domenica 1 settembre 2019

Recensione; "Assassinio à la carte" di Brigitte Glaser

Seconda recensione dedicata all'ultimissima lettura dell'Agosto appena passato, finita di leggere proprio ieri sera. Sto parlando di "Assassinio à la carte" terzo capitolo della serie gialla scritte da Brigitte Glaser con protagonista la cuoca Katharina Schweizer. Qui sotto trovate la mia recensione, ma attenzione agli spoiler se ancora non avete letto i due capitolo precedenti, sono lievi, ma possono essere lo stesso fastidiosi.




Titolo: Assassinio à la carte
Autore: Brigitte Glaser
Paese: Germania
Titolo originale: Mordstafel
Genere: Giallo
Pagine: 300
Prima edizione estera: 2005
Anno edizione: 2017
Casa editrice italiana: Emons Edizioni
Prezzo di copertina: 12.50 euro copertina flessibile
Ebook: 7.95 euro 
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Sono passati quasi due anni da quando Katharina ha lasciato la Foresta Nera per lanciarsi nell'ennesima avventura e tante cose sono successe; il rapporto d'amore con l'intramontabile Ecki è nuovamente naufragato dopo che lui, dopo averla fatta viaggiare fino a Bombay, le ha comunicato l'inizio del suo nuovo amore con una giovane cuoca girando e Katharina, delusa ed umiliata, è tornata in Germania con la coda tra le gambe per approdare in primo luogo nella cucina di "Schorschi" Kerner, estroso proprietario di un ristorante a Francoforte, ed in seguito, grazie ad un cospicuo prestito di quest'ultimo, nuovamente a Colonia dove ha potuto finalmente aprire il suo ristorante "Il Giglio Bianco", in società con la bella Eva, addetta alla sala. Nella città dalla quale ha voluto scappare dopo le terribile vicende di Spielman la giovane cuoca ritrova alcuni cari vecchi amici, come il dolce Holger, suo collega nella cucina del "Bue d'Oro" ed ora suo secondo, e soprattutto l'immancabile Adela, con quale tornerà a dividere l'appartamento con l'aggiunta di un nuovo membro della squadra, il commissario Kuno Eberle, trasferito in pianta stabile dopo l'arrivo della pensione. Le prospettive di serenità però decideranno presto di naufragare quando l'originale idea di ristorazione del "Giglio Bianco" non prenderà la piega sperata, soprattutto per via della posizione nel vivace ma alle volte pericoloso quartiere di Mülheim, occupato quasi totalmente dalla popolazione turca, e Katharina si ritroverà veramente in pericolo quando si imbatterà in una misteriosa busta piena di soldi che dopo alcuni tentennamenti deciderà di impiegare per saldare i debiti. Da dove arrivano quei soldi e in che cosa si è immischiata la giovane cuoca dovrà scoprirlo sulla sua pelle..


Inizio con il dire che a mio avviso questo è il migliore libro di tutta la serie. Un po' perchè ormai mi è impossibile non sentire affetto per i personaggi noti  provare curiosità per quelli appena arrivati, come l'ispettore Rieger. indaffarato poliziotto che sarà incaricato di scoprire chi ha ucciso il giovane ragazzo trovato morto difronte alla porta del ristorante di Katharina la notte di Carnevale, il simpatico gruppo di vecchietti ex poliziotti amici di Kuno composto dal "conte" Adalbert Von Stumpf e dal "cowboy" Walter Neuroth, sempre pronti a proteggere Katharina con le loro speciali capacità e soprattutto il bel Tayfun, il giovane sceneggiatore di origini turche arrivato nel momento meno opportuno ma capace di far nascere nella protagonista emozioni ormai sopite e soprattutto cercare di farle dimenticare Ecki, cosa davvero difficile vista la tendenza di quest'ultimo di scomparire e ricomparire. Un po' perchè, dopo un po' di confusione iniziale in cui è necessario procedere di qualche pagina per comprendere cosa sia successo dalla fine del libro precedente, la storia appare da subito molto interessante ed incuriosisce il fatto che questa volta Katharina si trovi totalmente immischiata nella vicenda per via della sua appropriazione indebita; il fatto che abbia utilizzato i soldi che non le appartenevano ha due conseguenze sulla storia, quella di renderla partecipe dei fatti che ne seguono e quella di farla apparire in qualche modo anche lei colpevole, anche se per un reato ben minore agli occhi della polizia. Per mantenere il suo segreto la cuoca dovrà utilizzare tutta la sua intelligenza ma la sua vicenza è solo una di quelle che si snodano in questa storia; la misteriosa busta con i soldi; la terribile morte del ragazzo compiuta di fronte al ristorante, la giovane donna delle pulizie che scompare nel nulla e la caccia al terribile e misterioso boss della malavita che trova la sua origine nel passato conflittuale di Rieger e del Conte. è indubbio dire che in questo romanzo ci sia molta carne al fuoco e per scoprire come le varie situazioni finiranno per unirsi chi leggere desidererà leggere una pagina dopo l'altra.. peccato che poi il finale non sia proprio all'altezza delle aspettative. A differenza dei libri precedenti che appaiono autoconclusivi, questo presenta un finale totalmente aperto in cui rimangono davvero troppe cose in sospeso. Che l'autrice voglia riprendere la storia nel capitolo seguente? è possibile ma in ogni caso avrei preferito una fine più netta. Peccato, avrebbe potuto meritare molto di più..

Voto: 7.5

Frase: "Se ne stava lì, buona buona, sotto il tavolo di quercia. Scivolata fuori dalla tasca di una giacca, da una borsa, oppure lasciata cadere. Marrone, formato A5, imbottita, sigillata, senza indirizzo. Non c'era niente, assolutamente niente, che lasciasse presagire  guai che mi avrebbe procurato"


Brigitte Glaser è nata nella Foresta nera nel 1955 e vive da molti anni a Colonia dove si occupa di formazione. Oltre alle serie sulla cuoca Katharina Schweitzer e a quella precedente su due detective donne, Glaser ha pubblicato diversi libri per ragazzi. Della serie di Katharina fanno parte "Delitto al pepe verde", "Morte sotto spirito", "Assassino a la cart", "Miele amaro" e "Buffet al veleno"








Recensione; "Fatherland" di Robert Harris

Buongiorno amici lettori!
Come avrete potuto vedere non sono riuscita nel mio intendo di recuperare le letture e il Wrap Up di Agosto entro oggi, ma giuro che farò di tutto per riuscire a farlo in tempi molto brevi. Per cominciare oggi due recensioni, che riguardano i due ultimi libri che mi hanno tenuto compagnia nel mese appena passato. Il primo è "Fatherland" celebre giallo dispotico scritto da Robert Harris, un autore che io ho avuto già modo di conoscere ed apprezzare lo scorso anno con "Monaco", letto per Thrillernord. Qui sotto trovate la mia recensione!




Titolo: Fatherland
Autore: Robert Harris
Paese: Stati Uniti
Titolo originale: Fatherland
Genere: Giallo dispotico
Pagine: 370
Prima pubblicazione italiana: 1992
Casa editrice italiana: Mondadori
Prezzo di copertina: 12 euro copertina flessibile, disponibile in molteplici edizioni
Ebook: 7.99 euro
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1964, Berlino. Ma una Berlino diversa da quella che conosciamo; una Berlino vincitrice della Seconda Guerra Mondiale, una Berlino ancora governata da Hitler e dai suoi nazisti, che hanno esteso i possedimenti della Germania fino ai confini con la Russia, una Berlino in cui regnano i segreti, le congiure, i tradimenti. è notte fonda quando il sergente Xavier March riceve la chiamata dalla centrale che lo informa del ritrovamento di un cadavere all'interno del lago artificiale. Quello sarebbe il suo giorno libero, non dovrebbe nemmeno presentarsi ma il lavoro risulta preferibile alla prospettiva di continuare a fissare il soffitto, ossessionato dagli errori e dai fantasmi del passato quindi accetta di incaricarsi lui delle indagine. A una prima impressione il caso sembrerebbe di palese soluzione; l'anziano uomo ha perso la vita mentre faceva la sua consueta nuotata nel lago, ma pian piano le cose iniziano a complicarsi e lo fanno quando si scopre il suo nome e il suo ruolo all'interno della società. Da quel momento in poi March dovrà andare contro a tutti gli ordini per portare a galla la verità, una verità fatta di orrore e terribili azioni del passato, celate sotto macerie di segreti ma destinati a venire finalmente a galla.


Robet Harris è un autore che è stato subito capace di ottenere la mia attenzione, anche in questo libro, il suo più celebre romanzo, che risulta decisamente più complesso di quello da me precedentemente letto. Il romanzo parte in primo luogo da un idea molto originale, proposta, anche se in modo molto differente, da Philip K. Dick in "La svastica sul sole", ossia quella di immaginare come sarebbe stato il passato se la Germania hitleriana avesse vinto la Seconda Guerra Mondiale. A differenza del suo collega prima citato, Harris immagina un mondo completamente credibile, un mondo che in fin dei conti funziona bene, sempre che si accetti di fare ciò che viene detto di fare e che si aiuti a denunciare ogni completamento reputato moralmente inaccettabile. è un mondo che scorre sul filo dell'intolleranza e della follia e l'unico a rendersene conto sembra essere il protagonista, Xavier March, sergente delle SS, un personaggio veramente moto bello. March è un militare che per il suo Paese e per la sua nazione ha combattuto e ha esultato. è un soldato che ha ubbidito agli ordini, è un padre ed un marito che ha visto la sua famiglia sgretolare per il suo attaccamento alla divisa, è un uomo tormentato dagli errori del passato, ma soprattutto è un essere umano che pian piano comprende di non sentirsi più parte di nulla e di combattere solo ed unicamente per la ricerca della verità. Dovrà farlo fin da subito, dal ritrovamento di quel cadavere nel lago, dovrà farlo quando il caso passerà alle schiere più alte e lui verrà "gentilmente" estromesso e dovrà farlo, sopratutto quando scoprirà cosa si nasconde sotto quella morte apparentemente così banale, una verità che sarà capace di cambiarlo per sempre. Ad aiutarlo nella sua indagine personale ci sarà un altro personaggio che ho molto apprezzato, quella della giornalista americana Charlie Maguire, una donna coraggiosa e determinata che  March all'iniziò vedrà con sospetto ma che con la quale poi finirà per unirsi in un legame che andrà ben oltre la sfera professionale. I due sono davvero una bella coppia, sia sul piano dell'indagine che da quello affettivo e formano l'unica parentesi dolce in un ambiente fatto di violenza ed oscurità, nel quale non ci si potrà fidare davvero di nessuno. Ora mi tocca però ammettere un errore che ho fatto durante questa lettura; ho scelto infatti di leggerlo in un periodo che forse non si è rivelato propriamente adatto, mi approcciavo ad esso solo nel momenti liberi in giornale piene d'impegni da cui uscivo molto stanca e soprattutto avevo fretta di finirlo, condizioni che forse non mi hanno permesso di apprezzarlo a pieno, cosa che mi dispiace molto perchè, me ne sono resa conto soprattutto nel finale, questo è un romanzo che merita tanta attenzione e soprattutto, tutto il tempo necessario. "Fatherland" non è un romanzo facile da leggere, non va sottovalutato perchè nonostante la scrittura di Harris sia scorrevole e relativamente semplice, gli argomenti che tratta non lo sono affatto e colpiscono l'animo del lettore che verrà travolto in un turbine di terrore ed amarezza, emozioni che forse già conosce per i fatti storici ampiamente risaputi che hanno sempre lo stesso effetto. Nonostante questo, "Fatherland" è un libro che mi è piaciuto tutto e che vi invito a leggere per apprezzare la finezza narrativa e l'attenzione storica che ha dedicato l'autore nel creare una storia credibile ed assolutamente d'effetto.


Voto: 8

Frase: "Era così facile cambiare la storia? si chiese. Certo, sapeva per esperienza che i segreti erano come un acido : una volta allo scoperto, potevano corrodere qualunque cosa, se potevano rovinare un matrimonio, perché non potevano fare altrettanto con una presidenza, con uno Stato? Ma la storia.. la storia non era di sua competenza. Guardò la propria immagine e scossa la testa. Gli investigatori trasformavano il sospetto in prove. Ed era ciò che aveva fatto. La storia l'avrebbe lasciata a lei."


Robert Harris (1957), laureato alla Cambridge University, è stato giornalista alla BBC, e uno dei più noti commentatori dell’Observer e del Sunday Times. Nel 1992 è diventato famoso in tutto il mondo con "Fatherland", cui hanno fatto seguito "Enigma" (1996), "Archangel" (1998), "Pompei" (2003), la trilogia sull’antica Roma – "Imperium" (2006), "Conspirata" (2009) e "Dictator "(2015) –, "Il Ghostwriter "(2007), da cui è stato tratto un celebre film diretto da Roman Polanski, "L’indice della paura" (2011), "L’ufficiale e la spia" (2014)  "Conclave" (2016) e "Monaco" (2018). L’autore ha scritto anche numerosi saggi, fra cui una celebre inchiesta sui falsi diari del Führer, "I diari di Hitler" (2002). Tutte le sue opere, tradotte in 37 lingue, sono pubblicate da Mondadori. L’autore vive a Kintbury, in Inghilterra, con la moglie e i quattro figli.  






venerdì 30 agosto 2019

Recensione; "Mia" di Ivan Zaytsev

Seconda recensione di giornata che va un po' fuori dai generi che di solito tratto. Non mi è mai capitato prima, infatti, di leggere qualche biografia, di personaggi famosi o meno famosi che siano. Questa volta però ho voluto fare un eccezione e da appassionata di sport quale sono non potevo perdermi "Mia", l'autobiografia del grande campione italiano di pallavolo Ivan Zaytsev, scritta con il supporto di Marco Pastonesi, giornalista e scrittore sportivo. Qui sotto trovate la mia recensione


Titolo: Mia

Sottotitolo: Come sono diventato lo Zar fra pallavolo e beach volley, amore e guerre
Autore: Ivan Zaytsev e Marco Pastonesi
Paese: Italia
Genere: Autobiografia
Pagine: 280
Anno di pubblicazione: 2018
Casa editrice: Rizzoli
Prezzo di copertina: 18 euro copertina rigida, 13 euro copertina flessibile
Ebook: 9.99 euro
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Ivan Zaytsev è un giocatore di pallavolo. Ma definirlo solamente in questo modo sarebbe assolutamente riduttivo. Perchè Ivan Zaytsev è anche un uomo, un figlio, un marito, un padre, è un compagno, è un trascinatore, ma è anche un ribelle, un rivoluzionario, uno che ha fatto tanti errori nella sua carriera che è stato capace di scendere a compromessi con essi e che, soprattutto, per il suo Paese e il suo sport ha dato tutto, cuore, sudore, fiato. In questo libro lui si racconta, supportato dalla sapiente esperienza narrativa di Marco Patonesi, partendo dalla sua infanzia, approfondendo il complicato rapporto con il padre, Slava, grande palleggiatore che con la Russia ha vinto tutto l'immaginabile, compreso l'oro olimpico, passando per l'esordio nella pallavolo, fino ad arrivare ai vertici, la convocazione in Nazionale, i conflitti con Berruto, la seconda possibilità con Blengini ed infine il sogno di Rio 2016. Oltre alla sua carriera, lo Zar ci parla anche della sua sfera personale raccontandoci l'amore per Ashiling, le emozioni vissute quando è diventato padre di Sasha, il suo primogenito, e il rapporto coltivato ed arricchito per i suoi compagni che infondo, fanno parte della sua grande famiglia. Questo libro forse non vanterà un prosa forbita, spesso le frasi sono sconclusionate ma certamente contiene all'interno di sè tante emozioni che trovano sfogo nello specifico delle splendide foto all'interno. è indubbio il fatto che per comprenderlo a pieno è necessario  "masticare" un po' di pallavolo ma se siete appassionati come me e volete approfondire una delle figure più chiacchierate degli ultimi anni, non potete di certo farvelo scappare.

Voto: 8

Frase: "Il bello della pallavolo è che fino all'ultimo, finché la palla non cade a terra, te la puoi giocare, non hai ancora vinto, ma soprattutto, non hai ancora perso, e se la partita gira, se il vento cambia, se l'aria tira, la storia non è ancora stata scritta."



Ivan Zaytsev è nato a Spoleto nel 1988, ha iniziato a giocare a pallavolo a sette anni. È schiacciatore e opposto nella Sir Safety Umbria Volley in Serie A. Con la Nazionale italiana ha vinto 4 argenti (tra cui alla Coppa del Mondo del 2015 e alle Olimpiadi di Rio del 2016) e 5 bronzi (tra cui alle Olimpiadi di Londra del 2012 e agli Europei del 2015). "Mia" è la sua autobiografia, scritta con Marco Pastonesi.


Recensione; "Ci vediamo un giorno di questi" di Federica Bosco

Buongiorno amici lettori!
Sono molto dispiaciuta per il mio silenzio in settimana ma sono stati per me giorni davvero impegnativi, sia sul fronte fisico sia su quello mentale. In qualche modo però sono comunque riuscita a procedere con le mie letture in programma e quindi oggi sono pronta per parlarvene e cercare di recuperare il tutto entro domenica. Il primo articolo di giornata riguarda un libro di un autrice che ho molto amato nella mia adolescenza e che si è rivela essere ancora una fonte di emozioni; parlo di Federica Bosco e del suo "Ci vediamo un giorno di questi", un romanzo a tratti divertente e tratti commovente che racconta di vita, di amicizia e di addii. Qui sotto potete trovare la mia recensione.




Titolo: Ci vediamo un giorno di questi
Autore: Federica Bosco
Paese: Italia
Genere: Romanzo
Pagine: 310
Anno di pubblicazione: 2018
Casa editrice: Garzanti
Prezzo di copertina: 12 euro copertina rigida, 5 euro copertina flessibile, edizione economica
Ebook: 2,99 euro 
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Ludovica e Caterina sono amiche da sempre, fin da quando, quel giorno a scuola si sono scambiate la merenda, e non si sono più lasciate. E pensare che non potrebbero essere più diverse: Ludo così chiusa nel suo piccolo mondo e nelle sue restrizioni e Cate sempre pronta a fare festa, che conosce tutti e non si pone alcun limite. La vita però le ponerà di fronte a terribili prove e per resistere le due donne dovranno appoggiarsi l'una all'altra, crescendo insieme ed imparando anche a fare i conti con la realtà, in un amicizia che non avrà mai fine.


Federica Bosco è stata una delle primissime autrici capaci di farmi appassionare alla lettura, farmi capire che un libro può essere un ottimo compagno di viaggio, non che un perfetto espediente per staccare dal mondo reale. Le sue storie sono sempre estremamente scorrevoli, spesso leggere e avvolte nella nuvola rosa del romanticismo e anche questo libro risulta tale ma solo per certi versi ed è proprio per questo motivo che mi è piaciuto così tanto. "Ci vediamo un giorno di questi" racconta una storia di amicizia, quella tra due donne apparentemente molto diverse ma unite da un legame indissolubile che scorre e muta attraverso i vari stadi della vita; Ludo e Cate sono due bambine che si incontrato tra i banchi di scuola, sono due ragazze che decidono di vivere insieme, sono due donne con bagagli emotivi differenti che affrontato le proprie esistenze su piani paralleli sempre convinte di poter contare l'una sull'altra, ed, infine, sono due persone che devono confrontarsi con il passo più difficile della vita, l'addio. Le due protagoniste sono eccezionali, è impossibile non affezionarsi ad esse, come anche agli altri personaggi; il giovane ma maturo Gabriel, il buon Gianfranco, il vulcanico Oscar e Matt, una sorta di principe azzurro, venuto dal passato per far vivere una seconda possibilità. La cosa bella di Federica Bosco è che la sua scrittura è basata strettamente sui sentimenti; la sua è una prosa "di pancia", le parole scorrono, così come le emozioni, senza badare alla forma; alcuni passaggi possono risultare scontati o poco incisivi ma in tutte le sue storie c'è un fondo di verità indubbia; nella lettura di questo libro ho riso, ho pianto, mi sono arrabbiata e ho provato una pace che forse da tanto non riuscivo a provare, ed è per questo che io a Federica Bosco, non posso che dire grazie, anche per la parte rosa che, non sarà la mia preferita, ma non poteva mancare in una sua opera. è proprio vero che gli autori incontrati presto, sono quelli che più ti rimangono nel cuore.


Voto: 8


Federica Bosco, scrittrice e sceneggiatrice, ha al suo attivo una ricca produzione di romanzi e vari manuali di self-help. È stata finalista al premio Bancarella 2012 e il suo romanzo "Pazze di me" è diventato un film diretto da Fausto Brizzi. Tra le sue ultime pubblicazioni ricordo "Ci vediamo un giorno di questi" e "Il nostro momento imperfetto", entrambi pubblicati da Garzanti.




giovedì 22 agosto 2019

Segnalazione Emergenti; "L'incredibile storia di Marrazzo che non credeva ai fantasmi" di Daniele Naselli

Secondo post di giornata anche oggi, ma si tratta di una segnalazione perchè proprio ieri ho scoperto un opera molto interessante che vorrei condividere con voi. Si tratta di "L'incredibile storia di Marrazzo che non credeva ai fantasmi" romanzo Paranormal Romance dello scrittore per diletto Daniele Naselli. Avrò occasione di leggere quest'opera nei prossimi mesi ma in attesa di potervene parlare meglio qui sotto vi lascio la trama, la scheda libro e il link della pagina Facebook ad esso dedicata. Vi invito caldamente a dargli un occhiata!



Titolo: L'incredibile storia di Marrazzo che non credeva ai fantasmi
Autore: Daniele Naselli
Paese: Italia
Genere: Romanzo/Paranormal Romance
Pagine: 314
Anno di pubblicazione: 2019
Casa editrice: LFA Publisher 
Prezzo di copertina: 17 euro copertina flessibile
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Trama:
Marrazzo ha un lavoro e una vita così e così. Senza grandi slanci i giorni passano tutti uguali, il tempo avanza, e lui lo lascia andare indifferente. Palestra, giochi elettronici, donne: le piccole soddisfazioni non mancano. Ma a trentadue anni un uomo non dovrebbe volere di più? Marrazzo sembra chiederselo in ogni momento pur non facendolo mai esplicitamente, del resto lui non crede ai fantasmi. Nicoletta invece ci crede eccome, la sua vita ne è sempre stata condizionata, soprattutto da che il piccolo Marcello è entrato a farne parte. Anche lei ha un lavoro così e così e qualche piccola soddisfazione: la mountain-bike, i vestiti, le borse. Qualche ossessione di troppo e una vera e propria idiosincrasia per gli sprechi






Daniele Naselli è nato a Genova nel 1973. È sempre vissuto a Pieve Ligure, nel Golfo Paradiso, dove tuttora vive con la moglie e i due figli. Laureato in Economia Marittima e dei trasporti è impiegato nel settore del commercio. Appassionato di musica e letteratura, negli anni 90 ha realizzato con alcuni amici il sito web www.luciobattisti.net ossia il primo sito web interamente dedicato a Lucio Battisti, purtroppo oggi non più attivo. Con L’incredibile storia di Marrazzo che non credeva ai fantasmi ha fatto parte della rosa dei finalisti del concorso “Romanzi in cerca di autore” realizzato da Passione Scrittore in collaborazione con Mondadori Store e Kobo Writing Life.

Recensione; "La favola di Amore e Psiche" di Apuleio

Buon giovedì a tutti, cari amici lettori!
Vi voglio annunciare che ho quasi concluso il recupero delle letture fatte durante il mio periodo di assenza dal blog; mi manca solo parlarvi di questa piccola opera fatta per la challenge annuale alla quale sto partecipando. Tra le categorie della sfida appariva un libro scritto da un autore greco o latino e non essendo io molto affine con la letteratura di quel periodo ho deciso di optare per un opera molto breve che però volevo approfondire da molto. Sto parlando di "La favola di Amore e Psiche" racconto di Apuleio inserito nella sua raccolta "Le Metamorfosi" o "L'asino d'oro". Sono sempre stata attratta dalla cultura antica e soprattutto dai miti degli Dei e questa edizione Newton Compton ha fatto proprio al caso mio. Qui sotto potete trovare la mia recensione.





Titolo: La favola di Amore e Psiche
Autore: Apuleio
Genere: Letteratura classica
Pagine: 151
Anno edizione: 2016
Casa editrice: Newton Compton
Prezzo di copertina: 4.99 euro copertina rigida, disponibili molteplici altre versione
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Tutto si svolge in un mondo antico, popolato da Dei, creature magiche e stolti umani. Psiche è la più piccola di tre sorelle, bellissima, quasi eterea, così affascinante che tutte le persone che l'hanno vista la reputano come una seconda Venere. Ed è proprio quando certe voci giungono alle orecchie della Dea che per le ragazza iniziano le disgrazie. Gelosa e vendicativa, Venere decide di inviare suo figlio, Amore, con il compito di scoccare le sue frecce incantate e farla innamorare del più disgraziato degli uomini. Ciò che però la Dea non ha tenuto conto è che la forza della passione alle volte può essere più forte di tutto ed infatti proprio suo figlio finisce per innamorarsi della giovane e decide di condurla con sè in un grande castello dove però per molto tempo non potrà mostrarsi a lei nella sua vera forma. Travolta dal caos e dalla passione, Psiche dovrà fare i conti con la sua nuova condizione di amata e prepararsi alle sfide che l'attendono; Venere infatti non sarà il suo unico nemico e i due innamorati dovranno superare grandi ostacoli prima di coronare il loro grande amore.


Come dicevo nella presentazione sono sempre stata affascinata dalle storie dei Miti classici e in questa favola trascritta da Apuleio ho potuto ritrovare tutto quello che in essi mi aspetto; una Dea potente e capricciosa, un avventura che sfonda ogni limite del possibile ed un amore per quale bisognerà strenuamente lottare. "La favola di Amore e Psiche" è senza dubbio una storia romantica ma è anche una storia di avventura; saranno molte le sfide che Psiche dovrà affrontare e sarà proprio lei a dimostrare tutto il suo coraggio e tutta la sua determinazione, ancor più che il suo amato Amore, Cupido o Eros, a dir si voglia, che in fin del conti non ne esce molto bene dimostrandosi quasi inutile di fronte al volere della potente madre. In questa storia c'è un po' di tutto, dall'invidia, alla benevolenza, dalla vendetta, all'odio in un atmosfera che solo nelle opere classiche si può respirare. Davvero una piacevole lettura, per chi vuole dedicare un pomeriggio a fare un piccolo viaggio in un epoca ormai lontana ma sempre affascinante.

Voto: 7.5






mercoledì 21 agosto 2019

Recensione; "L'ultima estate di Berlino" di Federico Buffa e Paolo Frusca

Seconda rotazione di giornata che mi rende ancor più felice del solito perchè vi sto per parlare di un libro che letteralmente amato in ogni sua parte. Si tratta di "L'ultima estate di Berlino" di Federico Buffa e Paolo Frusca, un romanzo eccezionale che unisce all'interno di sè la passione per lo sport e gli anni più critici della storia mondiale in un unico evento, le Olimpiadi di Berlino 1936. Qui sotto trovate la mia recensione e, ve ne prego, non fatevela scappare.




Titolo: L'ultima estate di Berlino
Autori: Federico Buffa e Paolo Frusca
Paese: Italia
Genere: Romanzo storico 
Pagine: 302
Prima pubblicazione: 2015
Casa editrice: Rizzoli
Anno edizione: 2017
Prezzo di copertina: 13 euro copertina flessibile
Ebook: 6.99 euro
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Agosto 1936. Le tanto attese Olimpiadi sono ormai alle porte e Berlino brilla nella luce di splendore ed innovazione tecnologica. Tutto il mondo potrà finalmente vedere lo sfarzo del nazionalsocialismo, l'austerità del rigore ed inginocchiarsi di fronte alla nuova potenza del futuro. Wolfgang Furstner sa bene quali sono i messaggi che il Reicht vuole mandare e nel suo ruolo di organizzatore del Villaggio Olimpico ha cercato di essere il più possibile fedele agli ideali a cui la sua patria ha dedicato la vita. Sotto la magnifica luce dei Giochi si nascondono però sentimenti ben diversi e molto più infidi; intolleranza razziale, violenze, persecuzioni. Ed è proprio in questo clima di silente terrore che Furstner vedrà il suo mondo andare a pezzi quando un giornale rivelerà al Paese le origini ebraiche del suo nonno paterno e l'uomo dovrà per questo abbandonare il suo ruolo per ricoprirne uno ben più marginale. Mentre il futuro si tinge di nero, i Giochi devono compiersi, gli atleti devono sfidarsi per tenere alto l'onore del proprio Paese e dall'altra parte del'Oceano un giornalista americano di nome Dale Warren sta per imbarcarsi alla volta di Berlino con in mano il taccuino e la sua penna, alla ricerca della verità.


Davvero difficile per me spiegare cosa mi sia piaciuto in questo romanzo. Potrei dire semplicemente tutto, ma il mio commento sarebbe tutto fuorchè professionale quindi forse mi conviene partire dalle cose che mi sono piaciute di più. Al primo posto metto sicuramente l'ambientazione, la splendida Berlino del '36, solamente due anni prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, una città meravigliosa ma che nasconde in sè il seme del male. Le Olimpiadi di quell'anno sono state senza ombra di dubbio uno degli avvenimenti più importanti della storia del mondo perchè ha potuto riunire, in una sola città. le potenze che qualche anno dopo si sarebbe scontrate sul campo di battaglia. Ma in quella settimana di Agosto la guerra sembrava in qualche modo solo un pericolo all'orizzonte e non c'era spazio per altro se non per la più alta competizione sportiva. Federico Buffa, dall'alto della sua esperienza come giornalista e commentatore sportivo, pone lo sport su un piano di fondamentale importanza, come è giusto che sia e lo fa servendosi delle eccezionali storie di atleti davvero esistiti, come ci rivela, in un impeto di emozione alla fine del libro. I due autori compiono quindi un grande lavoro di ricerca, uniscono le storie, le romanzano un po' ma senza intaccare la bellezza delle persone citate, aggiungono qualche personaggio di fantasia e creano un insieme capace di sconvolgere ed emozionare chiunque abbia il cuore di leggere questo libro. La veridicità delle vicende è senza dubbio la seconda cosa che mi sia piaciuta di più perchè è impossibile non rimanere folgorati pensando che Wolfang Furstner, Carl Lutz Long, Jesse Owens e Sohn Kee-chung siano esistiti davvero e che la loro forza sia stata concentrata in un unico momento storico rimasto immutato nel tempo. Questo libro parla si di sport, parla, come già detto, della storia tedesca e di come il nazionalsocialismo si sia impiantato come un virus letale nella mente del popolo ma tratta anche di altre crudeltà mondiali e lo fa attraverso il secondo protagonista, il giornalista Dale Warren, americano e delegato alla spedizione sportiva in terra tedesca che porta con sè i racconti della persecuzione contro i neri, molti dei quali rappresentati dagli atleti olimpici, e dai vari personaggi che i due narratori hanno modo di incontrare nella settimana berlinese come ad esempio il maratoneta Sohn che vive all'interno di sè il terribile periodo di prigionia della Corea, sotto il controllo del Giappone. Forse mi ripeterò ma giunta alla fine di questo libro è stato impossibile per me non rimanere sconvolta dal fatto che la maggior parte delle vicende narrate siano reali e che certe cose possano essere successe davvero ed è questo il più grande pregio di questo libro, dare modo a chi non ha potuto vivere quel periodo di cambiamento e crudeltà di sentirlo sulla propria pelle, come bruciante fuoco di Olimpia. Senza alcun dubbio il miglior libro di questo periodo, che ogni lettore appassionato di storia e di sport dovrebbe assolutamente leggere.

Voto: 9

Frase: "Di saluti militari nella mia vita ne ho ricevuti moltissimi, infiniti. In ogni circostanza. In situazioni drammatiche o gioiose. Al suono di fanfare o al sibilo delle granate. Festeggiando qualcosa, ascoltando l'inno nazionale o salutando la bandiera. Partendo per il fronte o tornandovi. Sulle tombe scavate di fresco per dei camerati, o mentre ricevevo decorazioni. Ma mai, mai avevo visto una tale fierezza nello sguardo di un commilitone che mi salutava. Sbatto i tacchi, anche la mia mano sulla visiera. Qui, all'ombra delle querce di Olimpia"




Federico Buffa, nato a Milano nel 1959, è un personaggio di culto nel mondo del basket e dello sport, nonché un esperto di cultura americana. Su Sky Sport ha ideato il programma di straordinario successo "Federico Buffa racconta". Ha pubblicato diversi libri di argomento sportivo ma "L'ultima estate di Berlino" è il suo primo romanzo.



Paolo Frusca è nato a Brescia il 1963, vive felicemente in esilio a Vienna e coltiva la passione per la Storia e per il Brescia (inteso come squadra di calcio). Nel 2010 ha pubblicato per Mondadori "Urania Phoxgen!", scritto a quattro mani con Italo Bonera. Per e con Federico Buffa ha scritto a otto mani il testo teatrale "Le Olimpiadi del 1936" non che il romanzo ad esso spirato "L'ultima estate di Berlino". Prima o poi, forse, scriverà anche qualcosa a due mani.