mercoledì 31 ottobre 2018

Recensione: "Neyla. Un incontro, due mondi" di Kossi Komla-Ebri

Buongiorno amici lettori e soprattutto buon Halloween a tutti!
La festa più spaventosa dell'anno è finalmente arrivata e con essa anche la fine del di questo Ottobre ricchissimo di letture! Mi prenderò questa giornata per completare l'ultimo libro del mese e nei prossimi giorni vi mostrerò la mia consueta classifica.
Ma tornando al presente, oggi vi devo parlare del libro appena concluso, una lettura che vegetava da un po' nella mia libreria e che per certi versi è stata capace di sorprendermi. Sto parlando di "Neyla. Un incontro, due mondi" breve romanzo scritto dall'autore togolese naturalizzato italiano Kossi Komla-Ebri. Ecco a voi la mia recensione



Titolo: Neyla 
Sottotitolo: Un incontro, due mondi
Autore: Kossi Komla-Ebri
Paese: Togo/Italia
Genere: Romanzo/Saggio
Pagine: 103
Anno di pubblicazione: 2002
Casa editrice: Edizioni dell'Arco-Marna 
Prezzo di copertina: 6.20 euro copertina flessibile

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Il protagonista e narratore della storia è il giovane Yawo, ragazzo africano emigrato in Europa grazie ad una borsa di studio, che si ritrova a fare ritorno a casa per visitare la sua grande e tipica famiglia. Mentre si appresta a raggiungere l'ufficio dove lavora il fratello Basile, fa il suo incontro con la bella Neyla, una ragazza dal grande fascino e dalla lingua tagliente, capace di stregarlo completamente. La passione tra i due è furiosa ed incontrollabile e mentre l'innamoramento lascia sempre più piede a qualcosa di più duraturo e stabile, sarà proprio lei ad accompagnarlo alla riscoperta delle proprie origini così tanto differenti e lontane da quella che ormai è diventata la sua nuova realtà.


Lettura poco impegnativa ma a dir poco interessante, mi ha colpito principalmente per la bellezza della prosa, coinvolgente e semplice ma alle volte addirittura poetica. Attraverso la storia del suo giovane protagonista e della sua toccante storia d'amore con Neyla, l'autore affronta il delicato tema del ritorno, lo scontro e la presa di coscienza delle proprie origini e del mondo non cui si è cresciuti dopo essere stati per molto tempo in una realtà ben diversa. Con gli occhi di Yawo il lettore si ritrova a scoprire quasi insieme a lui tutti gli elementi tipici delle tradizioni e della cultura del suo paese, alcuni estremamente interessanti e "magici" se confrontati con i nostri. In queste cento pagine l'autore da vita ad un romanzo emozionante e dai risvolti tragici che però alla fine assume anche le sembianze di un piccolo saggio antropologico anche grazie alla splendida postfazione di Remo Cacciatori che analizza tutte le varie tematiche del libro come il ruolo della donna nella cultura africana e il confronto tra le "due Afriche", quella cittadina e della del villaggio, espresse entrambi splendidamente grazie ad un viaggio che il protagonista fa nel paese del suoi zii. 
Questo è un romanzo capace di sorprendere, di stregare e coinvolgere grazie alle storie, colpi di scena e alla scrittura, che consiglio di leggera a tutti coloro che, come me, non sanno resistere al fascino della splendida Africa.

Voto: 7

Frase: "Mi portasti nel limbo, ove giacevano i petali sfigurati dalla grandine della vita, dove scorrevano i fiumi gonfi di parole tenere che abbracciano l’anima, in una stretta avvinghiante, dove il sole tramuta il viso in un mare di miele. Vagai in quel limbo dove scendevano i sogni d’amore, gocce brillanti che sgorgavano dagli occhi candidi e germogliavano le note ovattate della dolcezza. Diventai quella voce urlante nel cuore della notte e morente al sorgere del sole, senza più una foglia verde per coprirmi, con pensieri che evaporavano a bocca aperta, senza prendere forma se non per dire all’infinito - Neyla, Neyla, Neyla..- "


Kossi Komla-Ebri è nato in Togo nel 1954. Sposato e padre di due figli, è cittadino  italo-togolese residente a Ponte Lombardo. In Italia dal 1974, si è laureato a Bologna nel 1982 in Medicina e Chirurgia e oggi lavora presso l'Ospedale Fatebenefratelli di Erba. Nel 1997 vince il primo premio della sezione narrativa del premio letterario Eks&tra di Rimini con il racconto "Quando attraversò il fiume" e nella sua carriera letteraria ha scritto diversi romanzi, articoli e saggi.

martedì 30 ottobre 2018

Recensione; "Figlie di una nuova era" di Carmen Korn

Ma buongiorno amici lettori!
L'ultima settimana di Ottobre ha ufficialmente inizio e mentre fuori il vento impetuoso non da segno di voler frenare la sua forza, io torno da voi per parlarvi della mia ultimissima lettura, un romanzo storico la cui idea ha stregato un po' tutti e che personalmente è riuscito a colpirmi e convincermi, specialmente per l'importanza delle tematiche narrate. Sto parlando ovviamente di "Figlie di una nuova era" ultimissima pubblicazione Fazi Editore e primo capitolo di una trilogia scritta da Carmen Korn attua per approfondire e analizzare gli avvenimenti più importanti della storia di un Paese che io amo moltissimo; la Germania. Ecco a voi il mio commento



Titolo: Figlie di una nuova era
Autore: Carmen Korn
Paese: Germania
Titolo originale: Töchter einer neuen Zeit

Genere: Romanzo storico
Pagine: 500
Prima pubblicazione estera: 2016
Prima pubblicazione italiana: 2018
Casa editrice italiana: Fazi Editore
Prezzo di copertina: 17.50 copertina flessibile
Ebook: 10.99 euro
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Henny, Käthe, Lina ed Ida sono ragazze molto diverse tra loro ma accomunate da un fattore; sono tutte nate ad Amburgo intorno agli inizi del 1900. Per questa semplice casualità, e per le differenti indole che le caratterizzano, la loro non sarà una vita semplice ma per alcuni giochi del caso saranno destinate ad incrociarsi e dividere il peso dei loro destini fatti di imprevisti, di orrori, di paure e di scelte difficili che porteranno a terribili conseguenze.


Come potete vedere la trama dell'opera è racchiusa solamente in una manciata di righe, questo perchè "Figlie di una nuova era" è un libro che bisogna necessariamente lasciar "parlare" da sè. Questa opera ha suscitato da subito un grande successo nel mondo dei lettori, stregati dalla bellezza della copertina e dalla prospettiva di potersi lanciare alla scoperta di una saga tutta al femminile ma in seguito sono uscite diverse opinioni non proprio soddisfatte dell'esperienza, e questo mi dispiace molto perché erano riusciti in parte anche a smorzare il mio di entusiasmo, che vedevo in questa opera l'ennesimo modo per approfondire una tematica storica a me molto cara; gli effetti della guerra e del nazismo sulla popolazione tedesca. Devo assolutamente precisare che chi avrà acquistato questo libro solamente perché presentato come un romanzo tutto al femminile risulterà indubbiamente un po' deluso; pur essendo basta sulla storia di quattro donne, Henny, Käthe, Lina ed Ida, l'opera vedrà la presenza di tanti personaggi maschili, alcuni dei quali estremamente importanti all'interno della narrazione. Non posso nascondere che siano stati proprio alcuni uomini a colpirmi e a piacermi maggiormente come il caro dottor Landmann, primario della clinica ostetrica dove lavorano Henny e  Käthe, o il simpatico ed ottimista Lud, fratello di Lina. Il secondo particolare che è stato ad esso recriminato e che io mi sento in dovere di chiarire è la leggera superficialità con cui vengono narrate le vicende; Carmen Korn sceglie di fare una scelta molto importante, ossia descrivere nel suo primo libro un lunghissimo lasso di tempo che va esattamente dal marzo 1919 al dicembre 1948, quasi trent'anni di storia tedesca ricca di così tanti avvenimenti che per analizzarli tutti in modo corretto si sarebbe dovuti scrivere un opera di tremila pagine. Lei lo fa in cinquecento ma per farlo deve necessariamente sorvolare su alcuni fattori e descrivere i passaggi della vita dei diversi personaggi in maniera a volte un po' sbrigativa. Io stessa sono rimasta un po' stranita dai bruschi salti temporali che da un capitolo all'altro vedono passare mesi se non addirittura anni (cosa che richiede una forte concentrazione durante la lettura) e mi sono chiesta più volte dove la scrittrice avrebbe voluto concentrarsi realmente. In fin dei conti "Figlie di una nuova era" presenta tutte le caratteristiche del primo libro di una serie che, come ben sappiamo, serve da presentazione e da "apristrada" per i capitoli seguenti. A chi inizierà questa opera voglio quindi dire di non lasciarsi sconfortare dalla parte iniziale ma di lasciarsi condurre della splendida prosa della scrittrice e dalla bellezza dei personaggi senza troppi pregiudizi; le ultime cento pagine, state certi, vi ripagheranno tutta la pazienza. Penso sia inutile a questo punto specificare quanto il libro mi sia piaciuto alla fine; nonostante la poca caratterizzazione mi sono ritrovata ad essere molto legata ai personaggi, a fremere per le loro pene e a seguirli con il cuore palpitante nelle loro vite straordinarie. Non posso non aver apprezzato moltissimo il legame tra loro e la storia della Germania, dalla povertà del dopoguerra passando per l'ascesa di Hitler e del fascismo e giungendo infine agli orrori della Guerra, delle leggi razziali e della parziale distruzione della città da parte degli Alleati. Tutti avvenimenti che vengono percepiti attraverso la pelle dei vari personaggi, sia quelli più importanti che quelli meno protagonisti, che nelle loro particolarità donano al lettore una visione più vasta possibile della cultura e della mentalità di quella delicata epoca. 
In conclusione un libro scritto benissimo, che con la sua semplicità iniziale sfocia in forti ed imprevedibili emozioni che non potranno non emozionare e coinvolgere il lettore. Consigliato a tutti gli amanti della storia che vogliono seguire ancora una volta il mio consiglio e conoscerla da una prospettiva diversa da quella a cui siamo stati abituati.


Voto: 8

Frase: "Appartenevano ad una generazione dannata, che aveva sopportato ben due guerre mondiali. Dopo la prima si erano riempiti di buoni propositi, ma non era riusciti ad evitare la seconda"


Carmen Korn è nata a Düsseldorf nel 1952, è una scrittrice e giornalista che vive ad Amburgo con la sua famiglia. In questa trilogia dall’enorme successo racconta della sua città. "Figlie di una nuova era" è il suo libro d'esordio.











venerdì 26 ottobre 2018

Recensione; "Ci pensa il cielo" di Liliana Onori

Buongiorno amici lettori!
Questo venerdì vi voglio parlare di uno degli ultimissimi miei libri di Ottobre che, come quella precedente, è un lettura nata dalla collaborazione con lo stesso autore. In questo caso lo scrittore, o meglio la scrittrice, era già di mia conoscenza avendo già avuto modo di apprezzare il suo talento nel suo libro d'esordio "Come il sole di mezzanotte" (la cui recensione potete leggere qui) e in una bellissima intervista (che potete leggere a questo link). Quello di cui sto per parlarvi è infatti "Ci pensa il cielo", seguito del primo libro che vede la storia dei personaggi, e nello specifico quello della figlia di Anna e William, Hope, legarsi indissolubilmente a quella di uno dei movimenti civili più importanti della storia; quello del Suffragette!
Ecco a voi la mia recensione completa



Titolo: Ci pensa il cielo
Autore: Liliana Onori
Paese: Italia
Genere: Romanzo/Romanzo storico
Pagine: 246
Casa editrice: LibroSì Edizioni
Ebook: 0.99 euro
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Fin da bambina, Hope ha sempre provato una forte attrazione nei confronti delle suffragette, il primissimo movimento femminista istituito agli inizi del XX secolo, composto da indomite e coraggiose guerriere disposte a tutto per affermare i loro diritti e quelle di tutte le donne, anche ad andare incontro a gravi e dolorose conseguenze. Così, quando incontra il piccolo gruppo di giovani comandato dalla bella e tenebrosa Ashling, non ci pensa un secondo prima di unirsi a loro e seguirle nei loro intenti, difendendo a spada tratta i propri ideali e finendo quasi ogni giorno dietro le sbarre del Commissariato. Ed proprio tra le pareti del Palazzo di Giustizia di incontra il Sergente Jude Marshall, figlio della locandiera Penny, con la quale non potrà fare a meno di scontrarsi, in quanto principale nemico della causa, ma verso il quale inizierà a provare un sentimento complicato e molto difficile da decifrare. Ciò che i giovani ignorano è tutto quello a cui le loro azioni e quelle di chi gli sta vicino porteranno e soprattutto di essere legati da una certa persona, fondamentale per il passato entrambi e che, ancora una volta, presto farà il suo ritorno.


Ammetto che per me è stato difficilissimo contente l'eccitazione di intraprendere questa lettura, sia perché avrei avuto modo di ritrovare i personaggi che mi avevano tanto emozionato nel capitolo precedente sia, e soprattutto, perché attraverso la storia della testarda e coraggiosa Hope, avrei potuto approfondire un tema storico che da tempo mi intrigava; la nascita dei movimenti femministi. Le tematiche storiche decisamente presenti all'interno del libro, sia per quanto riguarda appunto l'argomento suffragette sia, più ampiamente, nel bel epilogo basato su importanti riferimenti alla storia Irlandese e dell'intera Europa. E questo, indubbiamente, mi è piaciuto moltissimo. Un altro fattore che mi ha permesso di apprezzare l'opera così tanto è stato senza dubbio la forza d'animo dei personaggi; Hope, che assomiglia molto alla madre Anna (morta durante la celebre tragedia del Titanic) per indole e voglia di affermarsi, ma presenta un coraggio e una determinazione unica che la porterà in grave pericolo e che farà dannare il povero padre William, sempre buono e disponibile con tutti. A scontrarsi con la testardaggine della ragazza ci sarà un altro personaggio veramente ben riuscito, Jude, il bel poliziotto cresciuto in povertà che farà restare tutti con il fiato sospeso quando rivelerà la verità sul suo passato. Una coppia la loro che ho apprezzato molto perché legata da un sentimento importante e profondo ma poco incline a sfociare in stucchevoli sentimentalismi. Ancora una volta Liliana Onori si dimostra eccezionale nella creazione e della caratterizzazione dei personaggi, sia quelli più buoni (Stephen, Ashling, Dancan..) sia quelli più pregevoli, come il terribile Ciàran, poliziotto dai fini deplorevoli che risulta essere ancora più infimo dell'antagonista del libro precedente, il nobile Lorenz Ford. A lei rinnovo tutti i miei complimenti per essere riuscita a creare una storia ricca di colpi di scena e capace di tenermi letteralmente incollata alle pagine. Spero di aver modo di ritrovarla presto per potermi lanciare alla scoperta di una sua altra incredibile storia!

Voto: 7.5

Frase: "Credo che certe cose siano sbagliate e che debbano essere cambiate, ma non posso certo aspettarmi che cambino da sole. Bisogna lottare perchè la facciano. Lottare per quello in cui si crede"


Liliana Onori. Il suo amore per i libri e per la scrittura ha radici lontane; da bambina, infatti, creava brevi racconti fantasy per i suoi compagni di scuola. Liliana ha sempre fatto dello scrivere la sua attività principale, cimentandosi in generi diversi fino ad arrivare, nel 2008, alla pubblicazione del romanzo Ritornare a casa” per Aletti Editore. Nel 2015 inizia la sua collaborazione con la casa editrice LibrosiEdizioni con cui, lo stesso anno, pubblica Come il sole di mezzanotte” e il sequel Ci pensa il cielo”. “La prima volta che ho preso una penna in mano” confessa “Ho capito che da quel momento l’unica cosa che avrei voluto fare per sempre era scrivere”





mercoledì 24 ottobre 2018

Recensione; "Riparto da qui" di Beatrice Bracaccia

Buongiorno amici lettori!
Oggi vi voglio parlare di un libro che già vi avevo anticipato il mese scorso in un segnalazione e che ho finalmente avuto il tempo di leggere, o per meglio dire, di divorare! Sto parlando di "Riparto da qui" libro d'esordio di Beatrice Bracaccia che ringrazio ancora una volta di cuore per avermi contatto.
Il libro narra la personale e toccante storia di Martina, una ragazza distrutta da una terribile perdita, raccontata in maniera delicata ma assolutamente profonda e capace di toccare le corde più intime di chi come lei (come me) ha perso qualcuno troppo presto.
Per non rischiare di dilungarmi troppo nella presentazione, passo direttamente alla recensione che vi invito caldamente a leggere perché questo piccolo romanzo merita davvero la vostra attenzione



Titolo: Riparto da qui
Autore: Beatrice Bracaccia
Paese: Italia
Genere: Romanzo
Pagine: 116
Casa editrice: LibroSì Edizioni
Prezzo di copertina: 9.99 euro copertina flessibile
Ebook: 0.99 euro
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Dopo un terribile incidente in cui ha perso Pietro, l'amore della sua vita, Martina ha deciso di scappare via, lontano dal paese in cui è cresciuta, lontano dai amici di una vita, lontano dai ricordi troppo difficili da sopportare. Dopo dieci anni però, per via di un altro doloroso lutto, è costretta a ritornare e a confrontarsi con il passato di cui fa parte anche Filippo, migliore amico di Pietro e ragazzo alla guida al momento dell'incidente, l'unico che si è rivelato essere capace di capire il suo dolore ma alla quale lo lega un sentimento decisamente contrastante; da una parte un profondo affetto, dall'altra il risentimento per essere stato il principale responsabile dell'incidente capace di cambiare la loro vita per sempre.


Beatrice Bracaccia ci regala una storia che nelle sue cento pagine o poco più colpisce come un vero e proprio pugno allo stomaco grazie alla storia di Martina, una ragazza distrutta da un terribile lutto, che da quel momento in poi ha smesso anche lei di vivere, trincerandosi dietro la devastante macchia del dolore. Il dolore le ha impedito di rimanere insieme ai suoi cari e ai suoi amici, le ha fatto abbandonare i luoghi in cui è cresciuta e soprattutto non le ha permesso di continuare la proprio vita. Una volta tornata a casa, dopo diversi anni dall'accaduto, è tempo per lei di confrontarsi con tutto quello da cui è inutilmente scappata che si concretizza nel ruolo di Filippo, anche lui profondamente colpito dalla morte di Pietro ma che è riuscito a trovare un modo diverso per affrontare la sua perdita. Ogni essere umano ha il proprio modo di affrontare il dolore e attraverso questa storia l'autrice ce ne da chiaro esempio mettendo uno di fronte all'altro due tipologie diverse; da una parte Filippo che conscio della sua responsabilità e anche lui incapace di rimanere nei luoghi cari, con molta difficoltà è riuscito a trovare un modo per andare avanti, dall'altra Martina che ancora Pietro non è riuscita a farlo andare via e ad apprezzare il vero regalo della vita. Attraverso questi due personaggi il lettori si troverà di fronte a profondi ragionamenti, sull'importanza della vita, sul significato della morte per quelli che ancora restano e soprattutto sul delicato e intimo percorso per riuscire ad affrontare una perdita giunta troppo presto. Essendo un argomento questo a me molto vicino, non ho potuto fare a meno che rispecchiarmi nei due personaggi ed essere assolutamente colpita dalle parole scelte dall'autrice per dare sfogo alle loro rispettive sofferenze. "Riparto da qui" è un romanzo dotato di un importanza immensa, che non può fare a meno di colpire e commuovere ma anche dare una forte dose di speranza a tutti coloro che hanno perso qualcuno e che ancora non sono in grado di farne i conti. Un buonissimo libro d'esordio per una scrittrice a cui vanno assolutamente tutti i miei complimenti. Spero di poterla ritrovare presto da una storia dello stesso spessore.

Voto: 7.5

Frase: "Non ho schiacciato un interruttore, non ho girato una maniglia, non ho svitato un tappo: il processo che mi ha portata a prendere questa decisione è stato lento e lunghissimo; l'idea di ritornare, maturava di giorno in giorno senza che me ne rendessi conto, fino al punto di diventare una necessità assoluta, da cui non potevo e non volevo sottrarmi. Non più"


Beatrice Bracaccia vive ad Orvieto, una graziosa cittadina immersa nelle verdi colline umbre. Lettrice appassionata, si diletta da sempre a scrivere piccoli episodi di vita quotidiana che poi racconta con disincantata ironia sul suo profilo Facebook. La sua sensibilità e vivacità fanno di lei una persona "speciale e fuori del comune, sempre pronta ad ascoltare e a sorridere", dicono gli amici. "Riparto da qui" è il suo romanzo d'esordio, che pubblica con la casa editrice LibroSì Edizioni.



martedì 23 ottobre 2018

Recensione: "Le sette sorelle" di Lucinda Riley

Buon martedì a tutti amici lettori!
Questa mattina è già per me una lotta contro il tempo perchè per quanto io cerchi di sbrigarmi, sembra proprio che io non riesca a stare dietro a tutti gli impegni. Detto questo non perdo altro tempo e parto subito a raccontarvi la mia ultima lettura scelta sia per i commenti strapositivi caduti un po' a pioggia sulla storia e sulla scrittrice sia perchè adatta a completare ufficialmente la challenge annuale di "IRead"! Il libro in questione è "Le sette sorelle" di Lucinda Riley, autrice amatissima in tutto il mondo che proprio con questa serie è stata consacrata al successo.
Ero da tempo molto curiosa di leggere questo libro e quindi riponevo in esso molte aspettative. Volete sapere il mio commento definitivo? Bene, allora scorrete in basso



Titolo: Le sette sorelle
Autore: Lucinda Riley
Paese: Irlanda
Titolo originale: The Seven Sisters
Genere: Romanzo
Pagine: 576
Prima pubblicazione: 2014
Casa editrice italiana: Giunti
Prezzo di copertina: 9.90 euro copertina flessibile
Ebook: 6.99 euro, disponibile con KU
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Maia ha avuto senza alcun dubbio una vita molto particolare. Prima delle sei sorelle adottate dal misterioso Pa' Salt, uomo molto riservato e molto ricco, è cresciuta insieme a loro e alla cara tata Marina all'interno di una splendida tenuta denominata Atlantis nel bel mezzo del lago di Ginevra. La lontananza con la terra ferma e l'isolamento sembra aver un po' risentito sul carattere della ragazza, come anche i fantasmi del suo passato, che però si è sempre adattata a ciò che la vita ha avuto in serbo per lei; una bella casa, una famiglia amorevole e un bel lavoro come traduttrice di libri. Quando però, assolutamente all'improvviso, il caro padre a cui lei è sempre voluta stare vicina, muore, per Maia si apriranno porte inaspettate che la condurranno in un avventuroso e sorprendente viaggio alla scoperta delle proprie origini e dei segreti del suo vero paese natale; l'affascinante Brasile.


La primissima impressione che ho avuto nell'intraprendere la lettura di questo libro è che si tratta di un fantasy; la bella tenuta avvolta nel mistero, il riservato uomo che ha raccolto e adottato sei bambine speciali, trovate in ogni angolo del mondo, e soprattutto queste strabilianti sei sorelle, tutte diverse tra loro e dotate in qualche modo di un animo particolare che alla sua morte si sono ritrovare in mano la chiave per scoprire il proprio passato. In realtà quest'alone di mistero e di fantasia rimane percepibile in tutta la lettura (forse anche per l'elogio della scrittrice alla costellazione delle Pleiadi, chiamate appunto "Le sette sorelle" e caratterizzate da una lunga serie di leggende e racconti mitologici) che sfocia velocemente nel romanzo di stampo prettamente amoroso. La storia di per sè è assolutamente originale e del tutto irresistibile come anche il suo sviluppo; il personaggio di Maia, la prima sorella che abbiamo modo di conoscere, mi è piaciuto fin da subito e ho letteralmente adorato viaggiare insieme a lei alla scoperta del suo paese d'origine e di conseguenza anche del suo passato. A Lucinda Riley va il grande pregio di aver dato vita ad una storia che nelle prime pagine coinvolge ed incuriosisce grazie ad una lunga serie di piccoli particolari e curiosità che fanno viaggiare letteralmente il lettore con la fantasia; nella prima parte della lettura ho avuto davvero l'impressione di poter visitare Rio de Janeiro attraverso gli occhi di Maia, studiandone le particolarità e buttandomi alla scoperta dalla meravigliosa statua del Cristo Redentore, intorno a cui la storia finisce di ruotare e questo indubbiamente mi è piaciuto moltissimo. L'innamoramento iniziale però ha subito un vero e proprio calo quando la storia di Maia ha lasciato il posto a quella di Izabela, la sua bisnonna, una storia interessante e senza dubbio necessaria per comprendere il passato della protagonista ma che non è riuscita a raccogliere e mantenere la mia concentrazione, impedendomi di apprezzare a pieno l'intero libro e facendomi desiderare di finirla in fretta per tornare alle vicende presenti. Sarà per via dell'impronta troppo romantica, a me da sempre poco affine, oppure perché il viaggio di Maia mi è piaciuto così tanto da non volerlo abbandonare, la così grande attenzione ai salti temporali mi ha un po' disturbato. Forse avrei preferito che le vicende passate fossero affrontate in maniera più sbrigativa, magari proprio nella forma di lettere, modo in cui Maia ne viene a conoscenza. Una volta tornati ufficialmente alla protagonista, per me è stata tutta un altra cosa e nel finale ho potuto ritrovare tutte quelle caratteristiche che mi avevano stregato inizialmente e che, molto probabilmente, mi spingeranno a leggere i libri seguenti. "Le sette sorelle" è un romanzo nel complesso piacevole, dotato di una scrittura scorrevolissima che lo rende adatto a quei momenti in cui non si vuole nulla di impegnativo ma solo staccare un po' la spina dai problemi quotidiani. Non posso dire che Lucinda Riley mi abbia del tutto convinto ma è riuscita ad incuriosirmi abbastanza per condurmi con lei alla scoperta delle sue sorelle, che non vedo l'ora di continuare a conoscere.

Voto: 6.5

Frase: "Pa'Salt ci aveva adottare quando avevamo solo pochi mesi di vita, orfane provenienti dai quanto angoli della Terra. E ognuna di noi, come amava ricordarci spesso, era diversa dalle altre, speciale.. eravamo le sue ragazze. I nostri nomi erano quelle delle Sette Sorelle, le Pleiadi, la sua costellazione preferita. "Maia" è la prima e la più antica, e questo è il mio nome"


Lucinda Riley è lo pseudonimo di Lucinda Edmonds, nata il 14 febbraio 1968 a Lisburn, Irlanda. Moglie e madre di quattro figli, attualmente vive tra il Norfolk e il Sud della Francia. Dopo un inizio carriera come attrice di cinema e televisione, a 24 anni ha deciso di iniziare a scrivere e da allora ha dato vita a numerosi romanzi rosa tradotti in ventotto lingue. Di sua pubblicazione e disponibili in Italia possiamo trovare "Il giardino degli incontri segreti", "Il segreto dalla bambina sulla scogliera", "La luce alla finestra", "Il profumo della rosa di mezzanotte", "L'angelo di Marchmont Hall", "La ragazza italiana", "Il segreto di Helena" e la serie "Le sette sorelle" composta dal primo libro omonimo, da "Ally nella tempesta", "La ragazza nell'ombra" e "La ragazza delle perle".







lunedì 22 ottobre 2018

Recensione; "Il ladro gentiluomo" di Alessia Gazzola

Buon lunedì a tutti amici lettori!
Come state? Spero bene. Io ho ancora qualche problemino di salute ma le belle giornate (ancora decisamente calde per il periodo) e ovviamente qualche buona lettura mi sta aiutando a rimettermi. Oggi vi voglio parlare di una nuovissima pubblicazione, uscita esattamente la scorsa settimana, che aspettavo da tanto e non ho potuto fare a meno di acquistare e leggere immediatamente; sto parlando ovviamente di "Il ladro gentiluomo" di Alessia Gazzola, ottavo libro della serie "L'allieva". Se mi avete seguito negli scorsi mesi sapete quanto questa serie mi sia piaciuta quindi è inutile dirvi che questa recensione sarà più che positiva; ritrovare Alice, Claudio e tutti gli altri personaggi è stato me fonte di gaudio, soprattutto perché l'ambientazione è cambiata sposandosi in una città che io amo moltissimo e nella quale ho passato buona parte della mia infanzia; la splendida Domodossola.
Non mi trattengo oltre perché devo assolutamente parlarvene nello specifico per cui, ecco a voi la mia recensione!



Titolo: Il ladro gentiluomo
Autore: Alessia Gazzola
Paese: Italia
Genere: Romanzo/Giallo
Pagine: 304 
Anno di pubblicazione: 2018
Casa editrice italiana: Longanesi
Prezzo di copertina: 18.60 euro copertina rigida
Ebook: 9.99 euro
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Una grande nuova avventura è in arrivo per la dottoressa in medicina legale Alice Allevi; la richiesta di trasferimento dall'amato Istituto romano, avviata in un periodo di profondo sconforto, ha trovato infatti approdo, e lo ha fatto proprio al momento meno opportuno, quando la storia d'amore con il terribile ma amatissimo Claudio Conforti stava finalmente per decollare. Alla prima proposta foggiana, Alice ha preferito la piemontese Domodossola e a due passi dal lago la giovane dovrà far fronte a tutta la sua buona volontà per non lasciarsi andare alla malinconia. Del resto il posto non è poi così male, se si esclude il freddo montano a cui certamente non è abituata; Domo è una città piccola, dove tutti conoscono tutti e sia a casa (un appartamento affittato dalla simpatica, e un po' impicciona, signora Oggebbio) sia al lavoro (sotto l'ala protettrice del professor Francesco Cosimo Velasco, vecchio amico della Wally e ben diverso dai capi a cui era abituata) ci saranno per Alice motivi di molte gioie. I guai però sono sempre in vista, soprattutto per il temperamento distratto e pasticcione che non ha certo intenzione di abbandonare, e prenderanno sfogo quando la dottoressa Allevi si imbatterà nel cadavere di un giovane ucraino caduto dal balcone della casa di una delle famiglie più ricche e rispettate e della città, nel quale stomaco ritroverà una splendida pietra preziosa. Quando il costosissimo diamante le verrà sottratto, con un piccolo stratagemma, da un intraprendente e furbo ladro, per Alice inizierà una lotta per dimostrare in primo luogo le sue vere capacità e soprattutto la caparbietà per resistere di fronte ai gravi problemi di cuore, che, ancora una volta, non possono certo mancare.


Leggere una storia di Alice Allevi è sempre per me un grande piacere e giunti ormai all'ottavo capitolo è un po' come sentire parlare di una vecchia amica. Attraverso dei piccoli accorgimenti Alessia Gazzola riesce però ancora una volta a non cadere nello scontato e a dar vita ad una storia originale e ancora ricca di alcuni grandi colpi di scena. La novità sta inanzi tutto nella ambientazione; Alice ha una nuova sede e questa è la bella Domodossola, cittadina ai piedi delle Alpi piemontesi. Come dicevo inizialmente io conosco molto bene questa città perché è da quando ho cinque anni che passo le mie estati sulle valli soprastanti e non posso non ammettere di essermi emozionata a sentire parlare dei luoghi a me cari, anche se, devo assolutamente specificarlo, l'autrice si è presa delle piccole licenze poetiche; diversamente da come Alessia Gazzola vuole far credere nè Domodossola nè Verbadia (sede della Procura) affacciano direttamente sul Lago Maggiore, prospettiva ben più affascinante e romantica ma poco veritiera perché il paesaggio lacustre dista da esse diverse chilometri. Si tratta proprio di un particolare ma reputo giusto chiarirlo ai meno esperti della zona. Un altro particolare che mi ha senza dubbio profondamente colpito in questa storia è la chiara influenza della serie tv e soprattutto delle differenze apportare da essa alla storia di Alice e Co; a partire dal simpatico riferimento a Lino Guanciale, attore che interpreta CC nella serie, passando per l'improvvisa comparsa di Visone, il secondo di Calligaris, fin'ora apparso solo nella versione televisiva, fino ad arrivare (piccolo spoiler) alla morte del Supremo, che nella serie era interpretato da Roy Lovelock, anch'esso prematuramente comparso. Un'altra particolarità di questa storia è che per la prima volta l'autrice dà la possibilità al lettore di approfondire il personaggio di Claudio Conforti, fino a questo momento sempre visto dal punto di vista di Alice, dando vita ad un vero e proprio capitolo dove l'ombroso professore ha finalmente la possibilità di raccontarsi, di analizzare la sua infanzia e le cause che lo hanno fatto diventare l'uomo che noi conosciamo. Inutile specificare che sia stata una delle parti che mi è piaciuta di più. In "Il ladro gentiluomo" ancora una volta Alessia Gazzola è stata capace di farci sognare, ridere, stupire e commuovere con la storia di Alice, una ragazza come tante a confronto con un lavoro ed un mondo difficile. Per questo non posso che esserle grata, anche, e soprattutto, considerando che molto probabilmente questo capitolo segna la fine della serie "L'allieva", come la stessa autrice ha annunciato all'interno dei ringraziamenti. Notizia che indubbiamente dispiace ma che aiuta a chiudere un cerchio e salutare tutti i personaggi che mi hanno tenuto compagnia nel corso di tutto quest'anno; Alice, Claudio, nonna Amalia, Lara, Paolone, l'ispettore Calligaris, la Wally, Arthur, Marco, Silvia e tutti gli altri rimarrano per me un ricordo felice. Spero tanto che il loro lieto fine (questa volta) possa durare per sempre!

Voto: 7.5

Frase: "È che i miei morti io me li prendo sempre a cuore"



Alessia Gazzola nasce a Messina nel 1982, nella vita è un medico legale e diventa famosa al grande pubblico di lettori scrivendo la serie di romanzi a metà tra il giallo e la commedia romantica con protagonista il medico legale Alice Allevi dal titolo "L'allieva"di cui fanno parte il primo romanzo omonimo, "Sindrome da cuore in sospeso""Un segreto non è per sempre", "Le ossa della principessa""Una lunga estate crudele","Un po' di follia in primavera","Arabesque" e "Il ladro gentiluomo" e dalla quale è stata creata una famosa serie TV. Di sua pubblicazione anche  "Non è la fine del mondo", primo romanzo senza Alice Allevi.


mercoledì 17 ottobre 2018

Recensione; "Shining" di Stephen King

Buon mercoledì amici lettori!
Ottobre ha già superato le sue idi e Halloween si avvicina sempre più velocemente quindi nei giorni scorsi è giunto il momento per me di lanciarmi alla scoperta di una lettura horror, genere che normalmente tendo ad evitare perchè non proprio nelle mie corde.
Per iniziare ho deciso quindi di andare sul sicuro e puntare su quello che è indubbiamente considerato il Re del Terrore; Stephen King e il suo "Shining". La storia la conoscevo già attraverso il film che ho visto almeno una decina di volte i 31 ottobre passati, ma è stato decisamente interessante affrontarla nella sua versione originale, ovviamente ben più completa e approfondita della pellicola cinematografica. Ecco a voi la mia recensione


Titolo: Shining
Autore: Stephen King
Paese: Stati Uniti
Titolo originale: The Shining
Genere: Horror
Pagine: 430
Prima pubblicazione: 1977
Pubblicazione più recente: 2017
Anno edizione: 2005
Casa editrice italiana: Bompiani
Prezzo di copertina: edizione del 2005 9 euro, edizione del 2017 14 euro, entrambi in copertina flessibile
Ebook: 1.99 euro

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Durante l'estate, l'Overlook è un hotel di lusso situato tra le più sperdute montagne del Colorado. È quando arriva l'inverno e tutti i dipendenti e i clienti lo abbandonano che  l'hotel si trasforma, dando vita alle terribile "cose" che risiedono al suo interno. Avrà modo di scoprirlo bene Jack Torrance, il nuovo guardiano invernale, che insieme alla propria famiglia composta dalla moglie Wendy e dal figlio di cinque anni Danny, bambino dotato di alcune speciali capacità, si presta e risiedere al suo interno fino alla riapertura primaverile. Se nei primi mesi la prospettiva non è poi così terribile grazie alla possibilità di raggiungere i paesi vicini e i vari lavoretti che Jack è stato ingaggiato per compiere, quando le prime vere nevicate scendono copiosi lasciandoli isolati dal resto del mondo inizia la discesa verso la follia. L'Overlook si è risvegliato con l'obbiettivo di ottenere qualcosa dai malcapitati nuovi ospiti. E sarà pronto a fare di tutto per averlo.


Prima di riuscire ad entrare veramente nel vivo della storia ho dovuto scansarmi da tutto quello apparso nel celebre film da essa ispirata, una trasposizione degna ma che si è rivelata essere molto diversa da ciò che l'autore ha voluto creare nel suo libro. Non voglio dilungarmi troppo sul confronto libro/film visto che ho in programma di parlarvene nello specifico nella rubrica apposita ma per darvi la mia impressione su questa lettura devo assolutamente passare per quelle molteplici differenze che li separano, diversità che alla fine ho trovato la cosa più interessante di tutta l'esperienza.
La prima cosa che ho apprezzato è stato senza dubbio lo stile di Stephen King, autore che conoscevo solo di fama, e che mi ha stupito con una prosa semplice ma che va dritta al punto e risulta in questo modo comprensibile e "percepibile" a tutti. La seconda cosa che mi è piaciuta molto è la caratterizzazione del personaggi; attraverso questa lettura ho avuto infatti modo (finalmente) di comprendere a pieno il personaggio di Jack Torrance, un uomo tormentato dai fantasmi del proprio passato e giunto in un momento di pura tensione e sconforto, che vede nel lavoro all'Overlook l'ultimissima possibilità e per questo sviluppa all'interno di sè una vera e propria ossessione nei confronti dell'hotel, finendo così dritto dritto nella sua trappola. Il secondo personaggio interessante è senza dubbio quello di Danny Torrance, il figlio cinquenne di Jack, che grazie alle sue particolari capacità (chiamate nel libro "aura" ma che io sono abituata ad indicare come "luccicanza") pone al lettore una diversa versione della realtà nonché anche del futuro che li aspetta. Inutile specificare che il personaggi più agghiacciante è proprio lui, più di ogni strano abitante dell'Overlook, ma allo stesso tempo ho avuto modo di sviluppare nel corso della lettura una sorta di affetto nei confronti di questo bambino dotato di un potere ben più grande di lui, affezione che probabilmente mi spingerà in futuro anche a leggere il continuo "Doctor Sleep". Sono invece rimasta un po' delusa dal personaggio femminile di Wendy, colei che per qualche strana ragione si accorge per ultima dei strani eventi che accadono all'interno dell'hotel, che appare costantemente spaventata e preoccupata per le sorti del figlio ma che, per la maggior parte del libro, non riesce a fare altro che affidarsi totalmente al marito. Già un idea su di lei me l'ero fatta dal film ma speravo in un po' più di forza (soprattutto costante e non solo nel momento di più alto pericolo) nell'unico personaggio femminile i un romanzo dove sono gli uomini a condurre il gioco. Detto questo non è stata per me una lettura molto spaventosa (con mio grande sollievo) ma decisamente piacevole e, chi lo sa, magari buona base per approfondire la conoscenza con questo autore. Nella vita di un lettore è bene mai dire mai.

Voto: 7.5

Frase: "Seguirono con lo sguardo la macchina, finché sparì lungo il pendio verso est. Quando fu scomparsa, i tre Torrence si scambiarono un occhiata in silenzio. Quell'istante fu colmo di paura. Erano soli."


Stephen Edwin King è nato il 21 settembre 1947 a Portland da una famiglia di origini scozzesi-irlandesi. Scrittore incredibilmente prolifico, nella sua carriera letteraria, inizia nel 1977 con la pubblicazione di "Carrie", ha pubblicato oltre ottanta opere, scritte anche sotto lo pseudonimo di Richard Bachman, tra romanzi, antologie e racconti di genere fantascientifico ed horror di cui è considerato il più importante esponente nel XX e XXI secolo. Molti dei suoi libri hanno ottenuto importanti trasposizioni cinematografiche e da diversi anni l'autore fa parte anche di un gruppo musicale composto da soli scrittori chiamato Rock Bottom Remainders. Tra la sua grande produzione si ricordano "Le notti di Salem", "Shining", "It", "Misery", "La bambina che amava Tom Gordon", "Il miglio verde", "22/11/63", "Doctor Sleep" e "Sleeping Beauties" scritto con il figlio Owen.

lunedì 15 ottobre 2018

Recensione; "Aurora nel buio" di Barbara Baraldi

Buongiorno cari amici lettori!
Una nuova settimana ha inizio ed io, non proprio al massimo sul fronte salute, torno da voi per parlarvi della mia ultima lettura; un thriller mozzafiato che mi è davvero piaciuto tantissimo sia per la forza e l'impatto dell'indagine sia per il carattere e il magnetismo dei personaggi, a cui mi sono follemente affezionata! Il libro in questione è "Aurora nel buio" dell'autrice italiana Barbara Baraldi, di cui tanti miei colleghi amanti dei thriller mi avevano parlato benissimo. Adesso mi chiedo perché diavolo ci ho messo così tanto ad ascoltarli! Ecco a voi la mia recensione, che come avrete già capito, sarà totalmente e indubbiamente strapositiva.


Titolo: Aurora nel buio
Autore: Barbara Baraldi
Paese: Italia
Genere: thriller
Pagine: 528
Anno di pubblicazione: 2017
Casa editrice: Giunti
Prezzo di copertina: 16.90 euro copertina rigida, 10 euro copertina flessibile
Ebook: 6.99 euro, disponibile con KU
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Il trasferimento a Sparvara doveva essere per Aurora Scalviati un modo per rimettersi in sesto, una possibilità per recuperare le forze e la lucidità perduta dopo quella notte a Torino, dopo la morte di Flavia e tutto ciò che ne è conseguito, dopo i terribili attacchi di panico e la reclusione nella clinica psichiatrica. Ma una volta giunta alle porte del capoluogo emiliano, per Aurora sarà chiaro che la sua nuova posizione sarà tutto fuorché questo; nella notte si è infatti compiuto un terribile omicidio. Una una grande casa di proprietà dell'ex poliziotto Carlo Gualtieri, è stato ritrovato il corpo di Rossella, la moglie, uccisa e brutalizzata attraverso una serie di chiodi conficcati negli occhi. Ad accompagnare il macabro spettacolo solo una scritta "Tu non farai alcun male", la stessa, che Aurora scoprirà inseguito, era apparsa su un altra terribile scena del crimine risalente a vent'anni prima. Mentre tutte le squadre della zona sono impegnate in una serratissima caccia all'uomo per trovare Gualtieri, unico sospettato del crimine, e soprattutto per salvare la piccola Aprile, unica figlia della coppia, apparentemente rapita dal padre, per Aurora è chiaro che stiano andando tutti fuori strada e grazie al supporto del collega Bruno Colasanti, inizierà a portare avanti con convinzione la sua teoria; nascosto nella nebbia vegeta un pericoloso assassino. E presto colpirà ancora.


Fin dalle primissime pagine ho avuto la netta sensazione che questo thriller mi avrebbe regalato grandi emozioni. E questa sensazione è percepibile soprattutto grazie alla conoscenza della protagonista; Aurora. Chi è lei? Ebbene, Aurora è una poliziotta, una delle più brave poliziotte d'Italia e questo lei lo sa bene, per cui non fa nulla per nasconderlo. Aurora però è anche una donna, una donna sicura di sè e a volte anche fin troppo istintiva che proprio per via di questa sua indole si è ritrovata a fare un errore capace di far crollare tutta la sua esistenza. Aurora è una donna che fin da piccolissima, per via del lavoro di suo padre, giudice ucciso per aver tentato di ostacolare i traffici mafiosi, e della depressione della madre, ha vissuto a stretto contatto con la sofferenza e la crudeltà ma che le ha comprese fino in fondo solo dopo la morte di Flavio, suo collega e compagno, avvenuta durante un terribile conflitto a fuoco all'interno di un vecchio mattatoio di Torino. Di quella notte ad Aurora non è rimasto molto, se non un forte vuoto nell'anima e una pallottola conficcata nel suo cervello ed impossibile da estrarre senza rischiare la vita, che le porta gravi mal di testa, crisi di panico e tante altre conseguenze che nemmeno lei sa come affrontare. Per questo il giudizio di Aurora non viene preso molto in considerazione dai colleghi e dai superiori, che cercano di trattarla con condiscendenza ma limitandola ad un ruolo defilato. Solo Bruno Colasanti, il poliziotto taciturno ed ombroso ligio agli ordini del Commissario Piovani, sembra essere dalla sua parte anche se, i fantasmi del proprio passato, lo rendono non tutto comprensibile e porteranno Aurora e non essere sicura se fidarsi di lui o meno. Nonostante le prime difficoltà, Aurora e Bruno sono una coppia decisamente azzeccata, sia sul lavoro, sia.. chi lo sa, magari anche fuori. Grazie alla loro vicinanza e al loro altalenante rapporto, anche gli amanti delle storie d'amore potrebbero essere raccontatati anche se il libro è un thriller e l'indagine avrà sempre la priorità su qualsiasi altra tematica. Un indagine che appare fin da subito incredibilmente intricata e che mette in parallelo l'omicidio appena avvenuto con un altro macabro crimine risalente a vent'anni prima, così tanto terrificante da aver condizionato l'infanzia e l'adolescenza di tutti quelli cresciuti nella zona. Barbara Baraldi capisce che per condizionare e agganciare l'attenzione del lettore deve puntare sul comune punto debole, sulle paure recondite, sugli incubi che ci hanno terrorizzati da bambini; e cosa c'è di meglio del Lupo Cattivo? Il terribile nemico delle fiabe ha adesso preso vita, vive in mezzo a noi e può venirci a prendere da un momento all'altro per mangiarci in un sol boccone. Solo questa prospettiva è sufficiente per far venire la pelle d'oca ma tutto diventa ancora più intenso grazie all'utilizzo di tutti personaggi, sia quelli più inquietanti che quelli meno temibili che alla fine prenderanno il loro posto all'interno di uno schema narrativo capace di sconvolgere e ti mantene un ritmo costantemente da fiato sospeso. A Barbara Baraldi vanno tutti questi meriti perchè è stata capace di creare una storia intrigante ma soprattutto di dar vita a personaggi che difficilmente potranno uscire dalla mente e dal cuore del lettore. Per quanto mi riguarda ho fatto molta fatica a staccarmi da questo libro e molto presto leggerò assolutamente il seguito "Osservato oscuro". Aurora già mi sta mancando.

Voto: 9

Frase: "In certi luoghi il male si annida come un ospite indesiderato. Come un predatore silenzioso. Come un ragno che tesse la sua tela, per oltre vent’anni il male annidato in casa Ranuzzi era rimasto in attesa della sua preda. Fino ad oggi."

Barbara Baraldi è nata a Mirandola, una località della Bassa Emiliana, il 17 febbraio 1975. Il suo esordio nella narrativa poliziesca avviene nel 2006 con la vittoria del Gran Premio Giallo della città di Cattolica con il racconto "Una storia da rubare" a cui fanno seguito negli anni seguenti "La collezionista di sogni infranti", "La casa di Amelia" e "La bambola di cristallo" che viene pubblicato anche in lingua inglese. Dopo la pubblicazione di "Bambole pericolose" e "Lullaby. La ninna nanna della morte", partecipa come ospite ad un programma per la BBC insieme a scrittori noir come Carlo Lucarelli, Andrea Camilleri, Maurizio De Cataldo e Massimo Carlotto. Nel 2010 esordisce nella narrativa urban fantasy con la serie "Scarlet" e due anni più tardi diventa sceneggiatrice per il fumetto Dylan Dog. Il thriller "Aurora nel buio" viene pubblicato nel 2017 e da vita ad una serie poliziesca con protagonista la poliziotta Aurora Scalviati, di cui fa seguito "Osservatore oscuro", uscito nel 2018.