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lunedì 29 gennaio 2018

Dal libro al film: Guida galattica per gli autostoppisti


Con mio enorme gioia, torna oggi un nuovo appuramento con la rubrica che parla di film.
Qualche mese fa, esattamente a Novembre, ho letto un libro fantascientifico intitolato "Guida galattica per autostoppisti", scritto dal deceduto autore inglese Douglas Adams.
La lettura non mi aveva per nulla conquistato (come potete vedere leggendo la recensione che trovate qui) ma quando ho scoperto che qualche anno fa (o per meglio dire diversi anni fa visto che risale al 2005 ma, ormai lo avrete capito, io sono sempre in ritardo su certe cose!) è stato creato un adattamento cinematografico non sono riuscita a resistere alla tentazione di andare a curiosare e vedere se esso mi sarebbe piaciuto di più.
Ebbene, proprio ieri mattina, avendo due ore libere, ho deciso di vederlo e per alcuni versi la risposa a questa mia personale domanda potrebbe essersi rivelata positiva.
Inanzi tutto parliamo dei termini tecnici; diretto da Garth Jennings, il film vede come interpreti Martin Freeman nel ruolo del terrestre Arthur Dent, Mos Def nel suolo dell'autostoppista Ford Prefect, Zooey Deschanel nel ruolo di Tricia "Trillian" McMillam e Sam Rockwell nel ruolo del presidente della galassia Zaphod Beeblebrox.
Grazie soprattutto all'intervento di Douglas Adams, creatore della scenografia originale prima della sua scomparsa, il cui lavoro è stato poi consegnato a Karey Kirkpatrick, il film risulta fin da subito molto fedele al romanzo, permettendosi solo qualche piccola differenza, come l'introduzione di un nuovo personaggio, quello di Humma Kavula (interpretato da John Malcovic), rivale di Zaphod alle elezioni e soprattutto il finale che dona al film il tanto amato lieto fine.
Naturalmente attraverso la pellicola mi è stato risparmiato tutto il lavoro di fantasia che mi era stato richiesto nella lettura del libro, uno sforzo per me troppo elevato, e questo l'ho apprezzato molto, come anche l'utilizzo della voce narrante, nella versione americana interpretata da Stephen Fry, dona vita ad alcune parti molto divertenti del romanzo che, con enorme piacere, vengono mantenute identiche.
Dovete sapere che conservo da anni una passione sfrenata per Sam Rockwell, attore che mi fa veramente ridere e la cui presenza è stata uno dei motivi che mi ha spinto a vedere il film. Ovviamente l'ho adorato, anche nel ruolo del presidente più stupido e pieno di sé dell'Universo.
Un altro personaggio che ho scoperto ad amare è senza dubbio Marvin l'androide depresso e paranoico. Ammetto di essermi sentita molto vicina a lui in alcuni momenti della mia esistenza quindi.. Marvin sei tutti noi!
Detto questo, seppure rimanendo sempre una storia non propriamente nelle mie corde, vedere il film mi ha aiutato un po' a rivalutarlo.. e chi lo sa.. magari potrei leggere il secondo libro!

martedì 19 dicembre 2017

Dal libro al film; "Fuga dal Natale"


Buongiorno cari amici lettori!
In questa settimana dal clima natalizio anche la rubrica dei film si veste di rosso e oro!
Oggi, infatti, vi voglio parlare del famoso adattamento cinematografico di uno dei racconti di Natale che ho letto in questi giorni; sto parlando ovviamente di "Fuga dal Natale", libro scritto da John Grisham pubblicato nel 2001, film uscito nel 2004 diretto da Joe Roth e con due grandissimi interpreti; Tim Allen e Jamie Lee Curtis.
Dovete sapere che Tim Allen è uno degli attori a cui sono più affezionata, soprattutto in questo periodo. Per me il suo è uno dei veri volti del Natale, a partire da "Santa Clause", il mio film natalizio preferito da sempre.
In questa pellicola è lui senza dubbio il più grande pregio, eccellente nell'interpretazione di Luther Krank, il tipico padre di famiglia americano, contabile, che improvvisamente decide di fare una pazzia e fuggire dal Natale su una favolosa nave da crociera.
Ad affiancarlo nel ruolo della moglie Nora, la bravissima Jamie Lee Curtis, attrice di tantissimi film tra cui "Una poltrona per due", altro grande classico di Natale, e vincitrice di un Golde Globe come miglior attrice in "True Lies". Anche lei assolutamente unica.
Se il libro è assolutamente divertente, il film (uscito in America con il titolo "Christmas with the Kranks") risulta esilarante! Indimenticabili alche scene, sia quelle prese direttamente dal libro che quelle modificati (Luther che si bagna completamente andando al supermercato e Nora che incontra il sacerdote al centro commerciale) o presenti solo nella trasposizione, come ad esempio la divertentissima scena del lifting!
Ho apprezzato moltissimo il lavoro dello sceneggiatore Chris Columbus a cui va il merito di aver mantenuto molte battute del libro e di essere stato capace di adattare innovazioni senza alterare l'idea iniziare dell'autore, Aspetti che io reputo sempre degni di stima.
Un 'altra cosa che ho apprezzato moltissimo e il personaggio di Martin, soggetto che già avevo adorato nel libro, e che nel film viene finalmente del tutto svelato. Pensandoci bene anche Grisham aveva dato tutti gli spunti per raggiungere la verità.. c'è solo una persona che conosce tutti ma non viene riconosciuto da nessuno.. una persona che ognuno di noi ben conosciamo
Appare visibile il duro lavoro di tutti i componenti, basti solo pensare alla scelta degli interpreti dei personaggi meno importanti, come ad esempio Dan Aykroyd nel ruolo di Vic Frohmeyer e un giovanissimo Erik Per Sullivan nel ruolo del figlio Spyke, attore che la mia generazione ben conosce per aver interpretato Dewey, il fratello maggiore della serie "Malcolm".
In conclusione, ciò che ne esce è un film imperdibile, per tutta la famiglia e assolutamente perfetto per infondere il valore del Natale.


mercoledì 13 dicembre 2017

Dal libro al film; "Tredici"


Buongiorno cari amici amanti dei libri e dei film, o per meglio dire, in questo caso delle serie tv!
Torno a parlarvi di cinema perché proprio in questo weekend sono finalmente riuscita a concludere una serie che nei mesi scorsi ha riscosso un grandissimo successo.
Si tratta di "Tredici" la serie tv targata Netflix tratta al romanzo di Jay Asher che parla dell'adolescente americana Hannah Baker che dopo aver subito una lunga serie di umiliazioni e maltrattamenti fisici e morali, decide di porre fine alla sua giovane vita.
Prima d farlo però incide su sette cassette tutta la sua storia, dedicando ogni parte a tutte le persone che in qualche modo sono responsabili della sua terribile decisioni.
Le cassette passano da uno all'altro fino ad arrivare a Clay Jensen, ragazzo timido e ben voluto da tutti, che è stato per molto tempo segretamente innamorato di Hannah. 
È attraverso di lui che noi veniamo a conoscenza dell'intera storia.
Ho sentito parlare di questa storia diverse volte prima di decidere di avvicinarmi ad essa, scegliendo di farlo in primi attraverso il libro che ho letto la scorso mese e la cui recensione completa potete trovarla sul blog cliccando direttamente qui
Chi l'ha letta sa che è stato un libro che mi ha colpito molto, soprattutto per i messaggi che la scrittore voleva mandare, e ho iniziato a vedere la serie con estrema curiosità.
La prima cosa che mi è apparsa è stata senza dubbio la diversità tra il libro e la serie; la serie cambia alcune cose fondamentali come la sequenza delle azioni, il tempo in cui la storia si compie (nel libro, infatti, avviene tutto in una sola notte) e soprattutto il rapporto tra Clay e Hannah, nella serie molto più profondo rispetto a quello descritto nel libro, questo solo per citarne alcuni.
Vedendola da occhio totalmente imparziale potrei dire che tutte queste scelte sono necessarie per la buona riuscita di una serie tv e il raggiungimento del favore del pubblico.
"Fanculo la vita" risulta di certo un motto più ribelle rispetto a "Centocinquanta la gallina canta" ma cambiamenti del genere li trovo solamente irrispettosi nei confronti dello scrittore, l'unico e il solo ad aver creato da zero l'intera, e visto il mio mestiere non posso che essere di parte e arrabbiarmi un po' di fronte a scelte del genere.
Per questo motivo e una manciata di altri inizialmente ho provato un po' di difficoltà ad approcciarmi alla storia che solo verso gli ultimi episodi, una volta staccatasi completamente dalla sua trascorsa verse, ha iniziato a presentare elementi capaci di colpirmi e intrigarmi.
Ci ho sono che ho apprezzato molto e che nel libro ho fatto fatica a trovare.
La storia come appariva nel libro, infatti, necessitava assolutamente di essere approfondita, soprattutto se si vuole crearci sopra tredici puntate, e ho apprezzato decisamente le strade che la serie ha permesso di intraprendere, come l'effetto che le cassette hanno su quelli che le hanno ricevute prima di Clay, fattore totalmente ignorato nella forma iniziale, oppure la reazione dei genitori di Hannah che scelgono di lottare per la verità invece di trasferirsi nuovamente in un altra città senza porsi delle domande.
Anche il ruolo di Clay, il vero protagonista, è ben diverso rispetto a quello che ho potuto conoscere nel libro. Nella serie appare molto più coraggioso, più determinato, si può dire più capace di rompere il guscio nel quale è rinchiuso per affermarsi in prima linea nella ricerca di giustizia.
Non so dire con certezza quale delle due "versioni" mi sia piaciuta di più ma di certo ho apprezzato l'interpretazione del giovanissimo Dylan Minnette, già volto noto dello star set americano.
Un altro personaggio che ho apprezzato moltissimo, la vera rivelazione se devo ammetterlo, è stato quello di Justin Foley, interpretato nella serie da Brandon Flynn, il primo destinatario delle cassette.
Se nel libro appare come poco più di un personaggio di sfondo, nella serie è forse il personaggio che mi ha colpito di più. Non può commuovere la sua situazione di ragazzo abbandonato a sè stesso e costretto a crescere nella più completa povertà e solitudine per via di una madre che non può definirsi tale. Grazie alla serie ho compreso alcuni aspetti di lui che non avevo afferrato a pieno e di questo sono molto contenta.
Un ultimo aspetto che ho veramente trovato azzeccato è stata la scelta di dare un ruolo preciso e un nome al ragazzo che perde la vita nell'incidente, cosa che nel libro non viene fatto.
Una rivelazione sconvolgete che aiuta a dare alla pellicola quel forte fattore emotivo che la caratterizza.
In poche parole, continuo ad apprezzare più il libro che la serie, che però non boccio totalmente.
Se ancora non l'avete vista vi invito a conoscerla e ovviamente a dirmi cosa ne pensate.
Io nel frattempo inizio una nuova avventura con la serie tedesca "Babylon Berlin" di cui ho appena letto il libro e della quale sicuramente vi parlerò nel prossimo appuntamento.


venerdì 10 novembre 2017

"Consiglio per il weekend"; "L'imperfetta meraviglia" di Andrea De Carlo

Ed eccoci alla conclusione di questa settimana che, come al solito, consiste nel mio personale consiglio di lettura per questo weekend.
Il libro che vi voglio proporvi questa volta l'ho letto ormai un anno fa per Thrillernord, anzi per essere precisi è stata la prima recensione che ho fatto per loro, e non solo per questo è un opera a cui sono molto affezionata.
"L'imperfetta meraviglia", ultimo romanzo del celebre scrittore italiano Andrea De Carlo, uno dei migliori esponenti della nostra letteratura di narrativa moderna, racconta la storia di due persone, Nick e Milena, completamenti diversi tra loro per professione, scelte personali e carattere, che il caso fa incontrare in un piccolo e pittoresco paese della Provenza e che pian pian scoprono tra loro quel rapporto strano e speciale che lega quelle che comunemente si definiscono due anime gemelle.
Una lettura scorrevole ma incredibilmente profonda, che consiglio caldamente per un weekend speciale.
Se volete potete leggere la recensione completa su thrillernord.it


Titolo: L'imperfetta meraviglia
Autore: Andrea De Carlo
Paese: Italia
Genere: Romanzo
Pagine: 368
Casa editrice: Giunti
Anno di pubblicazione: 2016
Prezzo di copertina: 18 euro copertina rigida
Ebook: 9.90 euro, disponibile anche con KU

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Succede in Provenza, d'autunno, stagione che mescola le prime umide nebbie con un lungo strascico di calore quasi estivo. I borghi e le ville si stanno vuotando di abitanti e turisti. 
Ancora un grande evento però si prepara. Quasi a sorpresa, sul locale campo di aviazione, si terrà il concerto di una celebre band inglese, i Bebonkers, un po' per fini umanitari un po' per celebrare il terzo matrimonio di Nick Cruickshank, vocalist del gruppo e carismatico leader. I preparativi fervono, tutti organizzati dal piglio fermo di Aileen, futura moglie di Nick. 
In paese c’è una gelateria gestita da Milena Migliari, una giovane donna italiana che i gelati li crea, li pensa, li esperimenta con tensione d'artista. Un rovello continuo che ruota attorno all'equilibrio instabile del gelato, alla sua meraviglia imperfetta perché concepita per essere consumata o per liquefarsi, per non durare. Milena ha detto addio agli uomini e convive da qualche anno con Viviane. Un rapporto solido, quasi a compensare l'evanescenza dei gelati, l'appoggio di una donna stabile e forte, al punto che, tra qualche giorno, Milena si sottoporrà alla fecondazione assistita. Eppure, in fondo, Milena non ha voglia di farlo davvero questo passo che forse non ha proprio deciso. Incerta senza confessarselo, Milena. Come Nick, che si domanda da quando il suo rapporto con Aileen ha perso l'incanto dei primi tempi. Così, una rockstar inglese e una ragazza italiana incrociano i loro destini e nel giro di tre giorni, dal mercoledì al venerdì, tutto accelera e precipita in un vortice inevitabile ed esilarante


Salutandovi vi auguro due fantastici giorni di letture in pieno relax.
Noi ci risentiamo lunedì.

Recensione; "Il dolore, le ombre, la magia" di Banana Yoshimoto

Buon venerdì a tutti amici lettori!
Siamo ormai giunti a fine settimana e prima di salutarvi con il mio consueto "Consiglio per il weekend" voglio parlarvi di una delle mie ultime letture.
Qualche giorno fa ho infatti finito di leggere "Il dolore, le ombre, la magia" di Banana Yoshimoto.
Ecco il mio personale commento.


Titolo: Il dolore, le ombre, la magia
Autore: Banana Yoshimoto
Paese: Giappone
Titolo originale: Itami, ushinawareta mono no kage soshite mahō
Genere: Romanzo
Pagine: 109
Casa editrice: Feltrinelli
Anno di pubblicazione: 2014
Prezzo di copertina: 11 euro copertina flessibile, disponibile anche in versione economica con un'altra copertina 
Ebook: 4.99 euro

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Da quando Kaede è partito per Firenze insieme a Kataoka, Shizukuishi si trova da sola a doversi prendere cura della sua grande casa.
I ricordi dell’incendio sono ancora vividi come la paura per un mondo che non sa come affrontare e nonostante la relazione con Shin’ichiro, ora libero dal legame con la ex moglie, stia diventando sempre più seria, il ricordo della montagna le provoca ancora una profonda tristezza.
Prova malinconia della solitudine, dei té medicamentosi che in città non hanno più lo stesso sapore e soprattutto della nonna, che sembra aver iniziato una nuova vita sull’isola di Malta.
La ragazza, ragionando tra sé, arriva a pensare di tornare indietro fino a quando però apre gli occhi, si rende conto del bello che la circonda e dei cari amici che ha trovato, pronti a darle supporto e offrirle il loro profondo affetto accompagnandola nella vita che l’aspetta.

In questo secondo libro della serie “Il Regno” ho ritrovato Shizukuishi, la ragazza vissuta sulla montagna tra boschi e le sue amate piante, che attraverso le pagine di Banana Yoshimoto mostra a tutti noi il suo particolare modo di vedere il mondo e le persone che ci circondano.
È una sorta di boccata d’aria fresca quella che si sente quando si legge un libro di questa incredibile autrice, capace di creare opere di estrema delicatezza attraverso una scrittura scorrevole ma costituita da frasi estremamente profonde e ricche di significato.
Inizio a provare una forte simpatia per la giovane protagonista, un pesce fuor d’acqua in mezzo alla società moderna, e al suo rapporto con gli altri personaggi e ormai non mi sembra neppure troppo strano leggere di cibi che assumono sapori diversi in base alla persona che li prepara oppure di effetti intossicanti create dalla televisione.
Sto pian piano scoprendo un mondo che forse non pensavo nemmeno esistesse, viaggiando in una realtà e in un pensiero totalmente diverso dal mio e questo è senza dubbio una delle cose più belle e magiche della lettura.


Voto: 7


Frase: La magia è ovunque, in qualsiasi cosa. In un korokke, in un computer, in un telefono, nel cestino dei rifiuti. Se riusciamo a costruire dei ricordi insieme ad altre persone, qualsiasi oggetto può trasformarsi in un congegno magico"



Banana Yoshimoto nasce a Tokyo il 24 luglio del 1964, figlia di Ryumey Yoshimoto, celebre poeta e scrittore, fin da piccola è decisa a fare la scrittrice. 
Nel 1987 si laurea e per alcuni tempi si guadagna da vivere con lavorando come cameriera e in un campo da golf, portando avanti quando possibile le sue grandi passioni, quella per i manga e per i film e i libri del terrore.
Proprio in quegli anni esordisce con Kitchen che darà inizio alla sua folgorante carriera e al "Fenomeno Banana". 
Fin'ora ha all'attivo la bellezza di quaranta libri, molti dei quali tradotti in tutto il mondo.

"Il dolore, le ombre, la magia" fa parte della quadrilogia Il Regno, preceduto da "Andromeda Heights"  e seguito da "Il giardino segreto" e "Another World".

giovedì 9 novembre 2017

Segnalazione; "Il giallo di Villa Ravelli" di Alessandra Carnevali

Ed eccomi di ritorno anche con una nuova segnalazione
Vi ho già in parte parlato di questa lettura ad inizio mese nell'articolo sulle offerte digitali Amazon di Novembre (che se volete potete leggere o rileggere qui) in cui mi sono permessa di conguagliarvi di porgere attenzione al primo libro della serie con protagonista il Commissario Adalgisa Calligaris, che io ho avuto modo di conoscere proprio nelle pagine di "Il giallo di Villa Ravelli".
Alessandra Carnevali ha creato a mio avviso un personaggio decisamente irriverente; a metà tra una moderna Miss Marple e un "attempata" Bridget Jones, Adalgisa Calligaris non sarà proprio una bellezza ma ha un intuito infallibile capace di districare le matasse dei casi più complicati.
Vi invito a dare un occhiata alla scheda e trama e vi lascio il link per la recensione completa sul sito di Thrillernord.


Titolo: Il giallo di Villa Ravelli
Autore: Alessandra Carnevali
Paese: Italia
Genere: giallo
Pagine: 255
Casa editrice: Newton Compton
Anno di pubblicazione: 2017
Prezzo di copertina: 9.90 euro copertina rigida
Ebook: 2.99 euro 
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Non c’è pace per il commissario Adalgisa Calligaris. Pensava di poter staccare la spina, dopo il suo trasferimento a Rivorosso, e invece, risolto un caso, in meno di ventiquattr’ore se ne presenta un altro. Il corpo senza vita di Silvia Ravelli è stato trovato dalla sorella, Antonia, nel salotto della sua villa. È un colpo d’arma da fuoco ad averla uccisa, ma non c’è traccia della pistola. Con l’aiuto del magistrato Gualtiero Fontanella, il commissario Calligaris scopre che tra le due sorelle non correva buon sangue, a causa dell’eredità di uno zio. Ma Adalgisa capisce ben presto che, se vuole arrivare alla verità, deve allargare il suo raggio d’indagine. Soprattutto quando le vittime aumentano e la lista dei sospettati si allunga: l’imprenditore agricolo Giorgio Moretti, l’ex di Silvia Ravelli; il notaio Paride Calzone; il ricco compagno di Antonia Ravelli, Luigi Corbellini, vecchia conoscenza del commissario, oltre a una serie di figure losche legate al mondo della malavita e al gioco d’azzardo. Come in un puzzle all’inizio indecifrabile, i contorni della vicenda si vanno a mano a mano delineando. Il colpo di scena finale è assicurato…




Recensione; "Il prigioniero del cielo" di Carlos Ruiz Zafon

Buongiorno cari lettori!
Si preannuncia un altra giornata all'insegna del maltempo, perfetta per rifugiarsi nella lettura se sono non si avesse così tanto da fare come ho io oggi
Mi aspetta infatti una giornata decisamente impegnativa e quindi bando alle ciance e iniziamo subito alla grande con la recensione di una delle mie ultimissime letture; "Il prigioniero del cielo", terzo capitolo della serie del Cimitero dei Libri Dimenticati di Carlos Ruiz Zafon, un opera che mi colpito ed entusiasmato con un'infinita serie d'incredibili colpi di scena!
Vi ricordo che sul blog trovate le recensioni dei primi due capitoli della serie "L'ombra del vento" e "Il gioco dell'angelo"



Titolo: Il prigioniero del cielo
Autore: Carlos Ruiz Zafon
Paese: Spagna
Titolo originale: El Prisionero del Cielo
Genere: thriller
Pagine: 349
Casa editrice: Mondadori
Anno di pubblicazione: 2012
Prezzo di copertina: 18 euro copertina rigida, 12 euro copertina flessibile
Ebook: 7.99 euro

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Daniel Sempere è un uomo adulto ormai, è passato un anno dalla conclusione delle vicende che l’hanno visto protagonista de "L'ombra del vento”, è felicemente sposato con Bea e il piccolo Julian cresce sempre di più.
Siamo alle soglie del Natale 1957 quando una mattina alla liberia Sempere e Figli si presenta uno strano personaggio, un uomo anziano terribilmente mutilato che offre una cifra spropositata per acquistare una rara edizione de "Il conte di Montecristo” che poi lascia, con una particolare dedica, come regalo a Fermin.
Daniel incuriosito da questo strano figuro e dal suo comportamento decide allora di seguirlo e scopre delle cose molto particolari che solo il caro amico, attraverso un racconto dettagliato del suo passato e soprattutto del suo periodo passato in prigione, potrà svelar e che lo porterà nuovamente di fronte ad un nuovo grande pericolo.
Lo strano uomo infatti non è il solo ad essere improvvisamente tornato dal passato che in qualche modo accomuna entrambi i personaggi, ma si staglia lontana la figura di Mauricio Valls, il direttore del carcere all’epoca della reclusione di Fermin, che per qualche ragione, attraverso una vecchia conoscenza, sta cercando di avvicinarci a Daniel, utilizzando la sua tanto amata consorte.


Terzo capitolo della serie “Il Cimitero dei Libri Dimenticati”, la prima cosa che mi ha colpito, non posso nasconderlo è stata il numero di pagine, decisamente minore rispetto ai primi due libri.
Basandosi su questo aspetto il pensiero che ho avuto inizialmente è che si trattasse di un libro creato per "mettere qualche pezza" e spiegare ciò che era rimasto in sospeso nelle prime letture.
E infatti in parte è proprio di questo che si tratta se non fosse che, a dispetto di qualsiasi mia personale aspettativa, si rivela ben presto essere anche un modo per unire le storie dei due protagonisti dei primi capitoli che fino a questo momento avevano percorso due vite a sè.
In "Il prigioniero del cielo" ritroviamo sorprendentemente sia Daniel Sempere, il famoso protagonista del tanto amato “L’ombra del vento” che riprende in questo terzo capitolo il compito di raccontare la vicenda, sia David Martin, lo scrittore maledetto su cui si basa la narrazione del secondo capitolo “Il gioco dell’angelo”.
David è infatti uno dei compagni di reclusione di Fermin, quello da cui prende proprio nome il romanzo perché soprannominato appunto “il prigioniero del cielo”, e quello più importante, non solo per il suo mestiere e per i suoi problemi psichici ma anche perché è colui che, proprio utilizzando l’ingegnoso piano descritto ne “Il conte di Montecristo”, permette a quest’ultimo di riuscire ad evadere e conquistarsi la libertà.
Questo per me è stato un libro decisamente sorprendente, sono stata inanzi tutto felice di ritrovare Daniel e di avere finalmente il vero continuo di “L’ombra del vento”, e mi è sembrata veramente meravigliosa la comparsa anche di David, personaggio che, nonostante il giudizio non del tutto positivo sull'opera, mi era piaciuto molto in "Il gioco dell'angelo". 
Se vi ricordate (e se no, vi basta andare a rileggerla al link che trovate in altro), inoltre, nella recensione di “L’ombra del vento” ero stata io stessa a citare "Il conte di Montecristo" associandolo alla storia di  vendetta di Julian Carrà ed è stato molto divertente ritrovarlo così presente in questa nuova opera.
Preciso dicendo che il libro mi è piaciuto molto ma devo dissentire su una piccola prefazione fatta dall'autore; Zafòn annuncia infatti che quella del Cimitero dei Libri Dimenticati è una serie che può essere approcciata attraverso ognuno dei quattro libri che la compongono, che non per forza chi vuole leggerla deve iniziare dal primo e che ogni romanzo è formato da una storia che si chiude in sé.
Se questo era perfettamente visibile di primi due capitoli, la quale lettura può essere davvero alternata senza complicazioni ma anzi seguendo l’ordine di tempo, non vale di certo per questo romanzo che non solo apparirebbe totalmente confuso se letto senza aver prima conosciuto le vicende dei primi due libri ma nemmeno si conclude con l’ultima pagina, lasciando invece aperti un sacco di punti che certamente verranno ripresi nel quarto e ultimo capitolo.
“Il prigioniero del cielo” è un modo perfettamente riuscito di approfondire la storia di uno dei personaggi più amati della serie, di collegare abilmente i due primi capitoli con l’uso di numerosi colpi di scena, tipici della scrittura di Zafon, e spiegare alcune parti lasciare precedentemente in sospeso, ma per leggerlo è necessario aver letto prima i precedenti due romanzi.
Trovo lo stile di Zafon assolutamente perfetto, nella scorrevolezza nella descrizioni delle situazioni, luoghi e personaggi, nella creazione di una storia che prende sempre svicoli che nessuno potrebbe mai predire e che lascia il lettore sempre a bocca aperta.
Sono molto contenta di aver conosciuto questo scrittore che mi sta entusiasmando ogni libro di più e non vedo l’ora di leggere “Il labirinto degli spiriti”, l’ultimo di questa tetralogia, per scoprire cos'altro avrà in serbo per me e come si concluderà questa bellissima serie.
Dopo una piccola delusione di “Il gioco dell'angelo", con questo torniamo a livelli decisamente alti.


Voto: 8


Frase: “E se un giorno, inginocchiato di fronte alla sua tomba, sentirai il fuoco della rabbia che tenta di impadronirsi di te, ricorda che nella mia storia, come nella tua, c’è un angelo che possiede tutte le risposte..”



Carlos Ruiz Zafòn nasce a Barcellona il 25 Settembre 1964 e dal 1996 vive a Los Angeles dove lavora anche  come sceneggiatore.
Ha iniziato la sua carriera come scrittore nel 1993 scrivendo libri per bambini e ragazzi e ha esordito nella letteratura per adulti nel 2002 con la pubblicazione di "L'ombra del vento", primo dei suoi grandi successi che lo hanno portato al successo mondiale.
"Il prigioniero del cielo" è il terzo libro della serie del Cimitero dei Libri Dimenticati preceduto da "L'ombra del vento" e "Il gioco dell'angelo" e seguito da "Il labirinto degli spiriti".
Di sua pubblicazione anche la Trilogia della Nebbia ("Il principe della nebbia", "Il palazzo della mezzanotte", "Luci di Settembre") e "Marina".

mercoledì 8 novembre 2017

"Catena di carta"; "Piccole donne" di Louisa May Alcott

Secondo appuntamento con la rubrica "Catena di carta" ossia lo speciale approfondimento che tratta di tutti quei libri che vengono citati all'interno di altri libri.
Negli ultimi giorni di Ottobre ho letto un bellissimo libro nel quale si parlava di un opera su cui non potevo non dire due parole; sto parlando di "L'amica geniale" di Elena Ferrante e di "Piccole donne", intramontabile capolavoro di Louisa May Alcott che ogni donna deve aver letto almeno una volta nella vita.
Nella parte che racconta l'infanzia di Lenù e Lila le due bambine, entrambe amanti della lettura, si ritrovano a leggere più volte questo bellissimo libro, sognando di poter un giorno scriverne uno di uguale portata
e diventare ricche.
Pubblicato per la prima volta nel 1868, è senza dubbio il romanzo più famoso della scrittrice americana Louisa May Alcott.
Fin da subito fu un grandissimo successo, consigliato dagli insegnanti e amato dai bambini e sopratutto dalle bambine, che ne fecero un vero pilastro della propria educazione letteraria.
Per la prima volta fu pubblicato in due volumi, uno uscito nel 1868 e l'altro l'anno dopo, con il titolo "Little Women or Meg, Jo, Beth and Amy", fu riunito successivamente nel 1880 in uno solo chiamato semplicemente "Little Women".
In Italia giunse nel 1908 e si preferì, come in Francia e in Inghilterra, dividerlo nuovamente in due volume, dato il pubblico di ragazzi a cui era destinato, dai titoli "Piccole donne" e "Piccole donne crescono".
Questo celebre romanzo, a tratti autobiografico, racconta la storia delle quattro sorelle March, Jo (Josephine), Meg (Margaret), Beth (Elizabeth) ed Amy (Amelia). Il padre è partito per la guerra e le sorelle si ritrovano da sole insieme alla cara madre ad affrontare, ognuna nel proprio modo e con il proprio carattere, i problemi derivati dalla povertà e quelli tipici dell'adolescenza, grazie anche all'aiuto del carissimo e ricco vicina di casa, il giovane Theodore Laurence, chiamato dalle ragazze teneramente Laurie.
Tantissime le riedizioni e anche le trasposizioni cinematografiche e televisive.
La prima apparizione sul grande schermo avvenne addirittura all'epoca del cinema muto, nel 1918 diretto da Harley Knoles con Conrad Nagel nel ruolo di Laurie e Dorothy Bernard nel ruolo di Jo.
Nel 1933 George Cukor diresse un altra versione di "Little Women" scegliendo come interpreti Katharine Hepburn e Joan Bennett, nei ruoli di Jo e Amy.
Successivamente le quattro sorelle March tornarono sullo schermo nel 1949 grazie all'interpretazione di June Allyson (Jo), Peter Lawford (Laurie), Janet Legh (Meg) e una giovanissima Elizabeth Taylor (Amy) sotto la regia di Mervyn LeRoy.
Nel 1955 "Piccole donne" venne trasmesso in tv e infine, ma non per importanza, nel 1994 uscì la trasposizione più recente e ben più nota alla mia generazione, quella della regista Gillian Armstrong con Winona Ryder, Gabriel Byrne, Trini Alvarado, Samantha Mathis, Claire Danes e Kirsten Dunst.
In conclusione, un romanzo che vivrà per sempre, per le generazioni che ancora verranno e nei ricordi di chi lo ha conosciuto negli anni più teneri della propria età.



lunedì 30 ottobre 2017

Recensione; "L'amica geniale" di Elena Ferrante

Ultima recensione, ultimo libro del mese e come casualmente ho notato anche per questo terzo libro di cui vi ho parlato oggi, anche in questo caso si tratta di un'opera italiana.
"L'amica geniale" di Elena Ferrante, il primo capitolo della serie.
L'ho finito esattamente questa mattina e mi ha lasciato dentro una grande emozione




Titolo: L'amica geniale
Autore: Elena Ferrante
Paese: Italia
Genere: Romanzo
Pagine: 400
Casa editrice: E/O
Anno di pubblicazione: 2011
Prezzo di copertina: 18 euro copertina flessibile
Ebook: 11.99 euro







Tutto inizia quando Elena riceve la chiamata dal figlio della sua migliore amica Raffaella che, agitatissimo, la informa che la madre è scomparsa; l’ha cercata dappertutto ma non è riuscito a trovarla, non ha lasciato nessuno biglietto, le sue cose non ci sono più, si è persino tagliata via da tutte le foto che avevano in casa. In poche parole, si è volatilizzata. Ed Elena, invece di cercarla, perché sapeva perfettamente che un giorno sarebbe successo e che Lila, lei l'ha sempre chiamata così, non avrebbe mai voluto che lo facesse, decide di sedersi al tavolo e mettere finalmente per iscritto la loro storia.
Parte dall'infanzia, quando si sono conosciute sui banchi della scuola elementare poi prosegue descrivendo la nascita della loro amicizia, la loro vita all'interno del rione di Napoli dove sono cresciute, i fatti quotidiani delle persone comuni che le circondavano, intrisi di vendette, invidie, pettegolezzi e violenza. Continua poi con l’adolescenza, i primi amori, i problemi con i genitori e soprattutto il loro cambiamento, lei così brava negli studi da avere la fortuna di arrivare fino al Liceo mentre Lila, ben più intelligente di lei, costretta ad abbandonare la scuola per lavorare al fianco del padre e del fratello maggioro nella calzoleria d famiglia. La voglia di credere nei sogni e sopratutto i cambiamenti fisici e caratteriali, sempre più evidenti, che trasformano Elena ma soprattutto la sua cara amica che in un attimo diventa una signora, bella, desiderata, e soprattutto ricca, cambiamenti che la renderanno talmente diversa da non riconoscerla più ma che sarà per sempre una vera e grande parte di lei.


Questo libro, primo capitolo di una serie, è stato per me una vera e propria rivelazione.
Lo avevo più volte visto tra gli scaffali delle librerie e avevo da subito sentito una forte empatia, non pensavo però che mi sarebbe piaciuto così tanto.
È da molto tempo, o forse nemmeno mi è mai capitato, di leggere una storia che sia così ricca di semplicità da entrarti dentro senza che tu nemmeno te le accorga e da rimanerti incollata addosso.
E pensare che è avvenuto tutto così lentamente che nemmeno ci ho fatto caso, so solo che ad un certo punto leggendo questa storia mi sono sentita davvero parte di essa, tanto da perdere completamente la consapevolezza che si trattasse di una storia inventata e credere che i personaggi, resi così splendidamente, siano potuti esistere davvero.
Non conoscevo Elena Ferrante prima di questo libro e cercando alcuni informazioni su di lei è scoperto che c'è un vero e proprio mistero sulla sua vera identità; si è pensato che in realtà sia uno pseudonimo usato da Goffredo Fofi, autore delle sole due interviste che la riguardano, poi si è pensato si trattasse invece dello scrittore Domenico Starnone per via di alcune analogia tra un opera della Ferrante e "Via Gemito"e infine l'ipotesi più plausibile è ricaduta su Anita Raja, moglie di Starnone. Nessuna delle possibilità è stata ad ora confermata ma chi sia o non chi sia, poco interessa la mia esperienza come lettrice. Io devo alla Ferrante un grande merito, quello di essere riuscita, con le sue descrizioni delicate ma allo stesso tempo decisamente vere a portare me, una ragazza nata nel ventesimo secolo nella provincia alessandrina a vivere per qualche giorno in un rione napoletano degli anni cinquanta, questa piccola e incredibile città nella città fatta di persone diverse tra loro e brulicante di vita.
Ho respirato la stessa aria respirata da Lenuccia e Lila, ho camminato insieme a loro e al loro gruppo di amici tra le strade del rione, ho festeggiato insieme a loro un folle notte di capodanno dove alla fine ci si poteva rischiare la vita e ho sofferto insieme a loro per le pene d’amore e per quelle che l’amore non centra ma se lo doveva far centrare.
È questo l’immenso potere dei libri, quando le parole scritte si trasformano in qualcosa di molto più di questo, diventano sapori ed emozioni e ci fanno viaggiare lontano.


Voto: 8/10


Elena Ferrante è nata a Napoli, città che ha abbondato molto presto per andare a vivere all'estero.
Dei primi due libri pubblicati "L'amore molesto" e "I giorni dell'abbandono" sono state creati due bellissimi film dalla regia di Mario Martone e Roberta Faenza.
"L'amica geniale" è il primo capitolo dell'omonima serie di cui fanno seguito "Storia del nuovo cognome", "Storia di chi fugge e di chi resta" e "Storia della bambina perduta".

lunedì 23 ottobre 2017

Nuova rubrica! "Dal libro al film"; Io prima di te


Nella mia pagina Instagram vi avevo anticipato che questa settimana avreste avuto delle sorprese; tre bellissime rubriche che ovviamente avranno come tema principale i libri ma che apriranno altre strade a loro strettamente collegate.
La prima è la rubrica che vi presento oggi “Dal libro al film”. Il titolo non potrebbe essere più chiaro e come avrete capito in questo speciale appuntamento discuteremo di tutti quei libri che hanno avuto la fortuna (o la sfortuna) di avere una trasposizione cinematografica.
Infatti per noi lettori questo è sempre un tasto delicato da toccare, capita spesso, il più delle volte purtroppo, che i nostri amati libri vengano completamente rovinati una volta messe nelle mani di sceneggiatori e registri che fanno della storia ciò che più è di loro piacimento senza curarsi del lavoro dello scrittore.
Un azione terribile e che io, da modesta paladina, arriverò anche a condannare a dovere, se mi sarà data l’occasione.
Per inaugurare però ho deciso di andare su toni ben più leggeri e parlare di chi invece, da un bellissimo libro è riuscito a fare un altrettanto meraviglioso film.
Sto parlando di “Io prima di te”, libro scritto da Jojo Moyes nel 2012, divenuto in poco tempo un successo mondiale e catapultato sul grande schermo a settembre dello scorso anno.
Inizio con il dire che Jojo Moyes è una delle mie scrittrici preferite e che ho avuto modo di conoscerla proprio grazie a questo romanzo, indubbio il suo talento nel creare personaggi e storie capaci di entrare nel cuore dei lettori, con la loro ironia, i loro problemi e le loro disavventura, e soprattutto di commuovere mezzo mondo, me compresa.
“Io prima di te” vede come protagonista la ventiseienne Louisa Clark, una ragazza assolutamente unica nel suo genere, basti solo guardare lo stravagante modo in cui si veste.
Vive con i genitori, la sorella e il nipotino, è fidanzata da sette anni con Patrick, un uomo pieno di sé fissato con la sua forma fisica e lavora in un piccolo bar senza troppe pretese.
È proprio quando il bar chiude e lei si ritrova senza lavoro che conosce Will Traynor, ex uomo d’affari trentacinquenne, in seguito ad un terribile incidente si ritrova bloccato su una sedie a rotelle senza più alcuna voglia di vivere.
Sarà dato proprio a lei il compito di fargli capire quanto la vita sia preziosa e questo incarico inizialmente visto come un noioso lavoro, diventerà una vera missione e una lotta contro il tempo quando Lou scoprirà i veri piani di Will, deciso a porre fine una volta per tutte alle sue sofferenze.
Arrivare alla fine senza versare lacrime è un impresa praticamente impossibile e io, valutando quanto ero stata male nella lettura del libro, pensavo che il film non mi avrebbe fatto lo stesso effetto. Mi sbagliamo completamente. Ho pianto in sala, e lo faccio tutte le volte che lo rivedo.
Il film vede come regista la giovane britannica Thea Sharrock e lei vanno tutti i complimenti per essere riuscita a dare vita a un meraviglioso libro in maniera magistrale, a partire dagli attori scelti per interpretare i protagonisti, la bellissima e bravissima Emilia Clark nel ruolo di Lou e il fantastico Sam Claflin, assolutamente perfetto nel decisamente complesso ruolo di Will, una vera perla di questo film a cui, se fossi per me, darei tutti i premi cinematografici esistenti.
Il vero punto forte è che la pellicola appare nella maggior parte degli aspetti esattamente uguale al libro, tratte ovviamente per alcuni aspetti che nel film non vengono citati come i tradimenti del padre di Will o la verità sul passato di Lou, particolari importanti certo ma che comunque non costituiscono una pecca.
Per concludere, ho apprezzato entrambi le versione e spero con tutto il cuore di assistere al più presto a trasposizioni così ben riuscite.

Cosa mi dite?
Vi è piaciuto questo primo appuntamento con “Dal libro al film”?
Fatemi sapere le vostre impressioni e se vi va continuate a seguirmi per non perdervi nemmeno una storia!

Alla prossima!!