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martedì 1 ottobre 2019

Recensione: "Suite francese" di Iréne Némirovsky

Ed eccomi quindi pronta ad una nuova recensione; finalmente vi parlo delle mie scorse letture (sono tante e non oso immagine quanto ci metterò a recuperarle tutte) e nello specifico di quello che si è rivelato essere uno dei libri più belli di questo Settembre appena passato ossia "Suite francese" di Iréne Némirovsky. Tanti di voi conoscono questo romanzo ma ci tengo a dare anche io la mia opinione quindi se siete interessati qui sotto potete trovare la mia recensione completa.





Titolo: Suite francese
Autore: Iréne Némirovsky
Paese: Ucraina/Francia
Titolo originale: Suite francaise
Genere: Romanzo
Pagine: 412
Prima pubblicazione: 2004
Casa editrice italiana: Garzanti
Anno edizione: 2015
Prezzo di copertina: 11 euro copertina rigida, disponibile in molteplici edizioni
Ebook: 2.99 euro, disponibile con KU
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è lunedì 3 giugno del 1940 e  nazisti stanno per conquistare Parigi. Milioni di persone si apprestano a lasciare la città, le loro case, le loro vite. I più fortunati lo fanno in macchina o in treno, sempre che abbiano la fortuna di avere abbastanza benzina o di riuscire a partire prima della chiusura delle stazioni, altri invece, moltissimi, devono fuggire a piedi. Ha inizio così un vero e proprio esodo fatto di fame, violenza e paura fino alla disfatta francese, alla resa e all'arrivo nel piccolo paese di Bussy dove la giovane Lucille Angelier, moglie di un soldato francese prigioniero in Germania, dovrà, come tutti gli altri, ospitare in casa propria un ufficiale tedesco, Bruno von Falk, con il quale si legherà in un legame dai risvolti inaspettati e dalle speranze impossibili.


Risulta impossibile parlare di questo romanzo senza fare una breve digressione sul periodo storico e personale in cui è stato scritto; Iréne Némirovsky è stata una grande scrittrice nata nel 1903 a Kiev da una famiglia dell'alta società ebrea ed in seguito naturalizzata francese. Tanti sono i suoi romanzi giunti fino a noi ma nessuno come questo racchiude in sè il vero animo della sua autrice perchè ne condivide lo stesso atroce destino. Nel 1942, nel pieno della stesura di questo romanzo, Iréne Némirovsky viene infatti fatta prigioniera, deportata ad Auschwitz dove morirà dopo poco più di un mese. Per tantissimi anni "Suite francese" è rimasto quindi sconosciuto, nascosto dalla stessa autrice per non essere scoperto in un periodo in cui anche scrivere poteva valere la morte ed è stato trovato solo negli anni '70 dalle figlie della Némirovsky che hanno voluto in tutti i modi portarlo in vita in onore della madre. Prima di essere ufficialmente pubblicato però sono dovuti passare alti trent'anni e tanti sono stati gli studi a cui è stato sottoposto per riuscire a cogliere a pieno ciò che la sua autrice voleva raccontare e quale fosse in realtà il suo intento e tante cose, purtroppo, ancora rimangono segrete. Ciò che sappiamo è che il fine dell'autrice era quello di scrivere ben cinque romanzi brevi differenti da unire nello stesso tomo in modo da raccontare lo svolgersi della guerra sulle vite dei cittadini francesi; purtroppo solo due di essi sono stati completati e sono quelli che abbiamo modo di leggere in quello che è diventato il nostro "Suite francese". Il primo, "Tempesta di ghiaccio" racconta l'invasione tedesca, l'esodo degli abitanti di Parigi e dei dintorni attraverso il racconto di diversi personaggi molto diversi tra loro. è un racconto straziante, crudele e violento ma necessario per comprendere un periodo storico che l'autrice conosceva molto bene avendolo vissuto sulla propria pelle. Il secondo, "Dolce" ci permette invece di assistere alla vita sotto l'egemonia tedesca attraverso la storia di un amore impossibile, quello tra Lucille e Bruno, un amore d'altri tempo ma capace di far provare una forte emozioni. Le due parti sembrano quasi antistanti ma in realtà si uniscono grazie al fine coinvolgimento dei veri personaggi, destinati a tornare nella grande ragnatela di vicende. Già dalle prime pagine ho avuto ben chiaro che questo fosse un grande libro, e lo è per la capacità narrativa della Némirovsky, per la delicatezza della sue parole e per la sua capacità di rendere vivo anche il più piccolo personaggio in modo che sia automatico comprenderlo a pieno. I personaggi di questo romanzo non sono sempre corretti, non sono tutti piacevoli ma l'autrice pone la stessa attenzione sia ai buoni che ai cattivi mettendoli allo stesso piano, un po' come fa confrontando i francesi e tedeschi, nemici, sicuramente, come comunque semplicemente uomini e quindi capaci sia di crudeltà come di dolcezza qualunque sia la parte in cui si trovano a stare. Da amante di storia ed in particolare di periodo della Seconda Guerra Mondiale sono rimasta folgora dalla capacità dell'autrice di ricreare il contesto storico in modo che fosse percepibile anche sulla pelle del lettore e ho amato come abbia deciso di concentrarsi sulle persone e non sul conflitto in sè in modo da dare un idea di come potesse essere la quotidianità in un periodo storico così delicato. C'è chi dice che "Suite francese" viene descritto come un romanzo d'amore quando invece non è assolutamente così e io per un certo verso sono d'accordo anche sè devo considerare che l'amore è una parte fondamentale di questo romanzo perchè appare come un fiore sbucato dall'asfalto ed unisce due esseri che non potrebbero essere più diversi in un legame fuori da tutti gli schemi. Tanti rimangono dispiaciuti di fronte al finale di questo libro ma io reputo che invece sia una conclusione degna, considerando il contesto; ovviamente a tutti farebbe piacere poter scoprire cosa sarebbe successo dopo, quale sarebbe stato il destino di Lucille e Bruno e degli altri personaggi ma purtroppo la vita è giunta a chiedere il suo conto nel peggiore dei modi e solo Iréne Némirovsky sa cosa sarebbe successo davvero. A noi non resta che apprezzare ogni singola parola che questa grande autrice ci ha lasciato perchè è impossibile non leggerla senza imparare qualcosa, ed è proprio questo che con lei bisogna fare.

Voto: 9

Frase: "Tutto questo passerà. L’occupazione finirà, Ci sarà la pace, la pace benedetta. La guerra e il disastro del 1940 non saranno più che un ricordo, una pagina di storia, dei nomi di battaglia e di trattati che gli studenti reciteranno a memoria nei licei, ma io, finché vivrò , ricorderò questo rumore sordo e regolare degli stivali , come un martello, sul pavimento."




Iréne Némirovsky nacque in Ucraina nel 1903 da una famiglia dell’alta borghesia ebraica, si trasferì in Francia nel 1919 dove studiò alla Sorbona. In seguito si convertì al cattolicesimo ma fu ugualmente arrestata dai nazisti durante l’occupazione francese e deportata ad Auschwitz, dove morì di tifo nel 1942, in solo poco più di un mese di prigionia.

mercoledì 21 agosto 2019

Recensione; "L'ultima estate di Berlino" di Federico Buffa e Paolo Frusca

Seconda rotazione di giornata che mi rende ancor più felice del solito perchè vi sto per parlare di un libro che letteralmente amato in ogni sua parte. Si tratta di "L'ultima estate di Berlino" di Federico Buffa e Paolo Frusca, un romanzo eccezionale che unisce all'interno di sè la passione per lo sport e gli anni più critici della storia mondiale in un unico evento, le Olimpiadi di Berlino 1936. Qui sotto trovate la mia recensione e, ve ne prego, non fatevela scappare.




Titolo: L'ultima estate di Berlino
Autori: Federico Buffa e Paolo Frusca
Paese: Italia
Genere: Romanzo storico 
Pagine: 302
Prima pubblicazione: 2015
Casa editrice: Rizzoli
Anno edizione: 2017
Prezzo di copertina: 13 euro copertina flessibile
Ebook: 6.99 euro
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Agosto 1936. Le tanto attese Olimpiadi sono ormai alle porte e Berlino brilla nella luce di splendore ed innovazione tecnologica. Tutto il mondo potrà finalmente vedere lo sfarzo del nazionalsocialismo, l'austerità del rigore ed inginocchiarsi di fronte alla nuova potenza del futuro. Wolfgang Furstner sa bene quali sono i messaggi che il Reicht vuole mandare e nel suo ruolo di organizzatore del Villaggio Olimpico ha cercato di essere il più possibile fedele agli ideali a cui la sua patria ha dedicato la vita. Sotto la magnifica luce dei Giochi si nascondono però sentimenti ben diversi e molto più infidi; intolleranza razziale, violenze, persecuzioni. Ed è proprio in questo clima di silente terrore che Furstner vedrà il suo mondo andare a pezzi quando un giornale rivelerà al Paese le origini ebraiche del suo nonno paterno e l'uomo dovrà per questo abbandonare il suo ruolo per ricoprirne uno ben più marginale. Mentre il futuro si tinge di nero, i Giochi devono compiersi, gli atleti devono sfidarsi per tenere alto l'onore del proprio Paese e dall'altra parte del'Oceano un giornalista americano di nome Dale Warren sta per imbarcarsi alla volta di Berlino con in mano il taccuino e la sua penna, alla ricerca della verità.


Davvero difficile per me spiegare cosa mi sia piaciuto in questo romanzo. Potrei dire semplicemente tutto, ma il mio commento sarebbe tutto fuorchè professionale quindi forse mi conviene partire dalle cose che mi sono piaciute di più. Al primo posto metto sicuramente l'ambientazione, la splendida Berlino del '36, solamente due anni prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, una città meravigliosa ma che nasconde in sè il seme del male. Le Olimpiadi di quell'anno sono state senza ombra di dubbio uno degli avvenimenti più importanti della storia del mondo perchè ha potuto riunire, in una sola città. le potenze che qualche anno dopo si sarebbe scontrate sul campo di battaglia. Ma in quella settimana di Agosto la guerra sembrava in qualche modo solo un pericolo all'orizzonte e non c'era spazio per altro se non per la più alta competizione sportiva. Federico Buffa, dall'alto della sua esperienza come giornalista e commentatore sportivo, pone lo sport su un piano di fondamentale importanza, come è giusto che sia e lo fa servendosi delle eccezionali storie di atleti davvero esistiti, come ci rivela, in un impeto di emozione alla fine del libro. I due autori compiono quindi un grande lavoro di ricerca, uniscono le storie, le romanzano un po' ma senza intaccare la bellezza delle persone citate, aggiungono qualche personaggio di fantasia e creano un insieme capace di sconvolgere ed emozionare chiunque abbia il cuore di leggere questo libro. La veridicità delle vicende è senza dubbio la seconda cosa che mi sia piaciuta di più perchè è impossibile non rimanere folgorati pensando che Wolfang Furstner, Carl Lutz Long, Jesse Owens e Sohn Kee-chung siano esistiti davvero e che la loro forza sia stata concentrata in un unico momento storico rimasto immutato nel tempo. Questo libro parla si di sport, parla, come già detto, della storia tedesca e di come il nazionalsocialismo si sia impiantato come un virus letale nella mente del popolo ma tratta anche di altre crudeltà mondiali e lo fa attraverso il secondo protagonista, il giornalista Dale Warren, americano e delegato alla spedizione sportiva in terra tedesca che porta con sè i racconti della persecuzione contro i neri, molti dei quali rappresentati dagli atleti olimpici, e dai vari personaggi che i due narratori hanno modo di incontrare nella settimana berlinese come ad esempio il maratoneta Sohn che vive all'interno di sè il terribile periodo di prigionia della Corea, sotto il controllo del Giappone. Forse mi ripeterò ma giunta alla fine di questo libro è stato impossibile per me non rimanere sconvolta dal fatto che la maggior parte delle vicende narrate siano reali e che certe cose possano essere successe davvero ed è questo il più grande pregio di questo libro, dare modo a chi non ha potuto vivere quel periodo di cambiamento e crudeltà di sentirlo sulla propria pelle, come bruciante fuoco di Olimpia. Senza alcun dubbio il miglior libro di questo periodo, che ogni lettore appassionato di storia e di sport dovrebbe assolutamente leggere.

Voto: 9

Frase: "Di saluti militari nella mia vita ne ho ricevuti moltissimi, infiniti. In ogni circostanza. In situazioni drammatiche o gioiose. Al suono di fanfare o al sibilo delle granate. Festeggiando qualcosa, ascoltando l'inno nazionale o salutando la bandiera. Partendo per il fronte o tornandovi. Sulle tombe scavate di fresco per dei camerati, o mentre ricevevo decorazioni. Ma mai, mai avevo visto una tale fierezza nello sguardo di un commilitone che mi salutava. Sbatto i tacchi, anche la mia mano sulla visiera. Qui, all'ombra delle querce di Olimpia"




Federico Buffa, nato a Milano nel 1959, è un personaggio di culto nel mondo del basket e dello sport, nonché un esperto di cultura americana. Su Sky Sport ha ideato il programma di straordinario successo "Federico Buffa racconta". Ha pubblicato diversi libri di argomento sportivo ma "L'ultima estate di Berlino" è il suo primo romanzo.



Paolo Frusca è nato a Brescia il 1963, vive felicemente in esilio a Vienna e coltiva la passione per la Storia e per il Brescia (inteso come squadra di calcio). Nel 2010 ha pubblicato per Mondadori "Urania Phoxgen!", scritto a quattro mani con Italo Bonera. Per e con Federico Buffa ha scritto a otto mani il testo teatrale "Le Olimpiadi del 1936" non che il romanzo ad esso spirato "L'ultima estate di Berlino". Prima o poi, forse, scriverà anche qualcosa a due mani.



martedì 20 agosto 2019

Recensione; "La canzone di Achille" di Madeline Miller

Buon martedì a tutti amici lettori.
Il mio impegno per recuperare le recensioni mancanti continua e quindi ecco qui per parlarvi di una nuova lettura, che, come quelle di ieri, è stata capace di convincermi e farmi provare tante emozioni. Sto parlando di "La canzone di Achille", celebre riedizione scritta da Madeline Miller. L'autrice si ispira all'Iliade di Omero ed in questo suo elogio racconta la storia della mitica guerra di Troia prendendo come punto focale l'amore di due uomini, Patroclo e Achille, e il loro crudele destino. Qui sotto potete trovare la mia recensione.




Titolo: La canzone di Achille
Autore: Madeline Miller
Paese: Stati Uniti
Titolo originale: The Song of Achilles
Genere: Romanzo storico 
Pagine: 380
Prima pubblicazione: 2012
Casa editrice italiana: Marsilio/Feltrinelli
Anno edizione: 2019
Prezzo di copertina: 18 euro copertina rigida, 11 euro copertina flessibile
Ebook: 7.99 euro
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Tutti conosciamo il nome di Achille. La sua fama è giunta fino a noi, grazie alla grande penna di Omero che ci ha voluto raccontare la sua potenza ed il suo ruolo nella mitica guerra di Troia. Ma quanti di noi sanno davvero dire di conoscerlo davvero? Com'era Achille da bambino? Quali sogni e speranze conservava dentro di  da ragazzo? E quali emozioni ha realmente provato nei lunghissimi dieci anni alla porte di Troia? Solo una persona può rispondere a queste domande, l'uomo che gli è stato al suo fianco per tutta la vita e che, per lui, ha deciso di sacrificare la propria; Patroclo, il suo amico, il suo fedele compagno, il suo grande amore. Per secoli la sua figura è rimasta nell'ombra, ma ora è arrivato il suo turno di parlare.

Se ci penso non potrei indicare con esattezza da quanti anni desidero leggere questa storia, probabilmente da quando ero sui banchi di scuola e scoprivo i grandi personaggi omerici. Ci ho messo un po' a trovare questo libro ma quando finalmente lo ho avuto tra le mie mani non ho potuto che perdermi nella sue pagine. La prima cosa che posso dire è che Madeline Miller ha avuto un idea a dir poco eccezionale, ossia quella di riproporci dei personaggi e delle tematiche che tutti noi già conosciamo ma aggiungendo scene inedite ed emozioni del tutto nuove. Attraverso la narrazione condotta interamente dal punto di vista di Patroclo veniamo infatti condotti alla scoperta di uno dei personaggi più controversi della letteratura; il grande e coraggioso Achille, il guerriero più forte di tutte la greca, figlio di un re e di una ninfa del mare, condotto in una guerra in cui lui non ricercava nessun interesse se non la fama promessagli al costo della sua vita. Chi si sia amanti della letteratura classica o meno, è indubbio il fascino che questa figura gioca su tutti noi, con la sua forza, il suo onore e la sua follia, al momento della separazione dal suo grande amore. Ed è proprio Patroclo ad incaricarsi del compito di raccontare il suo compagno, ponendo un altra versione di lui agli occhi della gente; ed è così che in questo romanzo abbiamo modo di vedere un Achille ancora acerbo, solo un ragazzo, alle preso con una fama ben più grande di lui e ad un destino che non sa ancora come gestire. Insieme a Patroclo vive la sua trasformazione, gli anni più delicati della vita di un uomo, fino a diventare lo spietato guerriero che tutti noi conosciamo. Madeline Miller racconta tutto questo con un prosa eccezionale, delicata e forte allo stesso tempo, dando vita alla storia di un amore eterno ed impossibile, destinato a rimanere immutato nei secoli e nei luoghi. Una lettura dolcissima e commovente che merita davvero tutta la fama che è riuscita a guadagnare.

Voto: 8.5

Frase: "Il nostro era un mondo di sangue e d'onore, onore che si conquistava con il sangue. Solo i codardi non combattevano. Un principe non aveva scelta. Poteva fare la guerra e vincere, oppure poteva fare la guerra e morire"

 

Madeline Miller è nata a Boston il 24 luglio 1978, ha un dottorato in lettere classiche alla Brown University e ha insegnato drammaturgia e adattamento teatrale dei testi antichi a Yale. Attualmente vive a Narberth, Pennsylvania, con il marito e due figli. Il suo primo romanzo, "La canzone di Achille", è stato un successo internazionale, ha vinto l’Orange Prize ed è stato tradotto in venticinque lingue. Nel 2019 è uscito anche il suo secondo romanzo "Circe" che ha scalato le classifiche dei libri più venduti del New York Times e del Sunday Times ed è stato “libro dell’anno” per le principali riviste letterarie americane





giovedì 13 giugno 2019

Recensione; "Oracoli" di Alessandra Leonardi

Buon giovedì a tutti amici lettori!
Eccomi pronta anche oggi per parlarvi di libri e nello specifico di una lettura che è stata davvero capace di sorprendermi all'inizio alla fine. Sto parlando di "Oracoli" di Alessandra Leonardi di cui già vi avevo parlato una una delle segnalazioni settimanale di NPS Edizioni, di cui la casa editrice sotto mia richiesta ha accettato gentilmente di mandarmi una copia. Fin da quando ve ne avevo parlato ho provato una grande curiosità per questa breve raccolta di racconti e ora posso affermare che è riuscito addirittura a superare le mie aspettative. Qui sotto la mia recensione!




Titolo: Oracoli
Autore: Alessandra Leonardi
Paese: Italia
Genere: Raccolta di racconti
Pagine: 100
Casa editrice: NPS Editori
Prezzo di copertina: 10 euro copertina flessibile
Ebook: 1.99 euro
Link per l'acquisto NPS Edizioni e Amazon







"Oracoli" è una breve ma ricchissima raccolta di racconti in cui l'autrice ci porta a compiere un vero e proprio viaggio tra i popoli più importanti che hanno abitato la nostra penisola alla scoperta dei riti e delle cerimonie che facevano parte delle importantissime pratiche di divinazioni, al tempo colonna centrale su cui si svolgeva la vita. Nel primo racconto, "Porpora" conosciamo la storia di Akebr, un ragazzino undicenne appartenente al popolo dei Fenici che si troverà a compiere un estenuante viaggio verso la salvezza insieme alla madre e al fratellino di pochi mesi per scappare dal volere del padre, mercante e commerciale, deciso a sacrificare proprio il figlio minore nella cerimonia annuale che il suo popolo fa in onore del dio Baal Hammon. Ne "Il dono dell'aruspice" entriamo a far parte di una vera e propria scuola dove venivano insegnati ai giovani adepti le arte divinatorie grazie al racconto di un ragazzo entrato a far parte del collegio degli aruspici, coloro che erano in grado di predire il futuro attraverso il volo degli uccelli, i fulmini e le interiora degli animali sacrificati. "Sibilla" racconta invece di Daphne, una giovane appartenente ad una ricca famiglia originaria dell'Ellenia, che dovrà compiere un viaggio per consultare la potente sibilla e scoprirà il suo nuovo destino. Ed infine, con "I libri fatati" approdiamo a Roma dove si svolge la storia di Claudia, una giovanissima vestale che per amore di un giovane decmviro contravverrà alle più alte regole e sarà destinata ad una fine atroce. Se mi doveste credere quale racconto mi sia piaciuto di più sinceramente non saprei dirvelo perchè ognuno di essi mi ha lasciato qualcosa; attraverso il filo conduttore che li unisce Alessandra Leonardi crea attraverso i sue racconti una sorta di crescendo di emozioni capace di sconvolgere chi legge ed impedirgli di staccargli dalle pagine. I racconti sono di fantasia ma appare sempre presente l'attenzione storica con cui sono ricostruiti, l'autrice fa molti riferimenti storici, usa sempre il nome antico della città e dei posti in cui le quattro storie sono ambientate e questo permette il lettore di entrare a stretto contatto con la vita antica e conoscere qualcosa di più sulle pratiche, a volte terrificanti, che al tempo sancivano la vita delle persone. Una lettura che io straconsiglio, soprattutto agli amanti della storia antica.

Voto: 8

Frase: "Gli Dei sembrano aiutarci, ci mandano segnali, ci parlano, esigono da noi preghiere e sacrifici, ma alla fine nulla cambia, siamo burattini nelle loro mani capricciose. Sempre e comunque"



Alessandra Leonardi nasce nel 1969 a Roma, dove risiede tuttora. Ha svariati interessi, tra cui il cinema e le serie tv, soprattutto di genere fantastico, i fumetti, i viaggi, l’archeologia, la storia antica e la mitologia. Dalla passione per il fantastico, i miti e la storia è nata l’antologia “Oracoli”Ha in precedenza pubblicato diversi racconti e poesie contenuti in varie antologie e sillogi.













sabato 20 aprile 2019

Recensione: "Aquila. Le vette dello spirito" di Monika M

Buongiorno a tutti amici lettori, e soprattutto buona vigilia di Pasqua!
Prima di lasciarvi ai preparativi per il lungo pranzo di domani voglio condividere con voi la mia recensione di "Aquila. Le vette dello spirito" romanzo storico scritto da Monika M di cui già vi avevo parlato in una segnalazione al momento della sua uscita. Ho avuto modo di leggere questo interessante ed intrigante romanzo nel corso della settimana grazie al gentile invio da parte dell'autrice di una copia cartacea autografata, che conserverò gelosamente nella mia libreria. Se siete amanti della storia non potete proprio perdervelo quindi vi consiglio caldamente di leggere la mia recensione che trovate qui sotto!



Titolo: Aquila. Le vette dello spirito
Autore: Monika M
Paese: Italia
Genere: Thriller storico
Pagine: 246
Anno di pubblicazione: 2019
Metodo di pubblicazione: Self publishing 
Prezzo di copertina: 10 euro copertina flessibile

Ebook: 2.99 euro
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È il Febbraio 2013. Da diversi anni il territorio aquilano è segnato da terrificanti sisma che lo hanno quasi del tutto distrutto. Bramante Rossi è un restauratore romano e viene incaricato di un importante lavoro all'interno della chiesa di Collemaggio dove per caso fortuito ritrova un misterioso manoscritto, apparentemente bianco ma nasconde sulle sue pagine una storia rimasta abilmente celata grazie all'aceto di piombo. Nel tomo viene narrata la storia del giovane monaco benedettino chiamato Malachia che nel 1296 si è ritrovato a vivere sulla propria pelle la congiura più grande della storia della Chiesa, fatta per celare al mondo il più grande segreto non ancora svelato. Con l'aiuto di Giulia, Bramante dovrà scoprire cosa è successo a Malachia dopo le ultime pagine del manoscritto ma per farlo dovrà mettersi in serio pericolo, percorrendo una strada nel quale sarà difficile capire di chi fidarsi e chi no.



Monika M nel creare questo romanzo da estrema importanza ai fatto storici scoperti nel suo periodo di ricerca e questo è un gran bel punto a favore, che gli amanti della storia non potranno non apprezzare. Il romanzo è diviso in due parti; alla prima corrisponde il manoscritto, vergato da Malachia, nella seconda invece riguarda Bramante che secoli dopo lo ritrova per caso e decide di ricostruire il resto della sua storia. La prosa della scrittrice si rivela da subito estremamente duttile; nella prima parte viene usato infatti un linguaggio datato e diverse espressioni dialettali attua a rendere più verosimile possibile l'intera vicenza anche se crea qualche problema di compressione per i lettori non abruzzesi; mentre nella seconda parte la scrittura è molto più moderna e scorrevole anche se forse un po' priva di quella ricchezza storica e folcloristica che si ritrova quasi in un pagina del manoscritto e che spinge il lettore, soprattutto se della zona, a fare delle ricerche e a documentarsi sulle leggende, le storie e le tradizioni dell'epoca. Grazie a tutti questi riferimenti l'opera si rivela estremamente interessante e conta di svelare alcuni segreti. sia territoriali sia ecclesiastici, come il grande mistero sulla vera figura di Maria Maddalena e sulla discendenza di Cristo, divenuti celebri grazie a "Il Codice Da Vinci" di Dan Brown, che l'autrice stessa cita nelle ultime pagine. "Aquila. Le vette dello spirito" è anche un romanzo di avventura, adatto a tutti quelli che vogliono saggiare il pericolo e stare sul bordo del baratro che ad ogni pagina diventa sempre più stretto e pericolante. Una lettura adatta particolarmente agli amanti dei romanzi storici che voglio scoprire un opera intrigante e davvero unica nella sua forma.


Voto: 7



Monika M è un appassionata di arte e storia, viaggiatrice cronica e sognatrice irrecuperabile. Scrive quando non legge ed è una booklover a tempo pieno. Osserva molto, ma le sue storie nascono sempre da curiosità storiche. Il suo più grande pregio? L’ironia. I suoi romanzi sono “Margot”, “Fregiate virtù”, “Come un isola” e “Aquila. Le vette dello spirito”.


giovedì 28 marzo 2019

Recensione; "La lunga vita di Marianna Ucrìa" di Dacia Maraini

Buongiorno amici lettori!
L'ultima settimana di Marzo sta volgendo al termine e io sono molto serena perchè le mie letture procedono bene così come le recensione qui sul blog. Forse questo mese posso farcela a concludere nei tempi previsti. Tornando a noi, oggi vi voglio parlare di uno degli ultimi libri che ho letto, un romanzo storico che volevo leggere da tantissimo tempo e che porta con sè una breve storia che vi racconterò nella recensione. Sto parlando di "La lunga vita di Marianna Ucrìa" uno dei libri più celebri dell'apprezzatissima autrice italiana Dacia Maraini. Per non dilungarmi troppo con la presentazione mi fermo qui. Se volete saperne di più, qui sotto trovare la mia recensione.



Titolo: La lunga vita di Marianna Ucrìa
Autore: Dacia Maraini
Paese: Italia
Genere: Romanzo storico
Pagine: 307
Prima pubblicazione: 1990
Casa editrice: Rizzoli
Anno edizione: 2018
Prezzo di copertina: 11 euro copertina flessibile, disponibile in molteplici edizioni
Ebook: 7.99 euro
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Nella Sicilia della prima metà del Settecento, si svolgono le vicende di Marianna, figlia del duca Ucrìa, bambina prima, ragazza e donna poi, resa sordomuta in seguito ad un oscuro episodio dalla famiglia finemente celato. Munita dell'occorrente per scrivere, unico suo modo per comunicare, Marianna assisterà come uno spettatore passivo alle vite delle persone che la circondano, i genitori, i fratelli, le donne di servizio e i popolani destinati ai lavori nelle loro terre. Costretta a sposarsi molto giovane con uno zio, fratello della madre e cugino del padre, Marianna dovrà presto confrontarsi con il ruolo di madre, veder crescere i propri figli, tutti diversi tra loro, senza riuscire però a sentirli vicini davvero fino a quando, alla morte del marito, dovrà rivelarsi davvero, trasformandosi in una donna intraprendente, decisa e sicura di sè, disposta anche a lasciarsi andare per scoprire il vero significato dell'amore.


Prima di lasciarvi il mio parere su quest'opera voglio farvi conoscere la breve storia che vi anticipavo della presentazione; dovete sapere che diversi anni fa (avevo circa dodici/tredici anni) a casa di un caro amico di famiglia trovai una vecchia edizione di questo romanzo ed iniziai a leggerlo. Mi prese da subito così tanto che divorai le sue pagine, lasciandomi trasportare dalle emozioni che portava con sè. Poi un giorno, non si sa bene quando né come, smisi di leggerlo (al tempo non ero costante come adesso e potevano anche passare mesi tra un capitolo e l'altro) e quel vecchio libro andò perduto. Diversi anni dopo, con ancora nelle mante alcune sue scene, decisi di ricercarlo, senza successo, fino a quando lo scorso anni ho trovato una bellissima nuova edizione Rizzoli Vintage in libreria, che non ho potuto non acquistare immediatamente. Con questa premessa penso che possiate capire l'emozione con cui mi apprestavo a riprendere i mano questa opera, convinta che mi avrebbe fatto riprovare le sensazioni di un tempo, non che farmi finalmente scoprire come la vita di Marianna Ucrìa sarebbe andata a finire.. ecco, è con molto dispiace che lo dico, ma questo romanzo si è rivelato ben al di sotto di tutte queste mie aspettative. è forse vero che ogni libro ha il suo esatto momento per essere letto, forse avrei dovuto avere più costanza e continuare a leggerlo tanti anni fa, senza aspettare od indugiare, forse avrei addirittura dovuto dimenticarlo e lasciarlo nella mia memoria, incompleto ma perfetto. Ho addirittura avuto l'impressione che ci sia stata una grande rivisitazione dell'opera tra un'edizione e l'altra. Fin ad ora però ho parlato della mia personale esperienza, che non centra nulla con l'opera in sé. Parto con il dire che la scrittura di Dacia Maraini è davvero eccezionale; elegante ed estremamente piacevole soprattutto nelle descrizioni che fanno da padrone in quest'opera, vista interamente dal punto di vista della protagonista e, quindi, quasi del tutto sprovvista di discorsi diretti. Ciò permette di rendersi davvero conto della condizione in cui ha vissuto Marianna, impossibilitata sia a comunicare con gli altri sia a comprendere le loro parole se non attraverso la lettura e la scrittura. Le sue relazione con i personaggi che la circondano sono quasi sempre asettici e privi e sensibilità ed emozioni e questa è la prima cosa che mi è mancata in questa lettura. Pur apprezzando la scelta di rendere al meglio l'isolamento della protagonista nel mondo che la circonda avrei voluto percepire maggiormente le sue emozioni che certamente non sono mancate in un vita così particolare come al sua. Marianna è una bambina isolata, è una ragazza che molto giovane si trova già sposata con un uomo sconosciuto e quasi mamma, è una donna che vede crescere i suoi figli ed infine è una duchessa decisa a cambiare le cose e che vive un amore arrivato troppo tardi e assolutamente vietato. Mi è dispiaciuto non riuscire a percepire a pieno la sua emotività, così come quella dei bei personaggi che la circondano. Un altra scelta che non ho concepito è quella di svelare la verità sul passato di Marianna e sul episodio che l'ha resa sordomuta già dalla trama, quando invece l'autrice aveva voluto celarlo fino alla fine. Io che già conoscevo in parte la storia e sapevo la verità, sono rimasta stupita di questa scelta ma immagino i lettori che si apprestano a leggere questo libro per la prima volta e si vedono da subito svelato il più grande colpo di scena di tutta la lettura quanto possono sentirsi frustrati. Quindi quello che mi sento di dirvi è; leggete questa storia, fatelo senza timore, soprattutto se volete essere coccolati da una prosa elegante e poetica, ma assolutamente NON leggete la trama! Andate sulla fiducia e lasciatevi travolgere dalle descrizioni di Marianna e della sua a volte dolorosa a volte dolce, ma comunque incredibile vita.


Voto: 6.5

Frase: "Uscire da un libro è come uscire dal meglio di sè" 


Dacia Maraini è nata a Fiesole il 13 novembre 1936, primogenita dello scrittore ed etnologo toscano Fosco Maraini e dalla principessa e pittrice palermitana Topazia Alliata. Poetessa, saggista, drammaturga e sceneggiatrice, è una delle autrici italiane più lette al mondo. Il suo primo romanzo "La vacanza" venne pubblicato nel 1962 e ad oggi ha all'attivo più di quaranta opere. Tra le sue opere più importanti ricordiamo "La lunga vita di Marianna Ucrìa", "Mio marito", "L'uomo tatuato", "Il mostro dagli occhi verdi", "Il treno dell'ultima notte" e "La bambina e il sognatore"

venerdì 15 marzo 2019

Recensione: "Il garzone del boia" di Simone Censi

Buongiorno amici lettori!
Oggi è venerdì, per la precisione venerdì 15 marzo, e questo è giorno molto importante; ho ufficialmente recuperato tutte le letture passate!!! Alè alè alè!! Per essere precisi all'appello me ne mancano ancora due; "La donna scomparsa" di Sara Blaedel, letto in anteprima per Thrillernord, e "Cara Ijeawele. Ovvero quindici consigli per crescere una bambina femminista" di Chimamanda Ngozi Adichie, libro scelto per la lettura mensile del gruppo di lettura femminista a quale anche questo mese ho partecipato. Entrambe le recensioni sono pronte ma dovrò attendere un po' per pubblicarle in quanto per il primo dovrò aspettare la pubblicazione di Thrillernord e per il secondo ho preferito riservarla per la fine del mese in modo da adeguarmi alla discussione del gruppo. Detto questo oggi vi parlo di "Il garzone del boia" romanzo storico scritto da Simone Censi, che ringrazio di cuore per avermi proposto la sua opera. Essendomi dilungata troppo per la presentazione finisco qui, se siete interessanti a saperne di più, qui sotto trovate la mia recensione





Titolo: Il garzone del boia
Autore: Simone Censi
Paese: Italia
Genere: Romanzo storico
Pagine: 200
Anno di pubblicazione: 2018
Casa editrice: Elison Publishing
Ebook: 3.99 euro 
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Ambientato nell'Italia dell'Ottocento, "Il garzone del boia" narra la storia di uno dei più celebri esecutori della storia; Mastro Titta, alla nascita Giambattista Bugatti, infallibile giustiziere dello Stato Pontificio. La sua storia viene raccontata dal suo primo garzone, soprannominato Balzarino (il suo vero nome non verrà mai rivelato) che ormai vecchio e ancora tormentato dai fantasmi del passato decide di ripercorrere la sua storia, da quando, molto giovane è stato dal padre venduto al celebre carnefice. Durante tutta la narrazione, composta in vari racconti delle esecuzioni avvenute, memorie e diari, si respira il grande affetto provato dal narratore verso il suo padrone, più visto come un padre, una figura silenziosa, possente ma capace di dimostrare una premura da lui in aspettabile. Simone Censi decide di arricchire la sua storia inserendo molte espressioni e a volte addirittura interi paragrafi nel dialetto usato in quell'epoca, decisione singolare ma capace di rendere l'opera più veritiera possibile e far risultare al lettore ancora più d'effetto il racconto delle varie uccisioni con tanto di percorso che ha portato gli assassini alla forca. Certo questo libro non appare adatto ai lettori più sensibili ma chi ha voglia addentrarsi un un'oscuro ed intrigante periodo della nostra storia non può che risultarne particolarmente colpito grazie all'attenzione che riserva l'autore nel mantenere vive tutte le citazioni storiche raccolte nel corso della sua ricerca. In conclusione una lettura che si rivela da subito estremamente interessante e che scorre piacevolmente grazie ad un gioco di stili e di generi che rende la narrazione pulsante e attiva. Assolutamente perfetto per chi ama la storia e vuole conoscere un personaggio ad oggi ancora poco conosciuto.

Voto: 7.5

Frase: "Mastro Titta artista in quel che faceva lo era, eccome. Nella sua sterminata carriera di sterminio, non ebbe mai una pecca, mai un passo falso, un professionista che rimase a giusto titolo nella storia. Bisogna dire che poi alla storia è stato consegnato così, come l'infallibile boia dello Stato Pontificio e se fosse stato veramente in questo modo, non ci sarebbe stato bisogno che io mi mettessi a raccontare questa storia"



Simone Censi è marito, padre, impiegato e scrittore. Vive a Corridonia, in provincia di Macerata, e ha pubblicato due romanzi, "Amico, nemico" per Montag nel 2015 e "Il garzone del boia" per Elison Publishing nel 2018

mercoledì 26 dicembre 2018

Segnalazione; "La ragazza di neve" di Isabella Izzo

Buon Santo Stefano amici lettori!
In questo periodo di feste spero di ritrovare la costanza necessaria per concludere adeguatamente il 2018 e le letture le lo hanno accompagnato. Prima di continuare a parlarvi delle mie scorse letture, però, ho una cosa importante da fare; parlarvi di una splendida nuova uscita! "La ragazza di neve" è il nuovo romanzo storico di Isabella Izzo, una giovane autrice che io ho avuto già modo di conoscere ed apprezzare grazie a "La schiava dei Tudor". La trama sembra davvero molto interessante e conoscendo il talento della scrittrice sono certa che anche questo nuovo libro sarà capace di farsi ricordare. Qua sotto vi lascio la trama e una breve biografia dell'autrice, invitandovi a dargli un occhiata. Esce proprio oggi!


Trama:

Villaggio di Mortalach. Scozia 1322. Alena e i suoi fratelli fuggono di casa. è notte fonda e fuori c'è l'inverno gelido e beffardo ad attenderli. Ma in casa c'è il diavolo. Stanno attraversando il bosco innevato quando si imbattono in una donna travestita da monaco, anche lei in fuga. E inaspettatamente si ritrovano custodi di una misteriosa pergamena che condurrà i loro destini in un'abbazia ai confini dell'Inghilterra.
Abbazia di Melrose. Guglielmo è un giovane frate che fugge dall'amore, ma presto il ricordo della sua donna non sarà più l'unico fantasma a tormentarlo. Strane cose accadono nelle mura dell'abbazia, tra spettri notturni e morti improvvise.
In un mondo di uomini spietati, dilaniato da una sanguinosa guerra per la libertà, in una continua lotta per la sopravvivenza, tra corruzioni e sete di potere, tra sfide, odio, desideri e amori, sarà la voglia di rinascita a guidare le scelte di chi ancora ha speranza. In un gioco di vendette e misteri, di cui il destino ha unito le trame.






Isabella Izzo è nata il 9 luglio del 1985 a vive a Calvi Risorta, in provincia di Caserta, con il marito e i figli. "La ragazza di neve" è il suo nuovo romanzo dopo il bestseller "La schiava dei Tudor", pubblicato per il nuovo marchio Deagostini, e "Il segreto del tempo" che ha riscosso successo di vendite e critiche. Il suo primo romanzo è "Harbor. Storia di un regno" pubblicato nel 2012.




venerdì 23 novembre 2018

Recensione: "La lettera scarlatta" di Nathaniel Hawthorne

Buongiorno amici lettori!
Finalmente torno da voi dopo problemi fisici e impegni vari per recuperare quelle che sono state le mie ultime letture che in questi giorni mi hanno guardato in cagnesco da sopra il comodino in attesa che io gli prestassi la giusta attenzione. Inizio con il dire che questo mese si sta rivelando per me quello delle grandi sorprese, molti libri sul quale non riponevo molte aspettative mi hanno profondamente sorpreso. Ma, come ben sapete, c'è anche il contrario della medaglia e ahimè il libro di cui vi parlo oggi, di cui attendevo la lettura da diverso tempo, non è stato capace di fare altrettanto.
Sto parlando di "La lettera scarlatta" grande classico americano scritto da Nathaniel Hawthorne nel 1850. La storia è davvero molto famosa, anche grazie all'omonimo film del 1995, e l'ambientazione risulta davvero interessante ma la narrazione in sè non è riuscita a convincermi del tutto. Ora vi spiego il motivo


Titolo: La lettera scarlatta
Autore: Nathaniel Howthorne
Paese: Stati Uniti d'America
Titolo originale: The Scarlet Letter 
Genere: Romanzo storico
Pagine: 180
Prima pubblicazione: 1850
Anno edizione: 2009
Casa editrice italiana: Liberamente
Prezzo di copertina: 9.90 euro copertina flessibile (disponibile in molteplici edizioni differenti)

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Nella Boston puritana del 1600, Hester Prynne, una giovane e bellissima donna giunta in città qualche tempo prima, viene accusata di un grave peccato, quello di adulterio. La donna è rimasta infatti incita dopo una relazione extraconiugale visto che il marito, che avrebbe dovuto raggiungerla pochi mesi dopo il suo arrivo, non è mai arrivato e il prezzo da pagare e tutt'altro che leggero, aggravato ancora più dal fatto che fin da subito la donna si rifiuta di rivelare il nome del suo amante. Dopo lunghi e strazianti mesi di prigionia, in cui la donna da alla luce la piccola Perla, Hester è costretta a rimanere per un giorno interno sulla pubblica gogna e a portare per il resto dei suoi giorni cucita sul corsetto una sfavillante "A" scarlatta, simbolo del suo peccato. Proprio durante questo suo supplizio fa la sua comparsa in città un uomo che si rivelerà presto essere il marito di Hester, creduto morto ma rimasto per tutto quel tempo prigioniero dei Pellerossa, e che venuto a conoscenza del fatto deciderà di crearsi una nuova identità in modo da indagare nell'ombra e stanare l'uomo che si è approfittato di sua moglie. Così inizia un vero e proprio triangolo d'azione; da una parte Hester, diventata ormai una reietta, dall'altra il marito ed per ultimo il giovane reverendo Dimmesdale, che da subito si dimostra molto vicino alle sorti della donna e che si rivelerà avere un ruolo tutt'altro che prevedibile.


La prima cosa che mi ha colpito di questo romanzo è l'ambientazione che risulta da subito decisamente interessante. Ci troviamo nel 1600 in una Boston puritana composta da pellegrini giunti in America della vecchia Inghilterra; un aggregazione profondamente bigotta e timorosa del volere di Dio. Il libro inizia con una lunga e ricca prefazione in cui l'autore presenta un addetto della Dogana (alter ego di Hawthorne che ha lavorato per molto tempo proprio alla Dogana di Salem) che un giorno ritrova alcune carte che raccontano e attestano la storia di Hester Prynne questa giovane donna ripudiata dalla sua stessa gente per il grave peccato di aver tradito il marito. All'interno della carte viene anche ritrovata la lettere ricamata con ella stessa ha dovuto creare e portare sul corsetto per tutta la sua vita. Questo incipit non ha potuto fare a meno di ricordarmi quello dei "Promessi sposi" perchè anche Alessandro Manzoni attuata uno stratagemma del genere per dare via alla propria opera. In seguito a questo lo scrittore decide di buttarsi nel vero centro della storia ossia quando la povera Hester esce dalla porte della prigione con la figlioletta al seguito ed è costretta a salire sulla gogna dove anche una volta i grandi uomini della città le chiedono di rivelare il nome del suo amante, nome che lei, con grande coraggio e fedeltà non pronuncerà mai. In una società così retrograda e maschilista come quella ricreata, Hawthorne fa una scelta incredibilmente importante e da la maggior bellezza d'animo proprio all'unica donna, considerata come una peccatrice dalla sua città ma non dal suo autore che la venera come una martire in quel triangolo narrativo che si strutturerà per tutta la lettura. La narrazione si snoda infatti sui soli tre personaggi principali; la giovane Hester, ovviamente, il vecchio e vendicativo marito e l'affascinante reverendo Dimmesdale che si rivelerà essere proprio lui il padre della piccola Perla. Hawthorne da tutta la propria attenzione al profondo intimo di questi tre personaggi creando quello che risulta essere un racconto estremamente introspettivo. Forse anche un filino troppo. Grazie ad una scrittura un po' datata e anche un po' ossequiosa il lettore faticherò un po' a stare dietro alle vicende e percepirà soprattutto una forte e continua angoscia, trasmessa dall'animo dei personaggi, che renderà un po' ostica la lettura. Una lettura faticosa quindi, senza dubbio, che invita alla meditazione ma che non permette di scorrere una pagina dietro l'altra anche per via della quasi totale mancanza di discorsi diretti. Un'altra cosa che proprio non mi ha convito è la costante e pesante presenza della fede e di Dio; la religione ricopre sicuramente un ruolo chiave in questo romanzo (del resto il fatto che da vita a tutto è proprio un peccato divino) ma l'ho trovato davvero troppo presente anche solo nella descrizione che l'autore fa della piccola Perla, descritta più volte con un elfo, un esserino ribelle e a tratti malvagio nato proprio dal peccato. Un messaggio che a me non è proprio piaciuto e che mi ha lasciato un po' sconvolta soprattutto perché è spesso la stessa madre a vederla in questo modo. Detto questo, "La lettera scarlatta" è un romanzo che potrebbe essere interessante soprattutto per il contesto storico nel quale è ambientato ma che si perde un po' troppo nella struttura e nella prosa dell'autore. Il Classici già di per se non mi sono congeniali ma questo è proprio uno di quelli che non consiglierei.

Voto: 5

Frase: "Deve essere ascritto a credito dell’umana natura che, quando nulla venga a turbare il suo egoismo, essa è piú incline ad amare che a odiare. Per un graduale e silenzioso processo l’odio stesso si trasforma in amore, a meno che questo mutamento non venga impedito da una sempre nuova irritazione dell’originale sentimento di ostilità"


Nathaniel Hawthorne nacque il 4 luglio 1804 a Salem. Discendente di una famiglia puritana protagonista due secoli prima della storia della nuova Inghilterra e poi decaduta, perse il padre, capitano della marina mercantile, a soli quattro anni e crebbe in un clima di solitudine in cui conobbe la passione per la lettura e la scrittura anche se il suo primo libro "Funshawe", pubblicato nel 1828, non fu per nulla un successo e lo stesso autore decise di bruciare tutte le copie rimaste invendute. I primi successi letterari arrivarono solo con "Racconti narrati due volte" ma per conoscere la vera fama dovette aspettare fino al 1850 quando pubblicò "La lettera scarlatta", considerato il suo capolavoro. Due anni più tardi fu anche l'autore della biografia di Franklin Pierce, suo caro amici d'infanzia e futuro presidente degli Stati Uniti, per cui occupò anche alcune cariche importanti. Morì il 19 maggio 1864 a Plymounth. Di suo pubblicazione anche "Muschi di un vecchio presbiterio", "La casa dei sette abbaini", "Il libro delle meraviglie", "Il romanzo di Valgioiosa" e "Il fauno di marmo".