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lunedì 14 ottobre 2019

Recensione; "Scrivere è un mestiere pericoloso" di Alice Basso

Buongiorno amici lettori!
Una nuova settimana ha inizio e stare dietro a tutto non è mai semplice ma per fortuna questa mattina posso ritagliarmi un po' di tempo per venire da voi e raccontarvi la mia ultima lettura "Scrivere è un mestiere pericoloso" di Alice Basso, il secondo capitolo della serie gialla con protagonista la ghostwriter Vani Sarca. Come sempre quando vi parlo di serie (cosa che succede molto spesso) di avviso di stare attenti agli eventuali (anche se piccoli) spoiler che potrete trovare se non avete ancora letto il primo capitolo. Per il resto, buona lettura!




Titolo: Scrivere è un mestiere pericoloso
Autore: Alice Basso
Paese: Italia
Genere: Giallo
Pagine: 341
Anno di pubblicazione: 2016
Casa editrice: Garzanti
Prezzo di copertina: 18 euro copertina rigida, 9.90 euro copertina flessibili
Ebook: 8.99 euro
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Avere due lavori ha i suoi aspetti positivi, ma anche e soprattutto i suoi aspetti negativi. Lo sa bene Vani Sarca che, da quando è riuscita a sventare l'assassinio della "celeste" truffatrice, oltre al suo lavoro come ghostwriter presso l'Edizione Erica si vede impiegata come collaboratrice di giustizia. Non che la cosa le pesi, anzi, sfruttare la sua speciale empatia e la sua incredibile capacità di capire le persone dai dettagli più piccoli per aiutare la Polizia nelle sue indagini è una cosa che la riempe d'orgoglio, soprattutto se la Polizia è incarnata nella figura del Commissario Romeo Berganza, da lei definito "una delle poche persone al mondo che riesce a sopportare". In realtà, anche se Vani farebbe di tutto pur di nasconderlo, i sentimenti che prova per il Commissario vanno già ben oltre la simpatia e con questa realtà finirà a farci i conti quando il suo primo capo, Erico, le commissionerà un nuovo lavoro a stretto contatto con l'irresistibile Irma, memorabile cuoca di una delle famiglie più celebri di Torino. Il fine delle sue interviste sarebbe quello di raccogliere il maggior numero di informazioni possibili per creare un ricettario che unirà le ricette della cuoca agli aneddoti dell'intimità della famiglia ma tutto improvvisamente ti complica quando la stessa Irma darà sfogo ad un insolito desiderio; prendersi finalmente la colpa dell'uccisione di Adriano, il figlio maggiore dell'altolocata famiglia, ucciso cinque anni prima, per la cui morte era stato invece accusato il fratello minore Aldo, dal processo recluso nel carcere di Torino. Scoprire che sta dicendo la verità e cosa sia realmente successo la notte dell'omicidio sarà compito di Vani e del Commissario Berganza, che tra segreti, indagini personali, e complesse ricette avranno modo di capire quanto sia complesso dare voce alla parte più segreta di sè.


Inizio con il dire che non è stato facile per me entrare nel vivo di questa storia, questo perchè il flusso di coscienza di una narratrice come Vani Sarca non è sempre facile da seguire e comprendere, sopratutto se da un capitolo all'altro della serie è passato molto tempo, come nel mio caso. Superato lo scoglio iniziale però sono rimasta letteralmente folgorata da una storia e da dei personaggi che già erano stati capaci di colpirmi piacevolmente durante "L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome". Sono passati alcuni mesi dalla fine della prima indagine e Vani è ufficialmente una collaboratrice di giustizia e questo vuol dire che il Commissario Berganza può chiamarla quando vuole per usufruire delle sue speciali capacità intuitive. Inizialmente si tratta per lo più di semplici interrogatori ma ben presto la coppia investigativa più insolita d'Italia dovrà trovarsi di fronte ad un vero e proprio cold case che sonda nei segreti di una famiglia altolocata. Non posso trattenermi dal dire che Vani Sarca è una protagonista eccezionale, bisbetica, egoista, antisociale e completamente disinteressata al mondo e alle persone che la circondano è la vera punta di diamante di tutto il libro. è impossibile non provare per lei simpatia e godere nel vero senso della parola quando riesce a togliersi i sassolini dalla scarpa nel modo indico che solo lei sa usare. Ciò interessa soprattutto Riccardo, l'ex fidanzato che l'ha usata per raggiungere i suoi scopi per poi venir ripagato con la sua stessa moneta e che nonostante tutto sembra destinato a finire costantemente sulla sua strada, ma anche Enrico, l'editore costantemente terrorizzato dall'idea che il mondo possa scoprire che la sua casa editrice si usa di una ghostwriter invece di far scrivere le opere che pubblica alle persone che poi le firmano, e vari altri personaggi che ha modo di incrociare sul suo cammino come la "fato" Cinzia, la food blogger tutto rosa e caramello. Vani rappresenta la rivincita degli invisibili, coloro che sono destinati a rimanere in un angolo ma che riescono, con sagacia ed intelligenza, la farsi beffe dei più furbi, almeno qualche volta. Già così la storia sarebbe già piacevolissima ma se in più si aggiunge alla sua eccentrica figura, un misterioso Commissario che sembra uscito da un libro anni '50 e se tra i due inizia a figurarsi un qualsivoglia legame sentimentale allora si ha davvero dei grandi assi nella manica. Alice Basso è stata davvero eccezionale in questo perché ha capito che sono i personaggi a fare un grande libro e se si arricchisce il tutto con una prosa estremamente scorrevole, con una misteriosa indagine che risveglia i fantasmi del passato e con sapienti colpi di scena allora a quel punto si costringe davvero il lettore a non mollare la propria storia fino all'ultima pagine. E questo, va da sè, vuol dire fare centro.  La caratteristica che rende ancor più piacevole questo secondo capitolo è quello di poter ritrovare i personaggi che già abbiamo avuto modo di conoscere e alla quale già un po' ci stiamo affezionando; ritroveremo Morgana, la giovane alter ego di Vani, sempre più presa dal suo amore adolescenziale, come già detto avremmo modo di ritrovare Riccardo, che porterà il consueto scompiglio e condurrà Vani su un terreno accidentato, ma in questo capitolo incontreremo anche nuovi personaggi che, chi lo sa, potremmo ritrovare nei capitoli seguenti come Ivano, il tredicenne nipote di Berganza, o la stessa Irma, colei che da vita all'indagine e che sembra essere una Vani un bel po' più in là con l'età. In tutte queste caratteristiche positive però ce n'è una che mi ha colpito ancora di più ed è stata il fatto che Vani, pur rimanendo richiusa nella sua corazza di oscurità, abbia iniziato a mostrare una sorta di "umanità", dei sentimenti profondi e soprattutto la grande paura di farli uscire fuori. Ed questo che la rende così cara a noi lettori, il fatto che per certi versi molti di noi possano identificarsi in lei. In conclusione un romanzo eccezionale che mischia il giallo con il romanzo sentimentale e permette quindi a vari gruppi di lettori di gustarlo nella sua interezza. Non vedo l'ora di poter ritrovare questi personaggi nel capitolo seguente.

Voto: 8

Frase:  "Entri in polizia e il massimo che ti capita è di interrogare un cretino che ha rifilato un pugno a un tizio per un furgone. Lavori in editoria, e prima incappi in una truffatrice sequestrata e minacciata di morte, poi a distanza di nemmeno un mese in un fratricidio che forse fratricidio non è. A quanto parte è proprio vero, quando si dice che scrivere è un mestiere tutt'altro che sicuro"




Alice Basso è nata nel 1979 a Milano e ora vive in un ridente borgo medievale fuori Torino. Lavora per diverse case editrici come redattrice, traduttrice, valutatrice di proposte editoriali. Il suo esordio letterario è avvenuto nel 2015 con la pubblicazione di "L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome" primo libro della serie con protagonista la ghostwriter Vani Sarca, di cui fanno parte "Scrivere è un mestiere pericoloso", "Non ditelo allo scrittore", "La scrittrice del mistero", "Un caso speciale per la ghostwriter" il racconto "Nascita di una ghostwriter" e lo speciale natalizio "La ghostwriter di Babbo Natale".

martedì 1 ottobre 2019

Recensione: "Suite francese" di Iréne Némirovsky

Ed eccomi quindi pronta ad una nuova recensione; finalmente vi parlo delle mie scorse letture (sono tante e non oso immagine quanto ci metterò a recuperarle tutte) e nello specifico di quello che si è rivelato essere uno dei libri più belli di questo Settembre appena passato ossia "Suite francese" di Iréne Némirovsky. Tanti di voi conoscono questo romanzo ma ci tengo a dare anche io la mia opinione quindi se siete interessati qui sotto potete trovare la mia recensione completa.





Titolo: Suite francese
Autore: Iréne Némirovsky
Paese: Ucraina/Francia
Titolo originale: Suite francaise
Genere: Romanzo
Pagine: 412
Prima pubblicazione: 2004
Casa editrice italiana: Garzanti
Anno edizione: 2015
Prezzo di copertina: 11 euro copertina rigida, disponibile in molteplici edizioni
Ebook: 2.99 euro, disponibile con KU
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è lunedì 3 giugno del 1940 e  nazisti stanno per conquistare Parigi. Milioni di persone si apprestano a lasciare la città, le loro case, le loro vite. I più fortunati lo fanno in macchina o in treno, sempre che abbiano la fortuna di avere abbastanza benzina o di riuscire a partire prima della chiusura delle stazioni, altri invece, moltissimi, devono fuggire a piedi. Ha inizio così un vero e proprio esodo fatto di fame, violenza e paura fino alla disfatta francese, alla resa e all'arrivo nel piccolo paese di Bussy dove la giovane Lucille Angelier, moglie di un soldato francese prigioniero in Germania, dovrà, come tutti gli altri, ospitare in casa propria un ufficiale tedesco, Bruno von Falk, con il quale si legherà in un legame dai risvolti inaspettati e dalle speranze impossibili.


Risulta impossibile parlare di questo romanzo senza fare una breve digressione sul periodo storico e personale in cui è stato scritto; Iréne Némirovsky è stata una grande scrittrice nata nel 1903 a Kiev da una famiglia dell'alta società ebrea ed in seguito naturalizzata francese. Tanti sono i suoi romanzi giunti fino a noi ma nessuno come questo racchiude in sè il vero animo della sua autrice perchè ne condivide lo stesso atroce destino. Nel 1942, nel pieno della stesura di questo romanzo, Iréne Némirovsky viene infatti fatta prigioniera, deportata ad Auschwitz dove morirà dopo poco più di un mese. Per tantissimi anni "Suite francese" è rimasto quindi sconosciuto, nascosto dalla stessa autrice per non essere scoperto in un periodo in cui anche scrivere poteva valere la morte ed è stato trovato solo negli anni '70 dalle figlie della Némirovsky che hanno voluto in tutti i modi portarlo in vita in onore della madre. Prima di essere ufficialmente pubblicato però sono dovuti passare alti trent'anni e tanti sono stati gli studi a cui è stato sottoposto per riuscire a cogliere a pieno ciò che la sua autrice voleva raccontare e quale fosse in realtà il suo intento e tante cose, purtroppo, ancora rimangono segrete. Ciò che sappiamo è che il fine dell'autrice era quello di scrivere ben cinque romanzi brevi differenti da unire nello stesso tomo in modo da raccontare lo svolgersi della guerra sulle vite dei cittadini francesi; purtroppo solo due di essi sono stati completati e sono quelli che abbiamo modo di leggere in quello che è diventato il nostro "Suite francese". Il primo, "Tempesta di ghiaccio" racconta l'invasione tedesca, l'esodo degli abitanti di Parigi e dei dintorni attraverso il racconto di diversi personaggi molto diversi tra loro. è un racconto straziante, crudele e violento ma necessario per comprendere un periodo storico che l'autrice conosceva molto bene avendolo vissuto sulla propria pelle. Il secondo, "Dolce" ci permette invece di assistere alla vita sotto l'egemonia tedesca attraverso la storia di un amore impossibile, quello tra Lucille e Bruno, un amore d'altri tempo ma capace di far provare una forte emozioni. Le due parti sembrano quasi antistanti ma in realtà si uniscono grazie al fine coinvolgimento dei veri personaggi, destinati a tornare nella grande ragnatela di vicende. Già dalle prime pagine ho avuto ben chiaro che questo fosse un grande libro, e lo è per la capacità narrativa della Némirovsky, per la delicatezza della sue parole e per la sua capacità di rendere vivo anche il più piccolo personaggio in modo che sia automatico comprenderlo a pieno. I personaggi di questo romanzo non sono sempre corretti, non sono tutti piacevoli ma l'autrice pone la stessa attenzione sia ai buoni che ai cattivi mettendoli allo stesso piano, un po' come fa confrontando i francesi e tedeschi, nemici, sicuramente, come comunque semplicemente uomini e quindi capaci sia di crudeltà come di dolcezza qualunque sia la parte in cui si trovano a stare. Da amante di storia ed in particolare di periodo della Seconda Guerra Mondiale sono rimasta folgora dalla capacità dell'autrice di ricreare il contesto storico in modo che fosse percepibile anche sulla pelle del lettore e ho amato come abbia deciso di concentrarsi sulle persone e non sul conflitto in sè in modo da dare un idea di come potesse essere la quotidianità in un periodo storico così delicato. C'è chi dice che "Suite francese" viene descritto come un romanzo d'amore quando invece non è assolutamente così e io per un certo verso sono d'accordo anche sè devo considerare che l'amore è una parte fondamentale di questo romanzo perchè appare come un fiore sbucato dall'asfalto ed unisce due esseri che non potrebbero essere più diversi in un legame fuori da tutti gli schemi. Tanti rimangono dispiaciuti di fronte al finale di questo libro ma io reputo che invece sia una conclusione degna, considerando il contesto; ovviamente a tutti farebbe piacere poter scoprire cosa sarebbe successo dopo, quale sarebbe stato il destino di Lucille e Bruno e degli altri personaggi ma purtroppo la vita è giunta a chiedere il suo conto nel peggiore dei modi e solo Iréne Némirovsky sa cosa sarebbe successo davvero. A noi non resta che apprezzare ogni singola parola che questa grande autrice ci ha lasciato perchè è impossibile non leggerla senza imparare qualcosa, ed è proprio questo che con lei bisogna fare.

Voto: 9

Frase: "Tutto questo passerà. L’occupazione finirà, Ci sarà la pace, la pace benedetta. La guerra e il disastro del 1940 non saranno più che un ricordo, una pagina di storia, dei nomi di battaglia e di trattati che gli studenti reciteranno a memoria nei licei, ma io, finché vivrò , ricorderò questo rumore sordo e regolare degli stivali , come un martello, sul pavimento."




Iréne Némirovsky nacque in Ucraina nel 1903 da una famiglia dell’alta borghesia ebraica, si trasferì in Francia nel 1919 dove studiò alla Sorbona. In seguito si convertì al cattolicesimo ma fu ugualmente arrestata dai nazisti durante l’occupazione francese e deportata ad Auschwitz, dove morì di tifo nel 1942, in solo poco più di un mese di prigionia.

venerdì 30 agosto 2019

Recensione; "Ci vediamo un giorno di questi" di Federica Bosco

Buongiorno amici lettori!
Sono molto dispiaciuta per il mio silenzio in settimana ma sono stati per me giorni davvero impegnativi, sia sul fronte fisico sia su quello mentale. In qualche modo però sono comunque riuscita a procedere con le mie letture in programma e quindi oggi sono pronta per parlarvene e cercare di recuperare il tutto entro domenica. Il primo articolo di giornata riguarda un libro di un autrice che ho molto amato nella mia adolescenza e che si è rivela essere ancora una fonte di emozioni; parlo di Federica Bosco e del suo "Ci vediamo un giorno di questi", un romanzo a tratti divertente e tratti commovente che racconta di vita, di amicizia e di addii. Qui sotto potete trovare la mia recensione.




Titolo: Ci vediamo un giorno di questi
Autore: Federica Bosco
Paese: Italia
Genere: Romanzo
Pagine: 310
Anno di pubblicazione: 2018
Casa editrice: Garzanti
Prezzo di copertina: 12 euro copertina rigida, 5 euro copertina flessibile, edizione economica
Ebook: 2,99 euro 
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Ludovica e Caterina sono amiche da sempre, fin da quando, quel giorno a scuola si sono scambiate la merenda, e non si sono più lasciate. E pensare che non potrebbero essere più diverse: Ludo così chiusa nel suo piccolo mondo e nelle sue restrizioni e Cate sempre pronta a fare festa, che conosce tutti e non si pone alcun limite. La vita però le ponerà di fronte a terribili prove e per resistere le due donne dovranno appoggiarsi l'una all'altra, crescendo insieme ed imparando anche a fare i conti con la realtà, in un amicizia che non avrà mai fine.


Federica Bosco è stata una delle primissime autrici capaci di farmi appassionare alla lettura, farmi capire che un libro può essere un ottimo compagno di viaggio, non che un perfetto espediente per staccare dal mondo reale. Le sue storie sono sempre estremamente scorrevoli, spesso leggere e avvolte nella nuvola rosa del romanticismo e anche questo libro risulta tale ma solo per certi versi ed è proprio per questo motivo che mi è piaciuto così tanto. "Ci vediamo un giorno di questi" racconta una storia di amicizia, quella tra due donne apparentemente molto diverse ma unite da un legame indissolubile che scorre e muta attraverso i vari stadi della vita; Ludo e Cate sono due bambine che si incontrato tra i banchi di scuola, sono due ragazze che decidono di vivere insieme, sono due donne con bagagli emotivi differenti che affrontato le proprie esistenze su piani paralleli sempre convinte di poter contare l'una sull'altra, ed, infine, sono due persone che devono confrontarsi con il passo più difficile della vita, l'addio. Le due protagoniste sono eccezionali, è impossibile non affezionarsi ad esse, come anche agli altri personaggi; il giovane ma maturo Gabriel, il buon Gianfranco, il vulcanico Oscar e Matt, una sorta di principe azzurro, venuto dal passato per far vivere una seconda possibilità. La cosa bella di Federica Bosco è che la sua scrittura è basata strettamente sui sentimenti; la sua è una prosa "di pancia", le parole scorrono, così come le emozioni, senza badare alla forma; alcuni passaggi possono risultare scontati o poco incisivi ma in tutte le sue storie c'è un fondo di verità indubbia; nella lettura di questo libro ho riso, ho pianto, mi sono arrabbiata e ho provato una pace che forse da tanto non riuscivo a provare, ed è per questo che io a Federica Bosco, non posso che dire grazie, anche per la parte rosa che, non sarà la mia preferita, ma non poteva mancare in una sua opera. è proprio vero che gli autori incontrati presto, sono quelli che più ti rimangono nel cuore.


Voto: 8


Federica Bosco, scrittrice e sceneggiatrice, ha al suo attivo una ricca produzione di romanzi e vari manuali di self-help. È stata finalista al premio Bancarella 2012 e il suo romanzo "Pazze di me" è diventato un film diretto da Fausto Brizzi. Tra le sue ultime pubblicazioni ricordo "Ci vediamo un giorno di questi" e "Il nostro momento imperfetto", entrambi pubblicati da Garzanti.




venerdì 2 agosto 2019

Recensione; "Figlie ferite dell'Africa" di Denis Mukwege

Buon venerdì a tutti cari amici lettori!
Eccomi finalmente da voi per concludere il capitolo Luglio ed andare alla scoperta delle letture che mi terranno compagnia durante questo Agosto appena iniziato. Il primo libro di cui vi voglio parlare è una bella novità, pubblicata a metà Maggio da Garzanti; "Figlie ferite dell'Africa. La mia battaglia per salvare le donne dalla violenza" saggio autobiografico scritto da Denis Mukwege, celebre medico congolese vincitore del Premio Nobel per la pace nel 2018. Si tratta di un opera molto interessante ma anche tragica e sconvolgente, attua per aprire gli occhi su fatti terribili che noi avremmo paura anche solo ad immaginare ma che le donne africane vivono ogni giorno. Se siete interessati a saperne di più, qui sotto trovate la mia recensione


Titolo: Figlie ferite dell'Africa
Sottotitolo: La mia battaglia per salvare le donne dalla violenza
Autore: Denis Mukwege
Paese: Congo
Genere: Saggio/Autobiografia

Pagine: 239
Anno di pubblicazione: 2019
Casa editrice italiana: Garzanti
Prezzo di copertina: 18 euro copertina rigida
Ebook: 12.99 euro
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Denis Mukwege è un uomo straordinario. O forse è un uomo come tutti gli altri ma che ha deciso di dedicare la propria vita a fare di tutto per salvare le donne del suo paese, il Congo, dalle più terribili violenze a cui sono disgraziatamente più volte vittime; donne che hanno subito stupri, mutilazioni, che sono state private della dignità e della compassione, venendo infine emarginate ed abbondate a sè stesse. Donne che vivono tra gli altopiani più sperduti del Paese, costrette a partorire i propri figli totalmente da sole, a vederli morire tra le loro braccia o nell'atto proprio di venire al mondo e doversi fare chilometri a piedi prima di trovare qualcuno in grado di aiutarle. Denis Mukwege, dottore della città di Bukavu ha deciso di dare loro una voce portando il mondo intero a conoscenza della loro terribile situazione ed, in questo modo, mettendosi in grave pericolo. Agli occhi della sua patria lui è un traditore, un diffamatore responsabile solo di abbassare la stima del mondo nel suo Paese e per questo più volte ha rischiato di essere vittima di terribile attentati. Ma Denis Mukwege è un uomo che la morte la conosce bene, ne ha avuto a che fare fino da quando era ancora in fasce e ha rischiato di morire per una brutta infezione e la ritrova ogni giorno nella sorte dei suoi pazienti. Denis Mukwege, nonostante tutto, non ha paura. E vuole raccontare la sua storia a chi ha il cuore di ascoltarla.


Fin dal principio risulta chiaro che questo non sia un libro adatto a tutti; le storie e le scene che racconta potrebbero sconvolgere e segnare i lettori più sensibili ma è anche vero che è proprio questo il suo scopo. Dare un chiaro messaggio e permette, soprattutto a noi occidentali di capire che certe cose capitano davvero in quelle zone colpite da continue guerre e crudeltà. Denis Mukwege ci porta alla scoperta del suo paese, il Congo, inizialmente colonia belga, caratterizzata da una forte influenza europea, soprattutto svedese, e negli anni continuamente soggetta a continui colpi di stato, guerre e crisi politiche e sociali. Per la sua posizione, il Congo è stato anche campo su cui si sono combattute diverse e sanguinose guerre tra tribù indigene ed è proprio tra queste atrocità che l'autore vuole raccontarci la sua storia e quella delle donne che ha promesso di proteggere, come medico ma anche e soprattutto come uomo. La vita di questo dottore è senza alcun dubbio una vita difficile, caratterizzata da tanti episodi cruenti e dolorosi, fin dalla prima infanzia ha infatti dovuto convivere con la sofferenza che si è poi concretizzata quando ha deciso di rischiare tutto per dare voce alla parte più indifesa del suo Paese e vedendo i suoi pazienti uccisi nel letto del suo stesso ospedali e cari amici e parenti brutalmente ammazzati per la sola colpa di averlo difeso. Denis Mukwege è quindi un uomo che porta un grave peso sulle spalle ma che allo stesso tempo riesce a conservare una speranza per il futuro che lascia proprio senza fiato. In quest'opera ci vuole raccontare la sua storia e lo fa spiegandoci la situazione politica che ha caratterizzato il suo Paese negli ultimi vent'anni e raccontando le storie delle donne che ha avuto modo di incontrare nella sua carriera di medico; stargli dietro nel suo racconto però non è così semplice, la narrazione infatti non procede in ordine cronologico ma saltando da un avvenimento all'altro e per seguire ogni passaggio bisogna possedere una grande concentrazione. Del resto però questa non è un opera che si può leggere con poco impegno perchè merita tutto il nostro trasporto e il nostro coinvolgimento sia mentale che emotivo. Chi ama le biografie e soprattutto è interessato a scoprire una parte dell'Africa purtroppo poco conosciuta troverà in questa opera una lettura indimenticabile, proprio come l'animo della persona che l'ha scritta.

Voto: 7.5

Frase: "Verrà il giorno in cui una sola voce, quella di tutto il popolo e di tutte le chiese, si leverà così forte da spazzare via le forze del male. Solo allora, forse, potremo finalmente voltare pagina"


Denis Mukwege è nato il 1 marzo 1955 a Bukavu, in Congo. Terzo di nove figli, ha studiato medicina in Burundi prima di specializzarsi in Francia in ostetricia e ginecologia. Nel 1998 ha fondato l'ospedale di Panzi, impegnato nella cura di donne vittime di stupro. Per il suo impegno ha ricevuto il Premio Sakharov per la libertà di pensiero nel 2014 e quattro anni dopo si è meritato il Premio Nobel per la pace. "Figlie ferite dell'Africa. La mia battaglia per salvare le donne dalla violenza" è la sua autobiografia.





mercoledì 6 marzo 2019

Recensione; "The wife. Vivere nell'ombra" di Meg Wolitzer

Buon mercoledì a tutti amici lettori!
Eccomi qui per parlarvi di una delle ultime letture di Febbraio (sì, sono quasi finite) che ha fatto parte di un progetto a cui partecipo sempre molto volentieri se mi è possibile; il gruppo di lettura virtuale e femminista "We can read it" ideato da due bookstagrammer per conoscere meglio il mondo del femminismo e le opere che parlano di esso. Nel mese di febbraio il libro scelto è stato "The wife. Vivere nell'ombra" libro di Meg Wolitzer divenuto celebre grazie alla trasposizione cinematografica candidata agli Oscar di quest'anno. Un libro intimo, scritto interamente dal punto di vista della protagonista, che spiega il ruolo della moglie e dalla donna all'interno di una famiglia che prevede un uomo decisamente importante. Ora mi fermo qui, qui sotto trovare la recensione completa.





Titolo: The wife. Vivere nell'ombra
Autore: Meg Wolitzer
Paese: Stati Uniti
Titolo originale: The Wife
Genere: Romanzo
Pagine: 237
Prima pubblicazione: 2003
Casa editrice italiana: Garzanti
Anno edizione: 2019
Prezzo di copertina: 17.90 euro copertina rigida
Ebook: 4.99 euro
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Joan sa esattamente quale è stato il momento in cui ha deciso di lasciare suo marito: è stato sul volo internazionale diretto ad Helsinki dove lui, celebre scrittore, si recava a ritirare l'ennesimo premio, quello più importante; il Premio Helsinki per la Letteratura, secondo solo al Premio Nobel. Essere moglie di un uomo così importante non è stato semplice e per quasi cinquant'anni Joan ha dovuto ricoprire più di ruolo; quello della confidente, dell'amica, della compagna paziente che fa finta di non sapere dei vari tradimenti, della musa, della donna di casa che prepara piatti squisiti e organizza lunghe feste per gli amici intellettuali, della mamma di tre figli ormai grande, della ragazza che è stata capace di rapire il cuore del giovane professore, separandolo dalla prima famiglia. Tutto questo, più un ultimo ruolo che non potrebbe mai rivelare ma che più di tutti è stato capace di portarli fino a lì, fino a quel momento, quando ha capito che tutto doveva finire. Un lungo e costante flusso di coscienza ci porta a ripercorrere tutti i suoi ricordi, spesso saltando bruscamente tra una situazione e l'altra, seguendo il corso incontrollato dei pensieri e dei ragionamenti per scavare a fondo nel loro rapporto e sopratutto nel suo ruolo di moglie, la cui importanza sembra averla intuita solo un giovane giornalista, deciso a portare a galla la verità che per tanti anni Joan ha fatto di tutto per celare.


Questo libro mi ha lasciato dentro tanto. Mi ha fatto riflettere, ragionare, mi ha fatto anche arrabbiare come pure rassegnarmi perchè racconta una realtà. Attraverso la storia di Joan abbiamo modo di confrontarci con due diverse situazioni; il tutto inizia intorno agli anni 50, Joan è una giovane donna, studentessa universitaria, che porta avanti il suo sogni di diventare scrittrice ma che improvvisamente si ritrova sulla sua strada un giovane e affascinante professore del quale si innamora perdutamente. Quel giovane professore è Joe e molto presto diventerà su marito, il padre dei suoi tre figli, e l'uomo per cui sarà disposta ad abbandonare ogni sua ispirazione. è anche vero che quest'ultima affermazione è vera solo in parte, il motivo per cui Joan si tramuta da giovane ambiziosa a donna di casa seduta in un angolo che nessuno degna nemmeno di uno sguardo non è ricercarsi solo in suo marito ma in tutto il genere maschile che, sopratutto in quegli anni controllava la società, le arti, tutta la vita intera. Negli anni 50 diventare una scrittrice non era facile, se avevi talento potevi anche farcela ma difficilmente la tua opera avrebbe potuto diventare importante e mai e poi mai essere messa allo stesso piano di un libro scritto da un uomo. Quando grazie all'incontro con un altra autrice, Joan si rende conto di questo, capisce che non c'è nulla da fare. Il suo ruolo è quello di nascondersi nell'ombra, dimenticare tutto quello che aveva da dire e lasciare parlare suo marito, l'unico che abbia il diritto di farlo, l'unico che possa davvero giungere a vincere quel prestigioso premio che ora, molti anni dopo, si appresta a ritirare. La seconda situazione è appunto questa; quella della donna che si è ormai annullata, che si è trincerata nel suo angolo e che infondo lì ci sta anche bene perchè è stata la sua scelta. L'ha fatto perchè non aveva alternative, probabilmente. L'ha fatto per amore, certo. L'ha fatto perchè qualcosa si nasconde dietro questa facciata, forse. Come in tutte le cose però prima o poi si arriva ad un punto di stallo e Joan sente di esserci arrivata. è ora di cambiare. è ora di fare qualcosa per sè stessa. Forse Nathaniel Bone, quel giovane giornalista che da dieci anni si aggira intorno alla sua famiglia per accaparrarsi il diritto di scrivere la biografia autorizzata di suo marito potrebbe aiutarla in tutto questo.. forse.. 
"The wife" è un libro che dentro di sè nasconde tante verità e chi lo legge potrà confrontarsi con esse, ritrovando la propria e prendendo una posizione all'interno della storia raccontata. Meg Wolitzer lascia totale libertà al proprio personaggio, donandole le possibilità di ragionare a ruota libera e dare sfogo ai proprio pensieri in un turbinio di situazioni e meditazioni che, sopratutto all'inizio, lasciano un po' stranito il lettore che non saprà da che parte partire. In realtà il suo compito sarà quello di unire i puntini e lasciarsi trasporta fino alla scoperta della verità. Un libro splendido, letto benissimo della quale non si potrà fare a meno di parlare, parlare, parlare. Come è infinitamente giusto che sia.

Voto: 8

Frase: "Tutti hanno bisogno di una moglie, persino le mogli hanno bisogno di mogli. Le mogli accudiscono, le mogli ti aleggiano intorno. Le loro orecchie sono sensibili strumenti gemelli, satelliti che intercettano il minimo graffio di rassegnazione. Le mogli portano il brodo a letto, portano le caraffe alla scrivania, portano loro stesse e i loro corpi caldi e arrendevoli. Noi mogli sappiamo cosa dire agli uomini che per qualche motivo hanno molte difficoltà a prendersi cura di loro stessi e degli altri. - Ascolta – diciamo – Andrà tutto bene -. E poi, come se le nostre vite dipendessero da questo, facciamo in modo che sia così"


Meg Wolitzer è nata a Brookyln il 28 maggio 1959 da madre scrittrice e padre psicologo. Il suo primo romanzo "Sonnambulismo" è stato scritto prima della Laurea e dei suoi numerosi romanzi sono stati tradotti in Italia "The wife, Vivere nell'ombra", "La posizione", "La stagione delle madri cattive", "La città delle ribelli", "Quando tutto era possibile" e "Quello che non sai di me".




lunedì 12 novembre 2018

Recensione; "Vorrei incontrarti ancora una volta" di Kate Eberlen

Buon lunedì a tutti amici lettori!
In questo nuovo inizio di settimana ancora una volta terribilmente uggioso torno da voi per parlarvi della mia ultimissima lettura, un libro scelto quasi per caso e rimasto diversi mesi in attesa nella mia libreria ma che si è rivelato una vera grande sorpresa.
Sto parlando di "Vorrei incontrarti ancora una volta" libro d'esordio della scrittrice inglese Kate Eberlen che mi ha letteralmente conquistato grazie ad una storia (o per meglio dire, a due storie) che ricordano chiaramente la splendida vicenda di "Un giorno" celebre e amatissimo libro di David Nicholls. Ecco a voi la mia recensione!



Titolo: Vorrei incontrarti ancora una volta
Autore: Kate Eberlen 
Paese: Inghilterra
Titolo originale: Miss You
Genere: Romanzo
Pagine: 448
Anno di pubblicazione: 2017
Casa editrice italiana: Garzanti
Prezzo di copertina: 17.60 euro copertina rigida
Ebook: 6.99 euro
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Le cose più importanti della vita avvengono per caso. Lo sanno bene Tess e Gus, due giovani ragazzi con una storia diversa alle spalle e con un futuro ancor più differente di fronte a sè, che nell'estate del 1997 si trovano entrambi e nello stesso momento all'interno della splendida chiesa di San Minato al Monte, sulla collina toscana che sovrasta Firenze. Il loro potrebbe essere un vero e proprio colpo di fulmine, ma un po' per timidezza un po' per la giovane età, i due non vanno oltre uno sterile scambio di parole segnando in questo modo il proprio destino, un destino che li porterà a vivere esistenze diverse ma che in alcune speciali occasioni saranno così tanto vicino da potersi sfiorare ed infine, li condurrà a ritrovarsi, molti anni dopo, proprio nel luogo che ha dato inizio a tutto.


L'impressione che avevo, a scatola completamente chiusa, una volta inizio questo romanzo era che si trattasse di una lettura tipicamente rosa. Del resto sia il titolo che la copertina (primo chiaro riferimento ad "Un giorno) portano su questa strada di pensiero che però appena lette le prime pagine si rivela essere totalmente sbagliata. "Vorrei incontrarti ancora volta" è tutto fuorché romantico; è un romanzo di vita vera, emozionale ed introspettivo che analizza, spesso con toni e vicende drammatiche, le vite di due persone, giovani ragazzi prima e maturi adulti poi, che hanno avuto l'occasione di incontrarsi in giorno e non farlo mai più per molto altro tempo. È chiaramente risaputo che la vita è una questione di attimi e che noi siamo i principali artefici del nostro destino; scegliamo noi quale strada seguire tra quelle che ci vengono proposte e basta anche solo rispondere "sì" invece che "no" ad una semplice e apparentemente stupida domanda per capovolgere tutto. Quante volte al giorno ci capita di conoscere, di scambiare due parole o anche solo di incrociare uno sguardo con persone che non conosciamo e che non avremo magari più l'occasione di incrociare. E se quel qualcuno fosse la nostra persona e noi non l'avessimo riconosciuta? Avremmo mai la possibilità di rimediare? Kate Eberlen mette in scena questo interessante dilemma della vita mostrandoci le storie parallele di Tess e Gus che dopo un fugace incontro iniziale si svolgeranno parallelamente. Un capitolo a testa i due personaggi potranno parlarci di loro e dei loro importanti problemi, analizzando situazioni di grande spessore come la perdita di una persona cara, vissuta da entrambi in maniera diversa, l'autismo, la malattia, il senso di colpa, il tradimento e la paura della morte. Ho trovato praticamente impossibile non legarmi ai due protagonisti e alle loro storie e ho sentito il mio cuore perdere un battito ogni volta che arrivavano il punto di sfiorarsi senza mai farlo davvero. "Vorrei incontrarti ancora una volta" è un libro scritto per toccare le corde più profonde dell'anima e ci riesce splendidamente attraverso una storia di vita e d'amore ben meno romantica di quello che ci si poteva aspettare ma decisamente più reale. L'unica parte che penso non mi abbia del tutto convinto nelle quattrocento e passa pagine del libro è proprio il finale che cade un po' nello scontato e che non regge il confronto con la potenza della storia. Del resto però è giusto così, anche gli irrimediabili romantici meritano di avere ciò che si aspettavano. In conclusione un libro splendido, ricco di emozioni. Per me una vera grande sorpresa.

Voto: 8

Frase: "- Se una singola farfalla batte le ali dalla parte opposta del pianeta, mette in modo una catena di eventi che potrebbe scatenare una tempesta..- - Oppure un arcobaleno -"


Kate Eberlen è cresciuta in una piccola città vicino a Londra. Adora l’Italia e cerca di passarvi più tempo possibile. È sposata e ha un figlio. "Vorrei incontrarti ancora una volta" è il suo romanzo d'esordio



lunedì 3 settembre 2018

Recensione; "L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome" di Alice Basso

La seconda lettura di cui assolutamente devo parlarvi è "L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome" opera d'esordio di Alice Basso, autrice milanese che negli ultimi anni ha conquistato decine e decine di lettori.
Da diverso tempo ero curiosa di conoscere questa scrittrice, più volte paragonata come genere e stile alla mia amata Alessia Gazzola, e soprattutto la sua celebre protagonista Silvana "Vani" Sarca e ciò che ho ricevuto durante la lettura ha addirittura superato qualsiasi aspettativa, creando in me un vero e proprio colpo di fulmine! Volete saperne di più? Benissimo, allora continuate a leggere



Titolo: L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome
Autore: Alice Basso
Paese: Italia
Genere: Romanzo/Giallo
Pagine: 271
Anno di pubblicazione: 2015
Casa editrice italiana: Garzanti
Prezzo di copertina: 9.99 euro copertina rigida, 5 euro copertina flessibile
Ebook: 3.99 euro
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Tutti noi, nel nostro piccolo, abbiamo le nostre capacità, ma quelle di Silvana "Vani" Sarca sono davvero eccezionali, a partire dal suo aspetto. Amante del nero e dello stile dark, Vani ha trentaquattro anni e ne dimostra dieci in meno. Ma il primo errore con lei è proprio fermarsi alle apparenze; sotto l'apparente fragilità si nasconde un temperamento tutt'altro che dolce. Del resto, con un lavoro come il suo, farsi rispettare è una necessità. E qui arriviamo alle sue vere capacità; Vani lavora infatti per un'importante casa editrice torinese ma non come autrice e tanto meno come redattrice, bensì come ghostwriter, un lavoro oscuro, misterioso e assai raro, che la costringe a rimanere in ombra ma le fa anche avere un grande potere. Fin da piccola Vani ha l'immensa capacità di "entrare" nella testa delle persone, di immedesimarsi totalmente in loro e di "leggerli", proprio come se fossero loro dei libri aperti. Ed è proprio per questo che è perfetta per quel lavoro, un lavoro che consiste nello scrivere libri di ogni genere, dai romanzi ai trattati di medicina, al posto di personaggi famosi, professori e, perchè no, anche celebri scrittori, che non hanno la capacità o il tempo per farlo ma che si prenderanno tutto il merito. È un lavoro sporco il suo, ma lei non si lamenta, un po' perchè le continue delusioni del passato le hanno insegnato a fregarsene del giudizio della gente un po' perchè, infondo, questo è l'unico lavoro che potrebbe fare e che le permette di vivere in completa autonomia, l'unica cosa a cui davvero tiene. Certo che alle volte però la mette davvero a dura prova come succede quando il suo capo le fa conoscere Bianca, una vera e propria celebrità che ha conquistato mezzo mondo grazie alla sua "capacità" di vedere e parlare con gli angeli. Tutta questa situazione avrebbe già modo di stomacarla ma tutto si complica quando nel bel mezzo del suo lavoro, Bianca viene improvvisamente rapita e Vani si ritroverà, suo malgrado, a dover indagare..


Inizio dicendo che nel parlarvi di questa opera e di tutto ciò che nasconde mi è impossibile essere coincisa, per cui, se volete continuare, vi conviene prendere qualcosa da bere e mettervi tranquillamente seduti. Per prima cosa voglio parlarvi dei personaggi e nel farlo non posso non iniziare da questa splendida protagonista; Silvana "Vani" Sarca è una donna infinitamente forte e non fa nulla per nasconderlo. È testarda, altamente poco loquace, autonoma e anche un po' acidella, ma al punto giusto. Un po' per impostazione genetica un po' per motivi professionali, Vani è abituata a vivere nell'ombra; può passare giorni interi senza uscire di casa o vedere nessuno e non c'è nulla che vorrebbe di più perchè infondo sono davvero poche le persone che le piacciono. Anzi, a dire la verità è solo una, la giovane Morgana, sua vicina di casa e così simile alla lei adolescente da farle sembrare di essere tornata indietro nel tempo. Se c'è una cosa che Vani Sarca sa fare è capire le persona, ed è forse proprio per questo che da tempo ha smesso di interessarsi a chi le sta incontro, con una sola piccola eccezione formata da Riccardo Randi, un celebre scrittore che ha avuto modo di "salvare" grazie ad un provvidenziale aiuto nella creazione del suo secondo bestseller, e che sembra giocare su di lei un potere molto particolare. E pensare che di potere Vani se ne intende, tra le sua mani risiede il destino di una grande quantità di artisti, e lei potrebbe distruggerli solo rivelando la sua identità; per fortuna che non le importa nulla, come più volte ci tiene a precisare. Ma non sottovalutate, mai fare questo errore, perchè basterebbe un attimo e tutto cambierebbe.. Vani Sarca sa come prendersi le sue rivincite e non mostrerà alcuno scrupolo nel farlo.
In questo agglomerato di saccente e ilarità, Vani si trova inspiegabilmente coinvolta in un caso molto particolare, la sparizione della "celeste" bianca, l'ultima autrice in cui si deve immedesimare. Ed è proprio grazie a questo incarico che Vani incontra il Commissario Romeo Berganza, un uomo che ostenta il suo essere poliziotto dalla punta dei capelli fino a quella dei piedi, e che dimostra fin da subito verso la ghostwriter e le sue capacità un vero e proprio interesse viscerale. È grazie, o per colpa, di lui che Vani si ritrova quindi a prestare servizio come Consulente Investigativa, un nuovo ruolo che darà modo di mostrare a pieno tutte le sue doti da moderna Sherlock Holmes.
Un accoppiata quella tra Vani e il Commissario che promette del belle, sia sul campo amoroso, che, chi lo sa, anche su quello sentimentale.. noi lettori rimaniamo aperti a tutto.
Detto questo devo assolutamente passare a spendere due parole sullo stile di scrittura di Alice Basso, una prosa scorrevole, semplice, a tratti ironica, come solo sanno essere quelle capaci di conquistarmi a pieno. Ed è proprio dallo stile di scrittura, e anche ovviamente dal genere dell'opera, che ho trovato davvero riscontro con il paragone già citato in precedenza tra lei e la sua collega Alessia Gazzola. Le due serie si piazzano infatti esattamente nel mezzo tra il genere giallo e il romanzo vero e proprio, creando un genere a sè, che a questo punto dovrebbe avere un nome proprio, e mostrano uno stile di scrittura fresco e deciso, un vero toccasana per le menti del lettori. Se su questi punti le due produzioni potrebbero assomigliarsi non lo fanno però di certo le due protagoniste; Alice Allevi e Vani Sarca non potrebbero essere più diverse e a dire la verità, per quanto io abbia adorato Alice, se Vani la incontrasse se la mangerebbe in un sol boccone. Se la prima è curiosa, la seconda è indifferente. Se una è fragile, l'altra non accusa un colpo. Se Alice si lascia travolgere da una complicata e distruttiva "relazione a tre", Vani non lo farebbe nemmeno sotto tortura.. almeno apparentemente. Del resto gli elementi ci sono, starà tutto nei prossimi libri che, a questo punto, non vedo davvero l'ora di divorare!
Io ho finito il mio papirone, ora tocca a voi dire la vostra e se ancora non lo avete letto.. cosa state aspettando?!

Voto: 8

Frase: "Infondo il mondo è pieno di gente come noi, brutte copie, versioni beta. E a me non poteva che toccare di appartenere a questa categoria, perchè evidentemente è mio destino essere sempre il doppione di qualcun altro"


Alice Basso è nata nel 1979 a Milano e ora vive in un ridente borgo medievale fuori Torino. Lavora per diverse case editrici come redattrice, traduttrice, valutatrice di proposte editoriali. Il suo esordio letterario è avvenuto nel 2015 con la pubblicazione di "L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome" primo libro della serie con protagonista la ghostwriter Vani Sarca, di cui fanno parte "Scrivere è un mestiere pericoloso", "Non ditelo allo scrittore", "La scrittrice del mistero", il racconto "Nascita di una ghostwriter" e lo speciale natalizio "La ghostwriter di Babbo Natale".