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venerdì 2 febbraio 2018

Spunti tra le righe; The Simple Interview


Buon pomeriggio amici lettori!
Oggi ho avuto un po' di cose da fare in vista in un piccolo pranzo che preparerò domani in vista del mio compleanno che sarà lunedì ma finalmente sono riuscita a tornare da voi, come promesso, con un nuovo articolo prima del consiglio di lettura per il weekend.
Devo ammettere che in questo caso lo spunto tra le righe è ancora più speciale del solito; in settimana vi ho parlato del libro "Mio fratello ricorre i dinosauri" storia scritta da Giacomo Mazzariol che racconta il suo rapporto con il fratello minore Giovanni, affetto dalla sindrome di Down.
Questo libro è nato dalla pubblicazione, avvenuta un paio di anni prima, di un piccolo corto girato dall'autore e pubblicato su Youtube.
Nel video, intitolato "The Simple Interview" vediamo appunto il piccolo Giovanni, di dodici anni, che si prepara metodicamente, si veste di tutto punto e con la sua bella valigetta partecipa ad un colloquio di lavoro in cui il fratello Giacomo, fintasi il futuro datore di lavoro, gli fa varie domande di rito a cui lui risponderà con sincerità e tenerezza. Attraverso piccoli flash apprendiamo diverse vicende della vita quotidiana di Giovanni, dai giochi, alla scuola, al rapporto con gli altri e con la sua famiglia composta oltre al fratello dalle due sorelle Chiara ed Alice e dai genitori Katia e Davide.
Un toccante e bellissimo progetto che invita alla riflessione e il rispetto per gli altri e che, grazie al grande significato, è diventato un piccolo caso mediatico, ottenendo le prime pagine di diversi giornali e vari apprezzamenti anche all'estero.
Il video che potete trovare in internet presenta appunto i sottotitoli in inglese, proprio per essere compreso da tutti, e in una bellissima scritta finale riporta queste parole "Ogni persona è unica. Chi è un Down? Non lo so, ma posso dirvi chi è mio fratello Giovanni".
Una meravigliosa dichiarazione di affetto fraterno che merita di essere apprezzata e condivisa.
Potrete farlo cliccando sul link qui sotto

"The Simple Interview" su Youtube

martedì 30 gennaio 2018

Spunti tra le righe; Favola russa del cigno, il luccio e il gambero

Buongiorno amici lettori!
Definirei questo nuovo appuntamento con la rubrica "Spunti tra le righe" decisamente speciale perchè è la prima volta che su questo blog mi trovo a parlare di favole.
Dovete sapere che ho sempre avuto un debole per le storie per bambini, anche per il fatto che con i bambini ci lavoro e trovo fondamentale il ruolo delle fiabe e delle favole, sia classiche che quelle un po' più moderne.
La favola di cui vi parlo oggi, citata nella pagine del saggio "L'anno del ferro e del fuoco, Cronache di una rivoluzione" di Ezio Mauro, non è molto conosciuta essendo parte della tradizione di un paese a noi abbastanza lontano; la Russia.
Scritta da Ivan Andreevic Krylov, poeta e commediografo russo vissuto tra il XVIII e il XIX secolo, "Il cigno, il luccio e il gambero" fa parte di una delle otto raccolte di favole scritte t il 1808 e il 1820 e, come tutte le altre fiabe dell'autore che comprendono animali, mira direttamente ai vizi e ai comportamenti tipici degli uomini, con chiaro riferimento alla vita della Russia del suo periodo.
Ispirandosi alle grande favole di Esopo e La Fontaine, Krylov manifesta un atteggiamento piccolo-borghese tipicamente russo, basato sul buon senso ma anche su un certo conformismo. Sua particolarità, che lo aiutò a conquistare da subito una cera fama, fu quella di utilizzare per le sue favole la lingua del popolo russo. Le favole di Krylov sono state tutte tradotte più volte in italiano, e tre di loro ("il sacco", "Il villano e l'asino" e "Il lupo e cuculo") furono tradotte da Vincenzo Monti quando l'autore era ancora in vita.


Il cigno, il luccio e il gambero


Una volta un cigno, un gambero e un luccio decisero di tirare un carretto  con sopra un carico. Vi si
aggiogarono tutti e tre insieme e fecero tutti gli sforzi possibili, ma il carretto non si muoveva.
Il carico non era pesante; ma il cigno si slanciava verso le nubi, il gambero tirava indietro e il luccio spingeva verso l'acqua. Il carretto è ancora là.

Quando non c'è accordo tra i compagni o in famiglia, il lavoro non riesce e non ne deriva mai qualcosa di utile, solo tormento per tutti.


Una favola breve ma molto carina e con una morale molto importante, da insegnare a tutti i bambini ma anche da far leggere agli adulti, che da alcune favole dovrebbero proprio imparare.


giovedì 4 gennaio 2018

Spunti tra le righe; La Fontana delle Fiabe


Buongiorno amici lettori!
Eccoci ritrovati con un nuovo appuntamento con la rubrica "Spunti tra le righe" che questa volta veste un ruolo decisamente importante. Questo è infatti il centesimo post del blog e per festeggiare ho deciso di parlarvi di un opera veramente unica e speciale, conservata in una delle più belle città Europee, la mia adorata Berlino!
La scultura di cui ci voglio parlare è la meravigliosa Märchenbrunnen, la Fontana della Fiabe, opera monumentale costruita nel 1913 all'interno del parco berlinese Volkspark Friedrichshain, da me scoperta grazie ad "Omicidio a Berlino" bellissimo thriller di Joseph Kanon che usa questo particolare punto storico per fare da sfondo agli incontri segreti del suo protagonista Alex e il collega Dieter.
Opera monumentale, sfortunatamente poco conosciuta, è assolutamente unica nel suo genere in quanto ispirata alle più famose fiabe conosciute nell'anno della sua creazione; Fratellino e Sorellina, Cenerentola, La fortuna di Hans, Il gatto con gli stivali, i sette corvi, Cappuccetto Rosso, Biancaneve e i sette nani, la bella addormentata nel bosco, Hansel e Gretel, prendono magicamente vita attraverso strabilianti sculture che circondano le fontana creando un'atmosfera veramente da fiaba.
Il primo progetto della Märchenbrunnen fu presentato nel 1901 dall'architetto Ludwing Hoffmann e fu accolto da subito con enorme entusiasmo soprattutto dal Kaiser Guglielmo II, che insistette per seguirne la realizzazione passo per passo, mettendo parola su tutto e chiedendo modifiche al progetto iniziale. Ci vollero ben dodici anni prima di realizzarla ma finalmente il 15 giugno del 1913, proprio per il venticinquesimo anniversario dell'incoronazione dell'Imperatore, vide finalmente luce.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, anche questa opera subì numerosi danni (proprio all'interno del parco si svolse la famosa battaglia di Berlino che pose fine al conflitto) e per salvare le bellissime statue, qualcuno decise di toglierle e nasconderle in tempo in un giardino del quartiere, dove vennero ritrovare solamente negli anni 50. Il governo della DDR decise di restaurare e ricongiungere i vari elementi ma solo nei primi anni del 2000, in seguito a numerosi atti di vandalismo, la Märchenbrunnen, grazie ad una spesa di circa 1,3 milioni di euro, fu finalmente riaperta al pubblico e tornare al suo antico splendore.
Un vero gioiello da scoprire. Nel mio prossimo viaggio a Berlino, che si terrà in Agosto, sarà una tappa assolutamente immancabile!

martedì 12 dicembre 2017

Spunti tra le righe; Arsenico e vecchi merletti

Buon martedì a tutti cari amici lettori!
Torna "Spunti tra le righe", la rubrica che mette in luce interessanti particolari trovati nei libri.
Tra le pagine di "Mi piaci da morire", primo capitolo della trilogia scritta da Federica Bosco sulle avventure di un aspirante scrittrice emigrata a New York, ho trovato lo spunto di cui parlarvi oggi.
Un un divertente passaggio la protagonista Monica associa le sue antipatiche datrici di lavoro Miss V e Miss H come le "care ziette" di "Arsenico e vecchi merletti", commedia scritta nel 1939 dal commediografo statunitense Joseph Kesselring, famosa soprattutto per l'adattamento cinematografico del 1944 diretto da Frank Capra.
Delle dodici commedie scritte da Kesselring "Arsenic and Old Lace" è l'unica ad aver avuto successo; considerata un successo fin dal debutto avvenuto al Fulton Theatre di New York il 10 gennaio 1941 ha avuto ben 1444 repliche e il New York Times l'ha definita "così divertente che nessuno la dimenticherà mai".
La prima rappresentazione italia risale al 1945 per la regia di Ettore Giannini con un cast che comprendeva Rina Morelli, Paolo Stoppa, Olga Villi, Dina Galli, Guido Verdiani e molti altri grandi nomi.
Il protagonista della vicenda è Mortimer Brewster, severo critico teatrale proveniente da una pittoresca famiglia di pazzi assassini, tra cui figurano soprattutto il vecchio zio convito di essere Theodore Roosevelt che cerca di scavare il Canale di Panama in cantina e, appunto, le due vecchie zie zitelle che uccidono i loro coinquilini avvelenandoli con un vino di sambuco corretto con l'arsenico.
Questa irresistibile commedia è stata, come ho già detto, trasformata in un divertentissimo film grazie all'adattamento dei fratelli Epstein, vincitori dell'Oscar per il capolavoro Casablanca.
La storia presenta alcune differenze rispetto alla commedia originale, Mortimer Brewster è infatti uno scrittore, ex scapolo convinto, che dopo essersi sposato con la bella Elaine Harper torna a casa delle vecchie zie Abby e Martha, due disponibili signore che dopo aver affittato alcune stanze a diversi inquilini li uccidono e li seppelliscono nel "Canale di Panama" il tunnel che (in questo caso), il fratello di Mortimer, Teddy, sta scavando in cantina.
Deciso a porre fine alla loro pazzia, Mortimer cerca di fare internare Teddy in una casa di cura ma i suoi piani vengono sconvolti dall'arrivo dell'altro fratello Jonathan, un efferato pluriomicida che dopo un intervento plastico ha assoluto le sembianze dell'attore Boris Karloff.
La pellicola vanta un cast eccezionale tra cui Cary Grant nel ruolo del protagonista e Peter Lorre in quello del dottor Einstein, amico e compare di Jonathan.
Proprio per il ruolo dello spietato assassino inizialmente Capra avrebbe voluto direttamente Boris Karloff, che interpretava il personaggio nella commedia teatrale, ma infine ha dovuto optare per Raymond Massey, truccato con un make up ispirato a Karloff nel film Frankenstein.
Altra curiosità, "Arsenico e vecchi merletti" è uno dei pochi film in cui Cary Grant non viene doppiato dal suo doppiatore più assiduo e duraturo, Gualtiero De Angelis, ma bensì da Leonardo Cortese.

martedì 21 novembre 2017

"Spunti tra le righe"; Saumur e Le Cadre Noir


Buongiorno a tutti amici lettori!
Oggi torna "Spunti tra le righe" e per ricordare che non si tratta di una rubrica dedicata all'arte ma bensì un modo per approfondire un particolare luogo, movimento artistico o aspetto messo in evidenza all'interno di un libro, questa volta non vi parlerò di opere d'arte ma bensì del "Cadre Noir", una delle più grandi e prestigiose scuole d'equitazione al mondo.
Come sapete "Una corsa nel vento" (qui trovate la recensione) è stata fino ad ora la migliore lettura che ho fatto questo mese, e proprio tra le pagine di questo bellissimo libro scritto da Jojo Moyes viene citato questo meraviglioso movimento, il sogno di Sarah e di tutti i cavallerizzi francesi.
Il "Cadre Noir" è il gruppo di cavalieri ed istruttori all'interno dell'Accademia militale nazionale francese d'equitazione con sede a Saumur, un piccolo comune nella parte occidentale della Francia, e il suo nome (letteralmente "cornice nera") deriva dalle caratteristiche uniformi nere indossate dai suoi membri.
La sua formazione risale al 1828 come scuola per offrire l'addestramento ad ufficiali e sottufficiali della cavalleria francese e il primo ad insegnare lo stile che ancora oggi caratteristica la scuola fu François Robichon de La Guérinière, il maestro d'equitazione alla corte di Re Luigi XV.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, seppur il bisogno di un'accademia d'equitazione puramente militare fosse quasi svanito, il prestigio internazionale raggiunto garantì la sopravvivenza del centro di addestramento sotto forma di scuola di equitazione nazionale per il Ministero dello Sport.
Ad oggi il gruppo è formato da una cinquantina di cavalli (principalmente purosangue, aglo-arabi, hanoveriani e selle francesi) e una squadra di cavalieri d'èlite, che solitamente non superano i ventidue membri e che vantano un'alto status civile o militare.
I cavalieri militari e quelli civili si distinguono per le insegne sul colletto: una granata per i militari e un sole per i civili. Alcuni di loro sono diventati addirittura Campioni Mondiali o Olimpici.
Di grande effetto e i loro strabilianti spettacoli, dove i cavalieri danno il meglio di sé eseguendo insieme ai propri cavalli (da soli o in gruppo) figure di altissima difficoltà come la croupade, una specie di spettacolare "scalciata", e la cabriole, un salto dove cavallo e cavaliere librano per qualche secondo nell'aria.
Di particolare importanza il carosello militare che si svolge ogni anno a luglio e che vede, oltre ai cavalieri, anche le sfilate dei veicoli militari antichi e moderni, alcuni dei quali provenienti da tutto il mondo e conservati nel Museo Armor di Saumur.
Saumur non è però solo famosa per lo "Cadre Noir", tante sono infatti le bellezze che questo paese del dipartimento del Maine-et-Loire può vantare.
A cavallo tra i due fiumi, Loira e Thouet, il comune è circondato da splendidi vigneti che producono alcuni dei migliori vini della Francia.
La sua fondazione risale a molte migliaia di anni fa, come dimostra il Dolmen di Bagneux; situato nel sud della città, lungo ventitré metri e costituito da quindici grandi lastre di pietra locale dal peso di oltre cinquecento tonnellate è il più grande Dolmen di Francia.
Un altra attrazione d'interesse è senza dubbio il Castello, costruito per la prima volta nel X secolo per proteggere l'attraversamento del fiume Loira, è stato raso al suolo nel 1067 e poi ricostruito secondo il volere di Enrico II d'Inghilterra alla fine del XII secolo.
Saumur è anche un borgo estremamente caratteristico; le sue case sono quasi esclusivamente costruite con pietra di Tuffeau e le grotte scavate per estrarla sono diventare gallerie utilizzate dai produttori di vino locale per invecchiare i loro vini.
Da amante della Francia non posso che essere affascinata da questo bellissimo posto, che spero di poter magari visitare un giorno.
Se volete approfondire l'argomento, vi consiglio di dare un occhiata al sito ufficiale del "Cadre Noir" dove potrete vedere bellissime foto dei cavalieri e dei loro splendidi animali.

lunedì 13 novembre 2017

"Spunti tra le righe"; La Venere di Malta

Ancora una volta, la rubrica "Spunti tra le righe" parla di arte, cosa che mi rende sempre molto felice.
Uno dei libri che ho letto la scorsa settimana è stato "Il dolore, le ombre, la magia" secondo libro di Banana Yoshimoto appartenente alla serie Il Regno (potete trovare la recensione qui) ed è proprio nella pagine di questo breve libro in cui si trova l'opera di cui vi voglio parlare oggi.
Durante una sua email, infatti, la nonna di Shizukuishi, trasferitasi sull'isola di Malta, racconta alla nipote di aver fatto visita ad un museo e di aver visto una bellissima statuetta rappresentate la cosiddetta Venere di Malta e la ragazza rimane così tanto ammaliata dallo straordinario fascino che riporta la foto che la nonna le allega da convincere l'amico Kaede, in quel momento a Firenze, a fare di tutto per andare a vederla prima di ritornare in patria.
Il fascino che questa opera trasmette è chiaro anche a noi, anche se non abbiamo la veduta particolare sul mondo della giovane protagonista della serie, basti pensare solamente che è stata datata 3500/2500 a.C. e quindi più di 5000 anni fa.
Ritrovata negli scavi avvenuti nei Templi di Hagar Quim, i più famosi tra i dei gruppi di templi patrimonio mondiale dell'UNESCO che vanta la bellissima isola del Mediterraneo, si tratta di una piccola statuetta in argilla coperta di ocra rossa rappresentante la una figura femminile, particolare perchè decisamente diversa dalle "donne grasse" tipiche dell'arte paleolitica.
Fa parte di una collezione molto ricca e dall'immenso valore storico in cui appaiano entrambe le rappresentazioni della Dea ritrovate nell'isola di Malta; la Dea della Vita, colei che presiedeva, tra gli altri, ai riti concernenti il parto, e la Dea della Morte e della rigenerazione, venerata soprattutto nei luoghi di sepoltura.



lunedì 6 novembre 2017

"Spunti tra le righe"; San Cristoforo e Gesù Bambino

Ritorna oggi anche la mia speciale rubrica "Spunti tra le righe".
Come sapete nel corso delle settimane l'idea iniziale che ha dato vita a questa rubrica si è scissa in quattro rubriche diverse ma non per questo smetterà di esistere, sarà semplicemente dedicata esclusivamente al mondo dell'Arte, una delle mie più grandi passioni che prende radice nei miei ormai lontani studi artistici e che tutt'oggi mi accompagna.
Mostre, musei e collezioni sono alcuni dei luoghi che preferisco e spesso succede che nei libri si parli di alcune opere d'arte, come il "Passe-Muraille" la statua di cui vi ho parlato nel primo appuntamento, e penso che ognuno di esse abbia diritto ad una particolare attenzione, cosa che mi occuperò di fare proprio in questa rubrica.
Oggi vi parlo dell'opera "San Cristoforo e Gesù Bambino", in cui mi sono imbattuta leggendo le pagine di "Follia profonda" di Wulf Dorn. Si, sto parlando molto ultimamente di questo romanzo e di questo autore ma non è colpa mia se mi porge argomenti di riflessione su un piatto d'argento, non credete?

"San Cristoforo e Gesù Bambino" ha un ruolo estremamente importante nella storia infatti è presente in diverse occasioni; è la statua che viene "abbellita" nella prima apparizione della spietata assassina protagonista del libro, è rivista poi dal giovane parroco nelle sale del vescovo ed infine è ripresa nei disegni che Jana lascia allo psichiatra Jan Forstner.
Nel romanzo non vengono però specificati quali sono le opere precisi quindi mi sono presa la libertà di scegliere le più interessanti.
Come scultura ho scelto quella conservata nell'omonima Chiesa di San Cristoforo sul Naviglio a Milano e come pittura invece quella raffigurata nel Polittico di San Vincenzo Ferrer realizzato da Giovanni Bellini tra il 1464 e 1470 e conservato nella basilica di San Zanipolo a Venezia, di cui più giù potete vedere un particolare.
San Cristoforo è venerato come santo dalla Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa.
Il primo e più antico testo degli "Atti" di San Cristoforo, risale al VII secolo ma è con la "Legenda Aurea" del monaco domenicano Jacopo da Varagine che la sua storia divenne famosa durante il Medioevo.
A lui sono legate due diverse leggende.
Secondo quella orientale, Cristoforo, un omone dall'aspetto animalesco vissuto in Licia sotto Decio nel 250, entrato nell'esercito imperiale, si convertì al cristianesimo e annunciò la sua fede ai commilitoni.
Una volta scoperto, venne sottoposto a numerose torture e due donne, Niceta e Aquilina, assoldate per corromperlo, vennero invece da lui convertite.
Alla fine Cristoforo venne decapitato.
In Occidente invece prese un altro significato, quello basato sul significato etimologico del suo nome; Cristoforo infatti deriva dal greco e significa "colui che porta Cristo" e la leggenda infatti dice che si trattasse di un gigante che faceva il traghettatore su un fiume.

Reprobus, questo il suo nome prima del battesimo, era un uomo burbero e viveva da solo in un bosco. Una notte da lui si presentò un fanciullo per farsi portare dall'altra parte del fiume, lui quindi se lo caricò sulle spalle e iniziò ad attraversare ma sorprendentemente il ragazzo iniziò a pesare sempre di più fino ad arrivare ad avere un peso insostenibile anche per uno grande e robusto come lui.
La corrente quella notte stava diventando sempre più forte e il gigante arrivò a pensare che sarebbe stato sopraffatto dalle acque ma con un ultimo sforzo riuscì ad arrivare sull'altra riva.
Fu allora che, ancora stremato per la traversata, l'uomo ricevette la rivelazione; il fanciullo infatti non era altro che Cristo e gli confessò inoltre che aveva portato sulle spalle non solo il peso dell'esile bambino ma anche quello del mondo intero.
Dopo il battesimo, Cristoforo si recò in Licia per predicare e lì subì il martirio.
A Cristoforo viene anche attribuita una fiaba presente in alcuni paesi, tra i quali quelli anglosassoni, che narra la storia di un certo Iron John o Eisenhans, come raccontano tra gli altri anche i fratelli Grimm. Il protagonista dalla fiaba è un uomo selvatico che viene ripescato nel fondo di uno stagno, dove si trovava da diverso tempo.
Ultimo particolare interessante, i bizantini rappresentano il santo cristiano le fattezze di un Cinocefalo, figura mitologica con il corpo da uomo e la testa da cane.


Spero che anche questo interesse abbia suscitato in voi piacere e curiosità nei confronti della bellezza dell'arte.
Vi saluto e ci risentiamo domani, con nuove interessanti recensioni e qualche bellissima segnalazione.
Un grande saluto e buona lettura!

martedì 17 ottobre 2017

Spunti tra le righe; Le Passe-Muraille

Nuova rubrica; Spunti tra le righe! Di cosa si tratta? Molto semplice
Capita spesso leggendo un libro di imbatterci in particolari che colgono la nostra attenzione; possono essere luoghi, opere d'arte, personaggi realmente esistiti o anche, perchè no, altri libri.
Questa rubrica è stata creata proprio per mettere in luce questi piccoli aspetti che meritano una nota in più, un Nota Bene, per rimandare ai trascorsi scolastici.
Per inaugurarla ho deciso di parlare di un riferimento preso proprio dall'ultimo libro che ho letto, la cui recensione potete trovare scorrendo di poco sul blog; "Aspettami fino all'ultima pagina"
Nelle pagine di questo romanzo intriso di magia, Sofia Rhei ci parla di opera molto famosa a Parigi, città appunto dove si svolge la storia, ma forse un po' meno per i turisti che si trovano a visitarla.
Ad esempio, io ho visitato la città qualche anno fa ma purtroppo non ho avuto modo di scoprirla, cosa di cui mi pento amaramente e a cui rimedierò al più presto.
Stiamo parlando di "Le Passe-Muraille", letteralmente "L'attraversa muri", la scultura di uomo di bronzo rappresentato nell'atto di attraversare un grande muro di pietra.
Situata nel meraviglioso quartiere di Montmartre, e più precisamente in Rue Norvis, è stata realizzata dall'artista Jean Marais nel 1989 e rappresenta il protagonista di una delle dieci novelle di una raccolta scritta nel 1943 da Marcel Aymé intitolata appunto "Le Passe-Muraille", in italiano "L'uomo che attraversava i muri"
Secondo la storia di Aymé, Dutilleul, questo è il suo nome, è un uomo ordinario che passerebbe del tutto inosservato se non fosse per la sua incredibile capacità di passare attraverso i muri, dote che tenta di sopprimere per una vita ma che decide di mettere in atto spaventando a morte il suo tiranno capo che con crudeltà lo aveva rinchiuso in uno sgabuzzino.
Da quel momento Dutilleul, soprannominato dalla folla "Garou, Garou" diventa una vera celebrità, conquistando la fama e la stima che ha sempre agognato iniziando una carriera come ladro di preziosi.
Il caro Dutilleul sembra davvero inarrestabile ma, come spesso succede è proprio lui stesso a rovinarsi con le sue mani; un giorno infatti, inavvertitamente, prende una pastiglia di "antidoto" richiesta ad un suo amico professore molti anni prima e rimane imprigionato per sempre in una parete.
Quest'opera così ricca di fascino è però un po' difficile da trovare, bisogna infatti cercarla bene ma di certo ne varrà la pena se si desidera vedere qualcosa di veramente unico.
Sperando che questa nuova rubrica vi piaccia, vi invito a continuare a seguirmi e aspettare un altro incredibile spunto