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venerdì 18 gennaio 2019

Un caffè con.. Debora Porfiri!


Buona sera a tutti voi, cari amici lettori!
Dopo qualche giorno di assenza (giustificato perché sto lavorando ad una sorpresa che spero io possa rivelarvi presto) eccomi pronta per ritornare da voi con un nuovo appuntamento della mia rubrica preferita, la pausa caffè letteraria in compagnia di un autore. In questa inedita veste serale, vi annuncio con estremo piacere che ho avuto modo di scambiare due chiacchiere con Debora Porfiri, autrice del romanzo "L'istinto materne nuoce gravemente alla salute. Cronache estemporanee di una M.A.M.M.A. in divenire", ironico racconto di una neo mamma alle prese con la sua prima gravidanza. Se vi siete persi la recensione dell'opera potere ritrovarla a questo link. Se invece siete curiosi di saperne di più su di essa e sulla sua autrice allora non vi resta che accomodarvi.. il caffè letterario è servito!


  •  Innanzi tutto vorrei ringraziarti per aver accettato di fare due chiacchiere con me in questa mia “pausa caffè letteraria”. Il tuo romanzo “L’istinto materno nuoce gravemente alla salute. Cronache estemporanee di una M.A.M.M.A. in divenire” è un opera ironica ed irriverente ma decisamente anche molto intima. Com’è nata l’idea dalla quale ha preso vita?


Ciao Simona, grazie a te per l’invito: è un piacere chiacchierare con te e i tuoi lettori e le tue lettrici! La genesi del libro risale a quando mia figlia aveva poco più di un anno. Durante il primo anno di maternità mi ero accorta che molto spesso le rappresentazioni delle mamme ruotavano attorno a due assi. Il primo era quello della maternità tutta rosa e fiori, mentre il secondo – agli antipodi – era quello della maternità percepita come tragedia, un’esperienza da rinnegare. Ovviamente queste due situazioni esistono, ma non sono che delle opzioni in un campo di possibili molto più ampio. Per questa ragione ho voluto creare la figura della M.A.M.M.A., un personaggio multivalente che libera la mamma facendo esplodere gli stereotipi.

  •  Nel tuo romanzo, che si presenta quasi sottoforma di piccolo manuale, sveli tutti quelli che sono i piccoli segreti sulla maternità che nessuno ha mai voluto affrontare. Come hai affrontato la loro stesura? Ci sono state cose che hai avuto un po’ timore a rivelare oppure hai affrontato tutto con spensieratezza?



Dal momento in cui ho deciso di scrivere, i timori si sono dissolti. La prima cronaca che ho redatto è anche la prima del libro, cioè quella del giorno del parto. Poi la stesura si è fatta via via più ‘caotica’. Cercavo di alternare cronache divertenti e leggere a cronache più emotive, per assicurarmi di mantenere un certo equilibrio. Solo una volta terminata la scrittura dei 52 testi mi sono occupata dell’organizzazione testuale finale. Volevo chiaramente restituire lo svolgimento del primo anno da M.A.M.M.A. e allo stesso tempo garantire un ritmo scorrevole per la lettura.


  •  Nel tuo libro racconti le esperienze che hai vissuto durante la nascita della tua prima bambina, ma adesso sappiamo che sei diventata mamma per la seconda volta. Com’è stato rivivere tutto da capo? Hai notato delle differenze avendo già avuto un po’ di esperienza oppure è risultato tutto uguale?


Il libro è in effetti basato su delle esperienze personali, ma non solo. Per quanto scritto in prima persona, il testo si è nutrito anche di esperienze per così dire di seconda mano, senza dimenticare una spruzzatina di invenzione. Tanti mi chiedono se si tratta di un’autobiografia; il termine auto-fiction mi sembra più appropriato. Questo implica una forte rimediazione dell’esperienza, per esempio attraverso strutture e architetture testuali esplicite, quasi artificiose. Mi piace molto l’immagine che la studiosa Isabelle Grell utilizza a questo proposito: “nell'autofiction, l'autore estrae un filo dal tessuto che è la sua vita e, più che tagliarlo, lo segue, lo taglia, lo riattacca, lo sfilaccia, lo riannoda.” 

(N.B. per saperne di più sull'autofiction Debora ci riporta questa interessante intervista a Isabelle Grell che vi invito a leggere a questo link)

Per quanto riguarda la mia seconda maternità, la grande differenza è stata che M.A.M.M.A. già lo ero. Quindi lo tsunami identitario che mi ha investita la prima volta mi ha risparmiata alla nascita di mio figlio. Poi è chiaro che ogni neonato ti rivela altre sfaccettature del tuo essere genitore. Nel mio caso, con la sua dolcezza Elia mi ha aiutata ad abbattere quelle barriere che ancora sussistevano. Grazie a lui ho accettato più facilmente la mia vulnerabilità. 

  •  Tutte noi donne scrittrici sappiamo quanto sia difficile congiungere la scrittura alla nostra routine, specialmente se si ha dei figli. Tu come te la cavi in tal proposito, riesci a ritagliarti del tempo per coltivare la tua passione o devi fare i salti mortali per riuscire a fare tutto?


Salti mortali, per forza! A volte non scrivo per settimane o mesi. Per fortuna poi ci sono momenti in cui scrivo ogni sera, come è stato per L’istinto materno. Diciamo che tra il lavoro e la famiglia, la scrittura ha un posto privilegiato la sera. In questo momento ho in cantiere un romanzo, ma la sua stesura è un po’ in standby: L’istinto materno ha ancora bisogno di me, di essere accompagnato.

  •  Ogni capitolo del libro si conclude con l’originale acronimo M.A.M.M.A. che assume diversi significati a seconda delle tematiche trattate. Se dovessi definirne uno nella tua vita di adesso a cosa corrisponderebbe?


È una bella domanda! Mi sono divertita a concepire 51 acronimi, vediamo se ce la faccio per la 52esima volta….
Direi Madre e Autrice Multivalente Moderatamente Affaticata.

  •  Fin’ora abbiamo parlato di Debora scrittrice ma noi vogliamo anche sapere com’è la Debora lettrice. Sei una divoratrice di libri oppure un libro ti tiene compagnia per mesi? E soprattutto quali sono i tuoi generi o autori preferiti?


La lettura in questi ultimi anni ha subito un netto ridimensionamento. Ero tentata di rispondere che con la maternità leggo molto meno, a volte addirittura niente per lunghi periodi. In realtà, ho letto pochissima narrativa, mentre mi sono buttata a capofitto in saggi sulla genitorialità e l’educazione dei figli. Ho vissuto il diventare mamma come una materia di studio, un’attività che richiedeva approfondimenti e riferimenti. Solo da poco la mia mente si è riaperta alla narrativa. Riguardo alle mie preferenze, rimango fedele ai miei amori dei tempi dell’università in Lettere: scrittura femminile, prima su tutte Virginia Woolf ma anche Alice Rivaz, una scrittrice che sento vicina anche geograficamente visto che abito a Ginevra. Tra le italiane spiccano la Aleramo e la Ginzburg. New entry internazionale: Chimamanda Ngozi Adichie che mi ha conquistata con la sua franchezza e la sua brillante ironia. Leggo anche scrittori, per esempio Paolo Cognetti e Stefano Benni. Quest’ultimo porta sempre una boccata d’aria fresca, un illustre esempio di sperimentazione linguistica, mentre di Cognetti amo tutto ciò che ha scritto, specialmente i racconti: piccoli gioielli.

  •  La domanda che non può mai mancare, quali sono i tuoi obbiettivi per il futuro? Hai in programma qualche nuova pubblicazione?


Come dicevo prima, c’è un progetto già ben avviato, un romanzo che gravita attorno a tre donne della stessa famiglia. Inoltre continuo a scrivere racconti. L’ultima pubblicazione è ‘Fleur de vie’ nella raccolta Socialnarrando che raggruppa i racconti vincitori del concorso “Raccontare in breve”. E continua la promozione de L’istinto materno. Per esempio, sabato 19 gennaio sarò a Brescia per una presentazione/discussione. 

  •  In conclusione; una citazione, tua o di altri, che pensi ti possa descrivere.

Una volta qualcuno ha associato la famosa citazione di Calvino tratta dalle sue Lezioni Americane al mio libro: Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore” Ovviamente ne sono stata molto onorata. Di macigni ce ne sono ancora tanti, ma di certo con L’istinto materno me ne sono liberata di alcuni! 




Ringrazio ancora una volta di cuore Debora Porfiri per la sua gentilezza e disponibilità e vi invito, se doveste essere in zona, ad andarla a conoscere di persona domani a Brescia. Spero, come sempre, che questo speciale vi sia piaciuto. Non vedo l'ora di potermi sedere ancora al mio fittizio caffè per parlare di libri con un nuovo autore. A presto!




giovedì 11 ottobre 2018

Un caffè con.. Elisabetta e Monica Maruffo!


Ciao a tutti amici lettori!
Non riesco a contenere la mia felicità perché anche questa settimana ho la possibilità di sedermi al mio fittizio tavolino del bar e farmi una bella chiacchierata letteraria! Questo appuntamento è addirittura ancora più importante perché l'ospite non è uno solo ma sono ben due; Elisabetta e Monica Maruffo, due sorelle autrice che hanno unito la loro passione per la scrittura nella creazione di un carinissimo romanzo per bambini dal titolo "Tea e il Salice ridente", che ho avuto modo di scoprire e apprezzare lo scorso me. A questo link potete leggere la recensione completa ed essere così pronti a prendere posto insieme a noi e a scoprire tutti i retroscena di questa carinissima opera che parla sia ai bambini che ai loro genitori. Tutto pronto'? Perfetto, allora iniziamo!


  • Elisabetta e Monica, inanzi tutto vi saluto e vi ringrazio per aver accettato di scambiare due chiacchiere con me in questa piccola “pausa caffè” letteraria. Voi siete due sorelle che condividono l’amore per i libri e in parte anche un occupazione a contatto con i bambini. Volete raccontarci come è nata l’idea che ha portato alla creazione di “Tea e il salice ridente” e se e quanto ha contribuito il vostro lavoro in esso?


Ciao Simona, grazie a te per queste belle domande. L’idea di "Tea e il Salice ridente" è nata durante un viaggio in treno, ripensando ai bimbi di oggi, spesso troppo costretti a stare in casa. La vita all’aria aperta ormai è quasi sparita. Così abbiamo immaginato una bambina che desidera conoscere un mondo a lei noto solo dai libri di scuola…quello della Natura!


  • All’interno del vostro libro troviamo delle bellissime illustrazioni create da Enrico Debenedetti. Com’è stato per voi vedere la vostra storia prendere vita attraverso i suoi disegni e quanto avete contribuito alla loro realizzazione?


Il pittore Enrico Debenedetti è stato bravissimo ad interpretare ogni attimo del libro. Le sue illustrazioni richiamano tutti i particolari più importanti e quando ha accettato di illustrare il nostro libro ci ha davvero emozionate. Inoltre chi meglio di lui poteva dar vita a Tea? Enrico Debenedetti ha creato migliaia di giocattoli, con oggetti di riciclo, che ora vivono in un Museo permanente a Borghetto Borbera presso la Casa del Fante. Invitiamo tutti i bambini a visitarlo, magari con una copia del nostro libro .


  • L’arrivo di Tea all’interno del mondo fantastico della Natura ricorda un po’ quello di “Alice nel Paese delle Meraviglie”. Vi siete ispirate un po’ al romanzo di Lewis Carroll o ad altri libri per l’infanzia?


Sinceramente non ci siamo ispirate a Lewis Carroll nonostante la storia di Alice nel Paese delle Meraviglie sia uno dei romanzi che ha incantato grandi e piccini.


  •  Particolarmente interessanti all’interno della vostra storia sono le tre prove che Tea deve affrontare una volta arrivata nella Natura. Quali sono i messaggi che attraverso esse volevate mandare?


Le tre prove sono per Tea un modo per farle conoscere realmente la Natura. Lei la immagina affascinanti (poiché non la conosce ancora), ma come nella vita non è tutto rose e fiori.
Come molti bambini è cresciuta sotto una campana di vetro, attraverso le tre prove, non semplici, riesce a divincolarsi e superarle brillantemente (riesce a mangiare, nuotare, ritrovare la strada di casa del Tulipano senza l'aiuto né dei genitori, né della tata). Le tre prove diventano così elementi di crescita e di responsabilità.


  •  “Tea e il salice ridente” mostra una morale molto importante, sia per i più piccoli ma anche per gli adulti. A chi volevate parlare principalmente, ai bambini oppure ai genitori?


"Tea e il Salice ridente" è nata sì come favola per i bambini, ma sicuramente c’è un messaggio rivolto anche ai genitori. Questo racconto tende a far capire, a quei genitori indaffarati e sempre immersi nel lavoro, che i propri figli hanno bisogno di piccole attenzioni come la lettura di una favola prima di addormentarsi. A volte basta un gesto, una parola da parte di un genitore per cambiare  in meglio la giornata di un bimbo!


  •  Il rapporto tra due sorelle alle volte può essere molto conflittuale. Com’è il vostro nella vita di tutti i giorni e com’è stato lavorare insieme? Siete sempre state d'accordo su tutte le decisioni oppure ci sono state delle lotte?


Il libro è stato scritto a quattro mani, siamo due sorelle molto unite e sotto certi versi molto simili (molte persone ci scambiano per gemelle!). Spesso quando scriviamo, riusciamo ad essere contente del risultato, sia quando siamo insieme sia quando scriviamo pezzi separati e poi li confrontiamo. Diciamo che a volte qualche piccola discussione c’è stata, ma è stato un bene poiché invoglia alla crescita e al confronto. Poi è così bello ritrovarsi a scrivere davanti a una tazza di tè fumante, a dei pasticcini e recitare come se fosse un film quello che vorremmo esternare…e pian piano tutto compare nero su bianco!


  • Domanda di rito; quali sono i progetti per il vostro futuro? Avremo la possibilità di ritrovare Tea in un altra sua incredibile avventura?


Sei la prima persona a cui diciamo che, finalmente, abbiamo concluso le nuove avventure di Tea, che non è più una bambina, ma un’adolescente che…eh no! Dovete leggere il libro!

  •  In conclusione: una citazione a cui tenete particolarmente e che volete regalarci?


Una citazione che mi ripeto ogni giorno, ripeto ai miei bimbi a scuola, alle loro mamme, e a tutti quelli che mi circondano è questa “Un bambino che legge, sarà un adulto che pensa!”…meditate amici lettori….



Grazie ancora di cuore a Elisabetta e Monica Maruffo per questa bella intervista. Spero di rincontrarle presto e parlare insieme della nuovissima avventura di Tea!
Spero che anche voi come me vi siate divertite e sfrutto l'occasione per invitarvi, se siete autore emergenti e volete scambiare quattro chiacchiere con me per parlare della vostra opera, a contattarmi tramite email e modulo di contatto. Nuovi ospiti della mia pausa caffè sono sempre benvenuti!

venerdì 5 ottobre 2018

Un caffè con.. Stefano Valente!


È con enorme gioia che oggi vi annuncio il ritorno di un'altra mia consueta rubrica che, non ve lo nascondo, è anche la mia preferita; finalmente posso sedermi comodamente al tavolino di un bar e scambiare due parole con un gentile autore che ha deciso di accettare il mio invito. Anche questa volta si tratta di un autore emergente, cosa che mi rende ancora più felice; sono infatti in compagnia di Stefano Valente, un autore nell'ombra che ha preferito concentrare tutta la sua attenzione sulla sua opera "Storie fantastiche di gente comune". Questo libro ha fatto parte delle mie letture di Settembre e l'ho apprezzato moltissimo per la ricchezza del significato che vuole trasmettere. Per chi si fosse perso la recensione può ritrovarla a questo link.
Per tutti gli altri, prendete pure posto e lasciatevi sorprendere da questa bella chiacchierata



  •  Inanzi tutto ti ringrazio per aver accettato di scambiare due chiacchiere con me in questa piccola “pausa caffè” letteraria. Nella tua biografia possiamo leggere che ti sei laureato in Scienze Organizzative e Gestionali per poi entrare nell'Aeronautica Militare, di cui attualmente sei graduato. Ma noi qui parliamo di libri, e vogliamo sapere, come e quando è nata la tua passione per la scrittura e come riesci a far convivere il tuo lavoro e la tua passione?


La mia passione è nata circa quindici anni fa quando scrivevo alcuni articoli e poesie per il giornale della scuola. Le Forze Armate incentivano quelle attività atte alla promozione umana. Durante il tempo libero mi dedico alla scrittura.


  •  “Storie fantastiche di gente comune” è il tuo romanzo d’esordio, una raccolta di racconti che raccoglie le vite di tre persone come tante che però vivono un esperienza eroica. Come  è nata l’idea di questo romanzo, come hai proseguito nella sua creazione e, soprattutto, hai attinto direttamente a qualche storia veramente vissuta?


L’idea di questo libro è nata dalla mia necessità di trasmettere ai lettori quei valori celebrati in questa opera  nei quali credo assolutamente. Le storie sono completamente inventate, non ho attinto ad alcuna esperienza realmente vissuta.



  •  Paolo, Chiara e Matteo, i tuoi protagonisti, sono tre personalità diverse ma tutte e tre dimostrano un grande coraggio nelle situazioni che si trovano ad affrontare. Quanto è importante secondo te il coraggio anche nella vita di tutti i giorni?


Io credo che prima del coraggio bisogna affrontare il tema della giustizia, soprattutto bisogna analizzare il suo significato correlato alla ponderazione riguardo le scelte da prendere. Il coraggio è parte integrante dell’insieme di quei valori (giustizia, altruismo, spirito di sacrificio, esempio, disciplina, ecc.) che albergano nell’eroe comune. Il coraggio, senza essere consapevoli di possedere tutti quei valori, è totalmente inutile. Essere coraggiosi senza essere eroi comuni si rivela anche dannoso per sè stessi e per gli altri.




  •  Ci sono delle caratteristiche che senti di condividere con i tuoi protagonisti? C’è qualcuno di loro tre a cui ti senti più vicino intimamente e se sì, perché?


I tre personaggi sono la testimonianza che l’eroe comune esiste. Però, no non mi sento vicino intimamente ad alcuno dei tre protagonisti.


  •  Alla fine del tuo romanzo ci tieni a specificare di aver scelto solo tre storie ma di averne potuto scrivere altre centro. C’è qualche storia, reale o inventata, che metteresti in luce se ne avessi la possibilità?


Penso che ognuno di noi con la sua esperienza può diventare il protagonista di una storia fantastica.


  • Fin’ora abbiamo parlato di Stefano Valente scrittore, ma com’è Stefano Valente lettore? È un divoratore di libri oppure si prende il suo tempo durante la lettura? E quali generi predilige tenere sul proprio comodino?


Leggo abitualmente. Non ho un genere preferito nello specifico. Leggo romanzi storici, gialli, fantasy e fantascientifici per citare qualche genere. Purtroppo detesto, mi dispiace dirlo, quelle trame dedite alla fin troppa ricerca psicologica del personaggio: per esempio alcuni testi biografici o autobiografici, alcuni romanzi noir è alcuni romanzi rosa.


  •  Dal momento dell’autopubblicazione di “Storie fantastiche di gente comune” hai dato inizio alla vera e propria lotta che si trovano a combattere milioni di autori emergenti per darsi visibilità. È davvero nella letteratura che vedi il tuo futuro? E, soprattutto, stai lavorando già a qualche altro progetto?


Il mio sogno è quello di diventare uno scrittore affermato e spero davvero di riuscirci. Ho molti progetti in mente, sicuramente quello che vedrà la luce sarà una trilogia fantascientifica.


  •  In conclusione, una domanda che faccio a tutti gli ospiti di questa mia rubrica; c’è una citazione, tua o no, che vuoi regalarci?


Semplicemente; un libro regala emozioni



Grazie ancora a Stefano Valente per aver trovato il tempo di rispondere alle mie domande e soprattutto a tutti voi che seguite questa rubrica con tanto affetto.
Alla prossima pausa caffè!

giovedì 30 agosto 2018

Un caffè con.. Liliana Onori!


Questa giornata voglio concluderla così, con un bel caffè per la mia rubrica dedicata alle interviste!
Oggi a farmi compagnia c'è Liliana Onori, la disponibile e carissima autrice di "Come il sole di mezzanotte", romanzo rosa ambientato nell'Irlanda nel 1800, che ho avuto modo di leggere ed apprezzare nel corso delle scorso mese.
Qui potete trovare la recensione dell'opera, uscita qualche giorno fa, e se già l'avete letta potete prendere una sedia, mettervi comodi e sorseggiare insieme a noi un buon caffè

  •   Inanzi tutto vorrei ringraziarti per aver accettato di scambiare due chiacchiere con me in questa piccola “pausa caffè” letteraria. Nella tua biografia dichiari di aver iniziato a scrivere fin da bambina, quando creavi romanzi fantasy per i tuoi compagni di scuola. Sai raccontarci da cosa questa passione abbia preso forma? E come si è evoluto il tuo rapporto con la scrittura nel passare degli anni?


In realtà non ha preso forma da niente ma credo sia nata insieme a me, nel senso che non è mai stata una cosa che ho deciso di fare, ho 'dovuto' farla. Scrivere non è un hobby, una passione o una scelta. Anche perché una scelta diversa non c'era per me. Ho dovuto seguire la natura,l'istinto,non so come chiamarlo. La genetica,forse [ride]. Dico sempre di essere geneticamente obbligata a scrivere perché se non lo facessi sarebbe come non poter più dormire, o mangiare. Ne morirei.

  •  “Come il sole di mezzanotte” è un romanzo rosa ambientato nell’Irlanda del 1800. Come mai hai scelto proprio questo contesto storico e questo Paese così particolare?


La scelta iniziale era la Francia rivoluzionaria del 1789 poi però mi sono resa conto che, per il tipo di storia che volevo raccontare, Versailles e lo sfarzo di quell'epoca non si adattavano per niente bene. La scenografia, chiamiamola così, strideva un po' con i protagonisti, i dialoghi e le scene. Poi un giorno mi è capitato di leggere questa frase: ''L'Irlanda è un paese gotico''. Mi ha tanto affascinata questa espressione e mi sono messa subito a cercare materiale sulle enciclopedie e su internet, e quando ho visto le foto delle scogliere dei boschi e di quel verde pazzesco ho capito che era quello il posto giusto. Era lì che dovevo ambientare la mia storia.

  •  Una delle cose che colpisce di più durante la lettura del tuo romanzo è la continua e chiara percezione del sentimenti dei personaggi nei vari momenti della loro storia. Come è stato per te dare vita alle loro emozioni e come hai vissuto, da creatrice, il susseguirsi delle vicende?


In qualche modo la storia nasce e muore nella mia testa ancora prima che sia messa su carta, quindi una linea generale di come andranno le cose è chiara fin da subito. Poi scrivendo magari cambio qualche scena, ne aggiungo una nuova, ne taglio un'altra. E' un po' una tela di Penelope. Anche dopo che è finito. A volte mi dico:''Mannaggia, se lo avessi scritto così invece di così...''. Descrivere i sentimenti è ovviamente un po' complicato perché etichettare una sensazione, un dolore, una gioia, con delle semplici parole non è semplice per niente. Ho cercato di descrivere le sensazioni che io stessa ho provato di dolore, gioia, perdita, amore, gelosia, vendetta per far sì che risultassero veritiere tanto che anche il lettore potesse provarle. Secondo me poi per descrivere un sentimento ci vogliono parole semplici, perché i sentimenti sono semplici nella loro natura, siamo noi poi che li complichiamo con i nostri pensieri, le remore, le coscienze, i dubbi, le paure, ma in per i sentimenti sono così istintivi e naturali che non servono parole complicate. Il lettore li conosce già tutti per natura.

  •  La protagonista del libro, Anna DeLarey, è una ragazza molto giovane ma estremamente forte, che per amore è disposta a sfidare la propria famiglia e le più ferree convinzioni sociali. Da dove o da cosa sei partita nella realizzazione del suo personaggi? Ci sono alcune sue caratteristiche che anche tu pensi di avere?


I personaggi dei mie romanzi sono tutti ''me'', nei loro aspetti positivi e in quelli negativi. Anna, Lorenz, Julian, Diana, Charlotte, William, sono tutti basati su caratteristiche che io credo di avere. Come Anna penso che quando si vuole bene a qualcuno non è colpa di nessuno e che se lo si ama davvero allora è normale sacrificare anche se stessi; di Lorenz ho la gelosia, ma non a quei livelli ovviamente [ride] Ho dovuto esasperare il personaggio per fare andare le cose come volevo io; di Julian ho la spontaneità e la faccia tosta di dire quello che mi passa per la testa senza filtrarlo troppo... e via di seguito.

  •  Nella tua carriera di scrittrice hai sperimentato generi diversi. Ce n’è uno in cui ti senti particolarmente a tuo agio e uno con cui magari non pensi di poter avere mai nulla a che fare?


Ho scritto tantissimi manoscritti che stanno chiusi da anni in scatole dentro il mio armadio e che aspettano di essere tirati fuori, corretti e magari un giorno, se valgono, pubblicati e sono tutti 'rosa'. Confesso che è un genere che non leggo, che non mi piace, che mi annoia tantissimo, eppure non riesco a scrivere altro. Il mio genere preferito è l'horror, il gotico o comunque un qualsiasi libro dove ci stiano cadaveri e morti ammazzati violentemente. Ho provato a scrivere generi diversi, tipo appunto il gotico, ma comunque la storia prende sempre una piega romantica. Quindi, nonostante la mia avversione, mi sono arresa al fatto che evidentemente è il 'rosa' il mio genere.

  • Sempre nella tua biografia dichiari di aver fatto della tua scrittura la tua attività principale ma, a parte questa, hai anche delle altre passioni? Cosa fai per staccarti e riprendere fiato tra un libro e un altro?


Io lavoro per le biblioteche di Roma da quasi dieci anni, è quella la mia attività principale. Magari potessi dedicarmi solo ai libri!!!Le mie passioni sono molto banali:sono un po' una nerd, lo confesso, mi piace il cinema, colleziono action figure, statue e Funko Pop di personaggi cinematografici, televisivi e fumettistici, pratico da due anni la kick boxing, e ovviamente, mi piace tantissimo viaggiare.

  •  Domanda di rito; progetti per i futuro! Stai scrivendo qualcosa di nuovo?


Sì, adesso l'idea che mi sta girando in testa da un po' è quella di un romanzo ambientato in una comunità Amish durante il Rumspringa che è il periodo che i giovani Amish passano lontano da casa per visitare un po' il mondo e decidere quale è la vita che vogliono.


  •  Infine, com’è Liliana Onori come lettrice? Quali sono i suoi autori preferiti? E se dovessi scegliere una citazione che ti rappresentasse, quale sceglieresti?



Come ti dicevo prima, il mio genere preferito è l'horror. Una citazione giusta per me forse è una frase di Capitan Harlock: “I sogni non svaniscono finché le persone non li abbandonano”



Un grazie a Liliana e soprattutto a tutti voi che vi siete uniti a questa piacevolissima chiacchierata!

martedì 15 maggio 2018

Nuova rubrica! Un caffè con.. Alessandro Mambelli!


Buongiorno cari amici lettori!
Oggi inauguriamo una nuovissima rubrica che, come potete ben vedere, ha il titolo di "Un caffè con..". Di cosa si tratta: in fin dei conti è una piccola intervista, ma io la definirei più una piacevole chiacchierata con alcuni autori del momento.
In particolar modo mi piacerebbe che questa rubrica sia un mezzo per dare luce ad autore emergenti ed infatti il prima scrittore che vi voglio presentare è al suo esordio letterario; Alessandro Mambelli, autore di "Sunset Strip", ebook edito da Geeko Editor che ho avuto modo di leggere e apprezzare nelle scorse settimane.
Qui potete trovare la recensione dell'opera e ora vi chiedo.. vi va di prendervi un caffè con noi?


  •  Innanzitutto vorrei ringraziarti per aver accettato di scambiare due chiacchiere con me in questa piccola “pausa caffè” letteraria. Tu sei un autore molto giovane, vuoi raccontarci un po’ come è nata la tua passione per la scrittura?


Credo di aver sempre avuto latente la vocazione della scrittura, ma la scintilla è esplosa quando, circa tre anni e mezzo fa, mi sono seduto davanti al computer per scrivere il mio primo racconto. Tutto grazie alla lettura: quattro o cinque anni fa ho cominciato a leggere, soprattutto Baricco e molti fumetti, e questo mi ha spinto a provare a fare lo “scrittore”.


  •  “Sunset strip” è il tuo romanzo d’esordio ma, come dichiari nella tua biografia, prima di esso hai auto-pubblicato altri romanzi. Avevi già intuito che questo romanzo aveva qualcosa in più, oppure è stata una sorpresa?


Prima di “Sunset Strip” ho scritto un “romanzetto” noir grazie al quale mi sono accorto che qualcosa stava cambiando, perché era scritto in maniera diversa rispetto ai racconti che lo avevano preceduto (lo stile era più articolato e le atmosfere, i personaggi e le vicende erano più complesse, cupe e nichiliste). Non che prima i miei racconti fossero tutti luminosi e divertenti, ma da quel “romanzetto” noir ho cominciato a capire che il mio modo di approcciarmi alla scrittura stava diventando più maturo e più sviluppato, e lì c’è stata la vera sorpresa. “Sunset Strip” è stato il passo successivo, dove questo cambiamento era già in atto e quindi era conscio e voluto. Da “Sunset Strip” in poi è stato consapevole, per cui è cambiato tutto nel mio modo di scrivere.


  •  “Sunset strip” è un personale omaggio all’America degli anni '80. Come è nata questa passione e l’idea di crearci un’intera storia?


Per quanto riguarda il periodo in cui è ambientata la storia è avvenuto tutto un po’ per caso. All’inizio volevo scrivere una storia fuori dal tempo, senza agganci a nessun periodo in particolare, ma poi ogni volta citavo o facevo riferimenti a elementi degli anni ’80 come le macchine da scrivere o i film, per cui alla fine si è optato per aggiungerne altri e ambientare lì il racconto.
Per quanto invece riguarda Los Angeles è nato tutto dal fatto che nel periodo in cui ho cominciato a buttare giù le idee per il libro avevo letto o stavo leggendo una sequenza di libri tutti ambientati lì: i libri di Fante, molti libri di Bukowski… Ho deciso di ambientare la storia in questa città semplicemente per fare un omaggio a questi scrittori che amo.

  •  La storia viene interamente raccontata secondo il punto di vista del protagonista, Paul Morry. Quante e quali sono le caratteristiche che condividi con il tuo personaggio?

Direi la sua insicurezza, la sua goffaggine e il suo essere un po’ ingenuo e imbranato con le donne (anche se lui con loro ha più fortuna di me). Dopotutto il personaggio è nato partendo da me stesso, quindi lo riconosco in molti aspetti.

  •  Com'è Alessandro Mambelli come lettore? Quali sono i suoi generi e i suoi libri preferiti?

Non ho dei veri e proprio generi preferiti, sostanzialmente leggo di tutto, però se proprio dovessi scegliere due categorie allora direi gli scrittori americani (del Nord e del Sud) e i racconti fantastici. Non per altro i miei libri preferiti sono quelli di Foster Wallace e Bolaño (che sono americani) e i libri e i fumetti di Neil Gaiman e Alan Moore (che sono decisamente sul fantastico).

  •  Ogni autore ha le proprie muse. A quali altri scrittori ti ispiri?

Come ho già detto, i miei “maestri” sono Bolaño, Foster Wallace e Gaiman, anche se i primi due sono autori che ho scoperto solo dopo aver scritto “Sunset Strip”. All'epoca (e tutt'oggi) c’erano Bukowski, Carver, Cortàzar, Hugo Pratt, Woody Allen… e nello specifico per il libro il già citato Fante e anche Hunter Thompson. E poi c’è Baricco, che se all'inizio era l’unico riferimento oggi è solo più un legame affettivo, siccome “Novecento” è stato il primo libro che ho letto e “Oceano mare” quello che mi ha spinto a voler scrivere

  •  Quali sono i progetti per il tuo futuro?

Per quello che riguarda la scrittura, il mio sogno sarebbe creare una serie a fumetti (ma non so disegnare, per cui finché non troverò un “collega” disegnatore rimarrà solo un sogno), mentre sul piano più pratico adesso sto lavorando ad un romanzo molto lungo e piuttosto particolare che, tanto per citare ancora Bolaño, è un libro di 800.000 pagine con una trama demenziale che nessuno può capire. Senza contare che continuerò ovviamente a scrivere racconti brevi e poesie.
Per quanto riguarda la mia vita, invece, continuerò a studiare (sono solo al secondo anno di Lettere Moderne), cercherò di laurearmi e poi si vedrà. Di certo mi piacerebbe fare della mia passione un lavoro, ma vedremo…

  •  In conclusione, una citazione che pensi ti rappresenti.

Ci sono due frasi di Bukowski a cui sono molto legato. La prima, per la sua autoironia che nasconde una certa verità, mi ha sempre fatto sorridere e riflettere, e dice “Tutti gli scrittori sono dei poveri idioti. È per questo che scrivono”. L’altra, invece, ha un retrogusto amaro e disilluso e dice: “Piccola, sono un genio e sono l’unico a saperlo”.




Spero che questa nuova rubrica vi sia piaciuta come è piaciuto a me crearla
Ditemi che cosa ne pensate con le reazioni e nei commenti
Non vedo l'ora di prendere ancora un caffè in compagnia di un nuovo scrittore!