lunedì 15 ottobre 2018

Recensione; "Aurora nel buio" di Barbara Baraldi

Buongiorno cari amici lettori!
Una nuova settimana ha inizio ed io, non proprio al massimo sul fronte salute, torno da voi per parlarvi della mia ultima lettura; un thriller mozzafiato che mi è davvero piaciuto tantissimo sia per la forza e l'impatto dell'indagine sia per il carattere e il magnetismo dei personaggi, a cui mi sono follemente affezionata! Il libro in questione è "Aurora nel buio" dell'autrice italiana Barbara Baraldi, di cui tanti miei colleghi amanti dei thriller mi avevano parlato benissimo. Adesso mi chiedo perché diavolo ci ho messo così tanto ad ascoltarli! Ecco a voi la mia recensione, che come avrete già capito, sarà totalmente e indubbiamente strapositiva.


Titolo: Aurora nel buio
Autore: Barbara Baraldi
Paese: Italia
Genere: thriller
Pagine: 528
Anno di pubblicazione: 2017
Casa editrice: Giunti
Prezzo di copertina: 16.90 euro copertina rigida, 10 euro copertina flessibile
Ebook: 6.99 euro, disponibile con KU
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Il trasferimento a Sparvara doveva essere per Aurora Scalviati un modo per rimettersi in sesto, una possibilità per recuperare le forze e la lucidità perduta dopo quella notte a Torino, dopo la morte di Flavia e tutto ciò che ne è conseguito, dopo i terribili attacchi di panico e la reclusione nella clinica psichiatrica. Ma una volta giunta alle porte del capoluogo emiliano, per Aurora sarà chiaro che la sua nuova posizione sarà tutto fuorché questo; nella notte si è infatti compiuto un terribile omicidio. Una una grande casa di proprietà dell'ex poliziotto Carlo Gualtieri, è stato ritrovato il corpo di Rossella, la moglie, uccisa e brutalizzata attraverso una serie di chiodi conficcati negli occhi. Ad accompagnare il macabro spettacolo solo una scritta "Tu non farai alcun male", la stessa, che Aurora scoprirà inseguito, era apparsa su un altra terribile scena del crimine risalente a vent'anni prima. Mentre tutte le squadre della zona sono impegnate in una serratissima caccia all'uomo per trovare Gualtieri, unico sospettato del crimine, e soprattutto per salvare la piccola Aprile, unica figlia della coppia, apparentemente rapita dal padre, per Aurora è chiaro che stiano andando tutti fuori strada e grazie al supporto del collega Bruno Colasanti, inizierà a portare avanti con convinzione la sua teoria; nascosto nella nebbia vegeta un pericoloso assassino. E presto colpirà ancora.


Fin dalle primissime pagine ho avuto la netta sensazione che questo thriller mi avrebbe regalato grandi emozioni. E questa sensazione è percepibile soprattutto grazie alla conoscenza della protagonista; Aurora. Chi è lei? Ebbene, Aurora è una poliziotta, una delle più brave poliziotte d'Italia e questo lei lo sa bene, per cui non fa nulla per nasconderlo. Aurora però è anche una donna, una donna sicura di sè e a volte anche fin troppo istintiva che proprio per via di questa sua indole si è ritrovata a fare un errore capace di far crollare tutta la sua esistenza. Aurora è una donna che fin da piccolissima, per via del lavoro di suo padre, giudice ucciso per aver tentato di ostacolare i traffici mafiosi, e della depressione della madre, ha vissuto a stretto contatto con la sofferenza e la crudeltà ma che le ha comprese fino in fondo solo dopo la morte di Flavio, suo collega e compagno, avvenuta durante un terribile conflitto a fuoco all'interno di un vecchio mattatoio di Torino. Di quella notte ad Aurora non è rimasto molto, se non un forte vuoto nell'anima e una pallottola conficcata nel suo cervello ed impossibile da estrarre senza rischiare la vita, che le porta gravi mal di testa, crisi di panico e tante altre conseguenze che nemmeno lei sa come affrontare. Per questo il giudizio di Aurora non viene preso molto in considerazione dai colleghi e dai superiori, che cercano di trattarla con condiscendenza ma limitandola ad un ruolo defilato. Solo Bruno Colasanti, il poliziotto taciturno ed ombroso ligio agli ordini del Commissario Piovani, sembra essere dalla sua parte anche se, i fantasmi del proprio passato, lo rendono non tutto comprensibile e porteranno Aurora e non essere sicura se fidarsi di lui o meno. Nonostante le prime difficoltà, Aurora e Bruno sono una coppia decisamente azzeccata, sia sul lavoro, sia.. chi lo sa, magari anche fuori. Grazie alla loro vicinanza e al loro altalenante rapporto, anche gli amanti delle storie d'amore potrebbero essere raccontatati anche se il libro è un thriller e l'indagine avrà sempre la priorità su qualsiasi altra tematica. Un indagine che appare fin da subito incredibilmente intricata e che mette in parallelo l'omicidio appena avvenuto con un altro macabro crimine risalente a vent'anni prima, così tanto terrificante da aver condizionato l'infanzia e l'adolescenza di tutti quelli cresciuti nella zona. Barbara Baraldi capisce che per condizionare e agganciare l'attenzione del lettore deve puntare sul comune punto debole, sulle paure recondite, sugli incubi che ci hanno terrorizzati da bambini; e cosa c'è di meglio del Lupo Cattivo? Il terribile nemico delle fiabe ha adesso preso vita, vive in mezzo a noi e può venirci a prendere da un momento all'altro per mangiarci in un sol boccone. Solo questa prospettiva è sufficiente per far venire la pelle d'oca ma tutto diventa ancora più intenso grazie all'utilizzo di tutti personaggi, sia quelli più inquietanti che quelli meno temibili che alla fine prenderanno il loro posto all'interno di uno schema narrativo capace di sconvolgere e ti mantene un ritmo costantemente da fiato sospeso. A Barbara Baraldi vanno tutti questi meriti perchè è stata capace di creare una storia intrigante ma soprattutto di dar vita a personaggi che difficilmente potranno uscire dalla mente e dal cuore del lettore. Per quanto mi riguarda ho fatto molta fatica a staccarmi da questo libro e molto presto leggerò assolutamente il seguito "Osservato oscuro". Aurora già mi sta mancando.

Voto: 9

Frase: "In certi luoghi il male si annida come un ospite indesiderato. Come un predatore silenzioso. Come un ragno che tesse la sua tela, per oltre vent’anni il male annidato in casa Ranuzzi era rimasto in attesa della sua preda. Fino ad oggi."

Barbara Baraldi è nata a Mirandola, una località della Bassa Emiliana, il 17 febbraio 1975. Il suo esordio nella narrativa poliziesca avviene nel 2006 con la vittoria del Gran Premio Giallo della città di Cattolica con il racconto "Una storia da rubare" a cui fanno seguito negli anni seguenti "La collezionista di sogni infranti", "La casa di Amelia" e "La bambola di cristallo" che viene pubblicato anche in lingua inglese. Dopo la pubblicazione di "Bambole pericolose" e "Lullaby. La ninna nanna della morte", partecipa come ospite ad un programma per la BBC insieme a scrittori noir come Carlo Lucarelli, Andrea Camilleri, Maurizio De Cataldo e Massimo Carlotto. Nel 2010 esordisce nella narrativa urban fantasy con la serie "Scarlet" e due anni più tardi diventa sceneggiatrice per il fumetto Dylan Dog. Il thriller "Aurora nel buio" viene pubblicato nel 2017 e da vita ad una serie poliziesca con protagonista la poliziotta Aurora Scalviati, di cui fa seguito "Osservatore oscuro", uscito nel 2018.




giovedì 11 ottobre 2018

Un caffè con.. Elisabetta e Monica Maruffo!


Ciao a tutti amici lettori!
Non riesco a contenere la mia felicità perché anche questa settimana ho la possibilità di sedermi al mio fittizio tavolino del bar e farmi una bella chiacchierata letteraria! Questo appuntamento è addirittura ancora più importante perché l'ospite non è uno solo ma sono ben due; Elisabetta e Monica Maruffo, due sorelle autrice che hanno unito la loro passione per la scrittura nella creazione di un carinissimo romanzo per bambini dal titolo "Tea e il Salice ridente", che ho avuto modo di scoprire e apprezzare lo scorso me. A questo link potete leggere la recensione completa ed essere così pronti a prendere posto insieme a noi e a scoprire tutti i retroscena di questa carinissima opera che parla sia ai bambini che ai loro genitori. Tutto pronto'? Perfetto, allora iniziamo!


  • Elisabetta e Monica, inanzi tutto vi saluto e vi ringrazio per aver accettato di scambiare due chiacchiere con me in questa piccola “pausa caffè” letteraria. Voi siete due sorelle che condividono l’amore per i libri e in parte anche un occupazione a contatto con i bambini. Volete raccontarci come è nata l’idea che ha portato alla creazione di “Tea e il salice ridente” e se e quanto ha contribuito il vostro lavoro in esso?


Ciao Simona, grazie a te per queste belle domande. L’idea di "Tea e il Salice ridente" è nata durante un viaggio in treno, ripensando ai bimbi di oggi, spesso troppo costretti a stare in casa. La vita all’aria aperta ormai è quasi sparita. Così abbiamo immaginato una bambina che desidera conoscere un mondo a lei noto solo dai libri di scuola…quello della Natura!


  • All’interno del vostro libro troviamo delle bellissime illustrazioni create da Enrico Debenedetti. Com’è stato per voi vedere la vostra storia prendere vita attraverso i suoi disegni e quanto avete contribuito alla loro realizzazione?


Il pittore Enrico Debenedetti è stato bravissimo ad interpretare ogni attimo del libro. Le sue illustrazioni richiamano tutti i particolari più importanti e quando ha accettato di illustrare il nostro libro ci ha davvero emozionate. Inoltre chi meglio di lui poteva dar vita a Tea? Enrico Debenedetti ha creato migliaia di giocattoli, con oggetti di riciclo, che ora vivono in un Museo permanente a Borghetto Borbera presso la Casa del Fante. Invitiamo tutti i bambini a visitarlo, magari con una copia del nostro libro .


  • L’arrivo di Tea all’interno del mondo fantastico della Natura ricorda un po’ quello di “Alice nel Paese delle Meraviglie”. Vi siete ispirate un po’ al romanzo di Lewis Carroll o ad altri libri per l’infanzia?


Sinceramente non ci siamo ispirate a Lewis Carroll nonostante la storia di Alice nel Paese delle Meraviglie sia uno dei romanzi che ha incantato grandi e piccini.


  •  Particolarmente interessanti all’interno della vostra storia sono le tre prove che Tea deve affrontare una volta arrivata nella Natura. Quali sono i messaggi che attraverso esse volevate mandare?


Le tre prove sono per Tea un modo per farle conoscere realmente la Natura. Lei la immagina affascinanti (poiché non la conosce ancora), ma come nella vita non è tutto rose e fiori.
Come molti bambini è cresciuta sotto una campana di vetro, attraverso le tre prove, non semplici, riesce a divincolarsi e superarle brillantemente (riesce a mangiare, nuotare, ritrovare la strada di casa del Tulipano senza l'aiuto né dei genitori, né della tata). Le tre prove diventano così elementi di crescita e di responsabilità.


  •  “Tea e il salice ridente” mostra una morale molto importante, sia per i più piccoli ma anche per gli adulti. A chi volevate parlare principalmente, ai bambini oppure ai genitori?


"Tea e il Salice ridente" è nata sì come favola per i bambini, ma sicuramente c’è un messaggio rivolto anche ai genitori. Questo racconto tende a far capire, a quei genitori indaffarati e sempre immersi nel lavoro, che i propri figli hanno bisogno di piccole attenzioni come la lettura di una favola prima di addormentarsi. A volte basta un gesto, una parola da parte di un genitore per cambiare  in meglio la giornata di un bimbo!


  •  Il rapporto tra due sorelle alle volte può essere molto conflittuale. Com’è il vostro nella vita di tutti i giorni e com’è stato lavorare insieme? Siete sempre state d'accordo su tutte le decisioni oppure ci sono state delle lotte?


Il libro è stato scritto a quattro mani, siamo due sorelle molto unite e sotto certi versi molto simili (molte persone ci scambiano per gemelle!). Spesso quando scriviamo, riusciamo ad essere contente del risultato, sia quando siamo insieme sia quando scriviamo pezzi separati e poi li confrontiamo. Diciamo che a volte qualche piccola discussione c’è stata, ma è stato un bene poiché invoglia alla crescita e al confronto. Poi è così bello ritrovarsi a scrivere davanti a una tazza di tè fumante, a dei pasticcini e recitare come se fosse un film quello che vorremmo esternare…e pian piano tutto compare nero su bianco!


  • Domanda di rito; quali sono i progetti per il vostro futuro? Avremo la possibilità di ritrovare Tea in un altra sua incredibile avventura?


Sei la prima persona a cui diciamo che, finalmente, abbiamo concluso le nuove avventure di Tea, che non è più una bambina, ma un’adolescente che…eh no! Dovete leggere il libro!

  •  In conclusione: una citazione a cui tenete particolarmente e che volete regalarci?


Una citazione che mi ripeto ogni giorno, ripeto ai miei bimbi a scuola, alle loro mamme, e a tutti quelli che mi circondano è questa “Un bambino che legge, sarà un adulto che pensa!”…meditate amici lettori….



Grazie ancora di cuore a Elisabetta e Monica Maruffo per questa bella intervista. Spero di rincontrarle presto e parlare insieme della nuovissima avventura di Tea!
Spero che anche voi come me vi siate divertite e sfrutto l'occasione per invitarvi, se siete autore emergenti e volete scambiare quattro chiacchiere con me per parlare della vostra opera, a contattarmi tramite email e modulo di contatto. Nuovi ospiti della mia pausa caffè sono sempre benvenuti!

mercoledì 10 ottobre 2018

Recensione; "Phobia" di Wulf Dorn

Buongiorno a tutti amici lettori!
Giusto ieri mattina ho concluso la lettura del terzo libro del mese e ho deciso di parlarvene subito prima che gli impegni lavorativi della settimana mi impediscano di farlo.
Sempre dedicato alla challenge annuale IRead, questo libro è stato scelto sia per la categoria "Libro con un cuore in copertina" sia perchè si tratta di un libro scritto da uno degli autori psico-thriller che amo di più; ormai avrete capito che sto parlando del mio Wulf Dorn, nello specifico con il suo quinto libro "Phobia". Un libro decisamente interessante, sia per i messaggi che vuole mandare sia per il ritorno di uno dei personaggi più apprezzati dell'esordio dell'autore "La psichiatra"; il dottore in psichiatria Mark Behrendt.
Qui sotto la mia recensione completa


Titolo: Phobia
Autore: Wulf Dorn
Paese: Germania
Genere: Thriller psicologico
Pagine: 324
Anno di pubblicazione: 2014
Casa editrice italiana: Corbaccio
Prezzo di copertina: 16.60 copertina rigida
Ebook: 8.99 euro

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Sarah Bridgewater trascorre molte notti a casa da sola con il figlio seienne Harvey perché l'amato marito Stephen, stimato architetto, è spesso in viaggio per lavoro. Se fino a poco tempo prima questa situazione era a dir poco consueta, ora per Sarah è diventato motivo di forte preoccupazione. Del resto tutta la sua vita è terribilmente mutata da quando ha iniziato a soffrire di attacchi di panico e ha dovuto abbandonare il suo lavoro per la casa editrice. Convinta che si tratti solo di giochi della sua mente e tranquillizzata dalla sicurezza della bella casa in cui vivono, progettata dal marito in una delle zone più belle di Londra, cerca di non pensarci troppo ma tutte le sue paure sono destinate a venire a galla quando una notte sente la porta di casa aprirsi e scendendo al piano terra trova un uomo che non è suo marito. È vestito come lui, ha i suoi oggetti personali e la sua macchina ma di certo non è lui. Quest'uomo ha il volto e le mani completamente cosparse di cicatrici e dal suo modo di parlare Sarah capisce che lei e suo figlio potrebbero trovarsi in grave pericolo. Terrorizzata e senza via di scampo, la donna riesce a scappare e a chiamare la Polizia ma dell'uomo non c'è più nessuna traccia e il commissario incaricato delle indagini, conscio della situazione e dei problemi di salute di Sarah, è poco restio ad ascoltarla. Trovatasi completamente da sola e spaventata dal pensiero di cosa possa essere successo al marito, Sarah contatta Mark, il suo caro amici d'infanzia, emigrato per lavoro in Germania ma tornato a Londra dopo il teatrale suicido di un professore della sua università. Il Mark di adesso è ben diverso da quello che Sarah si ricorda, un grave avvenimento recente lo ha cambiato completamente, facendolo lottare ogni giorno con i fantasmi del suo passato, ma quando viene a conoscenza della sua situazione, non si tira indietro e decide di aiutarla. Chi è davvero l'uomo sfigurato? Cosa vuole veramente da loro? Cosa ne ha fatto di Stephen Bridgetwater? Ci sono ancora speranze per poterlo salvare?


Inizio con il dire, anche se non c'è forse bisogno di specificarlo, che per quanto riguarda i thriller psicologici, Wulf Dorn è sempre una garanzia. Per quanto riguarda la creazione di situazioni e le descrizioni da pelle d'oca, sono pochi quelli che lo eguagliano, caratteristica che rende le sue opere perfette per questo periodo dell'anno. "Phobia" è il quinto libro di sua produzione e appena iniziamo la lettura ci rendiamo conto che porta con sé delle profonde differenze; inanzi tutto non ci troviamo più in Germania ma bensì a Londra, e nello specifico nel quartiere di Forest Hill. I riferimenti alla casa patria dello scrittore e soprattutto alla fittizia  di Fahlenberg appaiono però chiaramente grazie alla comparsa di un personaggio già noto ai fan dello scrittore; lo psichiatra Mark Behrendt, uno dei personaggi più importanti del suo celebre romanzo d'esordio. Dopo aver risolto il caso di Ellen Roth, Mark si è allontanato da Fahlenberg e ha trovato la lavoro a Francoforte dove ha incontrato Tanja, una ragazza che avrebbe davvero potuto essere la donna della sua vita. Peccato che un terribile e misterioso incidente abbia stroncato la vita della ragazza, proprio nel momento in cui la coppia stava decidendo di fare il grande passo e andare a vivere insieme. Dall'esatto momento in cui una macchina ha investito la donna che amava, per Mark niente è stato più lo stesso. Ed è così che lo ritrova Sarah, una cara amica d'infanzia, distrutta anche lei da alcuni tragici avvenimenti recenti che li uniranno in un adrenalina lotta contro il tempo. "Phobia" appare senza dubbio come un thriller decisamente particolare; per la prima volta nella mia "carriera" di lettrice mi sono trovata infatti davanti ad una storia in cui il cattivo non è totalmente cattivo. Il misterioso uomo con le cicatrici subisce infatti, nel corso della lettura una vera e propria metamorfosi. Presentato come un maniaco, che si finge il marito di Sarah per intrufolarsi in casa e, più nello specifico, nella loro vita perfetta, pian piano che si prosegue nella storia assume un ruolo sempre meno pericoloso fino ad arrivare ad una vera e propria assoluzione finale, in cui le parti in causa si alterneranno totalmente. L'effetto sul lettore è decisamente strano perché abituato, dalle consuete opere di questo genere, ad immaginare ruoli del tutto definiti. Questa è una delle grandi capacità di Wulf Dorn, anche se ancora una volta appare un po' diverso, nello stile e nella narrazione da quello che avevamo visto nei primi tre libri; da "Il mio cuore cattivo" si può dire che sia iniziata una nuova fase per lo scrittore che ha condizionato le sue opere facendole risultare, assolutamente piacevole, ma non scioccanti ed effetto come quelle che lo hanno reso celebre. Particolarmente importanti all'interno del libro sono i messaggi che l'autore vuole mandare, partendo proprio dall'idea iniziale; "Phobia" prende infatti forma da un attentato terroristico realmente accaduto a Londra che ha dato modo all'autore ma soprattutto ai lettori di ragionale sulle conseguenze che la paura e la diffidenza in cui negli ultimi anni viviamo può avere sul nostro animo. Attraverso il ruolo di Mark e soprattutto dello splendida figura di passaggio del professor Otis, viene esaminata anche la tematica della vita, del tempo che ci rimane, che corre sempre troppo in fretta per poter sprecare vivendo nel passato, passato che tormenta il giovane psichiatra e che, grazie ad un  finale totalmente aperto, chissà, potrebbe essere svelato in un prossima pubblicazione. Con Wulf Dorn non si può mai sapere.

Voto: 7.5

Frase: "In quel momento aveva capito che la vita umana consiste soprattutto di paure. Ma la paura più grande è quella di vivere senza lasciare alcuna traccia. Lasciare questo mondo senza aver dato un contributo"


Wulf Dorn è nato il 20 Aprile 1969 a Ichenhausen, in Germania.
Dopo aver studiato lingue, ha lavorato per anni come logopedista per la riabilitazione del linguaggio in pazienti psichiatrici.
Arriva alla fama grazie al suo thriller d'esordio "La psichiatra", diventato in pochi mesi un vero caso editoriale, e in seguito pubblica "Il superstite", "Follia Profonda", "Il mio cuore cattivo", "Phobia", "Incubo" e "Gli eredi".



martedì 9 ottobre 2018

Recensione; "Non ti muovere" di Margaret Mazzantini

Buon martedì a tutti amici lettori!
Oggi voglio parlarvi del secondo libro del mese, che, come vi ho annunciato ieri, fa sempre parte dei libri mancanti per finire la challenge annuale IRead.
La categoria in questione era "Un libro vincitore del Premio Strega" e io ho voluto sfruttare l'occasione per dare una seconda possibilità ad una autrice molti apprezzata ma che a primo acchito non mi aveva per nulla convinto. Sto parlando di Margaret Mazzantini, vincitrice del Premio Strega 2002 con "Non ti muovere". Come sarà andata? Per scoprirlo vi basta continuare a leggere


Titolo: Non ti muovere
Autore: Margaret Mazzantini
Paese: Italia
Genere: Romanzo
Pagine: 295
Anno di pubblicazione: 2001
Casa editrice: Mondadori
Prezzo di copertina: 13.50 euro copertina flessibile 
Ebook: 7.99 euro

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Una mattina come tante altre, Angela prende il motorino per andare a scuola. È in ritardo, ha appena litigato con la mamma, una talentuosa giornalista in partenza per un viaggio a Londra, è arrabbiata ed è anche un po' ribelle, come tutte le quindicenni, quindi si dimentica, o fa finta di dimenticarsi, di allacciarsi il casco. Questo sarà il suo più grande errore. Poco dopo ha un incidente, viene catapultata sull'asfalto, rimane lì priva di sensi, mentre qualcuno chiama l'ambulanza che la porterà d'urgenza all'ospedale. Lo stesso ospedale di suo padre, Timoteo, stimato chirurgo ma dal passato oscuro, pieno di sensi di colpa. Ed è proprio nella sala d'attesa della sala operatoria, mentre all'interno un collega sta operando il cervello di sua figlia, che Timoteo inizia una lunga lettera interiore e inizia a raccontare alla figlia la verità su ciò che è successo prima della sua nascita, quando tutto per lui è cambiato dopo un piccolo avvenimento; l'incontro con Italia.

Come già anticipavo nelle due righe di presentazione, il mio primo incontro con Margaret Mazzantini è avvenuto l'anno scorso con "Nessuno si salva da solo", libro che mi è piaciuto per nulla e che ho fatto addirittura fatica a finire. Conscia però dei molteplici commenti positivi sull'autrice e della presa di conoscenza, anche da parte dei fan, che non si trattasse della sua opera migliore, ho deciso di riprovarci con questo romanzo, vincitore del Premio Strega e per questo di un spessore. Bene, andrò controcorrente nel dirlo, ma adesso posso proprio affermare che Margaret Mazzantini non è un autrice che fa per me. Per spiegarmi parto dalla descrizione dell'opera; "Non ti muovere" è un romanzo introspettivo, una sorta di lunga confessione condotta da un padre alla figlia che, giunto in una terribile situazione ossia la sua possibile perdita, inizia a ragionare sui gravi errori del suo passato che vengono principalmente concentrati sulla figura di Italia, una donna torturata dalla vita e dagli stenti, diventata prima sua amante ed in seguito unico oggetto del suo amore. Il libro parte subito in un clima decisamente opprimente, sia per quanto riguarda l'incidente di Angela, sia per i primi racconti del passato di Timoteo, che si dimostra fin da subito un uomo vile, primo di spina dorsale e di coraggio. Un personaggio che risulta assolutamente perfetto per le narrazioni della Mazzantini, che ha fatto della descrizione della cruda realtà il suo marchio di fabbrica. Se si trattasse però solo di attingere alla realtà, che a volte, questo è indubbio, può essere feroce e terrificante, non ci sarebbe nulla da dire; quello che però tende a fare l'autrice è enfatizzare la bruttezza e la viltà dei propri personaggi e delle proprie situazioni, sfociando in alcune scene che definirei inutilmente d'effetto, ciò che abbiamo ben presente nel finale dell'opera, decisamente soffocante.
Ciò che mi ha permesso di continuare a leggere questo libro è stata la parte intermedia, dove vediamo come il rapporto tra Timoteo ed Italia (l'unico personaggio che in parte mi sia piaciuto), dapprima iniziato in un clima d'impressionante violenza, si evolva in qualcosa di ben più tranquillo e addirittura prezioso, in prospettiva di un futuro che viene terribilmente distrutto dall'indole del protagonista, cosa che ci si doveva aspettare, Infondo c'è poco da aggiungere; questo è il realismo italiano. Ma forse, un po' meno, sarebbe stato anche meglio. 
Detto questo, non credo che il mio approccio con la scrittrice possa continuare. È triste, però a volte succede. Per quanto ci possiamo provare alcuni autori non fanno proprio per noi.

Voto: 6.5

Frase: "Forse un giorno ti parlerò di me, forse un giorno saprai farmi una carezza e ti sembrerà strano che quello sotto la tua mano sono io"


Margaret Mazzantini è nata a Dublino il 27 ottobre 1961, dove rimane tre anni prima di trasferirsi a Tivoli, dallo scrittore Carlo Mazzantini e dalla pittrice irlandese Anne Donnelly. Nel 1982 si diploma presso l'Accademia Nazionale di Arte Drammatica ed inizia la sua carriera come attrice che la vede negli anni protagonista di diverse pellicole per il cinema e la televisione. Dal 1987 è inoltre sposata con l'attore Sergio Castellitto, da cui ha avuto quattro figli. Il suo esordio letterario avviene nel 1994 con il romanzo "Il catino di zinco" con cui vince il Premio Campiello e da inizio alla sua lunga carriera come scrittrice più volte premiata. Di sua pubblicazione "Manola", "Non ti muovere", "Zorro. Un eremita sul marciapiede", "Venuto al mondo", "Nessuno si salva da solo", "Mare al mattino" e "Splendore".




lunedì 8 ottobre 2018

Recensione; "Il dio delle piccole cose" di Arundhati Roy

Buon giorno amici lettori e soprattutto buon lunedì 8 ottobre!
La seconda settimana del mese ha inizio e io posso finalmente iniziare a parlarvi delle letture che mi terranno compagnia in questo lasso di tempo, già a quota due.
Questo mese ho deciso di dedicarlo completamente alla missione per completare le letture della challenge annuale della pagina Facebook "IRead, La tana del lettore", al quale anche io quest'anno ho voluto provare a partecipare.
La prima delle sei categorie che mi rimangono è "Un libro vincitore del Man Booker Prize for Fiction" e la mia scelta è ricaduta su "Il dio delle piccole cose" di Arundhati Roy, un libro che altrimenti non avrei mai scoperto e che è stato capace di regalarmi intense emozioni.
Ecco la mia recensione



Titolo: Il dio delle piccole cose
Autore: Arundhati Roy
Paese: India
Titolo originale: The God of Small Things
Genere: romanzo
Pagine: 360
Prima pubblicazione: 1997
Edizione più recente: 2006
Casa editrice italiana: Guanda
Prezzo di copertina: 17 euro copertina rigida 
Ebook: 6.99 euro
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Rahel ed Estha sono due gemelli dizigoti. E per questo piccolo particolare che li differenzia dai gemelli "veri" ossia omozigoti, la loro famiglia ha deciso che separarli non sarebbe stato un problema. Ed è così che i due bambini, da sempre uniti come se avessero una sola anima, sono stati costretti a trascorrere il resto della propria vita su due strade totalmente differenti. Ma questo è solo il punto di partenze. Le cause che hanno portato a questa decisione e che hanno tramutato i due fratelli in ciò che sono diventati sono molteplici e ora, a più di vent'anni da quel giorno, saranno costretti a ripercorrerle per cercare di capire qual'è stata la vera causa scatenamene, la reale "piccola cosa" capace di cambiare tutto. Saranno in grado di ritrovarsi dopo che il tempo li ha fatti diventare come due estranei? E cosa si nasconde all'interno del loro passato?


"Il dio delle piccole cose" è un romanzo ricco di spessore, soprattutto per via delle vicende che vuole raccontare. Per questo motivo, e anche per uno stile di scrittura piacevole ma un po' ricercato, è un libro non facilissimo da leggere, soprattutto per i lettori più sensibili. Arundahti Roy, attraverso la storia dei due gemelli Rahel ed Estha e della loro famiglia, vuole mostrarci una versione dell'India che noi occidentali non conosciamo; si stacca quindi dalle case popolari, dalla povertà, dai bambini mal nutriti e segnati da un destino crudele (tematiche già ampiamente descritte dai suoi compatrioti scrittori) per mostrarci un genere d'infanzia ben diversa. Rahel ed Estha crescono infatti in un ambiente quasi benestante; dopo la separazione con il padre (di cui loro non sapranno nulla per diverso tempo) la madre, Ammu, torna a vivere a casa della madre, direttrice e proprietaria di un azienda che produce marmellate, composte e affini. I due bambini cresceranno quindi come dei piccoli padroni, ben separati dai lavoratori che prestano servizio nella fabbrica e nei campi che circondano la casa residenziale. Insieme a loro vivono anche un'antipatica zia, sorella del defunto nonno materno, Baby, la donna di servizio, Maria, e lo zio Chacko, fratello della madre, che dopo essersi separato dalla moglie inglese Margaret è tornato nella casa di famiglia per prendere il controllo dell'azienda e che appare essere l'unico vero punto di riferimento per i due gemelli, che vedono in lui e nel gentile Velutha, un giovane paravan, che ricopre il ruolo di una sorta di tuttofare, le uniche figure paterne a loro disposizione. Tutti questi personaggi, con le loro diverse caratteristiche, compongono il contesto in cui si svolge la storia e si rivelano avere un ruolo ben preciso all'interno della vicenda che vede come punto di partenza il ritrovamento dei due gemelli ma che ha il suo inizio molti anni prima, ancor prima della loro nascita al momento dell'istituzione delle "Leggi d'amore", un trattato fondamentale nella storia e nella cultura indiana che decide chi si deve amare, come e anche quanto. Arundhati Roy dimostra tutto il grande coraggio come ancora oggi la contraddistingue come attivista per i diritti civili nel creare una storia capace di impressionare e di incollare il lettore alle pagine attraverso la storia di due semplici bambini, come tanti esistono al mondo, ma segnati da una così enorme serie di elementi che si aggiungano pian piano durante la lettura e che sono capace di dare una visione conclusiva capace di lasciare davvero senza fiato. "Il dio delle piccole cose" in fin dei conti racconta unicamente una grande storia di cause ed effetti, in cui una piccola decisione ne fa sfogo ad un altra, e a un altra ancora e così via, fino a sfociare nella tragedia.
Un libro che ho scoperto con immenso piacere e che mi ha lasciato talmente tante cose dentro che sarà difficile per me dimenticarlo. Vi invito vivamente a leggerlo, consigliandovi di farlo però quando si può essere veramente concentrati; i continui salti temporali di cui la storia è caratterizzata tendono infatti a confondere un po' il lettore. Unica piccola pecca di un libro altrimenti davvero meraviglioso.

Voto: 8.5

Frase: "Se lui la toccava, non poteva parlarle, se la amava non poteva lasciarla, se parlava non poteva sentire, se combatteva non poteva vincere. Chi era lui, l'uomo con un braccio solo? Chi poteva essere? Il Dio della Perdita? Il Dio delle Piccole Cose?"


Arundhati Roy è nata nel Kerala il 24 novembre 1961 e si è laureata alla Delhi of Architecture.  È stata assistente al National Institute of Urbamn Affairs e ha studiato restauro dei monumenti a Firenze. Attivista per i diritti civili, nel campo dell'ambiente e del movimento anti-globalizzazione ha avuto il suo esordio letterario nel 1997 con il romanzo "Il dio delle piccole cose" vincitore del Man Booker Prize for Fiction. Il suo secondo romanzo "Il ministero della suprema felicità" è stato pubblicato esattamente vent'anni dopo ed è uscito in contemporanea in USA, Regno Unito ed Italia.

venerdì 5 ottobre 2018

Un caffè con.. Stefano Valente!


È con enorme gioia che oggi vi annuncio il ritorno di un'altra mia consueta rubrica che, non ve lo nascondo, è anche la mia preferita; finalmente posso sedermi comodamente al tavolino di un bar e scambiare due parole con un gentile autore che ha deciso di accettare il mio invito. Anche questa volta si tratta di un autore emergente, cosa che mi rende ancora più felice; sono infatti in compagnia di Stefano Valente, un autore nell'ombra che ha preferito concentrare tutta la sua attenzione sulla sua opera "Storie fantastiche di gente comune". Questo libro ha fatto parte delle mie letture di Settembre e l'ho apprezzato moltissimo per la ricchezza del significato che vuole trasmettere. Per chi si fosse perso la recensione può ritrovarla a questo link.
Per tutti gli altri, prendete pure posto e lasciatevi sorprendere da questa bella chiacchierata



  •  Inanzi tutto ti ringrazio per aver accettato di scambiare due chiacchiere con me in questa piccola “pausa caffè” letteraria. Nella tua biografia possiamo leggere che ti sei laureato in Scienze Organizzative e Gestionali per poi entrare nell'Aeronautica Militare, di cui attualmente sei graduato. Ma noi qui parliamo di libri, e vogliamo sapere, come e quando è nata la tua passione per la scrittura e come riesci a far convivere il tuo lavoro e la tua passione?


La mia passione è nata circa quindici anni fa quando scrivevo alcuni articoli e poesie per il giornale della scuola. Le Forze Armate incentivano quelle attività atte alla promozione umana. Durante il tempo libero mi dedico alla scrittura.


  •  “Storie fantastiche di gente comune” è il tuo romanzo d’esordio, una raccolta di racconti che raccoglie le vite di tre persone come tante che però vivono un esperienza eroica. Come  è nata l’idea di questo romanzo, come hai proseguito nella sua creazione e, soprattutto, hai attinto direttamente a qualche storia veramente vissuta?


L’idea di questo libro è nata dalla mia necessità di trasmettere ai lettori quei valori celebrati in questa opera  nei quali credo assolutamente. Le storie sono completamente inventate, non ho attinto ad alcuna esperienza realmente vissuta.



  •  Paolo, Chiara e Matteo, i tuoi protagonisti, sono tre personalità diverse ma tutte e tre dimostrano un grande coraggio nelle situazioni che si trovano ad affrontare. Quanto è importante secondo te il coraggio anche nella vita di tutti i giorni?


Io credo che prima del coraggio bisogna affrontare il tema della giustizia, soprattutto bisogna analizzare il suo significato correlato alla ponderazione riguardo le scelte da prendere. Il coraggio è parte integrante dell’insieme di quei valori (giustizia, altruismo, spirito di sacrificio, esempio, disciplina, ecc.) che albergano nell’eroe comune. Il coraggio, senza essere consapevoli di possedere tutti quei valori, è totalmente inutile. Essere coraggiosi senza essere eroi comuni si rivela anche dannoso per sè stessi e per gli altri.




  •  Ci sono delle caratteristiche che senti di condividere con i tuoi protagonisti? C’è qualcuno di loro tre a cui ti senti più vicino intimamente e se sì, perché?


I tre personaggi sono la testimonianza che l’eroe comune esiste. Però, no non mi sento vicino intimamente ad alcuno dei tre protagonisti.


  •  Alla fine del tuo romanzo ci tieni a specificare di aver scelto solo tre storie ma di averne potuto scrivere altre centro. C’è qualche storia, reale o inventata, che metteresti in luce se ne avessi la possibilità?


Penso che ognuno di noi con la sua esperienza può diventare il protagonista di una storia fantastica.


  • Fin’ora abbiamo parlato di Stefano Valente scrittore, ma com’è Stefano Valente lettore? È un divoratore di libri oppure si prende il suo tempo durante la lettura? E quali generi predilige tenere sul proprio comodino?


Leggo abitualmente. Non ho un genere preferito nello specifico. Leggo romanzi storici, gialli, fantasy e fantascientifici per citare qualche genere. Purtroppo detesto, mi dispiace dirlo, quelle trame dedite alla fin troppa ricerca psicologica del personaggio: per esempio alcuni testi biografici o autobiografici, alcuni romanzi noir è alcuni romanzi rosa.


  •  Dal momento dell’autopubblicazione di “Storie fantastiche di gente comune” hai dato inizio alla vera e propria lotta che si trovano a combattere milioni di autori emergenti per darsi visibilità. È davvero nella letteratura che vedi il tuo futuro? E, soprattutto, stai lavorando già a qualche altro progetto?


Il mio sogno è quello di diventare uno scrittore affermato e spero davvero di riuscirci. Ho molti progetti in mente, sicuramente quello che vedrà la luce sarà una trilogia fantascientifica.


  •  In conclusione, una domanda che faccio a tutti gli ospiti di questa mia rubrica; c’è una citazione, tua o no, che vuoi regalarci?


Semplicemente; un libro regala emozioni



Grazie ancora a Stefano Valente per aver trovato il tempo di rispondere alle mie domande e soprattutto a tutti voi che seguite questa rubrica con tanto affetto.
Alla prossima pausa caffè!

giovedì 4 ottobre 2018

Segnalazione; Intervista a Tiffany McDaniel autrice di "L'estate che sciolse ogni cosa"


Questo pomeriggio voglio condividere con voi un esperienza veramente eccezionale che ho avuto modo di fare grazie al fantastico supporto del team Thrillernord, che ringrazio come sempre.
Giusto ieri sulla loro piattaforma è stata pubblicata una fantastica intervista fatta da me all'autrice di "L'estate che sciolse ogni cosa" Tiffany McDaniel, Dai contenuti forti e dal profondo significato, questo è uno dei libri più belli che io abbia letto quest'anno e la chiacchierata con la sua creatrice non ha potuto che essere a dir poco straordinaria.
Qui sotto potete trovare il link per leggerla e se ancora doveste non conoscere l'opera vi invito caldamente a dare un occhiata alla mia recensione uscita qualche mese fa ovviamente su Thrillernord.
photo edit thrillernord.it

Intervista a Tiffany McDaniel "L'estate che sciolse ogni cosa"