giovedì 27 settembre 2018

Recensione: "Frankenstein" di Mary Shelly

Ma ciao a tutti voi cari amici lettori!
Settembre sta finendo a me sale l'acqua alla gola perchè ancora una volta sono terribilmente in ritardo con le recensioni del mese. Rimboccandomi le maniche e cercando di non avere troppi libri di recuperare ad Ottobre vi voglio parlare del mio fuori programma del mese; uno dei piccoli contrattempi dell'essere blogger è che spesso le letture del mese vengono strettamente programmate anche diverso tempo prima ma ogni tanto capita che ci si prenda dei piccoli sfizi e questo è il mio; "Frankenstein" di Mary Shelly, un vero classico della letteratura fantastica che mi incuriosiva da diverso tempo ma a cui non più saputo resistere vedendo il trailer del nuovissimo film appena pubblicato sulla vita dell'autrice.
Un classico come dicevo ma che ha saputo davvero sorprendermi, soprattutto grazie allo stile di scrittura..
Per saperne di più, continuate a leggere


Titolo: Frankenstein
Autore: Mary Shelly
Paese: Inghilterra
Titolo originale: Frankenstein; or, the Modern Prometheus
Genere: Classico/Fantascienza/Gotico/Horror 
Prima pubblicazione estera: 1818
Prezzo di copertina: 9.90 euro copertina rigida (disponibile in molteplici altre edizioni)
Ebook: 0.99 euro, disponibile con KU
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Un giovane esplorate che dopo aver ricevuto una lauda eredità decide di intraprendere un avventuroso viaggio per raggiungere il polo e scoprirne i suoi segreti si ritrova improvvisamente ad imbattersi in un improvviso viaggiatore, quasi allo stremo dello forze che egli decide di soccorrere e ospitare sulla propria nave. Ed è così che Robert Walton fa la conoscenza del dottor Victor Frankenstein, uno scienziato di Ginevra che dopo essersi ripreso inizia a raccontargli la propria storia, una storia oscura, che parte dalla propria infanzia fino ad arrivare alla passione per gli studi, all'affetto per gli amici e la famiglia e soprattutto al viaggio nella città di Inglostadt, lo studio febbrile e la creazione di un essere immenso, abominevole e terribilmente crudele


Considerato il primo libro fantascientifico, è stato scritto da una giovanissima Mary Shelly (appena diciannovenne) tra il 1816 e il 1817 e questa giovinezza, nonostante i due secoli passati, ancora si percepisce; la prima caratteristica che mi ha piacevolmente colpito è proprio la facilità di comprensione e la freschezza della prosa. Mary Shelly non si perde troppo in descrizioni inutili (e anche un po' noiose), evita ad esempio di dare troppo peso alle tecniche utilizzate da Victor nella creazione del suo mostro, decidendo di dare il massimo nelle ambientazioni e del ritmo incalzante che scorre continuamente tra realtà e follia. È così che, grazie alla sua maestria, il lettore si ritroverà catapultato in una realtà che ricorda un po' quella del "Dorian Gray" del mio amato Oscar Wilde e non potrà che continuare a chiedersi se ciò che sta raccontando Victor sia realtà o frutto di pura follia, se la terribile furia omicida che lo ha privato dei proprio affetti uno dopo l'altro sia davvero opera del suo mostro oppure della parte più nascosta e mostruosa di .
Il ritmo narrativo è creato principalmente dai molti cambiamenti di stile e di fronte; particolarmente interessante è la parte in cui il mostro ha modo di parlare e di raccontare la sua personale versione della storia; la propria "nascita", la consapevolezza di sé, la formazione del pensiero, addirittura la scoperta del fuoco, fondamentale per la sopravvivenza, proprio come l'uomo primitivo, i passaggi fondamentali per l'apprendimento della parola.. tutte fasi che esprimano a pieno il volere della scrittrice nel creare un opera che analizzasse la vita, passando inevitabilmente per la morte.
Per questo e per altri mille motivi "Frankenstein" è una storia che continui a leggere nonostante tutto questo tempo, perché, come in tutti i libri più belli, sembra descrivere una parte, profonda e ignota, di tutti noi.

Voto: 7

Frase: "Tanto è stato fatto, esclamò lo spirito di Frankenstein, io otterrò di più, molto di più; seguendo il cammino già tracciato, io aprirò una nuova strada, esplorerò poteri sconosciuti, e svelerò al mondo i misteri più profondi del creato"


Mary Shelly, nata Mary Wollstonecreaft Godwin, nacque a Londra il 30 agosto 1797 e morì nella città d'origine il 1 Febbraio 1851. Privata precocemente della madre, Mary Wollstonecreaft, filosofa e antesignana del femminismo, morta soli dieci giorni dopo la sua nascita; Mary crebbe con il padre, filoso e polito William Godwin e la sorellastra Fanny Imlay Godwin, nata da una precedente relazione della madre. La vita e la carriera della scrittrice fu profondamente segnata dal matrimonio con Percy Besshy Shelly, anche lui poeta, a cui venne ispirato il personaggio di Victor Frankenstein, protagonista del suo più celebre romanzo "Frankenstein" o "Il moderno Prometeo", considerato il primo romanzo di genere fantascientifico. Di suo pubblicazione diversi altri romanzi meno noti tra cui "Matilda", "Valperga" e "L'ultimo uomo".

martedì 25 settembre 2018

Recensione; "Io sono Dot" di Joe R. Lansdale

Ma ben ritrovati carissimi amici lettori!
Tra impegni, vacanze e tanta tanta stanchezza questo mese non ho proprio avuto la minima costanza nella pubblicazione qui sul blog e di questo mi dispiaccio immensamente.
Quando si è da soli a dover gestire più realtà contemporaneamente non sempre di riesce a fare tutto ma so che questo voi lo capite e saprete perdonarmi.
Detto questo, è proprio il caso di non sprecare altro tempo e dedicarci a quelle che sono state le mie letture del mese. Dopo "Lo scalpellino" di Camilla Lackberg di cui vi ho parlato nell'ultimo post, la mia scelta è ricaduta su un opera di tutt'altro genere ma che è stata capace di sorprendermi, regalandomi una lettura davvero piacevole; sto parlando di "Io sono Dot" uno dei più recenti romanzi dello scrittore statunitense Joe R. Lansdale che racconta, senza mezzi termini, la storia di Dorothy Sherman una ragazza molto giovane ma che si è già confrontata con le prove più dure della vita.
Ecco qui la mia recensione


Titolo: Io sono Dot
Autore: Joe R. Lansdale
Paese: Stati Uniti
Titolo originale: Fender Lizards
Genere: Romanzo
Pagine: 220
Prima pubblicazione estera: 2015
Prima pubblicazione italiana: 2017
Casa editrice italiana: Einaudi
Prezzo di copertina: 17.50 euro copertina flessibile
Ebook: 8.99 euro

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Dorothy "Dot" Sherman dovrebbe essere una diciassette come tante, ma la difficile situazione famigliare l'ha totalmente trasformata, facendola crescere ben prima del previsto. Da quando il padre Jetro, è uscito di casa per compare le sigarette e non è più tornato (non è una barzelletta, questa volta è successo davvero), la famiglia Sherman, composta da madre, nonna e fratellino più piccolo, è costretta a vivere in una piccola Roulotte che diventa ancora più affollata quando si unisce anche la sorella maggiore Raylyn con i due figli, avuti da due padri diversi, "aiutata" da Dot (in un modo ben poco consono e che le procurerà non pochi problemi) a liberarsi dell'attuale compagno, nullafacente e violento. La vita non è stata di certo clemente con la piccola Dot che ha dovuto imparare molto presto a difendersi, sia fisicamente che verbalmente, e a lavorare sodo con interminabili e massacranti turni ai "Dairy Bob", un ristorante in cui le cameriere servono sul pattini in pieno stile anni '50. Il futuro di Dot sembra essere già scritto e la giovane si vede già incastrata in una vita di rinunce di frustrazioni ma tutto improvvisamente cambia quando dal suo vialetto vede sbucare il furgone di Elbert, un uomo strano e fin troppo socievole, che si presenta come ignoto fratello di suo padre e che sarà capace di instaurare con Dot una bella amicizia in grado di insegnarle che non è mai detta l'ultima parola e che con impegno e costanza tutti i sogni si possono realizzare.


"Io sono Dot" è un romanzo che porta a contatto con la vita vera, la vita di tante famiglie, americane e no, che vivono la giornata, i cui figli sono costretti ad abbandonare la scuola per contribuire alle spese e che spesso ricorrono alla violenza per sfogare la rabbia che li affligge. Questa è la storia di Dot, una ragazzina senza peli sulla lingua e dalla battuta sempre pronta che, nonostante la sua giovane età, si è già quasi arresa ad una vita di stenti e di angosce. Il suo futuro in qualche modo apparirebbe già segnato se non fosse per l'arrivo di un vero e proprio angelo custode, Elbert, che condivide con Dot l'ironia e che sarà capace di farle da esempio, dandole la guida che le sarebbe altrimenti mancata dal suo vero padre, scappato di casa e mai più tornato. Elbert insegna a Dot, e a tutti i ragazzi che vogliono leggere questo libro, quanto sia importante non arrendersi mai e trovare sempre il coraggio per tirarsi fuori da qualsiasi situazione. Nel complesso posso dire sicuramente che la vera forza del romanzo è rappresentata dai personaggi; sia i protagonisti che le "comparse" fanno modo di ricreare tutta una cornice capace di dare spessore e vita a questo libro che effettivamente risulta essere formato da tante piccole cose messe insieme.
Quella che racconta Joe R. Lansdale è una vera propria favola, che più che un romanzo vero e proprio assume le sembianze di un lungo racconto, con tanto di morale finale fatta per mettere la ciliegina sulla torta ad una storia già di per sé splendida.
Un messaggio importante e tanta tanta ironia fanno di questo romanzo un opera perfetta per passare qualche momento di tranquillità e spensieratezza e lo adattano a qualsiasi fasce d'età, sia agli adolescenti a cui alla fine è rivolta, sia agli adulti che possono sorprendersi dall'imparare anche loro un grande insegnamento; niente più separarci da quello che vogliamo ottenere, a parte noi stessi.

Voto: 7.5

Frase: "Vi dirò la pura verità, dal principio alla fine. Vi dirò che il mio nome è Dorothy Sherman e racconterò le cose come stanno. Vi dirò che i miei amici mi chiamano Dot, e che preferisco che i miei amici non mi chiamino affatto. Si tratta di una grande avventura? Be', nessuno andrà sulla luna o scalerà una montagna altissima. Ma per me è un avventura. è la mia vita quotidiana"


Joe R. Lansdale è nato a Gladewater, Texas, nel 1951. Nella sua lunga carriera a scritto oltre venti romanzi e centinai di racconti ed è diventato celebre per la sua serie con protagonisti Hap e Leonard, da cui è stata tratta anche una serie tv. Considerato uno dei più geniali autori contemporanei tra le sue opere ricordo "La sottile linea scusa", "Tramonto e polvere", "Acqua buia", "La foresta", "Paradise Sky", "Io sono Dot" e "L'ultima caccia".

lunedì 10 settembre 2018

Recensione; "Lo scalpellino" di Camilla Läckberg

Buon lunedì a tutti amici lettori!
Una nuova settimana è iniziata e io sono finalmente pronta a parlarvi delle mie prime letture di Settembre, mese in cui ho in parte deciso di recuperare alcuni libri lasciati, come dire, in sospeso, durante gli scorsi mesi. Tra queste è compresa anche quella di cui vi voglio parlare oggi; "Lo scalpellino" terzo libro di Camilla Läckberg che vede narra le indagini della polizia di Fjallbacka.
Attendevo questa lettura da diverso tempo visto la piacevolezza scaturita in me dalla lettura di "La principessa di ghiaccio" e "Il predicatore" e sono stata ancora una volta piacevolmente colpita sia dalla bellezza dello stile della scrittrice sia dal temperamento dei diversi personaggi, "amici" che sono stata felice di aver potuto ritrovare.
Ecco qui la mia recensione





Titolo: Lo scalpellino
Autore: Camilla Läckberg

Paese: Svezia
Titolo originale: Stenhuggaren

Genere: Giallo
Pagine: 574
Anno di pubblicazione: 2005
Casa editrice italiana: Marsilio
Prezzo di copertina: 12 euro copertina flessibile
Ebook: 7.99 euro
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È risaputo che diventare genitori comporta nella vita un cambiamento, ma Patrik davvero non si immaginava che fosse così grande. Da quando la piccola Maya è entrata nelle loro vite sia lui che Erica sono costantemente soggetti al suo volere, soprattutto quest'ultima, ridotta ormai a poco più che una trasportatrice di latte. Andare al lavoro è per il neo papà un vero e proprio diversivo ma tutto si complica quando, nelle acque gelide del mare, viene trovato il corpo di una bambina, che Patrick riconoscere essere Sara, la figlia maggiore di Charlotte, una nuova amica di Erica.
La morte di un bambino è sempre un fatto tragico, ma lo diventa ancora di più se si tratta di un terribile omicidio la cui difficile risoluzione sarà capace di scavare nei più oscuri segreti di un piccolo paese come Fjallbacka, dove tutti conoscono tutti. Almeno in apparenza.



Terzo libro della produzione di Camilla Läckberg, "Lo scalpellino" di porta ancora una volta all'interno delle complicate indagini della polizia di Fjallbacka e in particolare di Patrik Hedstrom, sempre più considerato ed importante all'intorno del commissariato. Leggere questo libro è stato per me motivo di grande gioia, soprattutto per la possibilità di poter ritrovare tutti quei personaggi a cui mi sono già un po' affezionata grazie ai romanzi precedenti; il carismatico Martin Molin, l'affezionata Annika, il commissario Mellberg, sempre più egocentrico ma anche un po' sfortunato, l'antipatico Ernst Lundgren, questa volta capace di mostrare il peggio di sé e di mettersi in guai veramente seri e soprattutto la cara Erica Falck, compagna di Patrik e neo mamma della piccola Maya, che da protagonista del primo romanzo "La principessa di ghiaccio" ha purtroppo sempre più perso importanza fino ad arrivare, in questo caso, quasi al livello di una comparsa. Cosa che, sinceramente, un po' dispiace, conoscendo le capacità che questa determinata donna è capace di mostrare.
Parlando dell'indagine in sè, è indubbio che ancora una volta la Läckberg abbia dato sfogo a tutto il talento, donando al lettore un delitto oscuro e terribile dai grandi retroscena e dalla soluzione che non sarebbe stata carpita se non per un grande colpo di fortuna; l'autrice sceglie ancora di strutturare il romanzo sull'alternanza di fatti del presente e avvenimenti passati che, partendo da molto lontano e precisamente dagli scalpellini di granito da cui il libro trae proprio il nome, permettono di addentrarsi pian piano della mente e nell'anima del terribile criminale che questa volta sembra voler colpire, senza un motivo preciso se non la crudeltà, dei poveri bambini.
I colpi di scena e un finale a sorpresa sono assicurati soprattutto per quanto riguarda la piccola parte che segue la soluzione dell'indagine e che apre in modo inaspettato e pirotecnico uno scenario che verrà presumibilmente ripreso nel libro seguente. Un vero colpo da maestro, scoccato da un'autrice che sto scoprendo pian piano ma che si sta rivelando capace di enorme sorprese.
Non vedo l'ora di continuare con questa bellissima serie!

Voto: 8

Frase: "I mostri vivono nel buio"




Camilla Läckberg (nome completo Jean Edith Camilla Läckberg Erikson) nasce a Fjallbacka il 30 agosto 1974. Dopo gli studi in economia a Goteborg si trasferisce nella capitale Stoccolma dove lavora nel marketing, attività che abbandona per dedicarsi a tempo pieno alla scrittura, da sempre suo grande hobby. Oltre alla celebre serie poliziesca, ha scritto anche libri di cucina e, ispirandosi ad uno dei suoi figli, libri per bambini. Attualmente vive con i quattro figli e il terzo compagno.

Il suo esordio è avvenuto nel 2010 con "La principessa si ghiaccio", diventato poi bestseller mondiale e vincitore in Francia del Grand Prix de Littérature Policière. Ne fanno seguito "Il predicatore", "Lo scalpellino", "L'uccello del malaugurio", "Il bambino segreto", "La sirena", "Il guardiano del faro", "Il segreto degli angeli", "Tempesta di neve e profumo di mandorle", "Il domatore di leoni" e "La strega".

martedì 4 settembre 2018

Recensione; "Lolita" di Vladimir Nabokov

Buon martedì a tutti amici lettori!
Sono finalmente giunta all'ultima recensione di Agosto da recuperare e fato vuole che sia quella decisamente più impegnativa perché riguarda un libro che per tanto tempo ho guardato con curiosità e che, una volta conclusa la lettura, mi ha davvero destabilizzato, lasciandomi stupita e a tratti veramente sconvolta.
Sto parlando di "Lolita" celebre libro scritto da Vladimir Nabokov che fin dalla primissima pubblicazione è stato capace di aizzare un mare di scalpore, sentimento che ancora oggi rimane immutato in chi (ora posso dirlo) ha il coraggio di addentrarsi tra le sue pagine.
In questo caso devo ammettere che è stato un bene avere un po' di tempo per pensare alla recensione perché negli esatti momenti dopo la lettura ero talmente scombussolata da non riuscire nemmeno a dare una mia opinione, cosa che sinceramente ancora adesso a fatica riesco a fare.
Come potete capire, questo libro mi mette seriamente in difficoltà ma cercherò di mostrarvi il mio pensiero più chiaramente possibile. Siete pronti ad accompagnarmi in questo percorso? E magari anche confrontarvi con me? In questo caso sarebbe ancora più necessario. Se la risposta è affermativa, bene, allora cominciamo




Titolo: Lolita
Autore: Vladimir Nabokov
Paese: Russo/Stati Uniti
Titolo originale in lingua inglese: Lolita
Genere: Romanzo
Pagine: 395
Prima pubblicazione: 1955
Anno edizione: 1996
Casa editrice italiana: Adelphi 
Prezzo di copertina: 11 euro copertina flessibile, 
Ebook: 4.99 euro 
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Humbert Humbert deve essere stato un uomo "normale", in un lontano passato della sua vita. Professore di ricca famiglia nato e cresciuto della Parigi dei primi Novecento, incontra la bella Annabelle quando entrambi non sono nemmeno adolescenti e si invaghisce di lei così tanto da desiderarla più di qualsiasi cosa al mondo. Fato infausto e crudele vuole però che la giovane si ammali terribilmente e muoia, prima che il loro amore si possa coronare. Da quel momento in poi qualcosa nella mente dell'uomo si rompe e lo porta ad essere visceralmente attratto, anche una volta passati molti anni, dalle ragazzine come quella che le è stata crudelmente sottratta, "passione" che lo porta a soggiornare in diverse cliniche psichiatriche di mezza europa e soprattutto a covare dentro di sé un sentimento destinato ad esplodere. Dopo un matrimonio disastroso, Humbert decise di cambiare vita e si trasferisce in America dove inizia a soggiornarne a della vedova Charlotte Haze, una donna insipida e fredda, ma dotata di un grande pregio; una splendida figlia di appena dodici anni, Dolores, da lui rinominata quasi immediatamente Lolita, che le ricorda così tanto Annabelle da farlo cadere in un profondo tunnel di follia che lo condurrà a sposare Charlotte ed, in seguito alla sua morte, a condurre la piccola Dolly in un viaggio di prigionia e soprusi in giro per il Paese.


"Lolita" è una storia che ha sempre fatto parlare, fin dalla primissima pubblicazione che Vladimir Nabokov temeva addirittura di firmare, coraggio che ha acquisito solo in seguito, forte del desiderio di rivelare al mondo la sua personale denuncia ad uno dei maltrattamenti più ignobili dell'animo umano; abuso di minore.
Attraverso la narrazione di Humbert Humbert, protagonista ed unico narratore, il lettore si ritrova ad addentrarsi nelle parti più oscure dell'animo umano; esperienza che si rivela fin da subito angosciante, destabilizzante ed infine davvero orribile. A prescindere da tutte le opinioni personali che si possano fare su questa opera, per me è assolutamente inoppugnabile che Humbert sia un mostro; è un mostro causato da uno shock infantile ma comunque un mostro; una bestia che decide di sfogare ogni suo istinto su quella che è di fatto ancora una bambina, distruggendo tutto ciò che di puro e indifeso rimaneva di lei, rapendola e privandola della più piccola libertà e facendole vivere anni d'Inferno. Se su questo, a mio avviso, non ci possono essere obiezioni c'è una cosa che mi ha davvero stranito in tutta le lettura e contrariamente da quanto si possa credere non è nella figura di Humbert (che l'autore rende fin troppo chiaro nei suo intenti e nei suoi folli ragionamenti) ma bensì in quella della sua povera vittima. Avendo la possibilità di conoscere la storia solo dal punto di vista del professore, il personaggio di Lolita viene mostrato solamente come a lui appare; una "ninfetta" provocatrice, causa stessa delle proprie sventure. E se da una parte rimane chiaro che questo pensiero sia totalmente errato e Lolita sia solo ed esclusivamente una vittima, ci sono alcuni particolare nel suo comportamento che non appaiano per nulla trasparenti, anzi alle volte sono addirittura incomprensibili. Non voglio assolutamente scendere troppo nei dettagli, per non rovinare la lettura a chi tra di voi ancora deve leggere questo libro, ma se ci fosse la possibilità mi piacerebbe poter leggere questa storia dalla versione di Lolita, in modo di chiarirmi tutti quei particolari che dopo la lettura mi rimangono totalmente oscuri.
Non posso dire che il libro più celebre di Nabokov non mi sia rimasto impresso, penso che dalle mie parole questo sia chiaro, e anche lo stile di scrittura dell'autore è stato di grande rispetto, nonostante sia (ragionevolmente, visto gli anni in cui è stato creato) alle volte troppo complesso e arzigogolato per i miei gusti, che sapete bene più propensi verso le opere moderne.
Detto questo, penso che "Lolita" sia uno di quei libri destinati a rimanermi impressi per un bel po' e a far parte di quei, ben pochi, scritti in cui non ho ben capito se mi siano piaciuti o meno. 

Voto: 7.5

Frase: "Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia"

Vladimir Vladimirovič Nabokov nacque a Pietroburgo il 23 aprile 1899 da una famiglia della vecchia nobiltà russa che, dopo la rivoluzione del 1917, emigrò in Occidente e morì Montreux, in Svizzera, il 2 luglio 1977. Completati gli studi a Cambridge, visse in Inghilterra, Francia e Germania, acquistando, con i suoi primi scritti in russo, sotto lo pseudonimo di «Sirin», vasta notorietà nell’ambiente dei suoi compatrioti emigrati. Nel 1940 si trasferì negli Stati Uniti, dei quali cinque anni dopo prese la cittadinanza. Da allora scrisse in inglese e tradusse in questa lingua alcune delle sue opere precedenti, tra cui "Lolita" il suo romanzo più celebre e discusso. La sua bibliografia vanta più di trenta opere tra saggi, romanzi e opere teatrali tra cui si ricordano "Maria", "Disperazione", "Il dono", "L'incantatore", "La vera vita di Sebastian Knight" e "Fuoco pallido".

lunedì 3 settembre 2018

Recensione; "L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome" di Alice Basso

La seconda lettura di cui assolutamente devo parlarvi è "L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome" opera d'esordio di Alice Basso, autrice milanese che negli ultimi anni ha conquistato decine e decine di lettori.
Da diverso tempo ero curiosa di conoscere questa scrittrice, più volte paragonata come genere e stile alla mia amata Alessia Gazzola, e soprattutto la sua celebre protagonista Silvana "Vani" Sarca e ciò che ho ricevuto durante la lettura ha addirittura superato qualsiasi aspettativa, creando in me un vero e proprio colpo di fulmine! Volete saperne di più? Benissimo, allora continuate a leggere



Titolo: L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome
Autore: Alice Basso
Paese: Italia
Genere: Romanzo/Giallo
Pagine: 271
Anno di pubblicazione: 2015
Casa editrice italiana: Garzanti
Prezzo di copertina: 9.99 euro copertina rigida, 5 euro copertina flessibile
Ebook: 3.99 euro
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Tutti noi, nel nostro piccolo, abbiamo le nostre capacità, ma quelle di Silvana "Vani" Sarca sono davvero eccezionali, a partire dal suo aspetto. Amante del nero e dello stile dark, Vani ha trentaquattro anni e ne dimostra dieci in meno. Ma il primo errore con lei è proprio fermarsi alle apparenze; sotto l'apparente fragilità si nasconde un temperamento tutt'altro che dolce. Del resto, con un lavoro come il suo, farsi rispettare è una necessità. E qui arriviamo alle sue vere capacità; Vani lavora infatti per un'importante casa editrice torinese ma non come autrice e tanto meno come redattrice, bensì come ghostwriter, un lavoro oscuro, misterioso e assai raro, che la costringe a rimanere in ombra ma le fa anche avere un grande potere. Fin da piccola Vani ha l'immensa capacità di "entrare" nella testa delle persone, di immedesimarsi totalmente in loro e di "leggerli", proprio come se fossero loro dei libri aperti. Ed è proprio per questo che è perfetta per quel lavoro, un lavoro che consiste nello scrivere libri di ogni genere, dai romanzi ai trattati di medicina, al posto di personaggi famosi, professori e, perchè no, anche celebri scrittori, che non hanno la capacità o il tempo per farlo ma che si prenderanno tutto il merito. È un lavoro sporco il suo, ma lei non si lamenta, un po' perchè le continue delusioni del passato le hanno insegnato a fregarsene del giudizio della gente un po' perchè, infondo, questo è l'unico lavoro che potrebbe fare e che le permette di vivere in completa autonomia, l'unica cosa a cui davvero tiene. Certo che alle volte però la mette davvero a dura prova come succede quando il suo capo le fa conoscere Bianca, una vera e propria celebrità che ha conquistato mezzo mondo grazie alla sua "capacità" di vedere e parlare con gli angeli. Tutta questa situazione avrebbe già modo di stomacarla ma tutto si complica quando nel bel mezzo del suo lavoro, Bianca viene improvvisamente rapita e Vani si ritroverà, suo malgrado, a dover indagare..


Inizio dicendo che nel parlarvi di questa opera e di tutto ciò che nasconde mi è impossibile essere coincisa, per cui, se volete continuare, vi conviene prendere qualcosa da bere e mettervi tranquillamente seduti. Per prima cosa voglio parlarvi dei personaggi e nel farlo non posso non iniziare da questa splendida protagonista; Silvana "Vani" Sarca è una donna infinitamente forte e non fa nulla per nasconderlo. È testarda, altamente poco loquace, autonoma e anche un po' acidella, ma al punto giusto. Un po' per impostazione genetica un po' per motivi professionali, Vani è abituata a vivere nell'ombra; può passare giorni interi senza uscire di casa o vedere nessuno e non c'è nulla che vorrebbe di più perchè infondo sono davvero poche le persone che le piacciono. Anzi, a dire la verità è solo una, la giovane Morgana, sua vicina di casa e così simile alla lei adolescente da farle sembrare di essere tornata indietro nel tempo. Se c'è una cosa che Vani Sarca sa fare è capire le persona, ed è forse proprio per questo che da tempo ha smesso di interessarsi a chi le sta incontro, con una sola piccola eccezione formata da Riccardo Randi, un celebre scrittore che ha avuto modo di "salvare" grazie ad un provvidenziale aiuto nella creazione del suo secondo bestseller, e che sembra giocare su di lei un potere molto particolare. E pensare che di potere Vani se ne intende, tra le sua mani risiede il destino di una grande quantità di artisti, e lei potrebbe distruggerli solo rivelando la sua identità; per fortuna che non le importa nulla, come più volte ci tiene a precisare. Ma non sottovalutate, mai fare questo errore, perchè basterebbe un attimo e tutto cambierebbe.. Vani Sarca sa come prendersi le sue rivincite e non mostrerà alcuno scrupolo nel farlo.
In questo agglomerato di saccente e ilarità, Vani si trova inspiegabilmente coinvolta in un caso molto particolare, la sparizione della "celeste" bianca, l'ultima autrice in cui si deve immedesimare. Ed è proprio grazie a questo incarico che Vani incontra il Commissario Romeo Berganza, un uomo che ostenta il suo essere poliziotto dalla punta dei capelli fino a quella dei piedi, e che dimostra fin da subito verso la ghostwriter e le sue capacità un vero e proprio interesse viscerale. È grazie, o per colpa, di lui che Vani si ritrova quindi a prestare servizio come Consulente Investigativa, un nuovo ruolo che darà modo di mostrare a pieno tutte le sue doti da moderna Sherlock Holmes.
Un accoppiata quella tra Vani e il Commissario che promette del belle, sia sul campo amoroso, che, chi lo sa, anche su quello sentimentale.. noi lettori rimaniamo aperti a tutto.
Detto questo devo assolutamente passare a spendere due parole sullo stile di scrittura di Alice Basso, una prosa scorrevole, semplice, a tratti ironica, come solo sanno essere quelle capaci di conquistarmi a pieno. Ed è proprio dallo stile di scrittura, e anche ovviamente dal genere dell'opera, che ho trovato davvero riscontro con il paragone già citato in precedenza tra lei e la sua collega Alessia Gazzola. Le due serie si piazzano infatti esattamente nel mezzo tra il genere giallo e il romanzo vero e proprio, creando un genere a sè, che a questo punto dovrebbe avere un nome proprio, e mostrano uno stile di scrittura fresco e deciso, un vero toccasana per le menti del lettori. Se su questi punti le due produzioni potrebbero assomigliarsi non lo fanno però di certo le due protagoniste; Alice Allevi e Vani Sarca non potrebbero essere più diverse e a dire la verità, per quanto io abbia adorato Alice, se Vani la incontrasse se la mangerebbe in un sol boccone. Se la prima è curiosa, la seconda è indifferente. Se una è fragile, l'altra non accusa un colpo. Se Alice si lascia travolgere da una complicata e distruttiva "relazione a tre", Vani non lo farebbe nemmeno sotto tortura.. almeno apparentemente. Del resto gli elementi ci sono, starà tutto nei prossimi libri che, a questo punto, non vedo davvero l'ora di divorare!
Io ho finito il mio papirone, ora tocca a voi dire la vostra e se ancora non lo avete letto.. cosa state aspettando?!

Voto: 8

Frase: "Infondo il mondo è pieno di gente come noi, brutte copie, versioni beta. E a me non poteva che toccare di appartenere a questa categoria, perchè evidentemente è mio destino essere sempre il doppione di qualcun altro"


Alice Basso è nata nel 1979 a Milano e ora vive in un ridente borgo medievale fuori Torino. Lavora per diverse case editrici come redattrice, traduttrice, valutatrice di proposte editoriali. Il suo esordio letterario è avvenuto nel 2015 con la pubblicazione di "L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome" primo libro della serie con protagonista la ghostwriter Vani Sarca, di cui fanno parte "Scrivere è un mestiere pericoloso", "Non ditelo allo scrittore", "La scrittrice del mistero", il racconto "Nascita di una ghostwriter" e lo speciale natalizio "La ghostwriter di Babbo Natale".


Recensione: "Eleanor Oliphant sta benissimo" di Gail Honeyman

Buon lunedì a tutti amici lettori!
Come già antcipato nel post di ieri sera, in questi giorni devo e voglio assolutamente recuperare i tre libri letti ad Agosto di cui ancora vi devo parlare; il primo di loro è "Eleanor Oliphant sta benissimo" romanzo d'esordio di Gail Honeyman che ha riscontrato un vero successo mondiale.
Questa storia mi ha attirato fin da subito e, aizzata dai tanti commenti positivi, l'ho intrapresa con estrema curiosità. Cosa ne ho ricavato? Scorrete e scopritelo



Titolo: Eleanor Oliphant sta benissimo
Autore: Gail Honeyman
Paese: Scozia
Titolo originale: Eleanor Oliphant is Completely Fine
Genere: Romanzo
Pagine: 352
Anno di pubblicazione: 2018
Casa editrice italiana: Garzanti
Prezzo di copertina: 17.90 euro copertina rigida
Ebook: 6.99 euro
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Eleanor Oliphant è una ragazza particolare. Lo si vede dal suo aspetto, un po' sciatto e poco ricercato, con quella brutta cicatrice sulla guancia che tutti notano non appena posano gli occhi su di lei. Lo si intuisce dai suoi comportamenti, sempre così distaccati e dediti solamente al lavoro. E soprattutto ne si avrebbe la prova se si andasse oltre la prima impressione e la si seguisse nella sua ruotine; le uscite di casa per andare al lavoro, le uscite dal lavoro per andare a casa, la spesa unicamente da Tesco, l'immancabile acquisto dell'amata vodka al market vicino casa, le lunghe ore passate nella completa solitudine se non fosse per il mercoledì sera, giorno della settimana con cui si sente telefonicamente con la terribile madre, profondamente odiata ma con la quale cerca comunque di mantenere un rapporto. Per anni questa è stata la vita di Eleanor, e a lei è andato benissimo così. Si può dire che sia stata veramente benissimo. Ma ora qualcosa è cambiato; durante un insolita serata in un locale, Eleanor ha infatti finalmente incontrato l'uomo della sua vita. Bhè, non l'ha proprio incontrato, semmai lo ha visto; un cantante emergente, dal fascino così pronunciato da essere davvero irresistibile. E da quel momento Eleanor lo sa, è solo questione di tempo e il loro amore potrà finalmente sbocciare. Deve solo iniziare un po' a cambiare.


Fin dalle prime pagine questo romanzo presenta un potere attrattivo davvero impressionante, causato probabilmente dall'immensa capacità stilistica di Gail Honeyman, capace di entrare talmente tanto in confidenza con il suo personaggio da permetterle di avere una voce così incisiva da risultare impossibile per il lettore staccarsi dalle pagine. Eleanor Oliphant è senza dubbio un personaggio unico nel suo genere e più si procede con la lettura più risulta impossibile non affezionarcisi; chi legge verrà infatti per prima cosa condotto nell'insolita vita di questa giovane donna, ne sarà un po' stranito, si chiederà chi è veramente il personaggio che si appresta a conoscere e pian piano lo vedrà evolversi grazie ad una folle ed improbabile infatuazione che aprirà sì la strada a scenari decisamente divertenti ma permetterà anche ad Eleanor di far luce sul proprio oscuro e doloroso passato; un passato che l'ha traumatizzata talmente profondamente da condizionare tutto il resto della sua vita.
Appare impossibile non lasciarsi scappare un sorriso nel conoscere questa donna apparentemente così insignificante ma che nasconde una lingua tagliente e un modo tutto suo di vedere e di concepire il mondo; ho trovato davvero esilarante seguire Eleanor nella scoperta di tutti quelli che sono i fondamentali elementi del mondo femminile; dallo shopping al trucco, dai rapporti sociali alla terribile ceretta. Tutte situazioni per lei completamente nuove e che affronta con la tenerezza di un bambina troppo cresciuta. Perché infondo è questo che Eleanor è; ancora una bambina, una bambina spaventata da un nemico troppo più grande di lei che l'ha schiacciata e sottomessa impedendole di essere sé stessa fino a quando qualcosa è arrivato nella sua vita per destabilizzarla; e non si tratta certo dell'improvvisa e incontrollabile cotta ma della vera e pura amicizia, la prima che lei abbia mai avuto, con un nuovo collega, il buon Raymond , il vero mezzo per sconfiggere il suo nemico più grande; la solitudine. Come potete vedere questo libro è davvero ricchissimo di argomenti importanti e potrei continuare a parlarne per ore ma rischierei di svelarvi troppo quindi concludo qui, constatando che questo è uno di quei successi editoriali che conquistano proprio tutto, è non è davvero un caso.

Voto: 8

Frase: "Sul mio cuore ci sono cicatrici altrettanto spesse e deturpanti di quelle che ho in viso. So che ci sono. Spero che resti un po' di tessuto integro, una chiazza attraverso la quale l'amore possa penetrare e defluire. Lo spero"


Gail Honeyman è nata nel 1972 in Scozia, dove è cresciuta, e attualmente vive a Glasgow.
Fin dai tempi della scuola la scrittura è stata per lei non solo un'attitudine ma un sogno, un sogno che ha coltivato per tanti anni e in cui ha messo tutta sé stessa, un sogno da cui è nato il suo esordio letterario "Eleanor Olpihant sta benissimo", oggi bestseller venduto in 35 paesi.

domenica 2 settembre 2018

Le migliori letture del mese; Agosto!



Buona sera a tutti amici lettori e soprattutto buona domenica 2 Settembre!
Ebbene sì, Agosto se n'è andato, portando via con sé questa fugace estate e io sono ancora una volta in ritardo con le recensioni. Ormai mi sembra quasi una tradizione.
Promettendovi di rimediare al più presto, il mio compito oggi è quello di rivelarvi la mia consueta classifica. Questo mese sono riuscita a raggiungere il mio obbiettivo, leggendo dieci libri tondi tondi, alcuni dei quali davvero molto belli.
In questo resoconto devo però aprire anche una piccola parentesi che riguarda "4321" di Paul Auster, libro che aspettavo da moltissimo e che ho iniziato ma che, a malincuore ho dovuto lasciare in sospeso, probabilmente in attesa di un mese meno impegnativo come questo Agosto per me quasi totalmente lavorativo.
Detto questo, non ho nulla d'aggiungere e posso finalmente iniziare!

Decimo posto: "Isola" di Siri Ranva Hjelm Jacobsen

Interessante libro autobiografico che porta il lettore alla scoperta delle misteriose Isole Faroe. Ben fatto ma poco coinvolgente.

Voto: 6                                      Recensione completa qui


Nono posto; "C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo" di Efraim Medina Reyes

Libro ironico e dai contenuti forti che analizza l'amore attraverso gli occhi di Rep, un giovane colombiano che ha appena visto naufragare la sua grande storia. Poco impegnativo e piacevole ma non del tutto convincente.

Voto: 6                            Recensione completa qui



Ottavo posto; "L'opera da tre soldi" di Bertolt Brecht

Opera più celere del drammaturgo tedesco, racconta la storia di Mackie Masser, un famigerato delinquente della Londra di inizio Novecento. Difficile apprezzarla fino in fondo con la sola lettura.

Voto: 6.5                            Recensione completa qui



Settimo posto; "Giochi al crepuscolo" di Anita Desai

Raccolta di racconti che ci porta alla scoperta delle parti più enigmatiche, magiche e spirituali di un Paese unico al mondo; l'India.

Voto: 7                   Recensione completa qui





Sesto posto; "Lolita" di Vladimir Nabokov

Ultimissima lettura del mese che mi ha stupito, sconvolto e scombussolato grazie al folle filo di pensiero di un professore di francese quarantenne che perde la testa per una ragazzina dodicenne. Senza parole.

Voto: 7.5                      Recensione completa non ancora disponibile



Quinto posto; "Il sognatore" di Laini Taylor

Un vero e proprio caso editoriale che ha conquistato lettori in ogni parte del mondo, amanti del fantasy e no. Assolutamente degno delle aspettative!

Voto: 8                            Recensione completa su su thrillernord.it












Quarto posto; "Eleonor Oliphant sta benissimo" di Gail Honeyman

Impossibile non affezionarsi alla protagonista di questo irresistibile romanzo che farà sorridere, intenerire ma anche scappare qualche lacrima. Un grande esordio.

Voto: 8                             Recensione completa non ancora disponibile





Terzo posto: "L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome" di Alice Basso

Libro d'esordio dell'apprezzata scrittrice milanese che fa conoscere al pubblico la protagonista; Silvana "Vani" Sarca. Una burbera ghostwriter dotata di un potere molto particolare. Mio vero e proprio colpo di fulmine!

Voto: 8                           Recensione completa non ancora disponibile





Secondo posto; "Salvare le ossa" di Jesmyn Ward

Primo capitolo della trilogia di Bois Sauvage ceh racconta la storia di Esch e della sua povera famiglia alle soglie dell'Uragano Katrina. Impossibile non farselo rimanere impresso.

Voto: 8                   Recensione completa qui




Primo posto; "Figlie del mare" di Mary Lynn Bracht

Bellissimo e toccante romanzo che scava nel profondo degli orrori vissuti in Asia durante la Seconda Guerra Mondiale attraverso la storia di due sorelle, Hana, strappata con al forza dalla famiglia, ed Emi, sopravvissuta ma destinata a sentirsi in colpa per il suo destino. Indimenticabile.

Voto: 8                   Recensione completa qui





Come potete vedere, questo è stato per me ricco di tante belle letture.
I primi cinque posti si differenziano solo per alcune sfumature e ci tengo a dire che è stato molto difficile scegliere quale premiare di più.
Per mio giudizio sono tutte ampiamente consigliate.