mercoledì 28 febbraio 2018

Le migliori letture del mese; Febbraio!


Ed eccoci finalmente arrivati al momento più atteso; il mio resoconto letterario!
Le letture totali di questo mese sono state dieci e ammetto di aver faticato un poco negli ultimi giorni ma ci tenevo a raggiungere il numero pieno. Dei libri che mi ero prefissata di leggere durante il mese manca soltanto "Oggetti di reato" di Patricia Cornwell, a cui spero di poter trovare posto il prossimo mese.
Ma adesso basta indugi e iniziamo con la classifica!

Decimo posto: "I baci sono definitivi" di Pietrangelo Buttafuoco

Raccolta di piccoli stralci rubati dall'autore dai pendolari che ogni giorno sfidano e pericoli della città e della vita. Bella l'idea ma non tanto il risultato. L'unica insufficienza del mese.

Voto: 5.5           Recensione completa qui





Nono posto: "Infelici e contenti: Sull'arte di rovinarsi la vita" di Nerosfina

Irresistibile ed ironico libretto a metà tra il saggio sociologico, il manuale e il romanzo ironico che mette in dubbio una delle nostre più fondate certezze; l'importante nella vita è essere felici.

Voto: 7                    Recensione completa qui






Ottavo posto: "Sindrome da cuore in sospeso" di Alessia Gazzola

Secondo libro della serie "L'alieva" che ci porta indietro nel tempo analizzando il primo caso che ha convinto Alice Allevi da diventare un futuro medico legale.

Voto: 7             Recensione completa qui





Settimo posto: "Chiamami col tuo nome" di Andrè Aciman 

Libro da cui è stato tratto il celebre film, parla della storia d'amore tra un ragazzo diciassettenne e un uomo un po' più grande di lui in un estate italiana degli anni '70. Storia carina ma da cui mi aspettavo un po' di più.

Voto. 7             Recensione completa qui




Sesto posto: "L'ultima sera di Hattie Hoffman" di Mindy Mejia

Thriller scorrevole e ben congegnato basato sulla fuga da casa di una ragazza americana, in seguito ritrovata brutalmente uccisa. Libro che si legge splendidamente ma che purtroppo si macchia di una leggera prevedibilità.

Voto: 7.5          Recensione completa qui



Quinto posto: "Un giorno" di David Nichols 

il 15 luglio 1983 Emma e Dexter si incontrano per la prima volta e da quel momento in poi ogni 15 luglio raccontano come si evolve la loro vita, intrecciata a quella dell'altro. Originale e assolutamente commovente.

Voto: 7.5                  Recensione completa qui



Quarto posto: "Il predicatore" di Camilla Lackberg

Ci avviciniamo al podio ed è il turno di Camilla Lackberg con il secondo libro della sua famosissima serie di gialli. Scritto egregiamente, intrigante al punto giunto ma purtroppo non riesce a reggere il confronto con il precedente.

Voto: 7.5                  Recensione completa qui




Terzo posto: "Storia della bambina perduta" di Elena Ferrante

Ed eccoci sul podio! Il bronzo non poteva non andare al bellissimo quarto ed ultimo capitolo della serie "L'amica geniale". Lila e Lenù lasceranno in me qualcosa che non perderò mai.

Voto: 8                       Recensione completa qui



Secondo posto: "Assassinio sull'Orient Express" di Agahta Christie

Uno dei libri più discussi lo scorso anno, letto finalmente con grandi aspettati. Tutte rispettate. Niente d'aggiungere se non con una medaglia d'argento.

Voto: 8                          Recensione completa qui





Primo posto: "Il rogo di Berlino" di Helga Schneider

Bhè, non potevo fare altrimenti, se avete letto la recensione pubblicata ieri sapete perchè, se no correte a leggerla! Il primo nove di questo 2018.

Voto: 9                       Recensione completa qui




Ed ecco qui le mie letture del mese!
Avete letto qualcuno di questi libri' Siete d'accordo con il mio giudizio?
Anche voi siete stati soddisfatti delle vostre letture di Febbraio?
Con domani la mia breve permanenza a casa finisce ma dovrei riuscire ad installare la connessione anche in trasferta per cui l'appuntamento è ai prossimi giorni per parlare dei primissimi libri di Marzo!

Recensione; "Infelici e contenti. Sull'arte di rovinarsi la vita" di Nerosfina

Buona sera amici lettori!
Siamo giunti all'ultimo giorno di questo breve e freddo Febbraio e, prima di buttarci a capofitto nella consueta classifica, ecco a voi l'ultima recensione del mese.
"Infelici e contenti. Sull'arte di rovinarsi la vita" libretto scritto da un anonimo autore con il pittoresco nome d'arte di "Nerosfina". Ho trovato questo libro grazie ad un'offerta lampo di Amazon e ciò che ho trovato è stata un esperienza incredibilmente piacevole e assolutamente divertente.
Ecco la mia recensione.



Titolo: Infelici e contenti. Sull'arte di rovinarsi la vita
Autore: Nerosfina
Paese: Italia
Genere: Saggio/ Romanzo ironico
Pagine: 70 
Casa editrice italiana: Castelvecchi
Anno di pubblicazione: 2016
Prezzo di copertina: 9 euro copertina flessibile
Ebook: 4.99 euro
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"E vissero per sempre felici e contenti". Così inizia la maggior parte delle favole che abbiamo ascoltato da bambini ed è proprio a partire della tenere età che tutti noi abbiamo imparato che il vero ed unico senso della vita è raggiungere quella strana e fantastica cosa che tutti chiamiamo felicità. Ma tutto questo non fosse che una terribile bugia? Se il vero obbiettivo da raggiungere fosse la più totale e spietata infelicità? Nerosfina ci porta insieme a lui a porci queste importanti domande e in questo libretto, a metà tra il saggio, il romanzo ironico e il manuale, non solo prova a farci aprire gli occhi ma ci mostra anche i passi fondamentali per assicurarci la perfetta riuscita del percorso che tutti noi chiamiamo vita; essere infelici.
Autocommiserarsi, allontanarsi dalla realtà e dagli affetti, prendere appunti su tutte le cose brutte che ci sono capitate e soprattutto che ci capiteranno, questi sono solo alcuni dei consigli che l’autore si sente di darci, un una sorta di dovere nei confronti dell’umanità. Già a leggere solo la trama ho pensato che questa lettura potesse essere irresistibile, sensazione totalmente confermata nel corso della lettura.

Ironia, sketch, imprevedibili associazioni e inevitabili realtà si sprecano nelle sue pagine, capici di farsi passare un paio di ore di spensieratezza e di farci scappare qualche risata. Una boccata d’aria fresca, coronata da una fantastica rivelazione finale, in un mondo che, come ben sappiamo, si prende sempre troppo sul serio.

Voto: 7

Frase: "Insomma, qualsiasi cosa succeda, quando non sapete cosa fare, anzitutto deprimetevi, poi si vedrà"


Nerosfina vive a Roma. Ha studiato molto, collezionando innumerevoli e inutili titoli accademici. Oggi si occupa
soprattutto di aiutare le persone a tirar fuori il peggio di sé. Lavora prevalentemente la domenica e nei giorni festivi. Partecipa a molti funerali e pochi matrimoni. Veste sempre di nero.



martedì 27 febbraio 2018

Segnalazione; "Delitto in libreria" di Mariel Sandrolini

Nei giorni scorsi su Thrillernord è anche uscita una mia nuova recensione; il mio personale commento sul nuovissimo giallo italiano di Mariel Snadrolini "Delitto in libreria"!
Qui sotto vi lascio scheda, trama e link per leggere la recensione completa.




Titolo: Delitto in libreria
Autore: Mariel Sandrolini
Paese: Italia
Genere: Giallo
Pagine: 251
Casa editrice italiana: Golem Edizioni
Anno di pubblicazione: 2018
Prezzo di copertina: 11.90 euro copertina flessibile
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Trama:

Tessa Mackenzie, affermata scrittrice americana di noir, presenta a Bologna, sua città di elezione, il nuovo libro. Il successo è travolgente ma al termine di un evento letterario viene uccisa in modo efferato. Quali misteri si celano nel suo passato? Clelia, la compagna di Marra, ha conosciuto Tessa da poco ma è nata da subito una sincera amicizia. Il caso vuole che sia proprio lei a rinvenire il cadavere e a essere colta con in mano il coltello insanguinato. Marra è rimosso dalle indagini ma si impegna con tutte le sue forze a far luce sul caso mentre deve condurre una battaglia senza quartiere con la "Confraternita", anche per far luce sugli enigmi rimasti irrisolti dall'indagine precedente.


Recensione; "Il rogo di Berlino" di Helga Schneider

Buona sera amici lettori!
In questa intensa giornata lavorativa, sfruttando qualche ora in cui i miei bambini dormivano, sono riuscita a finire un libro che da tempo volevo leggere e che mi ha fatto provare tantissime emozioni fortissime; sto parlando di "Il rogo di Berlino" storia vera scritta dall'autrice tedesca naturalizzata italiana Helga Schneider. Come probabilmente già sapete ho una predilezioni per tutte quelle opere che parlano degli effetti del nazismo e della guerra sulla popolazione tedesca, soprattutto se raccontate da chi le a vissute in prima persona, e quando ho visto questo libro tra le recensioni di uno dei blog librosi che seguo con maggior piacere, non ho potuto resistere.
Ciò che ho travato è stata una lettura che ha richiesto più tempo del previsto per via dei contenuti forti, della sconvolgente realtà che in esso viene raccontata.
Senza dubbio il libro più bello letto non sono questo mese ma, fin ad ora, di questo inizio anno.




Titolo: Il rogo di Berlino
Autore: Helga Schneider
Paese: Italia/Germania
Genere: Romanzo storico/ Storia vera
Pagine: 229
Prima pubblicazione: 1995
Casa editrice italiana: Adelphi
Prezzo di copertina: 11 euro copertina flessibile
Ebook: 4.99 euro
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Helga ha solo quattro anni quando la madre decide improvvisamente di lasciare lei e i fratellino Peter per donarsi totalmente al servizio di Adolf Hitler e delle SS. Da quel momento la bambina dovrà passare terribili momenti, prima inizierà a vivere con l'anziano nonna paterna, giunta direttamente alla Polonia per prendersi cura dei nipoti, per poi finire nella conflittuale convivenza con la giovane matrigna Ursola con la quale non riuscirà mai a legarsi e ce la costringere prima a passare un periodo in un istituto per bambini affetti da problemi fisici e mentali e poi in un collegio fuori città. Nonostante le aspettative, il periodo ad Eden si rivela essere l'unica parentesi felice nell'infanzia della bambina che una volta ricongiunta alla famiglia e tornata a Berlino dovrà vivere in prima persona gli effetti della guerra; rinchiusi nella cantina del loro palazzo, Helga, Peter, Ursala, il caro Opa e tutti gli altri dovranno convivere a stretto contatto tremando per i continui attacchi aerei, soffrendo terribili pene per la mancanza di medicine, gas, elettricità, acqua corrente e potabile, combattendo una malattia dietro l'altra e rischiando ogni istante la vita per recuperare i minimi viveri di prima necessità mentre gli inneggiamenti che promettevano sfarzo e potere si affievoliscono conducendo tutti nel più profondo oblio.


Immaginatevi di vivere una città meravigliosa, grande e ben organizza, dove tutto funziona alla perfezione. Una città dove la gente lavora sodo, dove gli autobus e i trasporti pubblici viaggiano con regolarità. Una città che è sempre stata simbolo di bellezza, potere e dedizione. Immaginatevi poi che da un giorno all'altro questa città iniziasse lentamente a distruggersi, un quartiere dopo l'altro; i palazzi crollano su se stessi, piegandosi sotto la violenza delle bombe, il cielo si tinge rosso, ovunque risuonano urla disumane, gli autobus smettono di trasportare, i negozi di vendere, le persone di uscire di casa; gli ospedali non esistono più, come anche le chiese, i teatri e i giardini, l'unica cosa che si può vedere andando in strana sono cumuli di macerie e pile di cadaveri; il tutto per via di un uomo come tanti ma fanatico e folle che tempo prima è riuscito in qualche modo ad incantare milioni di persone. Immaginate ora di essere solo una bambina e di essere costretta ad abbandonare la scuola, gli amici e i giochi per passare le giornate rinchiusa nei buoi di una angusta cantina dove il cibo, l'acqua e la pulizia scarseggiano, lasciando spazio ad sporcizia, malattie ed inimmaginabili paure.
Helga Schneider ci porta con lei nel ricordo della sua infanzia, partendo dall'abbandono della madre, passando per i racconti della guerra fino ad arrivare alla partenza verso il futuro in Austria; un racconto che scava nella realtà di quegli anni senza nascondersi dietro inutili mezzi termini. un racconto che, se si vuole usare un solo termine, sconvolge. Sconvolge quelle che sono le pene che il nazismo è arrivato a far vivere a tutte quelle persone che sulla carta averebbe dovuto portare a comandare sul resto dell'umanità, sconvolge pensare a quella che deve essere stata la vita di questa bambina che decide di prendere parola e raccontare tutto quell'inutile e gratuita violenza attraverso i suoi oggi, e, forse più di tutto il resto, sconvolge toccare con mano quelli che erano i pensieri delirante della gente che credeva davvero, od era stata stato costretta a farlo, che ciò che professava il Fuhrer fosse davvero qualcosa di giusto. Fa rimanere a bocca aperta l'educazione impartita a Peter e a tutti i bambini nati nel periodo del nazismo, bambini dai pantaloni corti che inneggiavano Hitler, imparavano a memoria i discorsi di Goebbels e sognano di diventare grandi per combattere nella Gioventù hitleriana. Queste come tante altre piccole cose che forse non vengono inserite nei libri di storia ma che devono essere conosciute. Perchè il nazismo non distruggeva l'umanità solo nei campi di concentramento ma anche nelle strade del suo stesso Paese. Anche questo merita di essere ricordato.
Helga Schneider ci racconta la sua storia e nel farlo racconta anche quello di milioni di altri berlinesi e soprattutto quella di una città, quella di un intero Paese.
Per questo e per molti altri motivi, soprattutto quello di essere stato il primo libro dopo tantissimo tempo ad entrarmi dentro e parlare direttamente alla parte più intima di me, questa è di sicuro la lettura più bella di questo inizio 2018!

Voto: 9

Frase: "Guardai ancora le rovine e pensai che il sole era la cosa più neutrale che esistesse. Il sole era imparziale, illuminava il brutto e il bello, il patetico e il solenne, l'infamia e la virtù, il sole era incorruttibile. Gli uomini potevano distruggere Berlino o forse tutto il mondo, ma il sole avrebbe illuminato tutti gli orrori e infine scaldato di nuovo la vita"

Helga Schneider nasce il 17 novembre 1937 a Steimberg, in Slesia, il territorio tedesco che dopo la Seconda Guerra Mondiale verrà assegnato alla Polonia. La sua vita venne segnata da molteplici avvenimenti, storici ma anche personali, primo fra tutti l'abbandono della madre che nel 1941 lasciò la famiglia per entrare nelle SS. Alla fine della guerra, insieme al fratello, il padre e alla sua nuova moglie, si trasferisce in Austria e nel 1963 arriva in Italia dove vive tutt'ora insieme alla famiglia.
Il suo esordio letterario è avvenuto nel 1993 con "La bambola decapitata" a cui sono seguiti numerosi romanzi e saggi storici; "Il rogo di Berlino", "Porta di Brandeburgo", "Il piccolo Adolf non aveva le ciglia", "Lasciami andare, madre", "Stelle di cannella", "L'usignolo dei Linke", "L'albero di Goethe", "Io, piccola ospite del Fuhrer", "Heike riprendere a respirare", "La baracca dei tristi piaceri", "Rosel e la strana famiglia del signor Kreutzberg", "I miei vent'anni", "L'inutile zavorra dei sentimenti" e "Un amore adolescente".


lunedì 26 febbraio 2018

Recensione; "Il predicatore" di Camilla Lackberg

Ma buongiorno amici lettori!
I return! Almeno temporaneamente. La mia trasferta lavorativa continua ma questa settimana avrò un piccola pausa dal lavoro e quindi sarò a casa fino a giovedì! Potevo non correre da voi appena rientrata? Assolutamente no! Anche perché morivo dalla voglia di parlarvi della mia ultima lettura che è stata "Il predicatore", secondo libro appartenente alla famosa serie gialla di Camilla Lackberg.
È stato un libro che aspettavo con grande trepidazione, dopo la piacevole scoperta del primo capitolo "La principessa di ghiaccio", e che mi ha tenuto compagnia splendidamente.. anche se.. bhè, un piccolo neo ce l'ha. Volete sapere quale? Allora continuate a leggere!


Titolo: Il predicatore
Autore: Camilla Lackberg
Paese: Svezia
Titolo originale: Predikanten 
Genere: Giallo
Pagine: 469
Prima pubblicazione: 2004
Casa editrice italiana: Marsilio Editori
Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo di copertina: 14 euro copertina flessibile
Ebook: 7.99 euro
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L'estate è finalmente arrivata a Fjallbacka e mentre i numerosi turisti prendono possesso della zona, Erica e Patrik danno ufficialmente vita alla loro vita insieme mettendosi in attesa della nascita del loro primo figlio. La dolcezza della quotidianità viene però improvvisamente interrotta dal terribile ritrovamento del cadavere di una ragazza, nuda e con evidenti segni di tortura sul corpo. Sotto di lei, ad aggiungere un tocco ancora più inquietante alla vicenda, due scheletri che si rivelano essere due ragazze scomparse più di vent'anni prima e uccise esattamente allo stesso modo. Mentre il caldo imperversa incontrollato e cresce sempre di più la consapevolezza che si possa trattare dell'opera di un seria killer, Patrik, incaricato delle indagini, dovrà partire dall'unica pista a disposizione; quella che conduce a Johannes Hult, uno dei due figli del celebre predicatore Ephraim Hult, l'ultimo ad essere stato visto con una delle ragazze scomparse negli anni '70, suicidatasi quasi subito dopo la vicenda. 


Come ho detto anticipatamente avevo molte aspettative sulla lettura di questo libro e devo ammettere di aver trovato molte cose che in lui stavo cercando; uno stile di scrittura egregio, come si è rivelato essere ancora una volta quella di Camilla Lackberg, una lettura scorrevole e coinvolgente e un caso intrigato da dipanare. Tutti questi fattori sono assolutamente presenti ne "Il predicatori" in cui possiamo ritrovare tutti i personaggi che abbiamo già conosciuto in "La principessa di ghiaccio"; Erica, la curiosa scrittrice di gialli, che dopo essersi ristabilita nella vecchia casa dei genitori e aver conquistato ancora una volta il pubblico con la pubblicazione del libro sull'amica Alex, abbandona i campi d'indagine per concentrarsi sulla sua gravidanza ma che ci regalerà moltissimi sorrisi per i suoi colpi di testa. Impossibile non volerle bene e, nel mio caso, anche riconoscermi un po' in lei e nelle sue azioni. Patrik, il determinato poliziotto ora decisamente più sicuro di sé e dotato della capacità di arrivare a soluzioni che gli altri non prendono nemmeno in considerazione. Ma anche Anna, la sorella di Erica, definitivamente allontanata dal violento marito, Martin, Annika, il commissario Mellberg e persino l'insopportabile Ernst Lundgren, che seppur antipatico e terribilmente egoista non so come è riuscito a conquistare totalmente la mia simpatia! I personaggi sono una delle caratteristiche migliori del libro, insieme alla formazione della vicenza che anche questa volta si rivela strutturata in modo funzionale. Il giallo è intrigato al punto giusto, anche in questo caso troviamo il parallelismo tra il presente il passato e ancora una volta trovo veramente splendidi gli inizi dei capitoli che si staccano dalla narrazione corrente per dare un visione differente, in questo caso quello delle ragazze tenute prigioniere dallo spietato assassino.
Nonostante tutto però il libro non mi ha totalmente convinto, a differenza del libro precedente, che sconvolge nella sua soluzione, "Il predicatore" non riesce a sorprendere, offrendo un espediente non sono prevedibile ma che appare un qualche modo presumibile a partire addirittura dallo stesso titolo.
Non posso trattenermi dal dire di esserci rimasta un po' male, detto questo però la lettura è stata comunque piacevole e merita senza alcun dubbio.
Ora attendo il momento di buttarmi nella lettura del prossimo capitolo "Lo scalpellino", chiedendomi quale altra scabrosa vicenda potrà regalarmi.

Voto: 7.5



Camilla Lackberg (nome completo Jean Edith Camilla Lackberg Erikson) nasce a Fjallbacka il 30 agosto 1974. Dopo gli studi in economia a Goteborg si trasferisce nella capitale Stoccolma dove lavora nel marketing, attività che abbandona per dedicarsi a tempo pieno alla scrittura, da sempre suo grande hobby. Oltre alla celebre serie poliziesca, ha scritto anche libri di cucina e, ispirandosi ad uno dei suoi figli, libri per bambini. Attualmente vive con i quattro figli e il terzo compagno.
Il suo esordio è avvenuto nel 2010 con "La principessa si ghiaccio", diventato poi bestseller mondiale e vincitore in Francia del Grand Prix de Littérature Policière. Ne fanno seguito "Il predicatore", "Lo scalpellino", "L'uccello del malaugurio", "Il bambino segreto", "La sirena", "Il guardiano del faro", "Il segreto degli angeli", "Tempesta di neve e profumo di mandorle", "Il domatore di leoni" e "La strega".


mercoledì 21 febbraio 2018

Recensione; "Storia della bambina perduta" di Elena Ferrante

Ben ritrovati carissimi amici lettori!
Come avrete potuto notare questa settimana non ho potuto essere attiva qui sul blog, cosa che mi rende veramente tanto triste. Per via dell’inizio di un nuovo lavoro (yeeeaaah!) ho dovuto allontanarmi da casa (ueee!) e stabilirmi in modo semi fisso a Novi Ligure e nell'attesa di sistemarmi e, soprattutto, stabilire la connessione internet anche qui non ho potuto accedere al blog.
Scrivo questo post sfruttando una toccata e fuga a Valenza, dove sono tornata per sbrigare alcune faccende, ma probabilmente questo sarà l’unico articolo di questa settimana, a meno che Linkem mi faccia la grazia e mi mandi il modem prima del weekend. Finger Crossed!
Detto questo, se la mia attività online sta subendo un momento di stallo, di certo non lo fa quella da lettrice! Le mie letture correnti del mese proseguono e giusto ieri ho dato inizio alla lettura di “Il predicatore” di Camilla Lackberg, secondo libro della sua famosa serie che promette molto bene.
Oggi però vi parlo del libro appena concluso, finito giusto giusto nei giorni scorsi; si tratta del quarto e ultimo capitolo della serie “L’amica geniale” “Storia della bambina perduta”!

Bando alle ciance, ecco la mia recensione!


Titolo: Storia della bambina perduta
Autore: Elena Ferrante
Paese: Italia
Genere: Romanzo
Pagine: 451
Prima pubblicazione: 2014
Casa editrice italiana: Edizione e/o
Anno di pubblicazione: 2016
Prezzo di copertina: 19.50 euro copertina flessibile
Ebook: 12.99 euro
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Lenù e Lila sono ormai delle donne adulte. Entrambe con figli (la prima due bambine, la seconda un maschio), entrambe con un matrimonio fallito alle spalle, entrambe alle prese con una nuova storia d’amore, Lila con il caro Enzo e Lenù con l’affascinante ma famigerato Nino di cui è stata innamorata per tutta la vita e per il quale ha deciso di lasciare ufficialmente Pietro e la sua bellissima vita a Firenze per tornare a vivere a Napoli.
Nonostante il volere di tenersi lontana dal rione, desiderio che dopo la nascita della piccola Imma, figlia appunto di Nino, si accentua ancora di più, Elena sarà costretta lentamente, prima per la malattia della madre ed in seguito all'allontanamento di Nino, a ritornare al punto di partenza, al rione dove tutto è iniziato; il rione in cui c’è Stefano Carracci, l’ex marito di Lila e padre del piccolo Gennaro, ormai caduto in disgrazia, il rione in cui ci sono i suoi fratelli finiti a lavorare in misteriosi traffici illeciti, il rione in cui c’è Carmen, rimasta sola dopo la sparizione di Pasquale, c'è Alfonso, che continua la lotta con sé stesso e il suo progetto di assomigliare sempre di più alla donna che ha sempre idolatrato, il rione in cui ritorna Antonio con la moglie tedesca e i due figli, il rione in cui ci sono i perfidi fratelli Solara, con il quale ha finito per imparentarsi dopo il matrimonio di sua sorella Elisa con Marcello. E soprattutto il rione dove c’è Lila, la sua grande e complicata amica a cui per tutta la vita è stata legata da un rapporto di affetto di invidia, di malessere e di compassione. È la sua storia che ha raccontato in questi quattro libri per cercare di riafferrarla, di riportarla a sé, senza però riuscire a sapere di esserci riuscita davvero.


Come penso ormai sappiate a me le serie piacciono da morire; mi piacciono perché la storia non finisce in un solo libro ma va avanti nel corso del tempo, perché posso vederla evolvere insieme ai personaggi che la compongono, perché ti accompagna per un lungo periodo e ti lascia inevitabilmente qualcosa dentro. Ebbene, questa è una delle serie che più c’è riuscita.
La storia di Lila e Lenù, iniziata nel primo famoso capitolo “L’amica geniale” e continuata in “Storia del nuovo cognome” e “Storia di chi fugge e di chi resta”, è la storia di una bambine cresciute in un rione di Napoli che portano avanti la loro amicizia per tutta la vita fino alla vecchiaia quando improvvisamente Lila sparisce nel nulla, cancellando non solo sé stessa ma ogni traccia di sé. Lenù allora, che negli anni ha conquistato il sogno diventano una scrittrice di fama internazionale, autrice di numerosissimi libri, decide di raccontare la sua storia, incatenandola con la propria e con quelli di tutti gli abitanti del rione.
Anche in questo ultimo capitolo gli argomenti trattati sono davvero tantissimi, alcuni legati agli avvenimenti storici di questo particolare periodo (dagli anni 80 al 2000) come il terribile terremoto di Napoli o il terrorismo con il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, altri alla vita dei personaggi che con la loro poliedricità occupano dei ruoli talmente tanto vasti da riuscire a mostrarci la realtà di quegli anni e anche in qualche modo dei nostri, come il traffico e l’uso di droga, le malattie trasmesse sessualmente, il cancro, l’omossesualità e i transgender (raccontata splendidamente attraverso Alfonso Carraci, a mio avviso uno dei personaggi più belli di tutta la serie), il rapimento di bambini..
È incredibile la capacità che ha avuto Elena Ferrante nel prende tutti questi elementi e mischiarli insieme in questa serie che senza ombra di dubbio è destinata a sconvolgere a scavare all’interno del lettore per seminare qualcosa al suo interno e farlo ragionare su quella che è la verità della vita, fatta di scelte e, necessariamente, di conseguenze.
Ho apprezzato molto la circolarità dell’intera narrazione e la scelta appunto di “chiudere il cerchio” facendo ritornare Elena al rione dopo la sua estenuante lotta per allontanarcisi e farle ritrovare lì proprio tutto ciò che aveva cercato altrove. Devo ammettere però che la leggera antipatia nata nei suoi confronti specialmente nel terzo capitolo non è del tutto svanita, pur avendo apprezzato alcune sue scelte continuo a preferire a lei la dispotica e vulcanica Lila, nonostante la sottile cattiveria e il fatto che non si faccia acchiappare nemmeno per un attimo lasciando sul suo vero sé uno spesso alone di mistero.
Più di tutti gli altri libri della serie, questo ultimo capitolo è un inno a Napoli, alla bruttezza ma anche all'incredibile bellezza di questa città troppo spesso denigrata ingiustamente, descritta splendidamente attraverso la descrizione di alcuni punti d'interesse poco conosciuti ma assolutamente splendidi come Piazza dei Martiri.
Di questo ultimo capitolo ho apprezzato la realtà, a sorpresa ancor più presente rispetto ai libri precedenti, la crudeltà e addirittura anche la più vile violenza che rende un epilogo, forse doloroso, ma assolutamente adatto a quella che è stata l’intera storia. Ho amato soprattutto moltissimo il piccolo capitolo finale, una perla che emoziona e lascia il lettore con un sorriso sulle labbra.
È un un po’ di malinconia che dico addio a questa saga, sapendo (e sperando!) però di poterla riafferrare nella nuovissima serie televisiva a lei ispirata che uscirà durante l’anno! Ovviamente ne riparleremo insieme!


Voto: 8

Frase: “A che sono servite dunque tutte queste pagine. Puntavo ad afferrarla, a riaverla accanto a me, e morirò senza sapere se ci sono riuscita. A volte mi chiedo dove s’è dissolta. In fondo al mare. Dentro un crepaccio o in un cunicolo sotterraneo di cui lei sola conosce l’esistenza. In una vecchia vasca da bagno colma di un acido potente. Dentro un fosso carbonario d’altri tempi, di quelli a cui dedicava tante parole. Nella cripta di una chiesetta abbandonata di montagna. In una delle tante dimensioni che noi non conosciamo ancora ma Lila sì e ora se ne sta là insieme alla figlia”




Elena Ferrante è nata a Napoli, città che ha abbondato molto presto per andare a vivere all'estero.
Dei primi due libri pubblicati "L'amore molesto" e "I giorni dell'abbandono" sono state creati due bellissimi film dalla regia di Mario Martone e Roberta Faenza. "Storia della bambina perduta" è il quarto ed ultimo capitolo della serie "L'amica geniale", preceduto dall'omonimo libro, da "Storia del nuovo cognome" e da "Storia di chi fugge e di chi resta".
Di sua pubblicazione anche "La figlia oscura".

lunedì 19 febbraio 2018

Recensione; "I baci sono definitivi" di Pietrangelo Buttafuoco

Buon lunedì a tutti amici lettori!
La scorsa settimana, in occasione di San Valentino ho letto un libro trovato in biblioteca e che mi aveva colpito moltissimo per la bellissima foto in copertina. Il suo titolo è "I baci sono definitivi" di Pietrangelo Buttafuoco e questa è la mia recensione.



Titolo: I baci sono definitivi
Autore: Pietrangelo Buttafuoco
Paese: Italia
Genere: Romanzo
Pagine: 200 
Casa editrice italiana: La nave di Teseo
Anno di pubblicazione: 2017
Prezzo di copertina: 18 euro copertina flessibile

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Per un anno intero, Pietrangelo Buttafuoco ha viaggiato ogni giorno come pendolare e nel silenzio del viaggio ha rubato le storie dei viaggiatori come lui; in metropolitana, in autobus, in autostrada, a Roma o all'estero vengono ambientate queste piccole storie vissute ad ogni ora del giorno da persone che per qualche ragione hanno colpito il suo interesse e che, non sapendo il loro nome, lui rinomina come gli viene in mente con i nome dei grandi personaggi storici, dei protagonisti delle più belle storie d'amore, delle più immense canzoni, persino, dei grandi simboli dalla mitologia mondiale, tingendo qualcosa di profondamente comune con una grande sfumatura di magia.

Quando scegli di leggere un libro totalmente alla cieca vai incontro a due conseguenze; o ti conquista completamente oppure non lo fa per nulla.
Purtroppo io devo ammette di essere uscita da questa lettura più propensa alla seconda ipotesi.
Quella di Pietrangelo Buttafuoco è senza dubbio un idea originale; raccogliere in un solo libro tutte quelle vite che ad ognuno di noi può capitare di incontrare per sbaglio e sul quale anche solo per un attimo concentriamo la nostra attenzione. A chi di noi non è mai capitato di incrociare lo sguardo di qualcuno e chiederci chi sia, quale sia il suo nome, come sia la sua vita?
Ciò che invece non mi convinto molto è la struttura del romanzo; diviso in stagioni e in seguito in varie pillole anticipate dal luogo e dall'orario in cui si svolgono, mi è apparso troppo fugace per essere apprezzato a pieno. Non hai nemmeno il tempo di ragionare su quello che hai appena letto che subito vieni catapultata nella situazione seguente.
Uno stile di scrittura un po' troppo ricercato, che mi ha in qualche modo ricordato quello di Alessandro Baricco, non è riuscito ad agganciarmi e a trascinarmi con lui fino alla fine, raggiunta in fretta ma senza particolare emozione, che sono riuscita a provare solo nelle parti in cui l'autore parla di alcuni aneddoti della sua vita, analizzando alcuni argomenti anche importanti come la migrazione e la morte.
C'è una cosa però che mi è piaciuta veramente tanto e questo devo assolutamente dirlo; le illustrazioni curate da Banafshe Ahmadzadeh! Foto veramente meravigliose e di grande effetto, poste a dividere le parti del libro, e unite da un solo tocco di colore; un bellissimo fiore.
A malincuore, la mia prima insufficienza di questo mese.

Voto: 5.5

Frase: "Gli amori dai quali ci si lascia trasportare sono gli amori gracili, momenti di vita che non sono giorni o notti ma istanti senza struggimenti, senza sfinimenti ma sempre affamati e insaziabili"

Pientrangelo Buttafuoco è nato a Catania il 2 settembre 1963.
Ha iniziato la sua carriera di giornalista collaborando con alcune riviste di destra ed ora scrive per "Il Foglio", "La Repubblica" e Il Sole 24 ore".
La sua carriera come scrittore ha inizio nel 2001 con la pubblicazione di "Fogli consanguinei" a cui hanno seguito "Le uova del drago", "L'ultima del Diavolo", "Cabaret Voltaire", "Fimmini", "Il Lupo e la Luna", "Fuochi", "Il dolore pazzo dell'amore", "Buttanissima Sicilia", "Dall'autonomia a Crocetta, tutta una rovina" e "Il feroce Saracino". "I baci sono definitivi" è la sua ultima opera.

giovedì 15 febbraio 2018

Recensione; "Assassinio sull'Orient Express" di Agatha Christie

Buon giovedì a tutti cari amici lettori!
Finalmente nei giorni scorsi ho avuto modo di leggere uno dei libri di cui si è più parlato lo scorso anno, per via dell'uscita di un nuovissimo adattamento cinematografico; "Assassinio sull'Orient Express" uno dei più famosi Gialli di Agatha Christie.
Ecco la mia recensione


Titolo: Assassinio sull'Orient Express
Autore: Agatha Christie
Paese: Gran Bretagna
Titolo originale: Murder on the Orient Express
Genere: Giallo
Pagine: 216
Prima pubblicazione: 1934
Casa editrice italiana: Mondadori
Anno di pubblicazione edizione: 2017
Prezzo di copertina: 12 euro copertina flessibile, disponibile in diverse edizioni
Ebook: 7.99 euro 

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Il celebre investigatore belga Hercule Poirot ha appena concluso un importante missione in Siria quando, sul treno che deve attraversare l'Europa per riportarlo a casa, si ritrova immischiato in un altro intrigato caso; mentre il treno è bloccato da una tempesta di neve, il signor Rachett, ricco americano viene brutalmente ucciso. Grazie all'insistenza dell'amico Monsieur Bouc, responsabile dei treni con vagoni letto, Poirot dovrà districarsi tra le diverse persone che si ritrovano sul treno che vanno da un colonnello inglese ad una missionaria svedese, da una signora americana ad una coppia di conti orientali, in un intrigo che non sembra avere certezze. A parte una; l'assassino si trova su quel treno.


"Assassinio sull'Orient Express" è il decimo Giallo dei quarantuno che fanno parte della serie con protagonista l'ispettore Poirot, ometto di modesta presenza ma dalle incredibili capacità investigativi davanti a cui nessun mistero potrà rimanere irrisolto.
Pur avendo (ovviamente!) sentito più volte parlare delle numerosissime opere di Agatha Christie, questo è stato il primo sul libro che ho letto.
Inanzi tutto devo convenire di essere rimasta parecchio colpita dalla scorrevolezza della lettura, caratteristiche che difficilmente si può trovare nei libri pubblicati in un periodo storico così lontano da noi, in questo caso nei primi anni degli anni '30.
Ho trovato eccezionale la descrizione minuziosa dei personaggi e soprattutto la creazione del mistero, così inestricabile fino all'ultimo momento in cui, con un grande coupe de theatre l'investigatore solleva il velo che nasconde la verità.
Solitamente non apprezzo molto quando i Gialli o i Thriller non danno al lettore la possibilità di risolvere il caso in prima persona ma trovano la propria soluzione in strade alternative, ma stranamente, anche se ammetto di esserci rimasta un po' male, questo libro rappresenta un eccezione.
Forse perchè, ad un'immensa istituzione come Agatha Christie si può perdonare di tutto.
Ultima cosa, seppur mi sia moderatamente piaciuto il ruolo dell'ispettore Poirot, con le sue riflessioni e le sue capacità di notare anche i minimi particolari, in alcuni punti l'ho trovato un po' arrogante e forse anche un po' acidello.. 
È una mia impressione oppure è veramente così?
Concludo dicendo che come primo impatto è stato decisamente piacevole e che prossimamente non perderò di certo occasione di approfondire il mio percorso per entrare nell'ottica e nello stile di Agatha Christie.


Voto: 8


Frase: "Per tre giorni questi estranei saranno costretti a restare insieme. Dormiranno e mangeranno sotto lo stesso tetto, non potranno allontanarsi l'uno dall'altro. E alla fine dei tre giorni si separeranno, se ne andranno ognuno per la propria strada, per non rivedersi mai più"
"Eppure.. immagini un incidente [...] Allora, forse, tutti costoro sarebbero legati tra loro.. dalla morte"


Agatha Mary Clarissa Miller, Lady Mallowan, nota come Agatha Christie nacque il 15 settembre 1890 a Troquay e morì il 12 gennaio 1976 a Wallingford. Considerata la più grande giallista di tutti i tempi, diede vita a due icone della letteratura mondiale; l'ispettore Hercule Poirot e Miss Marple.
Oltre ai numerosissimi gialli, fu autrice di diversi racconti, diciannove opere teatrali e alcuni romanzi rosa, scritti con lo pseudonimo di Mary Westmacott.

mercoledì 14 febbraio 2018

Speciale San Valentino; Le cinque migliori storie d'amore



Buongiorno carissimi amici lettori e soprattutto buon San Valentino a tutti!
Ah, la festa degli innamorati (e non dei fidanzati, ci tengo anche quest'anno a precisare perchè tra le due cose c'è una bella differenza)! Ah, lo struggimento, i batticuore, il semplice e unico Amore, con la a maiuscola!
E noi che di un particolare tipo di amore (quello per i libri ovviamente!) ne sappiamo qualcosa, di cosa potremmo parlare se non delle più belle storie d'amore?!
Come forse sapete, non sono propriamente un amante dei romanzi rosa quindi i cinque romanzi che troverete in questa mia speciale classifica non saranno totalmente romantici ma tratteranno di alcuni tipi d'amore un po' diversi ma comunque assolutamente meravigliosi.
Ebbene, cosa aspettiamo? Pronti, partenza, via!




Quinto posto; "Le notti bianche" di Fedor Dostoevskji

Romanzo breve scritto per la prima volta nel 1848, "Le notti bianche" è considerato ancora oggi una delle storie più romantiche di sempre. Il protagonista è un ragazzo, un sognatore, che durante una passeggiata notturna sul lungofiume di San Pietroburgo, incontra una ragazza in lacrime, Naste'nka. I due saranno poi destinati ad incontrarsi per quattro notti e in questo tempo si apriranno l'una all'altro legando le loro vite indissolubilmente







Quarto posto; "Le pagine della nostra vita" di Nicholas Sparks

Sì, lo so, avevo detto che non sarei stata troppo zuccherosa ma, andiamo, come potevo non inserire Nicholas Sparks, soprattutto con una dei suoi più famosi romanzi da cui è stato tratto un film meraviglioso?! "Le pagine della nostra vita" è stato scritto nel 1996 e racconta la storia di due giovani, Noah ed Allie. Appartenenti a due classi sociali opposte, i due ragazzi si incontrano per caso e finiscono per innamorarsi ma sono destinati a lasciarsi.
L'amore quello vero però non finisce mai, e attraverso mille strade diverse, li terrà uniti per tutta la vita.








Terzo posto; "I segreti di Brokeback Mountain" di Annie Proulx

Scritto nel 2005, questo breve romanzo racconta la tormentata storia d'amore di due uomini, Ennis e Jack, nata sulle alte montagne americane e, tra mille sensi di colpa e divieti, portata avanti con coraggio per tutta la vita.
Diventato famoso per il meraviglioso film, merita assolutamente di essere inserito in questa classifica perché un amore così vero e forte come quello che lega i due protagonisti, io, sinceramente non l'ho trovato in nessun'altra storia.








Secondo posto; "Storia d'inverno" di Mark Helprin

Anche da questo libro è stato tratto un film straordinario, ma mi era davvero impossibile non inserirlo in classifica.
Romanzo scritto nel 1983 in seguito alla morte della moglie dell'autore, "Storia d'inverno" racconta la bellissima storia di Peter Lake, modesto ladro di una magica New York dei primi del Novecento, e della giovane Beverly, discendente di una famiglia di alto rango gravemente malata di consunzione.
Libro decisamente impegnativo per il grande numero di pagine ma capace di regalare emozioni fortissime grazie ad una storia che parla dell'amore nella sua forma più pura.





Primo posto; "Orgoglio e pregiudizio" di Jane Austen

Signore e signori, l'unica e sola regina delle storie d'amore.. Jane Austen! Di sua pubblicazione avrei potuto trovare almeno tre romanzi da inserire in classifica ma alla fine la mia scelta è ricaduta su questo perchè è quello a cui personalmente sono più legata. La storia, scritta per la prima volta nel 1813, vede come protagonista Elizabeth, secondogenita della famiglia Bennet, e la sua tormentata storia con il giovane e bel Darcy, ricco gentiluomo.
Una storia intramontabile che non poteva che aggiudicarsi il primo posto.





Cosa ne pensate di questa nuova speciale classifica? Siete d'accordo con me con i libri scelti?
E soprattutto, a vostro parere, qual'è la più bella storia d'amore di tutti i tempi?
L'appuntamento è per domani con la recensione di un libro che aspettavo di leggere da tantissimo tempo!



martedì 13 febbraio 2018

Recensione; "Sindrome da cuore in sospeso" di Alessia Gazzola

Buongiorno a tutti cari amici lettori!
Oltre a "L'ultima sera di Hattie Hoffman" di cui vi ho parlato ieri, nel weekend ho concluso un altro libro "Sindrome da cuore in sospeso" secondo libro della serie con protagonista Alice Allevi di Alessia Gazzola.
Presentato come il seguito di"L'allieva" si è rivelato essere in realtà il prequiel!
Ecco a voi il mio commento


Titolo: Sindrome da cuore in sospeso
Autore: Alessia Gazzola
Paese: Italia
Genere: Romanzo/Giallo
Pagine: 143
Prima pubblicazione: 2012
Casa editrice: TEA
Anno di pubblicazione: 2016
Prezzo di copertina: 12.60 euro copertina flessibile, disponibile anche con un altra copertina
Ebook: 8.99 euro

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Torniamo indietro di qualche anno, al principio; Alice Allevi è all'ultimo anno di medicina e deve scegliere in che campo specializzarsi ma il problema è che non è per nulla convinta che quella sia la strada per lei. Tutto improvvisamente prende una piega diversa quando Tamara, la cara badante di sua nonna Amalia, viene ritrovata brutalmente uccisa nella sua camera da letto e giunge sul posto un conturbante giovane medico legale; il dottor Claudio Conforti.
Impossibilitata a resistere alla sua curiosità, Alice inizia la sua personale indagine tra pettegolezzi di paese e inquietanti traffici dell'Est e, totalmente incanta dalla nuova conoscenza, decide di intraprendere l'internato proprio all'interno dell'Istituto di Medicina Legale di Roma.


Ho iniziato a leggere questo libro pensando di continuare la linea narrativa iniziata con "L'allieva" e devo ammettere di essere rimasta decisamente colpita dall'improvviso salto temporale che mi ha portato agli arbori e ai motivi che hanno spinto Alice Allevi ad intraprendere la sua carriera come anatomopatologa. In "Sindrome da cuore in sospeso" ritroviamo tutti i personaggi; a partire da Claudio fino ad arrivare a Lara, Ambra, Silvia, Yukino e addirittura anche Arthur, anche se solo intravisto per un istante. E soprattutto abbiamo modo di analizzare il principio di questi rapporti, soprattutto quello con Claudio, elemento fondamentale per la vita di Alice, in questo romanzo totalmente innamorata di lui e anche approfondire quei piccoli particolari citati nel libro precedente, come ad esempio il terribile episodio del povero Mortimer.
Anche questo secondo capitolo si rivela assolutamente piacevole perché dotato di una scrittura semplice e di personaggi unici e soprattutto perché capace di affrontare argomenti molto seri, come in questo caso il traffico di bambini, con una sincerità ed una classe che pochissime opere hanno.
Cosa aggiungere... non vedo l'ora di leggere il terzo libro, il cui titolo è già apparso all'interno di queste pagine; "Un segreto non è per sempre".

Voto: 7

Frase: "Vorrei un'illuminazione in questa buia e sconfinata incertezza che è una specie di malanno, come se il mio cuore fosse sempre in sospeso. Sì, la dovrebbero riconoscere nosograficamente, la sindrome da cuore in sospeso"


Alessia Gazzola nasce a Messina nel 1982, nella vita è un medico legale e diventa famosa al grande pubblico di lettori scrivendo la serie di romanzi a metà tra il giallo e la commedia romantica con protagonista il medico legale Alice Allevi dal titolo "L'allieva" di cui fanno parte il primo romanzo omonimo, "Sindrome da cuore in sospeso", "Un segreto non è per sempre", "Le ossa della principessa", "Una lunga estate crudele", "Un po' di follia in primavera" e "Arabesque" e dalla quale è stata creata una famosa serie TV. Di sua pubblicazione anche  "Non è la fine del mondo", primo romanzo senza Alice Allevi.