giovedì 8 agosto 2019

Recensione; "Buio" di Maurizio De Giovanni

Buon mercoledì a tutti amici lettori!
Oggi nuova recensione e dal titolo di questo nuovo articolo potete capire quanto questo mi faccia felice perchè torno a parlare dei miei Bastardi, ormai non posso non chiamarli così, perchè mi sono già affezionata tanto e questa serie mi sta facendo provare tante emozioni contrastanti. Questo mese è stato il turno di "Buio" il terzo romanzo della serie di Maurizio De Giovanni con protagonista Giuseppe Lojacono. Qui sotto trovate la mia recensione




Titolo: Buio
Sottotitolo: Per i Bastardi di Pizzofalcone
Autore: Maurizio De Giovanni
Paese: Italia
Genere: Giallo
Pagine: 312
Anno di pubblicazione: 2013
Casa editrice: Einaudi
Prezzo di copertina: 18 euro copertina flessibile, 14.50 euro con un altra copertina 
Ebook: 8.99 euro 
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La vita per i Bastardi di Pizzofalcone è destinata a procedere, tra tutti gli alti e bassi. Il successo del caso precedente ha fatto modo che gli altri Commissariati iniziano a vederli con un occhio molto meno critico e anche l'unione tra i membri sembra essere molto più salda; tutto però è destinato ad essere messo a dura prova quando il gruppo si trova di fronte ad uno dei casi più terribili alla quale la polizia si potrebbe trovare ad indagare; il rapimento di un bambino. Il piccolo si chiama Edoardo ma tutti lo chiamano Dodo, ha dieci anni, è il nipote di uno degli uomini più ricchi della città e si trovava in gita al museo insieme ai suoi compagni quando una donna incappucciata l'ha avvicinato e l'ha portato via con sè. Saranno Romano ed Aragona incaricati di condurre le indagini, in una lotta contro il tempo in cui dovranno mostrare le loro migliori capacità e in cui tutti infondo saranno interessati anche Lojacono e Di Nardo, impegnati in un furto in appartamento dalla caratteristiche inusuali.


La mia gioia nel poter ritrovare i Bastardi in questo nuovo libro è stata quasi palpabile, tante erano le cose rimaste in sospeso nel capitolo precedente, alcune dei quali vengono effettivamente riprese; ci troviamo infatti a vedere come evolve l'indagine personale di Giorgio Pisanelli, sui suicidi sospetti nella quale lui creda si nasconda la mano di un assassino, che noi già conosciamo e con la quale lui instaurerà davvero un gioco al nascondino; avremo modo di sondare il rapporto tra Ottavia e il commissario Palma, ancora acerbo ma in procinto di scoppiare, portando con sè chissà quali cambiamenti e avremo modo di conoscere due nuovi personaggi, quello di Rosaria Martone, l'addetta della scientifica arriva a sconvolgere la vita di Alex, e quello di Marinella, la figlia adolescente di Lojacono, arrivata a sorpresa alla fine dello scorso capitolo e giunta per rimanere. Questo suo arrivo farà in modo che la storia appena accennata tra Lojacono e la Piras faccia un vero balzo indietro ma allo stesso tempo i due saranno in grandi di avvicinarsi; riusciranno ad affrontare le difficoltà? Chi lo sa. Del resto il loro amore passa in secondo piano e tra tutte le storie che questa serie nasconde, sinceramente, è quella che mi interessa meno. Al centro di "Buio" c'è ovviamente il rapimento di Dodo della quale si interesseranno Romano ed Aragona, una coppia decisamente strana, che potrebbe creare molti problemi ma che si rivela davvero all'altezza del compito, tanto che sarà proprio in giovane e sconclusionato Aragona a trovare la soluzione, con grande gioia, di chi, come me , prova per lui una grande simpatia. Se devo essere sincera però c'è una piccola cosa in questo romanzo che non mi ha proprio convinto ed è il fatto che la scrittura di De Giovanni, che fin dai primi assaggi ho reputato piacevolmente musicale e per questo più adatta ad un romanzo che ad un thriller, tende a prende troppo piede e alcuni capitoli interi appaiono vere e proprio digressioni che si straccano dalla storia e fanno perdere un po' il filo del discorso. Un po' di poesia sa rendere questa serie unica ed imperdibile ma se troppa rischia di disturbare.. per questo e per il fatto che la soluzione del caso poteva essere un po' prevedibile, questo libro risulta essere leggermente al di sotto dei precedenti. In ogni caso io questa serie continuo a consigliarla caldamente e questo libro in particolare con il suo finale non può che rimanere impresso perchè chi conosce De Giovanni sa che non ha paura di concludere i suoi libri in tristezza ed infondo è proprio quello uno dei suoi belli.

Voto: 8

Frase: "Così sono gli eroi, sapete. Nessuno può dire chi siano in realtà. Ma al momento buono verranno fuori, e saranno perfettamente uguali a sé stessi, nella loro lotta contro il male. Ci sono, e ci saranno per sempre. Statene certi."




Maurizio De Giovanni è nato il 31 marzo 1958 a Napoli, dove vive e lavora. Giunto alla fama grazie alla serie gialla del Commissario Ricciardi, ambientata nella Napoli degli anni trenta, composta da ben tredici capitoli tra cui "Il senso del dolore", "La condanna del sangue""Per mano mia" "Anime di vetro", dopo "Il metodo del coccodrillo", prima romanzo in cui appare il personaggio dell'Ispettore Giuseppe Lojacono ha dato vita alla serie de "I Bastardi di Pizzofalcone", composta al momento da nove libri, tra cui "Buio", "Gelo""Cuccioli" e "Vuoto". Nel 2018 ha dato vita anche un ulteriore serie con "Sara al tramonto" seguito, l'anno dopo, da "Le parole di Sara". Di sua pubblicazione anche "I Guardiani" e altri racconti scritti in collaborazione con alcuni celebri colleghi giallisti.



mercoledì 7 agosto 2019

Recensione; "La carta più alta" di Marco Malvaldi

Buongiorno amici lettori!
Eccomi pronta per la prima recensione del mese che non può non interessare la mia Serie per l'Estate "I delitti del BarLume". Questo mese sono giunta al quarto capitolo dei gialli di Pineta "La carta più alta". Qui sotto potete trovare la mia recensione




Titolo: La carta più alta
Autore: Marco Malvaldi
Paese: Italia
Genere: Giallo
Pagine: 198
Casa editrice: Sellerio Editore
Anno di pubblicazione: 2012
Prezzo di copertina: 13 euro copertina flessibile
Ebook: 8.99 euro
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Per Pineta è tempo di cambiamenti; gli stabilimenti balneari sono diventati ipertecnologici, i ristoranti mostrano menù sempre più ricercati ed innovativi e anche il bar di Massimo ha subito un ondata di novità. Ci sono cose però che non possono cambiare come la presenta dei quattro vecchietti, sempre al loro posto al tavolo sotto l'Olmo o nella sala biliardo. Anche per loro però le cose sono un po' mutate, o per meglio dire, per uno di loro; Aldo è infatti nel pieno della crisi perchè il suo bel ristorante, Il Baccaccio, è stato chiuso dopo un incendio che l'ha colpito e per riaprire il proprietario deve trovare una nuova sede. Tutto sembra prendere la piega giusta quando il ristoratore riceve l'offerta di Remo Foresti, il nuovo proprietario della splendida Villa del Chiostro, e proprio questo contatto farà in modo che i quattro vecchietti, in astinenza da delitti, riportino alla luce un caso sepolto nel tempo ma desideroso di soluzione.


Ancora una volta Malvaldi si rivela essere sinonimo d'estate; penso che questo periodo avrebbe avuto proprio un diverso sapore se io non avessi scoperto questa serie e questi personaggi. La cosa di bella di questi piccoli gialli è che danno un senso di abitudine e di quotidianità che aiuta davvero a staccare la spina; abbiamo lasciato Massimo alla decisione di traslocare a favore di una piccola casa famigliare e lo ritroviamo nel pieno di due grandi insidie; la convivenza difficile con la signora del piano di sopra ed il processo per trovare una nuova barista, dopo la partenza di Tiziana. Se il primo problema avrà bisogno di una soluzione ben più complessa, la prima si risolve immediatamente quando proprio la sopracitata tornerà sui suoi passi dopo la fallimentare fine del suo matrimonio, ritorno che farà sia molto piacere ai clienti che, soprattutto, a Massimo, che inizierà, forse, chi lo sa, a vedere la ragazza con occhi diversi. Che tra i due, nonostante la differenza d'età, possa nascere qualcosa? Chissà. Di certo ormai inizio a chiedermi se nella vita di Massimo ci sarà presto posto per un amore che porterebbe una ventata diversa alla storia.. In tutto questo però Massimo sarà destinato ad insorgere in un brutto incidente che lo bloccherà diverso tempo in ospedale e proprio da lì lui potrà trovare la soluzione del nuovo caso. Questa volta ci si trova di fronte ad un vero e proprio cold case, un caso sopito nel tempo che all'inizio sembra solo essere frutto di fantasia dei vecchietti ma che in realtà pian piano porterà alla luce un intrigato caso famigliare. Ogni capitolo di questa serie è una ventata di aria fresca e io non vedo l'ora di potermi prendere qualche giorno per tornare a Pineta e divertirmi un po'.

Voto: 7

Frase: "Perchè non c'è niente da fare. Può cambiare il paese, può cambiare il bar, e il mondo potrebbe anche cambiare verso di rotazione; ma tutte le mattine ce Loro Signore mette in terra si può star certi che, uno alla volta o tutti insieme, i quattro reduci del Novecento arriveranno e si installeranno sulle loro poltroncine. E da lì, semplicemente, non ce li schiodi più" 




Marco Malvaldi è nato a Pisa il 27 gennaio 1974. Dopo essersi laureato all'Università di Pisa in Chimica e Chimica Industriale, ha conseguito un dottorato di ricerca ed è stato assegnista di ricerca. Ha esordito in narrativa con "La briscola in cinque" primo libro della serie di gialli "I delitti del BarLume" di cui fanno parte "Il gioco delle tre carte", "Il re dei giochi", "La carta più alta", "Il telefono senza fili", "La battaglia navale" e "A bocce ferme". Di sua pubblicazione anche "Odore di chiuso", "Milioni di milioni", "Argento vivo", "Buchi nella sabbia", "Negli occhi di chi guarda", "La misura dell'uomo", "Vento in scatola" e diversi racconti.



martedì 6 agosto 2019

Ciao, ciao Luglio; I libri del mese!



Buongiorno amici lettori!
Con qualche giorno di ritardo eccomi pronta per il mio consueto resoconto letterario nel quale classificherò le letture fatte durante il mese di Luglio appena passato; come potete notare la rubrica ha inoltre un nuovo nome perché il cambiamento fa bene e aveva proprio bisogno di una ventata di novità. Detto questo posso dire che questo mese è stato molto proficuo per me perché, come a Giugno, ho potuto leggere ben dodici libri, somma più che buona; nel complesso posso dire che siano state tutte buone letture anche se alcune non sono riuscite nell'intento di convincermi a pieno, meritandosi una mia sufficienza risicata. Altre allo stesso modo sono state veramente molto bello, mi hanno portato delle sorprese e mi hanno tenuto tanta compagnia. Qui sotto, la classifica!


Dodicesimo posto; "Il gioco del suggeritore" di Donato Carrisi

Mai mi sarei aspettata di vedere un libro di Carrisi così in basso in una qualsiasi classifica ma non posso proprio negare l'evidenza che questo quarto capitolo della serie di Mila Vasquez sia ben al di sotto di tutto quello che lui possa mai scrivere. Peccato perchè l'inizio era promettente ma forse è il caso di concludere qui questa serie per non peggiorare ancora

Voto: 6.5             Recensione completa qui



Undicesimo posto; "Diario di un cinico gatto" di Daniele Palmieri

Un libro che si divide esattamente a metà; la prima parte simpatica e commovente, la seconda.. molto dispersiva, più da romanzo di ragazzi. La vera colpa è della casa editrice perchè il cinico gattone nero protagonista della storia meritava ben altra comprensione. Il mio voto è più per l'edizione che per la storia, che infondo merita

Voto: 6.5               Recensione completa qui



Decimo posto; "Il guardiano del faro" di Camilla Lackberg

Aspettavo questo settimo capito della serie che mi sta tenendo compagnia in tutto questo anno ma ciò che ne ho trovato è una storia un po' fiacca e prevedibile, per il momento quella che mi è piaciuta di meno di tutta la serie. Forse si inizia a sentire il bisogno di una ventata di novità..

Voto: 6.5                Recensione completa qui



Nono posto: "La sostituta" di Michelle Frances

Seconda pubblicazione dell'autrice diventata celebre per il thriller "La fidanzata" e prima lettura per Thrillernord del mese. Buona l'ambientazione e la particolarità dell'autrice di creare personaggi completamente negativi per le loro caratteristiche. Si perde forse un po' nel finale, fatto diventare sforzatamente lieto

Voto: 6.5                 Recensione completa qui




Ottavo posto; "Il re dei giochi" di Marco Malvaldi 


Un altra serie immancabile di quest'estate è quella del BarLume arrivata al suo terzo capitolo che vede i simpatici vecchietti e il buon barrista Massimo alle prese con lo strano omicidio di una donna alla vigilia delle elezioni elettorali. Sempre molto piacevole.

Voto: 7                    Recensione completa qui




Settimo posto; "Quasi innocente" di Paolo Pinna Parpaglia

Secondo libro letto per Thrillenord, che mi ha permesso di ritrovare un autore che mi aveva piacevolmente colpito lo scorso anno e che torna a farlo nuovamente con questo nuovo giallo ambientato nella bella Sardegna. Da scoprire.

Voto: 7.5                  Recensione completa su thrillernord.it



Sesto posto; "La paziente silenziosa" di Ales Michaelides

Chiacchieratissimo thriller di quest'anno che ha collezionato commenti positivi. Senza dubbio un buon thriller, molto piacevole per chi ama sondare i misteri della mente umana. Il colpo di scena c'è, forse si poteva intuire, forse mi sarei aspettata qualcosa di più

Voto: 7.5               Recensione completa qui




Quinto posto; "Figlie ferite dell'Africa" di Denis Mukwege

Autobiografia sentita ed emozionante di un medico congolese che ha dedicato tutta la sua carriera alla cura delle donne vittime di violenza, una vera piaga del suo paese, rischiando più volte la vita. Doloroso ma necessario per comprendere una parte del mondo che ancora non conosciamo ma che meriterebbe molta più attenzione

Voto: 7.5                 Recensione completa qui


Quarto posto: "Le regole del fuoco" di Elisabetta Rasy

Romanzo breve che racconta la tormentata e segreta storia d'amore di Maria Rosa ed Eugenia, due donne infermiere della Prima Guerra Mondiale. Storia splendida e scritta molto bene, l'unica pecca è avere l'impressione di non aver capito a pieno tutti i personaggi,a parte la protagonista, e il fatto che forse avrebbe meritato un po' più di pagine

Voto: 7.5             Recensione completa qui



Terzo posto; "La fattoria degli animali" di George Orwell

Primo approccio con questo celebre autore e un libro che mi incuriosiva molto. Una vera piccola chicca, ironica, irriverente ma anche commovente e soprattuto scritta con una prosa ben più scorrevole e moderna rispetto agli standard dell'epoca. Approfondirò sicuramente l'autore..

Voto:  8                    Recensione completa qui




Secondo posto; "Tre figlie di Eva" di Elif Shafak

La vera sorpresa del mese, questo libro che ho acquistato molto tempo fa attirata dalla splendida copertina ma che mi ha regalato uno splendido viaggio in Turchia alla scoperta di un paese e di una religione attraverso le storie di tre donne uniche. Da scoprire

Voto: 8.5             Recensione completa qui




Primo posto; "I Bastardi di Pizzofalcone" di Maurizio De Giovanni

Il primo posto non poteva non andare a questa serie che mi ha davvero stregato. L'incontro con i Bastardi è stato un colpo di fulmine così come ritrovare la prosa di De Giovanni dopo "Il metodo del coccodrillo". Ci sono tutte le basi per creare una serie unica ed imperdibile

Voto: 8.5                Recensione completa qui






venerdì 2 agosto 2019

Recensione; "Le regole del fuoco" di Elisabetta Rasy

Ed eccomi infine a parlarvi dell'ultima lettura del mese, "Le regole del fuoco" di Elisabetta Rasy, un romanzo relativamente breve ma che racchiude una storia splendida e commovente, quella di due infermiere della Prima Guerra Mondiale e del loro segreto ed impossibile amore. Qui sotto potete trovare la mia recensione.



Titolo: Le regole del fuoco
Autore: Elisabetta Rasy
Paese: Italia
Genere: Romanzo 
Pagine: 179
Prima pubblicazione: 2016
Casa editrice: Rizzoli
Anno edizione: 2016 (disponibile anche in edizione del 2017 con differente copertina)
Prezzo di copertina: 17 euro copertina rigida, 12 euro copertina flessibile
Ebook: 6.99 euro
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è il maggio 1917, la guerra perversa in Italia già da due anni quando Maria Rosa, primogenita di una ricca famiglia napoletana, decide di partire per raggiungere il fronte come infermiera. Dalla sua non ha nessuna competenza ma quando si trova di fronte i feriti che giungono uno dietro l'altro all'ospedale sul Carso, dove è stata mandata, capirà che dovrà imparare in fretta se vorrà davvero essere utile. A guidarla nel suo intento ci sarà Eugenia, una giovane donna della zona di Como, austera e poco incline agli scherzi che lei del mestiere ne sa parecchio ed, anzi, sogna addirittura di diventare un medico un giorno. Maria Rosa vedrà lei, collega ma anche compagna di stanza, prima con distacco e poi con sempre più interesse che sfocerà in una grande passione da consumarsi in segreto, mentre intono a loro esplodono i terrori della guerra. A raccontare la loro storia sarà un altra giovane donne, molti anni dopo che cercherà di dare finalmente voce ad un amore per troppo tempo taciuto e al suo doloroso destino.


Mi sono avvicinata a questo libro per puro caso, alla ricerca di una storia LGBT da leggere per il contest annuale alla quale sto partecipando. Non conoscevo l'autrice, nè questo suo libro in particolare (che poi ho scoperto essere solo uno dei molteplici da lei pubblicati) ma sono rimasta così tanto colpita dalla trama e dall'atmosfera da decidere di leggerlo subito. Devo ammettere che è stata proprio una bella scoperta. La narrazione è composta da una parte iniziale in cui l'anonima narratrice (che potrebbe forse identificarsi con la stessa Rasy) spiega come è venuta a conoscenza della storia e si apre poi un una parte centrale completamente dedicata a Maria Rosa, la vera protagonista, colei che racconterà quindi in un ipotetica prima persona la sua esperienza dalla decisione di partire per la guerra come infermiera, a tutte le cose vissute all'ospedale sul Carso fino a giunge alla sconvolgente passione nato per la sua collega Eugenia e lo fa rivolgendosi proprio alla sua amata come se si trattasse di una lunga lettera in cui ripercorrere tutti i ricordi condivisi. Questo schema funziona e convince perchè permette davvero di entrare nel vivo della storia anche se unicamente dal punto di vista di Maria Rosa. Forse, un altra scelta avrebbe permesso di conoscere in modo un po' più approfondito anche gli altri personaggi a partire da Eugenia, fino ad arrivare al comandante siciliano geloso e malinconico e a finire con Nicola, il simpatico soldato appassionato di fotografia. Sono tanti i personaggi interessanti in questo romanzo e se c'è una cosa che mi è dispiaciuta a fine lettura è stata proprio quella di aver avuto l'impressione di non averli afferrati a pieno. La storia di Maria Rosa ed Eugenia, il loro amore proibito e segreto, meritavano forse un po' più di tempo e di approfondimento. Se proprio devo dirlo, un altro centinaio di pagine almeno, non mi sarebbero dispiaciute. Detto questo, devo ammettere che questo libro mi è davvero piaciuto molto perchè tratta di argomenti molto importanti come un amore LGBT e i dolori della guerra con una classe e semplicità incredibili e capaci veramente di colpire nel profondo chi lo legge. Questa lettura però conserva anche dentro di sè una grande dose di tristezza, portata sia dalla morte e dalla sofferenza ma anche da un amore impossibile, puro ma destinato ad una fine terribile. A chiunque ami, come me, le storie drammatiche ed ispirate alla vita vera, consiglio caldamente di lasciarsi trasportare da questo libro di Elisabetta Rasy, un autrice che sicuramente presto rincontrerò in qualche mia nuova lettura.

Voto: 7.5


Elisabetta Rasy vive e lavora a Roma. Ha pubblicato numerosi romanzi, racconti e saggi di argomento letterario, molti dei quali dedicati alla scrittura femminile. Collabora con il “Sole 24 Ore”. Tra i suoi libri ricordiamo "Posillipo", "Ritratti di signora" finalista al Premio Strega, "L’ombra della luna", "Tra noi due", "L’estranea", "Memorie di una lettrice notturna" e "Tre passioni".



Recensione; "Figlie ferite dell'Africa" di Denis Mukwege

Buon venerdì a tutti cari amici lettori!
Eccomi finalmente da voi per concludere il capitolo Luglio ed andare alla scoperta delle letture che mi terranno compagnia durante questo Agosto appena iniziato. Il primo libro di cui vi voglio parlare è una bella novità, pubblicata a metà Maggio da Garzanti; "Figlie ferite dell'Africa. La mia battaglia per salvare le donne dalla violenza" saggio autobiografico scritto da Denis Mukwege, celebre medico congolese vincitore del Premio Nobel per la pace nel 2018. Si tratta di un opera molto interessante ma anche tragica e sconvolgente, attua per aprire gli occhi su fatti terribili che noi avremmo paura anche solo ad immaginare ma che le donne africane vivono ogni giorno. Se siete interessati a saperne di più, qui sotto trovate la mia recensione


Titolo: Figlie ferite dell'Africa
Sottotitolo: La mia battaglia per salvare le donne dalla violenza
Autore: Denis Mukwege
Paese: Congo
Genere: Saggio/Autobiografia

Pagine: 239
Anno di pubblicazione: 2019
Casa editrice italiana: Garzanti
Prezzo di copertina: 18 euro copertina rigida
Ebook: 12.99 euro
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Denis Mukwege è un uomo straordinario. O forse è un uomo come tutti gli altri ma che ha deciso di dedicare la propria vita a fare di tutto per salvare le donne del suo paese, il Congo, dalle più terribili violenze a cui sono disgraziatamente più volte vittime; donne che hanno subito stupri, mutilazioni, che sono state private della dignità e della compassione, venendo infine emarginate ed abbondate a sè stesse. Donne che vivono tra gli altopiani più sperduti del Paese, costrette a partorire i propri figli totalmente da sole, a vederli morire tra le loro braccia o nell'atto proprio di venire al mondo e doversi fare chilometri a piedi prima di trovare qualcuno in grado di aiutarle. Denis Mukwege, dottore della città di Bukavu ha deciso di dare loro una voce portando il mondo intero a conoscenza della loro terribile situazione ed, in questo modo, mettendosi in grave pericolo. Agli occhi della sua patria lui è un traditore, un diffamatore responsabile solo di abbassare la stima del mondo nel suo Paese e per questo più volte ha rischiato di essere vittima di terribile attentati. Ma Denis Mukwege è un uomo che la morte la conosce bene, ne ha avuto a che fare fino da quando era ancora in fasce e ha rischiato di morire per una brutta infezione e la ritrova ogni giorno nella sorte dei suoi pazienti. Denis Mukwege, nonostante tutto, non ha paura. E vuole raccontare la sua storia a chi ha il cuore di ascoltarla.


Fin dal principio risulta chiaro che questo non sia un libro adatto a tutti; le storie e le scene che racconta potrebbero sconvolgere e segnare i lettori più sensibili ma è anche vero che è proprio questo il suo scopo. Dare un chiaro messaggio e permette, soprattutto a noi occidentali di capire che certe cose capitano davvero in quelle zone colpite da continue guerre e crudeltà. Denis Mukwege ci porta alla scoperta del suo paese, il Congo, inizialmente colonia belga, caratterizzata da una forte influenza europea, soprattutto svedese, e negli anni continuamente soggetta a continui colpi di stato, guerre e crisi politiche e sociali. Per la sua posizione, il Congo è stato anche campo su cui si sono combattute diverse e sanguinose guerre tra tribù indigene ed è proprio tra queste atrocità che l'autore vuole raccontarci la sua storia e quella delle donne che ha promesso di proteggere, come medico ma anche e soprattutto come uomo. La vita di questo dottore è senza alcun dubbio una vita difficile, caratterizzata da tanti episodi cruenti e dolorosi, fin dalla prima infanzia ha infatti dovuto convivere con la sofferenza che si è poi concretizzata quando ha deciso di rischiare tutto per dare voce alla parte più indifesa del suo Paese e vedendo i suoi pazienti uccisi nel letto del suo stesso ospedali e cari amici e parenti brutalmente ammazzati per la sola colpa di averlo difeso. Denis Mukwege è quindi un uomo che porta un grave peso sulle spalle ma che allo stesso tempo riesce a conservare una speranza per il futuro che lascia proprio senza fiato. In quest'opera ci vuole raccontare la sua storia e lo fa spiegandoci la situazione politica che ha caratterizzato il suo Paese negli ultimi vent'anni e raccontando le storie delle donne che ha avuto modo di incontrare nella sua carriera di medico; stargli dietro nel suo racconto però non è così semplice, la narrazione infatti non procede in ordine cronologico ma saltando da un avvenimento all'altro e per seguire ogni passaggio bisogna possedere una grande concentrazione. Del resto però questa non è un opera che si può leggere con poco impegno perchè merita tutto il nostro trasporto e il nostro coinvolgimento sia mentale che emotivo. Chi ama le biografie e soprattutto è interessato a scoprire una parte dell'Africa purtroppo poco conosciuta troverà in questa opera una lettura indimenticabile, proprio come l'animo della persona che l'ha scritta.

Voto: 7.5

Frase: "Verrà il giorno in cui una sola voce, quella di tutto il popolo e di tutte le chiese, si leverà così forte da spazzare via le forze del male. Solo allora, forse, potremo finalmente voltare pagina"


Denis Mukwege è nato il 1 marzo 1955 a Bukavu, in Congo. Terzo di nove figli, ha studiato medicina in Burundi prima di specializzarsi in Francia in ostetricia e ginecologia. Nel 1998 ha fondato l'ospedale di Panzi, impegnato nella cura di donne vittime di stupro. Per il suo impegno ha ricevuto il Premio Sakharov per la libertà di pensiero nel 2014 e quattro anni dopo si è meritato il Premio Nobel per la pace. "Figlie ferite dell'Africa. La mia battaglia per salvare le donne dalla violenza" è la sua autobiografia.





martedì 30 luglio 2019

Recensione; "Tre figlie di Eva" di Elif Shafak

Buon martedì a tutti amici lettori!
Eccomi qui pronta quasi del tutto a concludere il capitolo Luglio per poter così dare spazio ad un nuovo mese ricco di libri tanto attesi. Il libro di cui voglio parlarvi oggi è "Tre figlie di Eva" di Elif Shafark, che, in questo mese fatto di letture nella maggior parte piacevoli ma non entusiasmanti, si è rivelato essere una punta di diamante, sorprendente ed entusiasmante. Ora vi spiego perchè!




Titolo: Tre di Eva
Autore: Elif Shafak
Paese: Turchia/Inghilterra
Titolo originale: Three Daughters of Eve
Genere: Romanzo
Pagine: 448
Anno di pubblicazione: 2016
Casa editrice italiana: Rizzoli
Prezzo di copertina: 20 euro copertina rigida, 13 euro copertina flessibile
Ebook: 7.99 euro 
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Peri ha trentacinque anni, è sposata con un uomo importante, ha due figli e dentro di lei tante emozioni sopite destinate a riaffiorare tutte insieme quando subisce uno scippo mentre, insieme alla figlia dodicenne, si sta recando ad una noiosa cena di alta classe. Quel episodio apparentemente da nulla è capace di farla tornare indietro nel tempo, a più di dieci anni prima quando lei era una giovane donna giunto ad Oxford per la sua istruzione e finisce per imbattersi in Shirin, la bellissima e ribelle ragazza ariana, atea e volitiva, in Mona, americana di origini egiziane, femminista, credente ed osservante e soprattutto nel professor Azur, quello che alcuni reputano un pazzo, altri invece un genio, con cui parlare di Dio, di religione e di ideali, ed esplorare emozioni proibite e mai provate. Durante la cena dal destino complesso, Peri rivivrà tutta la sua storia, partendo dall'infanzia fino al epilogo della sua permanenza in Inghilterra, fatta di vergogna e sensi di colpa ancora non del tutto dimenticate.


Ho acquistato questo libro diverso tempo fa sopratutto impressionata dalla bellezza della copertina e ci ho messo un po' prima di approcciarmi, forse in attesa del momento giusto. Penso proprio di averlo trovato. Non posso nascondervi fin da subito quanto questo libro sia stato capace di sorprendermi e coinvolgermi ma per spiegarvi devo partire della caratteristiche che più mi sono piaciute; la prima cosa che mi ha colpito è la bellezza della prosa di Elif Shafak che in questo suo romanzo ci porta alla scoperta della sua Turchia, il paese di tradizione e di cambiamento, che muta continuamente andando incontro ad epiloghi sia positivi che negativi, attraverso uno stile musicale e magico, capace di rapire fin da subito il lettore. Ma una bella prosa non sarebbe nulla senza dei bei personaggi ed è in quel punto che viene fuori Peri, la meravigliosa ma complessa protagonista che attraverso la sua vita ci fa conoscere le mille sfaccettature di un paese e di una cultura. Il filo conduttore di tutta la narrazione è la religione mussulmana e nello specifico alla figura di Dio, alla quale i personaggi si approcciano in maniera differente; fin dalla sua prima infanzia Peri si trova infatti a vivere la religione come un argomenti conflittuale attraverso la figura dei suoi genitori; la madre, religiosa convinta ed osservante, per tutta la sua vita rigida e controllata dai divieti della sua religione e il padre, ateo e convinto ad insegnare alla figlia a dubitare sempre a ciò che non si può spiegare. E Pari, cresciuta tra i due fuochi, non è mai riuscita a capire da che parte stare e quando, una volta giunta all'università si trova a rivivere gli stessi conflitti grazie alle figure delle due amiche, Mona e Shirin. Confusa e senza radici Peri è destinata a trovare un punto di riferimento della figura del professor Azur, personaggio che prende realmente forma solo nella fine, del quale lei finisce per innamorarsi ma dalla quale dovrà separarsi in seguito ad un avvenimento capace di creare dentro di lei dei forti sensi di colpa. La scrittrice decide di alternare la narrazione tra gli avvenimenti del passato e la cena alla quale Peri si trova a partecipare nel presente in cui si discuterà di politica, di società e si sonderà i suoi trascorsi, ma la divisione non è equa, come spesso si vede nei romanzi, ma sfalzata e questo permette di avere un  grande ritmo nella narrazione non che far crescere nel lettore la voglia di scoprire cosa sia successo quel lontano giorno ad Oxford nel quale tutto si è rovinato. La religione e il senso di colpa sono solo due dei molteplici argomenti che vengono trattati in questo romanzo che nelle suo 450 pagine sorda la cultura della Turchia, facendo conoscere le sue tradizioni e la sua anima, sia nelle parti più belle che quelle più deplorevoli. In questo modo ho potuto avere una visione a 360 grandi di un paese che io sinceramente non conoscevo e ho avuto modo di ragionare sul tema della fede e della religione in modo decisamente interessante. Giunta alla fine di questo libro, arricchito da un finale così simbolico da risultare commovente, posso dire con convinzione che Elif Shafak è per me una splendida scoperta e che prestissimo partirò nuovamente con lei alla scoperta della sua magnifica patria.

Voto: 8.5

Frase:  "I credenti preferiscono le risposte alle domande, la chiarezza all’incertezza. Gli atei, più o meno lo stesso. Buffo, quando si tratta di Dio, del quale non sappiamo praticamente nulla, pochissimi di noi dicono semplicemente “Non lo so”"


Elif Shafak è nata a Strasburgo il 25 ottobre 1971 dal filoso turco Nuri Bilgin e la diplomatica lurca Safak Atayman. In seguito alla separazione dei genitori è cresciuta con la madre e ha acquisito il suo nome. Il fatto di aver vissuto in una famiglia non patriarcale ha influito molto sulla sua vita e carriera come anche il fatto di aver vissuto in monti paesi del mondo. Nella sua vita di scrittrice ha pubblicato romanzi sia in turco che in inglese, diventando l'autrice più venduta nel suo paese natale. Le sue opere tradotte in italia sono "La bastarda di Istanbul", "Il palazzo delle pulci", "Le quaranta porte", "Latte nero. Storia di una madre che non si crede abbastanza", "La casa dei quattro venti", "La città ai confini del cielo", "Tre figlie di Eva", "La bambina che non amava il suo nome" e "I miei ultimi 10 minuti e 38 secondi in questo mondo".










lunedì 29 luglio 2019

Recensione; "La fattoria degli animali" di George Orwell

Buon lunedì a tutti a cari amici lettori!
L'ultima settimana di Luglio è iniziata e io vi devo parlare ancora di tanti bei libri che hanno caratterizzato questo fine mese. Il primo libro di cui vi voglio dare il mio commento è "La fattoria degli animali" una delle più celebri opere di George Orwell. Qui sotto potete trovare la mia recensione!




Titolo: La fattoria degli animali
Autore: George Orwell
Paese: Inghilterra
Titolo originale: Animal Farm
Genere: Romanzo
Pagine: 125 
Prima pubblicazione: 1945
Casa editrice italiana: Mondadori
Anno edizione: 2016
Prezzo di copertina: 12 euro copertina flessibile, disponibile in diverse edizioni
Ebook: 7.99 euro 
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La vita in una fattoria è sancita da ritmi molto rigorosi; ci si sveglia molto presto, si lavora duramente per tutto il giorni, ci si nutre con i prodotti dei campi e poi si va a dormire, per ricaricarsi per una nuova giornata. Ma è proprio quando gli umani si arrendono al sonno che gli animali di Fattoria Padronale si mettono in azione e riuniti nel grande fienile danno via ad una vera e propria assemblea; per tanti anni hanno subito le violenze del padrone ma ora è tempo di finirla ed un giorno decidono di ribellarsi, far scappare il padrone e creare una fattoria totalmente gestita da animali. Sotto il comando dei maiali, autoproclamatesi capi per via dell'intelligenza più sviluppata e del fatto che proprio loro abbiano fatto nascere l'idea della Rivoluzione, costituiscono la Fattoria degli Animali, decretano poche ma precise regole ed iniziano a creare una vera e propria piccola società in cui non esiste violenza ed ingiustizia e tutti sono considerati uguali. Questo però è solo l'inizio e con il tempo le cose sono destinate, drammaticamente a cambiare.

Parto dal fatto che non avevo mai letto nulla di George Orwell e che in primo luogo sono stata colpita dalla scorrevolezza della sua scrittura; essendo una autore della prima metà del Novecento mi sarei aspettata da lui una prosa molto più impostata e ricercata cosa che, un po' mi spaventava, visto che non sono propriamente una amante dei Classici e degli autori di quel secolo. Invece Orwell mi ha profondamente stupito presentandomi una storia briosa, per nulla noiosa, e piena di ironia. Non mi stupisce che "La fattoria degli animali" sia stata rifiutato diverse volte prima di andare in stampa; attraverso la sua allegoria politica, l'autore crea una chiara accusa a quella che è la società dell'epoca e, più precisamente, al comunismo, nato come movimento politico attuo a mettere in primo piano l'importanza del lavoro e l'uguaglianza tra gli individui ma destinato a trasformarsi fino a diventare esattamente come qualsiasi altro regime politico. La Fattoria degli Animali nasce tra i migliori propositi ma pian piano si corrompe sempre di più; i maiali, coloro che avevano condotto gli altri animali alla libertà e avevano giurato di prendere decisioni esclusivamente per il bene di tutti finiscono per scontarsi tra loro, a manovrare chi gli è sottomesso, diventano egoisti, contravvengono alle regole da loro stesso creati ma ne escono sempre in piedi, proprio come purtroppo succedeva (e ancora succede) nella vera società. Particolarmente interessante è comprendere i mezzi con cui i capi manipolano gli altri animali; sfruttano inanzi tutto l'ignoranza, consci di essere più intelligenti, più letterati, è facile per loro far credere agli altri di essere sempre nel giusto e "rigirare la frittata" in modo che i più sciocchi finiscano sempre per creare alle loro paure. Oltre alla mancanza di istruzione sfruttano però anche la fiducia in loro riposta e soprattutto la poca memoria degli altri animali, incapaci di ricordare i trascorsi e quindi più facili da controllare. Attraverso tutto questo Orwell insegna come sia l'intelligenza e l'istruzione a rendere davvero libero qualcuno. La cultura è il vero potere, la cultura rende liberi. Questo è necessario capirlo e ricordarlo sempre. Seppur ironico e capace di far scappare più volte un sorriso a chi riesce a leggere tra le sue pagine, questo libro è però anche intriso di una profonda amarezza e tristezza; è impossibile infatti non dispiacersi nel vedere la fattoria cadere sotto il peso di capi inadeguati, considerando soprattutto quanto questa sia una similitudine alla nostra società così come commuoversi di fronte alla triste fine del buon Gondrano, l'instancabile cavallo, vittima più grande della corruzione. In conclusione ho trovato talmente tante emozioni e spunti in questo romanzo che potrei parlarne per ore ma ciò che reputo più importante di tutto e consigliarvi di leggerlo, se ancora non lo avete fatto. Non ve ne pentirete.

Voto: 8


Eric Arthur Blair, conosciuto nel mondo della letteratura con lo pseudonimo di George Orwell, è nato il 25 giugno 1903 a Mothiari, India, da una famiglia di origini scozzesi e deceduto prematuramente il 21 gennaio 1950 a Londra. Conosciuto in vita come giornalista e opinionista politico e culturale è considerato uno degli autori inglesi più importanti della prosa del XX secolo soprattutto grazie a due opere; "La fattoria degli animali", allegoria politica pubblicata nel 1945 e "1984" libro dispotico del 1948.