martedì 4 settembre 2018

Recensione; "Lolita" di Vladimir Nabokov

Buon martedì a tutti amici lettori!
Sono finalmente giunta all'ultima recensione di Agosto da recuperare e fato vuole che sia quella decisamente più impegnativa perché riguarda un libro che per tanto tempo ho guardato con curiosità e che, una volta conclusa la lettura, mi ha davvero destabilizzato, lasciandomi stupita e a tratti veramente sconvolta.
Sto parlando di "Lolita" celebre libro scritto da Vladimir Nabokov che fin dalla primissima pubblicazione è stato capace di aizzare un mare di scalpore, sentimento che ancora oggi rimane immutato in chi (ora posso dirlo) ha il coraggio di addentrarsi tra le sue pagine.
In questo caso devo ammettere che è stato un bene avere un po' di tempo per pensare alla recensione perché negli esatti momenti dopo la lettura ero talmente scombussolata da non riuscire nemmeno a dare una mia opinione, cosa che sinceramente ancora adesso a fatica riesco a fare.
Come potete capire, questo libro mi mette seriamente in difficoltà ma cercherò di mostrarvi il mio pensiero più chiaramente possibile. Siete pronti ad accompagnarmi in questo percorso? E magari anche confrontarvi con me? In questo caso sarebbe ancora più necessario. Se la risposta è affermativa, bene, allora cominciamo




Titolo: Lolita
Autore: Vladimir Nabokov
Paese: Russo/Stati Uniti
Titolo originale in lingua inglese: Lolita
Genere: Romanzo
Pagine: 395
Prima pubblicazione: 1955
Anno edizione: 1996
Casa editrice italiana: Adelphi 
Prezzo di copertina: 11 euro copertina flessibile, 
Ebook: 4.99 euro 
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Humbert Humbert deve essere stato un uomo "normale", in un lontano passato della sua vita. Professore di ricca famiglia nato e cresciuto della Parigi dei primi Novecento, incontra la bella Annabelle quando entrambi non sono nemmeno adolescenti e si invaghisce di lei così tanto da desiderarla più di qualsiasi cosa al mondo. Fato infausto e crudele vuole però che la giovane si ammali terribilmente e muoia, prima che il loro amore si possa coronare. Da quel momento in poi qualcosa nella mente dell'uomo si rompe e lo porta ad essere visceralmente attratto, anche una volta passati molti anni, dalle ragazzine come quella che le è stata crudelmente sottratta, "passione" che lo porta a soggiornare in diverse cliniche psichiatriche di mezza europa e soprattutto a covare dentro di sé un sentimento destinato ad esplodere. Dopo un matrimonio disastroso, Humbert decise di cambiare vita e si trasferisce in America dove inizia a soggiornarne a della vedova Charlotte Haze, una donna insipida e fredda, ma dotata di un grande pregio; una splendida figlia di appena dodici anni, Dolores, da lui rinominata quasi immediatamente Lolita, che le ricorda così tanto Annabelle da farlo cadere in un profondo tunnel di follia che lo condurrà a sposare Charlotte ed, in seguito alla sua morte, a condurre la piccola Dolly in un viaggio di prigionia e soprusi in giro per il Paese.


"Lolita" è una storia che ha sempre fatto parlare, fin dalla primissima pubblicazione che Vladimir Nabokov temeva addirittura di firmare, coraggio che ha acquisito solo in seguito, forte del desiderio di rivelare al mondo la sua personale denuncia ad uno dei maltrattamenti più ignobili dell'animo umano; abuso di minore.
Attraverso la narrazione di Humbert Humbert, protagonista ed unico narratore, il lettore si ritrova ad addentrarsi nelle parti più oscure dell'animo umano; esperienza che si rivela fin da subito angosciante, destabilizzante ed infine davvero orribile. A prescindere da tutte le opinioni personali che si possano fare su questa opera, per me è assolutamente inoppugnabile che Humbert sia un mostro; è un mostro causato da uno shock infantile ma comunque un mostro; una bestia che decide di sfogare ogni suo istinto su quella che è di fatto ancora una bambina, distruggendo tutto ciò che di puro e indifeso rimaneva di lei, rapendola e privandola della più piccola libertà e facendole vivere anni d'Inferno. Se su questo, a mio avviso, non ci possono essere obiezioni c'è una cosa che mi ha davvero stranito in tutta le lettura e contrariamente da quanto si possa credere non è nella figura di Humbert (che l'autore rende fin troppo chiaro nei suo intenti e nei suoi folli ragionamenti) ma bensì in quella della sua povera vittima. Avendo la possibilità di conoscere la storia solo dal punto di vista del professore, il personaggio di Lolita viene mostrato solamente come a lui appare; una "ninfetta" provocatrice, causa stessa delle proprie sventure. E se da una parte rimane chiaro che questo pensiero sia totalmente errato e Lolita sia solo ed esclusivamente una vittima, ci sono alcuni particolare nel suo comportamento che non appaiano per nulla trasparenti, anzi alle volte sono addirittura incomprensibili. Non voglio assolutamente scendere troppo nei dettagli, per non rovinare la lettura a chi tra di voi ancora deve leggere questo libro, ma se ci fosse la possibilità mi piacerebbe poter leggere questa storia dalla versione di Lolita, in modo di chiarirmi tutti quei particolari che dopo la lettura mi rimangono totalmente oscuri.
Non posso dire che il libro più celebre di Nabokov non mi sia rimasto impresso, penso che dalle mie parole questo sia chiaro, e anche lo stile di scrittura dell'autore è stato di grande rispetto, nonostante sia (ragionevolmente, visto gli anni in cui è stato creato) alle volte troppo complesso e arzigogolato per i miei gusti, che sapete bene più propensi verso le opere moderne.
Detto questo, penso che "Lolita" sia uno di quei libri destinati a rimanermi impressi per un bel po' e a far parte di quei, ben pochi, scritti in cui non ho ben capito se mi siano piaciuti o meno. 

Voto: 7.5

Frase: "Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia"

Vladimir Vladimirovič Nabokov nacque a Pietroburgo il 23 aprile 1899 da una famiglia della vecchia nobiltà russa che, dopo la rivoluzione del 1917, emigrò in Occidente e morì Montreux, in Svizzera, il 2 luglio 1977. Completati gli studi a Cambridge, visse in Inghilterra, Francia e Germania, acquistando, con i suoi primi scritti in russo, sotto lo pseudonimo di «Sirin», vasta notorietà nell’ambiente dei suoi compatrioti emigrati. Nel 1940 si trasferì negli Stati Uniti, dei quali cinque anni dopo prese la cittadinanza. Da allora scrisse in inglese e tradusse in questa lingua alcune delle sue opere precedenti, tra cui "Lolita" il suo romanzo più celebre e discusso. La sua bibliografia vanta più di trenta opere tra saggi, romanzi e opere teatrali tra cui si ricordano "Maria", "Disperazione", "Il dono", "L'incantatore", "La vera vita di Sebastian Knight" e "Fuoco pallido".

lunedì 3 settembre 2018

Recensione; "L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome" di Alice Basso

La seconda lettura di cui assolutamente devo parlarvi è "L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome" opera d'esordio di Alice Basso, autrice milanese che negli ultimi anni ha conquistato decine e decine di lettori.
Da diverso tempo ero curiosa di conoscere questa scrittrice, più volte paragonata come genere e stile alla mia amata Alessia Gazzola, e soprattutto la sua celebre protagonista Silvana "Vani" Sarca e ciò che ho ricevuto durante la lettura ha addirittura superato qualsiasi aspettativa, creando in me un vero e proprio colpo di fulmine! Volete saperne di più? Benissimo, allora continuate a leggere



Titolo: L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome
Autore: Alice Basso
Paese: Italia
Genere: Romanzo/Giallo
Pagine: 271
Anno di pubblicazione: 2015
Casa editrice italiana: Garzanti
Prezzo di copertina: 9.99 euro copertina rigida, 5 euro copertina flessibile
Ebook: 3.99 euro
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Tutti noi, nel nostro piccolo, abbiamo le nostre capacità, ma quelle di Silvana "Vani" Sarca sono davvero eccezionali, a partire dal suo aspetto. Amante del nero e dello stile dark, Vani ha trentaquattro anni e ne dimostra dieci in meno. Ma il primo errore con lei è proprio fermarsi alle apparenze; sotto l'apparente fragilità si nasconde un temperamento tutt'altro che dolce. Del resto, con un lavoro come il suo, farsi rispettare è una necessità. E qui arriviamo alle sue vere capacità; Vani lavora infatti per un'importante casa editrice torinese ma non come autrice e tanto meno come redattrice, bensì come ghostwriter, un lavoro oscuro, misterioso e assai raro, che la costringe a rimanere in ombra ma le fa anche avere un grande potere. Fin da piccola Vani ha l'immensa capacità di "entrare" nella testa delle persone, di immedesimarsi totalmente in loro e di "leggerli", proprio come se fossero loro dei libri aperti. Ed è proprio per questo che è perfetta per quel lavoro, un lavoro che consiste nello scrivere libri di ogni genere, dai romanzi ai trattati di medicina, al posto di personaggi famosi, professori e, perchè no, anche celebri scrittori, che non hanno la capacità o il tempo per farlo ma che si prenderanno tutto il merito. È un lavoro sporco il suo, ma lei non si lamenta, un po' perchè le continue delusioni del passato le hanno insegnato a fregarsene del giudizio della gente un po' perchè, infondo, questo è l'unico lavoro che potrebbe fare e che le permette di vivere in completa autonomia, l'unica cosa a cui davvero tiene. Certo che alle volte però la mette davvero a dura prova come succede quando il suo capo le fa conoscere Bianca, una vera e propria celebrità che ha conquistato mezzo mondo grazie alla sua "capacità" di vedere e parlare con gli angeli. Tutta questa situazione avrebbe già modo di stomacarla ma tutto si complica quando nel bel mezzo del suo lavoro, Bianca viene improvvisamente rapita e Vani si ritroverà, suo malgrado, a dover indagare..


Inizio dicendo che nel parlarvi di questa opera e di tutto ciò che nasconde mi è impossibile essere coincisa, per cui, se volete continuare, vi conviene prendere qualcosa da bere e mettervi tranquillamente seduti. Per prima cosa voglio parlarvi dei personaggi e nel farlo non posso non iniziare da questa splendida protagonista; Silvana "Vani" Sarca è una donna infinitamente forte e non fa nulla per nasconderlo. È testarda, altamente poco loquace, autonoma e anche un po' acidella, ma al punto giusto. Un po' per impostazione genetica un po' per motivi professionali, Vani è abituata a vivere nell'ombra; può passare giorni interi senza uscire di casa o vedere nessuno e non c'è nulla che vorrebbe di più perchè infondo sono davvero poche le persone che le piacciono. Anzi, a dire la verità è solo una, la giovane Morgana, sua vicina di casa e così simile alla lei adolescente da farle sembrare di essere tornata indietro nel tempo. Se c'è una cosa che Vani Sarca sa fare è capire le persona, ed è forse proprio per questo che da tempo ha smesso di interessarsi a chi le sta incontro, con una sola piccola eccezione formata da Riccardo Randi, un celebre scrittore che ha avuto modo di "salvare" grazie ad un provvidenziale aiuto nella creazione del suo secondo bestseller, e che sembra giocare su di lei un potere molto particolare. E pensare che di potere Vani se ne intende, tra le sua mani risiede il destino di una grande quantità di artisti, e lei potrebbe distruggerli solo rivelando la sua identità; per fortuna che non le importa nulla, come più volte ci tiene a precisare. Ma non sottovalutate, mai fare questo errore, perchè basterebbe un attimo e tutto cambierebbe.. Vani Sarca sa come prendersi le sue rivincite e non mostrerà alcuno scrupolo nel farlo.
In questo agglomerato di saccente e ilarità, Vani si trova inspiegabilmente coinvolta in un caso molto particolare, la sparizione della "celeste" bianca, l'ultima autrice in cui si deve immedesimare. Ed è proprio grazie a questo incarico che Vani incontra il Commissario Romeo Berganza, un uomo che ostenta il suo essere poliziotto dalla punta dei capelli fino a quella dei piedi, e che dimostra fin da subito verso la ghostwriter e le sue capacità un vero e proprio interesse viscerale. È grazie, o per colpa, di lui che Vani si ritrova quindi a prestare servizio come Consulente Investigativa, un nuovo ruolo che darà modo di mostrare a pieno tutte le sue doti da moderna Sherlock Holmes.
Un accoppiata quella tra Vani e il Commissario che promette del belle, sia sul campo amoroso, che, chi lo sa, anche su quello sentimentale.. noi lettori rimaniamo aperti a tutto.
Detto questo devo assolutamente passare a spendere due parole sullo stile di scrittura di Alice Basso, una prosa scorrevole, semplice, a tratti ironica, come solo sanno essere quelle capaci di conquistarmi a pieno. Ed è proprio dallo stile di scrittura, e anche ovviamente dal genere dell'opera, che ho trovato davvero riscontro con il paragone già citato in precedenza tra lei e la sua collega Alessia Gazzola. Le due serie si piazzano infatti esattamente nel mezzo tra il genere giallo e il romanzo vero e proprio, creando un genere a sè, che a questo punto dovrebbe avere un nome proprio, e mostrano uno stile di scrittura fresco e deciso, un vero toccasana per le menti del lettori. Se su questi punti le due produzioni potrebbero assomigliarsi non lo fanno però di certo le due protagoniste; Alice Allevi e Vani Sarca non potrebbero essere più diverse e a dire la verità, per quanto io abbia adorato Alice, se Vani la incontrasse se la mangerebbe in un sol boccone. Se la prima è curiosa, la seconda è indifferente. Se una è fragile, l'altra non accusa un colpo. Se Alice si lascia travolgere da una complicata e distruttiva "relazione a tre", Vani non lo farebbe nemmeno sotto tortura.. almeno apparentemente. Del resto gli elementi ci sono, starà tutto nei prossimi libri che, a questo punto, non vedo davvero l'ora di divorare!
Io ho finito il mio papirone, ora tocca a voi dire la vostra e se ancora non lo avete letto.. cosa state aspettando?!

Voto: 8

Frase: "Infondo il mondo è pieno di gente come noi, brutte copie, versioni beta. E a me non poteva che toccare di appartenere a questa categoria, perchè evidentemente è mio destino essere sempre il doppione di qualcun altro"


Alice Basso è nata nel 1979 a Milano e ora vive in un ridente borgo medievale fuori Torino. Lavora per diverse case editrici come redattrice, traduttrice, valutatrice di proposte editoriali. Il suo esordio letterario è avvenuto nel 2015 con la pubblicazione di "L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome" primo libro della serie con protagonista la ghostwriter Vani Sarca, di cui fanno parte "Scrivere è un mestiere pericoloso", "Non ditelo allo scrittore", "La scrittrice del mistero", il racconto "Nascita di una ghostwriter" e lo speciale natalizio "La ghostwriter di Babbo Natale".


Recensione: "Eleanor Oliphant sta benissimo" di Gail Honeyman

Buon lunedì a tutti amici lettori!
Come già antcipato nel post di ieri sera, in questi giorni devo e voglio assolutamente recuperare i tre libri letti ad Agosto di cui ancora vi devo parlare; il primo di loro è "Eleanor Oliphant sta benissimo" romanzo d'esordio di Gail Honeyman che ha riscontrato un vero successo mondiale.
Questa storia mi ha attirato fin da subito e, aizzata dai tanti commenti positivi, l'ho intrapresa con estrema curiosità. Cosa ne ho ricavato? Scorrete e scopritelo



Titolo: Eleanor Oliphant sta benissimo
Autore: Gail Honeyman
Paese: Scozia
Titolo originale: Eleanor Oliphant is Completely Fine
Genere: Romanzo
Pagine: 352
Anno di pubblicazione: 2018
Casa editrice italiana: Garzanti
Prezzo di copertina: 17.90 euro copertina rigida
Ebook: 6.99 euro
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Eleanor Oliphant è una ragazza particolare. Lo si vede dal suo aspetto, un po' sciatto e poco ricercato, con quella brutta cicatrice sulla guancia che tutti notano non appena posano gli occhi su di lei. Lo si intuisce dai suoi comportamenti, sempre così distaccati e dediti solamente al lavoro. E soprattutto ne si avrebbe la prova se si andasse oltre la prima impressione e la si seguisse nella sua ruotine; le uscite di casa per andare al lavoro, le uscite dal lavoro per andare a casa, la spesa unicamente da Tesco, l'immancabile acquisto dell'amata vodka al market vicino casa, le lunghe ore passate nella completa solitudine se non fosse per il mercoledì sera, giorno della settimana con cui si sente telefonicamente con la terribile madre, profondamente odiata ma con la quale cerca comunque di mantenere un rapporto. Per anni questa è stata la vita di Eleanor, e a lei è andato benissimo così. Si può dire che sia stata veramente benissimo. Ma ora qualcosa è cambiato; durante un insolita serata in un locale, Eleanor ha infatti finalmente incontrato l'uomo della sua vita. Bhè, non l'ha proprio incontrato, semmai lo ha visto; un cantante emergente, dal fascino così pronunciato da essere davvero irresistibile. E da quel momento Eleanor lo sa, è solo questione di tempo e il loro amore potrà finalmente sbocciare. Deve solo iniziare un po' a cambiare.


Fin dalle prime pagine questo romanzo presenta un potere attrattivo davvero impressionante, causato probabilmente dall'immensa capacità stilistica di Gail Honeyman, capace di entrare talmente tanto in confidenza con il suo personaggio da permetterle di avere una voce così incisiva da risultare impossibile per il lettore staccarsi dalle pagine. Eleanor Oliphant è senza dubbio un personaggio unico nel suo genere e più si procede con la lettura più risulta impossibile non affezionarcisi; chi legge verrà infatti per prima cosa condotto nell'insolita vita di questa giovane donna, ne sarà un po' stranito, si chiederà chi è veramente il personaggio che si appresta a conoscere e pian piano lo vedrà evolversi grazie ad una folle ed improbabile infatuazione che aprirà sì la strada a scenari decisamente divertenti ma permetterà anche ad Eleanor di far luce sul proprio oscuro e doloroso passato; un passato che l'ha traumatizzata talmente profondamente da condizionare tutto il resto della sua vita.
Appare impossibile non lasciarsi scappare un sorriso nel conoscere questa donna apparentemente così insignificante ma che nasconde una lingua tagliente e un modo tutto suo di vedere e di concepire il mondo; ho trovato davvero esilarante seguire Eleanor nella scoperta di tutti quelli che sono i fondamentali elementi del mondo femminile; dallo shopping al trucco, dai rapporti sociali alla terribile ceretta. Tutte situazioni per lei completamente nuove e che affronta con la tenerezza di un bambina troppo cresciuta. Perché infondo è questo che Eleanor è; ancora una bambina, una bambina spaventata da un nemico troppo più grande di lei che l'ha schiacciata e sottomessa impedendole di essere sé stessa fino a quando qualcosa è arrivato nella sua vita per destabilizzarla; e non si tratta certo dell'improvvisa e incontrollabile cotta ma della vera e pura amicizia, la prima che lei abbia mai avuto, con un nuovo collega, il buon Raymond , il vero mezzo per sconfiggere il suo nemico più grande; la solitudine. Come potete vedere questo libro è davvero ricchissimo di argomenti importanti e potrei continuare a parlarne per ore ma rischierei di svelarvi troppo quindi concludo qui, constatando che questo è uno di quei successi editoriali che conquistano proprio tutto, è non è davvero un caso.

Voto: 8

Frase: "Sul mio cuore ci sono cicatrici altrettanto spesse e deturpanti di quelle che ho in viso. So che ci sono. Spero che resti un po' di tessuto integro, una chiazza attraverso la quale l'amore possa penetrare e defluire. Lo spero"


Gail Honeyman è nata nel 1972 in Scozia, dove è cresciuta, e attualmente vive a Glasgow.
Fin dai tempi della scuola la scrittura è stata per lei non solo un'attitudine ma un sogno, un sogno che ha coltivato per tanti anni e in cui ha messo tutta sé stessa, un sogno da cui è nato il suo esordio letterario "Eleanor Olpihant sta benissimo", oggi bestseller venduto in 35 paesi.

domenica 2 settembre 2018

Le migliori letture del mese; Agosto!



Buona sera a tutti amici lettori e soprattutto buona domenica 2 Settembre!
Ebbene sì, Agosto se n'è andato, portando via con sé questa fugace estate e io sono ancora una volta in ritardo con le recensioni. Ormai mi sembra quasi una tradizione.
Promettendovi di rimediare al più presto, il mio compito oggi è quello di rivelarvi la mia consueta classifica. Questo mese sono riuscita a raggiungere il mio obbiettivo, leggendo dieci libri tondi tondi, alcuni dei quali davvero molto belli.
In questo resoconto devo però aprire anche una piccola parentesi che riguarda "4321" di Paul Auster, libro che aspettavo da moltissimo e che ho iniziato ma che, a malincuore ho dovuto lasciare in sospeso, probabilmente in attesa di un mese meno impegnativo come questo Agosto per me quasi totalmente lavorativo.
Detto questo, non ho nulla d'aggiungere e posso finalmente iniziare!

Decimo posto: "Isola" di Siri Ranva Hjelm Jacobsen

Interessante libro autobiografico che porta il lettore alla scoperta delle misteriose Isole Faroe. Ben fatto ma poco coinvolgente.

Voto: 6                                      Recensione completa qui


Nono posto; "C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo" di Efraim Medina Reyes

Libro ironico e dai contenuti forti che analizza l'amore attraverso gli occhi di Rep, un giovane colombiano che ha appena visto naufragare la sua grande storia. Poco impegnativo e piacevole ma non del tutto convincente.

Voto: 6                            Recensione completa qui



Ottavo posto; "L'opera da tre soldi" di Bertolt Brecht

Opera più celere del drammaturgo tedesco, racconta la storia di Mackie Masser, un famigerato delinquente della Londra di inizio Novecento. Difficile apprezzarla fino in fondo con la sola lettura.

Voto: 6.5                            Recensione completa qui



Settimo posto; "Giochi al crepuscolo" di Anita Desai

Raccolta di racconti che ci porta alla scoperta delle parti più enigmatiche, magiche e spirituali di un Paese unico al mondo; l'India.

Voto: 7                   Recensione completa qui





Sesto posto; "Lolita" di Vladimir Nabokov

Ultimissima lettura del mese che mi ha stupito, sconvolto e scombussolato grazie al folle filo di pensiero di un professore di francese quarantenne che perde la testa per una ragazzina dodicenne. Senza parole.

Voto: 7.5                      Recensione completa non ancora disponibile



Quinto posto; "Il sognatore" di Laini Taylor

Un vero e proprio caso editoriale che ha conquistato lettori in ogni parte del mondo, amanti del fantasy e no. Assolutamente degno delle aspettative!

Voto: 8                            Recensione completa su su thrillernord.it












Quarto posto; "Eleonor Oliphant sta benissimo" di Gail Honeyman

Impossibile non affezionarsi alla protagonista di questo irresistibile romanzo che farà sorridere, intenerire ma anche scappare qualche lacrima. Un grande esordio.

Voto: 8                             Recensione completa non ancora disponibile





Terzo posto: "L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome" di Alice Basso

Libro d'esordio dell'apprezzata scrittrice milanese che fa conoscere al pubblico la protagonista; Silvana "Vani" Sarca. Una burbera ghostwriter dotata di un potere molto particolare. Mio vero e proprio colpo di fulmine!

Voto: 8                           Recensione completa non ancora disponibile





Secondo posto; "Salvare le ossa" di Jesmyn Ward

Primo capitolo della trilogia di Bois Sauvage ceh racconta la storia di Esch e della sua povera famiglia alle soglie dell'Uragano Katrina. Impossibile non farselo rimanere impresso.

Voto: 8                   Recensione completa qui




Primo posto; "Figlie del mare" di Mary Lynn Bracht

Bellissimo e toccante romanzo che scava nel profondo degli orrori vissuti in Asia durante la Seconda Guerra Mondiale attraverso la storia di due sorelle, Hana, strappata con al forza dalla famiglia, ed Emi, sopravvissuta ma destinata a sentirsi in colpa per il suo destino. Indimenticabile.

Voto: 8                   Recensione completa qui





Come potete vedere, questo è stato per me ricco di tante belle letture.
I primi cinque posti si differenziano solo per alcune sfumature e ci tengo a dire che è stato molto difficile scegliere quale premiare di più.
Per mio giudizio sono tutte ampiamente consigliate.






giovedì 30 agosto 2018

Un caffè con.. Liliana Onori!


Questa giornata voglio concluderla così, con un bel caffè per la mia rubrica dedicata alle interviste!
Oggi a farmi compagnia c'è Liliana Onori, la disponibile e carissima autrice di "Come il sole di mezzanotte", romanzo rosa ambientato nell'Irlanda nel 1800, che ho avuto modo di leggere ed apprezzare nel corso delle scorso mese.
Qui potete trovare la recensione dell'opera, uscita qualche giorno fa, e se già l'avete letta potete prendere una sedia, mettervi comodi e sorseggiare insieme a noi un buon caffè

  •   Inanzi tutto vorrei ringraziarti per aver accettato di scambiare due chiacchiere con me in questa piccola “pausa caffè” letteraria. Nella tua biografia dichiari di aver iniziato a scrivere fin da bambina, quando creavi romanzi fantasy per i tuoi compagni di scuola. Sai raccontarci da cosa questa passione abbia preso forma? E come si è evoluto il tuo rapporto con la scrittura nel passare degli anni?


In realtà non ha preso forma da niente ma credo sia nata insieme a me, nel senso che non è mai stata una cosa che ho deciso di fare, ho 'dovuto' farla. Scrivere non è un hobby, una passione o una scelta. Anche perché una scelta diversa non c'era per me. Ho dovuto seguire la natura,l'istinto,non so come chiamarlo. La genetica,forse [ride]. Dico sempre di essere geneticamente obbligata a scrivere perché se non lo facessi sarebbe come non poter più dormire, o mangiare. Ne morirei.

  •  “Come il sole di mezzanotte” è un romanzo rosa ambientato nell’Irlanda del 1800. Come mai hai scelto proprio questo contesto storico e questo Paese così particolare?


La scelta iniziale era la Francia rivoluzionaria del 1789 poi però mi sono resa conto che, per il tipo di storia che volevo raccontare, Versailles e lo sfarzo di quell'epoca non si adattavano per niente bene. La scenografia, chiamiamola così, strideva un po' con i protagonisti, i dialoghi e le scene. Poi un giorno mi è capitato di leggere questa frase: ''L'Irlanda è un paese gotico''. Mi ha tanto affascinata questa espressione e mi sono messa subito a cercare materiale sulle enciclopedie e su internet, e quando ho visto le foto delle scogliere dei boschi e di quel verde pazzesco ho capito che era quello il posto giusto. Era lì che dovevo ambientare la mia storia.

  •  Una delle cose che colpisce di più durante la lettura del tuo romanzo è la continua e chiara percezione del sentimenti dei personaggi nei vari momenti della loro storia. Come è stato per te dare vita alle loro emozioni e come hai vissuto, da creatrice, il susseguirsi delle vicende?


In qualche modo la storia nasce e muore nella mia testa ancora prima che sia messa su carta, quindi una linea generale di come andranno le cose è chiara fin da subito. Poi scrivendo magari cambio qualche scena, ne aggiungo una nuova, ne taglio un'altra. E' un po' una tela di Penelope. Anche dopo che è finito. A volte mi dico:''Mannaggia, se lo avessi scritto così invece di così...''. Descrivere i sentimenti è ovviamente un po' complicato perché etichettare una sensazione, un dolore, una gioia, con delle semplici parole non è semplice per niente. Ho cercato di descrivere le sensazioni che io stessa ho provato di dolore, gioia, perdita, amore, gelosia, vendetta per far sì che risultassero veritiere tanto che anche il lettore potesse provarle. Secondo me poi per descrivere un sentimento ci vogliono parole semplici, perché i sentimenti sono semplici nella loro natura, siamo noi poi che li complichiamo con i nostri pensieri, le remore, le coscienze, i dubbi, le paure, ma in per i sentimenti sono così istintivi e naturali che non servono parole complicate. Il lettore li conosce già tutti per natura.

  •  La protagonista del libro, Anna DeLarey, è una ragazza molto giovane ma estremamente forte, che per amore è disposta a sfidare la propria famiglia e le più ferree convinzioni sociali. Da dove o da cosa sei partita nella realizzazione del suo personaggi? Ci sono alcune sue caratteristiche che anche tu pensi di avere?


I personaggi dei mie romanzi sono tutti ''me'', nei loro aspetti positivi e in quelli negativi. Anna, Lorenz, Julian, Diana, Charlotte, William, sono tutti basati su caratteristiche che io credo di avere. Come Anna penso che quando si vuole bene a qualcuno non è colpa di nessuno e che se lo si ama davvero allora è normale sacrificare anche se stessi; di Lorenz ho la gelosia, ma non a quei livelli ovviamente [ride] Ho dovuto esasperare il personaggio per fare andare le cose come volevo io; di Julian ho la spontaneità e la faccia tosta di dire quello che mi passa per la testa senza filtrarlo troppo... e via di seguito.

  •  Nella tua carriera di scrittrice hai sperimentato generi diversi. Ce n’è uno in cui ti senti particolarmente a tuo agio e uno con cui magari non pensi di poter avere mai nulla a che fare?


Ho scritto tantissimi manoscritti che stanno chiusi da anni in scatole dentro il mio armadio e che aspettano di essere tirati fuori, corretti e magari un giorno, se valgono, pubblicati e sono tutti 'rosa'. Confesso che è un genere che non leggo, che non mi piace, che mi annoia tantissimo, eppure non riesco a scrivere altro. Il mio genere preferito è l'horror, il gotico o comunque un qualsiasi libro dove ci stiano cadaveri e morti ammazzati violentemente. Ho provato a scrivere generi diversi, tipo appunto il gotico, ma comunque la storia prende sempre una piega romantica. Quindi, nonostante la mia avversione, mi sono arresa al fatto che evidentemente è il 'rosa' il mio genere.

  • Sempre nella tua biografia dichiari di aver fatto della tua scrittura la tua attività principale ma, a parte questa, hai anche delle altre passioni? Cosa fai per staccarti e riprendere fiato tra un libro e un altro?


Io lavoro per le biblioteche di Roma da quasi dieci anni, è quella la mia attività principale. Magari potessi dedicarmi solo ai libri!!!Le mie passioni sono molto banali:sono un po' una nerd, lo confesso, mi piace il cinema, colleziono action figure, statue e Funko Pop di personaggi cinematografici, televisivi e fumettistici, pratico da due anni la kick boxing, e ovviamente, mi piace tantissimo viaggiare.

  •  Domanda di rito; progetti per i futuro! Stai scrivendo qualcosa di nuovo?


Sì, adesso l'idea che mi sta girando in testa da un po' è quella di un romanzo ambientato in una comunità Amish durante il Rumspringa che è il periodo che i giovani Amish passano lontano da casa per visitare un po' il mondo e decidere quale è la vita che vogliono.


  •  Infine, com’è Liliana Onori come lettrice? Quali sono i suoi autori preferiti? E se dovessi scegliere una citazione che ti rappresentasse, quale sceglieresti?



Come ti dicevo prima, il mio genere preferito è l'horror. Una citazione giusta per me forse è una frase di Capitan Harlock: “I sogni non svaniscono finché le persone non li abbandonano”



Un grazie a Liliana e soprattutto a tutti voi che vi siete uniti a questa piacevolissima chiacchierata!

mercoledì 29 agosto 2018

Recensione; "Giochi al crepuscolo" di Anita Desai

Questo mese è stato per me un po' il mese degli esperimenti; anche grazie alla bella challenge annuale a cui sto partecipando, ho avuto infatti modo di scoprire opere di autori particolari e mondi che non avevo mai conosciuto. Uno è di questi è senza dubbio "Giochi al crepuscolo" bella raccolta di racconti della scrittrice indiana Anita Desai, che attraverso le sue storie mi ha portato alla scoperta della misteriosa e bellissima India.
Ecco la mia recensione



Titolo: Giochi al crepuscolo
Autore: Anita Desai
Paese: India
Titolo originale: Games at Twilight and Other Stories

Genere: Raccolta di racconti
Pagine: 184
Prima pubblicazione estera: 1978
Prima pubblicazione italiana: E/O, 1996
Anno edizione: 2001
Casa editrice: Edizioni E/O
Prezzo di copertina: 13,42 euro copertina flessibile
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Un giovane studente che sceglie improvvisamente di lasciare gli studi dopo aver avuto una visione nel parco in cui andava a studiare, un professore di mezz'età che legge poesie alla sua giovane allieva in una terrazza sul tetto, una donna americana in crisi durante il suo viaggio in India, un uomo che vive una travolgente trasformazione spirituale al semplice contatto con un melone, dei bambini che giocano al tramonto.. questi sono solo alcuni dei protagonisti che danno vita agli undici racconti che compongono questa raccolta; personaggi unici e tutti profondamente spirituali che portano attraverso le vite stralci così intimi e toccanti che solo l'India può avere.



Anita Desai è già di per se una donna decisamente interessante; nata da padre bengalese e madre tedesca, è cresciuta insieme ai tre fratelli in India. In casa parlava tedesco, con gli amici e i vicini di casa invece si esprimeva in hindi. Nonostante questo la lingua che ha scelto per le sue opere è l'inglese, idioma imparato alla scuola missionaria di Vecchia Delhi. Questo crogiolo di culture si fonde in questa sua raccolta di racconti che rappresentano sì a pieno la cultura e la spiritualità tipica dell'India ma che vengono punteggiati a volte da alcune caratteristiche esterne; il lettore non deve sorprendersi infatti nel ritrovare all'interno delle storie alcune parole tedesche, lingua a cui l'autrice appare effettivamente molto affezionata.
Per quanto riguarda i racconti in sé sono tutti nel complesso decisamente piacevoli e un paio sono davvero riusciti ad ottenere tutta la mia attenzione; il mio preferito è senza dubbio quello del pittore che dipinge paesaggi che non ha mai visto. Mi dispiace solo che sia un po' più corto di quanto si meritasse.
Anita Desai, dall'alto della sua esperienza, rappresenta un buon punto di riferimento, sia per gli amanti della letteratura indiana sia per quelli che, come me, vogliono iniziare a scoprirla in modo non troppo impegnativo.

Voto: 7



Anita Desai (alla nascita Anita Mazumdar) è nata il 24 giugno 1937 a Jaipur da madre tedesca e padre bengalese. Insieme ai tre fratelli, cresce a Nuova Dehli, parlando tedesco in casa e hindi con vicini di casa e amici. Impara l'inglese grazie alla Scuola Missionaria di Vecchia Dehli, ed è proprio grazie a questa lingua che si cimenta per la prima volta nella scrittura.
Nel 1958 si Laurea in letteratura inglese all'Università di Nuova Dehli e si sposa con Ashrin Desai, con la quale ha quattro figli; Rahul, Tani, Arjun e Kiran, anche lei scrittrice.
Il suo esordio letterario avviene nel 1977 con "Fuoco della montagna" a cui fanno seguito "Giochi al crepuscolo", "Chiara luce del giorno", "Il villaggio vicino al mare", "In custodia"; "Notte e nebbia a Bombay", "Viaggio a Itaca", "Digiunare, digiunare", "Polvere di diamante ed altri racconti", "Un percorso a zig zag" e "L'artista della disperazione".

Recensione; "C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo" di Efraim Medina Reyes

Buon mercoledì a tutti amici lettori!
Agosto è ormai agli sgoccioli e io continuo a tirare le somme parlandovi oggi di un libro che mi ha tenuto compagnia durante una delle scampagnate che ho fatto durante il mese; "C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo" è un romanzo scritto dall'autore colombiano Efraim Medina Reyes. Un romanzo a tratti duro e anche un po' volgare, ad altri dolce e sorprendentemente poetico. Cambi di fronte improvvisi ma che rappresentano a pieno il personaggio protagonista; l'unico ed irripetibile Reptil!
Ecco la mia recensione



Titolo: C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo
Autore: Efraim Medina Reyes
Paese: Colombia
Titolo originale: Érase una vez el amor pero tuve que matarlo
Genere: Romanzo
Pagine: 173
Prima pubblicazione estera: 1994
Prima pubblicazione italiana: Feltrinelli, 2001
Anno edizione: 2014
Casa editrice: Feltrinelli
Prezzo di copertina: 8.50 euro copertina flessibile
Ebook: 4.99 euro
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Reptil, per gli amici semplicemente Rep, è un uomo profondamente annoiato. Gli da noia la sua anonima città (Cartagena, che lui chiama costantemente "città immobile"), gli da noia la sua routine così sciatta e senza un fine preciso, persino le sceneggiature per cinema che scrive quotidianamente riescono a soddisfarlo come dovrebbero, così come il tempo passato con i cari amici, anche loro sconclusionati e disadattati come lui. Rep sogna di poter cambiare vita, sogna l'America, sogna una luminosa carriera.. e soprattutto sogna di lasciarsi alle spalle la storia d'amore tormentosa e ormai finita con "una certa ragazza" che lo ha stregato a tal punto da lasciarlo inerme senza forze ne inibizioni. Perché anche un tipo forte e tutto d'un pezzo come lui ha fatto l'errore di innamorarsi ed ora sì che è proprio un bel casino.


"C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo" è un romanzo introspettivo, egocentrico e rozzo , così come il protagonista il cui "io" viene sviluppato durante tutta la lunghezza del libro.
Già dal titolo veniamo preparati ad una lettura estremamente ironica e anche un po' scorrile arricchita da una prosa semplice ma che rimanda un po' a Charles Bukowski, che di storie come queste ha fatto il suo marchio di fabbrica. Rap e i suoi amici rappresentano a pieno la gioventù senza ideali, senza prospettive e tristemente annoiata che troppo spesso si più osservare nelle città di tutto il mondo. Vivono in un ambiente duro, quasi invivibile, e nonostante tutti gli sforzi per fare un salto di qualità rimangono un fermi, un po' per mancanza di incentivi un po' per i crudeli scherzi del destino.
In tutti questo Rep è riuscito comunque a trovare qualcosa di bello; ha trovato l'Amore, quello vero, quello con la "A" maiuscola e per un po' tutto è andato bene fino a quando la sua vera natura è venuta fuori ed ha rovinato tutto. Nel pieno dei suoi più tormentosi sentimenti Rep ci mostra la sua idea sull'amore, a volte tipicamente maschile, altre invece sorprendente ricercata, addirittura poetica. Ma del resto il protagonista con le parole ci sa fare, e ne da spesso prova, così come il suo autore che mostra una buona capacità nel mischiare generi diversi che permettono al lettore di staccarsi almeno per un po' dal racconto della quotidianità.
"C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo" è senza dubbio un libro molto particolare, che si ama o si odia, senza via di mezzo, e che può essere apprezzato solo da una particolare cerchia di lettori. Nonostante tutto una buona lettura, se non per altro per prendere una boccata d'aria tra una lettura complessa e l'altra.

Voto: 6

Frase: "Sai bene che quando l'amore si spegne è più freddo della morte. Il problema è che le due parti in causa non si spengono contemporaneamente e quando sei la parte ancora accesa preferiresti essere morto"


Efraim Medina Reyes è nato il 29 giugno 1967 a Cartagena de Indias, Colombia, e attualmente vive dividendosi tra la sua città natale e Bogotà. Nella sua ricca carriera ha sperimentato diversi ruoli, dal musicista al drammaturgo, dal poeta al regista.
Il suo esordio letterario è avvenuto nel 1988 con "Seis Informes" e nel 1995 ha vinto il Premio Nazionale per il Racconto con la raccolta "Cinema albero". Oltre al suo romanzo più celebre "C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo",  ha scritto "La sessualità della pantera rosa", "Tecniche di masturbazione tra Batman e Robin" e la raccolta di poesie "Pistoleri, puttane e dementi".