martedì 22 gennaio 2019

Recensione; "Gli scomparsi di Chiardiluna" di Christelle Dabos

Buongiorno amici lettori!
Oggi vi voglio parlare di una delle mie ultime letture che riguarda un libro che attendevo da molto perché seguito di un famosissimo volume che è stato capace lo scorso anno di incantare milioni di lettori in tutta Europa, me compresa. Sto parlando di "Gli scomparsi di Chiardiluna" secondo romanzo fantasy/dispotico di Christelle Dabos che racconta le avventure, o, per meglio dire, le disavventure, della giovane Ofelia che dopo essere stata incastrata in un matrimonio combinato con il giovane ed ombroso Thorn deve abbandonare la propria Arca di origine per trasferisci al Polo, un mondo fatto di intrighi, tradimenti e crudeli bugie. La vicenda inizia esattamente dove si era conclusa nel capitolo precedente "Fidanzati dell'inverno" (qui potete trovare la mia recensione) ed ancora una volta sarà capace di sorprenderci ed intrigarci con una storia unica nel suo genere. Ecco qui la mia recensione!



Titolo: Gli scomparsi di Chiardiluna
Autore: Christelle Dabos
Paese: Francia
Titolo originale: Les Disparus du Clairdelune 
Genere: Fantasy/Dispotico 
Pagine: 562
Anno di pubblicazione: 2019
Casa editrice italiana: Edizioni e/o
Prezzo di copertina: 16 euro
Ebook: 12.99 euro
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Dopo aver abbandonato la sua Arca e la sua famiglia, essere stata costretta a vestirsi da domestico e aver provato sulla sua pelle quanto possa essere dura la vita alla corte del Polo, Ofelia si trova di fronte ad una prova ancora più grande; essere presentata al sire Faruk, lo smemorato spirito di famiglia di tutti gli abitanti del Polo non che futuro padre del figlio di Berenilde. L'incontro non è dei più semplici, soprattutto per via della temibile forza mentale del signore ma per qualche ragione Faruk prende Ofelia in simpatia e decide di ospitarla nella sua residenza a Città Cielo. Nel frattempo il matrimonio della giovane con Thorn si avvicina e, nonostante i rapporti tra i due rimangano complicati, è chiaro che porterà molti cambiamenti; attraverso la Cerimonia del Dono, infatti, i due sposi erediteranno i poteri del coniuge e Thorn, grazie al potere di lettura di Ofelia, potrà finalmente leggere il Libro di Faruk, quel misterioso oggetto che ossessiona il fire e che sembra nascondere oscuri segreti sul mondo prima e dopo la Lacerazione. La strada verso questo obbiettivo però si fa via via sempre più complessa; dopo la morte di tutto il clan dei Draghi, Thorn è deciso a portare avanti il suo progetto per reinserire in società i clan allontanati molto tempo prima e questo provoca ancor più dissapori nei suoi confronti, in un clima che diventa sempre più astioso quando iniziano a presentarsi diverse misteriose sparizioni a Chiardiluna, tra cui, in ultimo, anche quella del bel ambasciatore Archibald. Sarà proprio compito di Ofelia indagare su questi strani casi; riuscirà la giovane a vedere oltre le perfide illusioni delle persone che la circondano? Di chi potrà fidarsi veramente?


Dopo un inizio un po' complesso per riuscire a riprendere confidenza con il magico mondo creato da Christelle Dabos, è stato impossibile per me non venire risucchiata in un vortice di avvenimenti, tragedie, bugie, trame capace di sconvolgermi e di farmi volare sulla pagine trascinata dalla bellezza dei personaggi e dalle loro vicende. Se già nel primo volume non potevo non soffermarmi sulla particolarità e la bellezza di ogni personaggi, in questo seguito non posso fare a meno di ammettere che mi ci sono davvero affezionata soprattutto alla giovane protagonista, Ofelia, che pur rimanendo l'impacciata e timida ragazza che abbiamo conosciuto e amato dimostra fin da subito di essere profondamente cambiata nel suo breve tempo passato al Polo e di conservare dentro di sì un coraggio e una voglia di rivalsa capace di farla emergere, non che, ovviamente di metterla nei guai. Di certo però lei non è la sola ad essere cambiata; anche Thron, il suo futuro ed ombroso marito, sempre serie ed impostato, sarà capace di abbassare un po' le sue difese, almeno di fronte a lei, e di dimostrare, a modo suo, il proprio, sincero, affetto nei suoi confronti. Il rapporto tra i due giovani rimane comunque complesso; i loro caratteri, così differenti, faranno si che si dovranno scontrare più volte ma pian piano che si procede nella storia più si comprende che la loro unione non è solo una questione di facciata ma che nasconde un sentimento reale. Per il bene dell'altro entrambi saranno costretti a comportarsi in modo ambiguo; Thorn trattandola male e arrivando addirittura a minare la buona riuscita del matrimonio e Ofelia tenendolo all'oscuro delle terribile lettere minatorie che le giungono quasi in contemporanea con le misteriose sparizioni su cui proprio lei finirà per indagare. La storia si snoda così su piani ben diversi tra loro e con l'aggiunta di nuovi personaggi capaci di sconvolgere ancora di più i delicati equilibri della corte, dove l'illusione la fa da padrone e ognuno pensa solo al proprio benessere. Apparentemente fantasy, in questo secondo romanzo il genere sembra spostarsi sempre di più verso il dispotico in quanto il mondo in cui si trovano i personaggi risulta essere un evoluzione del mondo reale dopo la cosiddetta Lacerazione voluta di Dio ed atta a separare gli dei minori, i cui nomi sembrano richiamare le divinità greche e romane. Un altro riferimento chiaro ed interessante è quello fatto dall'autrice alle leggende nordiche; più volte viene citato Odino ad esempio e ad un certo punto ci troviamo addirittura nella città di Asgard. Che cosa rappresentano davvero questi riferimenti ancora non possiamo saperlo ma rappresentano degli indizi da tenere presenti per comprendere a pieno il mondo raccontato nei capitoli seguenti, che io, davvero non vedo l'ora di avere tra le mani.

Voto: 8

Frase: "La vita al Polo era così: ovunque si andasse, qualunque cosa si facesse, il pericolo faceva parte della quotidianità. Eppure, pensò Ofelia, tutto sommato quella vita non le dispiaceva"


Christelle Dabos è nata a Cannes nel 1980 in una famiglia di musicisti e artisti. Ha lavorato come bibliotecaria per molti anni prima di dedicarsi completamente alla scrittura. Dal 2005 vive e lavora in Belgio. Il suo romanzo d'esordio "Fidanzati dell'inverno" è stato un vero e proprio caso editoriale che le ha fatto scalare le maggiori classifiche d'europa e da inizio alla trilogia, diventata da poco tetralogia, "L'attraversaspecchi" a cui si aggiunge "Scomparsi di Chiardiluna" e che si concluderà nei prossimi anni con "La memoria di Babele" e un ultimo volume per ora anonimo.

venerdì 18 gennaio 2019

Un caffè con.. Debora Porfiri!


Buona sera a tutti voi, cari amici lettori!
Dopo qualche giorno di assenza (giustificato perché sto lavorando ad una sorpresa che spero io possa rivelarvi presto) eccomi pronta per ritornare da voi con un nuovo appuntamento della mia rubrica preferita, la pausa caffè letteraria in compagnia di un autore. In questa inedita veste serale, vi annuncio con estremo piacere che ho avuto modo di scambiare due chiacchiere con Debora Porfiri, autrice del romanzo "L'istinto materne nuoce gravemente alla salute. Cronache estemporanee di una M.A.M.M.A. in divenire", ironico racconto di una neo mamma alle prese con la sua prima gravidanza. Se vi siete persi la recensione dell'opera potere ritrovarla a questo link. Se invece siete curiosi di saperne di più su di essa e sulla sua autrice allora non vi resta che accomodarvi.. il caffè letterario è servito!


  •  Innanzi tutto vorrei ringraziarti per aver accettato di fare due chiacchiere con me in questa mia “pausa caffè letteraria”. Il tuo romanzo “L’istinto materno nuoce gravemente alla salute. Cronache estemporanee di una M.A.M.M.A. in divenire” è un opera ironica ed irriverente ma decisamente anche molto intima. Com’è nata l’idea dalla quale ha preso vita?


Ciao Simona, grazie a te per l’invito: è un piacere chiacchierare con te e i tuoi lettori e le tue lettrici! La genesi del libro risale a quando mia figlia aveva poco più di un anno. Durante il primo anno di maternità mi ero accorta che molto spesso le rappresentazioni delle mamme ruotavano attorno a due assi. Il primo era quello della maternità tutta rosa e fiori, mentre il secondo – agli antipodi – era quello della maternità percepita come tragedia, un’esperienza da rinnegare. Ovviamente queste due situazioni esistono, ma non sono che delle opzioni in un campo di possibili molto più ampio. Per questa ragione ho voluto creare la figura della M.A.M.M.A., un personaggio multivalente che libera la mamma facendo esplodere gli stereotipi.

  •  Nel tuo romanzo, che si presenta quasi sottoforma di piccolo manuale, sveli tutti quelli che sono i piccoli segreti sulla maternità che nessuno ha mai voluto affrontare. Come hai affrontato la loro stesura? Ci sono state cose che hai avuto un po’ timore a rivelare oppure hai affrontato tutto con spensieratezza?



Dal momento in cui ho deciso di scrivere, i timori si sono dissolti. La prima cronaca che ho redatto è anche la prima del libro, cioè quella del giorno del parto. Poi la stesura si è fatta via via più ‘caotica’. Cercavo di alternare cronache divertenti e leggere a cronache più emotive, per assicurarmi di mantenere un certo equilibrio. Solo una volta terminata la scrittura dei 52 testi mi sono occupata dell’organizzazione testuale finale. Volevo chiaramente restituire lo svolgimento del primo anno da M.A.M.M.A. e allo stesso tempo garantire un ritmo scorrevole per la lettura.


  •  Nel tuo libro racconti le esperienze che hai vissuto durante la nascita della tua prima bambina, ma adesso sappiamo che sei diventata mamma per la seconda volta. Com’è stato rivivere tutto da capo? Hai notato delle differenze avendo già avuto un po’ di esperienza oppure è risultato tutto uguale?


Il libro è in effetti basato su delle esperienze personali, ma non solo. Per quanto scritto in prima persona, il testo si è nutrito anche di esperienze per così dire di seconda mano, senza dimenticare una spruzzatina di invenzione. Tanti mi chiedono se si tratta di un’autobiografia; il termine auto-fiction mi sembra più appropriato. Questo implica una forte rimediazione dell’esperienza, per esempio attraverso strutture e architetture testuali esplicite, quasi artificiose. Mi piace molto l’immagine che la studiosa Isabelle Grell utilizza a questo proposito: “nell'autofiction, l'autore estrae un filo dal tessuto che è la sua vita e, più che tagliarlo, lo segue, lo taglia, lo riattacca, lo sfilaccia, lo riannoda.” 

(N.B. per saperne di più sull'autofiction Debora ci riporta questa interessante intervista a Isabelle Grell che vi invito a leggere a questo link)

Per quanto riguarda la mia seconda maternità, la grande differenza è stata che M.A.M.M.A. già lo ero. Quindi lo tsunami identitario che mi ha investita la prima volta mi ha risparmiata alla nascita di mio figlio. Poi è chiaro che ogni neonato ti rivela altre sfaccettature del tuo essere genitore. Nel mio caso, con la sua dolcezza Elia mi ha aiutata ad abbattere quelle barriere che ancora sussistevano. Grazie a lui ho accettato più facilmente la mia vulnerabilità. 

  •  Tutte noi donne scrittrici sappiamo quanto sia difficile congiungere la scrittura alla nostra routine, specialmente se si ha dei figli. Tu come te la cavi in tal proposito, riesci a ritagliarti del tempo per coltivare la tua passione o devi fare i salti mortali per riuscire a fare tutto?


Salti mortali, per forza! A volte non scrivo per settimane o mesi. Per fortuna poi ci sono momenti in cui scrivo ogni sera, come è stato per L’istinto materno. Diciamo che tra il lavoro e la famiglia, la scrittura ha un posto privilegiato la sera. In questo momento ho in cantiere un romanzo, ma la sua stesura è un po’ in standby: L’istinto materno ha ancora bisogno di me, di essere accompagnato.

  •  Ogni capitolo del libro si conclude con l’originale acronimo M.A.M.M.A. che assume diversi significati a seconda delle tematiche trattate. Se dovessi definirne uno nella tua vita di adesso a cosa corrisponderebbe?


È una bella domanda! Mi sono divertita a concepire 51 acronimi, vediamo se ce la faccio per la 52esima volta….
Direi Madre e Autrice Multivalente Moderatamente Affaticata.

  •  Fin’ora abbiamo parlato di Debora scrittrice ma noi vogliamo anche sapere com’è la Debora lettrice. Sei una divoratrice di libri oppure un libro ti tiene compagnia per mesi? E soprattutto quali sono i tuoi generi o autori preferiti?


La lettura in questi ultimi anni ha subito un netto ridimensionamento. Ero tentata di rispondere che con la maternità leggo molto meno, a volte addirittura niente per lunghi periodi. In realtà, ho letto pochissima narrativa, mentre mi sono buttata a capofitto in saggi sulla genitorialità e l’educazione dei figli. Ho vissuto il diventare mamma come una materia di studio, un’attività che richiedeva approfondimenti e riferimenti. Solo da poco la mia mente si è riaperta alla narrativa. Riguardo alle mie preferenze, rimango fedele ai miei amori dei tempi dell’università in Lettere: scrittura femminile, prima su tutte Virginia Woolf ma anche Alice Rivaz, una scrittrice che sento vicina anche geograficamente visto che abito a Ginevra. Tra le italiane spiccano la Aleramo e la Ginzburg. New entry internazionale: Chimamanda Ngozi Adichie che mi ha conquistata con la sua franchezza e la sua brillante ironia. Leggo anche scrittori, per esempio Paolo Cognetti e Stefano Benni. Quest’ultimo porta sempre una boccata d’aria fresca, un illustre esempio di sperimentazione linguistica, mentre di Cognetti amo tutto ciò che ha scritto, specialmente i racconti: piccoli gioielli.

  •  La domanda che non può mai mancare, quali sono i tuoi obbiettivi per il futuro? Hai in programma qualche nuova pubblicazione?


Come dicevo prima, c’è un progetto già ben avviato, un romanzo che gravita attorno a tre donne della stessa famiglia. Inoltre continuo a scrivere racconti. L’ultima pubblicazione è ‘Fleur de vie’ nella raccolta Socialnarrando che raggruppa i racconti vincitori del concorso “Raccontare in breve”. E continua la promozione de L’istinto materno. Per esempio, sabato 19 gennaio sarò a Brescia per una presentazione/discussione. 

  •  In conclusione; una citazione, tua o di altri, che pensi ti possa descrivere.

Una volta qualcuno ha associato la famosa citazione di Calvino tratta dalle sue Lezioni Americane al mio libro: Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore” Ovviamente ne sono stata molto onorata. Di macigni ce ne sono ancora tanti, ma di certo con L’istinto materno me ne sono liberata di alcuni! 




Ringrazio ancora una volta di cuore Debora Porfiri per la sua gentilezza e disponibilità e vi invito, se doveste essere in zona, ad andarla a conoscere di persona domani a Brescia. Spero, come sempre, che questo speciale vi sia piaciuto. Non vedo l'ora di potermi sedere ancora al mio fittizio caffè per parlare di libri con un nuovo autore. A presto!




martedì 15 gennaio 2019

Recensione: "Osservatore oscuro" di Barbara Baraldi

Buona sera amici lettori e soprattutto buon martedì!
Oggi vi voglio parlare del secondo libro di una serie che bramavo di leggere appena voltata l'ultima pagina del precedente, uno dei più bei libri del 2018. Sto parlando ovviamente di "Osservatore oscuro" seguito di "Aurora nel buio" splendido thriller di Barbara Baraldi. Durante la lettura del primo libro della serie è stato davvero impossibile per me non affezionarmi ai personaggi e alle loro vicende, in special modo alla protagonista, l'ispettore Aurora Scalviati e quindi ho iniziato il suo seguito con grande emozione e altissime aspettative. Com'è andata? Ora ve lo racconto!



Titolo: Osservatore oscuro
Autore: Barbara Baraldi
Paese: Italia
Genere: Thriller
Pagine: 528
Anno di pubblicazione: 2018
Casa editrice italiana: Giunti
Prezzo di copertina: 19 euro copertina rigida
Ebook: 6.99 euro
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Sono passati solo quattro mesi dalle indagini del Lupo Cattivo quando Aurora, dopo una lunga giornata di lavoro, riceve una chiamata da parte dell'ispettore Ettore De Robertis, della polizia di Bologna. Per sua istruzione e senza alcuna scelta, la poliziotta è costretta a raggiungerlo alla Certosa, celebre cimitero monumentale, dove fa una terribile scoperta. Un uomo è stato brutalmente ucciso e sul suo petto è stato tatuato proprio il suo nome, Aurora Scalviati. Scombussolata dagli eventi e totalmente ignara di chi appartenga quel corpo né perché il suo nome sia stato inciso sulla sua pelle, Aurora si renderà presto conto che i suoi trascorsi psichici non sono per nulla archiviati e che dovrà fare di tutto per dimostrare al collega che si può fidare di lei. Contemporaneamente Bruno Colasanti si ritrova immischiato in un giro di corse illegali automobilistiche, organizzate da un noto esponente della malavita e frequentate da gente pericola, capa di mettere la sua stessa vita in serio pericolo. Le due indagini, apparentemente separate, saranno destinate ad incontrarsi facendo ricercare il punto di partenza ad un lontano ed oscuro evento del passato, al quale Aurora si era ripromessa di non pensare più.


Inizio con il ribadire che è stata una vera emozione per me poter ritrovare tutti i personaggi che in "Aurora nel buio" erano riusciti a rubarmi il cuore. Personaggi oscuri, imperfetti ed istintivi ma capace di trascinare chi ha il coraggio di seguirli, in avventure da tachicardia. Sono passati solo qualche mese dalla fine del libro precedente ma già possiamo assistere a diversi cambiamenti; la squadra incaricata dell'indagine del Lupo Cattivo è stata smantellata e due dei membri hanno preso una nuova strada; Silvia, la forestale, è stata annessa ai Carabinieri, per i quali ora presta servizio e il giovane hacker Tom ha trovato lavoro nella polizia postale di Modena. Per quanto riguarda i due membri rimasti invece al Commissariato di Sparvara le cose hanno preso una piega poco piacevole; chi come me avrà inneggiato la nascita dell'amore tra Aurora e Bruno dovrà rimanere con l'amaro in bocca perché tra i due non sembra proprio voler andare a buon fine ed anzi, testardi come sono entrambi, fanno di tutto per stare uno più lontano dall'altra, almeno fino a quando le loro strade si incroceranno di nuovo in un percorso decisamente pericoloso. Questo secondo libro vede anche la comparsa di alcuni nuovi personaggi; il commissario Piovani, dopo la fine delle indagini del Lupo Cattivo e la mancata cattura di Curzi, tutt'ora ricercato, ha deciso di andare in pensione e al suo posto è subentrata il commissario Claudia Venturoli, donna tutta d'un pezzo che non potrà che scontrarsi fin da subito con il modo di fare di Aurora, già ampiamente sconvolta dai fatti di Bologna. è proprio grazie a questa indagine però che troviamo il personaggi più interessante, l'ispettore Ettore De Robertis, uomo ancora del tutto da decifrare ma che sarà capace di dare brio alla vicenda passando da un iniziale nemico ad un sostegno fondamentale per Aurora, per la quale probabilmente ha già iniziato a provare qualcosa. Un trio amoroso, quindi, è quello in cui si trova invischiato il lettore; da una parte Bruno, dall'altra De Robertis ed in mezzo Aurora, affezionata al primo e grata al secondo, ma ancora una volta troppo concentrata nel suo lavoro per potersi curare degli affari di cuore. Del resto la vicenda in cui si trova intrappolata è tutt'altro che semplice e sarà capace di metterla a dura prova, ancora di più dell'indagine su Curzi, la cui presenza infesta le sue notti, perchè troverà origine nel lavoro del padre, Francesco Scalviati, ucciso in circostanze misteriose dalla malavita. Ancora una volta dalla penna di Barbara Baraldi esce un thriller di tutto rispetto; intrigante, emozionante e adrenalinico. "Osservatore oscuro" è senza dubbio una bella lettura ma, come succede in tutti i seguiti, è impossibile non fare il confronto con il precedente, a mio avviso lo trovo non proprio all'altezza della potenza narrativa di "Aurora nel buio". è anche vero che tenere testa ad uno dei più bei thriller moderni è un compito decisamente arduo e quindi è quasi insignificante. Sarà che avevo amato ogni frase del primo capito della serie, sarà che ho desiderato leggere il suo seguito appena voltata l'ultima pagine ma ciò che mi ha lasciato non ha pienamente rispettato le mie aspettative. Nonostante questo mio commento totalmente personale, "Osservatore oscuro" è un thriller splendido che merita assolutamente di essere letto per proseguire con le vicende dei magnifici personaggi e che con un finale a sorpresa, pone le basi di quello che potrebbe essere un seguito con i fiocchi. Qualcosa mi dice che questa serie ci terrà compagnia ancora a lungo, con nostra immensa gioia.

Voto: 8

Frase: "Lei mi sembra una brava persona. Non come certa gente che non ha alcun rispetto per coloro che riposano tra queste mura. Ma si ricordi, esistono diversi tipi di angeli e alcuni non hanno nulla di celestiale"


Barbara Baraldi è nata a Mirandola, una località della Bassa Emiliana, il 17 febbraio 1975. Il suo esordio nella narrativa poliziesca avviene nel 2006 con la vittoria del Gran Premio Giallo della città di Cattolica con il racconto "Una storia da rubare" a cui fanno seguito negli anni seguenti "La collezionista di sogni infranti""La casa di Amelia" "La bambola di cristallo" che viene pubblicato anche in lingua inglese. Dopo la pubblicazione di "Bambole pericolose" e "Lullaby. La ninna nanna della morte", partecipa come ospite ad un programma per la BBC insieme a scrittori noir come Carlo Lucarelli, Andrea Camilleri, Maurizio De Cataldo e Massimo Carlotto. Nel 2010 esordisce nella narrativa urban fantasy con la serie "Scarlet" e due anni più tardi diventa sceneggiatrice per il fumetto Dylan Dog. Il thriller "Aurora nel buio" viene pubblicato nel 2017 e da vita ad una serie poliziesca con protagonista la poliziotta Aurora Scalviati, di cui fa seguito "Osservatore oscuro", uscito nel 2018.




lunedì 14 gennaio 2019

Segnalazione; "Nina" di Robert Nathan

Buon lunedì 14 gennaio a tutti amici lettori!
Una nuova settimana ha inizio e io voglio celebrarla con una bella segnalazione. Prima del weekend infatti è uscita una mia nuova recensione per Thrillernord, che riguardo un romanzo veramente molto interessante; sto parlando di "Nina" il romanzo più oscuro e complesso di Robert Nathan che analizza la mente umana attraverso la storia di un anziano scrittore e dei suoi particolari personaggi. Qui sotto vi lascio la scheda libro, la trama, due parole sullo scrittore e ovviamente il link per poter leggere la recensione completa sul sito thrillernord.it.



Titolo: Nina
Autore: Robert Nathan
Paese: Stati Uniti
Genere: Romanzo
Pagine: 128
Anno di pubblicazione: 2018
Casa editrice italiana: Atlantide
Prezzo di copertina: 20 euro copertina rigida
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Trama: 

Michael Robb, giovane giornalista e asprirante autore viene incaricato di scrivere la biografia di un famoso e anziano scrittore, Edward Granville, che vive ormai ritirato dal mondo insieme alla moglie Virginia e a una bellissima e strana ragazza, Nina, in una casa sulle scogliere a picco sopra l’oceano. Quando Michael arriva nella grande e inquietante casa dei Granville, si rende conto che Edward (in cui Nathan ritrae se stesso in un vero e proprio cerchio magico di vita e arte) nasconde un segreto inimmaginabile, che ha a che fare non solo con la creazione dei suoi personaggi ma anche con il potere stesso della scrittura di dare vita, proprio come l’amore, a ciò che prima non esisteva.




Robert Nathan è nato a New York nel 1894 e morto a Los Angeles nel 1985. è stato uno dei più grandi e prolifici scrittori americani del Novecento, amato e ammirato, tra gli altri, da autori diversissimi tra loro quali F. Scott Fitzgerald e Ray Bradbury. Dopo il successo avuto da "Ritratto di Jennie", la riscoperta di Edizioni di Atlantide è proseguita con "Viaggio sul fiume" e "Così l’amore ritorna".

giovedì 10 gennaio 2019

Recensione; "La vacanza ideale" di Claire Douglas

Buon giovedì a tutti amici lettori!
Come state? E soprattutto come vanno le vostre letture? Le mie procedano moderatamente bene e proprio ieri sera ho finito il libro di cui vi parlo oggi, un thriller edito Editrice Nord che mi ha permesso di ritrovare un autrice che io già conoscevo per le sue due pubblicazioni precedenti; Claire Douglas, celebre scrittrice inglese divenuta alla fama grazie al best seller internazionale "Le sorelle". Io ho avuto modo di rivalutare quest'autrice però solo in seguito (in quanto la lettura dell'esordio si è rivelata non all'altezza delle mie aspettative) con "La migliore amica", uno dei più bei thriller che ho letto nel 2017. Attendevo di poter leggere il suo terzo libro ossia "La vacanza ideale" da momento dell'uscita, avvenuta circa due mesi fa, soprattutto per scoprire se anche questo libro avrebbe seguito la buona strada intrapresa dal precedente oppure si sarebbe rivelato una delusione come il primo approccio. Bene, volete sapere la mia impressione finale? Ecco qui la mia recensione!


Titolo: La vacanza ideale
Autore: Claire Douglas
Paese: Inghilterra
Titolo originale: Last Seen Alive
Genere: Thriller
Pagine: 341
Anno di pubblicazione: 2018
Casa editrice italiana: Editrice Nord
Prezzo di copertina: 18 euro copertina rigida
Ebook: 7.99 euro
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Libby Hall ha passato un periodo decisamente complesso. Maestra di una scuola elementare di Bath, è stata la protagonista di un atto eroico dopo aver salvato una bambina da un incendio improvviso scoppiato nelle cucine scolastiche ma questo fatto, capace di renderla un eroina agli occhi della comunità è stato capace di lasciarle delle ferite molto profonde, facendole perdere il bambino che portava in grembo e riportandole alla memoria un terribile fatto del suo passato. Per questo, quando sotto la porta della casa che condivide con il marito Jamie, trova un volantino che li invita a cambiare casa per una settimana, pensa che sia l'occasione giusta per cambiare aria e provare a rilassarsi un po' non che salvare il proprio matrimonio, giunto ad un periodo di cristi. Così la coppia ed il fedele golden retriver Ziggy giungono in Cornovaglia dove si trova la splendida casa delle vacanze di Philip e Tara Heywood, in quel momento trasferitesi a casa loro per poter sostenere la figlia malata, sottoposta ad un delicato intervento in ospedale. La casa è meravigliosa, ben più moderna e ricca di quanto Libby si sarebbe mai aspettata e pian piano inizia a sentirsi sempre più a suo agio, peccato che le cose siano destinate a cambiare, quando, passati un paio di giorni, la coppia viene colpita da eventi sempre più inquietanti che sfociano nel ritrovamento di un corpetto insanguinato sepolto in giardino. Impossibilitati a rimanere in quella casa, Libby e Jamie decidono di ritornare a Bath ma quello che hanno vissuto come un incubo presto si rivelerà essere solo all'inizio. Un'antica ed imprevedibile minaccia ha fatto il suo ritorno ed è decisa a svelare tutti i segreti del passato.


Ora posso dirlo con convinzione; anche questa thriller è un grande "sì"! Dopo lo scivolone nel libro d'esordio, Claire Douglas è stata capace di dimostrarmi di essere un autrice di tutto rispetto e in questa sua ultima pubblicazione mi regala un thriller adrenalinico veramente ideato molto bene. Inanzi tutto sceglie di partire da un piccolo capitolo introduttivo in cui la voce narrante rivela di aver appena ucciso il marito per poi passare ad una giovane coppia da poco sposata in viaggio verso una bella vacanza. Già queste due immagini permettono al lettore di crearsi due punti di riferimento, che vengono però totalmente destabilizzati quando andando avanti con la lettura si viene compiti da una serie infinita di piccoli eventi, atti per vessare questa coppia che sembra uguale a tutti gli altri, almeno apparentemente. La moglie e protagonista infatti nasconde alcuni profondi segreti nel suo passato e, nonostante l'attenzione venga spostata ai fatti presenti, è una cosa assolutamente da non sottovalutare perché sarà la chiave che svelerà l'interno mistero. Il passato che ritorna è un tema caro all'autrice (già descritto ne "La migliore amica") e più volte trattato nel thriller di ogni età, ma nonostante questo, risulta sempre un argomento interessante e funzionale, soprattutto se sviluppato in modo intelligente. In questo caso si ci trova di fronte ad una narrazione talmente intricata e complessa che per buona parte della lettura non si potrà avere la minima idea di cosa stia succedendo davvero. L'unica cosa da fare è raccogliere i pezzi, raggrupparli tutti insieme e aspettare di avere la chiave per dare ad ognuno il proprio posto, cosa che avverrà solo a tre quarti del libro e che sarà un vero e proprio colpo di scena. Come avrete capito questo libro mi è proprio piaciuto e merita tutta l'attenzione ma se devo trovare solo un piccolo neo potrei evidenziarlo nel finale, da una parte giusto e corretto dall'altra forse un po' troppo brusco. Avrei preferito che le vicende di Libby si concludessero in modo più chiaro e non così impercettibile, quasi da finale aperto per dare vita ad un seguito, per me quasi del tutto improbabile. Detto questo, un altro piccolo gioiellino da aggiungersi alla collana di Claire Douglas, un autrice che pian piano mi sta dimostrando quanto vale.

Voto: 8

Frase: "Viviamo le nostre vite cercando di fare il nostro meglio, commettiamo errori e senza volerlo, o a volte facendo apposta, facciamo arrabbiare le persone. Ma come facciamo a saper se poi si vendicheranno? Come facciamo a sapere se vi porteranno rancore, o quanto a lungo?"


Claire Douglas è una giornalista che scrive da quindici anni sia su quotidiani sia su riviste femminili. Tuttavia ha sempre coltivato la passione per la narrativa e il suo sogno di diventare scrittrice è divenuto realtà con "Le sorelle, con cui si è aggiudicata il Marie Claire Debut Novel Award, e con La migliore amica, thriller che hanno conquistato le classifiche inglesi e sono stati tradotti in tutto il mondo. Attualmente vive a Bath col marito e i due figli. Di suo pubblicazione anche "La vacanza ideale".







mercoledì 9 gennaio 2019

Dal libro al film: La ragazza che sapeva troppo


Buongiorno amici lettori!
Dopo la ripresa della scorsa settimana anche oggi torniamo a parlare di cinema, con mie enorme gioia perché, come ormai saprete, parlare delle trasposizioni cinematografiche tratte dai libro è una delle cose che più amo fare. Di quale film tratto da un libro parliamo oggi? Se siete stati attenti e avete letto il titolo lo saprete già. Oggi voglio farvi conoscere il mio personale confronto tra "La ragazza che sapeva troppo" libro di M.R. Carey, uno dei più belli e più sorprendenti di Dicembre, e l'omonimo film uscito nel 2016 e diretto da Colm MacCarthy. Inizio subito con il dirvi che ho trovato questa trasposizione davvero ben riuscita, nonostante io non sia propriamente un amante del genere horror, sia libresco che cinematografico. Apprezzo però totalmente quando un film rispecchia a pieno il libro da cui è tratto e sono rimasta molto colpita e compiaciuta che in questo caso sia stata fatta una scelta fondamentale, ossia a dare allo stesso autore dell'opera (in questo caso già esperto del mestiere) il compito di creare la sceneggiatura, cosa che, a mio avviso, bisognerebbe fare sempre, salvo piccolissime eccezioni. M.R. Carey sceneggiatore rimane quindi estremamente fedele al M.R. Carey scrittore e crea una trama che si differenzia da quella originale solo per piccolissimi particolari, ad esempio il cambio di etnia della piccola protagonista, nel libro descritta come di razza bianca e nel film invece interpretata dalla giovane e bravissima Sennia Nanua, qualche omissione sul passato della signorina Justineau (Gemma Arterton) e del suo rapporto con il Sergente Eddie Parks (Paddy Considine) o alcuni cambiamenti nel finale. Piccoli cambiamenti ma del tutto trascurabili in quanto tutto il resto risulta immutato, comprese le scene più raccapriccianti. Se posso darvi un consiglio, eviterei di vederlo la sera tardi, soprattutto se si è casa da soli.. come del resto ho fatto io. La pellicola vanta inoltre di un interprete d'eccezione; Glenn Close nei panni della dottoressa Caroline Caldwell. Un volto conosciuto e un talento indiscusso, che si adatta bene al personaggio ma a mio avviso non da al film quel valore in più che i sarei aspettata. Forse è lei che non riesce a splendere, per via anche di un personaggio importante ma dotato di ben poca empatia, o forse sono Gemma Arterton e Paddy Considine che nonostante la loro minore popolarità riescono più che degnamente a sostare al suo stesso livello. In conclusione un film di stampo horror che così ben fatti e toccanti è davvero difficile trovarne.


martedì 8 gennaio 2019

Recensione: "Sette minuti dopo la mezzanotte" di Patrick Ness

Buon martedì a tutti amici lettori!
Come procede la vostra settimana? La mia tutto bene, soprattutto per quanto riguarda le letture concluse e in corso. Oggi vi voglio proprio parlare di quella che fino ad ora si è rivelata essere la lettura più profonda e toccante del mese: parlo di "Sette minuti dopo la mezzanotte" libro per ragazzi scritto da Patrick Ness su un idea di Siobhan Down, amata scrittrice per ragazzi scomparsa prematuramente per cancro. Forse per via di questo terribile fatto, il tema della malattia è quello su cui si basa l'intero libro, arricchito dalle splendide illustrazioni di Jim Kay. Mi fermo qui, per non svelare troppo prima del tempo ma vi annuncio che vale davvero la pena conoscere questo piccolo capolavoro, scritto per ragazzi, ma non solo. Ecco la mia recensione



Titolo: Sette minuti dopo la mezzanotte
Autore: Patrick Ness
Paese: Stati Uniti/Inghilterra
Titolo originale: A Monster Calls
Genere: Libro per ragazzi
Pagine: 223
Prima pubblicazione: 2011
Casa editrice italiana: Mondadori
Anno edizione: 2015
Prezzo di copertina: 16 euro copertina rigida,10 euro copertina flessibile
Ebook: 6.99 euro
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Conor O'Malley ha tredici anni ma a vederlo dimostra molto di più della sua età. Forse perché, da quando il padre se n'è andato per farsi una nuova famiglia in America, lui e la madre se la sono dovuti cavare da soli. Oppure più probabilmente perché, da quando la madre si è ammalata di cancro, è dovuto crescere in fretta. Da mesi ormai la vita di Conor non è delle più semplici, di giorno, a scuola, è costantemente bullizzato da un gruppo di compagni e la notte è terrorizzato da un terribile incubo che nemmeno a sé stesso riesce a rivelare. Una notte però qualcosa cambia ed esattamente alle 12.07 succede una cosa alquanto strana; un vecchio tasso che si erge sulla cima della collina del cimitero, proprio dietro la casa di Conor, prende improvvisamente vita diventando un enorme mostro venuto proprio per parlare con lui. La sua identità è segreta ma di certo non lo è la sua missione; ogni notte gli farà visita per raccontargli tre storie e poi Conor ne dovrà raccontare una quarta, la più terribile di tutte. Quella che svelerà la verità.


Se devo essere sincera non mi sarei mai aspettata che un romanzo nato per parlare ai ragazzi potesse così tanto impressionare anche un adulta come me. Ma la prima emozione che si percepisce una volta iniziato questo libro è proprio il potere calamitante nato in primo luogo dalle strabilianti illustrazioni ed in seguito dall'intensità della storia. Una storia che parla sicuramente ai più giovani ma che, a mio avviso, per essere compresa a pieno necessita di un esperienza ben più matura. Del resto, e questa è una dolorosa realtà. di ragazzi come Conor che nonostante la giovane età sono costretti a conoscere la crudeltà della vita e a crescere ben prima del previsto, ce ne sono molti ed è forse proprio a loro che Siobhan Down ha voluto parlare, per cercare di fargli comprendere ciò che stanno vivendo e ad insegnargli come fare a sopravvivere alla terribile malattia, il cancro, che non solo può portarci via i loro cari ma contro il quale loro stessi, per primi possono arrivare a soccombere. Tutto ciò è aumentato d'intensità se si pensa che la stessa autrice sia scomparsa proprio per via di questa malattia e che per completare la sua idea sia dovuto giungere Patrick Ness, un giovane autore ma che si è rivelato totalmente all'altezza donando all'opera il suo stile ma mantenendo le idee della creatrice originale. Chiunque conosca la malattia si è trovato a provare tutto ciò che prova Conor, il dolore, la rabbia, la paura, emozioni così forti da paralizzarlo e da creare un vero e proprio mostro giunto a confrontarsi con te per mettere le cose in chiaro e, chi lo sa, magari anche aiutarti ad accettare quello che sta accadendo. "Sette minuti dopo la mezzanotte" è un libro che parla alle corde più profonde della nostra anima che ci mette di fronte ad un insegnamento crudele ma fondamentale per affrontare quella che è forse la più terribile sfida della vita, la perdita di una persona cara. è un libro toccante, profondo e pieno di così tanta forza da giungere come un pugno allo stomaco e lasciare senza fiato. "Sette minuti dopo la mezzanotte" è tutto questo e forse anche qualcosa di più. E davvero, non mi sarei mai aspettata che un romanzo per ragazzi potesse trascendere con così tanta violenza ogni target diventando per tutti, dedicato a tutti, necessario per tutti.

Voto: 9

Frase: "Chi sono? Sono la spina dorsale su cui si reggono le montagne! Sono le lacrime piante dai fiumi! Sono i polmoni che soffiano il vento! Sono il lupo che sbrana il cervo, il falco che sgozza il topo, il ragno che mangia la mosca! Sono il cervo , il topo e la mosca che vengono divorati! Sono il serpente del mondo che si morde la sua stessa coda! Sono tutto quello che è indomito e indomabile! Sono questa terra selvaggia, e sono venuto per te, Conor O’Malley"

Patrick Ness è nato il 17 ottobre 1971 a Fort Belvoir, Stati Uniti, ma da diversi anni risiede a Londra. Acclamato dalla critica per la trilogia Chaos Walking, di cui in Italia è disponibile il primo capitolo "Il buco del rumore", ha vinto numerosi premi tra cui il prestigioso Galaxy Children's Book of The Year con "Sette minuti dopo la mezzanotte", creato da un'idea originale di Siobhan Down.


Siobhan Down è nata il 4 febbraio 1960 a Londra ed è deceduta ad Oxford il 21 agosto 2007. Autrice di cinque apprezzatissimi romanzi per ragazzi, "Il mistero dei London Eye", "La bambina dimenticata nel tempo", "Crystal della strada", "Il riscatto di Dond" e "Le rose di Shell"  tre dei quali pubblicati postumi, è stata la prima autrice ad essere insignita postuma della Carnegie Medal grazie a "Sette minuti dopo la mezzanotte" romanzo da lei inizio e concluso da Patrick Ness.



lunedì 7 gennaio 2019

Recensione: "Aria di neve" di Serena Venditto

Buon lunedì a tutti amici lettori!
Qualcuno ha già definito questa giornata "il lunedì più lunedì della storia del lunedì" perché coincide con la fine di tutte le feste e molti di voi dovranno loro malgrado tornare al lavoro e al tram tram quotidiano. Per quanto mi guarda le feste sono finite già da qualche giorno quindi non sembra un passaggio così tragico ma vorrei darvi una mano ad affrontare al meglio questa giornata; e cosa c'è di meglio se non parlare di un bel libro?! La mia recensione di oggi riguarda un libro che volevo leggere da diverso tempo la cui storia e i cui personaggi non posso non ritenere assolutamente unici. Volete saperne di più su "Aria di neve" esordio letterario dell'autrice napoletana Serena Venditto? Bene non c'è momento migliore!



Titolo: Aria di Neve
Autore: Serena Venditto
Paese: Italia
Genere: Giallo
Pagine: 166
Prima pubblicazione: 2014
Casa editrice italiana: Mondadori
Anno edizione: 2018
Prezzo di copertina: 18 euro copertina rigida
Ebook: 8.99 euro
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Dannato Benjamin Button! Ariel non saprebbe a chi dare la colpa, se non a quella serata passata al cinema, se Andrea, il suo fidanzato da quattro anni e futuro sposo, ha deciso in una notte di portar via tutte le sue cose e di dileguarsi nella nulla. Tra chili di gelato, giorni passati in casa e lunghi ripensamenti sul passato, Ariel rischia davvero di mandare all'aria la sua vita, sia come traduttrice, sia come donna. Per fortuna in suo aiuto giunge la cara amica e collega Laura che la convince a fare qualcosa per cambiare le cose; prima di tutto deve allontanarsi il più possibile dalla casa costruita per il loro futuro insieme ed ora troppo bianca e troppo vuota. Ed è così che la traduttrice italo-inglese giunge per la prima volta al palazzo di via Atri 36 dove si imbatte in un probabile padrona di casa e i suoi ancor più originali inquilini; Malù, una archeologa fissata con Poirot, Kobe, pianista giapponese, Samuel, di chiari origini africane ma sardo fino al midollo, e ovviamente Mycroft, il gattone nero con gli occhi verdi dotato di una speciale capacità, condurre la sua padroncina Malù verso la risoluzione del casi di omicidio più complicati. Da quel momento in poi per Ariel si aprirà un vero nuovo capito della sua vita, in cui avrà modo di riscoprire sè stessa, i suoi desideri e le sue passioni. Ma il pericolo è sempre dietro l'angolo. La bella Teresa, musicista sud americana e vicina di casa, sta infatti passato un incubo che presto diventerà drammaticamente definitivo e Andrea, ispettore di polizia, sarà destinato a tornare a farsi vivo, scontrandosi con la sua nuova realtà.


Non nascondo di essere stata costretta a fermarmi nella costruzione della trama perché avrei voluto davvero continuare e svelarvi ancora qualcosa di questo irresistibile mistery, ma avrei rischiato di rovinarvi la sorpresa cosa che davvero non voglio fare. Quello che vorrei fare è farvi venire la voglia di prendere in mano questo libro, di lasciarvi condurre da un indagine che cade come un fulmine a ciel sereno e che metterà a dura prova le vostre doti da aspiranti detective, di voltare la prima pagina e innamorarvi immediatamente dell'unicità e della bellezza dei personaggi, proprio come è successo a me. I personaggi sono senza dubbio una delle doti di forza di questo libro. Non mi è mai capitato, e penso proprio mai mi capiterà d'incontrare un gruppo di personaggi così istrionico e multietnico; una traduttrice metà italiana metà inglese, un pianista giapponese venuto in Italia per amore, un venditore di articoli per gelato sardo ma di origine africana e infine un'archeologa molisana dal passato misterioso e dalla grande passione per i misteri accompagnata dal suo Gatto con la G maiuscola sempre pronto a condurla verso la soluzione. Prendete ognuno di loro, con le loro storie e le loro caratteristiche, mettetelo in un appartamento ipercolorato in una delle zone più originali di Napoli, aggiungete un caso da risolvere, mescolate e avrete in mix perfetto per una storia che sarà davvero difficile dimenticare. Un grande plauso va fatto senza dubbio all'autrice che non solo è stata capace di creare questo mix perfetto ma ha trovato la lingua giusta per accompagnarla, a tratti profonda, a tutti ironica, perfetta per una lettura leggera ma che incolla il lettore alle pagine. Impossibile non notare i chiari elogi ai grandi autori del Giallo, soprattutto Agatha Christie, i cui libri appaiono un po' dovunque nella casa dei coinquilini, e Arthur Conan Doyle che la Venditto cita diverse volte soprattutto quando sottolinea la chiara affinità tra la sua Malù e Sherlock Holmes. Anche il fatto che sia Ariel, una sorta di alter ego di Watson, a raccontare la storia e non la diretta investigatrice da chiaro esempio di quanto "Aria di neve" sia nato da un elogio a sir Doyle e i suoi indimenticabili personaggi. In conclusione un libro strepitoso adatto agli amanti del giallo ma anche a quello che non disdegnano la narrativa rosa. In questo libro si possono trovare entrambi, e anche molto di più.

Voto: 8

Frase: "Mycroft non è un gatto come tutti gli altri. È un investigatore serio, lui"


Serena Venditto è nata nel 1980 a Napoli, dove lavora al Museo Archeologico Nazionale. Ha esordito nel 2012 con la commedia "Le intolleranze elementari" e nel 2014 ha pubblicato "Aria di neve" con Homo Scrivens, il primo volume della serie dedicata al gatto detective Mycroft (ispirato al proprio gattone nero con gli occhi verdi) e ai 4+1 si via Atri 36. Della stessa serie anche "C'è una casa nel bosco" e "Al sassofono blu".

venerdì 4 gennaio 2019

Recensione: "L'istinto materno nuoce gravemente alla salute. Cronache estemporanee di una M.A.M.M.A. in divenire" di Debora Porfiri

Buon venerdì a tutti amici lettori!
Questa prima settimana di Gennaio si sta già concludendo e io voglio celebrarla parlandovi di una simpaticissima opera nata da una collaborazione con l'autrice Debora Porfiri. "L'istinto materno nuoce gravemente alla salute. Cronache estemporanee di una M.A.M.M.A. in divenire" è un romanzo intimo ma estremamente irriverente scritto da una neo mamma per le neo mamme che sfata e svela tutti quei segreti e quelle verità sulla maternità che difficilmente gli esperti e i genitori vogliono rivelate. Ecco a voi la recensione completa




Titolo: L'istinto materno nuoce gravemente alla salute. Cronache estemporanee di una M.A.M.M.A. in divenire
Autore: Debora Porfiri
Paese: Svizzera/Italia
Genere: Romanzo
Pagine: 117
Casa editrice: Pellegrini
Prezzo di copertina: 10 euro copertina flessibile
Ebook: 4.36 euro 
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Ogni mamma sa quanto possano essere critiche le prime settimane di vita delle propria creatura e non per quanto riguarda il proprio bambino ma sopratutto per tutti i problemi, i cambiamenti e le preoccupazione che investano la neo genitrice come una potente onda anomala. Le notti in bianco, il postumi del parto, il lento ritorno alla vita e alla presa di consapevolezza di essere una donna, questi sono solo alcuni dei temi che Debora Porfiri tratta nel suo libro che già dal titolo si rivela incredibilmente ironico e divertente. Debora inizia ognuno dei suoi capitoli, divise in settimane, dalla prima dalla prima alla cinquantaduesima, con una semplice frase "Se devo essere sincera.." e la sincerità è il fattore principale di tutta l'opera. L'autrice è perfettamente conscia che le cose che sta raccontando sono quelle che ogni neo mamma ha dovuto affrontare e per questo evita di nascondersi dietro inutili tabù o pudori, rivelando, nero su bianco, quello che davvero vuol dire essere mamma. O, per meglio dire, essere una M.A.M.M.A. acronimo che conclude ogni riflessione e che assume diversi significati a seconda della tematica trattata. Il target a cui quest'opera si dedica è ben chiaro e preciso, è quasi inutile specificare che si tratta di un regalo perfetto per una neo mamma che potrà trovare nelle parole di Debora una spalla su cui appoggiarsi, un amica che le capisca e le comprenda ma anche una mamma che vuole ripercorrere i primi momenti di maternità con l'ironia e la spensieratezza che molte volte si acquista solo in seguito. Ciò che però mi sento di aggiungere è che anche chi non rientra in queste due categorie può apprezzare la sua lettura; io ad esempio non sono una mamma ma ho trovato assolutamente interessante mettermi in relazione con questo mondo a me ancora estraneo, comprendendo e imparando le verità su questo delicato e magico periodo. Un romanzo per tutti quindi, anche per gli uomini, che forse rabbrividiranno e rimarranno intontiti di fronte a certi racconti ma avranno modo di comprendere ed imparare ad avere cura delle proprie moglie e compagne.

Voto: 7


Debora Porfiri è nata e cresciuta a Lugano (Svizzera). Gli studi di Lettere l’hanno portata a Ginevra, dove risiede tutt’ora. È insegnante alle Superiori e M.A.M.M.A. di due bambini. Il suo racconto "Fleur de vie" fa parte della selezione vincitrice del concorso letterario Raccontare in breve, e pubblicato nella raccolta SocialNarrando. Debora è inoltre membro dell'ASSI, Associazione Svizzera degli Scrittori di lingua italiana. "L'istinto materno nuoce gravemente alla salute. Cronache estemporanee di una M.A.M.M.A. in divenire" è il suo primo romanzo.