duecento pagine rese splendidamente ma in seguito la storia finisce per perdersi rivelandosi un progetto forse troppo ambizioso. Peccato..

Voto: 6              Recensione completa non ancora disponibile




Ottavo posto: "Mi si è fermato il cuore" di Chamed

Straziante e commovente romanzo autobiografico che racconta la vita di Chamed, una ragazza segnata da un destino difficile e crudele, che affronta temi delicati come la terribile situazione dei pazienti psichiatrici all'interno dei manicomi italiani degli anni '70. Doloroso e angosciante da leggere, ma forse poco di più.

Voto: 6               Recensione completa qui



Settimo posto; "Il giardiniere" di Natasha Preston

Primo thriller young adult che ho avuto modo di scoprire. Carina la storia e buona la capacità della scrittrice di ricreare il mondo di segregazione di cui la storia racconta. L'unica pecca è lo stile di scrittura, forse un po' troppo acerbo.

Voto: 6.5              Recensione completa qui




Sesto posto: "Quando tutte le donne del mondo" di Simone de Beauvoire


Lettura speciale del mese perchè derivata da un progetto che ha visto coinvolti decine di letture alla scoperta delle opere che parlano di femminismo e della figura della donna del mondo. Un libretto che raccoglie interviste, prefazioni e saggi scritti da Simone de Beauvoire, una delle più importanti attiviste del mondo.

Voto: 7             Recensione completa non ancora disponibile


Quinto posto; "La lettera" di Kathryn Hughes

Romanzo che ha conquistato pubblico e critica e che si è rivelato essere estremamente piacevole e ben riuscito, nonostante parla da un idea non proprio originalissima. Una buona opzione per chi è alla ricerca di una lettura leggera ma non troppo stucchevole.

Voto: 7.5          Recensione completa non ancora disponibile




Quarto posto; "Gli anni della leggerezza" di Elizabeth Jane Howard

Primo libro della celebre saga dei Cazalet, letto in un gruppo di lettura durante tutta la durata di Novembre; esperienza magnifica che mi ha permesso di intraprende la conoscenza della famiglia che è stata capace di conquistare milioni di lettori. Splendido come sempre lo stile della Howard, in un libro attuo quasi unicamente a porre le basi per i capitoli successivi.

Voto: 7.5             Recensione completa non ancora disponibile



Terzo posto; "Raccontami di un giorno perfetto" di Jennifer Niven

Prima grande sorpresa del mese, un romanzo young adult che si rivela capace di commuovere ed emozionare anche una lettrice un po' più adulta come me. Splendidi alcuni passaggi così come il modo di raccontare un argomento importante e doloroso come il suicidio giovanile.

Voto: 8            Recensione completa qui




Secondo posto; "Vorrei incontrarti ancora una volta" di Kate Eberlen

L'argento non può non andare alla seconda grande sorpresa del mese, un romanzo emozionante che dimostra come la vita di ognuno di noi sia fatta di attimi. Perfetto per chi come me ha amato "Un giorno"

Voto: 8          Recensione completa qui




Primo posto; "Divorare il cielo" di Paolo Giordano

Il primo posto non poteva non andare all'ultimo gioiellino di Paolo Giordano che è riuscito a stregarmi completamente tornando a mostrare tutte quelle caratteristiche che avevo amato di lui nei libri precedenti e nello specifico in "Il corpo umano".

Voto: 8.5              Recensione completa qui







giovedì 11 ottobre 2018

Un caffè con.. Elisabetta e Monica Maruffo!


Ciao a tutti amici lettori!
Non riesco a contenere la mia felicità perché anche questa settimana ho la possibilità di sedermi al mio fittizio tavolino del bar e farmi una bella chiacchierata letteraria! Questo appuntamento è addirittura ancora più importante perché l'ospite non è uno solo ma sono ben due; Elisabetta e Monica Maruffo, due sorelle autrice che hanno unito la loro passione per la scrittura nella creazione di un carinissimo romanzo per bambini dal titolo "Tea e il Salice ridente", che ho avuto modo di scoprire e apprezzare lo scorso me. A questo link potete leggere la recensione completa ed essere così pronti a prendere posto insieme a noi e a scoprire tutti i retroscena di questa carinissima opera che parla sia ai bambini che ai loro genitori. Tutto pronto'? Perfetto, allora iniziamo!


  • Elisabetta e Monica, inanzi tutto vi saluto e vi ringrazio per aver accettato di scambiare due chiacchiere con me in questa piccola “pausa caffè” letteraria. Voi siete due sorelle che condividono l’amore per i libri e in parte anche un occupazione a contatto con i bambini. Volete raccontarci come è nata l’idea che ha portato alla creazione di “Tea e il salice ridente” e se e quanto ha contribuito il vostro lavoro in esso?


Ciao Simona, grazie a te per queste belle domande. L’idea di "Tea e il Salice ridente" è nata durante un viaggio in treno, ripensando ai bimbi di oggi, spesso troppo costretti a stare in casa. La vita all’aria aperta ormai è quasi sparita. Così abbiamo immaginato una bambina che desidera conoscere un mondo a lei noto solo dai libri di scuola…quello della Natura!


  • All’interno del vostro libro troviamo delle bellissime illustrazioni create da Enrico Debenedetti. Com’è stato per voi vedere la vostra storia prendere vita attraverso i suoi disegni e quanto avete contribuito alla loro realizzazione?


Il pittore Enrico Debenedetti è stato bravissimo ad interpretare ogni attimo del libro. Le sue illustrazioni richiamano tutti i particolari più importanti e quando ha accettato di illustrare il nostro libro ci ha davvero emozionate. Inoltre chi meglio di lui poteva dar vita a Tea? Enrico Debenedetti ha creato migliaia di giocattoli, con oggetti di riciclo, che ora vivono in un Museo permanente a Borghetto Borbera presso la Casa del Fante. Invitiamo tutti i bambini a visitarlo, magari con una copia del nostro libro .


  • L’arrivo di Tea all’interno del mondo fantastico della Natura ricorda un po’ quello di “Alice nel Paese delle Meraviglie”. Vi siete ispirate un po’ al romanzo di Lewis Carroll o ad altri libri per l’infanzia?


Sinceramente non ci siamo ispirate a Lewis Carroll nonostante la storia di Alice nel Paese delle Meraviglie sia uno dei romanzi che ha incantato grandi e piccini.


  •  Particolarmente interessanti all’interno della vostra storia sono le tre prove che Tea deve affrontare una volta arrivata nella Natura. Quali sono i messaggi che attraverso esse volevate mandare?


Le tre prove sono per Tea un modo per farle conoscere realmente la Natura. Lei la immagina affascinanti (poiché non la conosce ancora), ma come nella vita non è tutto rose e fiori.
Come molti bambini è cresciuta sotto una campana di vetro, attraverso le tre prove, non semplici, riesce a divincolarsi e superarle brillantemente (riesce a mangiare, nuotare, ritrovare la strada di casa del Tulipano senza l'aiuto né dei genitori, né della tata). Le tre prove diventano così elementi di crescita e di responsabilità.


  •  “Tea e il salice ridente” mostra una morale molto importante, sia per i più piccoli ma anche per gli adulti. A chi volevate parlare principalmente, ai bambini oppure ai genitori?


"Tea e il Salice ridente" è nata sì come favola per i bambini, ma sicuramente c’è un messaggio rivolto anche ai genitori. Questo racconto tende a far capire, a quei genitori indaffarati e sempre immersi nel lavoro, che i propri figli hanno bisogno di piccole attenzioni come la lettura di una favola prima di addormentarsi. A volte basta un gesto, una parola da parte di un genitore per cambiare  in meglio la giornata di un bimbo!


  •  Il rapporto tra due sorelle alle volte può essere molto conflittuale. Com’è il vostro nella vita di tutti i giorni e com’è stato lavorare insieme? Siete sempre state d'accordo su tutte le decisioni oppure ci sono state delle lotte?


Il libro è stato scritto a quattro mani, siamo due sorelle molto unite e sotto certi versi molto simili (molte persone ci scambiano per gemelle!). Spesso quando scriviamo, riusciamo ad essere contente del risultato, sia quando siamo insieme sia quando scriviamo pezzi separati e poi li confrontiamo. Diciamo che a volte qualche piccola discussione c’è stata, ma è stato un bene poiché invoglia alla crescita e al confronto. Poi è così bello ritrovarsi a scrivere davanti a una tazza di tè fumante, a dei pasticcini e recitare come se fosse un film quello che vorremmo esternare…e pian piano tutto compare nero su bianco!


  • Domanda di rito; quali sono i progetti per il vostro futuro? Avremo la possibilità di ritrovare Tea in un altra sua incredibile avventura?


Sei la prima persona a cui diciamo che, finalmente, abbiamo concluso le nuove avventure di Tea, che non è più una bambina, ma un’adolescente che…eh no! Dovete leggere il libro!

  •  In conclusione: una citazione a cui tenete particolarmente e che volete regalarci?


Una citazione che mi ripeto ogni giorno, ripeto ai miei bimbi a scuola, alle loro mamme, e a tutti quelli che mi circondano è questa “Un bambino che legge, sarà un adulto che pensa!”…meditate amici lettori….



Grazie ancora di cuore a Elisabetta e Monica Maruffo per questa bella intervista. Spero di rincontrarle presto e parlare insieme della nuovissima avventura di Tea!
Spero che anche voi come me vi siate divertite e sfrutto l'occasione per invitarvi, se siete autore emergenti e volete scambiare quattro chiacchiere con me per parlare della vostra opera, a contattarmi tramite email e modulo di contatto. Nuovi ospiti della mia pausa caffè sono sempre benvenuti!

venerdì 5 ottobre 2018

Un caffè con.. Stefano Valente!


È con enorme gioia che oggi vi annuncio il ritorno di un'altra mia consueta rubrica che, non ve lo nascondo, è anche la mia preferita; finalmente posso sedermi comodamente al tavolino di un bar e scambiare due parole con un gentile autore che ha deciso di accettare il mio invito. Anche questa volta si tratta di un autore emergente, cosa che mi rende ancora più felice; sono infatti in compagnia di Stefano Valente, un autore nell'ombra che ha preferito concentrare tutta la sua attenzione sulla sua opera "Storie fantastiche di gente comune". Questo libro ha fatto parte delle mie letture di Settembre e l'ho apprezzato moltissimo per la ricchezza del significato che vuole trasmettere. Per chi si fosse perso la recensione può ritrovarla a questo link.
Per tutti gli altri, prendete pure posto e lasciatevi sorprendere da questa bella chiacchierata



  •  Inanzi tutto ti ringrazio per aver accettato di scambiare due chiacchiere con me in questa piccola “pausa caffè” letteraria. Nella tua biografia possiamo leggere che ti sei laureato in Scienze Organizzative e Gestionali per poi entrare nell'Aeronautica Militare, di cui attualmente sei graduato. Ma noi qui parliamo di libri, e vogliamo sapere, come e quando è nata la tua passione per la scrittura e come riesci a far convivere il tuo lavoro e la tua passione?


La mia passione è nata circa quindici anni fa quando scrivevo alcuni articoli e poesie per il giornale della scuola. Le Forze Armate incentivano quelle attività atte alla promozione umana. Durante il tempo libero mi dedico alla scrittura.


  •  “Storie fantastiche di gente comune” è il tuo romanzo d’esordio, una raccolta di racconti che raccoglie le vite di tre persone come tante che però vivono un esperienza eroica. Come  è nata l’idea di questo romanzo, come hai proseguito nella sua creazione e, soprattutto, hai attinto direttamente a qualche storia veramente vissuta?


L’idea di questo libro è nata dalla mia necessità di trasmettere ai lettori quei valori celebrati in questa opera  nei quali credo assolutamente. Le storie sono completamente inventate, non ho attinto ad alcuna esperienza realmente vissuta.



  •  Paolo, Chiara e Matteo, i tuoi protagonisti, sono tre personalità diverse ma tutte e tre dimostrano un grande coraggio nelle situazioni che si trovano ad affrontare. Quanto è importante secondo te il coraggio anche nella vita di tutti i giorni?


Io credo che prima del coraggio bisogna affrontare il tema della giustizia, soprattutto bisogna analizzare il suo significato correlato alla ponderazione riguardo le scelte da prendere. Il coraggio è parte integrante dell’insieme di quei valori (giustizia, altruismo, spirito di sacrificio, esempio, disciplina, ecc.) che albergano nell’eroe comune. Il coraggio, senza essere consapevoli di possedere tutti quei valori, è totalmente inutile. Essere coraggiosi senza essere eroi comuni si rivela anche dannoso per sè stessi e per gli altri.




  •  Ci sono delle caratteristiche che senti di condividere con i tuoi protagonisti? C’è qualcuno di loro tre a cui ti senti più vicino intimamente e se sì, perché?


I tre personaggi sono la testimonianza che l’eroe comune esiste. Però, no non mi sento vicino intimamente ad alcuno dei tre protagonisti.


  •  Alla fine del tuo romanzo ci tieni a specificare di aver scelto solo tre storie ma di averne potuto scrivere altre centro. C’è qualche storia, reale o inventata, che metteresti in luce se ne avessi la possibilità?


Penso che ognuno di noi con la sua esperienza può diventare il protagonista di una storia fantastica.


  • Fin’ora abbiamo parlato di Stefano Valente scrittore, ma com’è Stefano Valente lettore? È un divoratore di libri oppure si prende il suo tempo durante la lettura? E quali generi predilige tenere sul proprio comodino?


Leggo abitualmente. Non ho un genere preferito nello specifico. Leggo romanzi storici, gialli, fantasy e fantascientifici per citare qualche genere. Purtroppo detesto, mi dispiace dirlo, quelle trame dedite alla fin troppa ricerca psicologica del personaggio: per esempio alcuni testi biografici o autobiografici, alcuni romanzi noir è alcuni romanzi rosa.


  •  Dal momento dell’autopubblicazione di “Storie fantastiche di gente comune” hai dato inizio alla vera e propria lotta che si trovano a combattere milioni di autori emergenti per darsi visibilità. È davvero nella letteratura che vedi il tuo futuro? E, soprattutto, stai lavorando già a qualche altro progetto?


Il mio sogno è quello di diventare uno scrittore affermato e spero davvero di riuscirci. Ho molti progetti in mente, sicuramente quello che vedrà la luce sarà una trilogia fantascientifica.


  •  In conclusione, una domanda che faccio a tutti gli ospiti di questa mia rubrica; c’è una citazione, tua o no, che vuoi regalarci?


Semplicemente; un libro regala emozioni



Grazie ancora a Stefano Valente per aver trovato il tempo di rispondere alle mie domande e soprattutto a tutti voi che seguite questa rubrica con tanto affetto.
Alla prossima pausa caffè!

giovedì 4 ottobre 2018

Dal libro al film; Carol


Buon giovedì a tutti amici lettori!
Come potete vedere oggi è un giorno speciale perché fa il suo ritorno dopo tanto tempo la rubrica dedicata ai film! Oggi vi voglio e vi devo parlare della trasposizione creata da uno dei libri che ho avuto modo di leggere ed apprezzare lo scorso mese; sto parlando ovviamente di "Carol" film uscito nel 2015, diretto da Todd Haynes e tratto dall'omonimo libro scritto da Patricia Highsmith nel 1952.
La pellicola vede come protagonista, nei panni della giovane Therese, Rooney Mara che si rivela essere il primo punto a favore; l'autrice è davvero carinissima nel suo aspetto e nei suoi modi e si adatta egregiamente al ruolo dell'insicura e timida Therese. La sua vincita nella categoria "migliore attrice" al Festival di Cannes del 2015 appare a dir poco appropriato. Le scelte attoriali si rivelano essere tutte azzeccate, soprattutto per quanto riguarda il ruolo di Carol, affidato alla sempre sensazionale Cate Blanchet che sembra davvero creata apposta per dare vita alla classe e alla profonda insicurezza della donna tanto amato da Therese. Le due attrici, consce nel particolare rapporto tra le due donne mostrato nel libro, riescono a creare un legame palpabile e mettere in mostra tutte le emozione espresse così bene nell'opera della Highsmith. Il film si dimostra essere abbastanza fedele al libro a partire dalla sceneggiatura curata da Phyllis Nagy (che si prende solo qualche trascurabile libertà come il cambio della professione di Therese, non più scenografa ma fotografa) fino ad arrivare alla fotografia e alla rappresentazione, composta da toni freddi e un po' nebbiosi che rappresentano a pieno atmosfera respirata dal lettori durante la lettura.
Nel complesso, una trasposizione riuscita, degna di un libro che è stato capace di fare scalpore affermandosi come una splendida storia d'amore anticonformista.

martedì 28 agosto 2018

Dal libro al film; L'allieva


Con mia grande gioia, questa settimana sarà anche quella che segnerà il ritorno di alcune consuete rubriche, che l'estate e gli impegni avevano momentaneamente annullato.
Per dare di nuovo vita alla sezione dedicata ai film non posso fare a meno di parlarvi del confronto tra i libri di Alessia Gazzola, che mi hanno tenuto compagnia dall'inizio dell'anno, alla serie tv da essi tratto dall'omonimo titolo "L'allieva".
Vista la grande affezione creata nelle lettura dei libri ero decisamente curiosa di scoprire come la storia fosse stata strutturata per adattarsi al piccolo schermo e soprattutto di vedere i personaggi che tanto mi avevano divertito, coinvolto e fatto arrabbiare, divenire finalmente realtà; come spesso succede in queste delicate trasposizioni alla fine è stata proprio la grande affezione a farmi rimanere un po' delusa.. ma prima di parlare di questo, partiamo da principio dalla descrizione dal cast.
La serie sceglie come protagonista Alessandra Mastroinardi, che si rivela da subito decisamente adatta per l'interpretazione della maldestra e pasticciona specializzanda Alice Allevi. Ma, così come nei libri, anche nella serie il merito per la riuscita non è da attribuirsi solo alla giovane allieva ma anche a tutta quella serie di pittoreschi personaggi che la circondano e fatto della sua quotidianità quel pieno di ironia che tanto ci piace; Lino Guanciale (Claudio Conforti), Dario Aita (Arthur Malcomes), Francesca Agostini (Lara), Pierpaolo Spollon (Marco), Jun Ichikawa (Yukino), Martina Stella (Ambra) e il compianto Roy Lovelock (il professor Malcomes) risultano tutti eccellenti ed estremamente convincenti nella creazione dei propri personaggi.
Ciò che però disturba un po' la visione a chi ha letto i libri è la lunga serie di differenze tra le opere d Alessia Gazzola e la sceneggiatura, a cui l'autrice ha comunque contribuito; a partire dalla scelta di inserire il personaggio di Paolone ( Emmanuele Aita) già nella struttura al momento dell'arrivo di Alice (nei libri invece appare solo nell'ultimo prodotto "Arabesque") passando per la scelta di fare di Arthur e Cordelia (Anna Dalton) gli unici due figli del "Supremo" e rendere il primo orfano di madre, fino ad arrivare ai cambiamenti ben più di spessore come l'eliminazione del personaggio di Alessandra per favorire una rocambolesca storia tra Marco e Yukino oppure la completa diversità del rapporto tra Alice e il commissario Calligaris (Michele Di Mauro), spesso visto più come un burbero antagonista che un fedele alleato. 
Un'altra cosa, forse la principale, che colpisce in modo negativo è assolutamente la decisione di basare la serie non su tutta la produzione della Gazzola ma solamente su tre libri ("L'allieva", "Sindrome da cuore in sospeso" e "Un segreto non è per sempre") lasciando le altre indagini totalmente originali. Questa è una cosa che mi è davvero dispiaciuta perché immaginavo di poter rivedere sullo schermo i casi che avevo seguito durante la lettura e sono rimasta decisamente con l'amaro in bocca.
In poche parole si tratta senza dubbio di una serie piacevole, simpatica ed ironica, ma non riesce a reggere il confronto agli occhi di chi, come me, ha letto e amato le tempistiche, le situazioni e gli epiloghi scelti da Alessia Gazzola per la sua storia. Poi, magari non è detta l'ultima parola, ad Ottobre è in arrivo la seconda stagione.. possono sempre fare in tempo a farmi cambiare idea.
Per ora, torno ad aspettare con ansia il prossimo libro.

venerdì 3 agosto 2018

Le migliori letture del mese; Luglio!


Buon pomeriggio amici lettori!
è passato davvero troppo tempo dal nostro ultimo saluto ma con l'arrivo del caldo, il ritorno al lavoro e vari numerosissimi contrattempi non sono proprio riuscita a farmi sentire, e questo mi dispiace moltissimo.
Spero di poter recuperare al più presto una parvenza di normalità e sfruttando queste poche ore libere dopo una giornata di lavoro vi voglio assolutamente parlare delle mie letture di Luglio; letture che sono state molte e nel complesso tutte molto belle.
I libri che ho letto sono stati dodici, alcuni sono stati prestiti, altri letture che attendevo da tempo, altri ancora nati da collaborazioni con autori emergenti, case editrici e l'immancabile Thrillernord e sono uno tra essi si è rivelato insufficiente.
Insomma, un buon bottino per questo mese di inizio estate!
Ora bando le chiacchiere ed ecco a voi la mia personale classifica
Provvederò al più presto, spero già dalla prossima settimana, a recuperare tutte le recensioni mancanti per non rimanere indietro con le letture di Agosto che già stanno rivelando grandi sorprese.. to be continued..

Dodicesimo posto: "La famiglia Aubrey" di Rebecca West


Prima delle letture per Thrillernord e primo libro della trilogia che affronta le vicende di una famiglia inglese di inizio Novecento stremata dalla crisi e da alcuni drammi famigliari narrati da una delle figlie, Rose. Presentato come l'erede dei Cazalet, risulta al di sotto delle aspettative. Poco incisivo e perentorio e a tratti davvero troppo lento..

Voto: 5.5       Recensione completa su thrillernord.it





Undicesimo posto: "Lettere ad un giovane poeta" di Rainer Maria Rilke

Piccolo libricino che mi ha iniziato alla conoscenza di Rainer Maria Rilke, poeta ceco del fine del XIX secolo, che in questo romanzo da vita ad un interessante e profondo scambio di lettere con un giovane poeta deciso ad imitarlo e ad imparare da lui. Senza dubbio da approfondire

Voto: 6.5                       Recensione completa non ancora disponibile 




Decimo posto: "Uno studio in rosso" di Arthur Conan Doyle

Primo romanzo della serie che vede come protagonista il detective intuitivo più famoso di sempre; Sherlock Holmes! Imperdibile.

Voto: 7                 Recensione completa qui



Nono posto: "Come il sole di mezzanotte" di Liliana Onori

Leggera ma a tratti sorprendente storia d'amore ambientata nell'Irlanda dell'Ottocento, racconta la storia di Anna, una giovane di ricca famiglia torta dal collegio, di Julian, un povero marinaio, e del loro amore che sfiderà le più ferree convinzioni sociali.

Voto: 7            Recensione completa non ancora disponibile



Ottavo posto: "Lettera a Berlino" di Ian McEwan

Dopo un primo approccio non proprio bellissimo, McEwan è riuscito a convincermi con questo romanzo a metà tra la spy story e la storia d'amore che ha avuto anche il ruolo di accompagnarmi alla scoperta della città in cui è ambientato, la meravigliosa Berlino.

Voto: 7.5      Recensione completa non ancora disponibile



Settimo posto: "Arabesque" di Alessia Gazzola

Con questo romanzo ho completato quella che per ora è la produzione di Alessia Gazzola per la sua serie "L'allieva". Alice Allevi, ormai così famigliare da sembrarmi una vecchia amica, è ormai un medico legale e nel suo primo caso può dare il meglio di sè.. soprattutto nel suo hobby di investigatrice.

Voto: 7.5         Recensione completa non ancora disponibile


Sesto posto: "All'ombra di Julius" di Elizabeth Jane Howard

Mio primo approccio con l'autrice della celebre serie dei Cazalet. Un romanzo che affronta temi importanti attraverso la vita di tre donne forti, determinate e decise a vivere in nome dell'amore.

Voto: 8                          Recensione completa qui




Quinto posto: "La ragazza che hai sposato" di Alafair Burke

Ultima pubblicazione di quella che si è confermata essere una delle mie autrici straniere preferite. Un thriller magistrale che mette in parallelo due storie; la scandalo sessuale di Jason Powell, economista e figura mediata di successo; e la verità sul passato della moglie Angela, ex ragazza vittima di un pericoloso maniaco.. La Burke è sempre una certezza.

Voto: 8                      Recensione completa qui

Quarto posto: "Quasi colpevole" di Paolo Pinna Parpaglia

Lettura per Thrillernord, prima avvenuta dell'avvocato sardo Quirico D'Escard, costretto a cimentarsi con un delicatissimo processo ai danni di un suo vecchio amico d'infanzia, accusato di aver violentato ed ucciso una studentessa della scuola in cui insegnava. Coinvolgente e sorprendente, quarto posto del tutto meritato.

Voto. 8                      Recensione completa su thrillernord.it


Terzo posto: "Fidanzati dell'inverno" di Christelle Dabos

Uno dei casi editoriali dell'anno, primo libro della trilogia scritto dall'autrice francese Christelle Dabos che racconta le avventure della giovane Ofelia, ragazza dotata di magici poteri, costretta ad un matrimonio combinato che la costringerà a trasferirsi in una realtà completamente diversa della sua, non che a metterla in grave pericolo. Non ha potuto fare a meno di stregare anche me

Voto: 8.5                  Recensione completa qui

Secondo posto: "Quando eravamo eroi" di Silvio Muccino.

Quattro amici che non si vedono da quindi anni si ritrovano in una vecchia casa richiamati da Alex, l'amico sparito nel nulla senza lasciare traccie. è tempo di chiarimenti, è tempo di chiedere perdono prima di compiere un gesto definitivo nei confronti della vita. Un romanzo meraviglioso. Niente più di questo.

Voto: 9                     Recensione completa qui




Primo posto: "Lettera a un bambino mai nato" di Oriana Fallaci

Solo un opera del genere poteva privare Muccino del primo posto. Un vero gioiello, profondo e toccante che da voce all'intimità di una donna nel momento più critico della vita; la formazione di una vita. Ogni parola è superflua, da leggere, assolutamente.

Voto: 9      Recensione completa non ancora disponibile


giovedì 4 gennaio 2018

Spunti tra le righe; La Fontana delle Fiabe


Buongiorno amici lettori!
Eccoci ritrovati con un nuovo appuntamento con la rubrica "Spunti tra le righe" che questa volta veste un ruolo decisamente importante. Questo è infatti il centesimo post del blog e per festeggiare ho deciso di parlarvi di un opera veramente unica e speciale, conservata in una delle più belle città Europee, la mia adorata Berlino!
La scultura di cui ci voglio parlare è la meravigliosa Märchenbrunnen, la Fontana della Fiabe, opera monumentale costruita nel 1913 all'interno del parco berlinese Volkspark Friedrichshain, da me scoperta grazie ad "Omicidio a Berlino" bellissimo thriller di Joseph Kanon che usa questo particolare punto storico per fare da sfondo agli incontri segreti del suo protagonista Alex e il collega Dieter.
Opera monumentale, sfortunatamente poco conosciuta, è assolutamente unica nel suo genere in quanto ispirata alle più famose fiabe conosciute nell'anno della sua creazione; Fratellino e Sorellina, Cenerentola, La fortuna di Hans, Il gatto con gli stivali, i sette corvi, Cappuccetto Rosso, Biancaneve e i sette nani, la bella addormentata nel bosco, Hansel e Gretel, prendono magicamente vita attraverso strabilianti sculture che circondano le fontana creando un'atmosfera veramente da fiaba.
Il primo progetto della Märchenbrunnen fu presentato nel 1901 dall'architetto Ludwing Hoffmann e fu accolto da subito con enorme entusiasmo soprattutto dal Kaiser Guglielmo II, che insistette per seguirne la realizzazione passo per passo, mettendo parola su tutto e chiedendo modifiche al progetto iniziale. Ci vollero ben dodici anni prima di realizzarla ma finalmente il 15 giugno del 1913, proprio per il venticinquesimo anniversario dell'incoronazione dell'Imperatore, vide finalmente luce.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, anche questa opera subì numerosi danni (proprio all'interno del parco si svolse la famosa battaglia di Berlino che pose fine al conflitto) e per salvare le bellissime statue, qualcuno decise di toglierle e nasconderle in tempo in un giardino del quartiere, dove vennero ritrovare solamente negli anni 50. Il governo della DDR decise di restaurare e ricongiungere i vari elementi ma solo nei primi anni del 2000, in seguito a numerosi atti di vandalismo, la Märchenbrunnen, grazie ad una spesa di circa 1,3 milioni di euro, fu finalmente riaperta al pubblico e tornare al suo antico splendore.
Un vero gioiello da scoprire. Nel mio prossimo viaggio a Berlino, che si terrà in Agosto, sarà una tappa assolutamente immancabile!

venerdì 22 dicembre 2017

Speciale feste; I (miei) migliori racconti di Natale


Eccomi qui cari amici lettori con la rubrica speciale che vi avevo promesso.
Come già vi ho detto il periodo natalizio è quello che amo di più in tutto l'anno e dall'inizio del mese ho voluto buttarmi alla scoperta di alcuni libri a tema, alcuni celebri, altri un po' meno.
Ciò che n'è venuto fuori è stata una piccola personale classifica che volevo condividere con voi e che completa le recensioni che avete avuto modo di leggere in queste ultime settimane.
Le letture sono state in totale sei, la maggior parte sono racconti che possono essere gustati anche in una serata sola, altri invece sono dei brevi romanzi, ma ognuno di loro a modo suo è stato capace di regalarmi tante emozioni.
Volete sapere quali sono, come si sono posizionati e quale è il mio personale voto? Allora, bando alle ciance! Qui sotto la classifica dal sesto al primo posto, accompagnati da due parole di presentazione, il voto e il link per leggere la recensione!



Sesto posto; "Il ladro di Natale" Mary e Carol Higgins Clark

Iniziamo con il romanzo che mi è piaciuto di meno, a metà tra il racconto di Natale e il Giallo, non brilla in nessuno dei due generi.
Una sufficienza, ma perchè è Natale.

Voto: 6                                      Recensione qui






Quinto posto; "A casa per Natale" di David Baldacci

Intrigante romanzo su uno strabiliante viaggio in treno da una costa all'altra degli Stati Uniti alle soglie del Natale.
Bellissimo per tutta la durata della lettura fino.. al deludente finale.

Voto: 6.5                                   Recensione qui






Quarto posto; "I fratelli Kristmas" di Giacomo Papi

Uno dei racconti di fantasia più a tema di questa classifica, in cui si respira uno dei principi fondamentali dello spirito del Natale; quello dell'uguaglianza.

Voto: 7              Recensione qui






Terzo posto; "Fuga dal Natale" di John Grisham

Eccoci sul podio! Al terzo posto non può che posizionarsi questo divertentissimo libro di Grisham da cui è stato tratto il celebre film.

Voto: 7                     Recensione qui







Secondo posto; "Canto di Natale" di Charles Dickens

Sicuramente il più celebre racconto di Natale, nella mia classifica non poteva mancare. Ma, sorprendentemente, non è stata questa la mia lettura preferita

Voto: 7                                         Recensione qui






Primo posto; "Ricordo di Natale" Truman Capote

Ebbene sì, è stata proprio questa la mia lettura natalizia più bella.
Una tenerissima storia vera scritta egregiamente e arricchita da bellissime illustrazioni. L'unica ad essere stata capace di commuovermi.
Senza dubbio mi rimarrà nel cuore.

Voto: 7                                    Recensione qui



Cosa ne pensate di questa mia particolare classifica?
Probabilmente vi avrà sorpreso, e sarò andata un po' contro corrente, ma come sempre qui sul blog l'unico cosa da cui mi lascio condizionare è ciò che mi dice la mia pancia e il mio cuore.
Ognuna di queste storie a modo suo mi ha lasciato qualcosa e ciò che gli dico ora è solo un arrivederci, in attesa del prossimo anno.
Con questa ultima rubrica vi auguro i migliori auguri di un felice e splendido Natale, da passare con le persone che amate e, ovviamente, anche in compagnia di qualche bel libro!
Noi ci ritroviamo la prossima settimana per aspettare insieme la fine di questo anno che ci ha fatto incontrare.


martedì 19 dicembre 2017

Dal libro al film; "Fuga dal Natale"


Buongiorno cari amici lettori!
In questa settimana dal clima natalizio anche la rubrica dei film si veste di rosso e oro!
Oggi, infatti, vi voglio parlare del famoso adattamento cinematografico di uno dei racconti di Natale che ho letto in questi giorni; sto parlando ovviamente di "Fuga dal Natale", libro scritto da John Grisham pubblicato nel 2001, film uscito nel 2004 diretto da Joe Roth e con due grandissimi interpreti; Tim Allen e Jamie Lee Curtis.
Dovete sapere che Tim Allen è uno degli attori a cui sono più affezionata, soprattutto in questo periodo. Per me il suo è uno dei veri volti del Natale, a partire da "Santa Clause", il mio film natalizio preferito da sempre.
In questa pellicola è lui senza dubbio il più grande pregio, eccellente nell'interpretazione di Luther Krank, il tipico padre di famiglia americano, contabile, che improvvisamente decide di fare una pazzia e fuggire dal Natale su una favolosa nave da crociera.
Ad affiancarlo nel ruolo della moglie Nora, la bravissima Jamie Lee Curtis, attrice di tantissimi film tra cui "Una poltrona per due", altro grande classico di Natale, e vincitrice di un Golde Globe come miglior attrice in "True Lies". Anche lei assolutamente unica.
Se il libro è assolutamente divertente, il film (uscito in America con il titolo "Christmas with the Kranks") risulta esilarante! Indimenticabili alche scene, sia quelle prese direttamente dal libro che quelle modificati (Luther che si bagna completamente andando al supermercato e Nora che incontra il sacerdote al centro commerciale) o presenti solo nella trasposizione, come ad esempio la divertentissima scena del lifting!
Ho apprezzato moltissimo il lavoro dello sceneggiatore Chris Columbus a cui va il merito di aver mantenuto molte battute del libro e di essere stato capace di adattare innovazioni senza alterare l'idea iniziare dell'autore, Aspetti che io reputo sempre degni di stima.
Un 'altra cosa che ho apprezzato moltissimo e il personaggio di Martin, soggetto che già avevo adorato nel libro, e che nel film viene finalmente del tutto svelato. Pensandoci bene anche Grisham aveva dato tutti gli spunti per raggiungere la verità.. c'è solo una persona che conosce tutti ma non viene riconosciuto da nessuno.. una persona che ognuno di noi ben conosciamo
Appare visibile il duro lavoro di tutti i componenti, basti solo pensare alla scelta degli interpreti dei personaggi meno importanti, come ad esempio Dan Aykroyd nel ruolo di Vic Frohmeyer e un giovanissimo Erik Per Sullivan nel ruolo del figlio Spyke, attore che la mia generazione ben conosce per aver interpretato Dewey, il fratello maggiore della serie "Malcolm".
In conclusione, ciò che ne esce è un film imperdibile, per tutta la famiglia e assolutamente perfetto per infondere il valore del Natale.


martedì 5 dicembre 2017

Dal libro al film; "Una casa alla fine del mondo"


Buongiorno amici lettori!
Eccomi tornata con la mia speciale rubrica che parla di cinema!
La scorsa settimana vi ho parlato di una delle mie ultime letture "Una casa alla fine del mondo", romanzo scritto nel 1990 da Michael Cunningham (qui potete leggere la recensione completa) e finalmente in questo weekend sono riuscita a rivedere il film da cui è stato tratto, che, come vi ho già detto in precedenza è uno dei film che ho più apprezzato nella filmografia di Colin Farrell, mio attore preferito non che grande special love!
Oltre a lui, che interpreta il meraviglioso ruolo di Bobby Morrow, sono tantissimi gli attori di livello che la pellicola diretta nel 2004 da Michael Mayer; Dallas Roberts, ad interpretare l'altro protagonista maschile Jonathan Grover, la bellissima Robin Wright Penn (attrice di La storia fantastica, Forest Gump, Le parole che non ti ho detto, Millenium- Uomini che odiano le donne, ect) nel ruolo della pittoresca Clare e Sissy Spacek nel ruolo della madre Alice.
Speldida appare l'interpretazione di tutti questi grandi autori, eccelsi nel rendere omaggio e dare vita a personaggi di una storia decisamente difficile da approcciare.
"Una casa alla fine del mondo" è un romanzo molto bello ma non propriamente adatto ad un adattamento cinematografico quindi c'è stato necessariamente bisogno di un grande lavoro da parte dello sceneggiatore, che in questo caso è proprio lo stesso Cunningham, per trasformare la proprio opera in modo che diventasse percepibile e apprezzabile dal vasto pubblico.
Proprio per la scelta di dare allo stesso scrittore questo compito, la storia seppur strutturata in modo diverso e modificata, appare assolutamente ben fatta e, a mio avviso, forse anche più piacevole del romanzo in sè.
Attraverso le scene, alcune dinamica altrimenti solamente accennate, risultano totalmente chiare come ad esempio i vari rapporti tra i personaggi, d'importanza essenziale in tutta la storia.
L'amore analizzato in tutte le sue sfumature, quello tra la madre e un figlio, quello adolescenziale tra due ragazzi (interpretato egregiamente da due giovanissimi Harris Allan ed Erik Smith), quello più maturo tra Bobby e Clare, quello omosessuale tra Bobby e Jonathan,quello insolito e particolare che lega infine i tre personaggi principali e la famiglia che decidono di creare insieme.
Appaiono visibili alcune profonde differenze tra il libro e il film, alcune scene non sono presenti, come quella che ha fatto decisamente scalpore del bacio tra Colin e Dallas sul tetto del palazzo, oppure sono state modificante, come la scena dell'abbraccio che richiede Alice per sentirsi viva dopo la morte del marito, nel libro eseguito da Clare mentre nel film da Bobby (più comprensibile visto il suo ruolo in relazione alla famiglia). Altre differenze sono quelle che riguardano il lavoro di Clare, creatrice di gioielli nel libro e di cappelli nel film, oppure la decisione di escludere il ruolo di Eric, fidanzato di Jonathan nel film non presente.
Se nel libro è Eric l'elemento su cui si osservano i terribili effetti dell'Aids, uno degli argomenti fondamentali del film essendo ambientato negli anni 80 e quindi nel picco più alto di diffusione, nel film questa malattia appare direttamente sul corpo di Jonathan. Decisione a mio avviso decisamente eccezionale e fondamentale per la creazione di scene dal forte fattore emotivo.
Difficile non emozionarsi nella scena in cui Jonathan finalmente si rivela  e svela le sue più profonde paure al suo eterno compagno di vita.
Un film che apprezzo ancora di più dopo aver letto in libro e che vi invito caldamente a scoprire per conoscere una storia destinata ad entrare all'interno dell'anima.

venerdì 1 dicembre 2017

Uno sguardo alle offerte Amazon; Dicembre 2017!


Buongiorno amici lettori!
Come sapete oggi è il primo giorno del mese e quindi quello in cui escono le tanto aspettate nuove offerte del mese degli ebook Amazon!
Ed ecco quindi per voi pronto un articolo in cui analizziamo insieme quelle più interessanti in modo da pensare a quali potrebbero essere i vostri prossimi acquisti digitali.
Iniziamo subito e lo facciamo alla grande, partendo come sempre dalle love story; il primo che merita interesse è senza dubbio "Un imprevisto chiamato amore" di Anna Premoli best-seller numero 1 in Italia in offerta a 1.99 euro, accompagnato di certo da "Via dalla pazza folla" romanzo scritto nel 1874 da Thomas Hardy e dal quale nel 2015 è stato creato un bellissimo film con protagonisti Carrey Molligan e Matthias Schoenaerts (2.99 euro).
Tra le offerte dei romanzi rosa anche "Il segreto di Parigi" opera di Karen Swan. Io stessa h avuto modo di leggerlo qualche mese fa e mi ha profondamente stupito. Una piacevole lettura sul mondo dell'arte, intrisa di mistero e passione. In offerta questo mese a 1.99 euro.
Rimanendo in narrativa ma spostandomi in un altro sottogruppo non posso non parlare di Alessandro Baricco con il suo celebre "Omero, Iliade" (2.99 euro) e di Erri De Luca con l'interessantissimo "Sulla traccia di Nives", romanzo sulle avventure in montagna di due intrepidi scalatori (anch'esso a 2.99 euro).
Per quanto riguarda il Thriller e i Gialli anche questo mese la scelta è decisamente varia!
I miei cari colleghi di Thrillernord saranno molto felici perchè tra le offerte appaiono ben due opere nordiche: "Il presagio" della bravissima Anne Holt (4.99 euro) e "Sole di mezzanotte" di Jo Nesbo (3.99 euro). Due veri pilastri di questo genere che non devono assolutamente passare inosservati!
Per chi invece preferisce la suspance americaneggiante molto interessanti potrebbero apparire "Genesi" thriller della famosissima Karin Slaughter a 1.99 euro, "Anatomia di un incubo" di James Carol a soli 0.99 euro, la novità editoriale di qualche mese fa "La narratrice silenziosa" di Brunonia Berry a 3.99 euro e il sorprendente "La legge e la signora", libro di Wilkie Collins magari non proprio conosciuto ma che merita decisamente di attenzione (4.99 euro).
Infine per tutti quelli che apprezzano gli autori nostrani possono buttarsi su Gianrico Carofiglio e il suo "Il silenzio dell'onda" a 3.99 euro. Un colpo sempre sicuro.
Passiamo quindi al fantasy dove anche questo mese troviamo due bellissime opzioni; "Torment" il secondo capitolo della serie "Fallen" di Lauren Kate di 3.99 euro e il primo capitolo di Le Cronache del Mondo Emerso "Nihal della Terra del vento" della scrittrice fantasy italiana più apprezzata al mondo Licia Troisi a 3.49 euro.
Bellissima sorpresa per gli amanti della poesia tra le offerte anche la raccolta "Fiore di poesia 1951-1997" della poetessa Alda Merini a 3.49 euro.
Infine concludiamo con i Classici che questo mese sono ben due; "La macchia umana" di Philip Roth a 3.49 e l'intramontabile capolavoro di Herman Melville "Moby Dick" a soli 1.99 euro. Se ancora non li avete divorati dovete assolutamente rimediare!!


Che se ne pare di queste offerte? C'è qualche ebook su cui avete messo occhio oppure nessuno ha risvegliato il vostro interesse?
Fatemi sapere se questo articolo si è stato d'aiuto.
Noi ci sentiamo prima di sera per il "Consiglio del weekend"!

martedì 28 novembre 2017

"Parole in musica"; The Police "Every Breath You Take"


Buon martedì a tutti cari amici lettori!
La canzone di cui vi voglio parlare oggi nella mia rubrica "Parole in musica" deriva da "Terapia di coppia per amanti", famoso romanzo di Diego De Silva che ho letto la scorsa settimana (qui potete trovare la recensione) ed è una delle mie canzone preferite in assoluto.
Nel libro è il pretesto che fa incontrare i due protagonisti, Modesto e Viviana, entrambi per caso nello stesso bar nel momento in cui viene trasmessa alla radio, lei mima le parole con le labbra, lui annuisce compiaciuto, si scambiano due parole e da lì nasce la loro storia; nella mia vita invece è la dedica che ho fatto ormai diversi anni fa ad una delle persone più importanti della mia vita.
In entrambi è fondamentale, tanto che nel romanzo viene scritto un vero e proprio capitolo sull'analisi del testo (in cui emerge la realtà che non si tratti di una canzone d'amore ma della descrizione di un rapporto ossessivo) e che ancora oggi io mi ricordo la promessa; ovunque sarà, qualunque cosa deciderà di fare, io sarò sempre al suo fianco.
Al bando i sentimentalismi, parliamo di "Every Breath You Take"  e del meraviglioso gruppo che l'ha creata, uno delle più celebri band rock al mondo.
I The Police nacquero a Londra nel 1976 e nella loro carriera che durò fino al 1986 vendettero più di 75 milioni di dischi.
Tutto iniziò con il batterista Stewart Copeland, figlio di un ex agente della CIA divenuto consulente diplomatico indipendente, dopo aver studiato per anni percussioni, giunse a Londra e iniziò a far parte della vivace scena musicale londinese suonando in diverse band.
Fu proprio a Londra che tra la fine del 1976 e l'inizio del 1977 conobbe Gordon Matthew Thomas Sumner, alias Sting, che aveva visto cantare e suonare il basso a Newcastle con il gruppo Last Exit.
In seguito Sting si trasferì lì e Coperland arruolò il chitarrista Henry Padovani per formare la loro band The Police.
Il primo singolo che registrarono fu "Fall Out/Nothing Achieving" con un budget di soli 400 sterline.
Nel corso dell'anno al gruppo si unì l'altro chitarrista Andy Summers ma la formazione a due chitarre durò solo per due concerti, fino a quando Padovani non abbandonò la band.
Ora definitivamente formati ma ancora con un budget estremamente ridotto, i Police decisero di autofinanziarsi il primo album "Outlandos d'Amour" in cui compariva "Roxane" la celebre canzone che narra di un ragazzo disperatamente innamorato di una prostituta. Fu proprio con questo splendido singolo che la band raggiunse fama mondiale.
Nel corso della loro bellissima carriera publicarono la bellezza di dodici album tra cui comparvero alcune delle più belle canzone mai scritte. In seguito ad alcuni dissapori nel 1984 il gruppo si prese un periodo di paura ma la separazione non fu mai ufficializzata. Tornarono infatti a suonare negli anni seguenti, fino al 7 agosto 2008 quando durante l'ultimo concerto al Madison Square Garden di New York vene dichiarato l'effettivo scioglimento.
"Every Braeth You Take" fa parte del quinto album della band "Synchronicity", pubblicato il 17 giugno 1983, e Sting grazie a questo brano vinse il Grammy Award per la canzone dell'anno.
Il testo della canzone è stato fortemente influenzato dal divorzio del cantante, avvenuto proprio in quel periodo ma si ipotizza che possa anche riferirsi alle lotte sindacali dell'epoca che ribadivano il fatto che i lavoratori "controlleranno" tutti i passi dei datori di lavoro per la tutela dei loro interessi.
Per quanto mi riguarda, gelosia e possessività che si voglia, rimarrà per sempre un degli inni d'affetto più belli e profondi del mondo, e su questo non mi smuovo!
Penso che molti di voi la conoscano ma in ogni caso vi lascio qui sotto il link dove ascoltarla e perdervi ancora una volta nella sua bellezza.

The Police - Every Breath You Take

martedì 21 novembre 2017

"Spunti tra le righe"; Saumur e Le Cadre Noir


Buongiorno a tutti amici lettori!
Oggi torna "Spunti tra le righe" e per ricordare che non si tratta di una rubrica dedicata all'arte ma bensì un modo per approfondire un particolare luogo, movimento artistico o aspetto messo in evidenza all'interno di un libro, questa volta non vi parlerò di opere d'arte ma bensì del "Cadre Noir", una delle più grandi e prestigiose scuole d'equitazione al mondo.
Come sapete "Una corsa nel vento" (qui trovate la recensione) è stata fino ad ora la migliore lettura che ho fatto questo mese, e proprio tra le pagine di questo bellissimo libro scritto da Jojo Moyes viene citato questo meraviglioso movimento, il sogno di Sarah e di tutti i cavallerizzi francesi.
Il "Cadre Noir" è il gruppo di cavalieri ed istruttori all'interno dell'Accademia militale nazionale francese d'equitazione con sede a Saumur, un piccolo comune nella parte occidentale della Francia, e il suo nome (letteralmente "cornice nera") deriva dalle caratteristiche uniformi nere indossate dai suoi membri.
La sua formazione risale al 1828 come scuola per offrire l'addestramento ad ufficiali e sottufficiali della cavalleria francese e il primo ad insegnare lo stile che ancora oggi caratteristica la scuola fu François Robichon de La Guérinière, il maestro d'equitazione alla corte di Re Luigi XV.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, seppur il bisogno di un'accademia d'equitazione puramente militare fosse quasi svanito, il prestigio internazionale raggiunto garantì la sopravvivenza del centro di addestramento sotto forma di scuola di equitazione nazionale per il Ministero dello Sport.
Ad oggi il gruppo è formato da una cinquantina di cavalli (principalmente purosangue, aglo-arabi, hanoveriani e selle francesi) e una squadra di cavalieri d'èlite, che solitamente non superano i ventidue membri e che vantano un'alto status civile o militare.
I cavalieri militari e quelli civili si distinguono per le insegne sul colletto: una granata per i militari e un sole per i civili. Alcuni di loro sono diventati addirittura Campioni Mondiali o Olimpici.
Di grande effetto e i loro strabilianti spettacoli, dove i cavalieri danno il meglio di sé eseguendo insieme ai propri cavalli (da soli o in gruppo) figure di altissima difficoltà come la croupade, una specie di spettacolare "scalciata", e la cabriole, un salto dove cavallo e cavaliere librano per qualche secondo nell'aria.
Di particolare importanza il carosello militare che si svolge ogni anno a luglio e che vede, oltre ai cavalieri, anche le sfilate dei veicoli militari antichi e moderni, alcuni dei quali provenienti da tutto il mondo e conservati nel Museo Armor di Saumur.
Saumur non è però solo famosa per lo "Cadre Noir", tante sono infatti le bellezze che questo paese del dipartimento del Maine-et-Loire può vantare.
A cavallo tra i due fiumi, Loira e Thouet, il comune è circondato da splendidi vigneti che producono alcuni dei migliori vini della Francia.
La sua fondazione risale a molte migliaia di anni fa, come dimostra il Dolmen di Bagneux; situato nel sud della città, lungo ventitré metri e costituito da quindici grandi lastre di pietra locale dal peso di oltre cinquecento tonnellate è il più grande Dolmen di Francia.
Un altra attrazione d'interesse è senza dubbio il Castello, costruito per la prima volta nel X secolo per proteggere l'attraversamento del fiume Loira, è stato raso al suolo nel 1067 e poi ricostruito secondo il volere di Enrico II d'Inghilterra alla fine del XII secolo.
Saumur è anche un borgo estremamente caratteristico; le sue case sono quasi esclusivamente costruite con pietra di Tuffeau e le grotte scavate per estrarla sono diventare gallerie utilizzate dai produttori di vino locale per invecchiare i loro vini.
Da amante della Francia non posso che essere affascinata da questo bellissimo posto, che spero di poter magari visitare un giorno.
Se volete approfondire l'argomento, vi consiglio di dare un occhiata al sito ufficiale del "Cadre Noir" dove potrete vedere bellissime foto dei cavalieri e dei loro splendidi animali.