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lunedì 11 novembre 2019

Recensione; "Pane" di Maurizio De Giovanni

Buon lunedì a tutti cari amici lettori!
Una nuova settimana ha inizio e io sono pronta per parlarvi della lettura che mi ha tenuto compagnia nei giorni scorsi. Come ormai saprete io amo leggere in serie e una delle saghe gialle che più mi sta piacendo quest'anno è quella che vede come protagoniste le indagini de i Bastardi di Pizzofalcone, creati dalla sapiente penna di Maurizio De Giovanni. Questo mese sono giunta al sesto capitolo, "Pane", libro che fin dalle primissime pagine si è annunciato come uno dei più belli in assoluto. Se volete saperne di più, qui sotto trovate la mia recensione!





Titolo: Pane
Autore: Maurizio De Giovanni
Paese: Italia
Genere: Giallo
Pagine: 232
Anno di pubblicazione: 2016
Casa editrice: Einaudi
Prezzo di copertina: 19 euro copertina flessibile
Ebook: 9.99 euro
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Pasqualino del Pane è l'unico a sapere quante sfumature diverse può avere l'alba. Lo sa da tanti anni ormai, da quando era solo un bambino e suo padre per la prima volta lo ha condotto al forno, per insegnarli il magico lavoro a cui lui e suo nonno hanno dedicato la vita; la creazione del pane. Ma non il pane che si è abituati a mangiare oggi, che non sa di niente ed è fatto solo per accompagnare altri cibi, il pane di una volta, quello che basta da sè, che ti sazia e sa di sapori del passato. Pasqualino alle tradizioni ci tiene ed è per questo che tutte le mattine si dedica alla cura del lievito madre, ingrediente fondamentale per i suoi prodotti, e una volta finito, mangia il primo panino di giornata mentre osserva il sole crescere nel cielo nel vicolo adiacente il panificio. Ed è proprio in quel vicolo che una mattina viene trovato morto dai suoi impiegati; ad ucciderlo un colpo di pistola. A giungere sul posto per primi sono Lojacono e Romano, del Commissariato di Pizzofalcone, ma successivamente il caso viene passato alla DDA, l'ente investigativa specializzata nella lotta alla malavita organizzata in quanto Pasqualino, tempo prima aveva rilasciato una testimonianza che avrebbe potuto incastrare uno dei più grandi criminali della zona. La testimonianza, poi misteriosamente ritirata, è un elemento fondamentale per il celebre magistrato Buffardi, incaricato delle indagini, e tutta la sua squadra, tra cui compare Lamagna, una vecchia conoscenza di Romano, è decisa a ritrovare il colpevole nella criminalità organizzata. Ma Lojacono, che, le voci sul suo passato lo sanno bene, di malavita ne sa qualcosa, rimane da subito dubbioso e, grazie al magistrale intervento di Laura Piras, sempre pronta a sostenerlo, almeno sul lavoro, i Bastardi di Pizzofalcone riescono ad ottenere una parte dell'indagine. Starà a loro scoprire se la pista della criminalità organizzata è quella giusta oppure se l'assassino giunge dalla sfera privata della vittima e il ballo ci sarà, ancora una volta, l'eventuale chiusura del Commissariato. Allo stesso tempo Alex ed Aragona, si concentrano su un insolito caso di stalking 


Come ho detto nella presentazione, fin dalle primissime pagine questo capitolo si era presentato come uno dei migliori della serie e andando avanti la cosa non ha potuto che confermarsi. Probabilmente vi chiederete perché e io sono pronta a spiegarvelo; il primo luogo abbiamo un indagine che da subito si rivela molto avvincente e che vede i Bastardi affiancati ad un altro gruppo investigativo, quello dedicato alla lotta alla malavita, un argomento importante sul fronte sociale e culturale che posiziona la storia su un livello molto intrigante. Quella citata però non è la sola tematica importante che troviamo all'interno dei libro; in "Pane" infatti, ho avuto modo di trovare una grande parte emotiva, sia per il percorso personale dei personaggi, a cui è impossibile non affezionarsi, sia per le storie raccontate che affrontano una tematica poco presa in considerazione ma decisamente attuale ovvero la povertà nel nostro paese, una condizione che sembra ormai passata ma che crudelmente interessa molte famiglie ed individui anche in una società moderna come la nostra. Un altra caratteristica che ho apprezzato molto è quella di aver visto finalmente una presa di posizione da parte del personaggio femminile che attendevo da diverso tempo, ossia Laura Piras, quella magistrato bella e determinata che fino ad ora aveva vissuto alle spalle di Lojacono ma che finalmente in questo capitolo ha avuto modo di tirare fuori tutto il suo carattere per scontrarsi con il suo collega Buffardi. Questa sorta di triangolo professionale pone una buona base su cui creare una parte dell'opera e, dato un finale a sorpresa, potrebbe essere ripreso anche nei prossimi capitoli. Se tutta la narrazione si pone su un piano toccante non dovete però temere perché, a dare un tono divertente al tutto ci penserà l'insostituibile Marco Aragona, che nel suo nuovo caso riuscirà a dare il meglio (e anche il peggio) di sè. Detto questo penso sia inutile specificare quanto questo capitolo mi sia piaciuto e quanto io provi piacere nel continuare una serie che a mio avviso merita davvero di essere letta dagli amanti del giallo italiano. Non vedo l'ora di lanciarmi alla scoperta del nuovo capitolo!

Voto: 8.5


Maurizio De Giovanni è nato il 31 marzo 1958 a Napoli, dove vive e lavora. Giunto alla fama grazie alla serie gialla del Commissario Ricciardi, ambientata nella Napoli degli anni trenta, composta da ben tredici capitoli tra cui "Il senso del dolore", "La condanna del sangue""Per mano mia" "Anime di vetro", dopo "Il metodo del coccodrillo", prima romanzo in cui appare il personaggio dell'Ispettore Giuseppe Lojacono ha dato vita alla serie de "I Bastardi di Pizzofalcone", composta al momento da nove libri, tra cui "Buio", "Gelo""Cuccioli" e "Vuoto". Nel 2018 ha dato vita anche un ulteriore serie con "Sara al tramonto" seguito, l'anno dopo, da "Le parole di Sara". Di sua pubblicazione anche "I Guardiani" e altri racconti scritti in collaborazione con alcuni celebri colleghi giallisti.



giovedì 10 ottobre 2019

Recensione; "Cuccioli" di Maurizio De Giovanni

Buon giovedì a tutti amici lettori!
La settimana sta procedendo a gonfie vele, almeno per quanto riguarda le letture, quindi eccomi qui per condividere con voi una nuova recensione. Questo mese sono giunta al quinto capitolo della serie de "I Bastardi di Pizzofalcone" ossia "Cuccioli" e sono pronta a parlarvi di questo gioiellino uscito dalla penna di Maurizio De Giovani. Qui sotto trovate il mio commento completo!




Titolo: Cuccioli
Autore: Maurizio De Giovanni
Paese: Italia
Genere: Romanzo
Pagine: 318
Anno di pubblicazione: 2015
Casa editrice: Einaudi
Prezzo di copertina: 19 euro copertina flessibile
Ebook: 9.99 euro
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Tutto inizia quando Romano trova la neonata, abbandonata come una bambola rotta tra l'immondizia vicino ai cassonetti a pochi passi dal commissariato di Pizzofalcone. Chi sia stato ad abbandonarla e perché è tutto da scoprire ma le priorità sono altre; la piccola, alla quale Romano da il nome di Giorgia, come quella sua ex moglie che non le parla più, sta molto male e le sua vita è da subito appena ad un filo. Tutta la drammatica situazione si complica ulteriormente quando alcune ricerche portano alla scoperta di una ragazza ucraina uccisa nel suo appartamento e appare un chiaro legame tra lei e la neonata. Mentre tutti i componenti del commissariato si uniscono per cercare di trovare l'assassino, Aragona si ritrova alle prese con una complicata indagine personale che riguarda la misteriosa sparizione di diversi animali da compagnia.


Se nei due capitolo precedenti ho dovuto affermare che non presentassero la stessa forza narrativa dei primi due gialli della serie, di questo non posso proprio dire la stessa cosa. "Cuccioli" la sua forza narrativa ce l'ha, e ce l'ha eccome. L'ha soprattutto per via delle tematiche affrontate; quando si parla di bambini è praticamente impossibile non essere colpiti nell'intimo e non è quindi possibile non rimanere emozionati dalla storia della neonata abbandonata tra i rifiuti e della sua giovane madre uccisa poche ore dopo il parto. A tutto questo carico emotivo si uniscono i soliti personaggi che di forza di per sé ne hanno finamai ma in questo capitolo si mostrano ancora più drammatici, ancora più tristi, ancora più umani. Ho apprezzato particolarmente questo capitolo perché mi ha permesso di entrare ancor più in confidenza con i due personaggi che amo di più di questa serie; il simpatico Aragona, che con i suoi modi discutibili e le sue scene da telefilm americano riesce a sventare una pratica terrificante che vede come protagonisti dei poveri ed indifesi animali, e Romano che, attraverso il ritrovamento della bambina, quella piccola che vorrà chiamare come l'ex moglie che non riesce a dimenticare, sarà capace di scendere a patti con il passato e a mostrare la parte più intima di sé. Sulla parte emozionale non ho quindi nulla da dire perché questo romanzo, come anche gli altri della serie regala davvero tanto e nella sua prosa che si legge tutta d'un fiato non può non rimanere impresso. Se proprio devo trovare un neo posso dire che la soluzione del caso alla fine non risulta così tanto imprevedibile ma ci può stare perchè De Giovanni è un autore di cuore, non di effetti speciali, e questo sentirlo sulla propria pelle rende indispensabile continuare a leggerlo.

Voto: 8

Frase: "Cuccioli. Sono solo cuccioli. E nemmeno sanno quanto contano nella vita degli adulti; a volte poco, a volte tantissimo. Cuccioli che vanno e che vengono, e che magari non hanno la forza di arrivare. Cuccioli che vivono nel proprio mondo, correndo felici sul ciglio del burrone, ignari del silenzio che li circonda. Cuccioli che dormono un sonno pieno di sogni solitari. Cuccioli."



Maurizio De Giovanni è nato il 31 marzo 1958 a Napoli, dove vive e lavora. Giunto alla fama grazie alla serie gialla del Commissario Ricciardi, ambientata nella Napoli degli anni trenta, composta da ben tredici capitoli tra cui "Il senso del dolore", "La condanna del sangue""Per mano mia" "Anime di vetro", dopo "Il metodo del coccodrillo", prima romanzo in cui appare il personaggio dell'Ispettore Giuseppe Lojacono ha dato vita alla serie de "I Bastardi di Pizzofalcone", composta al momento da nove libri, tra cui "Buio", "Gelo""Cuccioli" e "Vuoto". Nel 2018 ha dato vita anche un ulteriore serie con "Sara al tramonto" seguito, l'anno dopo, da "Le parole di Sara". Di sua pubblicazione anche "I Guardiani" e altri racconti scritti in collaborazione con alcuni celebri colleghi giallisti.



venerdì 4 ottobre 2019

Recensione: "Almarina" di Valeria Parrella

Secondo articolo della mattinata per concludere finalmente il capitolo Settembre (che verrà ovviamente coronato con il consueto resoconto letterario nei prossimi giorni) con la recensione dell'ultimissimo libro del mese; "Almarina" romanzo di Valeria Perrella che ci porta all'interno di un carcere minorile napoletano attraverso la storia del profondo legame tra un'insegnante di matematica e una ragazzina romena. Qui sotto potete trovare la mia recensione!




Titolo: Almarina
Autore: Valeria Parrella
Paese: Italia
Genere: Romanzo
Pagine: 136
Anno di pubblicazione: 2019
Casa editrice: Einaudi
Prezzo di copertina: 17 euro copertina rigida
Ebook: 9.99 euro 
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Il suo nome è Elisabetta Maiorano. Da qualche anno è vedevo, e da quando il marito Antonio se n'è andato totalmente all'improvviso la sua vita ha perso qualsiasi tono di colore. L'unica cosa che la porta avanti è lo scorrere delle sue giornate, dentro e fuori il carcere minorile di Nisida, dove ricopre il ruolo di insegnante di matematica. Tutto però improvvisamente cambia quando arriva una nuova ragazza, Almarina, romena, minorenne e con una vita terribile alle spalle ed Elisabetta decide di fare di lei il suo unico obbiettivo impegnandosi con tutta sè stessa per ristabilirla e darle, ma anche darsi, la speranza di una vita migliore.

Anche questo è stato uno dei libri che ho scelto di leggere incuriosita dalla trama. Non avevo infatti ancora mai letto nessuna storia ambientata all'interno di un carcere minorile ed era davvero molto curiosa di saperne di più. Valeria Parrella e la sua Elisabetta mi hanno portato alla scoperta di Nisida, carcere minorile napoletano che vede susseguirsi ogni giorni decine di ragazzi giunti da situazioni personali più o meno difficili e per motivi diversi finiti sulla cattiva strada. Almarina è una di loro e appena gli occhi di Elisabetta si posano su di lei, l'insegnante capisce che deve fare di tutto per aiutarla. La storia è narrata totalmente dal punto di vista di Elisabetta ma si capisce da subito che il personaggio più importante è proprio la giovane romena, questo lo rivela anche il titolo, ma soprattutto il fatto che giunga nella storia come una scossa, composta da luce ed ombra alla stessa misura. A partire dal suo arrivo a Nisida, Elisabetta si appresta a raccontarsi lo svolgersi delle giornate all'interno della struttura ma allo stesso tempo continua a staccarsi dalla quotidianità andando ad indagare all'interno di sè per sconfiggere i fantasmi del proprio passato. Se l'ambientazione e la trama non possono che essere decisamente interessanti ciò che non mi ha convinto a pieno in questa lettura è il modo in cui l'autrice ha scelto di svilupparla e nello specifico la prosa della stessa che risulta essere troppo dispersivo e frammentato per riuscire a raccogliere la mia attenzione per tutta la durata dalle lettura. Devo ammettere di aver fatto parecchio fatica a stare dietro ai continui flash back e pensieri della narratrice e questo ha segnato profondamente la mia esperienza di lettura. Il mio giudizio, quindi, non può che superare la sufficienza, sperando che un giorno si possano finalmente trovare della storie sulla carta bellissime sviluppate come meritano.

Voto: 6

Frase: "I ricordi restano sempre dove li abbiamo lasciati; noi ci alziamo, andiamo, richiamati a tavola dalle madri, e i ricordi restano sugli scalini. Almarina non aveva ricordi così ed era stata vestita di carta, ma possedeva la luce del futuro negli occhi e il futuro comincia adesso"


Valeria Parrella è nata nel 1974, vive a Napoli. Per minimum fax ha pubblicatoLettera di dimissioni (2011), Tempo di imparare (2014), la raccolta di racconti Troppa importanza all'amore (2015), Enciclopedia della donna. Aggiornamento (2017) e Almarina (2019). Per Rizzoli ha pubblicato Ma quale amore (2010), ripubblicato da Einaudi nei Super ET nel 2014. È autrice dei testi teatrali Il verdetto (Bompiani 2007), Tre terzi (Einaudi 2009, insieme a Diego De Silva e Antonio Pascale), Ciao maschio (Bompiani 2009) e Antigone (Einaudi 2012). Per Ricordi, in apertura della stagione sinfonica al Teatro San Carlo, ha firmato nel 2011 il libretto Terra su musica di Luca Francesconi. Ha inoltre curato la riedizione italiana de Il Fiume di Rumer Godden (Bompiani 2012). Da anni si occupa della rubrica dei libri di «Grazia» e collabora con «Repubblica».  

giovedì 3 ottobre 2019

Recensione; "Stabat mater" di Tiziano Scarpa

Secondo post di giornata, seconda recensione!
I libri di Settembre stanno quasi finendo e presto potrò salutarlo per lanciarmi a pieno in questo Ottobre che già richiede la mia attenzione. Il penultimo libro dello scorso mese è stato "Stabat mater" di Tiziano Scarpa, vincitore del Premio Strega 2009 che io sinceramente non conoscevo ma che ho letto in occasione nella challenge annuale alla quale sto partecipando. Qui sotto trovate la mia recensione.



Titolo: Stabat mater
Autore: Tiziano Scarpa
Paese: Italia
Genere: Romanzo
Pagine: 144
Prima pubblicazione: 2008
Casa editrice: Einaudi
Prezzo di copertina: 10 euro copertina flessibile, 17 euro copertina rigida
Ebook: 6.99 euro
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La vita di Cecilia, orfana di sedici anni, è una vita senza alcuna felicità. Insieme alle altre ragazze nella sua stessa situazione vive rinchiusa in un convento e non ha alcun contatto con l'esterno. Sofferente ed incapace di accettare l'abbandono della madre passa le sue notti sveglia a scriverle lunghe lettere su fogli già usati e a parlare con una strana visione che dice di essere la sua morte. Poco prima che cada nel tunnel della follia però una grande passione giunge da lei per salvarla da sè stessa; la musica. Solo essa sarà capace di farla sentire veramente libera e di farle trovare la sua vera strada.


La prima cosa che mi ha convinto a leggere questo libro è stata la curiosità per l'ambientazione nel quale è strutturato: come già detto infatti la protagonista è un ragazza cresciuta in un orfanotrofio gestito da suore. Partendo da questo punto la storia avrebbe potuto sviluppare diverse strade interessanti e l'autore decide di percorrere quella più drammatica e dolorosa mostrandoci una Cecilia con forti problemi psichici che sfoga tutta la sua rabbia e il suo pessimismo un lunghe e sofferenti lettere alla madre mai conosciuta. Attraverso queste lettere noi conosciamo pian piano sia la protagonista in sè sia la sua quotidianità ma non è certo una scoperta facile da compiere; molto spesso ci troviamo di fronte ad episodi cruenti e pensieri malsani che infondono in noi stessi una profonda amarezza. "Stabat mater" è però è inanzi tutti un inno e un elogio a Vivaldi e alla musica classica ed infatti Cecilia, attraverso il suo violino potrà scoprire che nella vita esistano cose ben più piacevoli della morte e della sofferenza. Questa è un immagine che ho apprezzato tantissimo ma purtroppo non è stata abbastanza per permettermi di apprezzare questa opera a pieno. Inizio a credere di avere dei seri problemi con i libri vincitori di prestigiosi premi perchè ogni volta che mi trovo a leggerne uno trovo una caratteristica di esso che non mi lascia una bella impressione; una volta è la prosa, un altra le tematiche, in questo caso è la mia impossibilità nel creare empatia con la protagonista, una sensazione che non mi ha permesso di entrare mai nel vivo della storia. Gli amanti della musica non potranno non apprezzare i continui riferimenti al suo interno ma, a tutti gli altri, consiglio di leggere questo libro solo se appassionati di storie sofferenti e profondamente oscure.

Voto: 6

Frase: "Ci sono ancora, da qualche parte, sono qui, separata da questa devastazione, l'angoscia non mi ha ancora presa tutta, c'è ancora un angolo dove posso mettermi al riparo e dire; io"


Tiziano Scarpa è nato il 16 maggio 1963 a Venezia. Autore di numerosissimi romanzi, nel 2009 con "Stabat mater" ha vinto il Premio Strega e il Premio SuperMondello. I sui libri sono stati tradotti in diversi paesi e collabora alla rivista online "Il primo amore" della quale è uno dei fondatori, dopo esserlo stato del blog collettivo "Nazione indiana".




mercoledì 2 ottobre 2019

Recensione; "Gelo" di Maurizio De Giovanni

Buongiorno amici lettori!
Anche stamattina ho qualche ora libera per venire a trovarvi e mi fa molto piacere perchè i libri da recuperare sono tanti e non c'è tempo di perdere! Questa mattina vi voglio parlare di "Gelo" il quarto capitolo della serie de "I Bastardi di Pizzofalcone" di De Giovanni, una delle più belle serie gialle che ho scoperto quest'anno. Ormai saprete quanto amo leggere in serie e questo autore e i suoi personaggi mi sono entrati nell'anima quindi è sempre bello poter leggere le loro vicende professionali e personali. Di cosa tratta questa indagine? Ve lo svelo qui sotto, nella mia recensione completa!




Titolo: Gelo
Autore: Maurizio De Giovanni
Paese: Italia
Genere: Giallo
Pagine: 320
Anno di pubblicazione: 2014
Casa editrice: Einaudi
Prezzo di copertina: 16 euro copertina flessibile, disponibile anche con una diversa copertina
Ebook: 9,99 euro
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A Napoli un freddo così davvero non si era mai visto. è un gelo glaciale che ti entra nelle ossa e ti paralizza, impedendoti di fare qualsiasi cosa, anche di pensare. Eppure i Bastardi di Pizzofalcone ragionare dovranno farlo eccome quando vengono ritrovati i cadaveri di due fratelli, brutalmente uccisi nel loro appartamento; il loro nome era Biagio e Grazia, erano originari di un paesino calabrese. Lui era un brillante ricercatore fuorisede, lei una splendida ragazza con la maledetta inclinazione a mettersi nei guai. Il caso di rivela da subito molto complesso anche sè tutti i presupposti sembrerebbero condurre al padre dei due ragazzi, un ex carcerato da poco rimesso in libertà e Lojacono e Alex dovranno stare attenti a tutti i più piccoli particolare per riuscire a capire chi sia il vero assassino. Nello stesso momento Romano ed Aragona sono impegnati a sventare il sospetto di presunte violenze del padre su una bambina di dodici anni. I Bastardi di Pizzofalcone dovranno dare ancora una volta il loro meglio per dimostrare agli altri che non sono gli inetti che tutti pensano e riuscire così a far finalmente desistere l'intento di chiudere il commissariato


Anche in questo quarto capitolo ritroviamo l'inconfondibile prosa di De Giovanni, che con sapienza e musicalità ci racconta una vicenda che ancora una volta mischia le questioni professionali con quelle personali. Del resto è impossibile non scendere nell'intimo con dei personaggi come questi e anche sè infondo in questo capitolo non succede loro nulla di eclatante è molto piacevole vedere come sono evoluti dai capitolo precedenti e comprendere pian piano la strada che hanno deciso di percorrere; Lojacono sempre più preso dalla bella Piras non presta la minima attenzione a Letizia, che continua a bramarlo da lontano, e soprattutto alla figlia Marinella, decisa ad avere un po' più di libertà nella sua vita di adolescente; Alex ha iniziato ufficialmente la sua storia con Rosaria anche se sono tante ancora le cose da affrontare e chissà se mai riuscirà a scendere a patti con sè stessa; Romano continua a non darsi pace per la fine del suo matrimonio con Giorgia; Aragona imperterrito sciama dietro la bella Irina, nonostante le sue finanze stiamo iniziando a scarseggiare e non possa più permettersi di alloggiare nell'hotel dove lei lavora; Ottavia e Palma continuano a coltivare un legame pericoloso nel quale si sfiorano per poi allontanarsi di scatto per paura delle conseguenze ed infine, il buon Pisanelli, combatte le sue battaglie sia fisiche che morali per riuscire a dimostrare a tutti che dietro i suicidi c'è davvero la mano di un assassino e questa volta, ad aiutarlo, ci sarà anche la dolce Adele, una donna in bilico tra l'ombra della depressione e la luce della speranza. Inutile specificare che anche questo capitolo mi sia piaciuto molto ma devo però ammettere di aver notato un piccolo calo rispetto ai capitoli precedenti, soprattutto per quanto riguarda l'indagine in sè. I primi due capitoli della serie, ossia "Il metodo del coccodrillo" e "I Bastardi di Pizzofalcone" hanno una forza narrativa che forse un po' manca nei due seguenti che appaiono si molto piacevoli ma non dello stesso affetto. Ciò non toglie che anche "Gelo" sia un giallo di tutto rispetto ed infine la soluzione del caso mi ha lasciato piacevolmente colpita. Questa è una serie che sto leggendo con molto piacere perchè capace di regalarmi momenti di relax per staccare un po' dalla vita di tutti i giorni quindi continuerò ovviamente a leggere i capitoli seguenti perchè ormai dei Bastardi non ne posso proprio fare a meno.

Voto: 7.5

Frase: "Eppure, prima o poi, il freddo finisce. Quando meno ve lo aspettate giunge una mattina con un soffio d’aria diversa, che magari sa un po’ di mare. Un’aria particolare, che vi mette sotto la pelle, resa insensibile dal gelo, una strana voglia di vivere. Un aria che vi fa pensare, dopo tanto tempo, che il domani arriverà, e che forse non sarà malvagio"




Maurizio De Giovanni è nato il 31 marzo 1958 a Napoli, dove vive e lavora. Giunto alla fama grazie alla serie gialla del Commissario Ricciardi, ambientata nella Napoli degli anni trenta, composta da ben tredici capitoli tra cui "Il senso del dolore", "La condanna del sangue""Per mano mia" "Anime di vetro", dopo "Il metodo del coccodrillo", prima romanzo in cui appare il personaggio dell'Ispettore Giuseppe Lojacono ha dato vita alla serie de "I Bastardi di Pizzofalcone", composta al momento da nove libri, tra cui "Buio", "Gelo""Cuccioli" e "Vuoto". Nel 2018 ha dato vita anche un ulteriore serie con "Sara al tramonto" seguito, l'anno dopo, da "Le parole di Sara". Di sua pubblicazione anche "I Guardiani" e altri racconti scritti in collaborazione con alcuni celebri colleghi giallisti.



giovedì 12 settembre 2019

Recensione; "Come piante tra i sassi" di Mariolina Venezia

Buon giovedì a tutti amici lettori!
Prima di presentarvi la mia ultima lettura devo fare una premessa. Dovete sapere che non sono un amante dei programmi televisivi ma, quando qualche settimana fa, mi è capitato di vedere il trailer della nuova fiction Rai1 "Imma Tataranni. Sostituto Procuratore" non ho potuto fare a meno di pensare "Che personaggio interessante! Chissà se ci sono i libri?" Ebbene, i libri c'erano, tre nello specifico scritti da Mariolina Venezia ed il primo di essi "Come piante tra i sassi" è stato proprio il mio ultimo libro letto. Ora sono pronta a parlarvene quindi mettetevi comodi, proprio come di fronte alla tv; qui sotto trovate la mia recensione.




Titolo: Come piante tra i sassi
Autore: Mariolina Venezia
Paese: Italia
Genere: Romanzo
Pagine: 256
Prima pubblicazione: 2009
Casa editrice: Einaudi
Prezzo di copertina: 17.50 euro copertina flessibile 
Ebook: 7.99 euro 
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Imma Tataranni è una donna insopportabile. Lo sa il placido marito Pietro, lo sa la tredicenne figlia Valentina, lo sanno, soprattutto, i colleghi di lavoro alla Procura di Matera, dove sa dare proprio il meglio, o per meglio dire il peggio, di sè. Il nuovo caso che si trova a dover affrontare apparirebbe di immediata soluzione; un giovane ragazzo è infatti stato trovato ucciso e tutto farebbe pensare che si tratti ad uno dei classici affare di droga ma ben presto Imma capisce che sotto c'è qualcosa di più e tra personaggi singolari e situazioni diverse si troverà a scavare in loschi affari, tra cui lo scarico di rifiuti tossici.


Inizio con il dire che la mia prima impressione sul personaggio di Imma Tataranni è stata sicuramente azzeccata. Una protagonista come lei, infatti, non l'avevo mai trovata; isterica, spietata, così tanto ligia al lavoro da diventare pedante ed incapace di provare compassione. Creare un personaggio così è già un buonissimo punto di partenza nella formazione di un romanzo ed, in più, Mariolina Venezia affianca alla sua protagonista altri personaggi interessanti, come quelli che compongono la sua famiglia, ma soprattutto i suoi colleghi di lavoro come Diana, la sua segretaria amica da sempre, o Ippazio Calogiuri, il bel carabiniere siciliano che le fa da autista e guardia del corpo e al quale Imma sembra essere legata da un legami che a tratti va ben oltre la sfera professionale. Tutte queste cose messe insieme sarebbe un buon punto di partenza peccato che poi le cose finiscano per perdersi e risultano sviluppate in un modo poco incisivo. Il problema principale è lo stile della scrittrice, poco intuitivo, a volte dispersivo e sconclusionato, quasi totalmente privo di discorsi diretti e quindi infine poco adatto ad un giallo che dovrebbe fare della scorrevolezza narrativa la sua caratteristica più importante. L'impressione che ho avuto una volta finita questa lettura è di non aver potuto avere la possibilità di capirla a pieno, di entrare nel vivo dei personaggi, molti dei quali risultano solamente accennati e quindi, in qualche modo incomprensibili. Io che mi aspettavo un giallo scorrevole e, anche, perchè no, leggero da leggere, in alcuni punti ho fatto fatica a mantenere l'attenzione necessaria per stare dietro alla narrazione e questo mi dispiace molto perchè, come ho ripetuto più volte, le basi c'erano, bastava svilupparle, ma a mio avviso il modo scelto dall'autrice non è quello corretto. Ragionandoci sopra penso che darò un altra possibilità a Mariolina Venezia, forse affrontandola in narrativa, genere forse a lei più adatto, ma non credo che continuerò a seguire le vicende di Imma Tataranni se non per la già citata fiction che prossimamente arriverà a farci compagnia.

Voto: 6

Frase: "Per indole e storia personale, Imma non si perdeva in chiacchiere. Andava al sodo, cercando di risolvere problemi domestici e casi giudiziari senza grosse distinzioni fra un omicidio passionale, un abuso edilizio e un rubinetto che perdeva, implacabile come un orologio a cucù, insensibile alle sfumature e concentrata sul risultato"




Mariolina Venezia è nata a Matera. Attualmente vive a Roma, dove lavora per teatro, cinema e televisione. Ha pubblicato alcuni libri di poesie in Francia e, per Einaudi, i romanzi "Mille anni che sto qui", vincitore del Premio Campiello 2007, "Come piante tra i sassi", la raccolta di racconti Altri miracoli", "Da dove viene il vento"Maltempo" "e "Rione Serra Venerdì".




giovedì 8 agosto 2019

Recensione; "Buio" di Maurizio De Giovanni

Buon mercoledì a tutti amici lettori!
Oggi nuova recensione e dal titolo di questo nuovo articolo potete capire quanto questo mi faccia felice perchè torno a parlare dei miei Bastardi, ormai non posso non chiamarli così, perchè mi sono già affezionata tanto e questa serie mi sta facendo provare tante emozioni contrastanti. Questo mese è stato il turno di "Buio" il terzo romanzo della serie di Maurizio De Giovanni con protagonista Giuseppe Lojacono. Qui sotto trovate la mia recensione




Titolo: Buio
Sottotitolo: Per i Bastardi di Pizzofalcone
Autore: Maurizio De Giovanni
Paese: Italia
Genere: Giallo
Pagine: 312
Anno di pubblicazione: 2013
Casa editrice: Einaudi
Prezzo di copertina: 18 euro copertina flessibile, 14.50 euro con un altra copertina 
Ebook: 8.99 euro 
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La vita per i Bastardi di Pizzofalcone è destinata a procedere, tra tutti gli alti e bassi. Il successo del caso precedente ha fatto modo che gli altri Commissariati iniziano a vederli con un occhio molto meno critico e anche l'unione tra i membri sembra essere molto più salda; tutto però è destinato ad essere messo a dura prova quando il gruppo si trova di fronte ad uno dei casi più terribili alla quale la polizia si potrebbe trovare ad indagare; il rapimento di un bambino. Il piccolo si chiama Edoardo ma tutti lo chiamano Dodo, ha dieci anni, è il nipote di uno degli uomini più ricchi della città e si trovava in gita al museo insieme ai suoi compagni quando una donna incappucciata l'ha avvicinato e l'ha portato via con sè. Saranno Romano ed Aragona incaricati di condurre le indagini, in una lotta contro il tempo in cui dovranno mostrare le loro migliori capacità e in cui tutti infondo saranno interessati anche Lojacono e Di Nardo, impegnati in un furto in appartamento dalla caratteristiche inusuali.


La mia gioia nel poter ritrovare i Bastardi in questo nuovo libro è stata quasi palpabile, tante erano le cose rimaste in sospeso nel capitolo precedente, alcune dei quali vengono effettivamente riprese; ci troviamo infatti a vedere come evolve l'indagine personale di Giorgio Pisanelli, sui suicidi sospetti nella quale lui creda si nasconda la mano di un assassino, che noi già conosciamo e con la quale lui instaurerà davvero un gioco al nascondino; avremo modo di sondare il rapporto tra Ottavia e il commissario Palma, ancora acerbo ma in procinto di scoppiare, portando con sè chissà quali cambiamenti e avremo modo di conoscere due nuovi personaggi, quello di Rosaria Martone, l'addetta della scientifica arriva a sconvolgere la vita di Alex, e quello di Marinella, la figlia adolescente di Lojacono, arrivata a sorpresa alla fine dello scorso capitolo e giunta per rimanere. Questo suo arrivo farà in modo che la storia appena accennata tra Lojacono e la Piras faccia un vero balzo indietro ma allo stesso tempo i due saranno in grandi di avvicinarsi; riusciranno ad affrontare le difficoltà? Chi lo sa. Del resto il loro amore passa in secondo piano e tra tutte le storie che questa serie nasconde, sinceramente, è quella che mi interessa meno. Al centro di "Buio" c'è ovviamente il rapimento di Dodo della quale si interesseranno Romano ed Aragona, una coppia decisamente strana, che potrebbe creare molti problemi ma che si rivela davvero all'altezza del compito, tanto che sarà proprio in giovane e sconclusionato Aragona a trovare la soluzione, con grande gioia, di chi, come me , prova per lui una grande simpatia. Se devo essere sincera però c'è una piccola cosa in questo romanzo che non mi ha proprio convinto ed è il fatto che la scrittura di De Giovanni, che fin dai primi assaggi ho reputato piacevolmente musicale e per questo più adatta ad un romanzo che ad un thriller, tende a prende troppo piede e alcuni capitoli interi appaiono vere e proprio digressioni che si straccano dalla storia e fanno perdere un po' il filo del discorso. Un po' di poesia sa rendere questa serie unica ed imperdibile ma se troppa rischia di disturbare.. per questo e per il fatto che la soluzione del caso poteva essere un po' prevedibile, questo libro risulta essere leggermente al di sotto dei precedenti. In ogni caso io questa serie continuo a consigliarla caldamente e questo libro in particolare con il suo finale non può che rimanere impresso perchè chi conosce De Giovanni sa che non ha paura di concludere i suoi libri in tristezza ed infondo è proprio quello uno dei suoi belli.

Voto: 8

Frase: "Così sono gli eroi, sapete. Nessuno può dire chi siano in realtà. Ma al momento buono verranno fuori, e saranno perfettamente uguali a sé stessi, nella loro lotta contro il male. Ci sono, e ci saranno per sempre. Statene certi."




Maurizio De Giovanni è nato il 31 marzo 1958 a Napoli, dove vive e lavora. Giunto alla fama grazie alla serie gialla del Commissario Ricciardi, ambientata nella Napoli degli anni trenta, composta da ben tredici capitoli tra cui "Il senso del dolore", "La condanna del sangue""Per mano mia" "Anime di vetro", dopo "Il metodo del coccodrillo", prima romanzo in cui appare il personaggio dell'Ispettore Giuseppe Lojacono ha dato vita alla serie de "I Bastardi di Pizzofalcone", composta al momento da nove libri, tra cui "Buio", "Gelo""Cuccioli" e "Vuoto". Nel 2018 ha dato vita anche un ulteriore serie con "Sara al tramonto" seguito, l'anno dopo, da "Le parole di Sara". Di sua pubblicazione anche "I Guardiani" e altri racconti scritti in collaborazione con alcuni celebri colleghi giallisti.



mercoledì 24 luglio 2019

Recensione: "La paziente silenziosa" di Alex Michaelides

Buon mercoledì a tutti amici lettori!
Oggi vi voglio parlare della mia ultima lettura, conclusa giusto giusto ieri pomeriggio, un thriller che sta riscontrando un grande successo il tutto il mondo e che io non ho potuto non leggere dopo i tantissimi commenti positivi giunti dai miei colleghi amanti di questo genere.
Sto parlando di "La paziente silenziosa" di Alex Michealides e qui sotto trovate la mia recensione che, come vedrete, per alcuni versi andrà un po' controcorrente




Titolo: La paziente silenziosa
Autore: Alex Michaelides
Paese: Stati Uniti
Titolo originale: The silent patient
Genere: Thriller psicologico
Pagine: 340
Anno di pubblicazione: 2019
Casa editrice italiana: Einaudi
Prezzo di copertina: 18 euro copertina flessibile
Ebook: 9.99 euro
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Alicia Berenson ha ucciso suo marito. Nessuno ha dubbi su questo. Del resto la scena del delitto lascia poco da scampo ad eventuali dubbi. Gabriel Berenson è stato ritrovato nel soggiorno di casa sua, seduto e legato ad una sedia, con il volto completamente figurato da molteplici colpi di pistola e l'unica nella stanza era proprio Alicia, la sua bella e talentuosa moglie, con la pistola a pochi passi e le vene tagliate in quello che sembrerebbe un vano tentativo di suicidio. Agli acquirenti serve solo una sua confessione, peccato che dal momento dell'omicidio Alicia abbia deciso di chiudersi in un ostinato mutismo che l'ha condotta, insieme ai suoi trascorsi, ad essere rinchiusa nell'ospedale psichiatrico femminile Grove Hospital. Sono passati ormai sei anni quando il giovane e sicuro di sè psicologo Theo Faber viene assunto alla clinica e proprio lui decide di concentrare tutte le sue energie per aiutare Alicia ad uscire dal tunnel nella quale è caduta e farla finalmente tornare a parlare in modo che possa confessare a tutti la verità.

"La paziente silenziosa" è senza dubbio uno dei thriller psicologici che più ha fatto parlare di sè. Del resto, pur trattandosi del suo libro d'esordio, Alex Michaelides ha già dato prova di essere capace di creare trame ad effetto, essendo, tra gli altri, anche lo sceneggiatore di "La truffa è servita", film con Uma Thurman e Tim Roth. In quest'opera la sua prosa appare da subito molto particolare, la trama inizia infatti come una sorta di reportage, quasi giornalistico, del caso di Alicia e del suo destino per poi aprirsi sul personaggio di Theo Faber che da quel punto in poi sarà narratore e secondo protagonista e la sua narrazione verrà intervallata solamente e non a cadenza regolare da alcuni stralci del diario che Alicia teneva prima della morte del marito. Questa costruzione appare funzionare anche sè è proprio nella parte iniziale che ho riscontrato i maggiori problemi; ho provato infatti una grande fatica a prendere confidenza con l'opera che nella prima parte si lascia andare a troppe digressione, fatte sì, per comprendere i personaggi nella sua interezza, ma che mi hanno fatto perdere un po' il filo del discorso. Dopo di ciò devo ammettere però che la trama prende piede e lo fa in modo decisamente piacevole; oltre a poter seguire come avviene il percorso conoscitivo e di terapia tra uno psicologo e un paziente presto il lettore avrà modo di vedere Theo trasformarsi da terapeuta a detective, determinato a scoprire la verità su Alicia Berenson. Allo stesso tempo però il protagonista maschile dovrà confrontarsi con una brutta situazione famigliare che farà riaffiorare in lui emozioni latenti nel tempo, nascoste in quel passato per certi versi così simile a quello della donna che sembra così ossessionato ad aiutare. Bisognerà però giungere alla fine per scoprire davvero cosa si nasconde nel buio di quella serata in cui Gabriel Berenson ha perso la vita in una soluzione che però io mi sarei aspettata ben più sconvolgente di come in realtà è; il colpo di scena che tutti i thriller devono avere c'è, su questo non ci sono dubbi, ma a mio avviso era in qualche modo per certi versi intuibile e non da quella sensazione di mozzare il fiato che ci si sarebbe aspettati da un opera così tanto osannata. Non posso dire che questa lettura non mi sia piaciuta, anzi, l'ho trovata molto piacevole ma non posso schierarmi del tutto dalla parte di quelli che lo hanno adorato. 

Voto: 7.5

Frase: "Era questo l'effetto che ti faceva Alicia. Il suo silenzio era una specie di specchio che ti si rifletteva contro. E spesso ciò che vedevi al suo interno era qualcosa di orribile"


Alex Michaelides, nato a Cipro nel 1977, ha studiato Letteratura inglese all'Università di Cambridge e Cinema all'American Film Institute di Los Angeles. Ha scritto le sceneggiature di vari film, tra cui La truffa è servita, con Uma Thurman e Tim Roth. La paziente silenziosa, il suo primo romanzo, è in corso di traduzione in 42 Paesi.