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martedì 3 dicembre 2019

Recensione; "Uomini e topi" di John Steinbeck

Buongiorno a tutti voi carissimi amici lettori!
Dicembre è iniziato quindi mi devo dare da fare per recuperare ciò che ho ancora in sospeso; iniziamo con l'ultimo libro di Novembre ovvero "Uomini e topi" uno dei romanzi più celebri di John Steinbeck, un autore di cui io ancora non avevo letto nulla ma che è stato capace di convincermi con una storia di grande effetto e profondità. Qui sotto trovate la mia recensione.





Titolo: Uomini e topi
Autore: John Steinbeck
Paese: Stati Uniti
Titolo originale: Of Mice and Man
Genere: Romanzo
Pagine: 139
Prima pubblicazione: 1937
Casa editrice italiana: Bompiani
Prezzo di copertina: 14 euro copertina flessibile, disponibile in molteplici edizioni
Ebook: 6.99 euro
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California, 1930. Dopo lunghi e sfiancanti giorni di cammino, George e Lennie giungo finalmente della nuova fattoria in cui hanno trovato lavoro. Sono uomini strani a vedersi, davvero male assortiti, uno alto l'altro minuto, uno sveglio l'altro decisamente bene, e più di tutto hanno una grande particolarità; quella di viaggiare in coppia. I mezzadri non hanno infatti nessun legame, lavorano e pensano solo a loro stessi, vagando il lungo e in largo per il paese, ma loro no, loro sono legati da un rapporto intimo e duraturo; loro hanno un sogno di libertà e voglio fare di tutto per realizzarlo. Peccato per quel grande segreto che si portano dietro, quella tendenza di uno dei due a lasciarsi troppo andare a far finire entrambi nei casini. E soprattutto, peccato per la giovane e sicura di sè nuora del padrone, che sarà capace di trascinare tutti verso il tunnel senza fine.

La prima sensazione che mi è rimasta non appena terminata questa lettura è che difficilmente avrei potuto dimenticare la sua storia e le emozioni che ho provato leggendola e ancora oggi è proprio così. Steinbeck si è rivelato essere un autore sapiente, dalle tinte forti ma capace di imprimersi nella memoria dei suoi lettori. "Uomini e topi" conta meno di centocinquanta pagine ma ognuna di esse racchiude una forza ed un intensità tali che sembrano almeno il triplo. In questo racconto lungo siamo portati alla scoperta della dura vita dei mezzadri della California degli anni '30, una vita fatta di rinunce, di fatica e di sudore, una vita che porta gli uomini a trasformarsi facendoli diventare egoisti, solitari, molto simili a quei topi a cui da piccoli davano la caccia. Non si può dire che sia una lettura per i più sensibili, alcune volte anche io ho fatto difficoltà ad affrontare certe scene ma questa durezza è necessaria per comprende una situazione che infondo si rivela essere piena di speranza e allo stesso tempo amara più del fiele. John Steinbeck, grazie ai suoi personaggi, ci permette di entrare nel cuore malvagio dell'animo umano non che farci compiere un viaggio nella parte più corrotta e malata della psiche umana. In poche parole, un romanzo da assimilare pian piano, senza fretta, e con la quale personalmente inizio una conoscenza che sono certa porterò molto avanti.

Voto: 7.5

Frase: "Credo che lo sapevo fin da principio. Lo sapevo che non ci saremmo mai arrivati. A lui piaceva tanto sentirne parlare che anche io ho creduto fosse possibile.."



John Steinbeck nacque a Salinas il 27 febbraio 1902 e morì a New York il 20 dicembre 1968. Vincitore del National Book Award e del Premio Pulitzer per "Furore" nel 1940, nel 1962 venne insignito del Premio Nobel per la letteratura. Nel 1964 il Presidente Lyndon B. Johnson gli conferì inoltre la Medaglia presidenziale della libertà. Tra i suoi romanzi più celebri "Uomini e topi" e "La valle dell'Eden".

venerdì 28 dicembre 2018

Recensione; "Lettere da Babbo Natale" di J.R.R. Tolkien

Buon pomeriggio a tutti amici lettori!
Un po' in ritardo sulla tabella di marcia (come al solito del resto) eccomi per parlarvi delle ultime letture del mese, una delle quali è stata veramente e totalmente a tema natalizio; "Lettere da Babbo Natale" è una splendida raccolta di lettere create dal genio di J.R.R. Tolkien che mi è stato gentilmente regalato da una mia cara amica lettrice e collega lo scorso Natale. Per apprezzarla a pieno ho dovuto attendere un anno ma non è stata vana perchè si è rivelato essere un vero e proprio gioiellino natalizio! Ecco la mia recensione.



Titolo: Lettere da Babbo Natale
Autore: J.R.R. Tolkien
Paese: Inghilterra
Titolo originale: Letters from Father Christmas
Genere: Raccolta di lettere/Fantasy
Pagine: 190
Prima pubblicazione italiana: 2004
Casa editrice italiana: Bompiani
Anno edizione: 2017
Prezzo di copertina: 13 euro copertina flessibile
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Dal 1920 al 1943 i bambini di casa Tolkien, John, Michael, Christopher e Priscilla, hanno atteso in Natale con ancor più trepidazione degli altri bambini perché sapevano che avrebbero ricevuto una lettera molto speciale; direttamente da Casa Natale al Polo Nord, Babbo Natale scriveva loro, con la sua scrittura malferma ed imprecisa, per informarli sulla sua quotidianità, per descrivergli la loro vita e per raccontargli tutte le fantastiche avventure che lo vedevano protagonista insieme ai suoi inseparabili amici; il pasticcione Orso Bianco, l'efficiente Elfo Ilbereth, gli Elfi della Neve, gli Gnomi Rossi, gli Orsi delle Caverne e tutti gli altri, alle volte impegnati nella lotta contro dei terribili nemici, i goblin, decisi ogni anno ad impadronirsi di tutti i regali di Natale. Che dietro queste leggere e le splendide illustrazioni che le accompagnano, ci fosse lo zampino dell'amorevole e geniale padre, per loro non faceva alcuna differenza. E così è anche per noi.


"Lettere a Babbo Natale" è un opera  che si annuncia fin da subito splendida e lo diventa ancora di più una volta iniziata l'avventura sulle sue pagine. Questa raccolta è un vero e proprio tripudio di fantasia di fronte ai quali, bambini e adulti, non potranno fare a meno di sentirsi invadere dall'emozioni. è quasi incredibile pensare a ciò che abbiano provato i quattro figli dell'autore a ricevere ogni anno la loro busta da Babbo Natale e l'entusiasmo con il quale leggevano e scoprivano ciò che lui voleva raccontagli. L'amore e il genio di J.R.R. Tolkien risulta enfatizzato all'ennesima potenza nell'impegno che metteva nel ricreare le lettere (molte delle quali riportate come originali all'interno del libro), differenziando la scrittura per i diversi personaggi e accompagnandole con splendidi disegni e veritiere buste intestate. Impossibile quindi non rimanere senza fiato nel poter ricreare questo modo fantastico a cui ogni di noi a creduto (e a cui magari ancora crede). Le simpatiche avventure che ogni anno vanno a turbare gli equilibri del Polo Nord non possono che richiamare un sorriso, soprattutto quando centra l'esilarante Orso Bianco, a mio avviso il personaggio più bello dell'intera raccolta. Oltre ai sorrisi e alla spensieratezza, però, questa racconta porta anche una grande commozione, sia quando, attraverso le lettere, traspirano la povertà, i problemi economici, e i dolori della guerra, ma soprattutto quando Babbo Natale si trova nella condizione di dover salutare i suoi piccoli amici, diventati ormai troppo grandi per credere nella sua magia. Un opera perfetta da regalare a tutti coloro che amano il Natale e che vogliono viverlo nella sua forma più speciale.

Voto: 9

Frase: "Io non mi dimentico mai delle persone, nemmeno quando ormai hanno passato l'età in cui si appendono le calze, almeno fino a quando non sono loro a dimenticarsi di me"


John Ronald Reuel Tolkien è nato il 3 gennaio 1893 a Bloemfontein ed è deceduto a Bournemounth il 2 settembre 1973. Celebre per la sua saga "Il Signore degli Anelli", divenuto un bestseller di fama internazionale, è stato autore ed illustratore di altre due opere considerate delle vere pietre miliari della letteratura fantasy inglese; "Lo Hobbit" e "Silmalirrion" uscite postume la sua morte grazie al figlio Christopher, anch'esso scrittore.

mercoledì 17 ottobre 2018

Recensione; "Shining" di Stephen King

Buon mercoledì amici lettori!
Ottobre ha già superato le sue idi e Halloween si avvicina sempre più velocemente quindi nei giorni scorsi è giunto il momento per me di lanciarmi alla scoperta di una lettura horror, genere che normalmente tendo ad evitare perchè non proprio nelle mie corde.
Per iniziare ho deciso quindi di andare sul sicuro e puntare su quello che è indubbiamente considerato il Re del Terrore; Stephen King e il suo "Shining". La storia la conoscevo già attraverso il film che ho visto almeno una decina di volte i 31 ottobre passati, ma è stato decisamente interessante affrontarla nella sua versione originale, ovviamente ben più completa e approfondita della pellicola cinematografica. Ecco a voi la mia recensione


Titolo: Shining
Autore: Stephen King
Paese: Stati Uniti
Titolo originale: The Shining
Genere: Horror
Pagine: 430
Prima pubblicazione: 1977
Pubblicazione più recente: 2017
Anno edizione: 2005
Casa editrice italiana: Bompiani
Prezzo di copertina: edizione del 2005 9 euro, edizione del 2017 14 euro, entrambi in copertina flessibile
Ebook: 1.99 euro

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Durante l'estate, l'Overlook è un hotel di lusso situato tra le più sperdute montagne del Colorado. È quando arriva l'inverno e tutti i dipendenti e i clienti lo abbandonano che  l'hotel si trasforma, dando vita alle terribile "cose" che risiedono al suo interno. Avrà modo di scoprirlo bene Jack Torrance, il nuovo guardiano invernale, che insieme alla propria famiglia composta dalla moglie Wendy e dal figlio di cinque anni Danny, bambino dotato di alcune speciali capacità, si presta e risiedere al suo interno fino alla riapertura primaverile. Se nei primi mesi la prospettiva non è poi così terribile grazie alla possibilità di raggiungere i paesi vicini e i vari lavoretti che Jack è stato ingaggiato per compiere, quando le prime vere nevicate scendono copiosi lasciandoli isolati dal resto del mondo inizia la discesa verso la follia. L'Overlook si è risvegliato con l'obbiettivo di ottenere qualcosa dai malcapitati nuovi ospiti. E sarà pronto a fare di tutto per averlo.


Prima di riuscire ad entrare veramente nel vivo della storia ho dovuto scansarmi da tutto quello apparso nel celebre film da essa ispirata, una trasposizione degna ma che si è rivelata essere molto diversa da ciò che l'autore ha voluto creare nel suo libro. Non voglio dilungarmi troppo sul confronto libro/film visto che ho in programma di parlarvene nello specifico nella rubrica apposita ma per darvi la mia impressione su questa lettura devo assolutamente passare per quelle molteplici differenze che li separano, diversità che alla fine ho trovato la cosa più interessante di tutta l'esperienza.
La prima cosa che ho apprezzato è stato senza dubbio lo stile di Stephen King, autore che conoscevo solo di fama, e che mi ha stupito con una prosa semplice ma che va dritta al punto e risulta in questo modo comprensibile e "percepibile" a tutti. La seconda cosa che mi è piaciuta molto è la caratterizzazione del personaggi; attraverso questa lettura ho avuto infatti modo (finalmente) di comprendere a pieno il personaggio di Jack Torrance, un uomo tormentato dai fantasmi del proprio passato e giunto in un momento di pura tensione e sconforto, che vede nel lavoro all'Overlook l'ultimissima possibilità e per questo sviluppa all'interno di sè una vera e propria ossessione nei confronti dell'hotel, finendo così dritto dritto nella sua trappola. Il secondo personaggio interessante è senza dubbio quello di Danny Torrance, il figlio cinquenne di Jack, che grazie alle sue particolari capacità (chiamate nel libro "aura" ma che io sono abituata ad indicare come "luccicanza") pone al lettore una diversa versione della realtà nonché anche del futuro che li aspetta. Inutile specificare che il personaggi più agghiacciante è proprio lui, più di ogni strano abitante dell'Overlook, ma allo stesso tempo ho avuto modo di sviluppare nel corso della lettura una sorta di affetto nei confronti di questo bambino dotato di un potere ben più grande di lui, affezione che probabilmente mi spingerà in futuro anche a leggere il continuo "Doctor Sleep". Sono invece rimasta un po' delusa dal personaggio femminile di Wendy, colei che per qualche strana ragione si accorge per ultima dei strani eventi che accadono all'interno dell'hotel, che appare costantemente spaventata e preoccupata per le sorti del figlio ma che, per la maggior parte del libro, non riesce a fare altro che affidarsi totalmente al marito. Già un idea su di lei me l'ero fatta dal film ma speravo in un po' più di forza (soprattutto costante e non solo nel momento di più alto pericolo) nell'unico personaggio femminile i un romanzo dove sono gli uomini a condurre il gioco. Detto questo non è stata per me una lettura molto spaventosa (con mio grande sollievo) ma decisamente piacevole e, chi lo sa, magari buona base per approfondire la conoscenza con questo autore. Nella vita di un lettore è bene mai dire mai.

Voto: 7.5

Frase: "Seguirono con lo sguardo la macchina, finché sparì lungo il pendio verso est. Quando fu scomparsa, i tre Torrence si scambiarono un occhiata in silenzio. Quell'istante fu colmo di paura. Erano soli."


Stephen Edwin King è nato il 21 settembre 1947 a Portland da una famiglia di origini scozzesi-irlandesi. Scrittore incredibilmente prolifico, nella sua carriera letteraria, inizia nel 1977 con la pubblicazione di "Carrie", ha pubblicato oltre ottanta opere, scritte anche sotto lo pseudonimo di Richard Bachman, tra romanzi, antologie e racconti di genere fantascientifico ed horror di cui è considerato il più importante esponente nel XX e XXI secolo. Molti dei suoi libri hanno ottenuto importanti trasposizioni cinematografiche e da diversi anni l'autore fa parte anche di un gruppo musicale composto da soli scrittori chiamato Rock Bottom Remainders. Tra la sua grande produzione si ricordano "Le notti di Salem", "Shining", "It", "Misery", "La bambina che amava Tom Gordon", "Il miglio verde", "22/11/63", "Doctor Sleep" e "Sleeping Beauties" scritto con il figlio Owen.

venerdì 28 settembre 2018

Recensione; "Carol" di Patricia Highsmith

Settembre è stato per me un po' il mese dei recuperi e oggi voglio parlarvi proprio di un libro la cui lettura ho rimandato per diverso tempo nei mesi precedenti; sto parlando di "Carol" romanzo di Patricia Highsmith da cui è stato tratto un paio di anni fa anche un fortunato film (di cui parleremo presto). La storia racconta di Therese e Carol, due donne molto diverse tra loro, e della loro storia d'amore all'interno di un epoca e una società in cui l'omosessualità era ancora un terribile tabù.
Ecco qui la mia recensione



Titolo: Carol
Autore: Patricia Highsmith
Paese: Stati Uniti
Titolo originale: The Prince of Salt/Carol
Genere: Romanzo
Pagine: 284
Prima pubblicazione: 1952, con lo pseudonimo di Claire Morgan, inizialmente censurata
Casa editrice italiana: Bompiani
Anno edizione: 2017
Prezzo di copertina: 10 euro copertina flessibile
Ebook: 6.99 euro
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Alle porte di un Natale newyorchese degli anni '50, la giovane Therese, aspirante scenografa, timida e un po' insicura, trova lavoro come stagionale come commessa in un grande magazzino; un lavoro noioso ma che le permette di sopravvivere qualche altro mese, in attesa di un vero lavoro in qualche spettacolo teatrale, un lavoro che ha in serbo per lei una grande sorpresa. È proprio nel reparto giocattoli dove è stanziata che un giorno Therese fa la conoscenza di Carol, una donna distinta, elegante ma incredibilmente complessa, capace di stregarla dal primo momento. Da quel momento Therese entra in un vero e proprio incantesimo che le fa dubitare di tutte le certezze che aveva fino a quel momento; la storia con Richard, iniziata da diverso tempo, è davvero la cosa migliore di lei? Che cosa significa realmente il turbinio di emozioni che l'ha travolta da quando ha incontrato Carol? È davvero amore quello che sta nascendo tra loro due? E, soprattutto, a cosa le porterà? Un chiaro esempio di quanto un incontro possa segnare una vita intera.


Particolarmente importante quando si inizia la lettura di questo libro e privarsi totalmente di ogni tipo di pregiudizio; inanzi tutto quella racconta da "Carol" non è una storia d'amore omosessuale, o meglio, non è solo questo. Prima di tutto "Carol" è la storia di un percorso, un percorso che vede come protagonista Therese, una ragazza appena diciannovenne, insicura, indecisa sul proprio futuro e soprattutto ancora del tutto ignara dei proprio "io" che grazie ad un incontro, quello appunto con la ben più grande Carol, una donna vissuta, con i propri trascorsi e i propri problemi, effettuerà un vero e proprio viaggio alla scoperta di sé e alla presa di coscienza del proprio intimo e dei propri desideri.
Patricia Highsmith racconta la storia di un amore che ha un po' dell'incredibile per come ha inizio; Therese appare infatti totalmente stregata dall'incontro con la donna misteriosa ed è proprio lei, forse per la prima volta in vita sua, a trovare il coraggio per fare il primo passo e non lasciarsela sfuggire. Per buona parte del romanzo, scritto totalmente in prima persona secondo il suo punto di vista, la natura dei sentimenti rimane solamente nell'intimo della protagonista, e questo dimostra quanto il volere della scrittrice non centrasse nulla con il congiungimento carnale di due donne. In realtà gli argomenti trattati della scrittrice sono moltissimi ma è attraverso il ruolo di Carol che l'autore riesce ad avere un impressione chiara e veritiera della società e della mentalità di quegli anni; Carol è infatti una donna che per anni si è dovuta annullare, ignorando quasi totalmente la sua vera indole per adeguarsi al ruolo di moglie e madre, deciso per lei da generazioni di donne. E se è Therese a compiere una crescita personale grazie alla loro unione, è proprio Carol che ne giova maggiormente, trovando un essa una seconda possibilità e un pretesto per trovare il coraggio di affermarsi finalmente di fronte a sè stessa e al mondo intero. "Carol" è un romanzo che fa riflettere, soprattutto per chi sa benissimo quanto, ancora oggi, l'omosessualità sia guardata come sospetto e giudicata aspramente e si dedica completamente a tutte quelle donne che nel corso degli anni hanno lottato per avere la libertà di esprimersi senza paure o restrizioni, portando in alto il nome dell'amore, di qualsiasi colore sia.
Chi lo sa, magari sarà anche grazie a libro come questo che un giorno certe cose potrebbero diventare una semplice e naturale realtà.

Voto: 7.5

Frase: "Sento d'essermi innamorata di te, e che dovrebbe essere primavera. Voglio sentire il sole pulsarmi sulla testa come accordi di musica. Penso a un sole come Beethoven, a un vento come Debussy, e a cinguettii come Stravinsky. Ma il ritmo della musica è tutto mio"


Patricia Highsmith è lo pseudonimo di Mary Patricia Plangman, conosciuta anche come Claire Morgan, nata a Fort Wurth, Texas, il 19 gennaio 1921 e deceduta a Aurigeno, Svizzera, il 4 febbraio 1995. Cresciuta dalla nonna, dimostrò fin da piccolissima una grande propensione verso la scrittura. Il suo primo romanzo "Sconosciuti in treno", non ottenne inizialmente il successo desiderato, tuttavia il grande Alfred Hitchcock ne trae il suo film "L'altro uomo". Forse a tematica delle tematiche scelte, sempre forti e alle volte addirittura disturbanti, è stata apprezzata più dalla critica europea che da quella americana, e nel 1963 decise proprio di trasferirsi in Europa, dove rimase fino alla sua morte. Nota per i suoi thriller psicologici, ha scritto più di venti romanzi e numerose raccolte di racconti in cui si ricorda assolutamente il suo personaggio più importante l'amorale truffatore e assassino Tom Ripley che appare in ben cinque di essi "Il talento di Mr Ripley", "Il sepolto vivo", "L'amico americano" e "Il ragazzo di Tom Ripley".



venerdì 1 giugno 2018

Consiglio del weekend; "Veronika decide di morire" di Paulo Coelho

Concludiamo anche questa settimana con il consueto consiglio di lettura per il weekend!
Oggi voglio parlarvi di un opera che ho letto lo scorso anno e che è stata capace sorprendermi completamente; mi riferisco a "Veronika decide di morire" di Paulo Coelho.
Il libro racconta la storia di Veronika, una ragazza slovena di ventiquattro anni che, stanca della vita, decide di togliersi la vita nella sua piccola stanza da letto presa in affitto in un convento. Salvata all'ultimo momento da un uomo misterioso che l'ha vista dalla finestra, la ragazza verrà rinchiusa in una clinica privata per malati mentali dove il direttore la informerà che purtroppo è gravemente malata e le resta pochissimo tempo da vivere. L'obbiettivo che Veronika voleva raggiungere sempre quindi destinato a compiersi ugualmente ma pian piano che, si avvicina lo scadere del giorni, grazie all'incontro con gli altri personaggi che risiedono in clinica, la ragazza inizierà pian piano a riscoprire il valore e il piacere della vita. Peccato che sia davvero troppo tardi..
Un libro delicatissimo che affronta tematiche importanti con una naturalezza e uno stile che solo Coelho sa avere, frenato forse un po' da uno scorrevolezza di narrazione non proprio velocissima ma coronato da un finale geniale e assolutamente imprevedibile.
Qui sotto vi lascio scheda libro, trama e due parole sull'autore. Vi aspetto lunedì per dare ufficialmente inizio a questo Giugno pieno di libri!




Titolo: Veronika decide di morire 
Autore: Paulo Coelho
Paese: Brasile
Titolo originale: Veronika decide morrer
Genere: Romanzo
Pagine: 189
Prima pubblicazione: 1998
Casa editrice italiana: Bompiani
Anno edizione: 1999
Prezzo di copertina: 18 euro copertina rigida
Ebook: 7.99 euro
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Trama: 

Veronika, pur avendo una vita normale, non è felice. Ecco perché decide di morire, ingerendo una dose eccessiva di sonniferi. Ma il tentativo fallisce, e Veronika viene internata in una clinica psichiatrica dove il suo cuore ammalato conosce una realtà di cui non sospettava l'esistenza. Il romanzo si ispira a un drammatico episodio della vita dello scrittore quando, nel 1965, a diciotto anni, venne ricoverato in una clinica psichiatrica. Paulo Coelho scrive una profonda riflessione sul tema della normalità e della diversità, trasformando il dramma dell'infelicità nella pienezza dell'accettazione della vita e della sua bellezza.

Paulo Coelho nasce il 24 agosto 1947 a Rio de Janeiro. La sua infanzia e adolescenza è stata caratterizzata dai continui conflitti con i genitori, in particolare con la madre, nati dall'indole di Paulo a ribellarsi a qualsiasi restrizione o regola imposta (che lo porteranno anche a venir richiuso per un periodo di tempo in una casa di cura dove subirà anche l'elettroshock) ma anche da una sensibilità e una vocazione artistica molto accentuata. Dopo aver studiato per poco tempo economia, decide di partire e visitare il mondo ed è proprio in uno di questi viaggi che incontra Raul Seixas, poeta e scrittore ribelle che lo spingerà a scrivere. Il suo esordio letterario avviene nel 1987 con "Il cammino di Santiago", ancora oggi una delle sue opere più belle e famose, e da allora la sua carriera non ha fatto che decollare portandolo alla pubblicazione di numerose opere come "L'alchimista", "Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto", "Lo Zahir" e tanti altri.