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venerdì 29 novembre 2019

Recensione; "Ninfee nere" di Michel Bussi

Buon venerdì a tutti amici lettori!
Anche questo mese di Novembre è passato troppo in fredda e tra qualche giorno giungeremo all'ultimo mese dell'anno quindi è tempo di fare gli ultimi conti sulle letture mensile per essere preparati a quelle che ancora ci attendono. Oggi vi parlo di quella è stata la mia ultima lettura, un giallo che volevo leggere con molto interesse e da cui mi aspettavo tantissimo, visto la fama che quasi lo precede; sto parlando di "Ninfee nere", esordio di Michel Bussi e suo libro più importante. Come ben sapete però è bene ricordare che i libri, seppur celebri, non possono piacere a tutti, e questa volta mi trovo a dover mostrare un parere del tutto fuori corrente. Volete saperne di più? Qui sotto trovate la mia recensione!




Titolo: Ninfee nere
Autore: Michel Bussi
Paese: Francia
Titolo originale: Nymphéas noirs
Genere: Giallo
Pagine: 394
Prima pubblicazione: 2011
Casa editrice italiana: Edizioni e/o
Anno edizione: 2016
Prezzo di copertina: 16 euro copertina flessibile
Ebook: 11.99 euro

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Nel paese di Giverny tutto assume i colori di un quadro impressionista, proprio come se il maestro Claude Monet non avesse solo impresso nelle sue celebri opere in paesaggio e le case, ma anche le persone, le vicende, i sentimenti che lo abitano. Persino l'omicidio di Jerone Morval. travato ucciso in circostanze misteriose alle soglie del lago, sembra appartenere ad un opera d'arte; almeno questa è la prima impressione del commissario Laurenc Séreénac, appena trasferito nel paese che dovrà fare i conti, aiutato dal suo vice Silvio Benavides, con le tante particolarità di Ginervy per cercare di comprendere cosa si cela dietro l'assassinio. La strada verso la soluzione non sarà delle più semplici, soprattutto quando l'ispettore straniero si imbatterà nella bella maestra Stephanie Dupin, una delle possibili amanti di Morval, una donna talmente tanto bella e triste da sconvolgerlo per sempre. Ma lei non è la sola donna a far da cornice alla vicenda; in mezzo ad un campo di grano la piccola Fanette dipinge i suoi quadri che spera un giorno potranno portarla lontano da lì ed una vecchia donna vestita di nero si aggira circospetta, osservando tutto, dall'altro della sua conoscenza. Lei è infatti l'unica a sapere la verità, ma non è ancora pronta a parlare.


Inizio con il dire che le aspettative sono un arma a doppio taglio per un lettore; rappresentato una delle maggiori emozioni che ci spingono a leggere un libro ma allo stesso tempo posso trasformarsi nel nostro peggior nemico. è sempre bene non aspettarsi nulla dal libro che stiamo leggendo, liberare la mente e lasciarsi unicamente trasportare dalle pagine; con certi libri però è davvero impossibile farlo e "Ninfee nere" rientra assolutamente tra questi. Ho sentito talmente tanto parlare bene di questo libro, mi è stato consigliato spasmodicamente così tante volte che è stato impossibile per me non aspettarmi una lettura capace di travolgermi con tutta la sua potenza; e bene, posso dire sicuramente di aver letto un buon libro, ma non un super libro. Inanzi tutto non posso nascondere la mia difficoltà nel prendere confidenza con la storia; Michel Bussi ha uno stile molto particolare, oserei dire quasi unico, questo già lo sapevo per aver letto "Non lasciare la mia mano" e l'ho ritrovato anche qui, questo ha fatto sì che per più della metà del libro io non abbia avuto la minima idea di dove l'autore volesse parare e se questo ha aiutato a mantenere in mistero ha creato anche in me una profonda confusione che non sono riuscita a dissipare se non nella parte finale dove un vero colpo di genio, su questo non posso dire niente, ha sconvolto tutte la carte in tavola. Un gran bel colpo di scena, non c'è che dire, ma visto che si deve giudicare un libro nella sua interezza devo dire che questo non basta a lasciarmi una sensazione del tutto positiva a fine lettura. Detto questo non posso dire che il romanzo non mi sia piaciuto, ho apprezzato moltissimo alcune sue caratteristiche come il fatto di aver dato tantissima importanza all'arte e alla pittura; da grande estimatrice ho amato il fatto di aver potuto rivivere la vita e la carriera di Claude Monet attraverso alcune vicende raccontate dell'autore così come alcune curiosità che non conoscevo e che mi hanno molto colpito. In conclusione non so se vorrò ancora leggere qualcosa di questo autore perchè se questo, che è il suo libro più apprezzato, è stato capace di coinvolgermi solo in parte, penso che possa essere che il suo stile non sia proprio per me.

Voto: 7.5

Frase: "La faccenda durò tredici giorni. Il tempo di un evasione. Tre donne vivevano in un paesino. La terza era quella con più talento, la seconda era la più furba, la prima era la più determinata. Secondo voi, quale delle tre è riuscita a scappare?"


Michel Bussi è nato il 29 aprile 1965 a Louviers, nell'Alta Nombardia, posto dove ha ambientato molte delle sue opere. Insegnante di geografia politica all'Università di Rouen e direttore di ricerca al Centre national de la recherche scientifique, ha esordito come giallista nel 2005 e da allora ha pubblicato più di dieci romanzi. In Italia approda nel 2011 con "Ninfee nere", con cui ha vinto numerosi premi. Di sua produzione pubblicati in lingua italiana anche "Un aereo senza di lei", "Non lasciare la mia mano", "Mai dimenticare", "Tempo Assassino", "La doppia mare", "La follia Mazzarino", "Il quaderno rosso" e "Forse ho sognato troppo".

martedì 22 gennaio 2019

Recensione; "Gli scomparsi di Chiardiluna" di Christelle Dabos

Buongiorno amici lettori!
Oggi vi voglio parlare di una delle mie ultime letture che riguarda un libro che attendevo da molto perché seguito di un famosissimo volume che è stato capace lo scorso anno di incantare milioni di lettori in tutta Europa, me compresa. Sto parlando di "Gli scomparsi di Chiardiluna" secondo romanzo fantasy/dispotico di Christelle Dabos che racconta le avventure, o, per meglio dire, le disavventure, della giovane Ofelia che dopo essere stata incastrata in un matrimonio combinato con il giovane ed ombroso Thorn deve abbandonare la propria Arca di origine per trasferisci al Polo, un mondo fatto di intrighi, tradimenti e crudeli bugie. La vicenda inizia esattamente dove si era conclusa nel capitolo precedente "Fidanzati dell'inverno" (qui potete trovare la mia recensione) ed ancora una volta sarà capace di sorprenderci ed intrigarci con una storia unica nel suo genere. Ecco qui la mia recensione!



Titolo: Gli scomparsi di Chiardiluna
Autore: Christelle Dabos
Paese: Francia
Titolo originale: Les Disparus du Clairdelune 
Genere: Fantasy/Dispotico 
Pagine: 562
Anno di pubblicazione: 2019
Casa editrice italiana: Edizioni e/o
Prezzo di copertina: 16 euro
Ebook: 12.99 euro
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Dopo aver abbandonato la sua Arca e la sua famiglia, essere stata costretta a vestirsi da domestico e aver provato sulla sua pelle quanto possa essere dura la vita alla corte del Polo, Ofelia si trova di fronte ad una prova ancora più grande; essere presentata al sire Faruk, lo smemorato spirito di famiglia di tutti gli abitanti del Polo non che futuro padre del figlio di Berenilde. L'incontro non è dei più semplici, soprattutto per via della temibile forza mentale del signore ma per qualche ragione Faruk prende Ofelia in simpatia e decide di ospitarla nella sua residenza a Città Cielo. Nel frattempo il matrimonio della giovane con Thorn si avvicina e, nonostante i rapporti tra i due rimangano complicati, è chiaro che porterà molti cambiamenti; attraverso la Cerimonia del Dono, infatti, i due sposi erediteranno i poteri del coniuge e Thorn, grazie al potere di lettura di Ofelia, potrà finalmente leggere il Libro di Faruk, quel misterioso oggetto che ossessiona il fire e che sembra nascondere oscuri segreti sul mondo prima e dopo la Lacerazione. La strada verso questo obbiettivo però si fa via via sempre più complessa; dopo la morte di tutto il clan dei Draghi, Thorn è deciso a portare avanti il suo progetto per reinserire in società i clan allontanati molto tempo prima e questo provoca ancor più dissapori nei suoi confronti, in un clima che diventa sempre più astioso quando iniziano a presentarsi diverse misteriose sparizioni a Chiardiluna, tra cui, in ultimo, anche quella del bel ambasciatore Archibald. Sarà proprio compito di Ofelia indagare su questi strani casi; riuscirà la giovane a vedere oltre le perfide illusioni delle persone che la circondano? Di chi potrà fidarsi veramente?


Dopo un inizio un po' complesso per riuscire a riprendere confidenza con il magico mondo creato da Christelle Dabos, è stato impossibile per me non venire risucchiata in un vortice di avvenimenti, tragedie, bugie, trame capace di sconvolgermi e di farmi volare sulla pagine trascinata dalla bellezza dei personaggi e dalle loro vicende. Se già nel primo volume non potevo non soffermarmi sulla particolarità e la bellezza di ogni personaggi, in questo seguito non posso fare a meno di ammettere che mi ci sono davvero affezionata soprattutto alla giovane protagonista, Ofelia, che pur rimanendo l'impacciata e timida ragazza che abbiamo conosciuto e amato dimostra fin da subito di essere profondamente cambiata nel suo breve tempo passato al Polo e di conservare dentro di sì un coraggio e una voglia di rivalsa capace di farla emergere, non che, ovviamente di metterla nei guai. Di certo però lei non è la sola ad essere cambiata; anche Thron, il suo futuro ed ombroso marito, sempre serie ed impostato, sarà capace di abbassare un po' le sue difese, almeno di fronte a lei, e di dimostrare, a modo suo, il proprio, sincero, affetto nei suoi confronti. Il rapporto tra i due giovani rimane comunque complesso; i loro caratteri, così differenti, faranno si che si dovranno scontrare più volte ma pian piano che si procede nella storia più si comprende che la loro unione non è solo una questione di facciata ma che nasconde un sentimento reale. Per il bene dell'altro entrambi saranno costretti a comportarsi in modo ambiguo; Thorn trattandola male e arrivando addirittura a minare la buona riuscita del matrimonio e Ofelia tenendolo all'oscuro delle terribile lettere minatorie che le giungono quasi in contemporanea con le misteriose sparizioni su cui proprio lei finirà per indagare. La storia si snoda così su piani ben diversi tra loro e con l'aggiunta di nuovi personaggi capaci di sconvolgere ancora di più i delicati equilibri della corte, dove l'illusione la fa da padrone e ognuno pensa solo al proprio benessere. Apparentemente fantasy, in questo secondo romanzo il genere sembra spostarsi sempre di più verso il dispotico in quanto il mondo in cui si trovano i personaggi risulta essere un evoluzione del mondo reale dopo la cosiddetta Lacerazione voluta di Dio ed atta a separare gli dei minori, i cui nomi sembrano richiamare le divinità greche e romane. Un altro riferimento chiaro ed interessante è quello fatto dall'autrice alle leggende nordiche; più volte viene citato Odino ad esempio e ad un certo punto ci troviamo addirittura nella città di Asgard. Che cosa rappresentano davvero questi riferimenti ancora non possiamo saperlo ma rappresentano degli indizi da tenere presenti per comprendere a pieno il mondo raccontato nei capitoli seguenti, che io, davvero non vedo l'ora di avere tra le mani.

Voto: 8

Frase: "La vita al Polo era così: ovunque si andasse, qualunque cosa si facesse, il pericolo faceva parte della quotidianità. Eppure, pensò Ofelia, tutto sommato quella vita non le dispiaceva"


Christelle Dabos è nata a Cannes nel 1980 in una famiglia di musicisti e artisti. Ha lavorato come bibliotecaria per molti anni prima di dedicarsi completamente alla scrittura. Dal 2005 vive e lavora in Belgio. Il suo romanzo d'esordio "Fidanzati dell'inverno" è stato un vero e proprio caso editoriale che le ha fatto scalare le maggiori classifiche d'europa e da inizio alla trilogia, diventata da poco tetralogia, "L'attraversaspecchi" a cui si aggiunge "Scomparsi di Chiardiluna" e che si concluderà nei prossimi anni con "La memoria di Babele" e un ultimo volume per ora anonimo.

mercoledì 29 agosto 2018

Recensione; "Giochi al crepuscolo" di Anita Desai

Questo mese è stato per me un po' il mese degli esperimenti; anche grazie alla bella challenge annuale a cui sto partecipando, ho avuto infatti modo di scoprire opere di autori particolari e mondi che non avevo mai conosciuto. Uno è di questi è senza dubbio "Giochi al crepuscolo" bella raccolta di racconti della scrittrice indiana Anita Desai, che attraverso le sue storie mi ha portato alla scoperta della misteriosa e bellissima India.
Ecco la mia recensione



Titolo: Giochi al crepuscolo
Autore: Anita Desai
Paese: India
Titolo originale: Games at Twilight and Other Stories

Genere: Raccolta di racconti
Pagine: 184
Prima pubblicazione estera: 1978
Prima pubblicazione italiana: E/O, 1996
Anno edizione: 2001
Casa editrice: Edizioni E/O
Prezzo di copertina: 13,42 euro copertina flessibile
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Un giovane studente che sceglie improvvisamente di lasciare gli studi dopo aver avuto una visione nel parco in cui andava a studiare, un professore di mezz'età che legge poesie alla sua giovane allieva in una terrazza sul tetto, una donna americana in crisi durante il suo viaggio in India, un uomo che vive una travolgente trasformazione spirituale al semplice contatto con un melone, dei bambini che giocano al tramonto.. questi sono solo alcuni dei protagonisti che danno vita agli undici racconti che compongono questa raccolta; personaggi unici e tutti profondamente spirituali che portano attraverso le vite stralci così intimi e toccanti che solo l'India può avere.



Anita Desai è già di per se una donna decisamente interessante; nata da padre bengalese e madre tedesca, è cresciuta insieme ai tre fratelli in India. In casa parlava tedesco, con gli amici e i vicini di casa invece si esprimeva in hindi. Nonostante questo la lingua che ha scelto per le sue opere è l'inglese, idioma imparato alla scuola missionaria di Vecchia Delhi. Questo crogiolo di culture si fonde in questa sua raccolta di racconti che rappresentano sì a pieno la cultura e la spiritualità tipica dell'India ma che vengono punteggiati a volte da alcune caratteristiche esterne; il lettore non deve sorprendersi infatti nel ritrovare all'interno delle storie alcune parole tedesche, lingua a cui l'autrice appare effettivamente molto affezionata.
Per quanto riguarda i racconti in sé sono tutti nel complesso decisamente piacevoli e un paio sono davvero riusciti ad ottenere tutta la mia attenzione; il mio preferito è senza dubbio quello del pittore che dipinge paesaggi che non ha mai visto. Mi dispiace solo che sia un po' più corto di quanto si meritasse.
Anita Desai, dall'alto della sua esperienza, rappresenta un buon punto di riferimento, sia per gli amanti della letteratura indiana sia per quelli che, come me, vogliono iniziare a scoprirla in modo non troppo impegnativo.

Voto: 7



Anita Desai (alla nascita Anita Mazumdar) è nata il 24 giugno 1937 a Jaipur da madre tedesca e padre bengalese. Insieme ai tre fratelli, cresce a Nuova Dehli, parlando tedesco in casa e hindi con vicini di casa e amici. Impara l'inglese grazie alla Scuola Missionaria di Vecchia Dehli, ed è proprio grazie a questa lingua che si cimenta per la prima volta nella scrittura.
Nel 1958 si Laurea in letteratura inglese all'Università di Nuova Dehli e si sposa con Ashrin Desai, con la quale ha quattro figli; Rahul, Tani, Arjun e Kiran, anche lei scrittrice.
Il suo esordio letterario avviene nel 1977 con "Fuoco della montagna" a cui fanno seguito "Giochi al crepuscolo", "Chiara luce del giorno", "Il villaggio vicino al mare", "In custodia"; "Notte e nebbia a Bombay", "Viaggio a Itaca", "Digiunare, digiunare", "Polvere di diamante ed altri racconti", "Un percorso a zig zag" e "L'artista della disperazione".

venerdì 6 luglio 2018

Recensione; "Fidanzati dell'inverno" di Christelle Dabos

Buon venerdì a tutti cari amici lettori!
Dopo aver finalmente chiuso la parentesi Giugno, oggi vi posso finalmente parlare di una delle primissime letture di Luglio, un libro di cui ho sentito così tanto da parlare da non essere riuscita a resistere alla tentazione di leggerlo; sto parlando di "Fidanzati dell'inverno" libro d'esordio della scrittrice francese Christelle Dabos che sta letteralmente scalando le classifiche di tutta europa.
Inutile dire che, partendo da questi presupposti, le mie aspettative fossero molto alte e con enorme piacere devo ammettere che sono state tutte ampiamente rispettate grazie ad una storia capace di sorprendermi, coinvolgermi ed incuriosirmi.
Ma ecco a voi la recensione completa



Titolo: Fidanzati dell'inverno
Autore: Christelle Dabos
Paese: Francia
Titolo originale: Les fiancés de l'hiver
Genere: Fantasy/Dispotico
Pagine: 504
Anno di pubblicazione: 2018
Casa editrice italiana: Edizioni E/O
Prezzo di copertina: 17 euro copertina flessibile
Ebook: 12.99 euro
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In un futuro molto lontano il mondo come noi lo conosciamo ha assunto un aspetto molto diverso; non è più unito in una tonda palla ma bensì diviso in tante terre sospese, chiamate "arche" divise le une dalle altre i cui abitanti si differenziano per le particolare capacità magiche in loro possesso. In una di queste arche denominata "Anima" vive Ofelia, una ragazza mite, un po' goffa e taciturna, dotata non di uno ma di ben due poteri; il primo consiste nel poter attraversare gli specchi e il secondo quello di riuscire a scoprire la provenienza e i segreti di un oggetto toccandolo solamente a mani nude.
La vita di Ofelia si trascina tranquilla, tra la chiassosa famiglia, il rapporto speciale con un anziano prozio e il lavoro al Museo ma tutto cambia quando le Decane decidono che la giovane dovrà presto sposarsi con un abitante del Polo, un giovane scorbuto e scortese di nome Thorn, e trasferirsi insieme a lui in quell'arca lontana e misteriosa. E così, Ofelia dovrà lasciare quella che è stata la sua vita fino a quel punto per buttarsi a capofitto nella scoperta di un mondo totalmente diverso da quello in cui è cresciuta; un mondo fatto di illusioni, di intrighi e di vendette, in cui correrà da subito dei grandi pericoli


Non sai mai stata una persona che si faccia condizionare molto dalle mode. Per la maggior parte dei campi aspetto sempre che perda attenzione prima di interessarmi ad una determinata cosa. Questo però ovviamente non vale per quanto riguarda i libri, dove è impossibile non prestare almeno un po' di interesse a qualcosa di cui si parla molto. E del resto, se un opere guadagna vagonate di commenti positivi un motivo ci sarà. Come in questo caso, in cui le chiacchiere non sono assolutamente state vane.
"Fidanzati dell'inverno" appare principalmente come un libro fantasy/dispotico ma fin dalle primissime pagine ci si rende conto che questa è solo l'apparenza; attraverso intelligenti piccolo scelte stilistiche e di contesto, la giovane autrice riesce a dare alla sua opera una quantità tale di caratteristiche da farla uscire fuori da qualsiasi etichetta. Potrebbe infatti apparire quasi con un romanzo d'avventura, nella descrizione del mondo che Ofelia si presta a scoprire, potrebbe essere un romanzo ottocentesco, nella creazione della vita di corte e della suddivisione all'interno della società, ma potrebbe anche essere un romanzo rosa arricchito da un amore combinato, controverso ma che in fondo nasconde qualcosa di più. Quest'opera è tutte queste cose messe insieme ed è forse per questo che si fa leggere così bene; per questo, per la bellezza dei personaggi, partendo dalla tenera Ofelia, a cui è impossibile non affezionarsi, passando per la cara zia Roseline, fino ad arrivare addirittura a Thorn, l'ombroso futuro marito la cui veste rimane per sempre oscura, e agli antagonisti come il dongiovanni ambasciatore Archibald, ma anche per uno stile di scrittura fresco e frizzante che sorprende con accurati colpi di scena e trasporta con sé lungo le pagine come se fosse acqua fresca.
Uno dei pregi più grandi di questo romanzo è senza dubbio la ricchezza delle descrizioni, sia per quanto riguarda le ambientazioni sia per le usanze e le relazioni di questo mondo abitato da personaggi dotati di strabilianti poteri magici. Il mondo che ci mostra Christelle Dabos è capace di farci viaggiare con la fantasia ma appare per certi aspetti anche così incredibilmente reale da risultare comprensibile anche a quei lettori che magari non fanno del fantasy il loro pane quotidiano.
In poche parole questo è uno di quei libri che va letto; va letto perchè riserva delle sorprese, perchè è impossibile non rimanere coinvolti nelle vite e nelle avventure dei personaggi che lo compongono e perchè, proprio come me, chiunque arrivi all'ultima pagina non vorrebbe fare altro che poter sapere come la storia continua. Cosa che spero avvenga molto presto.

Voto: 8.5

Frase: "C'è chi sposa una donna per il suo patrimonio, io vengo sposata per le mie dita"

Christelle Dabos è nata a Cannes nel 1980 in una famiglia di musicisti e artisti. Ha lavorato come bibliotecaria per molti anni prima di dedicarsi completamente alla scrittura. Dal 2005 vive e lavora in Belgio. Il suo romanzo d'esordio "Fidanzati dell'inverno" è stato un vero e proprio caso editoriale che le ha fatto scalare le maggiori classifiche d'europa e da inizio alla trilogia "L'attraversaspecchi" a cui si aggiungeranno "Scomparsi di Chiardiluna" e "La memoria di Babele".


martedì 22 maggio 2018

Segnalazione, "Una viennese a Parigi" di Ernst Lothar

Buon martedì a tutti carissimi amici lettori!
Oggi voglio parlarvi di una segnalazione; sul sito di Thrillernord, qualche giorno fa, è infatti finalmente uscita la mia recensione di "Una viennese a Parigi" di Ernst Lothar, l'ultima lettura di Aprile che ancora mancava all'appello.
Si tratta di un interessante romanzo storico scritto sotto forma di diario e basato sulla vita di Franzi, una giovane austriaca che decide di lasciare il suo Paese quando esso viene invaso dall'esercito nazista e si trasferisce a Parigi dove può iniziare una nuova vita; almeno apparentemente.
Un buon punto di partenza per chi magari vuole approfondire un po' la storia di quel periodo partendo da una lettura non troppo pesante e complessa.
Qui sotto vi lascio scheda libro, trama e il link per leggere la recensione completa sul sito di Thrillernord!



Titolo: Una viennese a Parigi
Autore: Ernst Lothar
Paese: Austria/Stati Uniti
Genere: Romanzo storico/Diario
Pagine: 509
Prima pubblicazione: 
Casa editrice italiana:
Anno edizione: 2018
Prezzo di copertina: 19 euro copertina flessibile
Ebook: 12.99 euro
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Trama: 

Austria, 1938, i nazisti hanno occupato Vienna, l’Europa è sempre più vicina al baratro del secondo conflitto mondiale. Gli austriaci subiscono l’invasione con un misto di rassegnata impotenza e speranzosa cecità, ma Franzi non è come gli altri e decide di abbandonare la sua città. La ragione non è la sua etnia o la sua religione, non è ebrea né appartenente ad alcuna minoranza. Solo non riesce a sopportare l’idea di assistere impotente all’ascesa di Hitler. Si fa dunque trasferire a Parigi, in un ufficio di corrispondenza della casa di produzione cinematografica per cui lavora. In Francia tutto appare diverso: la gente è libera, nessuno teme che il proprio vicino di casa lo denunci, i cartelloni dei teatri sono ricchi di spettacoli, i bistrot traboccano di gente. A Parigi conosce Pierre, un affascinante giornalista di cui presto si innamora, ricambiata. Ma un sordido ricatto minaccia il loro amore. Nonostante questo Franzi è felice, ma sulla coscienza le grava il peso della sua scelta: è da codardi abbandonare il proprio paese nel momento del bisogno? Ma cosa avrebbe potuto fare lei da sola? E com’è possibile che nessun austriaco abbia mosso un dito per opporsi all’annessione? La guerra spazza via interrogativi, sogni e speranze. Pierre è costretto a partire per il fronte mentre Franzi assiste alla caduta della Francia sotto il giogo del Reich e vede nei francesi la stessa cecità che era stata degli austriaci, la stessa voglia di minimizzare l’occupazione. Ma questa volta Franzi non ha intenzione di scappare.



Ernst Lothar  nacque nell’allora Brünn, città dell’impero austro-ungarico, ora Brno, Repubblica Ceca, il 25 ottobre 1890. Dopo vari studi di legge e letteratura tedesca a Vienna, prese parte alla prima guerra mondiale e, dopo aver lavorato al ministero del commercio austriaco, decise di dedicarsi completamente alla scrittura iniziando a lavorare come regista e commediografo teatrale. Dopo l’invasione dell’Austria da parte dell’esercito nazista nel 1938, per sfuggire alle persecuzioni razziali emigrò negli Stati Uniti dove insegnò all’Università e pubblicò numerosi romanzi, alcuni dei quali trasposti in lungometraggi americani e tedeschi. Solo negli anni ’70 poté tornare finalmente a Vienna, dove infine morì nel 1974.